E' tempo di Scegliere!

Freedom or Fascism

ALLORA,VOGLIAMO “CAMBIARE IL MONDO”? OKAY…

Fate ciò che sapete che è giusto fare…e non ciò che pensate sia giusto per voi al momento
Salve a tutti,visto quanto ho rivelato negli ultimi vent’anni sulla condizione del mondo,
è ovvio porsi la seguente domanda: “Allora, cosa possiamo fare?”. Oggi vi dirò qual è il mio punto di vista e, naturalmente, starà a voi scegliere come agire. Non intendo dire alle persone cosa fare e come comportarsi, perché sono loro a dover decidere, non io o chiunque altro. Ma ci sono alcuni aspetti da considerare, che si possono riassumere citando Albert Einstein:

“Nessun problema può essere risolto con lo stesso livello di consapevolezza che l’ha creato”.

Ci sono varie interpretazioni della frase pronunciata da Einstein, ma questa le racchiude tutte. In breve, i problemi che vediamo in questo mondo – questa realtà – non possono essere sanati dallo stesso genere di pensiero – o senso della realtà – che li ha creati.
Perché? Perché il “mondo” è un riflesso di quel “pensiero” e se il “pensiero” non cambia, neppure il suo riflesso – il “mondo” – può cambiare. I manipolatori lo sanno, e quindi offrono e incoraggiano consapevolmente e di continuo “soluzioni” che non fanno altro che aggravare i problemi, oltre a crearne sempre di più.

Così seguitiamo a girare in tondo, proprio come deve essere, perché la giostra globale è per l’appunto una manifestazione dei processi di pensiero individuali e collettivi che si ripetono in continuazione, senza sosta. Come dice il proverbio:

“Se fai ciò che hai sempre fatto, otterrai ciò che hai sempre ottenuto”. In altre parole:
se pensi ciò che hai sempre pensato, creerai ciò che hai sempre creato.

“Non è grandioso? Alla fine stiamo arrivando da qualche parte…!”. Quindi, per innescare una qualunque trasformazione della realtà, è necessario un cambiamento nella coscienza. Per opporvi alle ingiustizie potete organizzare ogni genere di gruppo che desideriate, indire tutti gli incontri pubblici che volete, produrre un mucchio di resoconti e verbali e promuovere cortei per le strade della città. Ma se non sarà la coscienza stessa a cambiare,
non avverrà alcun cambiamento.

Ho osservato molti dei gruppi impegnati a cambiare il sistema o a rivelarne le manipolazioni e la corruzione. Tra questi ci sono anche la “sinistra” politica ed elementi significativi del “Movimento per la verità sull’11 settembre”, che cerca di smascherare la versione ufficiale dei fatti mostrandone l’insensatezza.

Ma spessissimo mi accorgo che si tratta dello stesso sistema di pensiero che ha creato un’ingiustizia, e che qui appare “ri-confezionato” sotto un altro nome, un’altra bandiera o un altro slogan. La “destra” e la “sinistra” politiche in realtà pensano e agiscono allo stesso modo – ad essere diversa, e neppure tanto spesso, è soltanto la loro retorica.

Questa settimana sono stato intervistato da alcuni membri del gruppo irlandese per la “Verità sull’11 settembre”, ed è stato un vero piacere, perché queste persone hanno compreso che nulla può cambiare se la coscienza non si espande; tuttavia, molti all’interno dello stesso movimento e, in generale, persino i ricercatori della cospirazione, sono rimasti intrappolati in quel circolo che si ripete all’infinito – cercare di risolvere i problemi con lo stesso livello di consapevolezza che li ha creati.

Numeri e colori sono differenti, ma il meccanismo è lo stesso. E la “Casa” – il sistema – alla fine vince sempre, perché è proprio il sistema a controllare il meccanismo.

È triste vedere come i movimenti per il “cambiamento” vengano sabotati dalle menti pensanti all’interno del sistema, e quanto spesso costoro emarginino e bandiscano chi nel loro stesso ambito ha una diversa e più ampia visione della realtà. Ma le cose stanno cambiando, anche se non così rapidamente come vorremmo.

Uno degli aspetti caratteristici del modo di pensare all’interno del sistema consiste nel considerare i problemi, e quindi le soluzioni, in termini di complessità. Il sistema ama la complessità, perché intrappola la mente nella fusione e, di conseguenza, nell’inerzia. 

“I problemi sono troppo grandi, e noi non possiamo fare niente”.

La mente, o ciò che io chiamo “coscienza corporea”, è imprigionata nella complessità, ma la coscienza espansa assume un punto d’osservazione da cui è in grado di vedere l’ovvio – ciò che in apparenza è complesso, in realtà è molto semplice. Per me, il vero genio sta nel vedere la semplicità in ciò che è complicato, e la coscienza corporea, o “mente”, può dimostrarsi davvero stupida al riguardo. È come se avesse un “filtro per la semplicità” e non riuscisse a vedere la foresta per via dei ramoscelli.

Ecco un esempio di ciò che intendo: Qual è il nostro modo di risolvere il problema di tutte queste guerre e conflitti, e di tutta la sofferenza, la povertà e le lotte politiche?

Così risponde la coscienza corporea: “Ci vogliono conferenze diplomatiche, votazioni all’ONU, bisogna inviare ancora più truppe, avere altri summit dei G8 e cortei per le strade”.
Invece, la risposta della coscienza superiore è: “Dobbiamo amarci l’un l’altro”. No, non si tratta di una banale battuta presa da un seminario di New Age, ma di una verità fondamentale da cui deriva tutto il resto. I pensatori del sistema osservano ogni cosa da una prospettiva distorta.

Essi considerano la complessità della società come l’obiettivo su cui concentrarsi
per apportare dei “cambiamenti”, quando invece la complessità è un sintomo, e non la causa. È un’espressione dei valori su cui la società si fonda, e se i valori sono difettosi e complicati, così sarà la loro espressione. Quali sono dunque questi “valori” che hanno creato il mondo ingiusto e complesso che sperimentiamo ogni giorno? Fondamentalmente, il pensare solo a se stessi – l’“io”. Cosa mi devo aspettare? Che effetto avrà questa cosa
su di me? Cosa ne posso ricavare? E così via, di continuo.

Naturalmente, tutto ciò crea per forza complessità, dal momento che esistono
più di sei miliardi di “io”, e gran parte di essi (ma certo non la loro totalità), si è bevuta la leggenda che la vita riguarda “me, me e ancora me”. La complessità trae origine dall’avere a che fare con miliardi di individui che continuano a servire l’“io” e tutte le leggi, le organizzazioni e i sistemi che ne derivano. L’ossessione degli esseri umani per l’“io” assume infinite forme, tra cui “devo fare qualunque cosa sia necessaria per ottenere quel che voglio, noi come Paese dobbiamo fare qualunque cosa sia necessaria per servire i ‘nostri interessi’ (vedi “interessi americani”, “interessi britannici” ecc.), io devo fare
qualunque cosa sia necessaria per imporre le mie convinzioni, religiose e non, su chiunque altro. Me, me, me, io, io, io”.

Prendete anche solo quest’ultimo paragrafo e potrete accorgervi di come quei “valori”, quegli “atteggiamenti”, non possano far altro che tradursi in conflitti, guerre, ingiustizie, imposizioni e divisioni. E non potrebbe essere altrimenti, dato che le fondamenta su cui si erge la nostra società, tanto per cominciare, sono fatte di tale indifferenza ed egocentrismo. E, “valori” basati sull’indifferenza = complessità basata sull’indifferenza: un “mondo folle”.

Ecco perché quando diamo una chance all’amore, la pace avrà cura di se stessa. 

All you need is love. 

Tutto ciò di cui avete bisogno è amore.

Amore: il linguaggio universale Oh, sì, già sento qualcuno che si lamenta – “Non ci si sfama, con l’amore e l’amore non serve a niente quando hai davanti uno con un fucile”. Beh, prima di tutto, un numero incredibilmente elevato di persone su questo pianeta non mangia a causa dell’assenza d’amore, ed è proprio per la stessa ragione che “quello che hai davanti” impugna un mitragliatore AK47. Non sto dicendo di sedersi in cerchio, cantare “l’amore è la risposta”, e tutto andrà bene. L’amore, nel suo vero e infinito significato, non è qualcosa per attirare le folle, e neppure una specie di inerte concetto esoterico. L’amore
è il potere ultimo di ogni esistenza, ed è lì perché tutti possano connettersi ad esso ed esprimerlo nell’esperienza quotidiana, ogni volta che si sceglie di farlo. La cosa tragica è che invece noi non scegliamo, e proprio per questo motivo abbiamo un mondo del genere.
Non abbiamo fatto altro che sperimentare l’odio e l’io, l’io, l’io, e non funziona un cavolo – guardate un po’ cosa abbiamo “creato” con questo sistema…

E quindi l’amore non sarebbe la risposta, quando invece è proprio l’assenza d’amore la causa di tutto questo? Se vogliamo che questa esperienza rimanga confinata nei libri di storia dei nostri figli e nipoti e ricordata solo come un passato folle e brutale che ormai
non esiste più, allora dobbiamo diventare consapevoli e crescere.

No, non diventare repubblicani o democratici, laburisti o conservatori, di destra o di sinistra, bianchi o neri, cristiani o induisti, musulmani o ebrei. Diventare consapevoli. Le parole che trasformeranno questa realtà, grazie a tutto ciò che scaturirà da esse, sono due: amore e rispetto. E, naturalmente, il rispetto è comunque insito nell’amore.

Tali valori sono anime gemelle della coscienza risvegliata, e trasformeranno la balla della divisione e del conflitto nel paradiso destinato ad esistere. Il paradiso non è una “località”; è uno stato dell’essere che trascende ogni luogo, razza ed espressione dell’Infinito.

Posto in termini pratici, significa: fare ciò che sapete che è giusto, e non ciò che pensate sia giusto per voi in quel momento. Quando utilizzo la parola “giusto” non mi riferisco al cavallo “giusto” su cui puntare o la “giusta” società in cui investire. Per “giusto” intendo il centro del cuore. Qual è il giusto corso delle cose, secondo il vostro cuore? E non prendiamoci in giro dicendo a noi stessi di non sapere ciò che il cuore ci sta comunicando.

Certo che lo sappiamo, è solo che i suoi bisogni più urgenti vengono ignorati perché la testa ci dice: “Quali saranno le conseguenze, per me?”. Il sistema vuole che ci identifichiamo con l’“io corporeo”, che deve avere la precedenza su tutto. L’amore, invece, ci spinge a renderci conto che noi siamo Uno e che quindi il bene superiore e il bene “individuale” sono indivisibili. Ciò che è giusto, è giusto per noi anche in quel momento, cosa che abbiamo perso di vista perché la nostra prospettiva è stata distorta allo scopo di
farci dimenticare chi siamo – il Tutto, e non una piccola parte insignificante.

Immaginate quale trasformazione della vita quotidiana emergerebbe dai valori insiti nell’amore e dal fare ciò che sappiamo essere giusto, e non ciò che pensiamo sia giusto per noi. La disonestà e l’ingiustizia svanirebbero e così anche i conflitti, le guerre e gli abusi di potere.

Talvolta sarà giusto difendervi dall’ingiustizia e mantenere il vostro punto di vista in nome dell’equità. Altre volte sarà giusto che abbandoniate la vostra posizione e i vostri desideri perché qualcun altro possa beneficiare di equità e giustizia. La domanda dovrebbe essere: Cos’è giusto? E non come oggi spesso accade:

“Cos’è giusto per me? Cosa ne posso ricavare? Quali saranno le conseguenze
per la mia persona?”. Quando si fa ciò che è giusto in nome della giustizia e quando la sola cosa che si chiede è un bene più grande, non c’è bisogno di tutto questo chiacchiericcio interiore.

Come possono esserci senzatetto, affamati, persone che vengono bombardate o abusate, in un mondo d’amore dove tutti fanno soltanto ciò che sanno essere giusto? In quale modo si crea un mondo del genere? Diventando consapevoli. Questo vero e proprio stato dell’essere – fare ciò che si sa che è giusto e onesto – apre i canali ad una consapevolezza superiore, perché questi sono i suoi valori. L’energia che l’intenzione reca con sé spezza l’involucro aurico della consapevolezza corporea e ci libera dai “valori” del sistema, ideati per renderci schiavi dell’io, io, io.

L’amore e il rispetto possono regalarci un mondo in cui mi piacerebbe vivere… un mondo in cui ognuno può fare ciò che desidera, a condizione di non imporlo agli altri. Punti di vista e stili di vita differenti possono convivere in armonia, purché amore e rispetto ne mantengano l’equilibrio. Così vedremo rispettato il nostro diritto di fare ed essere ciò che scegliamo, al tempo stesso riconoscendo agli altri i medesimi diritti e ponendo fine
alla complessità che oggi ci opprime. Non ci servono leggi, quando abbiamo il livello di amore e rispetto di cui parlo. Non ci servono leggi che dicano che non possiamo uccidere, perché una cosa del genere diventerebbe non solo inattuabile, ma persino impensabile.

Lo stesso dicasi per gli abusi sui bambini, sull’ambiente e via dicendo. L’amore e il rispetto non hanno bisogno di leggi perché sono in grado di auto- gestirsi, e lo fanno grazie a voi. Ma, al livello odierno di coscienza collettiva, è possibile mettere in atto anche uno soltanto di tali proponimenti? No di certo. “Nessun problema può essere risolto con lo stesso livello di consapevolezza che l’ha creato”. Così come una realtà non può essere trasformata dallo stesso livello di consapevolezza che l’ha resa schiava.

Deve avvenire un mutamento nella coscienza, un risveglio verso un nuovo punto d’osservazione, oltre le dimensioni del “me”, del “mio”, e dell’“io”. Ma ci stiamo arrivando, oh, se ci stiamo arrivando, e se non sarò ancora qui per vederne la piena realizzazione, ci riusciranno i miei figli e i miei nipoti. La nascita di questo mutamento, insieme al trapasso della vecchia realtà, sa-

rà estremamente dolorosa; talvolta, per alcuni, quasi schiacciante, ma alla fine
ne sarà valsa la pena. Per tutti noi, la sfida più grande in questo momento di transizione consiste non soltanto nel parlare, ma anche nel mettere in pratica ciò che diciamo.
Come esseri umani abbiamo sviluppato un mirabile dono per l’auto-illusione e siamo semplicemente geniali nel convincerci che ciò che crediamo sia giusto per noi è anche giusto per il bene universale. È giunto il momento di essere onesti con noi stessi.

Risvegliarsi al potere dell’amore è una cosa – esprimerlo, quando la sua realtà va in contrasto con la realtà corporea, è un’altra. Soltanto quando affronteremo la scelta tra ciò che sappiamo essere giusto e ciò che pensiamo sia giusto per noi in quel dato momento, potremo confermare se l’amore è la nostra guida, e non soltanto uno slogan che va proclamato ma non messo in atto. E comunque dobbiamo affrontare scelte del genere tutto il giorno, tutti i giorni, quindi lo sapremo presto, vero?

RELIGIONE,“ISTRUZIONE”, GUERRA E OCCIDENTALIZZAZIONE…
COME GLI ILLUMINATI HANNO CONQUISTATO L’ORIENTE

Salve a tutti…
Sono appena tornato da un giro di conferenze in Giappone che ha riscosso molto successo, e ho avuto alcune interessanti conversazioni sugli Illuminati e sull’assoggettamento della cultura e del sapere orientali. Ancora una volta, ecco rivelarsi l’ormai familiare modello di conquista globale che ha abbracciato così tanti secoli, e che in questi primi anni del 21° secolo sta giungendo alla piena e programmata realizzazione. Così come in tutto il resto del mondo, anche in Giappone ho ritrovato lo stesso schema, a
partire nientemeno che dai Gesuiti, che nel 16° secolo tentarono di infiltrarsi
nella cultura tradizionale di quel popolo. L’Ordine dei Gesuiti è un’operazione fascista che si cela dietro la maschera del “Cristianesimo”, mentre in realtà è un’elitaria società segreta all’interno della rete degli Illuminati. In tutte le organizzazioni degli Illuminati esistono
due tipi distinti di gerarchia – quella che appare agli occhi del pubblico
e l’altra che agisce nell’ombra e detiene il vero potere. 

Questo principio si applica anche alla Chiesa Cattolica, che altro non è se non la Chiesa di Babilonia rilocata altrove. Ho già descritto dettagliatamente il modo in cui le credenze, i rituali e i simboli della Chiesa di Babilonia (l’odierno Iraq) vennero semplicemente riciclati sotto altro nome quando le stirpi degli Illuminati si stabilirono a Roma. Non a caso il simbolo dell’Ordine dei Gesuiti è il Sole.

La gerarchia “di facciata” sostiene di promuovere il Cristianesimo, la religione di Stato di Roma introdotta come tale da Cesare Flavio Costantino, o “Costantino il Grande”, veneratore del sole, il quale impose la dottrina a cui i cristiani devono tuttora credere durante il Concilio di Nicea (vedi anche Nicaea), nel 325 d.C. Fu in quell’occasione che i vescovi cristiani, dietro co-mando di Costantino, risolsero l’insidioso quesito di chi fosse realmente “Gesù Cristo”.

Davvero ingegnoso da parte loro. Tra enormi conflitti e inimicizie essi compilarono il Credo Niceno, con cui vennero imposte le credenze che ancor oggi costituiscono le fondamenta del Cristianesimo. Il Credo includeva anche la versione “definitiva” di ciò che è “Gesù Cristo”: [Noi] crediamo in un solo Signore, Gesù Cristo unigenito Figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, e non creato, dalla stessa sostanza del Padre.

Tutte queste verbose e complicate descrizioni (che alla fine non dicevano nulla) di Gesù e della “sua” religione erano un po’ come le leggi pubbliche, che così spesso vengono stilate utilizzando un gergo astruso per rendere più difficile il loro vero significato.

Nel caso del Credo Niceno, l’intento era quello di occultare il fatto che il “nuovo” Cristianesimo non era altro che il vecchio culto babilonese del dio e della dea Sole. L’élite più ristretta ne era a conoscenza, naturalmente – e non voleva che le masse lo sapessero. 

Come per tutte le religioni, anche nel Cristianesimo esiste una pubblica facciata sotto forma di chiese e uomini in abito talare, e il “santuario” segreto che conosce tutto questo è soltanto una truffa e segue la “pura” religione satanica di Babilonia. In verità, la forza di controllo che si cela dietro il Cristianesimo non è affatto una religione. È una rete di società segrete che prese vita dal travisamento della progredita conoscenza esoterica insegnata nelle antiche Scuole Misteriche.

Alla congregazione esterna della Chiesa Cattolica viene detto di prendere la Bibbia alla lettera, mentre gli adepti sanno che gran parte di essa è la rappresentazione simbolica di dottrine esoteriche originarie di Babilonia e altrove. Questo vale sia per il Giudaismo nel Vecchio Testamento che per il Cristianesimo

Nell’ambito della Chiesa Cattolica possiamo vedere molto chiaramente le gerarchie interna ed esterna. Una è capeggiata dal Papa, che attualmente è Benedetto XVI, ex membro della gioventù nazista, e dall’esercito di arcivescovi, vescovi e preti sparsi in tutto il mondo. Il loro lavoro consiste nel vendere la versione ufficiale del Cattolicesimo romano, e molti lo fanno credendo effettivamente che ciò che stanno dicendo è vero.

Il “santuario” segreto d’élite è guidato dai Gesuiti e da raggruppamenti ad essi associati, quali l’Opus Dei, i Cavalieri Templari e i Cavalieri di Malta. Sono tutte società segrete che si celano dietro la copertura del Cristianesimo, e la più potente di esse è la Società di Gesù – ovvero, i Gesuiti. I Gesuiti hanno agito con successo e senza dare nell’occhio per secoli, e la vastità della loro manipolazione in tutto il mondo in ambiti quali la religione, la politica, il sistema bancario, gli affari, i media e l’esercito, è emersa soltanto in tempi recenti, e sta tuttora venendo a galla. La Società di Gesù venne creata dall’aristocrazia spagnola nella persona di Ignazio di Loyola, nato la vigilia di Natale del 1491 presso l’omonimo Castello
nella provincia basca di Guipúzcoa, in Spagna. 

Loyola e i suoi compagni fondarono l’Ordine dei Gesuiti nel 1537, ed ottennero l’approvazione papale nel 1540. Essi si autodefinivano “Los Alumbrados”, ovvero “Gli Illuminati”. Fin dagli inizi si trattò di una società segreta che obbediva agli ordini degli
Illuminati e agiva per portare avanti l’obiettivo della dominazione globale.

La Chiesa di Roma ne era soltanto il veicolo e la copertura, così com’è ancor oggi; in verità, l’Ordine dei Gesuiti è una rete segreta che opera le proprie manipolazioni abbracciando ampie fasce della società, e non soltanto attraverso la religione.

Nella storia della colonizzazione del mondo, in prima linea troviamo i Gesuiti. Lo sciamano zulu Credo Mutwa parla spesso del ruolo giocato dai Gesuiti nella distruzione dell’antica conoscenza e dello stile di vita africani. Essi iniziarono a fare la loro comparsa negli anni precedenti al flusso massiccio proveniente dall’Europa verso l’Africa e portarono con sé la croce cristiana che presto sarebbe divenuta familiare al popolo africano, mentre la loro
cultura tribale veniva demolita in nome di “Gesù” e dell’Impero Britannico. I Gesuiti vengono ricordati in numerose leggende come gli individui con una sola gamba, o “monopodi”, perché a causa delle loro lunghe vesti, spesso davano l’impressione di avere una gamba soltanto. Prendevano di mira i personaggi-chiave della gerarchia tribale e utilizzavano la loro conoscenza della magia nera per farsi considerare delle divinità. Dopo aver “convertito” i capi e le loro famiglie, il resto della tribù li avrebbe seguiti facilmente; questa era la tecnica che i Gesuiti utilizzarono in tutta l’Africa. Chiaramente si trattava di un modello d’azione deciso a livello centrale perché, come ho appreso questa settimana, essi fecero esattamente la stessa cosa anche in Giappone.

Uno dei più intimi amici di Ignazio di Loyola, nonché compagno fondatore dei Gesuiti, era un uomo chiamato Francesco Saverio il quale, come Loyola, apparteneva all’aristocrazia spagnola. A Parigi, i due erano stati compagni di stanza nello stesso collegio, e nella scia della formazione dell’Ordine dei Gesuiti, Saverio viaggiò in lungo e in largo per “diffondere il messaggio cristiano”.

Saverio venne scelto da Loyola come capo gesuita delle missioni che avevano come meta l’Asia; nel 1542 lasciò la sua base in Portogallo e partì alla volta dell’India, della Malesia e delle Spice Islands (Isole delle Spezie) prima di giungere in Giappone, il 15 agosto 1549. In una lettera indirizzata a Loyola, Saverio scrisse:

Ho appreso da fonti sicure che accanto alla Cina c’è un Paese chiamato Giappone, i cui abitanti sono tutti pagani, indifferenti ai musulmani o agli ebrei, e assai bramosi di imparare ciò che non sanno, sia in materia di divino che di naturale, e io ho determinato di recarmi colà quanto prima mi sarà possibile…

Così ebbe inizio lo sforzo da parte degli Illuminati volto ad esercitare il controllo sul Giappone e inglobarne l’unicità in quella caratteristica uniforme e schiavizzante successivamente definita con il nome di “occidentalizzazione”. Per portare a compimento questo piano ci sarebbero voluti parecchi secoli, ma ora gli Illuminati, di fatto, ci sono riusciti. Francesco, scusate, San Francesco Saverio, lavorava sia per conto dei Gesuiti
che della famiglia reale portoghese, per i quali svolgeva le mansioni di “emissario politico”. Come tutti gli agenti degli Illuminati, anch’egli era al servizio di molti “attori” del medesimo programma, perché gli Illuminati attaccano i loro bersagli da svariati fronti per destabilizzare, dividere e dominare. Ad esempio, è ampiamente noto che, insieme al Cristianesimo, i Portoghesi introdussero in Giappone anche la polvere da sparo.

Secondo Ryu Ohta, da molto tempo studioso del programma degli Illuminati per la conquista del Giappone, Saverio riuscì inoltre con grande successo a convertire al Cristianesimo decine di migliaia di Giapponesi. Il piano era sempre lo stesso – servirsi della conoscenza della magia nera e del controllo mentale per prendere di mira la “classe dominante” e coloro che “influenzavano l’opinione pubblica”, che a loro volta avrebbero poi condizionato la popolazione. In seguito, Saverio e i Gesuiti si sarebbero recati anche in
Cina, dove egli morì nel 1552.

Il Giappone e la Cina erano, e sono tuttora, anche se in maniera assai ridotta, vaste biblioteche di quell’antica conoscenza che gli Illuminati desiderano distruggere. A questo scopo, due delle loro armi principali sono state Cristianesimo e “occidentalizzazione”. Inoltre, l’Ordine dei Gesuiti ha giocato un ruolo di primo piano nella guerra “nascosta” al Giappone – innanzitutto con i primi missionari cristiani come Saverio, poi tramite le società
commerciali, le multinazionali e le guerre che sarebbero seguite. Il leader giapponese Toyotomi Hideyoshi si allarmò nel constatare quanto i missionari cristiani e i loro compagni di viaggio, i commercianti stranieri, fossero aggressivi e intolleranti nei riguardi delle credenze e delle istituzioni tradizionali giapponesi, e la sua preoccupazione aumentò quando si rese conto che la stessa “accoppiata” stava colonizzando nazione dopo nazione in nome del Cristianesimo.

Nel 1587 Toyotomi promulgò un editto per espellere i Gesuiti e altri missionari, e in Giappone il Cristianesimo venne ulteriormente soppresso nel 1603, durante il Periodo Edo, quando il Paese si isolò ampiamente dal resto del mondo, ad eccezione di scambi occasionali con gli Olandesi. A quel punto il Giappone tradizionale riuscì ad avere la meglio.
Ma i Gesuiti e gli Illuminati vi fecero ritorno, e nel decennio a partire dal 1850 gli Stati Uniti inviarono Matthew Calbraith Perry e una flotta navale per porre fine a più o meno 200 anni di autosufficienza e isolamento del Paese. Minacciando severe conseguenze, Perry pretese che il Giappone aprisse i propri confini al commercio americano, e da quel momento i giochi furono fatti.

Perry: la diplomazia del pugno di ferro Il 31 marzo del 1854 i Giapponesi firmarono il Trattato di Kanagawa, e per il Giappone fu la catastrofe. L’afflusso di moneta straniera minò alla base la valuta nipponica e causò una grave inflazione. Il sistema governativo giapponese del periodo dell’isolamento giunse alla fine, e al suo posto venne instaurato un
governo occidentale fantoccio – la solita storia che avviene in tutto il mondo. Anche Gran Bretagna, Russia, Francia e Olanda sottoscrissero con il Giappone “trattati iniqui”, che diedero a queste nazioni ben più diritti dei
Giapponesi (vedi il “libero scambio” dei giorni nostri), e gli Stati Uniti costituirono un’ambasciata che ha tuttora un’influenza enorme sulle linee di condotta politiche e finanziarie del Giappone. Se la gente avesse semplicemente
saputo quanto, sarebbe scoppiata una rivoluzione.

Come c’era da aspettarsi, l’invasione “culturale” del Giappone da parte degli Illuminati,
così come per la Cina, coinvolse la tristemente famosa operazione scozzese di narcotraffico nota come Jardine Matheson, che nei miei libri ho citato molte volte. Nel 1859, l’assalto alle tradizioni del Giappone venne considerevolmente portato avanti da un agente della Jardine Matheson, Thomas Blake Glover. Glover fece una fortuna vendendo armi ad entrambe le fazioni coinvolte nelle guerre tra clan nipponici, e fu assai influente nell’incoraggiare l’occidentalizzazione del Paese. La casa che si fece costruire a Nagasaki fu addirittura il primo edificio in stile occidentale del Giappone.

Glover, in combutta con la Jardine Matheson e altri agenti degli Illuminati, manipolò il Giappone perché si adeguasse al modello occidentale dell’industrializzazione e delle conquiste militari, e alcuni membri delle famiglie giapponesi più in vista vennero mandate in Occidente per essere istruiti e indottrinati, non da ultimo alla Oxford University, in assoluto il centro degli Illuminati di maggior spicco per l’istruzione e l’indottrinamento. Come si
legge nel sito web dell’università: Oxford diede il benvenuto ai suoi primi studenti giapponesi nel 19° secolo. Tomotsune Iwakura, terzogenito di Tomomi Iwakura, Ministro
della Destra [o Udaijin, N.d.T.] in Giappone, fu uno dei primi studenti giapponesi di Oxford. Iniziò presso il Balliol College nel 1873 e venne seguito da numerosi altri rampolli dell’élite giapponese.

Ma abbiamo “istruito” anche figlie femmine: Tsuda Umeko, fondatrice della prima scuola privata femminile nipponica di grado superiore, studiò al St. Hilda College di Oxford. L’università ha goduto di stretti legami con la Famiglia Imperiale Giapponese a partire dagli anni ’20, quando sua Altezza Imperiale il Principe Chichibu studiò a Oxford. In tempi più recenti, il Principe Ereditario Naruhito e la Principessa Masako hanno studiato qui.
Ciò che Francesco Saverio e i Gesuiti di allora avevano compiuto su scala decisamente più ridotta, prendendo di mira le menti della classe dominante per influenzare la popolazione, in quel momento veniva ottenuto su vasta scala e il Giappone tradizionale fu rapidamente usurpato tramite l’imposizione della “cultura” degli Illuminati, meglio conosciuta come “occidentalizzazione”.

Come vanta la Oxford University: Abbiamo forti e numerosi legami di collaborazione con una gamma di università, affari e organizzazioni no-profit giapponesi, in discipline che spaziano dall’antropologia e dalla storia alla fisica e alla medicina. Oh, ci scommetto che è così. Nel 20° secolo, il “passaggio del testimone” fu completo e l’autosufficienza
di cui un tempo godeva il Giappone venne sostituita dalla dipendenza dal sistema spietato e crudele del “commercio” mondiale, e su Nagasaki e Hiroshima vennero sganciate due bombe atomiche. Ci è stato detto che ciò si era reso necessario per mettere fine alla guerra, ma ecco invece la duplice, vera ragione:

1. fornire la prova terrificante della devastazione atomica per incrementare il potenziale di paura e manipolazione nella “Guerra Fredda”, programmata già da tempo come seguito della Seconda Guerra Mondiale;

2. distruggere il Giappone e la sua indipendenza in qualunque modo possibile, e permettere l’acquisizione della sua economia e delle sue risorse per pochi centesimi al dollaro.

Nagasaki: il giorno in cui l’“Occidente” conquistò il Giappone La scorsa settimana ho avuto alcune occasioni per ammirare il panorama che abbraccia tutta la città di Tokyo, una vista davvero sorprendente. Persino nelle città americane lo spazio occupato da grattacieli e altri altissimi edifici costituisce un’area relativamente piccola, ma a Tokyo si estende da orizzonte a orizzonte. Sotto molti aspetti il Giappone rivela il suo lato occidentale, nel senso che la cultura tradizionale viene costretta ai margini, di fronte a cartelloni pubblicitari e all’uniformità delle costruzioni in cemento. Sulla strada di ritorno verso l’aeroporto, per un attimo ho visto un bellissimo palazzo giapponese in stile tradizionale in mezzo a vie disposte in linea retta e a edifici in cemento. Il contrasto mi ha colto di sorpresa, mentre osservavo l’equivalente (sotto forma di costruzioni) dell’anima da una parte e
della mancanza d’ispirazione dall’altra. In quell’attimo fugace ho potuto cogliere ciò che gli Illuminati hanno fatto a questo pianeta, e la sua gloriosa eterogeneità di un tempo. Si prende un paradiso e lo si trasforma in un posto schifoso, un luogo in cui è proprio il
“sistema” a richiederci di demolire il pianeta sempre più velocemente in modo da assicurare la sopravvivenza economica (per non parlare del “successo”).

Ci sono persone che finiscono in manicomio anche per molto meno. Ecco qui il Giappone, terra un tempo magica e unica, che annega nello spreco e nasconde il volto all’inquinamento che il suo “miracolo economico” vomita di minuto in minuto. Ecco cos’hanno fatto al nostro pianeta quei venditori d’illusioni, gli agenti degli Illuminati che stanno al governo e nel commercio. Il mondo sta diventando una mono-“cultura” senz’anima, creata ed imposta da maniaci egoisti e crudeli.

I Gesuiti e le società segrete ad essi associati hanno fatto lo stesso in Cina, un’altra terra che abbondava di conoscenza e saggezza, ridotta all’obbedienza attraverso le Guerre dell’Oppio (in cui, ancora una volta, troviamo coinvolta la Jardine Matheson), la rivoluzione “comunista” (organizzata a tavolino) dello spietato capo della massoneria, Mao, e una “occidentalizzazione” ormai talmente avanzata che la Cina è divenuta la nazione che più di
ogni altra consuma risorse e produce inquinamento sul pianeta.

Ma l’obiettivo principale della guerra contro l’Oriente non è quello di battersi a danno della natura, sebbene ciò abbia comunque terribili strascichi. È una guerra alla conoscenza, proprio com’è accaduto in Africa, nelle Americhe e altrove. Il modus operandi è il seguente: sopprimere le fonti di antica saggezza sulla natura della realtà per poi propinare una versione fasulla della “vita” attraverso le religioni, la “scienza” e i mezzi di comunicazione, così da rendere il popolo schiavo dei cinque sensi. Come ho potuto constatare in Giappone la scorsa settimana, grazie al cielo vi sono molte persone il cui cuore e la cui mente stanno iniziando a muoversi ancora una volta e a ricordare chi sono, e molte anime che semplicemente rifiutano di chinare il capo di fronte alla follia che vedono intorno a sé.

Tratto da “E' Tempo di Scegliere - 3 DVD“ di David Icke