Accusato dallo spettro della sua vittima

Frederick Fisher era ubriaco la sera del 26 giugno 1826 quando uscì barcollante da una taverna di Campbelltown, nel Nuovo Galles del Sud. Aveva già avuto una carriera movimentata e alterne fortune. ed era passato dalla condizione di carcerato a quella di prospero agricoltore. Solo pochi mesi prima era stato in prigione per ingenti debiti, e aveva lasciato la sua proprietà nelle mani di un ex carcerato di nome George Worrall.

Dei sospetti sorsero quando Fisher scomparve dopo quella sera alla taverna e Worrall fu visto con addosso un suo paio di pantaloni. Secondo la storia raccontata da Worrall, Fisher si era imbarcato per l'Inghilterra sulla nave Lady Vincent. La polizia, però, non ne era convinta, e fece affiggere un manifesto dove si offriva una ricompensa di 100 dollari a chiunque fornisse informazioni in grado di portare alla scoperta del cadavere di Fisher. Interrogato di nuovo, Worrall disse che quattro suoi amici avevano ucciso Fisher. Di nuovo scettica, la polizia, arrestò invece Worrall. Ma in assenza di un cadavere c'erano poche probabilità di farlo condannare.

Questa situazione, senza apparente via d'uscita, fra Worrall e le autorità continuò fino all'inverno di quell'anno. Una sera James Farley, un agricoltore molto stimato dalla comunità, passò per caso davanti alla casa di Fisher. Una sinistra figura era seduta sulla balaustra della veranda, e indicava col dito un punto nel recinto per i cavalli. Convinto di aver visto uno spettro, Farley fuggì. Poi avvertì l'agente Newland, e questi, in compagnia di una guida, andò a fare un sopralluogo nella fattoria di Fisher. I due trovarono sulla balaustra tracce di sangue umano. Scavarono nel punto che era stato indicato dallo spettro e trovarono il corpo martoriato di Fisher. Worrall finì sulla forca, accusato dal fantasma dell'uomo che aveva assassinato.

Le profezie di Madre Shipton

Ai visitatori di Knaresborough, sul fiume Nidd, nello Yorkshire, vengono ancor oggi mostrati l'antico Pozzo e la caverna dove un tempo Ursula Sontheil teneva corte. Nata, deforme, nel luglio del 1488, la Sontheil diventò meglio nota come Madre Shipton, la profetessa che predisse morti di re, nonché l'avvento dell'automobile, del telefono e del sottomarino.

Malgrado le sue deformità fisiche, la giovane Ursula aveva una mente agile, e imparò a leggere e a scrivere molto più facilmente dei suoi coetanei. All'età di ventiquattro anni sposò Toby Shipton di Shipton, presso York. La sua fama di sensitiva si diffuse ben presto nell'ambito locale fino all'intera Inghilterra e al resto dell'Europa, e centinaia di curiosi accorsero da lei per ricevere i suoi distici spesso sibillini.

Certe profezie però non erano tanto oscure, come quando predisse: "Carri senza cavalli viaggeranno, e di tremende sciagure il mondo colmeranno". Il telefono e la televisione via satellite furono da lei previsti con queste parole:

"Voleranno i pensieri, immantinenti, da un luogo qualunque a tutti i continenti".

I suoi contemporanei rimasero probabilmente perplessi anche quando scrisse questo distico: "L'uomo sopra e sotto i fiumi camminerà; il ferro nell'acqua galleggerà". Oggi, naturalmente, noi diamo per scontati i sottomarini e le navi da guerra di ferro.

Madre Shipton previde molti degli eventi storici che plasmarono il mondo moderno, compresa la sconfitta dell'Armada spagnola nel 1588: "Sui cavalli di legno del Re d'Occidente l'esercito di Drake sarà vincente".

Con un doppio numero di versi anticipò l'apertura del Nuovo Mondo al commercio inglese per opera di Sir Walter Raleigh:

"Su un mare aspro e selvaggio

un nobiluomo si metterà in viaggio,

per scoprire una terra ricca e felice

da cui porterà un'erba e una radice".

L'erba, naturalmente, era il tabacco, e la radice la patata. Madre Shipton morì, settantatreenne, nel 1561: anni prima aveva predetto con esattezza il giorno e l'ora della sua morte.

Registrazioni di voci dell’aldilà

Quando il sensitivo e cineasta svedese Friedrich Jürgenson morì, nel 1987, lasciò una nastroteca molto insolita. Essa conteneva migliaia di registrazioni in cui erano impresse voci misteriose, voci che a detta di Jürgenson erano state prodotte da persone defunte.

Jürgenson iniziò le sue ricerche sul mondo del paranormale negli anni cinquanta, quando cominciò a interessarsi alla possibilità di stabilire contatti con i morti . Egli sospettava che essi potessero imprimere le loro voci sul nastro magnetico, e quindi prese a sedersi accanto al suo registratore, a invocare gli spiriti e a chieder loro di parlargli attraverso le registrazioni. Per mesi non successe niente, finché egli cercò di registrare il canto di un uccello vicino a casa sua. Quando ascoltò la registrazione udì una strana interferenza, e pensò che potesse trattarsi di suoni provenienti dall’aldilà.

"Qualche settimana dopo andai in una capanna in un bosco e tentai un altro esperimento", spiegò in un’intervista rilasciata al Psychic News di Londra. "Non avevo idea, naturalmente, di cosa stessi cercando. Tenni il microfono all'altezza della finestrella aperta e registrai senza che succedesse niente d'insolito. Quando poi ascoltai la registrazione sentii in un primo tempo un cinguettio di uccelli in lontananza, poi il silenzio. A un tratto, una voce femminile che sembrava provenire dal nulla disse, in tedesco: "Friedel, mio piccolo Friedel, puoi sentirmi?"".

Jürgenson non sapeva ancora che stava per farsi coinvolgere per il resto della vita in una ricerca rivolta alla comunicazione coll’aldilà. Anche alcuni parapsicologi s'interessarono al progetto. William. G. Roll, della Psychical Research Foundation, allora con sede a Durham, nella Carolina del Nord, andò nel 1964 a far visita al cineasta per condurre con lui degli esperimenti. Per queste sedute Jürgenson metteva nel registratore un nastro vergine, e poi tutti quelli che si trovavano nella stanza si mettevano a chiacchierare del più e del meno. Quando si ascoltava la registrazione, si potevano udire con chiarezza voci estranee che qua e là si sovrapponevano alla conversazione. Roll, un parapsicologo eccezionalmente cauto, rimase abbastanza impressionato da pubblicare uno speciale rapporto sul suo viaggio in Scandinavia. Friedrich Jürgenson e le sue voci "dall’aldilà", dichiarò, sembravano una cosa seria.

L'automobile maledetta dell'arciduca

Gli ecologisti si scagliano spesso contro l'automobile definendola la maledizione del ventesimo secolo. È indubbio che certe macchine sono maledette, anche se non nel senso inteso dai difensori dell'ambiente.

La limousine decapottabile in cui fu assassinato l'arciduca Francesco Ferdinando, erede ai troni d'Austria e di Ungheria, sembra essere stata una di queste. Sua moglie morì con lui nell'attentato, che portò allo scoppio della prima guerra mondiale.

Poco dopo l'inizio delle ostilità, l'automobile divenne di proprietà del generale austriaco Potiorek, che in seguito subì una disastrosa disfatta nella battaglia di Valjevo e morì impazzito. La macchina passò poi a un capitano del suo stato maggiore. Nove giorni dopo egli investì e uccise due contadini, andò a sbattere contro un albero e si ruppe il collo.

Il governatore della Jugoslavia acquistò la berlina maledetta e anch'egli non ebbe fortuna: ebbe quattro incidenti in quattro mesi, e in uno di essi perse un braccio. L'auto passò poi a un medico, che sei mesi dopo si ribaltò in un fosso e morì schiacciato. Il successivo proprietario fu un ricco gioielliere che finì suicida.

Le disgrazie continuarono quando un altro possessore, un pilota svizzero, fu sbalzato fuori dalla macchina sulle Alpi, in Italia, e si sfracellò contro un muretto. La vittima successiva fu un agricoltore serbo che dimenticò di spegnere l'accensione mentre il veicolo veniva rimorchiato, così che esso si mise in moto all'improvviso e uscì rovinosamente di strada. L'ultimo uomo che si mise al suo volante fu il proprietario di un garage, Tíbor Hirschfield. Nel tornare da un matrimonio con quattro amici cercò di superare ad alta velocità un altra automobile; nell'incidente che ne seguì i suoi amici rimasero uccisi.

L'automobile fu alla fine sistemata in un museo di Vienna, dove la sua sete di sangue pare essersi saziata... almeno per il momento.

I "tulpa"

Noi sappiamo che la mente può creare i propri fantasmi, ma che dire della sua capacità di proiettare queste immagini nel mondo esterno, fuori dalle frontiere del cervello? Dove finisce il mondo interno e comincia quello esterno? Cosa ancora più importante, che cosa avviene quando la proiezione mentale assume una sua vita propria?

La strana esperienza di Alexandra David-Neal fornisce una cauta risposta e un ammonimento. La David-Neal, che visse fino all'età di 101 anni, fu una delle molte donne avventurose dell'impero britannico che affrontarono da sole il misterioso Oriente e spesso lasciarono cronache scritte dei loro viaggi.

La David-Neal non solo viaggiò in lungo e in largo per il primitivo Tibet del diciannovesimo secolo, ma anche indagò con impegno di studiosa la religione e gli insegnamenti dei lama buddisti con cui visse. Il rituale che più la interessava serviva per generare un tulpa, o fantasma prodotto dalla mente. I lama la avvertirono che questi "figli della nostra mente" possono a volte diventare pericolosi e incontrollabili, ma la David-Neal persistette nei suoi sforzi.

Chiuse i suoi sensi al mondo e cominciò a immergersi nella meditazione, focalizzandosi sull'immagine del suo tulpa personale, che appariva come un monaco piccolo e grasso "di aspetto ingenuo e gioviale". Con sua sorpresa, L’esperimento riuscì, e ben presto essa trattava il suo nuovo "compagno" come qualsiasi ospite in carne e ossa in casa sua.

Quando la David-Neal affrontò le successive avventure del suo viaggio a cavallo, il monaco etereo l’accompagnò. Dalla sella, essa si voltava a guardare il suo tulpa, intento "a varie azioni come quelle che sono naturali per i viaggiatori, e che io non avevo ordinato".

A riprova del suo successo, altre persone nel suo convoglio cominciarono a vedere il monaco e a prenderlo per un essere vivente. A un certo punto, però, il suo tulpa cominciò a imboccare una brutta strada; la sua faccia prese un'aria maligna e beffarda. Ma quando essa decise di farla finita col monaco, la sua eliminazione si dimostrò difficile quasi come lo era stata la sua creazione. Nel suo libro Magia e mistero nel Tibet, la David-Neal rievocò i mesi di dura lotta che seguirono prima che il suo tulpa impazzito svanisse per sempre.

"Non c'è niente di strano nel fatto che io possa aver creato la mia propria allucinazione", concluse la David-Neal. "Il punto interessante è che in questi casi di materializzazione anche altri vedono le forme di pensiero che sono state create."

Teletrasportato da Manila a Città dei Messico

Il 25 ottobre 1593, la struttura stessa dello spazio e del tempo si ribaltò, catapultando un soldato spagnolo da Manila, la capitale delle Filippine, dove si trovava, nella piazza centrale di Città del Messico, a oltre centomila diecimila chilometri di distanza. Il soldato, vestito com'era in abiti diversi da quelli di tutti coloro che l'attorniavano, attirò rapidamente una folla, e fu obbligato a consegnare le proprie armi.

Quando gli fu chiesto il motivo del suo bizzarro abbigliamento, il soldato non poté che balbettare: "So molto bene che questo non è il palazzo del governatore di Manila, ma io sono qui e questo è un qualche genere di palazzo, e io sto facendo semplicemente il mio dovere come meglio posso". Sollecitato a fornire ulteriori dettagli, spiegò che il governatore delle Filippine era stato assassinato la notte prima, e quindi c'era bisogno di un maggior contingente militare.

Naturalmente il soldato, in stato confusionale, fu subito messo sotto chiave, e rimase in carcere due mesi, finché un brigantino spagnolo proveniente dalle Filippine confermò la sua notizia dell'assassinio del governatore.

Il soldato teletrasportato se la cavò meglio dell'uomo che, secondo una storia analoga, fu arrestato dalle autorità portoghesi nel 1655. Stando a Miscellanies di John Aubrey, l'uomo risiedeva nella colonia portoghese di Goa, in India, quando si trovò di colpo sbalestrato nell'aria verso il paese da dove era venuto: il Portogallo.

Accusato di stregoneria, poiché tutti sapevano che soltanto streghe e stregoni potevano volare, fu debitamente processato dalla locale Inquisizione e condannato al rogo.

ESP e guerra

I tempi dell'interesse superficiale per i fenomeni metapsichici sono finiti da parecchio, e non è difficile indovinarne il perché. Se la chiaroveggenza, la visione a distanza di oggetti bersaglio e la psicocinesi sono facoltà umane ripetibili e controllabili, come sembrano essere, nessuna delle due superpotenze può permettere che l'altra acquisisca un potenziale primato nella capacità di condurre una guerra ad armi paranormali.

Secondo Charlie Rose, membro del Comitato Ristretto per il Controspionaggio della Camera degli Stati Uniti, un uomo in grado di sentire a distanza "sarebbe un sistema di radar a bassissimo costo. E se i russi possiedono questo sistema e noi no, siamo nei guai".

Rose espresse anche la sua preoccupazione per i divari nei livelli di finanziamento delle ricerche metapsichiche fra le due superpotenze in competizione. Quello che si sa per certo e che gli Stati Uniti spendono da mezzo milione a un milione di dollari, mentre invece il budget sovietico è stimato almeno dieci o forse cento volte tanto.

Gli studi sovietici non si concentrano soltanto sulla percezione passiva. Per esempio, un documento della Defence Intelligence Agency sulle "Ricerche di parapsicologia in Unione Sovietica e in Cecoslovacchia" riferisce dettagliatamente di esperimenti condotti in Russia in cui un dotato sensitivo fu in grado di arrestare il battito del cuore di una rana bersaglio. Secondo il rapporto della DIA, (il cuore di) una rana fu posto in un bicchiere a una distanza di un metro da una sensitiva. Quando essa si concentrò sul controllo del cuore del batrace, il ritmo delle sue pulsazioni diminuì, come fu mostrato dall'elettrocardiogramma. "Cinque minuti dopo l'inizio dell'esperimento", è scritto nel rapporto, "il cuore della rana cessò del tutto di battere."

L'idea dell'impiego della mente per scopi bellici prospetta innumerevoli possibilità. Non solo un determinato leader potrebbe essere assassinato a distanza, ma addirittura le armi termonucleari potrebbero diventare strumenti di un ricatto metapsichico, o addirittura fatte esplodere a distanza. Secondo Ron Robertson, funzionario del servizio di sicurezza del Lawrence Livermore Laboratory "tutto quello che ci vorrebbe sarebbe semplicemente la capacità di spostare una massa del peso di una trentina di grammi e della misura di pochi centimetri quadrati". Una situazione analoga è descritta dallo studioso di storia militare Robert A. Beaumont, su Signal, la rivista dell'esercito degli Stati Uniti e dell'Electronics Association. "Un efficace sistema ESP", ha dichiarato Beaumont, "potrebbe, in conformità con la natura dei fenomeni, offrire potenziali opportunità all'esecutore di un attacco di sorpresa, dall'influsso metapsichico esercitato su bersagli mediante la precognizione e la percezione a distanza alla trasmissione di un messaggio che escluda ogni possibilità d'intercettazione e di contromisure da parte della forza avversaria."

Lo scienziato che conosceva il segreto degli UFO

Robert Sarbacher, un medico americano morto nel luglio del 1986, sosteneva di essere a conoscenza di un segreto che è "l'argomento più riservato per il governo degli Stati Uniti, più gelosamente custodito della stessa bomba-H", come egli comunicò a un gruppo di scienziati canadesi che s'incontrarono con lui nel suo ufficio presso il Ministero della Difesa il 15 settembre 1950.

Che cos'era questo straordinario segreto? Era che il governo degli Stati Uniti possiede i resti di una nave spaziale precipitata e i cadaveri dell'equipaggio alieno. Il dottor Sarbacher disse agli scienziati che la questione era allo studio di un gruppo super-segreto guidato dal dottor Vannevar Bush, che era il principale consigliere scientifico del presidente Truman.

Sarbacher era un tipo d'uomo alquanto attendibile. La nota che lo riguarda sul Chi é? in edizione americana consiste di circa otto centimetri di fitte righe di stampa, e attesta una fortunatissima carriera nel campo accademico e in quello degli affari. Durante la seconda guerra mondiale, offrì volontariamente e gratuitamente i suoi servigi al governo e si specializzò in questioni riguardanti il controllo dei missili teleguidati.

I canadesi, che s'incontrarono regolarmente con Sarbacher per discutere temi di mutuo interesse per i servizi nazionali di sicurezza dei due paesi, avevano chiesto al loro collega americano se c'era qualcosa di vero nelle voci insistenti di questo genere di prova diretta e fisica della realtà degli UFO. Sarbacher confermò che tale prova esisteva, ma che non avrebbe fornito ulteriori particolari per l'estrema delicatezza dell'argomento.

Uno dei canadesi, il tecnico di telecomunicazioni W.B. Smith, rimase così colpito che al suo ritorno a Ottawa sollecitò il proprio governo a dare inizio a un suo programma di ricerche sugli UFO. Poco dopo questo programma, col nome di codice di Magnet, fu varato, sotto la direzione di Smith. Ma egli non fu in grado di saperne di più circa i presunti segreti americani in materia.

Nel 1983 William Steinman, nel corso di un'indagine sugli UFO, rintracciò Sarbacher, che ora risiedeva in Florida. e gli chiese di parlargli di quanto aveva rivelato agli scienziati canadesi. Sarbacher rispose che, benché non fosse stato coinvolto di persona nel progetto per la cattura di un UFO, sapeva che "determinati materiali, che si afferma provengano da dischi volanti precipitati, erano estremamente leggeri e di elevata durezza. Secondo certe indicazioni, anche gli strumenti e le persone che manovravano queste macchine erano leggerissimi, in misura sufficiente a permettergli di resistere alle tremende decelerazioni e accelerazioni proprie di questi velivoli. "Parlando con alcuni addetti ai lavori", aggiunse, "ho avuto l'impressione che questi "alieni" fossero fatti come certi insetti che abbiamo osservato sulla terra".

In una successiva intervista concessa a un altro ricercatore, Sarbacher precisò che si pensava che il veicolo provenisse da un altro sistema solare. Riferì che una volta era stato invitato a una conferenza presso la base dell'aeronautica Wright-Patterson di Dayton, nell'Ohio, dove scienziati e ufficiali dell'esercito avrebbero dovuto comunicare quanto avevano appreso dalle loro analisi del materiale e dei cadaveri. Purtroppo, preso da altri pressanti impegni, Sarbacher non poté partecipare, anche se più tardi parlò con alcuni degli intervenuti. Le persone con cui parlò rimasero colpite dalla sua evidente sincerità e dal suo coerente rifiuto di abbellire o elaborare i fatti accaduti. La sua testimonianza può rappresentare un raro sguardo dietro la cortina di segretezza che copre la conoscenza da parte degli Stati Uniti della vera natura degli UFO.

I serpenti di mare della Nuova Scozia

Per almeno un secolo e mezzo gli abitanti della Nuova Scozia, all’estremità della costa orientale del Canada, hanno incontrato in mare creature molto strane, e molto grandi. Uno dei primi incontri di cui si abbia notizia avvenne nel 1845, quando i pescatori John Bockner e James Wilson videro nella baia di St. Margaret un "serpente" lungo più di 30 metri. Lo riferirono al reverendo John Ambrose, che non molto tempo dopo s'imbatté a sua volta nel mostro.

Nel 1855 agli abitanti di Green Harbour si rizzarono i capelli quando videro con terrore, come si espresse uno di loro "un'impressionante lunghezza di terrore serpeggiante" inseguire barche locali, con evidenti intenzioni ostili. I pescatori si affrettarono disperatamente verso riva, dove i loro familiari assistevano impotenti alla scena. Un testimone oculare così descrisse la creatura su un numero della rivista americana Ballou's: "Vicino a quella che poteva essere la testa sporgeva una gobba o una cresta coperta di una massa ondeggiante di lungo pelo simile a una criniera, mentre dietro, per 12 o 15 metri, si muovevano lentamente le spire del suo immenso corpo serpentino. Il movimento era a curve verticali, e le contorsioni del dorso si sollevavano e si abbassavano alternativamente dalla testa alla coda, lasciando una scia, come quella dell'elica di un piroscafo, sulla superficie vitrea del mare".

Quando la creatura si avvicinò maggiormente alla spiaggia, gli osservatori poterono sentire che emetteva un rumore simile a quello di una caldaia in ebollizione. Ora potevano vedere il bagliore di denti acuminati, arcate sporgenti su occhi maligni, scaglie blu scuro sulla testa e sul dorso, e di color giallo sporco sul ventre. La testa, a quanto poterono vedere, era lunga circa due metri.

Il mostro alla fine rinunciò all'inseguimento e gli esausti pescatori raggiunsero incolumi la riva. Ma esso fu visto di nuovo da tre uomini in barca il giorno seguente. Essi si allontanarono remando più alla svelta che poterono, e non furono inseguiti.

Poi, nel 1883, tre militari che stavano pescando nella baia di Mahone videro con spavento qualcosa che sembrava un'enorme versione di un "comune serpente", con una testa lunga un paio di metri che sporgeva fuori dall'acqua. La creatura si muoveva rapidamente, aveva il collo grosso come un tronco d'albero ed era marrone scuro o nera con strisce bianche irregolari. I testimoni oculari, anche se non riuscirono a vedere il suo corpo interamente, concordarono nell'assicurare che doveva essere lungo una trentina di metri.

Nel 1894 un certo Barry osservò un animale di questo tipo mentre si stava rilassando su un molo nella cittadina costiera di Arisaig. A distanza di una quarantina di metri, il mostro, lungo una ventina di metri, si spostava con un movimento "ondeggiante". Era visibile anche una coda, "vagamente simile a quella di uno sgombro".

Ancora di recente si sono avute notizie di avvistamenti di questi giganteschi lunkers, come li chiamano gli abitanti della Nuova Scozia.

Il 5 luglio 1976, Eisner Penny, di Cape Sable Island, vide qualcosa di enorme e ne parlò a degli amici. Essi si burlarono di lui, ma pochi giorni dopo lo vide anche uno di loro, Keith Ross, insieme con suo figlio Rodney. "Aveva gli occhi grandi come piatti e di un rosso acceso", spiegò. "Sembravano iniettati di sangue. Aveva la bocca spalancata, e dalla mascella superiore sporgevano due grandi zanne... sì, le chiamerei proprio zanne. È passato accanto alla poppa della nostra barca. E noi potevamo vedere il suo corpo, che sarà stato lungo dieci o quattordici metri, ricoperto da una pelle grigiastra di serpente tutta piena di bozzi e protuberanze. Ci è sembrato che avesse una coda da pesce, una coda verticale, non una coda orizzontale come quella di una balena."

Ross avviò a tutta velocità il motore della barca e ben presto la bestia si perse nella nebbia. Egli individuò col radar di bordo un'altra imbarcazione e si diresse da quella parte. Per ironia del caso, su quella barca c'era Eisner Penny. Proprio mentre Ross gli stava raccontando quanto aveva appena visto, sentirono la bestia che passava a breve distanza da loro. Il mostro fu visto di nuovo qualche giorno dopo dal pescatore Edgar Nickerson.

Nessuno ha idea di che cosa siano esattamente queste creature, anche se incontri con animali di questo tipo sono stati segnalati in tutto il mondo. Intorno al 1800 essi erano chiamati "serpenti di mare" ed erano oggetto di un'accesa controversia fra gli zoologi. Qualsiasi cosa siano i lunkers della Nuova Scozia, non dovrebbero esserci dubbi che non si tratta di serpenti, neppure di dimensioni mostruose: i serpenti non possono ondeggiare verticalmente. E neppure, naturalmente, hanno pinne caudali.

I "Foo-fighters"

La storia popolare fa risalire l'inizio del moderno fenomeno degli UFO all'estate del 1947, quando un uomo d'affari dell'Idaho, Kenneth Arnold, vide nove oggetti misteriosi, argentei, disposti a mezzaluna e simili a "piatti che scivolano sull'acqua" volare in formazione nei dintorni del Monte Rainer, nello stato di Washington. Ma parecchi anni prima, al culmine della seconda guerra mondiale, analoghi piatti volanti furono intercettati da equipaggi di aerei sia Alleati sia delle forze dell'Asse durante le campagne del Pacifico.

Da parte alleata queste luci notturne e questi dischi visibili alla luce del giorno erano noti come Foo-figbters (cacciabombardieri Foo), dal nome del popolare personaggio di un cartone animato che borbottava sempre: "Dove c’è un foo, c’è del fuoco". Foo, naturalmente, era un gioco di risonanza del feu francese, ossia fuoco.

Il più ben documentato avvistamento di un Foo-fighter avvenne il Mercoledì Nero, il 14 ottobre 1943, quando una fortezza volante B-17 dell'aeronautica militare americana riportò disastrose perdite umane durante un attacco aereo diurno sulle ben difese fabbriche di cuscinetti a sfere di Schweinfurt. Lo storico Martin Caidin lo definì "uno degli episodi più sconcertanti della seconda guerra mondiale, e un enigma che tuttora rimane irrisolto".

Quando la 384a squadriglia di bombardamento ebbe concluso la sua incursione ai danni dell'obiettivo, numerosi piloti e mitraglieri della scompigliata formazione rilevarono la presenza, davanti a loro, di piccoli dischi argentei. L'aereo numero 026, nel tentativo di evitare una collisione frontale, provvide subito a correggere la rotta, ma era troppo tardi: secondo il rapporto delle autorità, l’"ala destra del bombardiere attraversò direttamente un gruppo di questi dischi senza riportare il minimo danno ai motori e all'aereo stesso". Il pilota aggiunse che aveva sentito uno dei dischi urtare la coda, ma non c'erano stati né esplosione né danni.

I dischi erano accompagnati, a una distanza di cinque o sei metri, da parecchi ammassi di detriti neri lunghi da un metro a un metro e venti; anche essi non parvero avere effetti negativi sulle fortezze volanti. Il rapporto fece anche osservare che altri due aerei avevano volato attraverso la formazione di dischi apparentemente senza riportare danni.

I Foo-fighters furono anche visti come luci notturne con un alone arancione, rosso o bianco. La notte del 23 novembre 1944, per esempio, un equipaggio di tre uomini del 415° Gruppo da caccia notturna incontrò una decina di questi misteriosi globi al di sopra del Reno, a nord di Strasburgo. Sembravano dapprima lontane stelle ammiccanti, riferì il tenente Fred Ringwald del controspionaggio, ma in pochi minuti divennero le palle arancioni che "si spostavano nell'aria a una velocità incredibile".

Un altro pilota di un B-17, Charles Odom, di Houston, raccontò dopo la guerra l'esperienza che aveva avuto con dei Foo-fighters in pieno giorno. I piatti volanti, disse, "sembravano palle di cristallo, più o meno grandi come palle da pallacanestro". Sembravano "calamitate dalla nostra formazione e ci volarono a fianco. Dopo un po' cominciarono a separarsi come fossero aerei e si allontanarono."