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Un esperimento ipnotico Ai tempi di Franz Anton Mesmer era credenza diffusa che le persone ipnotizzate diventassero automaticamente dotate di poteri paranormali. I mesmeristi sostenevano di poter mettere i loro soggetti in condizione di prevedere il futuro, visualizzare luoghi lontani e diagnosticare le malattie di persone poste di fronte a loro. Tuttavia queste pretese vennero sfatate quando si arrivò a comprendere meglio l'ipnosi. Ma questo non significa che affermazioni del genere non siano più state fatte. Quando studiava psicologia all'Università di Cambridge, Carl Sargent decise di appurare se ci fosse qualcosa di vero dietro queste fantasiose idee del diciottesimo secolo. Per condurre il suo esperimento, il giovane psicologo reclutò quaranta soggetti, per la maggior parte studenti universitari. Solo metà di essi vennero ipnotizzati e sottoposti a test con carte standard per il controllo dell'ESP. Gli altri soggetti furono messi alla prova con le stesse carte mentre erano completamente svegli. I risultati dell'esperimento indicarono che il buon vecchio Mesmer forse aveva visto giusto. I soggetti ipnotizzati indovinarono delle carte in proporzione notevolmente superiore a quella che si sarebbe avuta in stato di veglia, e che di norma sarebbe stata di 5 carte su una serie di 25. Questi soggetti ottennero una sensazionale media di 11,9 carte indovinate. I soggetti di controllo diedero i risultati previsti. Sargent afferma che il suo esperimento rivela qualcosa d'importante circa la natura dell'ESP. È evidente che essa viene favorita da una condizione mentale rilassata, e forse alterata. Bistecche di mammut A quanto pare, i mammut sono scomparsi dalla faccia della terra circa diecimila anni fa, vittime del cambiamento di clima apportato dall'ultima grande era glaciale e di bande sempre più folte di cacciatori che li uccidevano per la carne, le zanne e le pelli. Fin dall'inizio del nostro secolo centinaia delle loro carcasse congelate sono state ritrovate nelle gelide tundre dell'Alaska, del Canada e della Siberia. Almeno uno di questi ritrovamenti, sulla sponda del fiume Beresovka, in Siberia, mina la teoria tradizionale sui motivi dell'estinzione dei mammut. Per metà in ginocchio e per meta ritto, il mammut del fiume Beresovka è in uno stato di conservazione quasi perfetto. La sua carne era così ben congelata che gli scienziati andati a studiarlo banchettarono con bistecche tagliate dai suoi lombi. Il fatto più stupefacente, però, fu che nella bocca del pachiderma furono trovati dei ranuncoli. L'enorme mammut al momento della morte si era cibato di piante che crescono solo in climi temperati. Che cosa lo congelò fino alle ossa col boccone ancora in bocca, di colpo come se fosse stato tuffato nell'azoto liquido? La teoria prevalente di un mutamento climatico graduale a cui i mammut non riuscirono ad adattarsi in questo caso non regge. Un lento congelamento avrebbe formato cristalli di ghiaccio e in seguito avrebbe prodotto la putrefazione durante il processo di scongelamento. Ma il mammut della Beresovka era così fresco da poter essere mangiato senza dare sintomi d'intossicazione. Le temperature necessarie per ottenere un simile congelamento istantaneo sono state stimate a -100°C, e non sono mai state registrate neppure in quel frigorifero naturale che è la vicina calotta artica. Che cosa poté provocare un tale catastrofico abbassamento della temperatura dell'aria circostante? In assenza di un inverno nucleare prodotto da bombe atomiche, dobbiamo cercare uno scenario alternativo. Anche gli incendi di boschi e le eruzioni vulcaniche liberavano nell'atmosfera immense quantità di calore e di detriti capaci di bloccare la luce, come recenti studi hanno dimostrato. Una teoria suggerisce che circa diecimila anni fa il mondo fu scosso da un immane terremoto, il più esteso della storia del pianeta. Il sisma, determinandosi lungo la linea di congiunzione di due placche tettoniche, provocò una massiccia fuoriuscita di lava e di gas vulcanici. Essi salirono in alto nell'atmosfera e ruotarono verso i poli. Velocemente raffreddati, precipitarono verso la terra, perdendo ulteriore calore nella loro rapida discesa. Alla fine, attraversarono la più calda aria sottostante, congelando all'istante il mammut del fiume Beresovka e altri suoi simili intenti a cibarsi di fiori. ESP e archeologia Jeffrey Goodman iniziò la sua carriera di funzionario in una piccola compagnia petrolifera di Tucson. Laureato in economia e commercio, non era particolarmente portato ai voli di fantasia. È per questo che sorprende molto trovarlo attualmente in prima fila nel nuovo campo dell'archeologia metapsichica, in cui persone dotate di poteri paranormali contribuiscono allo scoprimento di luoghi promettenti per gli scavi. L'avventura parapsicologica di Goodman cominciò nel 1971, quando egli apprese che degli antropologi ortodossi erano convinti che l’umanità avesse fatto la sua prima comparsa nelle Americhe circa 16.000 anni fa. Goodman intuì che la data era troppo recente. Si sentiva anzi sicuro che avrebbe potuto trovare tracce di una civiltà più antica proprio in Arizona se solo avesse saputo dove cercare. Per trovare maggior chiarezza, consultò Aron Abrahamson, un famoso paragnosta dell'Oregon. Lavorando dal suo domicilio in questo stato, il veggente fornì parecchie descrizioni ottenute per via paranormale che aiutarono Goodman a localizzare il letto di un fiume in secca nella località di San Francisco Peaks, presso Flagstaff. Era un posto improbabile per ricercarvi vestigia di una civiltà scomparsa, dato che non vi erano mai stati trovati reperti archeologici. Ma Goodman non solo ignorò semplicemente questo fatto che avrebbe dovuto scoraggiarlo, ma chiese anche al suo paragnosta di predire le formazioni geologiche che sarebbero state incontrate durante gli scavi. Scavando nel punto esatto indicato dal sensitivo, Goodman portò alla luce manufatti risalenti almeno a 20.000 anni fa. Ancora più stupefacente fu che il 75 per cento delle predizioni geologiche di Abrahamson erano completamente esatte, anche se due geologi locali in un primo tempo le avevano considerate risibili. Il veggente dell'Oregon aveva previsto, per esempio, che gli uomini impegnati negli scavi avrebbero incontrato strati antichi di 100.000 anni a un livello di sette metri. E, infatti, fu così. ESP e scommesse Gli scettici amano farsi beffe dei veggenti, dicendo che, se l'ESP funziona davvero, come mai non stravincono alle corse ippiche? In effetti, esistono buone prove che alcuni di loro ci sono riusciti. Nel 1934 la BBC mise in onda una serie di conferenze sulle ricerche parapsicologiche. Fra i partecipanti c'era una dotata paragnosta, la nobildonna Edith Lyttleton, già delegata presso la Lega delle Nazioni. La Lyttleton dedicò la sua discussione all'argomento della precognizione, e al termine della trasmissione invitò gli ascoltatori a comunicarle le loro esperienze. Poi seguì sistematicamente i casi più promettenti, specie quelli per cui era possibile trovare una documentazione esterna. Sorprendentemente, furono presentati uno straordinario numero di casi di persone le cui esperienze precognitive avevano come oggetto le corse ippiche. Molti dei testimoni si erano addirittura serviti delle informazioni per fare delle puntate. Per esempio, fra i corrispondenti della Lyttleton c'era una certa signora Phyliss Richards, le cui esperienze erano avvenute l'anno prima. "Sono andata da Belfast a Liverpool la sera del 23 marzo 1933, un mercoledì, espressamente per assistere al gran premio nazionale che si sarebbe disputato l'indomani", riferì la Richards. "Sulla nave ho scoperto che avevo dimenticato l'impermeabile e mi sono sentita un po' preoccupata. Sono andata a dormire e ho sognato che mi trovavo alle corse, che ero tutta inzuppata di pioggia e un cavallo dal nome che cominciava con K e terminava per Jack aveva vinto la corsa anche se non aveva tagliato il traguardo per primo." Alla corsa la Richards fece una piccola scommessa su Kellesboro Jack, che superò la linea d'arrivo subito dopo un cavallo senza fantino. E vinse. Ascoltato questo resoconto, la Lyttleton e un suo collega rintracciarono uno dei testimoni a cui la Richards aveva raccontato il sogno prima che si disputasse la corsa. Egli confermò pienamente il fatto e anche la vincita. La Lyttleton pubblicò parecchi casi analoghi nel 1937, concludendo che forse certe persone possono realmente trarre profitto (in ogni senso della parola) dal prestare attenzione ai loro sogni. Una telefonata dall'altro mondo Karl Uphoff, un tempo musicista di rock, oggi crede nella vita dopo la morte. Questo a motivo di una telefonata ricevuta nel 1969 dalla sua defunta nonna. Karl aveva diciotto anni quando morì la sua nonna materna. Fra di loro c'era stato un particolare legame, e quando la vecchia signora era diventata sorda, nei suoi ultimi anni di vita, spesso chiedeva l'assistenza di Karl. Dato che il giovane non era sempre in casa, l'anziana donna aveva l'abitudine di telefonare ai suoi amici perché lo cercassero. E dal momento che non poteva neppure sentire se qualcuno sollevava il ricevitore, si limitava a comporre un numero, aspettare qualche istante e poi dire: "Karl è lì? Può dirgli di venire a casa?". Ripeteva il messaggio qualche volta e poi metteva fine alla telefonata passando al numero successivo del suo elenco. Queste telefonate però erano cessate due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1969, quando la sorella di Karl cominciò a prendersi cura di lei. Due giorni dopo la morte della donna, Karl decise di fare una visita inattesa a Sam D'Alessio e a sua moglie nella loro casa di Montclair, nel New Jersey. Essi avevano un figlio, Peter, che era amico suo. Peter e Karl stavano discorrendo nel seminterrato quando di sopra il telefono squillò. I due ragazzi poterono udire la signora D'Alessio che parlava in tono impaziente con chi aveva chiamato e cominciava a diventare piuttosto irritata. Karl rimase sorpreso quando essa scese a chiamarlo. "C'è un'anziana signora al telefono," essa gridò "dice che è tua nonna e che ha bisogno del tuo aiuto. Non fa che ripeterlo." Karl infilò di corsa le scale e afferrò il ricevitore, ma ormai non c’era più nessuno in linea. Quella sera, però, rientrato a casa, Karl ricevette una serie di chiamate telefoniche. Ma quando sollevava il ricevitore non c’era nessuno in linea. Le telefonate erano uno scherzo di cattivo gusto? Questa possibilità sembra estremamente dubbia. Interrogato da una persona che cercò di vederci chiaro, Karl assicurò che nessuno dei suoi amici attuali sapeva delle telefonate che sua nonna aveva l'abitudine di fargli, e i D'Alessio erano conoscenze recenti. Aggiunse che nessuno poteva sapere dove si trovasse quando ricevettero la telefonata. Una visione paranormale Quando una massaia di Watts, un quartiere di Los Angeles abitato in prevalenza da gente di colore, ebbe una visione in cui un cadavere veniva sepolto nel suo cortile, l'ufficio del coroner s'interessò alla cosa. La storia iniziò il 17 luglio 1986, quando la donna - che stava studiando per diventare diaconessa - riferì l'episodio alla polizia. Da un po' di tempo andava soggetta a queste allucinazioni, e alla fine si era decisa ad agire. Lei e un amico si misero a scavare e ben presto trovarono un teschio umano e altri frammenti ossei. Questi reperti erano così inquietanti che degli agenti di polizia e alcuni scout continuarono a scavare e ne rinvennero altri. Da dove venivano le ossa? Le autorità di polizia non l'hanno ancora scoperto. In base a questi resti sparsi, non è possibile determinare il sesso della persona sepolta, o la causa della sua morte, o da quanto tempo le ossa siano state seppellite. La dottoressa Judy Suchy, antropologa giudiziaria che lavora per l'ufficio del coroner, è incaricata di eseguire perizie sul frammenti allo scopo di dare risposta ad alcuni di questi interrogativi. Ucciso per stregoneria? La polizia rimase colpita dalla brutalità dell'assassinio. Charles Watson, un vecchio che non dava fastidio a nessuno, era stato inchiodato al suolo con i rebbi di un forcone conficcati nella gola. Dal petto gli sporgeva un gancio per strappare le erbacce, un altro comune attrezzo di lavoro degli agricoltori del Warwickshire. Le gente del posto mormorava oscuramente di un assassinio rituale di uno stregone, ma non si presumeva che ne esistessero ancora nel febbraio del 1945, nell'Inghilterra devastata dalla guerra. I poliziotti, in mancanza d'indizi su cui procedere, chiamarono il famoso sovrintendente Fabian di Scotland Yard. Egli indagò per mesi sul caso, ma non fu in grado di trovare un solo sospetto. Chi uccise il vecchio Watson rimane tuttora un mistero. Ma alla fine Scotland Yard non escluse che l'uomo potesse essere stato giudicato uno stregone. Indubbiamente il comportamento eccentrico di Watson aveva destato i sospetti dei vicini. Egli si teneva di solito sulle sue, e abitava con una nipote in una casetta dal tetto di paglia. Disdegnando il cameratismo dei frequentatori dell'osteria, comprava all'emporio .il suo sidro e se lo beveva da solo. Le chiacchiere della gente erano suscitate però soprattutto dalle altre strane abitudini di Watson. Egli era dedito a solitari vagabondaggi nei boschi del Warwickshire, dove spesso era stato visto e udito comunicare con gli uccelli. Watson affermava di essere in grado di comprendere il loro linguaggio. Inoltre allevava rospi in un orticello. Si raccontava che li legasse a degli aratri in miniatura e di notte li seguisse per i campi. Le voci e le insinuazioni erano una cosa, ma qual era la verità? È possibile che Watson sia stato davvero uno stregone che praticava le sue arti apertamente, tenendo i suoi vicini nella morsa del terrore? Qualunque cosa si possa credere, un freddo giorno d'inverno Watson venne brutalmente assassinato sotto un salice. L'unico elemento che Scotland Yard fu in grado di scoprire fu che Watson era in odore di magia nera di primo grado. Lo spettro senza testa Il corpo privo di testa di Lakey, uno dei primi coloni che si stabilirono nella cittadina di McLeansboro, nell'Illinois, fu scoperto da un passante: evidentemente era stato decapitato con la scure che era ancora conficcata nel ceppo accanto al suo cadavere. Nessuno poté spiegarsi il delitto, dato che Lakey non aveva nemici. Un giorno, dopo il suo funerale, due uomini stavano passando a cavallo presso la capanna di Lakey, lungo quello che oggi è conosciuto come torrente Lakey. Probabilmente erano andati a pescare sul fiume Wabash, e si trovavano nei paraggi della capanna al calar della notte quando furono raggiunti da un altro cavaliere che montava un cavallo nero ed era privo della testa. Ammutoliti per lo spavento, gli uomini diressero le loro cavalcature giù dall'argine e nel letto del torrente. Improvvisamente lo strano cavaliere girò, si allontanò controcorrente e parve sparire in un bacino d'acqua al di sotto dello sbarramento. Dapprima riluttanti a raccontare l'episodio, per paura di essere considerati visionari, gli uomini non tardarono a scoprire che altre persone avevano avuto la stessa apparizione. Lo spettro a cavallo percorreva sempre la solita pista. Si univa agli uomini a cavallo provenendo da est, svoltava verso il centro del torrente e poi scompariva. Oggi un ponte in cemento permette alle automobili di passare sopra lo stesso punto dove un tempo veniva guadato il Lakey's Creek, ma nessun automobilista ha finora visto il fantasma decapitato. Il mistero della morte di Lakey non è mai stato risolto. Scomparso e ritrovato Da ragazza Kate, una giovane inglese dello Yorkshire, sognava che un giorno avrebbe sposato "un ufficiale baffuto che portava completi sportivi grigi e giacche di tweed, che fumava la pipa e guidava un'automobile sportiva". Da grande si trasferì a Toronto, dove conobbe un uomo che corrispondeva a questa descrizione. Era John Tidswell, ufficiale dell'esercito canadese e corridore automobilistico dilettante che divorziò dalla prima moglie e sposò Kate il 24 novembre 1956. La coppia ebbe tre figli: due maschi e una femmina. Il loro matrimonio sembrava felice. Ma un giorno, durante l'ultima settimana di luglio del 1970, John partì con la sua barca a vela per una crociera sul lago Símcoe, distante 56 chilometri dalla sua casa. Non fece ritorno. Più tardi i membri di una squadra di soccorso trovarono l'imbarcazione in avaria. Di John Tidswell non c'era nessuna traccia, e l'8 ottobre 1971 il tribunale emise la dichiarazione ufficiale della sua morte. La situazione rimase invariata finché, qualche anno dopo, Kate Tidswell cominciò ad avere vividi sogni in cui gli appariva il suo defunto marito. Ne rimase così turbata che nel 1979 andò a consultare un sensitivo chiedendogli una spiegazione. Egli le disse che John era ancora vivo, abitava altrove e adesso si faceva chiamare "Halfyard". Kate iniziò una ricerca che la portò in tredici stati. Non ritrovò suo marito, ma era ancora convinta, in base ai suoi sogni e alle parole del paragnosta, che lui doveva vivere da qualche parte. Nel frattempo, a Denver, un uomo di nome Robert Halfyard cominciò ad avere problemi con la giustizia. Aveva vinto un viaggio in Europa, ma quando richiese il passaporto le autorità fecero un controllo sul suo passato e scoprirono il suo vero nome: John Tidswell. La sua morte era stata una finzione, e lui aveva abbandonato la sua famiglia canadese per iniziare una nuova vita negli Stati Uniti. La sua "vedova" perse subito la pensione che le veniva corrisposta per la carriera militare di suo marito. Altrettanto tempestivamente lo citò in giudizio chiedendo centomila dollari per gli alimenti e il mantenimento dei figli. Ai giornalisti disse che non riusciva proprio a "vedere il lato umoristico della situazione". Un'esperienza extracorporea Le opinioni sono indubbiamente divise quando si parla di esperienze di quasi-morte. Certi esperti credono che si tratti di un'autentica anteprima dell'aldilà, mentre altri liquidano la faccenda considerandola una semplice allucinazione. Potrà mai essere dimostrata scientificamente l'esperienza di quasi-morte? Un recente tentativo è stato compiuto da Kimberly Clark, un'assistente sociale del Centro Medico Harborview di Seattle. Il primo incontro della Clark con l'esperienza di pre-morte avvenne quando stava assistendo una paziente di nome Maria, un'operaia stagionale che era venuta in città per trovare dei parenti ed era stata colpita da un attacco di cuore. Superò la crisi, ma sfiorò ancora una volta la morte durante la convalescenza in ospedale. Grazie alle apparecchiature tecnologiche disponibili, mani esperte non ebbero difficoltà a ríanimarla. L'assistente sociale vide la paziente più tardi, quel giorno stesso. Rimase allibita quando la donna, tranquillamente, le disse: "La cosa più strana mi è successa mentre i dottori e le infermiere stavano lavorando su di me. Mi sono trovata a guardarli dal soffitto, a vederli dall'alto mentre cercavano di rianimarmi". Le sue parole non convinsero la Clark, che suppose che Maria fosse rimasta sconvolta dall'episodio occorsole. Ma l'assistente prestò maggiore attenzione quando la paziente affermò che, durante la sua esperienza extracorporea era "volata" fino a un davanzale del terzo piano, dove aveva scorto una scarpa da tennis. "La donna avrebbe avuto bisogno di qualcun altro per sapere che la scarpa da tennis si trovava davvero in quel punto" spiegò la Clark che, con emozioni contrastanti, salì in cerca della scarpa da tennis. "Alla fine", riferì, "ho trovato una stanza dove ho appoggiato la faccia al vetro della finestra, ho guardato verso il basso e ho visto la scarpa. Il mio punto di osservazione era molto diverso da quello che Maria doveva aver avuto per notare che l'alluce l'aveva sformata, che una stringa passava sotto il calcagno, e altri particolari del lato che non era visibile a me. Essa avrebbe potuto notare quei particolari da un solo punto di osservazione: fluttuando nell'aria a brevissima di stanza dalla scarpa. Io sono andata a prenderla e l'ho portata a Maria; per me era una prova molto concreta dalla veridicità della sua testimonianza." |