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Telepatia d'emergenza Molti elementi di prova suggeriscono che la telepatia si manifesti spesso fra persone che si conoscono bene. Ma, stando a un caso riferito dal parapsicologo Lyall Watson, questo non è un fatto irrefutabile. L'episodio studiato da Watson riguarda un marinaio Cajun di nome Shep, che si era da poco aggregato all'equipaggio di un peschereccio che batteva le acque delle isole Hawaii. A un certo punto, durante la spedizione, l'uomo decise di andare a distendersi in cuccetta. Si aggrappò alla battagliola del boccaporto, arrivò barcollando fino al castello di prua, ma scivolò e cadde riverso sulla schiena. Paralizzato dalla caduta e in preda a lancinanti dolori, Shep era convinto di essere sul punto di morire. Alle 21.12 di quella sera, i suoi pensieri andarono a un'amica. Era una donna di nome Milly, e quella sera era andata a casa del comandante della nave, intrattenendosi a chiacchierare con sua moglie. La moglie del comandante, una samoana di razza pura, continuò a lavorare a maglia durante la visita, finché tutt'a un tratto sentì un colpo alla testa che la stordì. Stramazzò a terra entrando in una sorta di trance, e disse: "Qualcosa di molto grave è successo sulla nave". Sapeva che la sua impressione non si riferiva a suo marito, ma non poté pronunciare altre parole. Milly guardò l'ora e vide che erano le 9.14 di sera. Fu però solo la mattina dopo che ricevette la notizia dalla guardia costiera. Shep era stato portato a Kauai con la schiena spezzata. Ma come mai fu la moglie del capitano a sperimentare la telepatia, e non Milly, buona amica di Shep? "Il mittente era un uomo che apparteneva a una cultura che, almeno a livello inconscio, accetta l'esistenza della telepatia", spiega Lyall Watson. "Il messaggio era destinato a una donna che era diventata meno ricettiva per il modo in cui era stata educata e, quando si rivelò che non era in grado di riceverlo, esso, presumibilmente, fu dirottato su un'altra persona vicina, qualcuno che fosse soltanto indirettamente coinvolto, ma che trovasse più facile rispondere, per il suo tipo di cultura e di assetto percettivo." Il poliziotto rapito dagli alieni La mattina del 3 dicembre 1967 si dimostrò la più strana della vita dell'agente Herbert Schirmer, di Ashland, nel Nebraska. Il taccuino di Schirmer si arricchì quel giorno di una bizzarra annotazione: "Avvistato un DISCO VOLANTE alla congiunzione fra la statale numero 6 e la 63. Che ci crediate o no!". Alle 2.30 di mattina, durante il suo consueto servizio di pattuglia, Schirmer aveva scorto una cosa che sembrava una grossa palla da calcio circondata da luci lampeggianti presso la congiunzione fra le due strade alla periferia di Ashland. Solo nella sua auto di servizio, il poliziotto rimase a guardare in silenzio mentre l'UFO si sollevava dal suolo, lasciando alle spalle una scia di fuoco rosso-arancione ed emettendo un suono acuto come quello di una sirena. Nello stendere il suo rapporto di servizio mezz'ora più tardi, Schirmer guardò l'orologio e trasalì. Lui era certo che non erano passati più di dieci minuti dall'avvistamento dell'oggetto, ma il suo orologio segnava adesso le 3 di mattina. Come si erano volatilizzati i 20 minuti mancanti? Sottoposto a ipnosi sotto la direzione del dottor Leo Sprinkle, uno psicologo dell'Università dello Wyoming, Schirmer fu in grado di ricordare gli altri particolari del suo apparentemente banale incontro con degli UFO. L'esperienza iniziò, raccontò Schirmer, "quando l'oggetto volante sollevò su per la collina me e la mia macchina". L'auto si fermò, a suo dire, e dal fondo dell'UFO sbucarono due umanoidi. Vestiti in uniforme, avevano fronti alte, nasi lunghi e rotondi occhi da gatto. Uno degli alieni reggeva uno strumento simile a una scatola che faceva lampeggiare una luce verde intorno all'auto della polizia. L'altro spinse la mano attraverso il finestrino aperto e toccò il collo dell'agente, infliggendogli un dolore acuto. Poi gli chiese: "Tu sei il guardiano di questa città?" "Sì, lo sono" rispose Schirmer. Con una voce profonda e imperiosa, senza muovere la bocca, simile a una fessura, il "capo" dei due ordinò: "Guardia, vieni con me...". All'interno del veicolo, l'umanoide mostrò a Schirmer la loro fonte di energia, un aggeggio rotante che assomigliava alla "metà di un bozzolo, tutta splendente di colori come un arcobaleno". Egli informò il tutore dell'ordine che la nave spaziale impiegava "l'elettromagnetismo reversibile". Gli umanoidi erano venuti sulla terra, aggiunse Schirmer, "per rifornirsi di elettricità". La visita guidata del disco proseguì a un livello superiore al di sopra della sala operativa, dove Schirmer vide "ogni genere di pannelli e computer... una mappa su una parete, e... un grande schermo". La mappa raffigurava il sole di una vicina galassia con sei pianeti che gli ruotavano intorno. "Essi ci osservano, e ci stanno osservando da parecchio tempo" assicurò Schirmer. Poi il capo degli umanoidi gli disse nuovamente: "Guardia, vieni con me", e l'agente era stato portato fuori dall'aeronave. "Quello che hai visto e sentito", furono le ultime parole dell'alieno, "lo dimenticherai". Schirmer fu alla fine interrogato dalla Commissione Condon dell’Università del Colorado, che stava conducendo un'indagine sugli UFO promossa dall'aeronautica militare. I membri del progetto conclusero che l'"esperienza riferita dall'agente su un presunto incontro con un UFO non è stata fisicamente reale". Ma Sprinkle, che sottopose a regressione ipnotica Schirmer, non si trovò d'accordo, e dichiarò: "Il poliziotto era convinto della realtà degli eventi che descrisse". Un UFO presidenziale "lo sono convinto che gli UFO esistono perché ne ho visto uno." Chi ha pronunciato queste parole? Nientemeno che James Earl Carter, ex ufficiale sommergibilista, laureato in fisica nucleare, e presidente degli Stati Uniti. L'avvistamento di Carter avvenne quando era ancora governatore della Georgia, il 6 gennaio 1969, mentre si trovava in compagnia di una dozzina di membri del Leary Lions Club. Essi se ne stavano all'aperto, in attesa dell'inizio di un discorso, quando uno di loro scorse un oggetto splendente a bassa quota nel cielo, verso ovest. "Non avevo mai visto niente di così fantastico", ricordò Carter. "Era grande, e continuava a cambiar colore. Era grande più o meno come la luna. L'abbiamo guardato per una decina di minuti, ma nessuno di noi e riuscito a capire che cosa fosse. Una cosa è certa", aggiunse Carter. "Io non irriderò mai qualcuno che dice di aver visto degli oggetti non identificati nel cielo". Sei mesi dopo la sua elezione a presidente, in seguito a pressioni da parte dell'opinione pubblica e a una promessa che aveva fatto durante la campagna elettorale, Carter incaricò il suo consigliere scientifico, dottor Trank Press, d'interpellare la NASA circa la possibilità di riconsiderare il fenomeno degli UFO. Pur rifiutandosi di aprire una nuova inchiesta, l'amministratore della NASA, dottor Robert Frosch, concesse: "Se qualche nuovo elemento basato su fatti concreti verrà portato alla nostra attenzione, ciò giustificherà che un laboratorio della NASA analizzi un campione organico o inorganico di origine non comunque chiarita, e dia comunicazione dei risultati; noi siamo disposti a operare sulla base di qualsiasi prova fisica autentica proveniente da fonti attendibili. Noi intendiamo essere disponibili se si verificasse una simile possibilità". Visti sott'acqua sembravano vivi Ai visitatori del museo Topkapi di Istambul, in Turchia, viene spesso raccontato delle crudeltà e dei pericoli dei tempi in cui il Topkapi, costruito su un'alta rupe affacciata sul Bosforo, era il palazzo imperiale dei sultani turchi. Essi, come gli imperatori romani, avevano il potere di vita e di morte sui loro sudditi. Uno dei racconti più impressionanti narra della punizione che era riservata alle concubine del sultano che, per impertinenza o infedeltà, avevano scatenato la sua collera. "Abdul il Dannato" fu particolarmente famoso per la sua ferocia. La pena per le sue infelici concubine era quella di essere chiuse, vive, in un sacco, che poi veniva cucito con dentro dei pesi e gettate, attraverso uno scivolo, nelle acque del Bosforo. Ma esse lasciarono un'agghiacciante traccia. Anni più tardi dei palombari che lavoravano a grande profondità nei pressi del palazzo s'imbatterono spesso in quei sacchi appesantiti ritti sul fondo del mare, oscillanti avanti e indietro nella fredda corrente marina come se fossero dotati di vita propria. Nel 1957 un episodio ancora più macabro fu vissuto in Cecoslovacchia da dei sommozzatori in uno specchio d'acqua detto Lago del Diavolo. Essi cercavano il corpo di un giovane che si presumeva fosse annegato in seguito al rovesciamento della sua barca. Quello che però trovarono nelle profondità del lago non fu uno solo ma molti corpi, e non soltanto di esseri umani. Si trattava di soldati in completa uniforme da combattimento, alcuni seduti su carri o su cassoni, e molti dei cavalli erano ancora ritti sulle zampe, bardati di tutto punto. Erano tutto quanto restava di un'unità di artiglieria germanica che, mentre attraversava il lago ghiacciato durante la ritirata tedesca della seconda guerra mondiale, era sprofondata nelle acque, probabilmente in seguito a un bombardamento, ed era rimasta sul fondo del lago. Le acque estremamente fredde e profonde avevano conservato i tedeschi e i loro cavalli per dodici anni, e li avrebbero mantenuti là per molti anni ancora, in quella posizione e pronti per il combattimento... ma morti. La passeggiata della monaca La Canonica di Borley, nell'Essex, in Inghilterra, ha avuto un esistenza travagliata fin dall'inizio, che va situato negli anni intorno al 1860. È stata spesso definita una mostruosità e forse la sua aria spettrale non è estranea alle sue vicende. I suoi primi inquilini, il reverendo Henry Dawson Ellis Bull, sua moglie e i suoi quattordici figli, raccontarono molte storie su strani rumori e sulla frequente apparizione dello spettro di una monaca. Dopo la morte di Henry, il figlio maggiore, Harry Bull, gli successe come proprietario della canonica dal 1892 al 1927, ma i fatti misteriosi continuarono. La suora veniva vista così spesso che la zona delle sue apparizioni fu chiamata Passeggiata della Monaca. Certi assicurarono anche di aver visto un postiglione senza testa alla guida di una carrozza trainata da cavalli alitanti fuoco. Gli inquilini successivi, il reverendo Eric Smith e sua moglie, rimasero soltanto pochi mesi, e addussero come motivo della loro partenza gli strani fatti che avvenivano nella casa. Alla fine arrivarono il reverendo Lionel Foyster, sua moglie Marianne e la loro figlia. Gli episodi inquietanti continuarono. Marianne, per esempio, insistette nel sostenere che uno spettro l'aveva schiaffeggiata scaraventandola giù dal letto. Il British National Laboratory of Psychical Research intervenne per cercare di far luce sulla faccenda. Il suo fondatore, Harry Price, fece pubblicare sul Times di Londra un annuncio dove venivano richiesti volontari per una veglia notturna alla canonica infestata. L'annuncio richiedeva osservatori senza prevenzioni, dotati di spirito critico e intelligenti, e Price ne accompagnò alla casa quaranta. Di nuovo, furono rilevati oggetti in movimento e rumori inspiegabili. Il commodoro A. B. Campbell, per esempio, disse di essere stato colpito da un pezzo di sapone volante, e un altro testimone, il filosofo C. E. M. Joad, riferì di aver visto un termometro scendere di dieci gradi senza nessun motivo apparente. Seguirono nuove polemiche. Quando i Foyster ebbero traslocato, lo stesso Price si stabilì nell'edificio, e fu testimone di un'ampia varietà di fenomeni, abbastanza da potervi scrivere un libro. Dopo la sua morte, però, dei detrattori obiettarono che Price aveva inventato alcuni dei fenomeni e ne aveva esagerati altri. La storia si fece ancora più interessante nel 1939 dopo che un incendio ebbe distrutto l'edificio. Il reverendo W. J. Phythian-Adams, un canonico di Carslile, nel Canada, suggerì che la monaca così spesso apparsa non fosse inglese, come si era sempre pensato, ma francese. Una donna di nome Marie Lurie, a quanto risultava, nel diciottesimo secolo aveva lasciato il convento per fuggire col suo amante. I due andarono in Inghilterra, ma l'uomo si rivelò un gaglioffo e l'assassinò. Dopo averla strangolata, seppellì il suo cadavere nella cantina del palazzo che si trovava nella tenuta dei Borley prima che venisse costruita la canonica. Dopo l'incendio, degli operai scoprirono effettivamente una tomba contenente soltanto delle medagliette religiose e il teschio di una donna. Pare che la distruzione dell'edificio abbia eliminato le passeggiate dello spettro della monaca, ma la storia non finisce qua. Alcuni ricercatori che recentemente cercavano di condurre uno studio scientifico sulla costruzione udirono nottetempo dei rumori strani e inesplicabili, registrarono improvvisi sbalzi di temperatura, videro luci di origine ignota e sentirono odori inconsueti. Rumori di guerra dieci anni dopo All'inizio dell'agosto 1951, il sonno di due cognate inglesi che si trovavano in vacanza in Francia fu disturbato da rombi di cannone. Non ci volle molto perché si rendessero conto che stavano udendo i rumori di una guerra, che continuarono in modo intermittente per tre ore consecutive. Il giorno dopo, quando le donne, molto scosse, cercarono di scoprire che cosa fosse successo, trasecolarono nell'apprendere dal giornale che non era stata combattuta nessuna battaglia. Nessuno, inoltre, aveva sentito rumori. Fecero però altre ricerche, e così vennero a sapere che il luogo delle loro vacanze, Puys, sulla spiaggia presso Dieppe, durante la seconda guerra mondiale era stato una zona occupata e intensivamente fortificata. Qui, quasi nove anni esatti prima, gli Alleati avevano organizzato un'invasione destinata ad essere la prova generale in previsione dell'attacco del D-Day. Purtroppo, l'invasione richiese un costo umano elevatissimo. Più della metà dei 6086 uomini che sbarcarono il 19 agosto 1942 furono uccisi, feriti o fatti prigionieri. Le donne capirono ben presto che i rumori da loro uditi erano una riproduzione acustica quasi esatta di quella battaglia, come se si fossero trovate sul posto nel momento in cui ebbe luogo. Esse sentirono il fragore di un bombardamento d'artiglieria e grida alle prime ore dell'alba "intorno alle quattro" e lo strepito cessò di colpo cinquanta minuti dopo: il fuoco dei cannoni iniziò nella realtà alle 3.47 di mattina e terminò, secondo le cronache dell'esercito, alle 4.50. Le donne udirono il rombo dei bombardieri e le urla degli uomini, e di nuovo il silenzio, e ancora una volta i documenti dell’esercito confermarono che il bombardamento era cessato pressappoco allo stesso orario, dalle 5.07 alle 5.40. Ogni rumore che esse avevano sentito coincideva con quelli della battaglia che, particolare interessante, secondo i rapporti militari era cessata alle sei, cioè alla stessa ora in cui tutti i rumori del combattimento uditi dalle due donne erano cessati. Esse avvertirono ancora per un'ora le grida di dolore dei feriti e dei moribondi, che si fecero sempre più deboli col passare del tempo. Che cosa successe a Roanoke? Il primo bambino inglese nato in America fu una femminuccia di nome Virginia Dare. I suoi genitori si erano imbarcati per il Nuovo Mondo con un gruppo di pionieri che sbarcarono sull'isola di Roanoke, al largo della costa della Carolina del Nord, e Virginia nacque poco dopo, il 18 agosto 1587. Alla fine, la nave che aveva portato i Dare e altri emigranti nella nuova terra, fece ritorno in patria con a bordo soltanto dieci uomini. Gli altri erano rimasti sulla terraferma per creare un nuovo insediamento. Ma quando arrivò la nave successiva, non fu possibile trovare nessuno di loro. Anche questa seconda nave tornò in Inghilterra, questa volta lasciando cento persone che avrebbero dovuto colonizzare l'isola. Qualche tempo dopo approdò una terza nave, e di nuovo i suoi passeggeri trovarono l'isola vuota. Non c'erano tracce di violenza, di lotta, e neppure una tomba; soltanto la parola "CRO" incisa sul tronco di un albero, e la parola "CROATAN" su un altro. Era evidente che i coloni si erano insediati a Croatan, un'altra isola sulla costa della Carolina del Nord. Ma il comandante della nave, nel timore di una penuria di viveri mentre l'inverno era incombente, decise di far vela per le Indie Occidentali e di svernarvi. Quando la nave successiva raggiunse l'isola di Croatan, di nuovo non si trovarono segni dei coloni abbandonati. Nulla stava a testimoniare un massacro per opera d'indiani. Non c'erano tombe o altri segnali e, a parte qualche storia di un bambino indiano dai capelli "gialli" o dagli occhi azzurri, neppure uno dei 110 coloni originari fu mai ritrovato. Motivo d'innumerevoli voci e leggende, il mistero non è mai stato chiarito. La lunga via del ritorno La capacità degli animali di ritrovare la via di casa deriva da un superiore senso dell'orientamento o da un sesto senso ignoto alla scienza? L’abilità dei cani, sotto questo punto di vista, è sempre stata sbalorditiva. In almeno tre casi documentati, dei cani hanno percorso migliaia di chilometri prima di poter raggiungere la loro meta mentre molto spesso, a quanto risulta, hanno ritrovato la strada attraversando distanze più brevi. Nick, per esempio, un pastore tedesco femmina di proprietà del signor Dough Simpson, scomparve durante un'escursione nel sud dell'Arizona, nel novembre 1979. Simpson trascorse due settimane alla febbrile ricerca della cagna. Non riuscì a trovarla, e quindi tornò a casa, in Pennsylvania. Quattro mesi dopo, con ferite ancora sanguinanti e il pelo bruciacchiato, Nick fece la sua ricomparsa nella casa dei genitori di Simpson a Selah, Washington. L'animale aveva evidentemente attraversato il deserto dell'Arizona, il Grand Canyon, le temibili Montagne Rocciose, fiumi ghiacciati, monti ammantati di neve e innumerevoli autostrade. Quando arrivò nel vialetto dov'era parcheggiata la vecchia automobile di Simpson, la povera bestia stramazzò, sopraffatta dalla fatica. Fu la madre di Simpson a trovare la cagna, che fu ricompensata dei suoi sforzi dal suo padrone che venne per riportarla a casa. Un anno dopo, Jessie, un altro cane lupo, si trovava nella sua nuova casa ad Aspen, nel Colorado, dove il suo padrone si era trasferito da East Greenwich, nel Rhode Island. Il resto della famiglia Gardiner era rimasto a East Greenwich, e quindi il padrone lo affidò a dei vicini. Jessie, che evidentemente si sentì abbandonato, lasciò Aspen e si presentò alla casa dei Gardiner sei mesi dopo, ma i suoi amati padroni erano partiti per le vacanze estive. Dopo un breve soggiorno nel recinto, fu adottato dalla signora Linda Babcock, ma il cane partì di nuovo per la sua vecchia casa, che questa volta era vicinissima. I Gardiner, nel frattempo, erano rientrati, e accolsero con gioia il suo ritorno, anche se rimasero sorpresi dalla sua improvvisa ricomparsa. Un’indagine sul percorso compiuto da Jessie condusse alla fine i Gardiner alla signora Babcock che, dopo amichevoli trattative, finì col tenere il cane. Ma il più lungo sforzo per tornare a casa, di cui si possieda una documentazione, fu compiuto nel 1923 da Bobbie, un collie che apparteneva a una famiglia di Silverston, nell'Oregon. Egli si era perso durante una vacanza della famiglia Walcott, nell'Indiana, ma sei mesi dopo riuscì a tornare a casa, coprendo una distanza di oltre tremila chilometri. Particolari sulla peregrinazione del cane furono forniti dalle famiglie che gli diedero assistenza lungo la strada, e fu così possibile ricostruire l'itinerario che aveva toccato: Illinois, Iowa, Nebraska, Colorado, Wyoming e Idaho. Bobbie aveva attraversato le Montagne Rocciose nel cuore dell'inverno. Inseguito da un UFO Nonostante la popolarità del termine "dischi volanti" le forme e le dimensioni degli UFO possono essere distinte in parecchie categorie, comprendendo anche dischi di centinaia di metri di diametro, e oggetti che assomigliano a triangoli, sigari e, addirittura, teiere. Gli UFO enormi, spesso accompagnati da veicoli volanti più piccoli, sono noti come "navi madri". Dell'avvistamento di una di queste navi madri fu data notizia il 17 novembre 1986 dal pilota del volo 1628 della Japanese Air Lines, un Boeing 747 diretto dall'Islanda ad Anchorage, in Alaska. Poco dopo le 6 pomeridiane il capitano Kenjn Terauchi comunicò che davanti a lui delle sfavillanti luci bianche e gialle ballonzolavano "come due orsacchiotti che stiano giocando". Terauchi avvisò Anchorage via radio e il controllore di volo confermò di avere un bersaglio sul radar. Il pilota giapponese accese il radar digitale a colori di bordo, e anche se esso aveva la funzione di intercettare sistemi nuvolosi e non oggetti solidi, registrò la presenza di qualcosa. Poi Terauchi notò che il suo 747 veniva posto in ombra da un gigantesco UFO a forma di guscio di noce e grande come due portaerei. Chiese ad Anchorage l'autorizzazione, che gli fu concessa, di effettuare una virata di 360 gradi e una discesa di 1.000 metri. La nave madre lo seguì per l'intera manovra. Anchorage mandò due aerei nella zona, nell'immediata vicinanza di Terauchi, ma quando arrivarono l'UFO era scomparso, dopo essere stato in vista e all’inseguimento del 747 per cinquanta minuti. Il ragazzo uscito dal nulla Caspar Hauser può far pensare che sia disceso dal cielo. Apparve per le strade di Norimberga nel 1828, a malapena in grado di camminare e pronunciare il suo nome. Secondo una lettera malamente scarabocchiata che gli fu trovata addosso, aveva sedici anni. Ma la lettera, indirizzata al capitano del 6° Reggimento di cavalleria di stanza nella città tedesca, offriva pochi altri particolari sul ragazzo. "Se non volete tenerlo", vi era scritto, "ammazzatelo o impiccatelo a un comignolo." Il carceriere locale s'impietosì e lo accolse in casa sua, insegnandogli lentamente a parlare. Tutto quello che il ragazzo riusciva a ricordare era che era stato allevato nell'oscurità in un bugigattolo poco più grande di un armadio a muro, con una dieta di pane e acqua. Sembrava che vedesse le cose più comuni per la prima volta; fu notato, per esempio, che, posto di fronte a una candela, continuava a cercare di strapparne la fiammella con le dita. Ma il suo senso della vista era così acuto che - a quanto fu scritto - riusciva a leggere al buio e vedere le stelle durante il giorno. Caspar era inoltre ambidestro, e aveva una spiccata avversione per la carne. Data la sua situazione, l’intera città di Norimberga lo adottò, trattandolo come un proprio cittadino. Fu affidato alle cure personali di un certo professor Daumer, e ottenne anche l'attenzione di persone altolocate sia tedesche, sia del resto dell'Europa. Poi, il 17 ottobre 1829, Caspar fu trovato nella casa di Daumer con la fronte sanguinante per una ferita da coltello inferta da un uomo dalla maschera nera che era comparso all'improvviso e l'aveva colpito. Nel 1831, il ragazzo rimase di nuovo ferito alla fronte da un colpo di pistola partito accidentalmente. Il 14 dicembre 1833 Caspar Hauser fuggì da un parco innevato mortalmente ferito da un'altra coltellata. Fu condotta una ricerca nel giardino, ma l'arma non fu trovata; fatto ancora più misterioso, nella neve fresca erano impresse soltanto le orme di Caspar. Morì tre giorni dopo. Von Feurbach, uno dei suoi biografi, scrisse dell'enigma di Norimberga: "Caspar Hauser rivelò una così completa deficienza di parole e d'idee, una così perfetta ignoranza delle cose e degli aspetti della natura, e un tale orrore per tutti i costumi, le convenienze e le necessità della vita civile, e inoltre tali straordinarie peculiarità nel suo atteggiamento sociale, mentale e fisico, che potrebbe autorizzarci a pensare a lui come al cittadino di un altro pianeta, trasferito per qualche miracolo sul nostro". |