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La spilla con la perla Insieme con l'antiquato biliardino, la tavoletta oujia è probabilmente uno dei giochi più popolari del mondo. Anche se molti non la prendono sul serio, essa può a volte condurre a un autentico contatto con l'aldilà. Hester Travers-Smíth era una parapsicologa inglese esperta di oujia. Uno dei suoi casi più famosi lo condivise con l'irlandese Geraldine Cummins, anche lei sensitiva. Stavano lavorando a Londra con la tavoletta durante i terribili anni della prima guerra mondiale quando un cugino della Cummins, che aveva perso da poco la vita sul fronte francese, prese il controllo della tavoletta, scrisse il suo nome e chiese: "Sai chi sono?". L'autore della comunicazione compose poi il seguente messaggio: "Dì a mia madre di dare la mia spilla per cravatta con la perla alla ragazza che volevo sposare". Venne poi compilato per intero il nome della signora, completamente ignoto alla sensitiva. L'entità diede anche l'indirizzo londinese, ma quando la cugina vi mandò una lettera se la vide restituire. Convinta che l'indirizzo fosse errato o falso, perse interesse per il caso. Sei mesi dopo, però, la Cummins apprese che suo cugino era stato, in effetti, segretamente fidanzato, un fatto di cui anche i congiunti più stretti erano rimasti all'oscuro. Il nome della fidanzata era lo stesso che era stato composto dalla tavoletta, e quando il Ministero della Guerra rispedì gli effetti personali del giovane in Inghilterra, i suoi genitori trovarono menzionata la spilla con la perla in un testamento che aveva scritto quando si trovava in Francia in cui chiedeva ai suoi di mandare la spilla alla sua fidanzata se non fosse più tornato. L'intero caso fu in seguito autenticato da Sir William Barrett, un famoso medico, che esaminò i documenti originali. Salvato dalla telepatia Certi scettici sostengono che anche se l'ESP esiste non ha nessun valore pratico. John H. Sullivan non sarebbe d'accordo su questo, perchè probabilmente è stata la telepatia a salvargli la vita. Il fatto successe il 14 giugno 1955, quando Sullivan stava saldando un condotto idraulico nel quartiere di West Roxbury a Boston. A un tratto lo scavo in cui lavorava sprofondò ed egli rimase sepolto nel terriccio. Soltanto la sua mano protesa rimase visibile. Più o meno nello stesso momento, il suo amico e collega Thomas Whittaker era al lavoro da un'altra parte, ma la sua mente era ossessionata da qualcosa. Lasciò il lavoro prima del solito dicendo a un altro operaio che c'era qualcosa che non andava al cantiere di Roxbury. Whittaker salì in auto e si diresse verso il luogo dei lavori percorrendo, pur di far presto, parecchie strade che di solito aveva cura di evitare. Quando raggiunse lo scavo, vide uno dei camion della sua ditta col motore in moto e senza nessuno a bordo. "Sono arrivato e ho guardato lo scavo: era profondo cinque metri", testimoniò in seguito. "Inizialmente ho visto solo terriccio, ma poi ho capito che il terreno aveva ceduto, e infine ho visto la mano." Whittaker si mise a scavare per estrarre l'amico, e poco dopo gli vennero in aiuto dei pompieri. Sullivan aveva riportato brutte ferite e probabilmente, se i soccorsi avessero tardato ad arrivare, sarebbe morto. Gli angeli di Mons Il giorno 26 agosto 1914, durante la ritirata, il corpo di spedizione britannico sconfitto a Mons, in Francia, era soverchiato dalle forze tedesche tre volte più ingenti. Il disastro incombeva all'orizzonte mentre un'unità di cavalleggeri dell'imperatore Federico Guglielmo sbarrava il passo agli inglesi. Ma non ci fu il colpo di grazia. Improvvisamente, i cavalli germanici furono presi dal panico, s'impennarono sugli zoccoli posteriori con le narici frementi. La cavalleria tedesca uscì precipitosamente di scena e i soldati inglesi poterono mettersi in salvo. Che cosa aveva fermato le spade teutoniche e terrorizzato i cavalli? Un articolo pubblicato sul londinese Evening News, un mese dopo la miracolosa fuga dei soldati da una situazione che sembrava disperata, affermò che essi erano stati salvati dall'apparizione di una squadriglia di angeli che si libravano sulle loro teste. L'autore dell'articolo era un certo Arthur Machen, uno scrittore di storie dell'orrore e del mistero che era amico di Yeats e di Aleister Crowley, tutti e tre membri dell'Ordine Ermetico dell'Alba d'Oro, la più infame società di magia nera del ventesimo secolo. Secondo l'articolo di Machen, Gli angeli di Mons, quando i tedeschi dispiegarono le loro forze per la carneficina finale, ebbero la visione di un esercito di spiriti nel cielo, schierato dalla parte degli inglesi. Fatto ancora più sbalorditivo, gli angeli avevano l'aspetto degli arcieri britannici di un tempo, coi loro lunghi archi tesi e puntati direttamente sul nemico. La storia suscitò una tale sensazione in Inghilterra che Machen ammise alla fine che gli angeli erano esclusivamente frutto della sua fervida immaginazione. Ma la storia di salvatori celesti intervenuti in favore dei Tommies nelle trincee si rifiutò di morire. Quando i sopravvissuti di Mons tornarono in patria, molti di loro rilasciarono dichiarazioni che corroboravano l'episodio degli angeli arcieri. Una marea di articoli e opuscoli confermarono in seguito la storia. Il reverendo C.M. Chavasse, cappellano militare, disse che l'aveva sentita di prima mano oltre che da un generale, anche da due dei suoi ufficiali che avevano partecipato alla battaglia. Malgrado le smentite di Machen, gli Angeli di Mons avevano assunto una vita propria. Senza rendersi conto delle sue azioni, forse Machen aveva. attinto dall'inconscio collettivo dell'Inghilterra sconvolta dalla guerra. Indubbiamente, gli angeli sollevarono il morale della gente nei momenti più duri della guerra, quando gli uomini migliori d'Inghilterra venivano massacrati sui campi di battaglia della Francia. Alla fine il trucco, se di questo si trattava, funzionò. Gli inglesi e i loro alleati uscirono vittoriosi. Gli angeli si erano schierati dalla parte vincente, dopo tutto. La liana psichedelica Certi viaggiatori hanno riferito che gli indigeni dell'Amazzonia in certe occasioni, quando ingeriscono determinate droghe, acquisiscono poteri paranormali. Negli anni venti quando fece le sue osservazioni il dottor William McGovern era vicedirettore della sezione di etnografia sudamericana del Museo Fielding di storia naturale. Stava studiando gli insediamenti indiani del Rio delle Amazzoni quando vide gli indigeni estrarre una bevanda psichedelica da una liana, la Banisteriopsis caapi, contenente una sostanza allucinogena denominata harmalina. "Alcuni indiani", riferì, "caddero in uno stato di trance profondo. Due o tre di loro descrissero quello che stava avvenendo in malokas (capanne collettive) distanti centinaia di chilometri, molte delle quali non avevano mai visitato, e i loro abitanti. Le loro parole parvero concordare perfettamente con quello che io sapevo dei luoghi o delle persone in questione. Cosa ancora più straordinaria, quella particolare sera lo sciamano disse che il capo di una certa tribù, nella lontana regione di Pira Panama, era morto all'improvviso. Io annotai questa dichiarazione sul mio diario, e molte settimane dopo, quando raggiunsi la tribù a cui si era riferito lo stregone, trovai confermate le sue predizioni." L'harmalina fu in seguito importata in Europa, dove venne studiata sperimentalmente da ricercatori dell'Istituto Pasteur di Parigi. Essi riferirono che i soggetti a cui era stata somministrata, erano diventati talmente dotati di poteri paranormali che l'avevano ribattezzata "telepatína". Il caso Thompson-Gifford Teatro della vicenda: New Bedford, una cittadina costiera del Massachusetts. Qui, due uomini molto diversi fra loro, amavano fare lunghe passeggiate. Il primo era un artigiano piuttosto scialbo, e pittore dilettante, di nome Frederic Thompson, e l'altro un artista di rinomanza internazionale, Robert Swain Gifford. Frederic Thompson amava andare a caccia lungo la costa, e rare volte incontrò Gifford, che si appassionava a dipingere scene ispirate dal paesaggio locale. La strana avventura metapsichica di Frederic Thompson cominciò nell'estate del 1905, quando egli avvertì improvvisamente l'impulso di dipingere e disegnare. Era continuamente ossessionato da visioni di panorami che pervadevano la sua mente, e giunse a credere che parte della sua personalità fosse in qualche modo legata a R. Swain Gifford. Non sapeva che il celebre pittore era morto, e fu solo qualche tempo dopo che scoprì questo fatto mentre lavorava a New York. Stava facendo quattro passi durante la pausa della colazione, quando scoprì una galleria d'arte dove si teneva una mostra di dipinti del defunto R. Swain Gifford. L'emozione fu così forte da fargli perdere conoscenza. Il suo ultimo ricordo, prima di entrare in quel breve deliquio, fu di una voce che gli diceva: "Guarda che cosa ho fatto; ora continua tu l'opera". Verso la fine dell'anno, la personalità di Thompson cominciò a destrutturarsi, ed egli non fu più in grado di compiere il suo lavoro. Si sentiva ancora spinto a dipingere e disegnare, e i risultati spesso imitavano lo stile di Gifford. Alla fine si rivolse al professor James H. Hyslop, allora direttore dell'American Society for Psychical Research a New York. Hyslop, da grande esperto della psicologia del suo tempo, non rimase impressionato dal racconto di Thompson. Pensò che probabilmente l'uomo era semplicemente sull'orlo di un esaurimento nervoso, ma pensò di organizzare un piccolo esperimento. Dato che aveva in programma d'incontrarsi poco dopo con un paragnosta, decise di portare Thompson con sé. Forse, si disse, il sensitivo avrebbe potuto aiutarlo a diagnosticare il disturbo a cui l'uomo era soggetto. La seduta si rívelò proficua, poiché il medium avvertì immediatamente la presenza di un artista e addirittura descrisse il paesaggio che aveva ossessionato la mente di Thompson. Il mistero s'infittì nel luglio del 1907, quando Frederic Thompson diede a Hyslop una serie di disegni di due distinti paesaggi: un gruppo di cinque alberi isolati, e due nodose querce su un litorale selvaggio. Thompson decise di compiere di persona un'indagine e andò a parlare alla vedova di Gifford, che abitava a Nonquitt, una cittadina del Massachusetts. Qui trovò che il suo disegno dei cinque alberi corrispondeva perfettamente a un dipinto incompiuto di proprietà della signora Gifford. Suo marito vi stava lavorando prima di morire. L'ottobre successivo, Thompson scoprì la veduta che aveva ispirato il disegno delle querce sul litorale: si trovava sulla costa di New Bedford. James H. Hyslop pubblicò nel 1909 il suo studio del caso negli Atti dell'American Society for Psychical Research. In seguito Frederic Thompson diventò un artista di successo, e per quasi due decenni espose le sue opere in rinomate gallerie d'arte di New York. Lo spirito immaginario Una forma psichica è un oggetto fisico materializzato attraverso il potere della mente umana. Ma esiste realmente? Nell'estate del 1972, parecchi membri della Society for Psychical Research di Toronto decisero di condurre uno studio sulle forme psichiche evocando uno spirito. Dopo parecchi tentativi, il gruppo finalmente riuscì a elaborare una procedura che sembrava promettente: ricreare l'atmosfera di una tipica seduta spiritica vittoriana. Per facilitare gli esperimenti, i membri del gruppo decisero di stabilire un contatto con un'entità totalmente immaginaria. Così, alcuni di loro crearono una biografia dello spirito. Di nome Philip, era un nobiluomo cattolico dell'Inghilterra del diciassettesimo secolo che si uccise quando la moglie accusò la sua amante di stregoneria. Le sedute erano settimanali. I presenti, seduti intorno a un tavolino, esortavano Philip a rivelarsi. Quando mettevano le mani sul tavolino, spesso Philip rispondeva facendolo inclinare. Alla fine il tavolino cominciò a muoversi per la stanza, emettendo dalla sua superficie botti misteriosi. "Sei per caso tu, Philip, a fare questo?" chiese alla fine uno dei partecipanti alle sedute. Quando si udì un chiaro battito di risposta, tutti. diventarono eccitatissimi e cominciarono a conversare regolarmente in codice con lo spirito. Come c'era da aspettarsi, questi colpi, per i quali non fu possibile trovare nessuna spiegazione razionale, rispondevano in completo accordo con la biografia fittizia di Philip. Se all’entità veniva posta una domanda per cui il gruppo non aveva mai creato un'adeguata risposta, il tavolino emetteva soltanto strani stridori. I colpi e i movimenti si facevano più forti a misura che duravano le sedute. I membri del gruppo riferirono che il tavolino si sollevava su una gamba, sola e perfino levitava, e inoltre che dimostrava perfino un acrimonioso senso dell’umorismo. Se qualcuno cercava di sedergli sopra per immobilizzarlo, una forza improvvisa lo faceva ruzzolare sul pavimento. Certe volte, poi, i colpi lasciavano i confini del tavolino e si facevano sentire in altri punti della stanza. Questi esperimenti ebbero un esito così spettacolare che il gruppo di Toronto cominciò a dubitare dell'esistenza di spiriti autentici, e dichiarò che il tipo di comportamento che faceva pensare alla presenza di uno spirito poteva essere attribuito a una forma psichica creata unicamente attraverso i poteri della mente. Rigenerazione spontanea Pierre de Rudder era un contadino belga di Jabbeke, presso la città di Bruges. La sua strana storia iniziò nel 1869, quando precipitò da un albero e si ruppe una gamba: la frattura fu così grave che non fu possibile comporla, e quando furono tolti i frammenti ossei la parte superiore dell'arto era separata da quella inferiore da due centimetri e mezzo. La parte inferiore penzolava, trattenuta soltanto dal tessuto muscolare e dalla pelle. Il medico voleva amputarla, ma nonostante il dolore de Rudder si oppose ostinatamente all'operazione. Dopo otto anni di sofferenze, decise di recarsi in pellegrinaggio a Oostacker, dove sorgeva un santuario della Vergine di Lourdes. Il viaggio in treno fino a Cohent gli provoco dolori intollerabili, e il pus che trasudava dalla sua ferita era così nauseante che per poco non fu fatto scendere dal treno. Naturalmente de Rudder era in condizioni pietose quando alla fine arrivò a Oostacker, nondimeno si trascinò fino al santuario e vi si raccolse in preghiera. Allora fu pervaso da un'estasi improvvisa e, come scrissero i giornalisti, si mise a camminare senza l'aiuto delle grucce. De Rudder morì nel 1898, e il dottor van Oestenbergh fece riesumare la sua salma due anni dopo per poter esaminare meglio le gambe e le ossa principali del suo ex paziente. Fotografie delle ossa mostravano chiaramente, dichiarò il dottore. che del nuovo materiale osseo si era formato per saldare insieme le due parti della gamba che sembrava irreparabilmente spezzata. L'acciaio di Damasco Uno dei numerosi metodi magici che sembravano funzionare nell'antichità era il processo, impiegato a Damasco, d'indurire l’acciaio delle spade immergendone la lama arroventata nel corpo di un prigioniero o di uno schiavo e poi nell'acqua fredda. Nel Medioevo i cavalieri cristiani appresero, con loro disappunto, che le spade d'acciaio di Damasco erano più flessibili e insieme più resistenti di quelle di fabbricazione europea. Cinquecento anni dopo le Crociate, tuttavia, esperimenti condotti in Europa indicarono che la procedura non aveva dopo tutto niente di magico. Se si affondava una lama rovente in un mucchio di pelli animali imbevute d'acqua si otteneva un effetto simile a quello conseguito col metodo di Damasco. L'azoto organico liberato dalle pelli nell'acqua produce una reazione chimica sull’acciaio. La rabdomanzia col pendolino I rabdomanti operano di solito tenendo in mano dei ramoscelli o delle bacchette, e aspettando che s'incurvino in prossimità di acqua o di giacimenti di metalli preziosi. Ma la rabdomanzia può servire anche per altri scopi. J. Scott Elliot, ufficiale inglese in pensione ed esperto rabdomante, si serve della sua dote per contribuire alla scoperta di siti archeologici. Certe volte non si reca neppure sui luoghi che vuole saggiare, ma si limita a tener sollevato un pendolo su una carta geografica. Uno dei suoi tipici successi fu annunciato nel 1969, quando applicò il pendolo a una cartina e predisse che una grande struttura sarebbe stata portata alla luce sotto un villino nella cittadina di Swinebrook. Gli scavatori locali erano scettici, poiché Scott Elliot aveva designato una cittadina dove non erano mai state scoperte rovine sepolte. Sei mesi dopo vi fu compiuto uno scavo di prova e, invece, la struttura indicata dal rabdomante fu facilmente scoperta. Con uno scavo di prova di quindici metri per trenta, gli operai trovarono pilastri, ossa e vasellame. Scavi più accurati effettuati nel 1970 portarono alla scoperta dei pavimenti di un edificio e del suo focolare. A coronamento del sensazionale ritrovamento, furono portati alla luce due levigatissimi utensili dell'Età del Bronzo. Un doppio incubo Come il giovane George Washington, Steven Linscott, ventiseienne dell'Illinois, studente di teologia non poteva fare a meno di dire sempre la verità... ma finì in prigione per questo. I fatti che portarono alla sua incarcerazione ebbero inizio il 4 ottobre 1980, quando la polizia di Oak Park, nell'Illinois, era in cerca di elementi per scoprire l'assassino di Karen Ann Phillips. Karen, un'infermiera di ventiquattro anni, era stata uccisa la mattina prima, e la polizia stava perlustrando la Missione del Buon Vicino - un ostello per ex carcerati - nella speranza di trovare qualche informazione utile, quando s’imbatté in Linscott. Rispettabilissimo studente di teologia di un vicino istituto universitario, Linscott lavorava alla missione e, quando gli agenti spiegarono che cosa erano venuti a fare, il suo pensiero corse a un suo recente incubo, in cui vedeva una ragazza bionda percossa a morte. Fu solo dopo averci riflettuto a lungo che si decise a raccontare il suo sogno agli investigatori. "Mi sono subito sentito incuriosito dalla possibilità che il mio sogno fosse un'esperienza ispirata", dichiarò poi, "se non altro, il fatto di andarlo a dire alla polizia mi è parso un'interessante divagazione per uno come me che doveva studiare a memoria interi capitoli della Bibbia." Il sogno di Linscott destò il vivo interesse degli agenti Robert Scianna e Robert Grego, che lo interrogarono a fondo. Linscott sembrava sapere così tanti particolari del delitto che venne fermato come sospetto. In novembre fu arrestato formalmente e incriminato. Anche se il processo fu totalmente indiziario, e benché non si fosse scoperto nessun movente per cui egli avrebbe voluto uccidere la poveretta, e le impronte digitali trovate sul luogo del delitto non fossero le sue, la giuria lo dichiarò colpevole. Linscott rimase sconvolto dal verdetto. "Tutti hanno fiducia nel sistema", spiegò in seguito, "tutti si fidano della procedura basata sull'accertamento dei fatti. Nessuno si rende conto che può essere una trappola senza scampo." Steven Linscott trascorse in prigione tre anni dei quaranta che gli erano stati comminati prima che la corte di appello dell'Illinois lo scarcerasse. La corte suprema dello stato riconfermò più tardi la pena detentiva, ma lo studente della Bibbia interpose nuovamente appello e attualmente è libero su cauzione. |