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La bacchetta magica del rabdomante I funzionari della Gates Rubber Company di Jefferson, nella Carolina del Nord, furono presi dal panico quando appresero che delle perdite del sistema idrico della città minacciavano di prosciugare la fornitura d'acqua della fabbrica. Alla disperata ricerca di nuove fonti di approvvigionamento, assunsero degli scavatori professionisti specializzati nello sterramento che impiegarono attrezzature per un valore di 350.000 dollari. Essi non riuscirono a trovare acqua. Poi, nel settembre 1953, entrò in scena un muratore in pensione, l'ottantenne Don Witherspoon, con in mano un rametto di pesco biforcuto. Disse che aveva fatto il rabdomante per trentotto anni ed era sicuro che sarebbe riuscito a trovare quello che tutti andavano cercando. Andò avanti e indietro sui terreni dello stabilimento finché la sua verga diede uno strattone e puntò verso il suolo. Poco più in là essa si comportò allo stesso strano modo. La ditta trovò acqua in entrambi i posti, e ben presto fu in grado di attingere tre ettolitri d'acqua al minuto, riuscendo quasi a evitare di dipendere dall'acquedotto cittadino. "Sarà azzardato pensare alla magia, ma non c'è che dire: funziona", dichiarò l'amministrazione della ditta. "Tutto quel che so è che noi abbiamo trovato l'acqua e ne siamo grati." Whiterspoon confessò di non sapersi spiegare la sua abilità. La definì un "dono". "Per dirvi la verità", tagliò corto, "io stesso non credevo nella bacchetta da rabdomante finché non l'ho provata." Il lobo temporale visionario Delle disfunzioni del cervello possono indurre le persone a riferire ogni genere di strane esperienze. Piccole crisi a carico dei lobi temporali, per esempio, possono far sì che il paziente senta strani odori, oda bizzarri rumori, venga sopraffatto da sentimenti mistici e addirittura veda dei fantasmi. Una suggestiva visione fu descritta nel 1976 dallo psichiatra scozzese James McHarg. Nel 1969 una sua paziente, affetta da epilessia provocata da una disfunzione del lobo temporale, leggiamo in un rapporto del medico, era andata a trovare un'amica quando fu colta da un attacco improvviso. Prima sentì uno strano odore di latte, poi vide l'ambiente circostante diventare "irreale" e alla fine vide il fantasma di una donna dai vaporosi capelli castani in piedi accanto a un fornello dall'altra parte della cucina. La figura rimase solo temporaneamente e scomparve dalla sua vista quando finì la crisi. La paziente riferì quanto aveva visto alla padrona di casa, che fu affascinata dalla storia. Anche se attualmente non c'era un fornello, una volta si trovava nella cucina esattamente nel punto dove la paziente aveva detto di averlo visto. Dopo aver fatto delle ricerche sulla storia della casa, inoltre, la sua amica scoprì che la figura probabilmente rappresentava una delle sue sorelle che un tempo vi abitavano. Quando fu mostrata alla paziente una fotografia delle sorelle, essa riconobbe immediatamente la signora che aveva visto. Dunque, aveva visto un autentico fantasma? Probabilmente no, secondo il dottor McHarg, poiché la donna comparsa nella visione era ancora viva. Tuttavia, egli concluse, l'attacco probabilmente rese la paziente ricettiva a influenze extrasensoriali, che entrarono in gioco e determinarono quello che essa vide. L'ESP al servizio della polizia La ventisettenne Mary L. Cousett, di Peoria, nell'Illinois, un giorno dell'aprile 1983 scomparve. La polizia concluse ben presto che era stata assassinata e arrestò il suo ragazzo, Stanley Holliday Jr. Ma, nell’impossibilità di reperire il suo cadavere, temeva di non essere in grado di impostare una valida istruttoria. Alla fine, quando tutti gli altri tentativi erano falliti, le autorità della contea di Madison sottoposero il loro problema a Greta Alexander di Delavan, nell’Illinois. L'Alexander, una sensitiva, fornì una dettagliata descrizione del posto dove giaceva il cadavere della donna. Esso sarebbe stato trovato, precisò, presso un argine, un fiume e un ponte. Una chiesa e del sale avrebbero avuto qualcosa a che fare con la scoperta. Intorno ai resti ci sarebbero state delle foglie. Parte di una gamba sarebbe stata mancante. La testa sarebbe stata trovata a una certa distanza. Il corpo sarebbe stato trovato da un uomo "con una mano lesa". In qualche modo faceva parte del rebus l'iniziale "S". Il ritrovamento sarebbe avvenuto presso una strada maestra. Il 12 novembre il poliziotto ausiliario Steve Trew, che aveva una mano offesa, trovò i resti della Cousett presso un argine vicino a un ponte sul fiume Mackinaw, a meno di un chilometro dal campo di una chiesa e vicino a un deposito di sale per l'autostrada, che si trovava sull'altra sponda. Il corpo giaceva in una fossa poco profonda coperta di foglie. Il piede sinistro mancava. e la testa, con ogni probabilità staccata da qualche animale predatore, si trovava a tre metri e mezzo dal resto del corpo. L'agente William Fitzgerald di Alton comunicò al giornalisti che ventidue delle impressioni ottenute per via paranormale della Alexander avevano colpito nel segno. "Quella ragazza voleva proprio essere trovata", osservò la Alexander. "Lo spirito non muore mai: sopravvive. Essa diceva: "Io sono qui. Venite a trovarmi"." Due banchi di neve Warren Felty e William Miller, di Harrisburg, in Pennsylvania, parteciparono insieme alla Giornata del Veterano del 1986, per celebrare una curiosa serie di eventi che avevano avuto luogo oltre quattro decenni prima. Una sera del febbraio 1940 Felty stava tornando in macchina alla sua casa di Middletown, in Pennsylvania, quando vide i fanalini di coda dell'automobile davanti a lui mettersi a ondeggiare. La macchina stava slittando contro un argine presso Camp Hill. Felty si fermò e accorse sul luogo dell'incidente. Raggiunta la macchina, vide che il guidatore era stato catapultato, attraverso il parabrezza, in un banco di neve alto più di un metro e adesso era privo di sensi e coperto di sangue. Felty lo sollevò, lo portò a braccia fino alla sua macchina e lo condusse all'ospedale di Harrisburg. Quattro giorni dopo la vittima dell'incidente, William Miller, riprese conoscenza. Più tardi apprese il nome del suo salvatore. Dopo che ebbe lasciato l'ospedale, incontrò per caso alcune volte Felty, ma i due non fecero mai veramente conoscenza. Né seppero, quando l'America decise di partecipare alla seconda guerra mondiale, che entrambi si erano arruolati nell'aeronautica ed erano diventati piloti di B-17. E nessuno dei due seppe neppure che l'altro era stato abbattuto nei cieli della Germania ed era stato avviato con altri quattromila prigionieri verso Norimberga, davanti all'esercito russo che stava avanzando. I prigionieri erano deboli per la fame e il loro abbigliamento era inadeguato ai rigori dell'inverno del 1944, il più rigido che la Germania avesse conosciuto da ottant'anni a quella parte. Molti non ce la fecero e caddero spossati nella neve, dove morirono assiderati. Mentre Warren Felty si trascinava con gli altri, vide un corpo riverso. Nella speranza di poter scuotere il prigioniero cauto, gli assestò un calcio e, come avrebbe ricordato Felty anni dopo, "era proprio lui, Bill Miller. Incredibile!". Miller, che era più morto che vivo, dovette essere trasportato di peso per tutto il tragitto fino a destinazione. Alla fine Felty, Miller e gli altri prigionieri arrivarono al campo di concentramento di Moosburg, da cui furono liberati dalla Terza Armata del generale Patton il 29 aprile 1945. 1 due uomini ricordano ancora come in due circostanze, in luoghi lontani fra loro oltre seimila chilometri e a cinque anni di distanza, uno di loro salvò la vita all'altro sollevandolo da un banco di neve. L'omino blu Alle 13.45 del 28 gennaio 1967, un giorno piovoso, a Studham Common, in Inghilterra, sette ragazzi stavano percorrendo a piedi una valletta fra i colli Chiltern chiamata Dell, diretti verso la loro scuola. Uno di loro, Alex Butler, di dieci anni, nel guardare per caso verso sud vide quello che più tardi descrisse come un "omino blu con un cappello alto e con la barba". Lo indicò subito al compagno che gli camminava al fianco, e i due decisero di andare a dare un’occhiata più da vicino al bizzarro individuo. Corsero nella sua direzione, ma quando si trovarono a una ventina di metri da lui "scomparve in uno sbuffo di fumo". I ragazzi avvertirono i compagni, che cominciarono a cercare l'omino, sperando che ricomparisse. Poco dopo egli si mostrò di nuovo, questa volta sul lato opposto della macchia dove aveva fatto la sua prima comparsa. I ragazzi fecero per avvicinarglisi, ma scomparve di nuovo, per poi ricomparire sul fondo del Dell. Pressappoco in quello stesso momento gli scolari sentirono delle "voci" che parlavano in un "biascichio dal tono straniero" nei cespugli vicini, e per la prima volta avvertirono un po' di paura. Quando giunsero a scuola la loro maestra, la signorina Newcomb, capì che erano eccitati per qualcosa. In un primo tempo essi non vollero rivelarle il motivo, dicendo: "Lei non ci crederebbe mai". Alla fine essa separò i ragazzi fra di loro e chiese che ciascuno scrivesse la propria descrizione dello strano episodio. Gli svolgimenti si dimostrarono molto simili, tanto che la Newcomb si convinse che quel pomeriggio era realmente successo qualcosa di decisamente insolito. I temi furono alla fine pubblicati in un volumetto dal titolo: "L'omino blu di Studham Common". A un certo punto la notizia richiamò l'attenzione degli investigatori Bryan Winder e Charles Bowen, i quali vennero a sapere che negli ultimi mesi numerosi abitanti del luogo avevano comunicato avvistamenti di UFO. Secondo alcune testimonianze, due atterraggi di UFO erano avvenuti nel punto dove era stato visto l'omino blu. Ma la connessione con gli UFO rimase un'ipotesi, perché i ragazzi non avevano detto di averne visti. Gli agenti interrogarono i ragazzi alla presenza della loro insegnante. Secondo il verbale steso da Winder, "A loro dire l'omino sarà stato alto poco meno di un metro, a cui vanno aggiunti i cinquanta centimetri del cappello o elmo, meglio descritto come una bombetta alta e senza tesa. Essi Poterono distinguere una linea che era o un frangia di capelli o l'orlo inferiore del cappello, due occhi tondi, un piccolo triangolo apparentemente piatto al posto del naso e un abito a un solo pezzo che si estendeva in basso fino a un'ampia cintura nera che recava sul davanti una scatola nera di una quindicina di centimetri di lato". La moneta teletrasportata Raymond Bayless si è trovato molte volte di fronte a temi paranormali durante la sua carriera di ricercatore nel campo della metapsichica. La sua esperienza più strana riguarda un fenomeno noto come telecinesi, e cioè lo spostamento di oggetti in modo misterioso. L'episodio avvenne nel 1957, mentre stava camminando per l'Hollywood Boulevard col paragnosta Attila von Szalay. I due entrarono in un negozio di pelletterie e Bayless, appassionato numismatico, vide una strana moneta inglese sul banco del proprietario. Su una faccia era effigiata una delle principesse reali inglesi, e sull'altra vi era un lungo graffio. Incuriosito, Bayles chiese di poterla acquistare, ma gli fu opposto un rifiuto. Mentre i due uscivano dal negozio, Bayless gettò un ultimo sguardo alla moneta. Poi essi ripresero la loro passeggiata. "Avremo percorso circa trecento metri lungo l'isolato", rammentò poi lo studioso, "quando all'improvviso sentii qualcosa colpirmi un gomito e poi la gamba dei calzoni. Abbassai lo sguardo, sorpreso, e trovai sul marciapiede accanto alla mia scarpa un penny identico a quello visto nel negozio. Per essere sicuro che fosse proprio la stessa moneta guardai l'altra faccia, e vi trovai il graffio che avevo notato sulla sua superficie nel negozio. Il signor von Szalay, era al mio fianco e fu sorpreso quando raccolsi il penny e glielo mostrai, spiegandogli che l'ultima volta che l'avevo visto era sul banco di vendita del negoziante. Senza addentrarmi in ulteriori dettagli e lunghe spiegazioni, mi limito ad assicurare che non c'era nessuna maniera in cui la moneta avesse potuto raggiungermi e il suo strano trasporto costituiva uno straordinario mistero." Probabilmente il fatto non sembrò troppo misterioso al negoziante, che senza dubbio s'immaginò che il suo cliente si fosse messo furtivamente in tasca la moneta. Le aeronavi del signor Wilson Il mistero più fitto della storia dell'aviazione americana è un episodio quasi dimenticato, ma ancora inspiegato, che inizio nel novembre del 1896 e si concluse nel maggio dell'anno successivo. Dalla California al Maine migliaia di americani riferirono l’avvistamento di grandi "aeronavi" diverse da qualsiasi oggetto che potesse volare a quei tempi, parecchi anni prima che i fratelli Wright, consentendo il volo di corpi più pesanti dell'aria, mutassero per sempre la storia. Le "aeronavi" suscitarono meraviglia e congetture sull’identità del loro inventore, ammesso che fosse uno solo. Ancor oggi nessuno ne conosce il nome. Tutto quello di cui disponiamo sono alcune ingannevoli indicazioni, la più suggestiva delle quali riguarda un uomo molto strano di nome Wilson. Il signor Wilson comparve sulla scena il 19 aprile 1897. Un giovane di Lake Charles, in Louisiana, stava conducendo una pariglia di cavalli quando vide un enorme aeromobile passare sopra di lui, che spaventò gli animali a tal punto che s'imbizzarrirono e lo sbalzarono a terra. A questo punto l'aeronave si fermò e rimase sospesa immobile nell'aria (la capacità di fermarsi in volo era una delle prestazioni allora inconcepibili di quel misterioso veicolo) mentre veniva calata una scaletta di corda. Due degli occupanti dell’aeronave discesero e aiutarono il testimone a rialzarsi. "È stato senz'altro confortante trovare che erano semplici, normalissimi americani come me", avrebbe riferito poi il giovane. Gli aeronauti porsero le loro scuse per l'incidente che avevano provocato. Per risarcire il giovane, lo invitarono a bordo e si presentarono coi nomi di Scott Warren e "signor Wilson". Quest'ultimo disse di essere il proprietario del mezzo. A bordo di esso, Wilson e Warren spiegarono il suo sistema di propulsione, ma la descrizione era così tecnica che il giovanotto non ci capì nulla. Il giorno dopo, presso Uvalde, nel Texas, un'aeronave atterrò e fu scoperta dallo sceriffo H. W. Bayler, che conversò con alcuni membri dell’equipaggio. Uno di loro disse di chiamarsi Wilson e di essere nato a Goshen, nello stato di New York, e chiese poi del capitano C. C. Akers, un residente del posto. Più tardi, Akers disse a un giornalista: "Posso assicurare che quando abitavo a Fort Worth nel '76 e nel '77 conoscevo bene un uomo di nome Wilson che veniva dallo stato di New York. Eravamo amiconi. Aveva il pallino della meccanica e stava lavorando alla navigazione aerea e a qualcosa che avrebbe sbalordito il mondo. Dotato di un'eccellente istruzione - allora aveva ventiquattro anni - sembrava che disponesse di denaro con cui mandare avanti le sue invenzioni, dedicandovi tutto il suo tempo. In base alle conversazioni da noi avute quando stavo a Fort Worth, credo che il signor Wilson, se fosse riuscito a costruire un'aeronave funzionante, probabilmente sarebbe venuto a cercarmi per mostrarmi che non era così esagerato e bislacco nelle sue affermazioni come allora pensavo". L'aeronave ricomparve un giorno o due dopo, quando atterrò per delle riparazioni a Kountze, nel Texas. Dei testimoni parlarono coi piloti, che dissero di chiamarsi "Wilson e Jackson". Il 25 dello stesso mese, fra mezzanotte e l'una, come annunciò il giorno dopo il San Antonio Daily Express, "Il cielo era molto nuvoloso e non era visibile una sola stella. Questo fece risaltare ancora di più lo splendore della luce bianca prodotta dai fari dell'aeronave e la luminosità diffusa che ne emanava. Impediva però una visione della struttura, ma man mano che l'oggetto, girando intorno, si avvicinava, almeno una dozzina di luci più basse, fra cui un gruppo di fari verdi sul lato dell'aeronave rivolto verso la città, e un altro immenso raggruppamento di luci rosse a poppa, indicavano chiaramente che si trattava di un oggetto artificiale." Il giornale proseguiva dicendo, senza spiegare come ne sia venuto a conoscenza, che "gli inventori erano Hiram Wilson, di New York, figlio di Willard W. Wilson, capo meccanico della ferrovia centrale di New York, e l'ingegnere elettrico C. J. Walsh di San Francisco. I due uomini avevano lavorato per parecchi anni al loro progetto, e quando esso fu a punto fecero costruire le diverse parti dell'aeronave in località diverse del Paese, da cui furono spedite al punto d'incontro a San Francisco e assemblate sull'isola". Il Daily Express affermò che l'aeronave, dopo essere stata collaudata in California, volò nell'Utah e fu nascosta "in qualche parte fuori mano della parte occidentale del paese" per esservi perfezionata. Poi riprese il suo volo verso oriente attraverso gli Stati Uniti, dopo di che non si sentì più parlare di Wilson e della sua mirabolante macchina. Chi era il signor Wilson? Ricerche condotte in anni recenti non sono approdate a nulla. E uno studio su avvistamenti di aeronavi a partire dal 1897 ci danno motivo di sospettare che Wilson fosse ancora più misterioso di quanto possano suggerire le sue prime apparizioni. Secondo lo scrittore Daniel Cohen, autore del libro Il mistero della grande aeronave "C'è molto sull'episodio di questo Wílson che è disorientante e contraddittorio. Ogni tentativo di ricostruire l'itinerario dell'aeronave di Wilson attraverso il Texas meridionale durante l'ultima o le due ultime settimane dell'aprile 1897 si è dimostrato senza speranza. Delle aeronavi sembravano saltar fuori da tutte le parti. Avrebbero dovuto esserci almeno due o forse tre diverse tutte viaggianti lungo rotte estremamente capricciose per spiegare tutti gli avvistamenti e gli incontri. A parte il nome Wilson, che. compare in almeno cinque distinti rapporti, i nomi degli altri membri dell'equipaggio variano. Lo stesso dicasi del loro numero, che va da due a otto. E anche se molte relazioni sostengono che l'inventore annunciò che avrebbe di lì a poco reso di pubblico dominio la sua aeronave, non lo fece mai". Un altro ricercatore, Jerome Clark, notò qualcosa di ancora più strano."Ci troviamo di fronte a un fatto semplicemente impossibile che di per sé è sufficiente a sollevare profondi interrogativi sul presente ruolo di Wilson", osservò Clark. "In particolare, il capitano Akers afferma che vent'anni prima della comparsa di Wilson a Uvalde egli aveva ventiquattro anni. A Lake Charles, nel 1897, viene descritto come "un uomo apparentemente giovane". Anche oggi, pur col nostro aumento di durata media della vita, un quarantacinquenne non è mai definito giovane se non nel senso più relativo del termine: otto anni fa avrebbe dovuto già trovarsi da tempo nella cosiddetta mezza età." Certi studiosi hanno ipotizzato che l'episodio non era quello che era parso; le aeronavi e i loro occupanti, di aspetto per lo più umano, non erano inventori americani che inesplicabilmente non si fecero mai avanti per reclamare la ricompensa per i loro sforzi, ma invece i prodotti di un'enigmatica intelligenza aliena, che cercarono di mascherarsi indossando abiti che la cultura americana di quel periodo potesse accettare. Questa è una spiegazione fantasiosa, e noi non abbiamo modo, a quasi un secolo di distanza, di sapere se corrisponda alla verità oppure no. Possiamo soltanto essere certi che il misterioso signor Wilson e le strane aeronavi associate alla sua comparsa rimarranno un enigma. Una nebbia fitta come il suo mistero La strana storia cominciò in modo abbastanza normale, il 3 giugno 1968. Il dottor Gerardo Vidal e sua moglie, della città argentina di Maipú, si erano recati a Chascomus per partecipare a una riunione di famiglia. Ci era andata anche un'altra coppia di coniugi di Maipú, che era imparentata con loro. Le due coppie viaggiarono separatamente e verso sera ritornarono a casa. Quando videro che i Vidal non erano arrivati, i parenti tornarono sulla loro macchina e rifecero la strada, nel timore che fosse successo un incidente. Ripercorsero i 130 chilometri fra Maipú e Chascomus, ma non videro traccia dei Vidal o della loro macchina. Tornati a Maipú cominciarono a telefonare agli ospedali, ma anche questa ricerca si dimostrò vana. Quarantotto ore dopo il signor Rapallini, nella cui casa si era tenuta la riunione, ricevette un'interurbana da Città del Messico. Chi telefonava era il dottor Vidal, il quale avvertiva che lui e sua moglie stavano bene ed erano in procinto di tornare in volo a Buenos Aires. Chiedeva ai. suoi parenti di andarli a prendere all'aeroporto. Amici e parenti erano in attesa quando i coniugi Vidal scesero dall'aereo, con indosso gli stessi abiti che avevano durante la. riunione di famiglia. La signora Vidal, che appariva molto scossa, fu subito portata in un ospedale privato, in preda a quella che una notizia di cronaca definì come una "violenta crisi nervosa". Il dottor Vidal raccontò un'incredibile storia su quello che era successo a lui e a sua moglie nei due giorni precedenti. Dichiarò che sulla via del ritorno erano entrati in un banco di nebbia così fitta che tutto si oscurò. Poi, di colpo, riapparve la luce del giorno. Ora si trovavano in una strada sconosciuta. E quando il medico scese di macchina, trovò che tutta la vernice era stata raschiata via dalla carrozzeria. Fermò un automobilista per chiedergli dove fossero, ed egli rispose che si trovavano nei pressi di Città del Messico. Più tardi, quando i due coniugi andarono al consolato argentino, appresero che erano passati due giorni da quando erano entrati nel banco di nebbia. L'episodio suscitò scalpore in Argentina. "Malgrado l'alone fantastico che la storia dei Vidal sembra avere", osservò il periodico La Razón, "esistono dei particolari che non cessano di turbare anche i più scettici: il ricovero della moglie di Vidal in una clinica di Buenos Aires; il dimostrato arrivo della coppia su un aereo che aveva effettuato un volo non-stop dal Messico; la scomparsa dell'automezzo; l'intervento del consolato; il fatto che la polizia di Maipú non avesse preso alla leggera il fatto; e, infine, la telefonata dal Messico alla famiglia Rapallini." Ecco una storia in cui sarebbe molto interessante poterci veder chiaro. Morte di un alieno Uno dei più straordinari, e tragici, incontri ravvicinati di cui si abbia mai avuto notizia avvenne nel maggio del 1913 in una fattoria di Farmersville, nel Texas. Tre fratelli, Silbie, Sid e Clyde Latham stavano raccogliendo cotone quando sentirono abbaiare i loro cani, Bob e Fox "come", avrebbe ricordato Silbie, "se stesse succedendo qualcosa di terribile". Quell'"abbaiare d'inferno" continuò, e allora Clyde, il maggiore dei fratelli, disse: "Andiamo un po' a vedere cos'hanno i cani. Mi sa che è successo qualcosa". I cani erano a uno o due metri di distanza, dall'altra parte di una palizzata. Clyde, il primo ad arrivare sul posto, vide che cosa aveva fatto impazzire i cani. "È un lillipuziano!" gridò. Secondo Silbie Latham, che raccontò la storia a Larry Sessions, del Museo di Scienza e Storia di Fort Worth, "sembrava che giacesse su qualcosa. Guardava verso il nord. Non sarà stato più alto di cinquanta centimetri ed era verde scuro. Non aveva addosso vestiti. Tutto quello che portava, a. quanto pareva, era una tuta di gomma, e un cappello". Subito dopo l'arrivo dei fratelli, disse Silbie, i cani saltarono addosso alla creatura e la fecero a pezzi, lasciando sull'erba sangue rutilante e organi interni apparentemente umani. "Noi siamo soltanto dei contadini e non sapevamo che pesci pigliare", si scusò Silbie Latham per spiegare perché lui e i suoi fratelli non avessero fatto niente per impedire lo scempio. "Cosa vuole, siamo nati teste di rapa." I ragazzi tornarono a raccogliere cotone. Ogni tanto tornavano sul posto dello sbranamento a dare un'occhiata alle frattaglie rimaste, mentre i cani si raggomitolavano ai loro piedi, evidentemente impauriti. Il giorno dopo, quando i tre si portarono di nuovo sul luogo del fatto, non c'erano più tracce di nessun genere. Ogni prova dell'avvenuta presenza dell'omiciattolo era sfumata. "Mio nonno ha una solida fama di essere uno che dice sempre la verità e quindi non ha mai raccontato la storia fuori dalla famiglia per paura di essere preso in giro", ha riferito di recente Lawrence Jones, nipote di Silbie Latham, al Centro di Studi Ufologici di Chicago. "Ha accettato di raccontarla soltanto dopo molte pressioni e molto incoraggiamento da parte mia, in considerazione del fatto che sono suo nipote e uno studioso di storia. Lui sarebbe disposto a sottoporsi al siero della verità o a una seduta d'ipnosi o a qualsiasi cosa fosse necessaria per stabilire che non mente. Io, da parte mia, non ho nessun dubbio che dica la verità." I giochi di società di Gilbert Murray Gílbert Murray, stimato professore di greco all’Università di Oxford, era anche un paragnosta e un acuto studioso di fenomeni metapsichici. La maggior parte dei suoi esperimenti non erano condotti in laboratorio, ma in casa sua in un contesto di giochi di società. In una tipica dimostrazione, una delle sue figlie, Agnes Murray, e la moglie di Arnold Toynbee sceglievano un oggetto e a volte facevano sapere quale fosse agli altri ospiti dopo che Murray aveva lasciato la stanza. Poi lui tornava, si concentrava per un attimo e rivelava le sue impressioni. Dozzine di questi esperimenti furono compiuti con straordinario successo. Per esempio, in una seduta la signora Toynbee pensò a una scena di un dramma di Gustav Strindberg: un signore seduto accanto a una torre è svenuto, e sua moglie si augura che sia morto. Quando il professor Murray rientrò nella stanza, intuì immediatamente il tema letterario che era in questione. "Si tratta di un libro", cominciò, "e di un libro che non ho letto. Dunque...non è russo... non è italiano. C’è qualcuno che è svenuto. Che cosa tremenda! Credo che qualcuno sia svenuto e sua moglie, o comunque una donna, speri che sia morto. Non può essere Maeterlinck... credo di averli letti tutti quanti... Oh, ma è Strindberg!" Durante un altro esperimento, la signora Toynbee pensò a due amici comuni che bevevano birra in un bar di Berlino. Il professor Murray non solo avvertì immediatamente che la scena pensata era ambientata in un locale pubblico. ma nominò anche le due persone scelte da sua figlia. Questi esperimenti informali, ma impressionanti, furono condotti nella residenza dei Murray per molti anni, dal 1910 fino al 1946. Certi scettici credono che il professore avesse un acuto senso dell'udito e semplicemente riuscisse a sentire di nascosto quello che le figlie dicevano agli ospiti. Ma questa teoria non può spiegare i successi del professor Murray quando i bersagli erano creati mentalmente e non venivano mai minimamente spiegati agli altri partecipanti. |