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La tredicesima impronta Nessuno sapeva il suo vero nome. Lui si faceva chiamare Cheiro il Grande, e quando arrivò a New York da Londra nel 1893 si era già conquistato la fama di essere l'indovino più celebre e meglio pagato del mondo. Parecchi anni prima il suo nome era comparso nei titoli dei giornali perché era stato in grado di indovinare l'identità di un assassino studiando l'impronta di una mano insanguinata su un muro sporco. Ora gli scettici giornalisti di New York chiesero a Cheiro di fornire delle prove delle sue facoltà. Lo invitarono a guardare tredici impronte di palme, e poi di descrivere le varie persone che le avevano lasciate. Nel giro di dieci minuti, egli le descrisse correttamente, compresa la celebre attrice Lillian Russell, che egli riconobbe senza errore definendola figlia del fato ricca di talento e di ambizione, ma anche molto infelice. Ma che dire della tredicesima impronta? Perché egli aveva esitato prima di pronunciarsi su di essa? Alla fine spiegò: "Mi rifiuto di rivelare a chiunque a chi appartiene quest'impronta fuorché al diretto interessato, perché è l'impronta di un assassino. Egli si tradirà perché è troppo sicuro di sé e morirà in prigione". La tredicesima impronta era quella del dottor Henry Meyer, che si trovava nel carcere di Tombs sotto l'accusa di assassinio. Meyer fu condannato, e morì pochi mesi dopo in un manicomio criminale. Un incubo premonitore A volte un'esperienza paranormale rende più sopportabile un'esperienza altrimenti devastante. Quando la diciannovenne Wendy Finkel trovò la morte in un incidente automobilistico presso Point Mugu, sulla costa meridionale della California, sua madre non ebbe bisogno di apprenderlo dalla polizia: lo sapeva già. Accadde il 19 novembre 1987. Il giorno dopo sarebbe stato il compleanno di Wendy. Le sue compagne di università e tre sue amiche erano arrivate da Santa Barbara per accompagnare una persona all'aeroporto di Los Angeles. Due delle studentesse decisero di assistere a un concerto rock. Uscirono con Wendy a cena, andarono poi a ballare, e infine decisero di far visita a sua sorella, che abitava vicino all'università. I Finkel non vedevano l'ora di festeggiare il compleanno di Wendy, quel venerdì, e soprattutto di avere le loro figlie a casa per il giorno del Ringraziamento. La tragedia avvenne nelle prime ore della giornata, quando l'automobile con a bordo le ragazze ebbe un incidente sulla litoranea del Pacifico e piombò in mare. La mattina dopo un pescatore vide la loro Honda Civic del 1986 che galleggiava capovolta, e ben presto le salme delle tre amiche di Wendy furono tratte a riva. Nello stesso momento dell’incidente, la signora Finkel, si era svegliata di soprassalto nella sua casa sulle colline di Woodland ansimando, con la sensazione di stare soffocando. "Mi sono sentita come se stessi annegando", riferì in seguito ai giornalisti, "non riuscivo a far entrare aria nei polmoni. Ho guardato l'orologio: erano circa le due. Penso che sia successo proprio quando l'automobile è arrivata a Point Mugu ed è precipitata dalla scogliera." Il cadavere di Wendy non è ancora stato recuperato, ma sua madre non nutre dubbi sulla sorte di sua figlia. Gli spettri della "Watertown" La tragedia si abbatté sulla petroliera Watertown quando salpò da New York per il Canale di Panama i primi di dicembre del 1924. Due marittimi, James Courtney e Michael Meeham, stavano lavando un serbatoio quando rimasero uccisi dalle esalazioni. I loro corpi, secondo la consuetudine marinara, furono dati alle onde il 4 dicembre. Gli spettri della Watertown comparvero il giorno dopo: i volti dei due sventurati furono visti seguire la nave in acqua. Gli sconcertanti fantasmi, veduti giorno dopo giorno dal capitano della nave, Keith Tracy, e dall'intero equipaggio, sembravano decisi a seguire la nave fin nel Canale. Il capitano riferì questo fatto misterioso alla sua compagnia quando attraccò a New Orleans, e i suoi funzionari gli suggerirono di fotografare le facce. Alla fine egli inviò il rullino della pellicola con sei pose alla Cities Service Company, che fece sviluppare le negative. Mentre cinque delle foto non rivelavano niente d'insolito, la sesta mostrava chiaramente i due volti che seguivano lugubremente la nave. La Cities Service Company non cercò di minimizzare la suggestiva storia o di tenerne il pubblico all'oscuro, ma anzi, ne diede notizia nella sua rivista, Service, nel 1934, ed espose un ingrandimento della fotografia nella sede principale di New York. Vedere nel futuro Tutti gli studiosi di fatti paranormali sanno che l'ESP non viene limitata dalla distanza. Una considerevole mole di ricerche ha mostrato che può viaggiare attraverso due stanze con la stessa facilità con cui può percorrere metà della circonferenza del globo. Ancora più stupefacente e il potere dell'ESP di trascendere la struttura stessa del tempo. Ricerche condotte presso il Mundelein College di Chicago nel 1978 dimostrano senz'ombra di dubbio questo fatto misterioso. Il ricercatore incaricato del programma era John Bisaha, che s'interessava da lungo tempo alla "visione a distanza" per cui un soggetto cerca di "vedere" che cosa sta succedendo in luoghi lontani molti chilometri. La procedura sperimentale è molto semplice. Il soggetto si limita a sedere con un osservatore mentre una persona bersaglio (detta soggetto esterno) si reca in una località nelle vicinanze o anche a una distanza di chilometri dal luogo dell'esperimento. Al soggetto esaminato viene allora chiesto di prendere contatto con l'assistente bersaglio, o visualizzarlo, e di descrivere il luogo in cui si trova. Bísaha usò questa prassi, ma aggiunse un'importante modifica. Chiese di descrivere il posto dove il soggetto esterno si sarebbe recato il giorno dopo. Per la parte più importante dei suoi esperimenti rigidamente controllati, Bisaha, che era in partenza per l'Europa centrale, suggerì che il soggetto descrivesse le sue future tappe europee. Per cinque giorni consecutivi Brenda Dunne - a Chicago - cercò di vedere dove Bisaha sarebbe andato ventiquattro ore dopo. In nessun momento i due partecipanti furono in contatto fra loro durante l'esperimento. I risultati furono senz'altro notevoli. Quando il giro turistico portò Bisaha a un ristorante circolare costruito su dei piloni sul Danubio, Brenda Dunne l'aveva già visto "... presso dell'acqua... un'enorme distesa d'acqua." Essa vide anche "... delle linee verticali come dei pali... una forma circolare come quella di una giostra". Anche gli altri giorni la donna fornì particolari perfettamente corrispondenti a quelli che, a mano a mano, viveva il ricercatore. Quando Bisaha tornò negli Stati Uniti, prese le registrazioni delle cinque sedute e le consegnò a un giudice indipendente, a cui furono anche fornite fotografie delle città bersaglio. Il suo compito era di far corrispondere ciascuno dei rapporti forniti dalla Dunne alla fotografia giusta, ed egli non ebbe nessuna difficoltà a farlo. Un plesiosauro nella rete Nell'aprile del 1977 le reti del peschereccio giapponese Zuiyo Maru pescarono una strana creatura: uno sconosciuto animale marino lungo tredici metri e mezzo che sembrava un primordiale mostro degli abissi. L'equipaggio issò a bordo la carcassa e scattò delle foto a colori dello strano animale prima che il capitano, per paura che la nave s'infettasse, ordinasse di ributtarlo in mare. Il professor Tokio Shikama, un esperto di paleozoologia dell'Università Nazionale di Yokohama, studiò le foto e dichiarò che il corpo non era né di un qualsiasi mammifero conosciuto, né di un pesce, ma assomigliava a quello di un plesiosauro, ritenuto estinto da oltre 100 milioni di anni. Parecchie altre navi cercarono nella zona i resti della creatura che era stata buttata in mare dai giapponesi, ma senza successo. Anche un solo esemplare di plesiosauro avrebbe avuto un valore molto maggiore di una ordinaria pesca dello Zuiyo Maru. Gli alieni mangiano carne di maiale Gli ufonauti hanno dimostrato negli anni, secondo vari rapporti, qualcosa di più di un interesse passeggero per bovini ed equini. Se bisogna credere all’agricoltore Richard Fanning, di Norway, nella Carolina del Sud, le loro attività possono estendersi anche ai suini. La sera del 6 dicembre 1978 il ventunenne Fanning, sua moglie e due soci, avvistarono una sfera luminosa del diametro di tre metri e mezzo che si librava al di sopra del loro porcile e che aveva sul fondo due paia di luci rosse e verdi, grandi pressappoco come fari d'auto. "Qui c'è qualcosa di strano", disse Fanning ai suoi soci, "andiamo via." Egli si allontanò in macchina e le luci silenziose lo seguirono; la sfera bianca sfiorava la strada all'altezza dell'auto a una distanza di cinquanta metri. Fanning si diresse verso casa, dove teneva un fucile. Ma, disse poi, "tutt'a un tratto quella grande luce bianca ha fatto una curva a U ed è tornata indietro al di sopra del recinto dei maiali". Fanning e gli altri osservarono quanto stava accadendo, finché "dopo tre o quattro minuti, tutte le luci si spensero. Ero spaventato, e io non sono tipo da spaventarsi facilmente". Era così terrorizzato, in effetti, che lui e sua moglie rimasero i due giorni successivi presso dei parenti. Quando tornarono per dar da mangiare alle loro bestie, Fanning trovò un maiale che giaceva, privo di vita, su un fianco. Un altro maiale era "morto ritto sulle zampe", raccontò il giovane. "Gli ho dato un calcio ed è caduto". L'analisi di un suino rivelò che la carcassa era priva dell'osso mandibolare ed era diventata "una specie di pasta morbida, senza più peso, simile alla gelatina." Fanning precisò che quell'animale pesava quasi un quintale e mezzo, mentre ora soltanto ventidue chili. "È stata" concluse, "la cosa più strana che abbia mai visto in vita mia." I buchi nella testa Vari strani rituali si svilupparono dal movimento dei Figli dei Fiori degli anni sessanta, ma pochi furono bislacchi come la pratica di trapanarsi la testa per ottenere uno stato di coscienza allargata. La trapanazione, ovvero l'apertura artificiale di un foro nel cranio, era comune presso certe società primitive per motivi che non sono ancora stati completamente chiariti. La ragione dell'operazione, rischiosa, ma di rado fatale, era probabilmente di natura sia medica sia religiosa. In genere i moderni trapanatori la pensano allo stesso modo. Il movimento contemporaneo iniziò nel 1962, quando un medico olandese, Bart Huges, sostenne che il livello e la condizione della coscienza di una persona dipendevano soprattutto dal volume del sangue contenuto nel cervello. Le cose stavano diversamente quando camminavamo a quattro zampe, secondo Huges, prima che sviluppassimo la stazione eretta che ci separa dal resto della natura. Il problema è che il cervello divenne racchiuso in una struttura rigida e limitante; fatto ancora peggiore, la gravità ridusse l'afflusso dell'ossigeno e delle sostanze nutritive al cervello. La soluzione del problema, per Huges, consisteva nel prendere un trapano elettrico e nel togliersi un cerchiolino d'osso dal cranio. Il risultato di quest'operazione, spiegò, era un accresciuto flusso di sangue e la possibilità per il cervello, una volta liberato, di palpitare in accordo col ritmo del cuore. La consapevolezza del trapanato tornava alla condizione fanciullesca da lui ricercata, condizione in cui la mente, senza più limitazioni, rimaneva in contatto con i sogni, le fantasie e le sensazioni intense dell'infanzia. Gli adulti perdevano questa capacità, pensava Huges, a misura che i loro crani lentamente si solidificavano. La trapanazione come soluzione alla condizione umana, però, non garbò molto alle autorità olandesi, che si affrettarono a condannare Huges a restare in osservazione in un ospedale psichiatrico. Le sue idee riscossero però un po' più di successo presso la comunità allora emergente degli hippy, per cui ogni genere di nuova "coscienza" valeva il rischio di provarla. Il foro praticato direttamente nel cervello, come voleva Huges, prometteva una stimolazione mentale permanente. La difficoltà, naturalmente, consisteva nel trovare qualcuno che eseguisse l'operazione, dato che c'era penuria di stregoni e sciamani. La soluzione era il fai-da-te. Il principale discepolo di Huges fu Joseph Mellen, un contabile londinese che si era laureato a Oxford e aveva conosciuto il medico olandese a Ibiza nel 1965. Huges lo convertì all'idea della trapanazione. Ormai Huges aveva sintetizzato la sua filosofia in una sola parola: Brainbloodvolume (volume-del- sangue- nel-cervello). L'autotrapanazione del cranio di Mellen, eseguita con le sue stesse mani dopo tre tentativi abortiti, ebbe un tale "successo" che egli scrisse in seguito un libro sulla sua esperienza, Bore Hole (Aprire un buco), la cui prima frase sintetizza a meraviglia il suo contenuto: "Questa è la storia di come ho deciso di aprirmi un buco nel cranio per avere uno sballo permanente". Mellen raccontò di aver ricevuto dalla trapanazione un nuovo senso di benessere che a suo dire permane tuttora. In seguito anche la sua fidanzata, Amanda Fielding, si sottopose alla cura, ma invece di scrivere un libro sulla prova subita la filmò, e intitolò il suo filmetto Il cervello in ritmo col cuore. Oggi i due moderni trapanatori di cranio vivono ancora insieme, a Londra, e dirigono una galleria d'arte. Il potere della preghiera Molti pensano che la scienza sia nemica della religione, ma a volte gli strumenti della ricerca sperimentale hanno documentato il potere della fede. Un progetto basato su ciò è stato di recente intrapreso dal dottor Randy Byrd, cardiologo e devoto cristiano. Byrd era talmente affascinato dalla possibilità dell'efficacia terapeutica della preghiera che decise di condurre un esperimento per metterla al vaglio. Dato che allora lavorava all'ospedale civile di San Francisco, aveva indubbiamente una gran quantità di pazienti fra cui scegliere. Cominciò programmando un computer affinché scegliesse 192 pazienti affetti da disturbi cardiaci mentre altri 201 pazienti dello stesso tipo furono scelti per fungere da gruppo di controllo. Byrd voleva vedere se i pazienti per la cui guarigione si pregava si sarebbero rimessi meglio dall'operazione al cuore dei pazienti di controllo. Non si unì personalmente alla preghiera, ma chiese a persone selezionate e a gruppi di preghiera di tutto il paese di partecipare allo studio. Ai partecipanti, che appartenevano a diverse confessioni religiose, furono forniti i nomi dei pazienti, ma essi non li incontrarono mai né si misero mai in contatto con loro e nessuno dei pazienti sapeva che era in corso l'indagine. L'esperimento richiese un anno e diede ragione all'idea che la preghiera sia efficace. Byrd comunicò gli stupefacenti risultati del suo studio durante il congresso del 1985 dell'Associazíone Americana dei Radiologi, che si tenne a Miami. Statisticamente, egli annunciò, i soggetti per cui si era pregato richiesero un minor trattamento postoperatorio a base di antibiotici e svilupparono meno edemi polmonari (formazioni di liquido nelle pieghe dei polmoni). Egli trovò anche che un numero minore dei pazienti per cui si era pregato morirono durante lo studio, anche se questa tendenza non fu statisticamente significativa. Anche la reazione di altri medici a questo studio fu a dir poco sorprendente. Molti ne furono entusiasti. Probabilmente la reazione più stupefacente venne dal dottor William Nolan, l'autore di Come sono diventato chirurgo, dichiaratamente scettico e contrario alla medicina non ortodossa... e in particolare alla religione come terapia. Anche lui rimase colpito dallo studio di Byrd. "Funziona, funziona", disse del potere della preghiera, quando il Medical Tribune gli chiese un commento sullo studio di Byrd. Il vero Dracula Il più famoso romanzo dell'orrore di tutti i tempi, Dracula, di Bram Stoker, si basa sulla carriera sanguinaria di un personaggio realmente esistito, il principe valacco Vlad IV, o Vlad l'Impalatore, che resse la Romania del quindicesimo secolo con un pugno di ferro e un palo acuminato. Noto anche come Dracula, o "figlio del demonio" Vlad fu uno dei più spietati tiranni che il mondo abbia mai conosciuto. Uno studio condotto nel 1981 lo mise al pari soltanto di Idi Amin, Hitler e Caligola in termini di totale disprezzo per la vita e le sofferenze umane. Si meritò il soprannome di Impalatore per la sua preferenza per il palo di legno come strumento di tortura. Migliaia di soldati e civili turchi, infilzati su pali infitti nel terreno, morirono in modo atroce per sua mano. Vlad aveva l'abitudine di pranzare attorniato dalle sue vittime che si contorcevano fra gli spasimi, sorseggiando il loro sangue o aspergendosene il corpo. Questa agghiacciante reputazione teneva nella sua morsa le campagne a tal punto che quando egli morì, nel 1477, si sparse la voce che si fosse levato dalla tomba alla ricerca di altro sangue. Furono forse queste storie a contribuire all'idea popolare che l'unico sistema per porre fine ai mortali salassi di un vampiro fosse quello di conficcargli un paletto di legno nel corpo ancora vivente. Un particolare banale e spesso trascurato è però che, nella versione originale di Stoker, il suo Conte Dracula viene ucciso soltanto dopo che la sua testa viene spiccata dal busto e un coltello da caccia gli. viene affondato nel petto... da un texano. Una coincidenza quasi incredibile venne alla luce ai nostri tempi. Un discendente in linea diretta fu localizzato nella Romania comunista... dove lavorava in una banca del sangue. Una "vampiressa" storica La storia accenna anche ad altri sospetti vampiri celati nelle case reali europee. La bellissima Elizabeth Bathory, nata nel 1560 e andata in sposa al conte carpatico Ferencz Nadasy all’età di quindici anni, è un'eccellente rappresentante di questa genia. Pare che la giovane Elizabeth sia stata iniziata alla magia nera da uno scaltro mago noto sotto il nome di Thorke. Quando il conte partì per la guerra essa fuggì con uno straniero dai denti bianchi e aguzzi, dal volto pallido e vestito di nero. Elizabeth tornò da sola e diede prova di grande ferocia torturando alcuni membri della sua servitù. Al ritorno dalla guerra, il conte levò ben presto, ma invano, le sue proteste. La constatazione che la sua bellezza stava sfiorendo fece vacillare definitivamente la mente di Elizabeth. Essa ordinò che una giovane serva fosse assassinata e dissanguata, e poi fece il bagno nel suo sangue. Questo la fece ringiovanire, temporaneamente. Ora il bisogno di giovani vittime e del loro sangue rigeneratore la privò di ogni residuo di umanità. Quando ebbe esaurito la sua scorta di domestiche, attirò altre ragazze al castello con promesse di lavoro. Alla fine ricorse ai rapimenti, ma una vittima designata riuscì a fuggire e a dare l'allarme alle autorità. Le sue complici confessarono i loro crimini e vennero giustiziate seduta stante. Elizabeth fu giudicata pazza e tenuta reclusa nelle sue stanze per il resto dei suoi giorni, che si conclusero nel 1614. |