L'esorcista e il demone di Loch Ness

Il defunto reverendo dottor Donald Omand, pastore anglicano ed esorcista, non nutriva dubbi che il favoloso mostro di Loch Ness, noto anche col nomignolo affettuoso di "Nessie", esistesse veramente. Aveva però serie riserve sull'idea che si trattasse di un animale preistorico, o comunque di un essere vivente.

Lo scrittore F. W. Ted Holiday, che ha passato degli anni sulle sponde del Loch Ness, era propenso a dargli ragione. In un suo libro del 1973, Il drago e il disco, confutò le teorie biologiche sulla creatura e sollecitò i ricercatori a prendere in considerazione la nozione di visitatori dal mondo paranormale.

Quando Holiday venne a conoscenza delle convinzioni del dottor Omand, gli scrisse una lettera, e a tempo debito i due uomini s'incontrarono. Una delle cose di cui parlarono fu la strana storia dello scrittore svedese Jan-Ove Sundberg, che era stato a Loch Ness il 16 agosto 197l. Quella sera Sundberg aveva cercato di prendere una scorciatoia per il bosco nei pressi del lago e si era smarrito. Mentre vagava fra gli alberi s'imbatté in una "macchina estremamente strana": un sigaro grigio-nerastro lungo una decina di metri posato sul terreno a una distanza di 60 o 70 metri da dove lui si trovava.

Sundberg dichiarò di aver visto tre figure uscire dai cespugli. Ciascuna di loro portava uno scafandro e un casco sulla testa. Di primo acchito Sundberg pensò che fossero operai di una vicina centrale elettrica. Dopo un po' le figure entrarono nel veicolo da un portello sulla sua sommità. L'aeromobile si sollevò in aria a una decina di metri, poi partì a razzo.

Quando Sundberg tornò in Svezia, fu seguito, a suo dire, da misteriose figure in scafandri neri, i leggendari "uomini in nero" che secondo molte fonti cercano d'intimorire i testimoni d'incontri con UFO, e alla fine fu colpito da un esaurimento nervoso.

Normalmente Holiday avrebbe liquidato la storia come la "farneticazione di un pazzoide" (come disse), se non avesse sentito di altri avvistamenti sulle sponde del lago in quella stessa settimana di agosto. Ma c'era un problema: nel luogo dell'episodio, gli investigatori trovarono una foresta così fitta che "non esisteva un solo punto dove avrebbe potuto atterrare un UFO più grande di una scatola di fiammiferi". La fotografia di Sundberg non mostrava altro che alberi.

Sundberg era convinto di aver avuto un incontro con un UFO. Ma sembrava anche non esserci alcun dubbio che esso non era avvenuto come lui pensava che si fosse verificato. Era forse stato coinvolto in qualche tipo di evento soprannaturale?

Operando in base a questa teoria, Osmond, accompagnato da Holiday, si recò a Loch Ness per esorcizzarne il demone il 2 giugno 1973. Omand celebrò il rito dell'esorcismo in cinque località sulle sponde del lago.

"Fa' che in virtù del potere concesso al Tuo indegno servitore", pregò in ciascun luogo, "questo lago e le sue rive possano essere liberate da ogni spirito malvagio, da ogni vana fantasia, proiezione o fantasma, e da ogni inganno del maligno. O Signore, sottomettili agli ordini del Tuo servitore, così che, al suo comando, essi non nuocciano né a uomo né ad animale, ma se ne tornino al luogo a loro assegnato per rimanervi per sempre."

"Io non sono formalmente religioso", avrebbe scritto Holiday a proposito dell’esperienza, "eppure a questo punto avvertii nettamente una tensione strisciare nell'atmosfera. Era come se avessimo mosso qualche leva invisibile, e stessimo aspettando il risultato."

Il lunedì dopo, Omand ripete l'esorcismo per degli operatori della BBC. Il martedì, Holiday fece un'indagine sulla storia di Sundberg. Prima, però, si rivolse a Winifred Cary, una sensitiva che abitava in quella zona. Quando le disse che Sundberg aveva riferito di aver incontrato un UFO, essa replicò che anche lei e suo marito, tenente colonnello dell'aeronautica militare, avevano visto un UFO nella zona. Essa esortò Holiday a non recarsi sul posto. "Si leggono storie di persone portate via", spiegò. "Magari saranno sciocchezze, ma io non ci andrei." Il dottor Omand aveva detto a Holiday la stessa cosa.

"In quel preciso istante", Holiday scrisse nel suo libro L'universo degli spiriti, "si sentì fuori dalla finestra un tremendo frastuono, come di un tornado, e il giardino fu pervaso da un indefinibile, frenetico movimento. Si udì una serie di tonfi violenti, come se un oggetto pesante colpisse la parete o la porta della veranda. Attraverso una finestra alle spalle della signora Cary, vidi improvvisamente quella che sembrava una colonna di fumo nerastro a forma di piramide alta due metri e mezzo che turbinava all'impazzata. Parte di questa colonna di fumo aveva investito un roseto, che diede l'impressione di venire strappato dal terreno. La signora Cary gridò e volse la faccia verso la finestra. L'episodio durò 10 o 15 secondi, poi cessò di colpo." Anche Cary udì il rumore. "Ho visto un raggio di luce bianca saettare attraverso la stanza dalla finestra alla mia sinistra", disse. "Ho visto un cerchio di luce bianca sulla fronte di Ted Holiday. Mi sono presa un tremendo spavento."

Holiday decise di non recarsi sul luogo dell'avvistamento di Sundberg. Ma la mattina presto del giorno successivo, mentre usciva per una breve passeggiata, fu sorpreso di vedere, a una trentina di metri da lui, uno strano personaggio. Era un uomo vestito completamente di nero.

"Ho avvertito una fastidiosa sensazione di malevolenza", dichiarò poi, "fredda e priva di passione. Sarà stato alto un metro e ottanta e sembrava vestito di cuoio nero o di plastica. Portava casco e guanti ed era mascherato: neppure il naso, la bocca e il mento erano visibili."

Holiday si avvicinò all'individuo, l'oltrepassò di qualche metro e poi guardò il lago per parecchi secondi. Quando voltò il capo nella direzione del misterioso uomo in nero, sentì "uno strano sibilo" e vide che non c'era più nessuno.

Holiday corse subito nella vicina strada. "A destra era visibile mezzo miglio di strada, vuota, e a sinistra un altro centinaio di metri", scrisse. "Nessuna persona avrebbe potuto sparire dalla vista così rapidamente. Eppure non c'era dubbio che se ne fosse andato."

Il giorno dopo il signor Omand se ne andò, dicendo che avrebbe cercato di esorcizzare quel fantasma dalla lunga vita quando avesse visitato il luogo di nuovo.

Holiday tornò a Loch Ness nel 1974. Pochi giorni dopo l'inizio del viaggio, mentre si trovava sulla riva del lago, fu colpito da un attacco di cuore. Mentre veniva trasportato all'ospedale, passò in barella esattamente dal luogo dove aveva visto l'uomo in nero.

Una seconda crisi cardiaca uccise Ted Holiday nel 1979.

Premonizioni di un disastro

Uno dei peggiori disastri della storia della Gran Bretagna colpì il Galles il 21 ottobre 1966: un enorme deposito di scorie di carbone crollò e seppellì una scuola nella cittadina mineraria di Alberfan. Oltre 140 persone, compresi 128 scolari, rimasero uccise.

Nelle settimane che seguirono divenne sempre più chiaro che alcuni dei bambini, nonché altre persone in varie parti dell'Inghilterra, avevano avuto una precognizione della tragedia. Trentacinque di questi casi furono raccolti dallo psichiatra inglese J. C. Barker. Fra le persone che collaborarono ci fu la madre di uno dei bambini che avevano trovato la morte nel crollo. Essa rivelò a Barker che sua figlia, il giorno prima del disastro, si era messa a parlare della morte, dicendo che non ne aveva paura. Sua madre era rimasta perplessa per la strana conversazione, ma non si era resa conto dell'importanza delle successive osservazioni della bambina, che riguardavano uno strano sogno che aveva appena fatto.

"Ho sognato che andavo a scuola", aveva detto a sua madre, "e la scuola non c'era più. Qualcosa di nero le era caduto sopra e la copriva tutta."

Anche la bambina non aveva capito che il sogno era una premonizione, e il giorno dopo era uscita di casa come sempre, per rimanere uccisa due ore dopo.

Anche una donna di mezza età di Plymouth aveva avuto una premonizione della catastrofe.

"Ho "visto" in senso vero e proprio il disastro la notte prima che succedesse", riferì, "e il giorno dopo ne avevo parlato alla mia vicina di casa prima ancora che la notizia fosse trasmessa per radio. Prima, ho "visto" una vecchia scuola in una valle, poi un minatore del Galles, poi una valanga di carbone che precipitava dal fianco di una montagna. In fondo, a questa massa di carbone che crollava c'era un ragazzino con la frangetta e un'espressione di mortale spavento sul volto. Poi, per un certo tempo ho "visto" le operazioni di soccorso. Ho avuto l'impressione che il ragazzino venisse salvato."

La maggior parte dei casi raccolti dal dottor Barker, erano sogni simbolici che mostrarono la tendenza a verificarsi nella settimana prima della frana.

Alligatori dal cielo

Relazioni su esseri viventi caduti da cieli sereni sono antiche come la storia e non sono mai stati spiegati in modo soddisfacente. Esse descrivono per la maggior parte cadute di piccoli animali, rane, pesci ed insetti, ma a volte anche creature più grandi piombano giù dal nulla. Alligatori, per esempio.

Il 26 dicembre 1877, il New York Times pubblicò la seguente notizia: "Il dottor J. L. Smith, di Silverton Township, nella Carolina del Sud, mentre apriva una nuova fabbrica di trementina notò qualcosa che cadeva a terra e si metteva a strisciare verso la tenda dov'era seduto. Guardò meglio e vide che era un alligatore. Qualche istante dopo ne comparve un altro. Esterrefatto, il dottor Smith si guardò intorno per vedere se ce ne fossero altri, e ne trovò sei nel raggio di 200 metri. Gli animali erano tutti vispi e arzilli, e lunghi una trentina di centimetri. La località dove caddero dal cielo è situata su un terreno elevato e sabbioso a una decina di chilometri a nord del fiume Savannah".

Una storia analoga si verificò nel 1957, grazie allo scrittore John Toland, il quale raccontò quanto era successo al dirigibile della marina americana Macon. Nel 1934 il Macon aveva partecipato a delle manovre nei Caraibi e stava dirigendosi verso ovest nel suo viaggio di ritorno. Mentre entrava nel cielo della California, nel pomeriggio del 17 maggio, il comandante, Robert Davis, udì in alto un forte sciacquio proveniente da uno dei serbatoi dell'acqua usata come zavorra.

Preoccupato, si arrampicò su per i cavi portanti mentre il rumore si faceva sempre più forte. Aprì il serbatoio e vi guardò dentro. C'era un alligatore lungo sessanta centimetri che nuotava intorno molto eccitato.

Nessuno aveva la più pallida idea della sua provenienza. Il dirigibile era in aria da parecchi giorni e sembrava quanto mai improbabile che quel grande e rumoroso animale potesse essere rimasto lassù per tutto quel tempo senza far avvertire la sua presenza. Inoltre Davis, che era un tipo molto apprensivo, aveva controllato scrupolosamente l'aeromobile e non aveva visto niente di anormale come un alligatore.

L'unica spiegazione possibile - che d'altronde non spiegava niente - era che il rettile fosse caduto nel serbatoio della zavorra dall'alto.

Un'altra storia del genere è stata raccontata dai coniugi Trucker di Long Beach, in California. Nel 1960 essi udirono un violento tonfo nel loro giardino, e subito dopo un forte grugnito. Uscirono a guardare e videro, allibiti, un alligatore lungo più di un metro. Non poterono che concludere che doveva essere caduto dal cielo.

L'extraterrestre colpito

Uno dei più strani incontri ravvicinati mai avvenuti ebbe luogo in una fredda notte di novembre del 1961. I testimoni furono quattro uomini del Nord Dakota diretti verso casa dopo una partita di caccia. Una pioggia gelida batteva sul parabrezza del loro automezzo e, dato che il sistema di riscaldamento era praticamente fuori uso, si trasformava in ghiaccio sui finestrini. Tre dei viaggiatori dormivano quando il guidatore vide un oggetto splendente discendere dal cielo.

Esso scese fino a una distanza di circa mezzo chilometro, sul lato destro della strada. Il conducente, allarmato, svegliò con una gomitata il passeggero al suo fianco, che si destò abbastanza in fretta da vedere anche lui l'oggetto. Anche uno degli uomini che dormivano sul sedile posteriore si svegliò e lo vide. Tutti furono certi di aver assistito a un disastro aereo.

Accorsero sul luogo, dove trovarono un oggetto a forma di silo conficcato nel suolo circa a 85 gradi e a poco più di 130 metri. Lo attorniavano quattro sagome. Non era facile osservare la scena in quella notte oscura e da una certa distanza, e quindi uno degli uomini puntò una torcia elettrica contro il veicolo e i suoi occupanti... e a questo punto, come uno dei cacciatori riferì in seguito a un investigatore della Commissione Nazionale per le Indagini sui Fenomeni Aerei, "ci fu un'esplosione, e tutto sparì".

Gli uomini, molto scossi, pensarono che il veicolo fosse saltato in aria ed entrarono nel campo, sempre a bordo della loro automobile. Ma non c'era più traccia dell'apparecchio.

Essi svegliarono il quarto uomo, un medico della locale base aeronautica, e gli dissero che non appena avessero trovato il luogo dell'"incidente" avrebbero avuto bisogno del suo aiuto. Il medico li consigliò di tornare dove si trovavano quando avevano visto per la prima volta l'oggetto: in questo modo, disse, avrebbero potuto ripercorrere il loro tragitto e capire meglio dove potesse essere l'aereo.

Poco dopo essere tornati sull'autostrada, videro di nuovo l'oggetto e i suoi occupanti. Il medico accese la torcia elettrica e fece scorrere il fascio di luce lungo quel veicolo argenteo e a forma di silo, finché esso colpì una delle figure, alta circa un metro e settanta e con addosso una tuta bianca. Stranamente l’uomo sventolava la mano in un gesto che sembrava intimargli di allontanarsi. Ma se c'era stato un disastro aereo, si chiesero i testimoni, perché quell'uomo gli faceva segno di andarsene?

I cacciatori si allontanarono di poco, discutendo sul da farsi. Qualcuno pensò che l'oggetto fosse un apparecchio sperimentale dell'aeronautica che loro non avrebbero dovuto vedere. Uno di loro espresse la supposizione che l'uomo fosse un agricoltore e che l’"aereo" fosse in realtà un silo. Alla fine essi ripresero il loro viaggio verso casa. Percorsero altri tre chilometri quando l'oggetto tornò ed effettuò un atterraggio morbido a meno di 150 metri di distanza. Tutt'a un tratto due sagome umane furono visibili davanti al veicolo.

Uno dei cacciatori si buttò ventre a terra, puntò il suo fucile e sparò un colpo. La figura più vicina fu colpita a una spalla. Girò su se stessa e cadde sulle ginocchia. Il suo compagno l'aiutò a rialzarsi, gridando: "Si può sapere perché diavolo l'ha fatto?".

I quattro uomini cercarono in seguito di ricostruire quanto era successo poi, e si resero conto che i loro ricordi erano piuttosto confusi. Due di loro negarono che fosse stato tirato fuori dalla macchina un fucile. L'uomo che ricordava di aver sparato alla figura disse che il suo comportamento sembrava irrazionale e bizzarro. L'unica cosa che ricordassero chiaramente era che erano rincasati all'alba, e che le loro mogli, in ansia, erano rimaste alzate ad aspettarli.

Il giorno dopo il medico - l'uomo che aveva sparato -fu sorpreso di trovare degli strani uomini che l'aspettavano presso il suo luogo di lavoro. Essi si rivolsero a lui chiamandolo per nome e dissero che avevano "ricevuto un rapporto" sulla sua esperienza della notte prima. Gli chiesero se fosse sceso di macchina durante la prima parte dell'esperienza, e vollero anche sapere che cosa indossasse. Quando rispose che era vestito da cacciatore e calzava un paio di stivali gli chiesero di condurli a casa sua per poter esaminare i suoi vestiti. Dopo averli esaminati si alzarono per andarsene. Quello che aveva sostenuto la maggior parte del colloquio lo ringraziò per la sua collaborazione e poi lo avvertì: "Lei farà bene a non far parola di questo con nessuno". Gli uomini salirono sulle loro macchine e partirono, lasciando il medico a piedi. Egli dovette chiamare un tassì per tornare alla base.

"Essi non chiesero mai niente a proposito di quel colpo di fucile, e tutte le loro domande furono rivolte interamente alla prima parte dell'avvistamento", ricordò in dottore. "Credo che sapessero più di quello che dissero, ma non lo so per certo."

Egli non li rivide più e ancor oggi non ha idea di chi fossero e di che cosa esattamente volessero sapere da lui.

Le fate dell'Islanda

Non esiste praticamente nessun posto della terra dove la gente non abbia creduto prima o poi nell'esistenza di una razza nascosta di piccoli esseri dotati di poteri soprannaturali. E la credenza in una razza nascosta di "piccola gente" persiste anche nella moderna Europa, specie in Islanda, una nazione con un eccellente sistema scolastico e un elevato tasso di alfabetizzazione.

"Quelli che raccontano queste storie", assicura Helgi Hallgrimsson, direttore del museo di storia naturale di Akureyri, "sono persone oneste, e molte di loro non credevano in queste creature prima di averle viste coi loro occhi."

A quanto si presume, le fate proteggono il loro territorio e procurano un mucchio di guai a coloro che tentano d'invaderlo. Nel 1962, per esempio, mentre veniva costruito il nuovo porto di Akureyri gli operai cercarono di far saltare con la dinamite delle rocce, senza riuscirvi. Per quanti sforzi facessero, al momento critico l'attrezzatura non funzionava. Gli operai incorrevano in continui incidenti o si ammalavano improvvisamente.

Alla fine un giovane di nome Olafur Baldursson si fece avanti per dichiarare che le fate erano scontente perché vivevano sul luogo delle esplosioni. Egli si offrì come intermediario, dicendo che se le autorità volevano avrebbe sistemato le cose con la piccola gente. I magistrati accettarono, e a tempo debito le fate furono soddisfatte. O perlomeno così si pensò, poiché dopo il presunto intervento di Baldursson i lavori procedettero senza ulteriori problemi.

Questa non fu l'ultima volta che le fate agirono apparentemente per proteggere il loro territorio. Nel 1984, quando il ministero dei trasporti islandese cercò di aprire una nuova strada presso Akureyri, gli operai addetti ai lavori si ammalarono di strane malattie e le scavatrici si guastarono senza apparenti motivi.

Non tutti gli islandesi, naturalmente, sono disposti a credere all'esistenza di questo popolo nascosto. Thor Magnusson, custode delle Antichità, liquida i molti avvistamenti con queste parole: "Personalmente, credo che coloro che vedono fate e persone minuscole dovrebbero farsi visitare agli occhi".

Ma altri credono nell'esistenza di queste creature. Helgi Hallgrimsson ribatte: "Ci sono molte cose in natura che la scienza non può ancora spiegare".

Il paesaggio fantasma

È possibile viaggiare nel tempo? Per quanto possa sembrare incredibile, molte persone apparentemente sane di mente e degne di fede hanno sostenuto di aver viaggiato a ritroso nel tempo e aver visitato secoli passati.

Su uno di questi casi è stata compiuta un'indagine da parte di Mary Rose Barrington, della Society for Psychical Research di Londra. Secondo la Barrington, le persone in questione, George Benson e sua moglie, una domenica di luglio del 1954 andarono a fare una passeggiata sulle colline del Surrey. Il giorno era cominciato in modo strano: i due si erano svegliati sentendosi inesplicabilmente depressi. Nessuno dei due parlò all'altro di questa sensazione, che parve irrazionale in considerazione della piacevole giornata di svago che si prospettava loro.

I coniugi arrivarono in corriera nel Surrey e decisero di visitare la cappella della famiglia Evelyn e Wotton. Da molto tempo s'interessavano a John Evelyn, un diarista del diciassettesimo secolo, ed erano curiosi di vedere quali dei suoi parenti fossero sepolti nella cappella. La visita si dimostrò così interessante che i Benson vi passarono più tempo di quanto fosse stato nelle loro intenzioni.

Quando alla fine lasciarono la cappella, scoprirono un sentiero infestato dalle erbacce con alti cespugli su entrambi i lati. Inerpicandosi per il sentiero, giunsero ben presto in un'ampia radura dove trovarono una panca di legno. Un tratto erboso si estendeva dalla sinistra della panca agli alberi, distanti circa venticinque metri. A destra della panca il terreno sprofondava ripidamente in una valle, da cui sentirono provenire i colpi di scure di un taglialegna e l'ostinato abbaiare di un cane.

A questo punto il signor Benson guardò l'orologio, vide che era mezzogiorno e tirò fuori dei panini. Ma la signora Benson, troppo depressa per aver voglia di mangiare, sminuzzò il pane per gli uccelli. Improvvisamente si fece un gran silenzio, e anche gli uccelli smisero di cantare.

Un senso di terrore sopraffece la signora Benson, essa raccontò, come se avvertisse la presenza di tre minacciose figure in neri abiti ecclesiastici alla sue spalle. Quando cercò di voltarsi non poté farlo.

Il signor Benson non vide niente, ma toccò sua moglie: il suo corpo era così freddo che avrebbe potuto essere un cadavere. Alla fine la signora Benson si sentì meglio e i due furono d'accordo di andarsene.

Discesero il colle e poco dopo attraversarono una strada ferrata. Poi, anche se avevano avuto in programma di fare una passeggiata, improvvisamente si distesero sull'erba e si addormentarono. Seguì una specie di obnubilamento da cui emersero trovandosi a Dorking mentre salivano sul treno che li avrebbe riportati a Battersea.

Nei due anni successivi la signora Benson visse in preda a una quasi costante paura. Ricordava vividamente il terrore che si era impossessato di lei quando erano comparsi i tre sconosciuti in quegli strani abiti. Alla fine, sentendo che soltanto affrontando con coraggio l'esperienza, avrebbe potuto superarla, partì da sola per rintracciare il sentiero che lei e suo marito avevano percorso quel fatidico giorno.

Ma non appena arrivò alla chiesa si rese conto che c'era qualcosa di molto strano. Prima di tutto, non c'era un sentiero che portasse alla collina: perché non c'era nessuna collina. La zona, in effetti, era pianeggiante. Non c'era nessuna abbondanza di folti cespugli, e per più di mezzo chilometro non si vedevano boschi.

Parlò con un abitante del posto che disse di conoscere bene la zona e di non aver mai visto niente di sia pur vagamente simile a quanto da lei descritto. Aggiunse che non gli risultava che ci fosse una panca di legno in nessun sentiero dei paraggi.

Al suo ritorno a Battersea la signora Benson riferì a suo marito quello che aveva appreso. Egli non le credette, ma quando la domenica dopo andò alla chiesa non gli ci volle molto per capire che la moglie gli aveva detto la verità.

Qualche anno dopo Mary Rose Barrington e John Stiles, della Society for Psychical Research, si recarono nella zona nella speranza di trovare il paesaggio dove si erano trovati i coniugi Benson, ma non trovarono niente.

UFO sulla Casa Bianca

Una delle critiche avanzate nei confronti degli UFO è perché mai essi, ammesso che esistano, non siano mai atterrati sul prato della Casa Bianca permettendo ai loro occupanti di farsi conoscere. A parte il fatto che gli ufonauti potrebbero non aver trovato un'amministrazione presidenziale di loro gradimento, in realtà gli UFO sono apparsi più di una volta molto vicino a Pennsylvania Avenue.

Nella tarda serata del 26 luglio 1952, per esempio, degli oggetti volanti non identificati furono intercettati dagli schermi radar della capitale della nazione. A un certo punto vennero individuati dodici oggetti distinti: quattro, separati da intervalli di due chilometri e mezzo, procedevano con volo regolare a una velocità di 160 chilometri all'ora, mentre altri otto si muovevano in modo irregolare a velocità più elevata. Almeno due membri del personale militare e un pilota di linea diretto all'aeroporto nazionale di Washington riferirono avvistamenti di luci bianche e bianco-arancioni nel cielo notturno.

L'11 gennaio 1965, avvistamenti di UFO al di sopra della Casa Bianca furono nuovamente comunicati da membri del personale sia militare sia civile. Poco prima, il 29 dicembre 1964, tre oggetti ignoti che procedevano a una velocità stimata in 8000 chilometri orari, erano stati intercettati dal radar. In seguito l'aeronautica militare smentì l'episodio parlando di un disguido tecnico.

Otto giorni prima, un certo Horace Burns disse che la sua automobile era andata in panna sulle statale 250 alla presenza di un UFO a forma di cono. L'UFO, largo una quarantina di metri e alto più di venti, rimase immobile in un vicino campo più di un minuto e mezzo prima di partire "in verticale". Il professor Ernest Gehman e due ingegneri della DuPont esaminarono in seguito il posto in cerca di tracce di radioattività e ne trovarono livelli molto superiori alla media.

Cinque altri avvistamenti al di sopra o nei pressi di Washington furono registrati soltanto fra l'ottobre del 1964 e il gennaio del 1965. Il 25 gennaio, a Marion, in Virginia, un poliziotto vide un oggetto splendente librarsi nell'aria e poi partire lasciando una pioggia di scintille. Venti minuti dopo, anche nove persone di Fredericksburg, a 500 chilometri di distanza, riferirono di aver visto una vivida luce con una scia di scintille.

L'affondamento di un serpente di mare

Nel maggio del 1917 la Hilary, una nave mercantile armata di 6000 tonnellate, stava navigando in acque calme al largo dell'Islanda quando la vedetta avvistò "qualcosa di grande in superficie". Nel timore di un attacco di sorpresa da parte di un sottomarino tedesco, il capitano F.W. Dean diede l'allarme ai suoi cannonieri e ordinò l'"avanti tutta" sull'obiettivo.

Ma Dean e il suo equipaggio non incontrarono nessun U-boat nemico. Trovarono invece un mistero marino. Da una distanza di 30 metri, il capitano rimase a fissare incredulo quando una "testa... dalla forma di quella di una mucca, ma alquanto più grande" affiorò alla superficie. Non erano visibili particolari sporgenti come corna od orecchie. Questa testa fu descritta come "nera, a parte il davanti del muso, che, come si poteva chiaramente vedere, presentava una striscia di carne biancastra come quella che una mucca ha fra le narici". Era visibile anche una pinna dorsale "sottile e ondeggiante" alta circa un metro e venti. L'intera creatura sarà stata lunga circa una ventina di metri, sei dei quali consistenti in un collo muscoloso.

Poi, in uno dei deplorevoli misfatti della storia della marineria e della zoologia, Dean decise che i suoi cannonieri facessero esercitazioni di tiro. Li fece allontanare a una distanza di 1200 metri e ordinò loro di aprire il fuoco. Un colpo diretto raggiunse la creatura nel mezzo del corpo. Intorbidendo le acque con le sue ultime convulsioni, il mostro marino s'inabissò per sempre.

Due giorni dopo, il 25 maggio 1917, la Hilary fu avvistata da un vero U-boat. Ma se la cavò meglio del serpente di mare che aveva fatto andare a fondo: la maggior parte del suo equipaggio sopravvisse per combattere ancora.

Il reggimento svanito nel nulla

La guerra non solo mette a dura prova lo spirito degli uomini, ma anche i loro sensi. Nessuno può sapere che cosa può succedere in una conflagrazione bellica: neppure si può escludere che un mondo si apra e ne inghiotta un altro, come è successo con un intero reggimento britannico durante la campagna di Turchia, durante la prima guerra mondiale.

Era il 20 agosto 1915. I turchi occupavano una zona in posizione elevata presso la baia di Sulva, e il combattimento fra di loro e le forze attaccanti, britanniche, neozelandesi e australiane, fu accanito, con gravi perdite da entrambe le parti.

La mattina dopo fu serena e soleggiata, guastata soltanto da sette o otto nubi a forma di fette di pane intorno a una montagnola chiamata Colle 60, da cui l'esercito turco scatenava un fuoco terrificante. Stranamente, nonostante una brezza di otto chilometri all'ora proveniente da sud, le strane nubi rimasero immobili.

Il 14° Reggimento Norfolk affrontò la difficile impresa di sferrare un attacco contro la posizione turca. Esso avanzò fino a immergersi in una delle nubi che stava a cavallo di un torrente in secca, il Kaiajak Dere. Ci volle quasi un'ora perché la fila, composta di quattromila uomini, scomparisse nella nube, secondo i genieri della Nuova Zelanda che erano appostati a due chilometri e mezzo di distanza.

Poi avvenne l'incredibile. La nube a bassa quota, descritta come lunga 250 metri e larga 60, si sollevò lentamente nel cielo e scomparve in direzione della Bulgaria.

Con la nube se ne andarono gli uomini del 14° reggimento dell'esercito britannico. Oggi nessuna croce terrena contrassegna le loro tombe. Se essi furono annientati in battaglia, allora la loro cancellazione fu più improvvisa e completa di qualsiasi altra mai avvenuta nella storia militare. Ma se furono sollevati nelle nubi e portati via, come dissero i genieri neozelandesi, essi potrebbero essere dovunque, magari anche in un mondo senza guerra.

Porte per altre dimensioni

I buchi neri, di cui si sospetta l'esistenza, ma che non sono mai stati visti, possono essere delle porte per universi al di là dal nostro. L'esistenza di questi buchi nella struttura dello spazio fu ipotizzata per la prima volta nel 1916 dall'astronomo tedesco Karl Schawarzchild. Egli li descrisse come masse così dense che nulla, neppure la luce, potrebbe sfuggire alla loro gravità.

Tutto quello che si trova nell'immediata vicinanza del buco nero viene inesorabilmente risucchiato verso il suo centro, quello che i fisici chiamano una "singolarità", il punto di densità infinita dove le leggi dello spazio e del tempo, così come le conosciamo, vengono meno e crollano.

Anche se nessun buco nero è mai stato individuato direttamente, gli astronomi pensano che essi si formino quando la materia si esaurisce in alcuni di quegli enormi soli che sono le stelle.

Buchi neri possono trovarsi al centro della nostra galassia, nel cuore dei quasar (fonti di energia quasi stellare enormemente attiva), e perfino in certi sistemi binari.

Teorici come il matematico di Cambridge Roger Penrose hanno ipotizzato un impiego potenzialmente unico dei buchi neri. Un astronauta, per esempio, potrebbe essere in grado d'immergersi in un buco nero rotante ed emergere in un universo completamente diverso, o riemergere nello stesso istante nel nostro universo, a un'enorme distanza.

Secondo un'altra teoria un astronauta potrebbe entrare in un universo negativo dove la natura sarebbe capovolta. La gravità, per esempio, potrebbe apparire più come una forza di repulsione che di attrazione.

Perché questo sia possibile è necessario che esista l'opposto del buco nero, il "buco bianco", che "vomiti" materia ed energia fuori dalla sua singolarità.

Attualmente astronomi eminenti presso i principali osservatori in diverse parti del nostro pianeta stanno conducendo delle ricerche per scoprire eventuali buchi neri fra ammassi stellari. Una delle principali candidate in questa ricerca e la Stella Cygnus X-I, nella costellazione del Cigno. La ricerca è di considerevole importanza dal momento che se il nostro sistema solare si avvicinasse troppo a un buco nero abbastanza grande potrebbe in teoria essere risucchiato al suo interno, modificando, comprimendo o distruggendo totalmente tutta la materia così come noi la conosciamo, e magari rivomitandola in una forma diversa.

Sembra incredibile che l'astronomia moderna soltanto dopo parecchie centinaia di anni di pratica e di ricerche sia stata in grado d'individuare i segreti, e i pericoli, presenti nelle stelle remote. Ma le nostre conoscenze in fatto di cosmo sono davvero così recenti? Tavolette d’argilla degli antichi sumeri che risalgono a cinquemila anni fa, parlano di una stella gravida di pericolo, che essi chiamavano l'"uccello demone di Nergal". Nergal era il potente e sinistro signore del mondo sotterraneo. E il pericoloso "uccello demone" una volta tradotto e localizzato in base alle loro mappe stellari, si rivela corrispondente al nostro Cygnus X-I.