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Jack il Saltatore Se Charles Dickens avesse avuto un senso perverso dell'umorismo avrebbe potuto creare un personaggio come quello di Jack il Saltatore. Il fatto che questo fantasma apparisse all'improvviso in tutto il suo splendore dalle viscere di Londra mostra che la realtà supera sempre l'immaginazione dell'artista. Jack il Saltatore "saltò" fuori, letteralmente, per la prima volta intorno al 1830, ossessionando Barnes Common, nella zona sud-occidentale di Londra, balzando davanti alle persone, assalendole fisicamente e poi allontanandosi a salti fenomenali come se avesse avuto delle molle ai piedi. Una delle sue vittime fu la diciottenne Lucy Sales, che venne aggredita mentre stava tornando alla sua abitazione di Green Dragon Alley, a Limehouse. Una figura intabarrata sbucò d'un balzo dal buio, sputando fiamme che per un po' accecarono Lucy, poi si dileguò saltellando. Un'altra vittima fu Jane Alsop, di Bearhind Lane. Essa sentì bussare alla porta, andò ad aprire e si trovò di fronte una forma scura con indosso una cappa, che disse: "Sono un agente di polizia. Per amor di Dio, mi porti un lume. Abbiamo acciuffato Jack il Saltatore qui nel vicolo!". Essa ritornò con una candela, ma l'"agente" aprì la cappa, rivelando una spaventosa figura in calzamaglia bianca e con un elmo a forma di corno. L'individuo ghermì immediatamente la Alsop e si mise a brancicarla per tutto il corpo. La donna lo descrisse così: "La sua faccia era orripilante, i suoi occhi sembravano palle di fuoco. Le sue mani avevano grossi artigli ghiacciati, e sputava fiamme bianche e blu". Il panico si sparse nel quartiere. Furono organizzate squadre di vigilantes, ma il demone-canguro precedeva sempre d'un salto quelli che volevano catturarlo. Una delle ultime comparse di cui si abbia notizia avvenne nel 1887 alla caserma di Aldershot, dove tre sentinelle furono attaccate e dei colpi di fucile furono vanamente sparati contro l'assalitore. Secondo una teoria, il Saltatore era il dissoluto marchese Henry di Waterford che, a quanto si presumeva, otteneva l'agilità attribuita a Jack per mezzo di molle da carro assicurate alle caviglie. Questa ipotesi appare arrischiata quanto l'idea stessa di Jack il Saltatore eruttante fuoco. Il marchese di Waterford avrebbe dovuto mandare avanti le sue strabilianti bravate per più di quattro decenni: un'impresa non indifferente per un uomo che ormai avrebbe dovuto avere sessant’anni. La teoria sembra ancora meno attendibile alla luce del fatto accaduto durante la seconda guerra mondiale. I paracadutisti tedeschi, infatti, collaudarono molle analoghe che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto attutire il loro impatto col suolo, ma che causarono la frattura di numerose caviglie. Missie, la cagnetta indovina Quando Mildred Probert, una ex proprietaria di un negozio di animali di Denver, ora in pensione, ereditò Missie, un cucciolo di Terrier di Boston, marrone e malaticcio, sperò di riuscire a rimetterlo in salute. Le ci vollero cinque anni, ma alla fine gli straordinari talenti del piccolo Terrier emersero. Un giorno, mentre la signora Probert stava passeggiando con Missie incrociò una donna col suo figlioletto. La Probert chiese al bimbo quanti anni avesse, il quale, evidentemente, era troppo timido per rispondere e quindi fu la madre a dire che aveva tre anni. Mentre stava cercando di persuaderlo a dire "tre" Missie spontaneamente abbaiò tre volte. Tutti risero per la coincidenza, ma in seguito si vide che non si era trattato di una semplice concomitanza. Si scoprì infatti che Missie era capace di rispondere abbaiando a molte domande, e in particolare di risolvere problemi aritmetici. Divenne inoltre evidente che la cagnetta poteva addirittura prevedere il futuro. Il vero momento di gloria per Missie fu nel capodanno del 1965, quando venne "intervistata" dalla stazione radiofonica KTLN. New York era paralizzata da uno sciopero dei trasporti e i negozianti vivevano con preoccupazione tale contingenza, e così il presentatore chiese a Missie quando l'agitazione sarebbe finita, formulando la domanda in modo che la bestiola potesse rispondere con un certo numero di latrati. Missie rispose abbaiando che la data della soluzione sarebbe stata il 13 gennaio: e fu questa la data esatta della fine dello sciopero. La cagnetta riuscì anche a predire con successo il risultato del campionato mondiale di quell'anno. A volte Missie forniva qualche informazione molto inattesa. Il 10 settembre 1965, la Probert ricevette la visita di una sua conoscente, che era incinta. Dato che Missie aveva spesso predetto delle date di parti, le due donne la consultarono. Missie rispose: il 18 settembre. La donna incinta scosse il capo poiché, come spiegò alla padrona di casa, il parto era previsto per taglio cesareo, per il 6 ottobre. Diventò ancora più scettica quando Missie dichiarò che il bambino sarebbe nato alle 21, dato che il suo ostetrico non lavorava di sera. Ma tutto si svolse com'era stato preannunciato da Missie. La donna fu colpita inaspettatamente dalle doglie il giorno 18 e fu portata d'urgenza all'ospedale, dove il bambino nacque alle 21 in punto. La carriera di Missie, come protagonista paranormale, non durò molto a lungo. Rimase soffocata da un pezzo di dolce e morì nel maggio del 1966. Walt Disney stava progettando di fare un film sulla sua vita mirabolante. Incontro ravvicinato a Portorico Intorno alle 8.30 di una tranquilla sera del 12 luglio 1977, il quarantaduenne Adrián de Olmos Ordóñez stava riposando sulla veranda della sua casa a Quebradillas, Portorico, quando vide qualcosa strisciare sotto il recinto di filo spinato di una vicina fattoria. Nell'ultima luce del crepuscolo de Olmos poté vedere soltanto che era una figura piccola, apparentemente un bambino. Ma uno sguardo più approfondito rivelò che non si trattava affatto di un bambino. La creatura indossava una veste verde a palloncino e un elmo metallico sormontato da un'antenna "con una luce splendente o una fiamma all'estremità". De Olmos gridò a sua figlia Irasema di portargli carta e matita per poter fare uno schizzo della creatura mentre la osservava. Avrebbe poi spiegato all'ufologo portoricano Sebastián Robiou Lamarche: "Le ho detto di accendere la luce del soggiorno, ma lei si è sbagliata e ha acceso invece la luce della veranda esterna, e così la creatura si è spaventata ed è fuggita. Nello stesso istante in cui si è accesa la luce nella veranda, ho visto quell'essere tornare indietro di corsa verso la recinzione. È passato sotto il filo spinato e poi si è fermato, ha portato le mani sulla parte anteriore della sua cintura e poi un affare che aveva sulla schiena, una specie di zaino, si è illuminato e ha emesso un rumore come quello di un trapano elettrico. Poi si e sollevato in aria e si è diretto verso gli alberi". A questo punto la figlia, la moglie e i due figli del testimone uscirono dalla casa e videro le luci che si spostavano da un albero all'altro, abbassandosi a tratti, per qualche istante, fino al livello del suolo. Frattanto un gruppo di vicini si unirono a loro e assistettero anch'essi allo strano spettacolo. Alla fine un secondo gruppo di luci, probabilmente emesse da un altro umanoide, si aggiunse al primo: forse, pensò de Olmos, per aiutare il suo compagno perché "l'apparato sulla schiena della creatura non funzionava a dovere". Le luci non tardarono a scomparire, lasciandosi dietro soltanto un capannello di persone spaventatissime che corse subito ad avvertire la polizia. Un'ampia indagine fu condotta dagli agenti, nonché da Robiou Lamarche, che scrisse in seguito sulla rivista inglese Flying Saucer Review: "Nel corso delle nostre ricerche abbiamo accertato che il signor Adrián de Olmos è una persona seria, rispettata e lavoratrice, tenuta in alta considerazione da tutti i suoi vicini. È un uomo d'affari, responsabile della distribuzione di mangime per il bestiame in tutta la parte nord occidentale dell'isola. In precedenza non aveva mai provato il minimo interesse per il fenomeno degli UFO, o per qualsiasi argomento a esso connesso. Ma ci ha detto: "Adesso io credo a queste cose"". Un UFO premonitore La sera del 12 dicembre 1967 Rita Malley, una giovane madre di due figli, stava dirigendosi sulla sua macchina verso Ithaca, nello stato di New York, quando notò una luce rossa dietro di lei. Dapprima pensò di essere seguita da un'auto della polizia. Stava per accostare al ciglio della strada quando diede un'altra occhiata e questa volta vide che la luce era attaccata a uno strano oggetto volante che stava viaggiando poco al di sopra dei cavi elettrici, alla sua sinistra. Questo l'allarmò, ma la sua paura si trasformò in panico quando a un tratto si rese conto di non essere più in grado di controllare il suo mezzo. Gridò a suo figlio, che le sedeva a fianco, di allacciarsi la cintura di sicurezza perché avrebbe potuto verificarsi un incidente. Ma, stranamente, il bambino non rispose e neppure si mosse: "Era come se fosse in trance", essa riferì in seguito. "La macchina si è fermata da sola al margine della strada, ha scavalcato un'alzaia, è entrata in un campo di erba medica e lì si è fermata. Un raggio ruotante di luce bianca si è acceso sotto l'oggetto, e ho sentito una specie di ronzio. Poi ho cominciato a sentire le voci. Le parole erano smozzicate e a raffiche, come quelle di un interprete che traduca un discorso alle Nazioni Unite." La donna, ricordò, diventò come isterica quando le voci le dissero che una sua amica era rimasta coinvolta in un terribile incidente in una vicina località. Dopo un po' la macchina si rimise in movimento, e Rita si diresse verso casa pigiando a tutta forza l'acceleratore. "Nello stesso istante che ha messo piede in casa", riferì suo marito a un giornalista del Syracuse Herald-Journal, "ho capito che c'era qualcosa che non andava. Ho pensato che forse aveva avuto un incidente, con la macchina o qualcosa del genere." Il giorno dopo venne a sapere che la sera precedente una sua amica aveva davvero avuto un grave incidente automobilistico. I giornalisti e gli investigatori del fenomeno degli UFO che la intervistarono, riferirono che per diversi giorni la signora Malley non poté parlare della strana esperienza senza scoppiare in lacrime. UFO in Messico Il 3 maggio 1975, Carlos Antonio De los Santos Montiel stava volando verso Città del Messico quando il suo Piper PA-24 cominciò a traballare senza nessun apparente motivo. Qualche istante dopo il giovane pilota avvistò un oggetto grigio a forma di disco del diametro di tre metri o tre metri e mezzo, proprio al di sopra dell'ala destra dell'aereo. Un secondo corpo simile al primo volava alla stessa velocità alla sua sinistra. Più spaventevole di tutti, però, fu un terzo oggetto che parve volerlo investire. L'UFO passò proprio sotto il suo aereo, così vicino da graffiare il. fondo della fusoliera. De los Santos era quasi fuori di sé dalla paura, e il suo terrore aumentò quando scoprì che le apparecchiature di controllo si erano bloccate. Non riusciva a metterle in funzione, eppure, stranamente, l'aereo continuò a volare a una velocità costante di 320 chilometri all'ora. Quando gli UFO non furono più visibili, De los Santos riprese il controllo dell'apparecchio. Si mise immediatamente in contatto radio coll'aereoporto di Città del Messico, e comunicò l'accaduto piangendo per l'emozione. La torre di controllo prese in considerazione la sua comunicazione anche perché aveva individuato gli oggetti col radar. Il controllore di volo Emilio Estañol spiegò ai giornalisti che gli oggetti avevano virato di 270 gradi alla velocità di 828 chilometri orari nell'arco di soli cinque chilometri: "Di norma un aereo che viaggia a questa velocità ha bisogno di 13-16 chilometri per effettuare una virata del genere", precisò. "In tutti i miei sedici anni di controllore di volo non ho mai visto niente di simile." Dopo essere atterrato, incolume, De los Santos fu visitato da un medico e trovato in condizioni soddisfacenti. Ma, come non avrebbe tardato ad apprendere, la sua brutta storia non era ancora finita. Il suo avvistamento aveva ricevuto un'ampia pubblicità dalla stampa messicana e due settimane dopo fu chiesto a De los Santos, uno schivo giovane di ventitré anni la cui ambizione era di diventare pilota di linea, di partecipare a un programma televisivo per discutere della sua esperienza. Benché riluttante, accettò. Il giorno in cui avrebbe dovuto apparire in TV si diresse con la sua auto verso la stazione televisiva. A un certo punto vide una grande automobile nera - che gli parve simile a una berlina da corpo diplomatico - arrestarsi davanti a lui. Guardò nello specchietto retrovisore e vide che era tallonato da una macchina identica. Le due auto, che apparivano così nuove da far pensare che non fossero mai state usate prima di allora, l'avevano preso in mezzo e di lì a poco lo costrinsero ad accostarsi al ciglio della strada. Si fermò quasi contemporaneamente alle altre due macchine. De los Santos stava per scendere quando quattro uomini alti e dalle ampie spalle balzarono fuori dai loro veicoli. Uno di loro mise le mani sulla portiera dell'auto di Carlos come per impedirgli di scendere. Parlò in fretta, in uno spagnolo stranamente "meccanico": "Bada, ragazzo, se ci tieni alla tua vita e anche a quella dei tuoi, non parlare mai più con nessuno di quel tuo avvistamento". De los Santos, troppo allibito per rispondere, guardò i quattro uomini, che avevano un aspetto "nordico" con una carnagione insolitamente chiara, e indossavano completi neri, tornare alle loro auto e ripartire. Poi fece dietrofront e tornò a casa. Due giorni dopo raccontò la sua storia a Pedro Ferriz, il conduttore della trasmissione televisiva a cui avrebbe dovuto partecipare. Ferriz, un appassionato di UFO, disse di aver sentito altri rapporti su strani "uomini in nero" che avevano minacciato dei testimoni di avvistamenti. Assicurò al giovane pilota che malgrado le minacce non gli sarebbe stato fatto alcun male. A tempo debito convinse Carlos a rilasciare un'altra intervista, che avvenne senza incidenti. Un mese dopo Carlos s'incontrò col dottor J. Allen Hynek, l'astronomo della Northwestern University che era stato il principale consulente scientifico dell’aeronautica americana su questioni attinenti gli UFO. Essi conversarono e alla fine Hynek invitò Carlos a colazione da lui per l'indomani mattina. Alle 6 di mattina De los Santos lasciò casa sua e andò all'ufficio della Mexicana Airlines, a cui aveva presentato domanda di. assunzione. Poi andò all'albergo dove alloggiava Hynek. Mentre saliva i gradini, fu sorpreso nel vedere uno degli uomini in nero che l'avevano obbligato a fermarsi sull'autostrada quattro settimane prima. "Ti abbiamo già avvertito una volta", intimò lo strano individuo. "Tu non devi parlare delle tue esperienze." Come per sottolineare la serietà della minaccia, lo fece arretrare a spintoni di qualche metro. "Stà bene a sentire", proseguì. "Non vorrei che ti cacciassi in un brutto guaio. Mi sai dire perché stamattina sei uscito di casa alle sei? Lavori per la Mexicana Airlines? Fuori di qua... e non tornare più!". De lo Santos se ne andò immediatamente senza incontrarsi con Hynek. Ricordando quei bizzarri eventi due anni dopo, de los Santos disse a due americani che indagavano sugli UFO: "Quegli uomini erano molto strani. Erano dei giganti, più alti dei messicani, e bianchissimi di pelle". In marcia dall'antichità Una tarda sera del settembre del 1974 lo scrittore A. C. McKerracher decise di concedersi una pausa dal lavoro e uscire a prendersi una boccata d'aria. McKerracher e la sua famiglia si erano trasferiti da poco in un nuovo immobile residenziale su una collina prospiciente la cittadina scozzese di Dunblane, nel Perthshire. Era una notte serena e gelida, e l'abitato sottostante era velato dalla nebbia. Tutt'a un tratto, il silenzio fu turbato da un trapestio come quello di una folla di persone che camminasse per i campi. McKerracher, certo che fosse una conseguenza dell'eccessivo lavoro, decise di rientrare. Ma venti minuti dopo, spinto dalla curiosità, uscì di nuovo, e trovò che i rumori erano più forti, e più vicini, che mai. Questa volta davano l'impressione che una possente legione stesse marciando dall'altro lato delle case di fronte. "Rimasi come radicato sul posto mentre quel reggimento irreale, invisibile, passava." ricordò "I marciatori dovevano essere migliaia perché il rumore continuò per parecchio tempo". Ormai temendo di aver smarrito il ben dell'intelletto, decise di rientrare in casa e a mettersi subito a letto. Ma una settimana dopo, mentre era in visita a una coppia più anziana che abitava nelle vicinanze, udì una strana storia. Una settimana prima, nelle prime ore della notte, i coniugi gli dissero, il loro cane e il loro gatto si erano svegliati all'improvviso ed erano saltati su come fulmini col pelo ritto sulla schiena. "Per una ventina di minuti parve che stessero fissando qualcosa che attraversava il salotto. Sembravano terrorizzati." McKerracher non aveva detto nulla della sua esperienza. Ma l'inesplicabile comportamento degli animali si era verificato esattamente nello stesso momento in cui lui aveva udito la legione invisibile una settimana prima. Cercò una spiegazione, e trovò che anticamente una strada romana si dirigeva verso nord subito dietro le case dall'altra parte della via. Inoltre, nel 117 d. C. la IX Legione Spagnola, un corpo di truppe scelte di quattromila uomini, era stata inviata dalla Spagna in quella zona della Scozia per schiacciare una rivolta tribale. La legione era nota come la "Sventurata Nona" perché nel 60 d. C. dei suoi soldati avevano frustato Boadicea, regina della tribù britannica degli Iceni, e avevano violentato le sue figlie. Boadicea aveva maledetto in eterno quegli uomini e in seguito aveva guidato una rivolta che aveva inflitto alla IX gravi perdite. La legione venne ricostituita, ma non era più la stessa. La sua marcia sulla Scozia s'interruppe misteriosamente. Essa svanì senza lasciare traccia poco dopo essere passata attraverso quella che secoli dopo sarebbe stata Dunblane. Nell'ottobre del 1984 McKerracher, che non risentì più il rumore e in seguito si trasferì nella parte vecchia di Dunblane, tenne una conferenza sulla storia locale presso un circolo femminile. Alla fine della conferenza Cecilia Moore, un membro del circolo, andò al podio e dichiarò che forse anche lei aveva udito il passaggio di un esercito romano fantasma. Si venne a sapere che aveva abitato dall'altro lato della strada dove lo scrittore aveva avuto il suo precedente domicilio. "Una sera stavo facendo uscire il gatto quando ho sentito un rumore come di un esercito che passasse dal mio giardino dietro casa" testimoniò. Il fatto, determinò McKerracher, era successo la stessa notte e alla stessa ora della sua esperienza. "Sono convinto" scrisse "che quello che io e la signora Moore abbiamo sentito, e che gli animali dei miei vicini hanno visto, è stato il passaggio di una legione maledetta, in marcia verso il suo tremendo e ignoto destino, quasi duemila anni fa." Le visioni dei morenti Abbiamo quasi tutti sentito parlare dell'esperienza di quasi morte, in cui persone che sono state clinicamente decedute riferiscono di aver "lasciato il corpo" e di aver visitato le regioni celesti. Più raramente testimoniati sono, però i casi di visioni avute sul letto di morte in cui i pazienti vedono figure, di solito amici e parenti defunti, che li salutano, gli danno il benvenuto e li aiutano ad affrontare il trapasso. Recentemente, un’importante ricerca suggerisce che queste esperienze non possano essere liquidate come allucinazioni. Per parecchi anni il dottor Karlis Osis, già direttore delle ricerche dell'American Society for Psychical Research, ha condotto studi computerizzati intesi ad analizzare centinaia di casi di visioni di morenti raccolte negli Stati Uniti. Controllando la documentazione medica relativa ad ogni paziente, Osis è stato in grado di determinare che le loro esperienze non erano state provocate da conseguenze tossiche della malattia o dei farmaci assunti. Lavorando con lo psicologo Erlendur Haroldsson, dell’Università di Reykjavik, in Islanda, Osis si è anche recato in India per condurre uno studio identico e vedere se queste strane visioni si verificassero anche là. I ricercatori volevano appurare, in particolar modo, se le visioni degli indiani si conformassero a diversi modelli culturali, a chiara dimostrazione che erano di natura psicologica anziché reali. I risultati? Pazienti terminali indiani descrivono la stessa gamma di esperienze che i morenti riferiscono in Occidente, affermano Osis e Haraldsson. Mentre le reazioni psicologiche alle esperienze possono differire in Occidente rispetto all'Oriente, il loro contenuto non muta. Questa scoperta ha indotto i due studiosi a concludere che le visioni dei moribondi rappresentano realmente un'esperienza limite, un'esperienza dell'aldilà. Il grande uccello Erano le 10.30 di sera del 14 gennaio 1976, e Armando Grimaldo sedeva sulla corte della casa di sua suocera nella parte settentrionale di Raymondville, nel Texas. Era venuto a trovare la moglie Christina, che era tornata ad abitare con sua madre, e stava già dormendo. Grimaldo era sul punto di avere un incontro fin troppo ravvicinato con una creatura proveniente da un altro mondo. "Mentre mi voltavo per guardare l'altro lato della casa", raccontò poi, "mi sono sentito afferrare da qualcosa, qualcosa che aveva grandi artigli. Mi sono voltato e, liberatomi, ho cominciato a correre. Non avevo mai avuto paura di niente prima di allora, ma quella volta ero davvero spaventato, mai stato così spaventato in vita mia." Qualcosa era sceso in picchiata dal cielo: ed era qualcosa che Grimaldo non aveva mai visto prima di allora e non vorrebbe più rivedere. Era alto come lui, circa un metro e settanta, e aveva un'apertura alare di tre metri, tre metri e mezzo. La sua pelle era "marrone scuro, quasi nerastra" simile a cuoio ed era priva di penne. Gli occhi erano rossi ed enormi. Grimaldo gridò e cercò di correre, ma preso dal panico, incespicò e cadde a faccia in avanti. Mentre si sforzava di rialzarsi, poté sentire che i suoi abiti venivano lacerati dagli artigli del mostro. Riuscì a sgattaiolare sotto un albero, e il suo aggressore, che ora ansava affannosamente, volò via nella notte. Christina fu svegliata dalle grida di suo marito, e stava scendendo quando lo udì entrare precipitosamente in casa "in una specie di choc". Incapace di parlare in modo coerente, egli continuava a borbottare pájaro (uccello, in spagnolo). Fu portato all'ospedale della contea di Willacy e dimesso mezz'ora dopo quando i medici ebbero riscontrato che non presentava lesioni. Probabilmente Grimaldo fu più fortunato della capra di Joe Suarez. Qualcosa la fece a pezzi nelle prime ore del 26 dicembre. L'animale era stato lasciato legato in un recinto dietro la stalla di Suarez a Raymondville. Intorno alla carcassa non c'erano orme umane e la polizia non riuscì a capire come la bestia fosse stata uccisa. Qualcosa aveva invaso la valle del Rio Grande. Prima che scomparisse, circa un mese dopo, i buontemponi locali l'avevano battezzato il "Grande Uccello". Per la maggior parte delle persone era un argomento faceto, ma quelli che l'avevano visto non se la sentivano di riderci sopra. Una creatura di questo tipo andò a sbattere contro la macchina di Alberico Guajardo nella vicina Brownsville. Guajardo uscì di casa, salì sulla sua giardinetta, accese i fari e vide ciò che descrisse come "qualcosa di proveniente da un altro pianeta". Non appena fu colpita dalla luce dei fari, la creatura si alzò e lo fissò con rossi occhi fiammeggianti. Guajardo, paralizzato dalla paura, poté soltanto voltarsi a guardare il mostro, che aveva ali da pipistrello ripiegate sulle spalle ed emetteva continuamente dalla gola "un verso orribile". Alla fine, dopo due o tre minuti, l'animale arretrò di un metro fino a un vialetto e scomparve nell’oscurità. Un altro incontro con la creatura avvenne il 24 febbraio a San Antonio, dove tre insegnanti di scuola elementare che si avviavano in automobile al lavoro su una strada isolata a sud ovest della città scorsero un enorme uccello con un'apertura alare di "cinque o sei metri, se non di più". Volava così a bassa quota che quando calò improvvisamente sull'automobile la sua ombra coprì l'intera strada. Mentre i tre osservavano la bizzarra creatura volare, ne videro un'altra in lontananza girare al di sopra di un armento. Sembrava, a quanto dissero, un "gabbiano di dimensioni spropositate". Più tardi, i maestri scartabellarono dei libri per cercar d'identificare il primo uccello che avevano visto e ci riuscirono: la singolarità risiedeva nel fatto che si trattava dello Pteranodon, un dinosauro volante estinto da 150 milioni di anni. Essi non furono gli unici abitanti del Texas meridionale convinti di aver visto un rettile alato preistorico. Proprio un mese prima due sorelle di Brownsville, Libby e Deany Ford, avvistarono un "grande uccello nero" presso uno stagno. La creatura era alta come loro e aveva "un muso da pipistrello". In seguito, quando videro su un libro la figura di uno Pteranodon, conclusero che era proprio quello che avevano visto. La paura del Grande Uccello venne meno all'inizio del 1976, ma la creatura avrebbe fatto un'altra comparsa nella valle del Rio Grande. Il 14 settembre 1982 James Thompson, un meccanico di ambulanze di Harbinger, vide un "grande oggetto simile a un uccello" sorvolare la statale 100 a una distanza di circa cinquecento metri. Erano le 3.55 di mattina. "Mi aspettavo che atterrasse come un aeromodello", dichiarò Thompson al Valley Morning Star. "Pensavo appunto che fosse un modellino, ma batteva le ali quanto bastava per tenersi al di sopra dell'erba. Aveva una pelle ruvida nera o grigiastra, senza penne, ne sono certo. L'ho guardato mentre volava via." Era, si sarebbe poi reso conto, "un uccello simile a uno pterodattilo". La Società Internazionale di Criptozoologia, un'organizzazione scientifica che sottopone a scrutinio le notizie su avvistamenti di animali sconosciuti o che si presumono estinti, osservò che gli incontri con questo grande uccello, questo pterodattilo "avvennero solo a 300 chilometri a est della Síerra Madre orientale del Messico, una delle regioni meno esplorate del Nord America". L'autostoppista insistente Mentre si dirigeva sulla sua automobile da Mayaguez, a Portorico, verso la sua casa di Arecibo, la tarda sera del 20 novembre 1982, Abel Haiz Rassen, un commerciante arabo residente nell'isola, passò da una località denominata "La Catena". Un uomo quasi calvo stava facendo l'autostop sul ciglio della strada. Haiz Rassen gli diede un’occhiata (l'uomo avrà avuto trentacinque anni, portava una camicia grigia e jeans marroni) e passò oltre. Ma, quando si fermò al semaforo del successivo incrocio, la macchina si guastò. Mentre Haiz cercava in tutti i modi di rimetterla in modo, non notò che l'autostoppista apriva la portiera e saliva. "Mi chiamo Roberto", annunciò l'uomo all'allibito Haiz Rassen. "Mi fa il favore di portarmi a casa, sulle Alturas de Aguada? Sono quasi due mesi che non rivedo mio figlio e mia moglie Esperanza." Haiz Rassen si rifiutò, spiegando che sua moglie lo stava aspettando ad Arecibo. Ma Roberto lo supplicò. L'arabo riprese i suoi tentativi di avviare la macchina, che tutt'a un tratto si rimise in funzione. Egli accettò di portare Roberto fino al ristorante El Nido. Durante il breve viaggio il suo sgradito passeggero gli raccomandò di guidare con cautela e di non bere. Gli chiese anche di pregare per lui. Fu con un certo sollievo che Haiz Rassen si fermò nell'area di parcheggio del ristorante. Delle persone lo videro intento a parlare animatamente, apparentemente da solo. Uno di loro gli chiese se avesse bisogno di aiuto. "No", rispose Haiz Rassen, "ma questo signore vuole che lo porti a casa sua". Si volse alla sua destra per indicare il suo passeggero: ma là non c'era nessuno. Ne rimase così scosso che per poco non si ammalò. Fu chiamata la polizia, e due agenti, Alfredo Vega e Gilberto Castro, lo portarono in ospedale locale, dove raccontò la sua bizzarra storia. Scettici, ma ancora incuriositi, gli agenti andarono nella zona residenziale delle Alturas de Aguada e bussarono alla porta corrispondente all’indirizzo che Roberto aveva dato all'arabo. Andò ad aprire una donna con un bambino piccolo in braccio. Alle domande dei poliziotti rispose di chiamarsi Esperanza. Era la vedova di Roberto Valentín Carbo. Suo marito, che era quasi calvo, indossava una camicia grigia e un paio di jeans marroni il 6 ottobre 1982, quando era rimasto ucciso in un incidente automobilistico: nel punto esatto della strada dove sei settimane dopo fu visto da Abel Haiz Rassen. Viaggi extracorporei I parapsicologi hanno dedicato molto tempo allo studio del fenomeno delle esperienze extracorporee, o proiezioni astrali. In un caso, segnalato da un medico, un uomo di nome Wilson si addormentò e sognò di andare a trovare una donna che abitava a sessanta chilometri di distanza. Gli andò ad aprire una cameriera che gli disse che la sua amica non era in casa. Egli le chiese di poter entrare e avere un bicchier d'acqua. La cameriera lo fece accomodare. Wílson non pensò più al sogno, finché un'altra sua amica ricevette una lettera dalla donna che andò a visitare nel sogno: la lettera parlava della visita di Wilson, e accennava anche al fatto che era entrato per dissetarsi. Questo indusse l'uomo a recarsi in quella casa per vedere di chiarire l'accaduto, facendosi accompagnare da alcuni amici. Quando arrivò, due camerieri riconobbero in lui l'uomo che era entrato per bere. Un "viaggiatore astrale" più noto è Blue Haray, che sostiene di possedere la facoltà di lasciare il suo corpo a volontà, e ha sottoposto a verifica le sue affermazioni presso la Psychical Research Foundation di Durham, nella Carolina del Nord. In questi esperimenti, i movimenti oculari, la respirazione e altre funzioni corporee di Haray sono state controllati da una complessa batteria di strumenti, e tutti i monitor hanno registrato significative alterazioni quando egli riferiva di avere un’esperienza fuori dal corpo. Una volta andò da un medico che non si aspettava la sua visita. Il medico riferì di aver visto un "globo rosso" lampeggiare attraverso la sua camera da letto alle 3.15 di mattina, esattamente al momento in cui Haray, a suo dire, era stato là. Animali domestici, tenuti in stanze separate e sigillate, furono usati come "bersagli" in un'altra serie di esperimenti. In uno di questi, un gatto smise di miagolare e rimase immobile nel momento in cui Haray entrò, a quanto ebbe poi a riferire, nella stanza; in un altro esperimento, un serpente aggressivo che in precedenza si era comportato tranquillamente cercò all'improvviso di avventarsi contro qualcosa d'invisibile alle telecamere, anche questa volta nel momento esatto in cui Haray sarebbe "entrato" nella "stanza bersaglio". Di un altro viaggio fuori dal corpo fu data notizia da un giovane tenente di stanza a Panama nel 1943. Egli era preoccupato per le condizioni di sua madre, che aveva appena subito una rischiosa operazione a New York. Non gli era possibile ottenere una licenza per andare a trovarla, ma durante un intervallo, all'una e un quarto, si addormentò per qualche momento e sognò di trovarsi davanti al Memorial Hospital, dalla parte dell'East River Drive. L'infermiera controllò un elenco e annotò il suo nome sul registro dei visitatori. Un'altra infermiera gli disse che lo riconosceva dalla fotografia che aveva visto nella stanza di sua madre. Nella fotografia indossava l'uniforme invernale, la stessa che portava mentre si trovava all'ospedale. Entrò nell'ascensore e l'infermiera lo vide premere il pulsante. Mentre saliva il tenente vide che tutto intorno a lui si offuscava come in un sogno. Poi si svegliò, ancora a Panama, all'una e un quarto del pomeriggio. Qualche giorno dopo ricevette una lettera da sua madre, che gli comunicava un episodio misterioso che era stato motivo di delusione per lei. Le era stato detto che suo figlio era arrivato all'ospedale per vederla, ma non era salito fino alla sua stanza. L'infermiera all'accettazione e un’altra l'avevano visto entrare nell'ascensore, ma nessuno l'aveva visto uscire. L'ora: le 12.15 corrispondenti all'l.15 ora di Panama. Il nome dell'ufficiale che voleva vedere sua madre era stato annotato sul registro. Era il mio nome: Charles Berlitz. |