VATICANO S.P.A. 1981-2005

A cominciare da questo post, il sottoscritto presenterà su Ora Basta il riassunto del capitolo n° 3 - Vaticano S.p.A. 1981-2005 - del libro "HABEMUS PAPAM" - Il potere e la gloria: dalla morte di Papa Luciani all'ascesa di Ratzinger - di David A. Yallop. Casa editrice "Nuovi Mondi Media".

Descrizione del libro e dell'autore (dalla copertina)

Prima del conclave nel quale è stato eletto Joseph Ratzinger, Yallop scrisse :"Il prossimo Papa verrà eletto da cardinali scelti da Wojtyla. A meno che non si verifichi un miracolo, il nuovo Pontefice avrà lo stesso profilo del precedente. Che Dio aiuti la Chiesa cattolica romana".

In nome di Dio, il precedente libro-inchiesta di David Yallop sulla morte misteriosa di Papa Luciani, ha venduto oltre 10 milioni di copie, sollevando sorpresa e scalpore in tutto il mondo.

In quest'ultimo lavoro Yallop ricostruisce gli ultimi trent'anni di storia del Vaticano - da Papa Luciani sino a oggi - investigandone gli aspetti culturali, gli scandali economici, le pressioni politiche.

Papa Giovanni Paolo II subentrò a Luciani nel momento in cui lo IOR riceveva fondi dalla mafia e dalla P2, nel periodo del "suicidio" di Calvi e degli affari dubbi del Vaticano. Come si confrontò Wojtyla con questi problemi? E in merito a tutto il resto: la vicinanza ai regimi dittatoriali sudamericani, lo scandolo degli abusi sessuali, il declino della cristianità avvertito in gran parte dell'Europa e avviatosi proprio durante il suo pontificato? E come si pone Ratzinger rispetto a tutto questo?

Habemus Papam è un'opera che ha richiesto più di vent'anni di indagini. Il risultato è un'analisi stupefacente - ricca di documenti inediti e interviste esclusive - delle scelte operate nel corso degli anni dalla Chiesa cattolica, scelte ora più che mai cruciali per l'umanita.

David A. Yallop è considerato uno dei maggiori scrittori d'inchiesta. Nel corso della sua carriera ha incontrato alcuni tra i più potenti e pericolosi personaggio del mondo, spesso rivelando verità che questi cercavano di mantenere celate. Tutti i suoi libri hanno smontato miti diffusi e hanno sempre esposto la verità con inappuntabile precisione.

VATICANO S.P.A. AGOSTO 1978

Nel 1970 una stima svizzera valutava in 13 miliardi di dollari le risorse del capitale del Vaticano, esculdendo gli ingenti beni globali posseduti o controllati dalla Banca Vaticana. La nuova ricchezza della Chiesa iniziò con Mussolini nel 1928. I Patti Lateranensi garantirono alla Chiesa un reddito regolare in liquidi e obbligazioni, e, cosa più importante, una serie di esenzioni dalle tasse e dall'obbligo di rivelare informazioni sulla sua situazione finanziaria. Nel 1942 Mussolini concesse alle "corporazioni ecclesiastiche" del Vaticano un trattamento ancor più privilegiato. La Chiesa ebbe uguale successo negoziando con Hitler. Il Concordato del 1933 con la Germania nazista concedeva alla Chiesa entrate regolari da parte dello stato tedesco: "Le tasse per la Chiesa". Tra il 1962 e il 1968 la Chiesa, attaccata da più parti, era in forte imbarazzo riguardo all'entità delle sue partecipazioni azionarie nell'industria italiana, comprese quelle dei servizi essenziali come acqua e energia e di prodotti proibiti come i preservativi. Così, nel 1968, decise di lasciare i beni italiani e investire all'estero e negli U.S.A. 

Le risorse della Chiesa, i suoi privilegi, le sue immunità, venivano usati coscientemente per evadere il fisco, per controllare gli scambi, per il riciclaggio di denaro sporco, il racket e le truffe. I protagonisti erano: il Vescovo Paul Marcinkus (il gorilla), Michele Sindona (lo squalo), Licio Gelli (il burattinaio) e Roberto Calvi (il cavaliere). Marcinkus passò da guardia del corpo di Papa Paolo VI a suo controllore e guardiano al vertice della Banca Vaticana ed offriva rispettabilità e riservatezza alle imprese rischiose e criminali di Sindona e Calvi. Sindona si creò una carriera di successo usando le sue connessioni eccellenti, in particolare con il Vaticano, creando un immenso impero basato sulla frode. Era aiutato da Licio Gelli: partner dei nazisti fuggiti, dei narcotrafficanti e dei regimi militari di estrema destra dell'America Latina. Gelli era a capo della loggia massonica segreta P2. Tra i suoi membri c'erano Sindona e Umberto Ortolani, avvocato e uomo d'affari. Grazie a Ortolani la loggia P2 mise in piedi una rete di contatti all'interno del Vaticano. Roberto Calvi ne era il tesoriere: bancario, truffatore, reciclava denaro sporco per conto della mafia. Sindona e Calvi erano sotto inchiesta negli U.S.A. e in Italia e l'unica cosa che li proteggeva erano i loro contatti con il Vaticano attraverso Marcinkus.

Dopo l'attentato a Giovanni Paolo II, poche persone pregavano per la completa guarigione del Papa con più ardore di Calvi, Marcinkus e Gelli. Nel settembre del 1978 era stato necessario eliminare Papa Luciani: ancora 24 ore e Marcinkus sarebbe diventato un ex direttore di banca. Karol Wojtyla era il sostituto perfetto di Papa Luciani: dall'ottobre del 1978 al 13 maggio 1981 continuò a proteggere e sostenere Marcinkus. Sette giorni dopo l'attentao, Roberto Calvi fu arrestato: risultato di una piccola disattenzione del suo grande protettore Lico Gelli. Calro Calvi iniziò a telefonare a Marcinkus :"Il Vaticano è padrone di se stesso, può offrire spontaneamente informazioni". La risposta di Marcinkus :"Se lo IOR (Istituto per le Opere Religiose) accettasse qualche responsabilità, non sarebbe solo l'immagine del Vaticano a risentirne. Ne risentirebbe anche la vostra, perchè i nostri problemi sono anche i vostri". Il 20 luglio Calvi fu condannato a 4 anni di reclusione e a un'ammenda di 13,7 milioni di dollari. Gli avvocati ricorsero in appello e il banchiere fu liberato su cauzuione. Meno di una settimana dopo il consiglio d'amministrazione del Banco Ambrosiano lo riconfermò all'unanimità presidente dell'istituto e gli tributò una standig ovation. La Banca d'Italia permise a Calvi di ritornare e il governo italiano non fece nulla per prorre fine allo spettacolo straordinario che proproneva un uomo accustao di reati bancari alla direzione di una delle banche più importanti del paese. L'impero bancario di Calvi veniva minacciato dalle sue stessi filiali in Perù e Nicaragua. 

Mentre era in corso il processo a Calvi, Marcinkus ebbe molti incontri con il banchiere (già condannato) che sfociarono nell'ammissione ufficiale da parte della Banca Vaticana che i debiti erano cresciuti di quasi un miliardo di dollari. Si trattava della somma dovuta dalle banche di Calvi in Perù e Nicaragua. I peruviani in particolare erano più preoccupati visto che avevano erogato un prestito di circa 900 milioni di dollari. A questo punto, nel 1981, Marcinkus e Calvi perpetrarono la loro frode più grande. I documenti sarebbero poi divenuti noti con il nome di "lettere di conforto". Scritte su carta intestata dello IOR a Città del Vaticano e recavano la data del I° settembre 1981. Erano indirizzate al Banco Ambrosiano Andino di Lima e al Banco Comercial del gruppo Ambrosiano in Nicaragua. Per ordine di Marcinkus erano firmate da Luigi Mennini e Pellegrino De Strobel e confermavano il controllo diretto o indiretto delle seguenti entità: Manic S.A. Luxembourg, Astolfine S.A. Panama, Nordeurop Establishement Lichtestein, U.T.C. United Trading Corporation Panama, Erin S.A. Panama, Belrose S.A., Strafield S.A. Panama. Confermavano inoltre la consapevolezza del loro indebitamento nei confronti degli istituti peruviani e del Nicaragua. Verso la consociata di Lima l'indebitamento era di 907 milioni di dollari. I rispettivi direttori ora tiravano un sopsiro di sollievo: i debiti erano a carico della Banca Vaticana. Ma erano a conoscenza solo della metà della storia. Esisteva infatti un'altra lettera scritta da Roberto Calvi datata 27 agosto 1981 che però era già nelle mani di Marcinkus prima che questi ammettesse il passivo di un miliardo di dollari gravante sullo IOR. Calvi chiedeva formalmente l'invio delle lettere in cui il Vaticano ammetteva di possedere le società del Lussemburgo, del Lichtestein e di Panama. 

Calvi assicurò il Vaticano che quell'ammissione "non avrebbe implicato responsabilità per lo IOR" e che la Banca Vaticana "non risentirà di alcun danno o perdita in futuro". Quindi la Banca Vaticana fu segretamente assolta dai debiti che stava per riconoscere. Il 28 settembre 1981 Marcinkus fu promosso da Jarol Wojtyla e nominato pro-presidente della Commissione Pontificia per lo Stato di Città del Vaticano: praticamente era il governatore della Santa Sede. Il nuovo ruolo lo elevò ad Arcivescovo. I rapporti sulla corruzione finanziaria che Albino Luciani (Giovanno Paolo I) stava studiando quando morì, furono fatti saprire per ordine del cardinale Villot. Roberto Calvi scoprì dell'esistenza di quelle prove inconfutabili alla fine del 1981. Si trattava del dossier redatto da Vagnozzi. Papa Giovanno Paolo I la sera del 27 settembre 1978 aveva ordinato al suo segretario di Stato il cardinale Villot di allontanare Marcinckus dalla Banca Vaticana il mattino seguente. Poche ore dopo il Papa, in buona salute e non ancora troppo anziano, era morto. Il dossier di Vagnozzi, però, esisteva ancora. Non appena Calvi seppe della sua esistenza tentò subito di impossessarsene. Affidandosi a mediatori ed an un ex senatore, riuscì a scoprire che l'esperto vaticanista Giorgio Di Nunzio ne possedeva una copia che voleva vendere. Calvi contrattò il prezzo da 3 a 1,2 milioni di dollari. 

Alla fine del 1981 la situazione in Polonia era peggiorata e un alto esponente di Solidarnosc venne a Roma per discutere "questioni relative al sindacato". Parlò all'ambasciata americana con un sindacalista italiano, Luigi Scricciolo e con l'ambasciatore americano, il generale Vernon Walters. Durante la visita il generale parlò anche con il Papa. In seguito il Vescovo Paulo Maria Hnilica, emissario personale di Papa Giovanni Paolo II, incontrò Calvi e il risultato fu l'inizio di una operazione segreta finalizzata a portare denaro in Polonia. Calvi e Marcinkus attivarono il piano all'inizio del 1982, successivamente Calvi discusse dell'operazione con l'amico e socio in affari Flavio Carboni. Negli anni seguenti il finanziamento di Solidarnosc, grandissime somme di denaro si persero nel nulla da qualche parte tra l'Italia e la Polonia. Gelli osservò laconicamente :"Se qualcuno vuole ritrovare i miliardi che sono spariti, deve cercarli in Polonia". La moglie di Calvi, Clara, ha dichiarato sotto giuramento che più o meno in quel periodo il Papa concesse al marito un'udienza privata per discutere del problema del debito da un milardo di dollari del Vaticano; secondo Clara, il Papa fece una promessa a Calvi :"Se riuscirà a liberare il Vaticano da questo debito avrà carta bianca per ricostruire le nostre finanze". 

Calvi sapeva benissimo che, pur potendo contare su questo sraordinario benestare che veniva direttamente dal Ponetefice, aveva bisogno del via libera acnhe degli azionisti e la sua posizione era ancor più minacciata dal fatto che il vice presidente del Banco Ambrosiano era dalla parte di chi voleva le riforme. Calvi parlò della situazione a Flavio Carboni. Carboni aveva molti amici e contatti con la malavita romana, tra i quali i due capi Danilo Abbruciati e Ernesto Diotallevi. La mattina del 7 aprile 1982, Rosone uscì dal suo appartamento che era ubicato proprio sopra una filiale del Banco Ambrosiano che, come tutte le banche, ancora all'inizio degli anni '80 era sorvegliata da guardie armate. Rosone esce in strada, un uomo gli si avvicina e inizia a sparare. Rosone, ferito alle gambe, cadde a terra. Le guardie risposero al fuoco e anche l'aggressore cadde a terra. Il suo nome era Danilo Abbruciati. Il giorno dopo il tenato omicidio, Flavio Carboni pagò 530.000 dollari al capo supersite della malavita romana. Un mese dopo, la morsa si strinse ancora attorno a Calvi. Fu obbligato dalla Consob a quotare le sue azioni in Borsa. La quotazione avrebbe reso visibile il denaro del patrimonio del Banco Ambrosiano. Alla fine di maggio la Banca d'Italia scrisse a Calvi e ai suoi direttori, chiedendo al consiglio di amministrazione di rendere conto di tutti i prestiti stranieri del gruppo. Il consiglio mostrò una tardiva e pietosa opposizione a Calvi e, con 11 voti a favore e 3 contrari, decise di soddisfare la richiesta della Banca Centrale. 

Anche Licio Gelli faceva delle richieste a Calvi. Gelli stava contrattando l'acquisto di missili Exocet per aiutare la sua nazione adottiva nel conflitto delle Falkland contro la Gran Bretagna. Gelli era pronto a pagare 4 milioni di dollari per ciascun missile con un ordine minimo di 20. Ora gli servivano urgentemente almeno 80 milioni di dollari. Calvi intravedeva soltanto due modi per sopravvivere: in suo aiuto potevano intervenire il Vaticano o Licio Gelli. Calvi discusse le due alternative con Flavio Carboni (che registrava le conversazioni) e osservò :"Il Vaticano dovrebbe onorare gli impegni presi vendendo parte della ricchezza controllata dall IOR. Si tratta di un patrimonio enorme, che stimo in circa 10 miliardi di dollari. Per aiutare l'Ambrosiano, lo IOR potrebbe iniziare a venderlo in parti da 1 milardo di dollari ciascuna". Roberto Calvi era al corrente praticamente di tutti i segreti finanziari del Vaticano. Per oltre dieci anni era stato l'uomo a cui la Santa Sede si era rivolta per le questioni finanziarie. Quando Albino Luciani divenne pontefice, nel 1978, la ricchezza controllata dalle due sezioni dell'APSA e della Banca Vaticana ammontava ad almeno 3 miliardi di dollari. Ora, all'inizio del 1982, il prudentissimo Roberto Calvi stimava il solo patrimonio dell IOR in 10 milardi di dollari. Quando lo intervistai telefonicamente la sera del 5 giugno 1982, inizialmente Roberto Calvi si dimostrò estremamente calmo. Gli era stato detto che stavo scrivendo un libro sul Vaticano e quando citai la Banca di Venezia mi chiese quale fosse l'argomento principale del libro. Gli dissi :"E' un libro su Papa Giovanni Paolo I, Papa Luciani". L'atteggiamento di Calvi, improvvisamente, cambiò. "Chi ti ha mandato contro di me? Chi ti ha detto di fare questo? Pago sempre io. Pago sempre io. Come fai a conoscere Gelli? Che cosa vuoi? Quanto vuoi?" Protestai dicendo che non avevo mai incontrato Licio Gelli. "Chiunque tu sia non scriverai quel libro. 

Non posso dirti niente. Non chiamarmi più. Mai più". Otto giorni dopo Roberto Calvi fu trovato impiccato sotto il Black Bridge (Ponte dei Frati Neri) di Londra. Nel giro di pochi giorni fu scoperto il buco del Banco Ambrosiano di Milano, un buco di 1,3 miliardi di dollari. Dopo numerose inchieste e indagini successive, almeno due riesumazioni della salma di Calvi e molte altre autopsie, nel febbraio 2003, quasi 21 anni dopo il rinvenimento del corpo, un'indagine giudiziaria a Roma giunse alla conclusione che Roberto Calvi era stato ucciso. Forse entro i prossimi 21 anni anche Flavio Carboni, Pippo Calò e altri saranno processati per l'assassinio dell'uomo cui il Papa voleva concedere il controllo totale delle finanze vaticane. Forse allora potremo conoscere ufficialmente l'identità dell'alto esponente della Santa Sede che era presente quando fu presa la decisione di assassinare Roberto Calvi. Licio Gelli e Umberto Ortolani furono presto tirati in ballo, insieme ad altri, come l'Arcivescovo Paul Marcinkus. Il Vaticano non voleva saperne: era uno stato sovrano. Dichiarò pubblicamente che Marcinkus conosceva Calvi a malapena. La Banca Vaticana non era responsabile della sparizione di una sola lira. La Curia romana rifiutò di accettare gli avvisi di garanzia che il governo italiano provò a mandare non solo a Marcinkus, ma anche ad altri tre esponenti della Banca Vaticana. Nel settembre del 1982 Marcinkus fu sotituito nel suo ruolo di organizzatore e avanguardia nei viaggi internazionali del Pontefice, ma ancora una volta il Papa si rifiutò di allontanarlo dalla Banca e Marcinkus continuò ad esserne il direttore. 

L'inchiesta del Vaticano comprendeva una commissione "obiettiva" composta da "quattro saggi". Due di essi, con la loro presenza, ne invalidarono i risultati. Uno era Philippe de Weck, ex presidente dell'Union de Banques Suisse (USB). De Weck ha ancora legami molto forti con la USB Bank, l'istituto di credito che allora deteneva 55 milioni di dollari rubati a nome di Licio Gelli, oltre 30 milioni di Roberto Calvi e Flavio Carboni e anche 2 milioni a nome dell'amante austriaca di Carboni, Manuela Kleinszig. Philippe de Weck, strettamente legato all'Opus Dei, era l'uomo al centro della truffa degli "aerei in grado di fiutare" e nel corso degli anni '80 aveva raggirato il governo francese promettendo un dispositivo in gradi di "fiutare" petrolio, minerali e sottomarini nucleari. La truffa si ricollegava a una società di Calvi, la Ultrafin. Un altro mebro della commissione era Hermann Abs, direttore della Deutshe Bank dal 1940 al 1945. La Deutsche Bank era la banca dei nazisti per conto della quale Abs era stato fatto tesoriere di Hitler. Abs aveva fatto parte del consiglio di amministrazione della IG Farben. 

Praticamente il banchiere di Hitler avrebbe indagato sulla banca di Dio e questo provocò molte polemiche e richieste di allontanare Abs dalla commissione, richieste che furono ignorate dal Vaticano basandosi sul fatto che Abs non era stato contestato nei dieci anni in cui ricoprì l'incarico per il Vaticano di osservatore all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Hermann Abs rimase in commissione e questa non fu l'ultima volta in cui Karol Wojtyla provocò il risentimento degli ebrei. Come nell'agosto e nell'ottobre del 1978, anche nel novembre del 1982 molti cardinali volevano sapere perchè l'Arcivescovo Marcinkus dirigesse ancora la Banca Vaticana. Il Papa, in un discorso, disse :"La natura esatta di quel rapporto deve essere affrontata con grande prudenza.... è una questione complessa che ora viene valutata in ogni suo aspetto. il Vaticano è pronto a fare tutto ciò che serve per risolvere la questione con l'attenzione rivolta alla rivendicazione di tutta la verità". Questa affermazione non impedì al Papa e ai suoi consiglieri più influenti di continuare a opporsi a ogni sforzo compiuto dal governo italiano e dal suo Ministero della Giustizia per interrogare il presidente della Banca Vaticana, l'Arcivescovo Paul Marcinkus, e i suoi colleghi Luigi Mennini e Pellegrino De Strobel. Tutti e tre erano ricercati dalla magistratura italiana per essere processati, ma vennero protetti per anni dai consiglieri del Papa. 

Nel frattempo lo Squalo, Michele Sindona, l'uomo salutato da Paolo VI come salvatore del Vaticano, dal giugno 1980 stava scontando la condanna a 25 anni di reclusione. Era stato riconosciuto colpevole di 65 capi d'accusa in quello che allora costituiva il più disastroso crollo bancario nella storia degli Stati Uniti. Nel 1984 Sindona fu estradato a Milano per essere processato con l'accusa di bancarotta fraudolenta nonchè dell'omicidio su commissione di Giorgio Ambrosoli. Alla luce della teoria principale su cui si fonda "In nome di Dio", cioè che Papa Giovanni Paolo I sia stato avvelenato, la prima reazione di Sindona alla notizia che sarebbe stato estradato a Milano fu particolarmente interessante. "Se mi ci mandano davvero, se nessuno mi fa fuori prima -ho già sentito dire che qualcuno vuole darmi una tazzina di caffè avvelenato- sosterrò il processo tranquillamente. Dirò tutto". Nel 1985 una corte milanese lo riconobbe colpevole di bancarotta fraudolenta e lo condannò a 15 anni di reclusione. Il 18 marzo 1986 un'altra corte milanese riconobbe Michele Sindona colpevole di aver ordinato l'omicidio di Giorgio Ambrosoli e lo condannò all'ergastolo. Ancor prima di poter ricorrere contro queste due sentenze doveva però essere riportato negli Stati Uniti per scontare la pena residua della condanna iniziale a 25 anni. Resosi conto che sarebbe sicuramente morto in prigione, Sindona, che aveva 66 anni, prese una decisione: avrebbe infranto il giuramento di omertà prestato alla mafia. Avrebbe parlato. Giovedì 20 marzo, dopo aver bevuto il caffè a colazione, urlò :"Mi hanno avvelenato!". 

Morì due giorni dopo, il 22 marzo. L'omicidio di Sindona è il classico esempio del potere della P2. Luigi Mennini, amminastratore delegato della Banca Vaticana fu condannato nel 1984 da una corte milanese a 7 anni di reclusione. Egli restò sotto la protezione del Papa, così come i suoi colleghi dirigenti dello IOR, Marcinkus e Pellegrino De Strobel. Mentre il Santo Padre condannava severamente l'apartheid, la Banca Vaticana prestava in gran segreto 172 milioni di dollari agli organismi ufficiali del regime sudafricano. Licio Gelli, che era ancora in sudamerica, iniziò nel 1982 ad avere problemi con uno dei suoi conti segreti in Svizzera. Ogni volta che tentava di trasferirvi del denaro, il conto non funzionava correttamente. La USB di Ginevra lo informò che avrebbe dovuto presentarsi personalmente. Il 13 settembre 1982 presentò tutta la documentazione richiesta e fu informato che ci sarebbe stato un piccolo ritardo. Dopo pochi minuti fu arrestato. Iniziò la procedura per l'estradizione, ma, come sempre quando era coinvolto un membro della P2, i tempi erano lunghissimi. Nell'estate 1983 Gelli si batteva ancora contro l'estradiozione dalla prigione svizzera di Champ Dollon. Le elezioni in Italia erano molto vicine e l'indagine parlamentare sulla P2 fu sospesa, permettendo ai democristiani di mettere in campo tra i candidati, alcuni membri della setta massonica. Quando la notizia dell'arresto di Gelli arrivò in Argentina, l'ammiraglio Emilio Massera, membro della giunta locale in carica, osservò :"Il signor Gelli ha reso un servizio preziossissimo all'Argentina. 

La nazione ha molti motivi per ringraziarlo e gli sarà sempre debitrice". L'ammiraglio Massera, come il generale Carols Suarez Mason, comandante dell'esercito, come l'organizzatore delle squadre della morte argentine, Josè Lopez Rega, era un membro della sezione argentina della P2. In Uruguay, tra i mebri della P2 compariva l'ex comandante in capo delle forze armate, il generale Gregorio Alvarez. Il 10 agosto 1983 quelli che in Italia convinti che Tina Anselmi stesse solamente tentando di guadagnarsi voti prima delle elezioni, ricevettero un duro colpo. Champ Dollon aveva un detenuto in meno del giorno precedente: Licio Gelli era evaso. Nove anni dopo l'evasione di Gelli, le autorità svizzere approvarono la richiesta italiana di estradizione. Le elezioni italiane, nel giugno 1983, portarono alla nomina a Primo Ministro del signor Bettino Craxi, uno dei molti beneficiari della generosità di Calvi, che, informato dell'evasione di Gelli, aveva dichiarato :"La fuga di Gelli conferma che il Grande Maestro ha una rete di amici potenti". Mentre avveniva tutto questo -gli omicidi, gli arresti, le sanzioni, le cacce all'uomo, il martellamento dei media- i tre uomini del Vaticano rimasero al loro posto e continuarono a far soldi per il Papa. 

Quando svanì la minaccia dell'arresto, il Cardinale Casaroli potè finalmente velocizzare i suoi prolungati negoziati con il governo italiano in merito alla revisione dei Patti Lateranensi. Il Segretario di Stato fu fnalmente messo in condizione di allontanare Marcinkus. Contattò cinque laici: un italiano, uno svizzero, un americano, un tedesco e uno spagnolo. L'italiano, il professor Angelo Caloia, fu eletto presidente dello IOR e subentrò a Mrcinkus. Il Papa nominò una commissione di cinque cardinali, per assicurarsi che gli esperti laici non violassero alcuno dei nuovi statuti relativi alla Banca Vaticana. A fare da ponte tra gli esperti e i cardinali fu posto un relitto dell'era di Marcinkus, il segretario dello IOR Monsignor Donato de Bonis. Il nuovo mondo dello IOR partiva in modo tutt'altro che glorioso. Il nuovo consiglio di amminastrazione si riunì per la prima volta nel giugno 1989, eppure Marcinkus in pratica continuò a gestire la Banca fino al marzo 1990. Il ritardo fu in parte dovuto al fatto che il Papa, in realtà, voleva promuovere Marcinkus dal suo posto di vice governatore a governatore di Città del Vaticano. 

Nel dicembre del 1990 Marcinkus diede ufficialmente le dimissioni da vice governatore e annunciò che non sarebbe ritornato nel suo luogo d'origine, Chicago, ma avrebbe cercato il clima più mite di Phoenix in Arizona. "Dopo essere stati 40 anni a Roma, il sangue si annacqua". Dei cinque esperti bancari almeno tre erano considerati "vicini" all'Opus Dei: Angelo Caloia, il nuovo presidente, il banchiere spagnolo Sanchez Asiain e quello svizzero, Philippe de Weck. Tra i cinque cardinali incaricati della supervisione, l'Opus Dei era rappresentao da Sua Eminenza Eduardo Martinez Somalo. Il Papa chiamò il Cardinale Edmund Szoka come nuovo presidente della Prefettura per gli Affari Econimici della Santa Sede, il revisore dei conti interno al Vaticano. Veniva ignorata, ancora una volta, una richiesta avanzata dai cattolici di molte nazioni fin dalla metà degli anni '80, cioè la pubblicazione dei bilanci. 

Nel 1990 Carlo Sama, amminastratore delegato del gigante della chimica Montedison, sposò una dei suoi proprietari, Alessandra Ferruzzi. Alessandra era figlia di Serafino Ferruzzi, il patriarca che aveva costruito un'impresa plurimiliardaria nell'industria di cereali. Dopo la morte di Serafino, l'impresa era controllata dal genero Raul Gardini, da Alessandra, da suo fratello e dalle sue due sorelle. Il gruppo Ferruzzi era secondo solo alla dinastia Agnelli della Fiat. Tre anni prima, nel 1987, il gruppo aveva sconvolto il mondo degli affari italiano aggiudicandosi il controllo della Montedison. L'acquisizione, che aveva comportato un esborso di 2 milardi di dollari, era stata tutt'altro che amichevole: la dirigenza Montedison era apertamente ostile all'affare come molti politici italiani. Probabilmente solo grazie a bustarelle, fondi neri e contentini vari, l'opposizione si dissolse e l'acquisizione potè procedere. 

Quindi, nel 1988, Raul Gardini architettò un colpo ancor più spettacolare: la fusione con l'ENI. Gardini e i Ferruzzi usarono la fusione per creare l'ENIMONT, un'impresa multinazionale. Tra il 1988 e il 1993 la Montedison nascondeva al tempo stesso perdite e tangenti. Le perdite ammontavano almeno a 398 milioni di dollari, le tangenti ad almeno 300 milioni. Alla fine del 1990 Raul Gardini e suoi colleghi della Montedison avevano disperatemente bisogno di reciclare denaro. I rapporti con l'ENI si erano fatti molto tesi, tuttavia il suo direttore generale, Gabriele Cagliari, acconsentì alla proposta che l'ENI acquistasse il 40% dell'ENIMONT, di prprietà della Montedison, per 2,5 miliardi di dollari, una somma ben superiore al suo valore reale. Per assicurarsi che il passaggio si concludesse in sicurezza, sarebbero servite tangenti per partiti politici, bancari, funzionari statali, finanzieri, dirigenti, avvocati. Carlo Sama aveva amici e contatti ovunque. Uno di essi, Luigi Bisignani, aveva fatto sì che il matrimonio del 1990 fosse calebrato da Monsignor Donato de Bonis, l'unico alto esponente della Banca Vaticana sopravvissuto a Marcinkus. Quando Sama lasciò intendere che avrebbe gradito un conto presso la Banca Vaticana, Bisignani lo accontentò. Bisignani trovava anche il tempo per sfruttare la propria appartenenza alla P2, riciclando miliardi attraverso lo IOR. Il 13 dicembre 1990, nell'era post-Marcinkus che si supponeva priva di corruzione, si verificò una di queste transazioni per un valore di 2,5 miliardi di dollari in titoli del Tesoro italiano, che costituiva una parte della mazzetta pagata a Domenico Bonifaci per favorire l'affare ENIMONT. 

Bonifaci non era una fondazione religiosa requisito necessario per avere un conto presso l'Istituto per le Opere Religiose. Nel 1991 Carlo Sama, insieme alla moglie Alessandra e al finazniere Sergio Cusani, si recò presso la Banca Vaticana, dove lo aspettava Monsignor Donato de Bonis. Era presente anche Luigi Bisignani. La coppia voleva aprire un conto intestato ad una fondazione religiosa che avrebbe preso il nome di San Serafino, in onore del fondatore del gruppo Ferruzzi. Tra il 1991 e la metà del 1992 furono versati su quel conto oltre 100 miolioni di dollari. Tutti i soldi finirono su tre conti esteri, due in Svizzera e uno in Lussemburgo, dove furono convertiti in titoli di stato iataliani. Luigi Bisignani, per il suo lavoro di postino, era ricompensato molto bene: circa 4 miliardi di lire in titoli del Tesoro. Anche Carlo Sama fu remunarato in modo generoso: ricevette tra i 2 e i 3 miliardi di lire. Politici di ogni schieramento, industrali, giornalisti, bancari, broker: la lista dei vincitori di questa particolare lotteria sembravano infiniti. L'unico ente religioso che trasse vantaggio diretto dalla lotteria fu proprio lo IOR. C'erano "tariffe di conversione" e "percentuali concordate" che venivano "trattenute dall'Istituzione (la Banca) per le opere di carità". Quest'informazione fu fornita dal Cardinale Rosario Castillo Lara, allora presidente della commissione cardinalizia che controllava lo IOR. Il Cardinale osservava che il Vaticano era stato "usato per un'operazione strumentale, della quale non conosciamo lo scopo". Negò che la Banca avesse chiesto ai tre devoti che avevano creato il conto di San Serafino una commisiione del 13%. Una simile commssione sarebbe ammontata a circa 10 miliardi di lire. Il Cardinale disse :"Sarebbe assurdo che per scambiare titoli venisse pagata una commissione del 13% Avrebbero potuto effettuare lo scambio da qualsiasi altre parte senza pagare così tanto". 

Ma non se dovevano raciclare oltre 100 milioni di dollari con opreazioni bancarie in uno stato indipendente sull'altra sponda del Tevere. Alla fine vennero accusate 127 perosne, ma Monsignor Donato de Bonis continuò a lavorare presso lo IOR fino al 25 marzo 1992. Nel marzo 1992 De Bonis fu allontanato senza clamore. Ricomparve domenica 24 aprile dell'anno seguente nella Chiesa di Santa Maria della Fiducia come vescovo appena ordinato, ricevendo così quella che molte fonti vaticane hanno descritto come "la sua giusta ricompensa per aver accettato il ruolo di capro espiatorio nello scandalo Enimont". La predica di De Bonis strappò ai vescovi e cardinali applausi scroscianti per Giulio Andreotti, che era presente tra i fedeli. Il Vescovo lodò Andreotti per aver salvato la Banca Vaticana dalla rovina assoluta "nei giorni bui che sono seguiti allo scandalo dell'Ambrosiano e di Calvi". Gli sviluppi di questa vicenda portarono a un rinnovamento nello IOR. Il suo primo presidente, Angelo Caloia, e i suoi colleghi accettarono di collaborare coi magistrati italiani che svolgevano le indagini. Il Vaticano non restituì mai nulla della donazione di 7 milioni di dollari ricevuta dalla Fondazione. In effetti, soltanto una piccola percentuale dei 100 milioni fu recuperata: il resto rimase nelle mani di molti cittadini italiani corrotti. Sergio Cusani, uno dei tre devoti titolari dei conti, scontò quattro anni di reclusione. I due uomini che avevano preparato l'affare ENIMONT si suicidarono entrambi. Calgliari si soffocò con un sacchetto di plastica e tre giorni dopo Gardini si sparò. Il messaggio che fu trovato vicino al suo copro era composto da una sola parola :"Grazie". 

Il Cardinale Sasimir Szoka di Detriot, nuovo presidente della Prefettura per gli Affari Economici della Santa Sede, invocò il canone 1271 del Codice di Diritto Canonico pubblicato per la prima volta nel 1983 :"I Vescovi, in ragione del vincolo di unità e di carità, secondo le disponibilità della propria diocesi, contribuiscano a procurare i mezzi di cui la Sede Apostolica, secondo le condizioni dei tempi, necessita per essere in grado di esercitare in modo appropriato il suo servizio alla Chiesa universale". Per assicurarsi che l'assemblea dei cardinali recepisse il messaggio citò anche il canone 1260 :"La Chiesa al il diritto di richiedere ai fedeli quanto le è necessario per le finalità sue proprie". Egli rivelò anche che il deficit previsto per il 1991 era di 90 milioni di dollari. Sarebbe stato l'ultimo anno della decade in cui i libri contabili vaticani registravano passività tanto pesanti. Tra il 1990 e il 2000 questa fonte di reddito triplicò, fino a raggiungere i 22 milioni di dollari all'anno a cui si dovevano aggiungere la partecipazione alle straordinarie entrate annue che la Chiesa tedesca percepiva dallo stato e (dopo il 1993) anche quelle della Chiesa italiana. Nel 1984 un'ingegnosa rigoneziazione dei Patti Lateranensi tra il Segretario di Stato Cardinale Casaroli e il Presidente del Consiglio Craxi si rivelò fruttuosa. Con il nuovo accordo veniva eliminato il concetto di religione di Stato e ne fu introdotto un altro per permettere ai contribuenti italiani di scgeliere sul modulo della dichirazione dei redditi se destinare l'8 per 1000 delle tasse pagate a un ente religioso o allo stato. Durante i tre anni successivi i contributi a favore della Chiesa furuono tenuti stabili alla cifra del 1989: 406 miliardi di lire. Poi il jackpot iniziò a salire grazie ai contribuenti italiani. Nel 2000 la Chiesa cattolica ricevette dall'Italia 1500 miliardi di lire. 

Nel tentativo di salvare la reputazione della Banca Vaticana, Philippe De Weck e gli altri dirigenti nominarono dei revisori dei conti esterni. De Weck insistè sul fatto che la società scelta non deoveva essere italiana e non doveva avere una reputazione compromessa. Fu scelta la Revisuisse di Zurigo, che faceva parte della Price Waterhouse. I bilianci del 1995 e del 1996 furono certificati dalla Price Waterhouse, con l'epressione consacrata 'standard giusti e veramente internazionali'. Ora lo IOR vedeva aumentare di anno in anno i propri profitti e da quel momento è divenuto un istituto di credito certificato. La scelta della Price Waterhouse come revisore dei conti era bizzarra. Durante gli anni '90 era una delle otto più grandi imprese del mondo nel settore della contabilità. Uno dei suoi contratti più vantaggiosi era quello con la Bank of Credit and Commerce International - BCCI. Nel 1986 divenne responsabile dei conti di tutte le infrastrutture internaziona della BCCI che tra i reati contava truffe da miliardi dollari, ricilclaggio di denaro sporco in Europa, Africa, Asia e America, la corruzione delle autorià, il sostegno al terrorismo, il traffico di armi e la vendita di tecnologie nucleari, lo sfruttamento della prstituzione, il contrabbando e l'immigrazione clandestina, l'acquisto illecito di banche e di proprietà immobiliari e una panoplia di reati finanziari limitati soltanto all'immaginazione dei suoi operatori e dei sui clienti. 

Proprio mentre i revisori dei conti della Price Waterhouse entravano in Vaticano, venivano citati dalla Montedison per negligenza e per non aver effettuato gli adeguati controlli sui conti della società per il periodo compreso tra il 1983 e il 1992. Due mesi dopo l'inizio di quell'azione legale Ferruzzi ne intraprese una simile contro la Price Waterhouse. Le richieste di risarcimento, che comlessivamente superavano il milardo di dollari, furono soddisfatte dalla Price Waterhouse nel 1996 con il pagamento di 33,68 milioni di dollari. Nel frattempo sotto il naso della Price Waterhouse, la mafia continuò a riciclare atrraverso lo IOR i suoi profitti derivanti dal traffico di droga e i mebri ricchi e potenti della società italiana continuarono a usare l'istituto per evedere il fisco e nascondere profitti ottenuti illegalmente. Mentre ogni anno venivano richieste alle diocesi contributi smpre maggiori, il Papa gurdava anche nel giardino di casa: creò l'equivalente italiano dell'American Papal Foundation, un'organizzazione di cattolici ricchi e di successo che erano stati convinti a contribuire ai bisogni econimici della Santa Sede. Nel primo anno di vita, il 1993, la fondazione italiana elargì al Vaticano 5 miliari di lire.

E con questo abbiamo finito il riassunto del capitolo. Voglio aggiungere una cosa: pochissimi giorni fa ho visto il tedesco vestito di bianco (il Papa) fare visita non so dove. Quello che so è che è sceso dall'aereo e a stretto le mani a Silvio Berlusconi.....cazzo, una visione da starci male la notte. Comunque non era questo ciò che volevo dire. Quello che volevo dire è che il Papa (il tedesco vestito di bianco) è sceso da un aereo con scritto sulla fusoliera "Repubblica Italiana". Anche i viaggetti in aereo dobbiamo pagare al Vaticano. Giustamente, essendo "Stato di Città del Vaticano", la Repubblica Italiana gli paga l'aereo. 

LIBRI OPUS DEI: LINK

Vaticano S.p.a.
Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa.

* Autore: Gianluigi Nuzzi Si ha la sensazione netta che ci si trovi di fronte, tutti, a un potenziale esplosivo inaudito, che deve essere doverosamente portato a conoscenza delle più alte autorità.”Lettera riservata di Angelo Caloia, presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior, al segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano.

Spericolate operazioni finanziarie mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza. La storia raccontata in questo libro è totalmente inedita. Parte da un archivio immenso, custodito in Svizzera e da oggi accessibile a tutti. Circa quattromila documenti. Lettere, relazioni riservate, bilanci, verbali, bonifici. La finanza del Vaticano come non è stata mai raccontata.

Tutto grazie all’archivio di monsignor Renato Dardozzi (1922-2003), tra le figure più importanti nella gestione dello Ior fino alla fine degli anni Novanta. Sembrava una storia conclusa con gli scandali degli anni Ottanta. Con Marcinkus, Sindona e Calvi. Invece tutto ritorna. Dopo la fuoriuscita di Marcinkus dalla Banca del Papa, parte un nuovo e sofisticatissimo sistema di conti cifrati nei quali transitano centinaia di miliardi di lire. L’artefice è monsignor Donato de Bonis. Conti intestati a banchieri, imprenditori, immobiliaristi, politici tuttora di primo piano, compreso Omissis, nome in codice che sta per Giulio Andreotti.

I soldi di Tangentopoli (la maxitangente Enimont) sono passati dalla Banca vaticana: titoli di Stato scambiati per riciclare denaro sporco. Depositi che raccolgono i soldi lasciati dai fedeli per le Sante messe trasferiti in conti personali, con le più abili alchimie finanziarie.

Lo Ior ha funzionato come una banca nella banca. Una vera e propria “lavanderia” nel centro di Roma, utilizzata anche dalla mafia e per spregiudicate avventure politiche. Un paradiso fiscale che non risponde ad alcuna legislazione diversa da quella dello Stato del Vaticano. Tutto in nome di Dio.

LIBRO VATICANO S.P.A: LINK