L'uragano "Katrina" è stato un potente ciclone tropicale che ha causato gravi danni nella parte Sud-Est degli Stati Uniti. Probabilmente questo ciclone verrà riconosciuto come il peggior disastro naturale che abbia sinora colpito gli Stati Uniti, sia in termini di vittime umane che per i danni economici.

° OCCHIO DEL CICLONE KATRINA °

L'uragano con una pressione centrale di 902 mbar, la quarta più bassa pressione barometrica mai misurata nell' Emisfero Occidentale e venti sostenuti da 280 km/h e raffiche fino a 320 km/h, attualmente ha provocato, direttamente o indirettamente qualche migliaio di morti, un bilancio, molto probabilmente destinato tragicamente a salire. La devastazione ha interrotto le forniture di carburante, l'importazione e l'esportazione di beni. Alcuni esperti stimano che almeno un milione di persone protrebbe rimanere senza casa. 

Attualmente, nella cosidetta Gulf Coast, circa 5 milioni di persone sono prive di corrente elettrica, e probabilmente saranno necessari almeno due mesi prima di riattivarla.

L'uragano ha creato diversi problemi. In particolare la rottura di alcuni varchi nell'argine che protegge New Orleans, ha causato l'inondazione del 90% della città. Vi sono anche diffusi casi di saccheggio e persone rimaste in difficoltà a causa dell'inondazione, e incapaci di lasciare la città.

Il numero delle vittime causate da Katrina si stima in "qualche migliaio", ma ci vorranno almeno qualche settimana per definirne esattamente il numero.

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TESTIMONIANZA DA NEW ORLEANS ( CIO' CHE NON DICONO I MASS MEDIA )

Testimonianza da New Orleans
Nell’uragano

di Larry Bradshaw e Lorrie Beth Slonsky (Trad. M.G. Di Rienzo.)

Ringraziamo Maria G. Di Rienzo per averci messo a disposizione la sua traduzione di questa significativa testimonianza su ciò che è accaduto a New Orleans. I due autori dell’articolo, entrambi paramedici di San Francisco, si trovavano in visita a New Orleans quando l’uragano Katrina ha colpito. 11.9.2005

Due giorni dopo l’uragano il supermercato Walgreen, all’angolo delle strade Royal e Iberville, rimaneva chiuso. I prodotti erano ben visibili attraverso le vetrine. Erano 48 ore che la città era senza elettricità, acqua corrente, servizi idraulici. Latte, yogurt e formaggi stavano andando a male nel tremendo calore. I proprietari dei negozi avevano chiuso a chiave cibo, acqua, pannolini e medicinali, ed erano fuggiti dalla città. Fuori dalle vetrine di Walgreen, la gente stava diventando sempre più assetata ed affamata. Gli aiuti reiteratamente promessi a livello federale, statale e locale non si materializzavano, e le vetrine di Walgreen sono venute giù per il saccheggio.

Ci sarebbe stata un’alternativa. La polizia poteva rompere una piccola finestra, entrare, e distribuire il cibo e le bevande in maniera organizzata. Ma non è stato fatto. I poliziotti hanno preferito passare ore a giocare a “guardie e ladri”, cacciando i saccheggiatori solo temporaneamente. Noi siamo finalmente riusciti a lasciare New Orleans in aereo due giorni fa, e siamo arrivati a casa ieri (sabato 10 settembre u.s.). Dobbiamo ancora vedere un servizio televisivo o leggere un giornale, ma sospettiamo che i media siano stati inondati da immagini “eroiche” della Guardia Nazionale, dell’esercito e della polizia che lottavano per aiutare le vittime dell’uragano. Ciò che non vedrete mai, ma che noi abbiamo testimoniato con i nostri occhi, sono gli eroi e le eroine del soccorso umanitario: si tratta della classe lavoratrice di New Orleans. Gli operai della manutenzione che usavano i loro mezzi per portare i malati e i disabili. Gli ingegneri, che hanno fatto funzionare i generatori. 

Gli elettricisti, che hanno improvvisato collegamenti volanti per condividere la poca elettricità e liberare le auto incastrate nei parcheggi sopraelevati. Le infermiere, che hanno manovrato a mano per ore i ventilatori meccanici, soffiando aria nei polmoni di pazienti inconsci per tenerli in vita. Gli operai delle raffinerie, che hanno fatto irruzione nel porto dei barconi da lavoro, e li hanno “rubati” ed usati per salvare i loro vicini di casi aggrappati ai tetti delle loro case. I meccanici, che hanno messo in moto qualunque automobile trovassero affinché la persone potessero essere portate fuori dalla città. E i lavoratori delle mense e dei ristoranti, che hanno utilizzato le cucine commerciali e improvvisato pasti per centinaia e centinaia di persone rimaste senza nulla. La maggior parte di questi lavoratori e lavoratrici avevano perso le loro case, non sapevano nulla delle loro famiglie, eppure sono rimasti dov’erano ed hanno provveduto le sole infrastrutture a servizio di quel 20% di New Orleans che non era annegato.

Al secondo giorno, eravamo in circa 500 negli hotel del Quartiere Francese. Un misto di turisti stranieri, cittadini e gente come noi che avrebbe dovuto presenziare a conferenze. Alcuni avevano cellulari ed erano in contatto con familiari ed amici fuori città. Ci fu ripetutamente assicurato che ogni sorta di risorse, inclusa la Guardia Nazionale e dozzine di autobus, si stavano riversando in città. Forse erano risorse invisibili, perché nessuno di noi le ha viste. Decidemmo di salvarci. Perciò mettemmo in comune il denaro ed arrivammo a contare 25.000 dollari: il che ci avrebbe permesso di noleggiare, via telefono, 10 autobus. Chi non aveva i 45 dollari del biglietto sarebbe stato coperto da coloro che li avevano. Aspettammo i mezzi 48 ore, le ultime dodici all’esterno, condividendo quel poco di acqua, cibo e vestiario che avevamo. Ma gli autobus non arrivarono mai. Avremmo appreso più tardi che, giunti ai confini della città, erano stati sequestrati dall’esercito.

Il quarto giorno i nostri hotel avevano terminato le scorte di acqua potabile e carburante. La situazione degli impianti igienici era disastrosa. Mentre la disperazione e la paura crescevano, i crimini di strada crebbero altrettanto, allo stesso ritmo in cui saliva il livello delle acque. I padroni degli hotel ci cacciarono fuori e chiusero gli edifici, dicendoci che i governanti avevano ordinato che noi ci recassimo al centro di raccolta, ad aspettare i mezzi per andarcene. Al nostro ingresso in centro città, incontrammo finalmente la Guardia Nazionale. I suoi membri ci dissero che non saremmo stati ammessi al Superdome, perché là c’era l’inferno, e che l’unico altro rifugio, il centro di raccolta, stava rapidamente diventando simile, perciò la polizia non ci avrebbe permesso di entrare. Naturalmente chiedemmo: “Se non possiamo andare agli unici due rifugi in città, qual è l’alternativa?” Le Guardie risposero che era un problema nostro e che no, non avevano acqua da darci. Questo sarebbe stato solo il primo di numerosi incontri con insensibili ed ostili membri delle “forze dell’ordine”. Al comando di polizia di Canal Street ci dissero le stesse cose, che dovevamo arrangiarci da soli e che non avevano acqua da darci. Nel frattempo eravamo cresciuti sino a diventare circa settecento. 

Tenemmo una specie di assemblea di massa per decidere cosa fare e ci accordammo sull’accamparci fuori dal comando di polizia. Saremmo stati visibili ai media, e fonte di imbarazzo per i governanti. La polizia ci ammonì che non potevano restare. Ci accampammo lo stesso. In breve arrivò il comandante, con la soluzione: dovevamo camminare lungo la Pontchartrain Expressway ed attraversare il grande Ponte di New Orleans, ed avremmo trovato gli autobus della polizia che ci avrebbero portati fuori città. La folla si rianimò di speranza e cominciò a muoversi, ma noi chiamammo tutti indietro. Spiegammo al comandante che avevamo avuto molte informazioni false o sbagliate e gli chiedemmo se era proprio sicuro di quel che diceva. Egli si girò verso la folla e rispose con molta enfasi: “Vi giuro che gli autobus ci sono!” Ci organizzammo, e in duecento partimmo per la destinazione indicataci, con grande ottimismo. Mentre camminavamo oltrepassammo il centro di raccolta, e vedendoci così determinati molti che ne erano rimasti fuori ci chiesero dove stessimo andando. Raccontammo la buona novella, e immediatamente intere famiglie raccolsero i loro pochi averi e si unirono a noi. Presto il nostro numero raddoppiò, e poi raddoppiò di nuovo. Ora con noi c’erano neonati nei carrozzini, gente con le stampelle, anziani che stentavano a camminare e persone in carrozzella. Finalmente, dopo 2 o 3 miglia di cammino, la strada inclinò verso il Ponte. Aveva cominciato a piovere a dirotto, ma questo non aveva spento il nostro entusiasmo. 

Come ci avvicinammo al Ponte, sceriffi armati formarono una linea ai piedi di esso. Prima che potessimo avvicinarci e parlare, avevano già cominciato a sparare sopra le nostre teste. Mentre la folla impazziva e si disperdeva, alcuni di noi continuarono ad avanzare e riuscimmo a parlare con alcuni degli sceriffi. Essi ci informarono che non c’erano autobus ad attenderci. Il comandante di polizia ci aveva mentito per farci spostare. Chiedemmo perché non potevamo attraversare il Ponte comunque, visto anche che c’era pochissimo traffico sulla sopraelevata. Ci risposero che la West Bank non intendeva diventare New Orleans, e che non c’erano Superdome nelle loro città. Queste sono parole in codice, che vanno tradotte così: “Se sei povero e nero tu non passerai il Mississippi e non uscirai da New Orleans.” Alla fine alcuni di noi si accamparono nel mezzo della Ponchartrain Expressway; avevamo convenuto che in quel modo saremmo stati visibili e più o meno al sicuro, nel mentre avremmo avuto un punto d’osservazione per l’arrivo dei fantomatici autobus.

 Per tutto il giorno famiglie, gruppi e individui tentarono di attraversare il ponte, solo per essere cacciati via. Alcuni con il fuoco dei fucili, altri con un semplice “no”, altri ancora con l’abuso verbale e l’umiliazione. A migliaia di abitanti di New Orleans è stato impedito di lasciare la città a piedi. Il nostro accampamento cominciò a crescere. Qualcuno rubò un camion pieno di bottiglie d’acqua e ce lo portò. Eccolo, il saccheggio! Un miglio circa più in giù sulla strada, un mezzo dell’esercito perse un paio di pallet piene di razioni d’emergenza nel prendere una curva stretta. Portammo il cibo all’accampamento utilizzando dei carrelli da spesa. Ora che avevamo le due necessità di base, l’acqua ed il cibo, la cooperazione, il senso di comunità e la creatività fiorirono. Organizzammo il servizio di pulizia, costruimmo letti con tavole di legno e cartoni, utilizzammo una conduttura di scolo come gabinetto e i bambini vi elaborarono una struttura, per garantire la privacy, fatta di pezzi di plastica, ombrelli rotti e altre macerie. 

Organizzammo persino un sistema di riciclaggio del cibo, in cui gli individui potevano scambiare parti delle razioni d’emergenza (diteci chi le pensa: succo di mela per i neonati, e caramelle per i bambini!). Questo processo lo abbiamo visto ripetersi ovunque, a New Orleans, nei giorni successivi l’uragano. Quando gli individui devono combattere per il cibo e l’acqua si curano solo di se stessi. Si farebbe qualsiasi cosa per avere l’acqua per i propri bambini, o il cibo per i propri genitori. Ma se questi due bisogni sono appagati, allora la gente si cerca, le persone si rivolgono l’una all’altra, e lavorano insieme, e costruiscono comunità. Se le organizzazioni di soccorso avessero saturato la città con cibo ed acqua nei primi due o tre giorni, la disperazione, la frustrazione, e l’immensa bruttezza che abbiamo visto non avrebbero preso piede. Non più braccati dal bisogno, noi offrivamo cibo ed acqua ai passanti. Molti decisero di restare con noi. Il nostro accampamento finì per contare una novantina di persone. Da una radio a pile venimmo a sapere che i media stavano parlando di noi. Eravamo in piena vista, per tutti: chiunque entrasse in città non poteva fare a meno di vederci. Ai governanti i giornalisti chiedevano cosa stavano facendo per quelle famiglie in mezzo alla strada. E i governanti rispondevano che avrebbero avuto cura di noi. Il nostro morale si abbassò immediatamente: “ci prenderemo cura di loro” era una frase che aveva in sé un sentore di minaccia.

Sfortunatamente, avevamo ragione. Giusto al tramonto si materializzò uno sceriffo, sceso al volo dalla sua auto, ci puntò in faccia un fucile e si mise ad urlare: “Via dalla fottuta strada!”. Un elicottero stazionava sopra di noi, e usò il vento delle pale per spazzare via le nostre incerte strutture. Mentre ci ritiravamo, lo sceriffo si portò via il camion che conteneva il nostro cibo e la nostra acqua. Fummo costretti dagli altri sceriffi a lasciare la strada. Tutti i membri delle forze dell’ordine sembravano impazzire di paura non appena le persone si riunivano in gruppi: in ogni assembramento di “vittime” vedevano disordini. Noi percepivamo sicurezza nel numero, ma il nostro “dobbiamo restare insieme” era impossibile per quanto ce lo ripetessimo. Le forze dell’ordine ci costringevano a dividerci in gruppi più piccoli.

Nel pandemonio che seguì la distruzione dell’accampamento, ci disperdemmo ancora. Rimasti in otto, nel buio, ci rifugiammo in uno scuolabus abbandonato, nei pressi di Cilo Street. Ci nascondevamo per paura dei criminali, ma egualmente e definitivamente ci stavamo nascondendo dalla polizia e dagli sceriffi, dalla loro legge marziale, dai loro coprifuochi e dalle loro scelte di sparare e uccidere.

Il giorno successivo incontrammo i vigili del fuoco della città e fummo finalmente condotti, con un piccolo aereo, vicino all’aeroporto. Da lì ci proseguimmo in custodia della Guardia Nazionale. I due giovani ufficiali si scusarono con noi per il poco aiuto che le Guardie della Louisiana avevano potuto dare. Ci spiegarono che una larga parte di loro si trova in Iraq, e che quelli che restano sono troppo pochi per tutto il lavoro che c’è da fare. Quando arrivammo all’aeroporto, esso si era trasformato in un inferno come il Superdome. Noi otto restammo incastrati in un costante flusso di umanità, mentre i voli venivano sospesi diverse ore per dar modo a George Bush di atterrare per pochi minuti e farsi una foto. Infine, ci trasportarono a San Antonio, in Texas.

Le umiliazioni e la deumanizzazione continuarono. Fummo portati in autobus a grandi campi dove fummo costretti a restare seduti per ore e ore. Chi aveva con sé ancora qualcosa, spesso in borse di plastica semi sfondate, fu soggetto due volte alla perquisizione con cani poliziotto che sniffavano in cerca di droga. Non avevamo mangiato in tutto il giorno, perché le razioni d’emergenza c’erano state confiscate all’aeroporto: i loro contenitori facevano suonare i metal detector. Nessuno pensò di provvedere del cibo ad uomini, donne, bambini, anziani e disabili mentre sedevano per ore in attesa dello screening medico, che doveva assicurare come non stessimo portando con noi malattie contagiose.

Questo trattamento ufficiale è stato in netto contrasto con il caldo, affettuoso benvenuto datoci dagli ordinari texani. Abbiamo visto un lavoratore delle linee aeree togliersi le scarpe per darle ad un uomo che non le aveva. Estranei totali ci offrivano denaro, oggetti da toilette, parole di conforto. Il soccorso “ufficiale”, per contrasto, è stato insensibile, inetto e razzista. C’è stata molta più sofferenza di quanta ne avesse prodotta l’uragano. E sono andate perdute vite che non c’era alcun motivo di perdere.

Giovedì, 15 settembre 2005 

«Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino»
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Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi
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Note legali - La redazione

KATRINA - UN'OCCASIONE PER SPERIMENTARE LA LEGGE MARZIALE

L'uragano Katrina fu un'occasione per il governo federale e l'amministrazione di New Orleans per realizzare soprusi e violenze, per permettere alle agenzie federali come la FEMA ed alle forze armate di effettuare prove sul campo per l'attuazione della legge marziale e la confisca delle armi. 

Insomma sembra che quell'evento (terribile per la povera gente che l'ha subito) sia stata una ghiotta occasione per qualcuno dei soliti noti (i nostri leader mondiali), né più né meno di come l'11 settembre 2001 fu un'ottima occasione per chi voleva scatenare una guerra per di conquista (utile anche ai fini dell'espansione della rete di basi militari all'estero). Ma come sappiamo ormai l'11 settembre 2001 fu un inside job, ovvero un attentato terroristico organizzato occultamente dallo sporco connubio fra servizi segreti e potere politico. 

Nel caso dell'11 settembre molti di noi hanno dapprima sospettato che il governo sapesse ma avesse interesse a lasciare che l'attentato venisse perpetrato dai terroristi arabi (anche perchè qualcuno come M. Moore si è fatto avanti a portare avanti questa mezza verità, che fungeva da ottimo schermo per perpetrare la menzogna), ed in seguito hanno compreso che il crollo delle torri gemelle e di una facciata del Pentagono sono stati organizzati e pianificati dal governo stesso. 

Ben conoscendo le capacità sia di modificare il clima, che di prevederlo a breve termine, che di dispiegare all'occorrenza potenti mezzi per gestire l'emergenza (quando serve i militari accorrono con tutta la loro potenza per seminare morte e distruzione, ma quando servirebbe la loro presenza per fini umanitari risultano molto più inefficaci, maldestri o addirittura controproducenti) si capisce che, pur essendo a conoscenza anzitempo dell'emergenza, e pur potendo fare qualcosa per alleviare la sofferenza degli abitanti di una grande città degli USA, chi gestiva il potere nella federazione americana ha coscientemente evitato di farlo.

Di sicuro è difficile pensare che quanto è successo a New Orleans (e che descrivo più ampiamente nel seguito dell'articolo) sia accaduto perchè al momento dell'abbattersi dell'uragano si sia in tempi rapidissimi colta al volo l'occasione per fare scientificamente del male alle popolazioni colpite. D'altronde la pianificazione necessaria per utilizzare tale catastrofe come terreno di prova per l'applicazione delle legge marziale deve essere stata accortamente realizzata molto tempo prima, mentre la pianificazione degli interventi umanitari da applicare nello stesso contesto è stata volutamente disattesa, o ne è stata deliberatamente ostacolata l'attuazione. 

Non ho le conoscenze meteorologiche per dimostrare che l'uragano katrina sia stato scatenato/modificato/pilotato per abbattersi su New Orleans piuttosto che lasciato avvenire senza, ma il sospetto è troppo forte, anche perchè sappiamo quello che è successo di recente in Sardegna e sappiamo cosa è successo già molti anni fa in Inghilterra, quando la catastrofe è stata deliberatamente preparata ed occultata alla popolazione. Del resto c'è chi lo sostiene apertamente, come il coraggioso meteorologo Scott Stevens; se volete potete guardare questo suo articolo in inglese corredato di foto satellitari sull'ottimo sito chemtrails911.com (chi non conosce l'inglese può dare ugualmente un'occhiata all'articolo dato che il testo è ridotto all'osso e l'articolo è focalizzato sulle foto). 

A tal proposito vanno sempre ricordate le parole del tenente generale Fabio Mini:

"La guerra ambientale" in qualunque forma, è proibita dalle leggi internazionali. Le Nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modifiche ambientali, il che rende ingiustificabile qualsiasi guerra proprio per i suoi effetti sull'ambiente, ma come succede a molte convenzioni, quella del 1977 è stata ignorata ed i militari hanno anzi accelerato la ricerca e l'applicazione delle tecniche di modificazione del tempo e del clima, facendole passare alla clandestinità. Se prima di quella data, l'uso delle devastazioni ambientali era chiaro e se le modifiche ambientali anche gravissime erano codificate e persino elevate al rango di sviluppo strategico o di progresso tecnologico, oggi non si sa più dove si diriga la ricerca e come si orientino le nuove Armi.

Per quanto riguarda le tecnologie che possono essere utilizzate per generare disastri artificiali rimando anche questo articolo dell'amico
Mike in cui viene illustrato un apposito brevetto: incremento del volume delle precipitazioni.
E adesso vi lascio a questo video (in inglese) e ad alcuni estratti da articoli sui fatti di New Orleans che ho reperito in rete. 
  

I poveri chiusi fuori da New Orleans

Con l'arrivo di Katrina, gli abitanti del Bayou si risvegliarono in una specie di Atlantide sommersa dove già galleggiavano i corpi delle vittime. Le autorità, pur se avvertite in tempo dell'eventualità di una catastrofe, preferirono lasciar fare alla natura. Solo il due di settembre arrivò un primo ordine di evacuare le zone più devastate e 450.000 persone vennero caricate alla rinfusa sugli autobus e trasferite in diverse località. Unica precauzione: il divieto assoluto di portare con sé bevande alcoliche. Un buon numero di sfollati finì a Houston dove una volta passato il primo momento di enfasi umanitaria, gli abitanti iniziarono a lamentarsi della loro presenza accusandoli di aver alzato il tasso di criminalità in Texas. Un anno dopo, quelli che si apprestano a tornare avranno la sgradita sorpresa di non ritrovare più neppure l'ombra delle proprie case. Un decreto comunale votato all'unanimità prevede infatti che le case non ancora ricostruite dai proprietari vengano spalate via entro il 29 agosto 2006.

Visto che chi detiene ancora il potere nelle zone devastate da Katrina ha scelto di chiudere le scuole senza ricostruirle, di continuare a negare assistenza medica agli sfollati e di lesinare posti di lavoro, non ci sarà bisogno di appendere cartelli per vietare il ritorno agli sfollati di New Orleans, basta la realtà. Molti non desiderano neppure tornare e si dicono nauseati dalla ricostruzione affidata interamente al settore privato. Le imprese si sono avventate su New Orleans come feroci uccelli rapaci, senza tenere in alcun conto il destino dei meno abbienti. Grande anche la discriminazione razziale. Non è esagerato dire che nel post-Katrina le autorità hanno dato il via ad una nuova era della criminalizzazione degli afro americani. Anche se il governo nega, molti dei progetti approvati sembrano fatti apposta per tagliare fuori i neri dalle zone che erano soliti abitare. Anche quelli che possedevano contratti regolari sono stati sgombrati illegalmente dalle proprie case.

Prima del passaggio di Katrina, New Orleans contava ben 500.000 abitanti contro gli attuali 70.000, il 25% dei quali soffre di sindromi depressive di vario grado. Il St. Bernard, uno dei quartieri abitati da poveri, soprattutto di colore, avrebbe potuto essere ripristinato con poca spesa, ma le autorità non hanno ritenuto opportuno dedicargli particolari attenzioni. Gli abitanti hanno cercato di attirare l'attenzione del paese organizzando una festa di ritorno con tanto di barbecue ma senza successo. Con la scusa che negli appartamenti è stata accertata la presenza di piombo, si provvederà ad abbatterli. Le forniture di energia elettrica sono disponibili solo per 345.000 famiglie in tutta la Louisiana e quelle di gas registrano un calo del 34% rispetto al periodo precedente il disastro. Il governo federale non si è ancora impegnato a trovare i quattro miliardi di dollari necessari per il ripristino degli argini. Ma l'aspetto più preoccupante del post-Katrina è certamente la criminalizzazione della povertà. Le autorità giocano con i meno abbienti nella speranza di logorarne la resistenza impedendo che avanzino altre richieste. Non mancano "esperti" disposti a rafforzare l'equazione povertà uguale criminalità che potrebbe avere effetti anche sul sistema elettorale. Quello che è probabile è però che la gente di New Orleans non accetti di inoltrarsi nella notte quieta senza far rumore, come direbbero i poeti. La ricostruzione li ha vittimizzati ma in fondo se lo aspettavano. I poveri si sa arrivano sempre ultimi, basti pensare a Messico City, dove le case vennero spalate dopo il terremoto con gli abitanti ancora dentro. Negli Stati Uniti questo non avverrà. A patto che i poveri non si incaponiscano a pretendere quel potere che nessuno vuole concedere loro.

Fonte originale: AltreNotizie.org
Un articolo di Bianca Cerri.

NEW ORLEANS DOPO 24 MESI

DI GREG PALAST

'Volevano mandar via di lì quei poveri negri'

"Volevano mandar via di lì quei poveri negri e non hanno alcuna intenzione di far rientrare quei poveri negri, capisci? E questo è il risultato finale." Non era una bella affermazione. Ma non stavo cercando cose belle. Avevo portato il mio team investigativo a New Orleans per incontrare Malik Rahim. La bellezza non è una preoccupazione di Malik.

Avevamo bisogno di dare una risposta a una strana, sconvolgente e orribile scoperta. Tra le miglia e miglia di case devastate e macerie che ci sono ancora oggi a New Orleans abbiamo trovato delle case splendide e asciutte. Ma ai loro residenti è stato detto da tizi vestiti come Ninja e con il distintivo "Blackwater" addosso: "Provate ad entrare nella vostra casa e vi arresteremo".

Queste non sono case qualunque. Fanno parte dei progetti di edilizia pubblica della città, le Lafitte Houses e altre. Ma a differenza dei mostri di calcestruzzo nel Bronx, queste sono belle case di città, con verande di ferro battuto e giardini proprio accanto al lussuoso Quartiere francese.

Costruite su terreni elevati, con pavimenti e muri di cemento, sono state alcune delle poche case rimaste intatte dopo l'alluvione dovuta a Katrina.

Eppure, due anni dopo, hanno ancora le sbarre alle finestre, le porte sono chiuse con le saldature e ai residenti è impedito di ritornare. Il giorno del primo anniversario dell' alluvione stavamo filmando questa strana scena quando vidi una donna sul marciapiede che singhiozzava. Stava scendendo la notte. Qual' era il problema?

"Ci stanno proprio mettendo nei guai. Mi hanno messo fuori dalla nostra casa. Siamo tornati per rientrare nella nostra casa e quando siamo arrivati lì hanno chiamato la polizia per portarci fuori. Oh, no, questo non è giusto. Sono tornata qui dal Texas per vedere se posso riavere la mia casa. Ma loro mi hanno detto che non lasceranno entrare nessuno. Ma dove dobbiamo andare?"

Come uno stupido le chiesi: "dove andrete stanotte?"

"È proprio ciò che voglio sapere signore. Dove andrò-io e i miei bambini?"

Con l'aiuto di Patricia Thomas, una abitante di Lafitte, scassinammo un appartamento. Il posto era attraente. Le scatole di cereali erano ancora asciutte. Questa era la casa di Patricia. Ma decidemmo di uscire prima di venire beccati. Non ero uno stupido. Avevo un'idea su cosa fosse in gioco in questa truffa: 89.000 poveri e appartenenti a famiglie della classe lavoratrice bloccati nel parcheggio di roulotte – gulag della Homeland Security mentre le loro belle case venivano custodite da mercenari per impedire il loro ritorno. Vent'anni fa lavoravo per la Housing Authority di New Orleans. Anche allora il piano era di cacciare i poveracci da queste abitazioni di grande valore. Ma è servita la copertura di un uragano per farlo.

L'organizzazione di Malik, la Common Ground, non era disposta ad aspettare il permesso da commissari locali e federali per aiutare la gente a tornare. Organizzarono occupazioni delle case popolari da parte dei residenti. E, di fronte alle minacce e al disprezzo ufficiale, hanno restaurato 350 appartamenti nel quartiere residenziale privato sulle terre attorno al Mississippi nella zona chiamata "Algiers". Gli inquilini ricostruirono le loro case con il loro sudore e i loro pochi soldi sulla base della promessa da parte dei proprietari terrieri di vendere la proprietà alla Common Ground in cambio del restauro.

Perché, chiesi a Malik, questo strano sbarramento per le case popolari?

Malik scosse i suoi dreds. "Non le volevano aprire. Le volevano lasciare chiuse. Volevano mandar via di lì quei poveri negri."

Per Malik il particolare importante è "poveri". La politica razziale del profondo sud è orribile come lo è a Philadelphia, Pa. Ma l'establishment di New Orleans non ha problemi con i neri in quanto tali. Dopo tutto i genitori del sindaco Ray Nagin sono afro americani.

Il problema sono i neri sopravvissuti senza denaro. Perciò l'idea è di creare, dov'era New Orleans, con la complicità del regime Bush che è più che felice di lasciare un quarto di milioni di poveri (cioè di democratici) fuori da questo stato critico per le elezioni, una nuova città: una città turistica con un Quartiere Francese, ubriachi spendaccioni, alberghi a prezzi popolari e alcuni neri per recitare la versione moderna degli spettacoli per menestrelli.

Malik mi ha spiegato: "Sarebbero due città. Capisci? C'è la città per i bianchi e i ricchi. E c'è un'altra città per i poveri e i neri. Sai, la città per i bianchi e i ricchi è stata rimessa a posto. Hanno avuto lo Jazz Fest. Hanno avuto il Mardi Gras. Faranno suonare i Saints per coloro che sono tornati. Ma per coloro che non sono tornati non c'è nulla."

Allora dove sono ora? La donna che singhiozzava e i suoi bambini se ne sono andati: sono tornati in Texas o chissà dove. Ma non verrà loro permesso di tornare a Lafitte. Mai.

E Patricia Thomas? la donna di mezza età lavorava pulendo il vomito e la birra ogni mattina in un locale karaoke del Quartiere Francese. Poca paga, nessuna assicurazione sanitaria, naturalmente. Nel tempo passato da quando la filmammo è morta-in una città priva di assistenza sanitaria. New Orleans ha chiuso tutti i suoi gli ospedali pubblici tranne un improvvisato reparto di emergenza di "carità" in un magazzino abbandonato.

E l'unico fiore all'occhiello, il progetto edilizio di Malik? il lavoro da parte degli inquilini è stato fatto lo scorso dicembre. Entro Natale ricevettero le loro ingiunzioni di sfratto-e sono stati tutti portati fuori dalle loro case ricostruite da poliziotti subito dopo Capodanno, tutti compreso un paraplegico che aveva vissuto in un edificio di Algiers per decenni.

Riparare i danni fatti dall'uragano è una guerra di classe combattuta con altri mezzi. In questa guerra di potenti contro deboli il signor Bush potrebbe a buon diritto far atterrare il suo caccia in Louisiana e dichiarare, a differenza che per la guerra in Iraq, questa volta, davvero, "Missione Compiuta."

Greg Palast è un giornalista investigativo e autore del bestseller, secondo la classsifica del New York Times, "ARMED MADHOUSE: From Baghdad to New Orleans -- Sordid Secrets and Strange Tales of a White House Gone Wild)" (
Manicomi Armati) . Visitate il sito di Greg.

Titolo originale: "New Orleans After 24 Months 'They wanted them poor niggers out of there.'"

Fonte: www.gregpalast.com ( Link originale )

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO 

“Ethnic Cleansing” in New Orleans

by Ghali Hassan

(fonte: GlobalResearch, Ghali Hassan, 25.06.2006)

In questi giorni i media parlano a malapena di New Orleans, la città in cui l'uragano Katrina ha colpito nel settembre 2005. La mancanza di informazioni su New Orleans è un'omissione deliberata, mentre la città e la popolazione continuano a soffrire. L'uragano Katrina è servito da precursore per "pulire" la città e la sua popolazione afro-americana, e creare una risorsa per turisti e Statunitensi ricchi. Lo scopo è imborghesire New Orleans e negare alla sua popolazione nera e povera il 'diritto al ritorno' alla propria città. 

La "ricostruzione" di New Orleans è divenuta un eufemismo per la distruzione della tradizione culturale e storica della città. I principali promotori e agenti immobiliari si stanno approfittando del nuovo sviluppo della città a spese della popolazione a basso reddito di New Orleans. Nell'attuale ambiente politico, gli sviluppi economici sembrano essere guidati da una visione estremamente ridotta capace di rispondere solo alle grandi aziende ad al turismo. L'Autorità per la Casa di New Orleans (The Housing Authority of New Orleans, HANO), in cooperazione con il Dipartimento Usa per la Casa e lo Sviluppo Urbano (U.S. Department of Housing and Urban Development, HUD) pianifica di demolire i più grandi complessi edilizi pubblici di New Orleans e di rimpiazzarli con inaffidabili unità abitative travestite dal programma "abitazioni per reddito misto" (Hope VI). Il programma Hope VI è atto a decentralizzare la povertà in base all'agenda neo-liberale. Il Segretario dello HUD, Alphonso Jackson, ha annunciato che oltre 5.200 unità abitative pubbliche – costruite per le persone a basso reddito di New Orleans – stanno per essere demolite e rimpiazzate con unità per persone con una gamma più ampia di redditi.

Sarebbe la più grande demolizione nella storia della città, e includerebbe l'estensione dei complessi edilizi di pochi piani quali St. Bernard, C. J. Peete, B. W. Cooper e Lafitte. Le case sono state chiuse o recintate dalle autorità sin dall'urgano Katrina, per permettere loro di deteriorarsi. La decisione è stata presa nonostante la mancanza di abitazioni per oltre 200.000 persone ancora rifugiate tra i residenti di New Orleans. Molti dei rifugiati stanno vivendo in case abbandonate, senza acqua ed elettricità. E' possibile che oltre 3.500 famiglie non avranno un posto dove tornare se l'HUD procederà con la sua decisione di demolire le unità abitative pubbliche.

Il programma Hope VI permette di tornare a solo il 14 % circa della popolazione originaria che viveva nelle case pubbliche. Le scuole pubbliche e i servizi sanitari ranno ridotti o rimossi per scoraggiare le persone dal tornare. Anche se ritornano, non ci saranno case pubbliche, nessuna sanità pubblica e non abbastanza scuole per loro e i loro figli. La realtà è questa: quelli "che hanno pianificato il processo di ripresa non hanno mai voluto che le persone povere tornassero nella città", ha detto al New York Times Lance Hill, direttore dell'Istituto Meridionale per l'Educazione e la Ricerca all'Università di Tulane. "E non hanno reso facile" tornare alle proprie case. In altre parole, le vittime saranno ancora più vittime. 

"Ciò equivale ad una pulizia etnica", ha detto Mike Howells, un membro dello United Front for Affordable Housing (fronte unite per case alla portata di tutti). "Sappiamo chi sta per essere eliminato come risultato", ha aggiunto Howells. Inoltre, la percentuale di case pubbliche sfitte a New Orleans, specialmente nelle aree meno colpite dall'urgano Katrina, è molto alta, ma gli affitti non sono alla portata delle persone con un reddito basso, e i proprietari stanno optando per mantenere le loro proprietà chiuse, riducendo ulteriormente la disponibilità di case in affitto. Nel censimento del 2000, la popolazione di New Orleans era nera per il 67.3 % e bianca per il 28.1 %. Comunque, nei quattro mesi che hanno seguito l'Uragano Katrina; "la popolazione dell'area metropolitana di New Orleans era per il 37 % nera tra gennaio e agosto 2005 ed è caduta al 22 % tra settembre e dicembre 2005. La percentuale di residenti bianchi è cresciuta dal 60 % al 73 %. I residenti che guadagnavano tra i 10.000 $ e i 14.999 $ all'anno sono scesi dal 8.3 % al 6.5 %; mentre quelli con un reddito annuo tra i 75.000 $ e i 99.999 $ sono aumentati dal 10.5 % al 11. 4 %", secondo le statistiche rilasciate dall'ufficio per il censimento nel giugno 2006. 

Il disastro dell'Uragano Katrina è usato attivamente per cambiare in modo artificiale la demografia di New Orleans. La popolazione dell'area metropolitana di New Orleans è diventata sostanzialmente più bianca, più vecchia e meno povera – non perché le persone si siano improvvisamente arricchite, ma perché i poveri sono stati eliminati dalla città – ed è precipitata a meno di metà della sua dimensione, secondo l'ufficio per il censimento. "New Orleans non sarà nera come lo era per molto tempo, se mai lo sarà di nuovo", ha detto Alphonso Jackson, e si sta muovendo velocemente in quella direzione. E' suggerito che solo i bianchi e i ricchi siano incoraggiati a fare di New Orleans la loro casa a spese degli afro-americani e della loro tradizione culturale. L'attuale ristrutturazione di New Orleans fornisce un eccellente esperimento sociale della nuova epidemia di privatizzazione delle case e e dei beni pubblici. La distruzione inflitta dall'Uragano Katrina permette ai politici, alle elite che comandano e ai loro fedeli di rimodellare la città come un libero mercato ed una proprietà privata che accolga i ricchi ed i turisti. 

Con miliardi di dollari dei contribuenti resi disponibili per la "ricostruzione", il disastro portato dall'Uragano Katrina è la cortina fumogena per imborghesire New Orleans e far depredare le risorse pubbliche da parte delle aziende. Per preservare la tradizione afro-americana, si dovrebbe permettere agli afro-americani di partecipare in prima linea alla ricostruzione e allo sviluppo economico di New Orleans. La storia unica della città e la sua tradizione culturale dovrebbero ispirare una nuova invenzione urbana e la sostenibilità economica, non l'ideologia neo-liberale che ha dimostrato di favorire gli interessi dei ricchi e potenti.

Inoltre, come risultato della totale negligenza delle autorità, le persone con un basso reddito di New Orleans stanno sperimentando "una quasi epidemia e di depressione e disordine da stress post-traumatico". Il tasso di suicidio in una città dalla vivace tradizione afro-americana "era meno di nove all'anno per 100.000 residenti prima di Katrina, ed è aumentato ad un tasso annuo di oltre 26 ogni 100.000 nei mesi successivi", ha riportato il Times. Il tasso di criminalità è aumentato drammaticamente. "Pensai di poter superare la tempesta e l'ho fatto – sono le conseguenze che mi stanno uccidendo", ha detto al Times Gina Barbe, una residente di New Orleans. La risposta da parte delle autorità è stata di impiegare le truppe della Guardia Nazionale per pattugliare le strade di New Orleans, pretendendo di guarire la malattia economica e sociale che hanno creato.

"Abbiamo finalmente ripulito New Orleans dagli alloggi pubblici. Noi non potevamo farlo, ma Dio sì", Richard Baker, Repubblicano, 9 settembre 2005 

FONTE - Articolo tratto dal blog svolte epocali (link originale

MESSAGGI ESSERI DI LUCE

I messaggi che pervengono dagli Esseri di Luce (angeli ed extraterrestri) tramite lo stigmatizzato Giorgio Bongiovanni sul destino del mondo e pericoli che dovremo affrontare. Con le testimonianze delle nuove opere in Sud America a favore dei bambini delle Ande e della Umanità sofferente.

La notizia che setun-shenar ha commentato nel suo messaggio è riportata da vari quotidiani internazionali. Uno di questi è il corriere della sera di giovedì 08 settembre 2005 a pag. 18

Giorgio bongiovanni

NOTIZIE:

Strage a new orleans, stati uniti. devastante uragano katrina con venti di 300 chilometri orari. centinaia di morti e milioni di persone sfollate.

Venti di oltre 280 chilometri orari, senza precedenti nella storia di questo paese, causano danni per milioni, undici morti e molti feriti gravi.

Foto del disastro a new orleans: tra le macerie una statua della madonna sembra osservare con tristezza l’opera dell’uomo e le conseguenze della sua disobbedienza ai segni del cielo.

Setun Shenar ricorda a tutti tramite giorgio bongiovanni.

Sono anni che ripetiamo, annunciamo e reiteriamo, sempre tramite lo stesso strumento e altri contattati, molto pochi, che abbiamo in tutto il mondo: voi siete diventati nemici della natura.

Voi, uomini, con le opere nefaste che inquinano il pianeta, il quale geme di dolore, causate reazioni violente e devastanti delle forze elementali: l’acqua, l’aria, la terra e il fuoco. Le esplosioni nucleari, l’effetto serra, lo smog delle grandi citta’, le radiazioni naturali e artificiali producono non solamente il buco dell’ozono, gia' in fase critica, ma anche uragani, maremoti e terremoti che possono cambiare il volto geografico di tutto il pianeta terra. 

L’altissimo Adonay Arat-ra, tempo fa, vi aveva annunciato che avrebbe scatenato le forze dell’acqua, dell’aria, della terra e del fuoco per invitarvi al pentimento e per entrare in sintonia con la madre natura, amandola e rispettandola, non avete ascoltato questi e molti altri avvertimenti, adesso i guai sono vostri.

Nel prossimo futuro questo tipo di catastrofi naturali si amplificheranno ancora, conformemente alle vostre scelte.

Vi ricordiamo ancora una volta e mai ci stancheremo di farlo che questo e’ anche il tempo dell’annunciatore dell’Apocalisse, colui che grida nel deserto e che prepara la seconda venuta del Cristo il Messia Gesù sulla terra.

Pace! 

Setun Shenar saluta e augura giustizia, amore e discernimento.

Per Te, amico Giorgio, grazie ancora una volta per avermi ascoltato e per essere disponibile alla sofferenza di cristo nostro signore.

DAL CIELO ALLA TERRA -TRAMITE
GIORGIO BONGIOVANNI

PORTO SANT’ ELPIDIO - 1° SETTEMBRE 2005

ULTIME AVVERTENZE

Questa è una delle ultime avvertenze a tutti quegli esseri umani che abitano sulla terra.
Molto presto si scatenerà una terribile catastrofe naturale su tutto il genere umano. Attenti a questa chiamata, devono riunirsi tutti i presidenti del pianeta per attuare per la prima volta l’unione sulla terra, in armonia, per risolvere il problema climatico che mette in pericolo tutti gli esseri umani.

Una riunione in cui per la prima volta non si dovra’ parlare di soldi, ma di condividere cio’ che ognuno puo’ dare del paese che governa. Il tema è: prima l’ecologia poi i combustibili che non devono più essere usati. Tutto a energia solare, grandi fabbriche a energia solare, dividere tutto il denaro per un’uguaglianza di vita, con amore e umiltà. Se non fanno questo urgentemente, persino per il più potente finirà la vita sulla terra in pochissimi anni.

PACE E AMORE DALLE STELLE
COMANDANTE EZI A RAUL BAGATELLO

LAS CHACRITAS, CATAMARCA 3 SETTEMBRE 2005

DAL CIELO ALLA TERRA -TRAMITE GIORGIO BONGIOVANNI

Sisa Tsunami - Diario dal cuore del maremoto 

La fine del mondo in punta di penna e macchina fotografica Sisa Tsunami. Diario dal cuore del maremoto è il racconto delle emozioni, dei fatti, delle storie raccolte da Sergio Cecchini, operatore di Medici Senza Frontiere (Msf) atterrato in Indonesia pochi giorni dopo il maremoto che il 26 dicembre 2004 ha colpito India, Sri Lanka, Indonesia, Thailandia, Malaysia, Maldive e Myanmar e, meno violentemente, altri Paesi. È, quello di Sergio Cecchini, un diario che ripercorre tutte le tappe di chi si è trovato a doversi confrontare con una catastrofe enorme, inimmaginabile, nel cuore stesso dello tsunami: Banda Aceh, Sumatra settentrionale, Indonesia. Continua...

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