NOTIZIE UTILI ED INTERESSANTI PER DIRE NO AL MASSACRO DI ANIMALI

I vegetariani sono intelligenti

I vegetariani sono più intelligenti? Forse. Almeno secondo quanto emerge da uno studio, condotto negli Stati Uniti, sulle abitudini alimentari di più di 8.000 persone (uomini e donne) di 30 anni, a cui era stato testato il quoziente intellettivo all’età di 10 anni. Dopo 20 anni il 4 per cento dei bambini di allora, è diventato vegetariano (anche se solo una piccola parte è vegano, cioè non mangia né pesce né uova). Ma, con grande sorpresa dei ricercatori, i vegetariani sono anche quelli che da bambini avevano il QI più alto degli altri. E di ben 5 punti: 106 per gli uomini (contro i 101 dei non vegetariani) e 101 per le donne (99 per le carnivore). Dalla ricerca emerge, inoltre, che la maggior parte di coloro che non mangiano carne sono donne, con un grado di istruzione abbastanza alto, ma non guadagnano di più dei carnivori. L’intelligenza, secondo i ricercatori, potrebbe essere collegata alla scelta di uno stile di vita più salutare, che porta i bambini più “svegli” ad adottare, da adulti, una dieta da molti considerata più sana. 

La storia della mucca che pianse al mattatoio

Riproponiamo un articolo che comparse dapprima su un giornale cinese e poi su un magazine macedone.

L’articolo che riproponiamo a seguire, e che trovate anche
qui, apparve per la prima volta su un giornale cinese per essere poi ripubblicato anche da un magazine macedone.

"Per un mattatoio di Hong Kong, era una giornata abbastanza normale, finché una mucca che stava per essere macellata cadde in ginocchio e cominciò a piangere!" La gente pensa che gli animali non piangano, ma questo animale stava piangendo come un bambino "- ha detto Billy Fong ai giornalisti di Hong Kong. "Attorno c’erano dieci uomini che traggono il proprio sostentamento attraverso la macellazione degli animali. E dai loro occhi, le lacrime cominciarono a fluire. La gente era talmente toccata da decidere di acquistare la mucca. Successivamente tale mucca fu donata ad un tempio buddista, dove poté il vivere il resto della sua vita in pace ".

Questa storia della mucca che piange ebbe inizio quando questo grosso animale veniva trasportato verso il macello. Quando si avvicinarono al macello, improvvisamente l'animale cadde a terra, sulle sue zampe anteriori. Poi, le sue lacrime iniziarono a fluire. "Quando vidi l'animale cominciare a piangere con tristezza e paura nei suoi occhi, ho iniziato a tremare," - ha detto il macellaio. "Chiamai gli altri che divennero tanto stupiti quanto me. Cominciammo a tirare e spingere l'animale, ma non volle saperne di spostarsi. Sedeva a terra e piangeva. Mi si rizzarono i peli, perché l'animale reagiva come un essere umano. Ci guardammo in faccia e sapendo che nessuno di noi sarebbe stato in grado di ucciderlo, avremmo dovuto decidere cosa fare con lui ".

Infine, dopo lunghe discussioni, decisero di raccogliere i soldi per mandare l'animale a riposarsi, per tutta la vita, con dei sacerdoti buddisti, che non hanno nulla contro le mucche. "Non fummo in grado di smuoverlo da lì finché non gli promettemmo che non sarebbe morto. Poi si alzò e venne con noi. Potete crederci oppure no, ma questa è la verità, anche se sembra strano. Sembrava che questo grande animale avesse capito ogni parola da noi pronunciata, "- disse il Sig. Tat Nin. Per alcuni impiegati del macello, questo incidente fu decisamente troppo.

Il Sig. Fong ha detto: "Tre operai, subito dopo aver assistito a questa scena, si licenziarono. Dissero che non sarebbero stati mai più in grado di uccidere un animale, perché avrebbero sempre ricordato quella mucca, e come le sue lacrime scorrevano lungo il suo muso dai grandi occhi tristi."

L’Onu: “Per salvare il pianeta bisogna cambiare dieta, basta carne e latticini”

Serve un cambiamento della dieta globale per salvare il mondo dalla fame, dalla penuria di combustibili e dalle conseguenze più gravi del riscaldamento climatico. Lo afferma un rapporto dell’Unep, il Programma ambientale dell’Onu, lanciato in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente di sabato, secondo il quale, con una popolazione mondiale di 9,1 miliardi di persone attesa nel 2050, la predilezione occidentale per bistecche e formaggi diventerà insostenibile.

“Gli impatti dell’agricoltura dovrebbero aumentare in misura sostanziale, perché la crescita della popolazione aumenterà i consumi di prodotti animali. A differenza dei combustibili fossili, è difficile trovare alternative: la gente deve mangiare – si legge nel rapporto -. Una riduzione degli impatti sarà possibile solo con una sostanziale cambiamento della dieta mondiale, che faccia a meno di prodotti animali”.

Il professor Edgar Hertwich, che ha coordinato il rapporto, dice al quotidiano britannico The Guardian : “I prodotti di origine animale causano più danni all’ambiente che la produzione di minerali per costruzione, come la sabbia o il cemento, la plastica o i metalli. Le biomasse e le colture per mangimi animali sono dannose come bruciare combustibili fossili”.

Gli esperti dell’Unep hanno classificato vari prodotti, risorse, attività economiche e trasporti a seconda dei loro impatti ambientali. L’agricoltura si è classificata allo stesso posto del consumo di combustibili fossili perchè entrambi aumentano in fretta con l’accelerazione della crescita economica, spiegano.

Il copresidente del gruppo, l’esperto ambientale Ernst von Weizsaecker, spiega “il crescente benessere provoca un cambiamento della dieta in favore di carne e latticini. L’allevamento di animali consuma gran parte dei raccolti mondiali, e di conseguenza moltissima acqua, fertilizzanti e pesticidi”.

Sia l’energia che l’agricoltura vanno “staccate” dalla crescita economica perché gli impatti ambientali, secondo il rapporto, aumentano dell’80% con un raddoppio del reddito disponibile.

Achim Steiner, vice segretario generale dell’Onu e direttore esecutivo dell’Unep afferma che “il decoupling della crescita dal degrado dell’ambiente è la sfida principale per i governi in un mondo con popolazione crescente, redditi crescenti, consumi crescenti e la sfida permanente della riduzione della povertà”.

Ecco la lista delle priorità ambientali per i governi di tutto il mondo individuate dal rapporto: cambiamento climatico, cambiamento dell’habitat, eccessivo utilizzo di azoto e fosforo nei fertilizzanti, sfruttamento eccessivo della pesca, delle foreste e di altre risorse, specie invasive, acqua potabile e fognature non sicure. Esposizione al piombo, inquinamento atmosferico urbano ed esposizione lavorativa ai particolati.

L’agricoltura, in particolare per la produzione di carne e latticini, conta per il 70% dei consumi idrici mondiali, per il 38% dell’utilizzo del terreno e per il 19% delle emissioni di gas serra. Lo scorso anno la Fao ha diffuso una stima secondo la quale la produzione di cibo dovrà aumentare del 70% a livello globale entro il 2050 per alimentare la popolazione: secondo l’organizzazione alimentare dell’Onu i progressi tecnologici non basteranno a controbilanciare l’aumento demografico.

Fruttariani per un giorno

Cos'è il Fruttarismo?

Il Fruttarismo è la pratica adottata dagli individui chiamati fruttariani che seguono un regime alimentare composto esclusivamente di frutta cruda senza alcun tipo di noce, seme, senza prodotti animali/vegetali/cereali/legumi.

Il Fruttarismo è il passo oltre il crudismo-vegan.

Definizioni:

La definizione del concetto di “frutto”:

Generalmente il termine “frutto” viene usato quando si vuol far riferimento a dei frutti che sono dolci, carnosi ed il cui albero da frutto contenga dei semi (es pesche, mele, arance ecc). Ci sono altri cibi invece che di solito non vengono considerati frutti in senso generico ma che lo sono però botanicamente parlando, come per esempio tutte le bacche, i peperoni, pomodori, cetrioli, zucchine, zucca, melanzana, baccello di vaniglia.

I Fruttariani usano definizioni diverse per quanto riguarda ciò che è considerato “frutto”. Per esempio, Herbert M. Shelton, fondatore dell’Ortopatia, includeva in questo senso anche le noci.

Definizione di Fruttariano:

I fruttariani mangiano esclusivamente ciò che è caduto ( o che cadrebbe) naturalmente da un albero, ciò che può esser raccolto senza uccidere la pianta e che non ne pregiudichi le facoltà riproduttive . Questi cibi comprendono tutti i frutti dell’albero e della terra ad esclusione di noci (noce di cocco, noce di juglans regia, noce di anacardio ecc) , semi (semi di lino, semi di zucca, semi di canapa ecc) cereali (orzo, farro, grano ecc) e legumi (fagioli, piselli, fave ecc)

Questi ultimi, oltre che a rappresentare il mezzo di sopravvivenza intrinseco della pianta, sono tra l’altro inadatti per un consumo umano.

Una regola per orientarsi su cosa mangiare o meno è tenere sempre a mente che tutto ciò che non può essere mangiato crudo, non è commestibile.

Il Fruttariano mangia esclusivamente frutta allo stato naturale, ossia cruda ed integrale, limitando ad un 20%- 30% l’uso di frullatori/mixer e/o essiccatori.

Motivazione:

Il Fruttarismo è la dieta originaria dell’uomo, come viene descritta nel verso 1:29 del Genesi.

I Fruttariani credono che un futuro ritorno al giardino di Eden richieda uno stile di vita semplice ed un approccio olistico alla salute ed alla dieta. Alcuni fruttariani desiderano principalmente evitare di uccidere qualsiasi forma vivente per nutrirsi. Altri invece sostengono che il mangiare certi tipi di frutti giovi alla pianta-madre e che questa sia una sua strategia per diffondere il seme.

Studi Scientifici

Studi sui denti:

Nel 1979, il professor Alan Walzer, paleoantropologo dell’Università John Hopkins riferì che studi preliminari sullo smalto dentale nei primi ominidi suggerivano che questi antenati pre-umani avessero una dieta basata maggiormente sul consumo di frutta.

Studi Clinici:

Uno studio clinico effettuato nel 1971 da Meyer analizzò una donna di 45 anni che si alimentò esclusivamente di frutta negli ultimi 12 anni della sua vita e che mostrò godere ottima salute.

In un altro studio si dimostrò invece che i soggetti obesi con questa dieta, avevano una tendenza non solo a scendere di peso ma a stabilizzarsi naturalmente su quello che viene considerato “peso ideale”.



Ecco 10 validi motivi per cui ho scelto di applicare il Fruttarismo alla mia vita.

1. Fattore Salutistico: Sono stata una purista del crudismo vegan per qualche tempo e grazie a questo stile di vita ho migliorato molto la mia salute rispetto a prima, quando ero onnivora, ma il successivo passaggio al Fruttarismo ha davvero rivoluzionato significativamente il mio concetto di Salute e del sentirsi in splendida forma. Un cambiamento straordinario, tangibile, illuminante.

2. Fattore Etico: La Natura ha creato i frutti affinchè le altre creature mangiandone, potessero ottenere il massimo del nutrimento corretto di cui hanno bisogno per vivere una vita piena e significativa e, allo stesso tempo, dare possibilità all'albero madre di moltiplicarsi per assicurare di nuovo cibo per tutti, gratis! L'unico lavoro per assicurare cibo a tutti era...mangiare! E' possibile di fatto, nutrirsi senza uccidere alcuna creatura!

3. Fattore Antropologico: L'uomo è nato frugivoro. Non possiede enzimi per scindere la cellulosa nei vegetali (che ne contiene i nutrienti) come non possiede quelli per assimilare la carne, latticini, cereali. Si e' evoluto in simbiosi con gli alberi da frutta (in special modo il melo); ecco perche' non e' in grado di sintetizzare la vitamina C, come pure alcune scimmie ed una particolare specie di pipistrello fruttariano.

4. Fattore Ecologico: L'unica dieta veramente sostenibile per il pianeta è quella fruttariana. Uno stile di vita vegan basato principalmente su prodotti cerealicoli per giunta cotti, è insostenibile per il pianeta. Se tutto il mondo mangiasse cereali, ci vorrebbero 5 pianeti come la Terra per assicurare cibo a tutti - uomini ed animali. Per non parlare dell'inquinamento causato dalla cottura, dalla conservazione/lavorazione dei prodotti.

5. Fattore Economico: Milioni di persone muoiono al mondo perchè sono malnutrite. Le malattie del mondo Occidentale e la Fame nel mondo possono esser sconfitte semplicemente fornendo cibo appropriato alla specie umana in grado di provvedere a tutte le necessità nutritive dell'individuo.

6. Fattore BioEnergetico: La carne, i latticini, i cereali (specialmente quelli cotti) non fanno altro che abbassare le nostre frequenze vibratorie e quando ciò accade ci ammaliamo, diventiamo tristi e non riusciamo più a trovare un senso alla nostra vita. Questo perchè siamo come svuotati da dentro; siamo dei gusci vuoti che camminano.

7. Fattore Politico: Il Fruttarismo è libertà dalla schiavitù del lavoro in cambio di cibo, è liberta dalle multinazionali dell'industria alimentare e farmaceutica, ed è l'unico sistema per arrivare velocemente ad abolire la moneta. Il Fruttariano per vivere, dipende esclusivamente dall'albero e pertanto, non può essere ricattabile. Questo del cibo, è ovviamente un primo passo verso una sempre più crescente (ed auspicabile) consapevolezza Anarchica.

8. Fattore Scientifico: Ci sono moltissime pubblicazioni scientifiche oggi che provano i benefici concreti della frutta sull'organismo umano ma per verificarne la veridicità, consiglio di provare a tutti in prima persona!

9. Fattore Filosofico: "Non uccidere" non si applica all'omicidio di una sola specie, bensì a tutti gli esseri viventi e questo comandamento fu scritto nel cuore dell'uomo molto prima di essere proclamato sul Sinai". Lev Tolstoy

10. Fattore Spirituale: La Torah (Pentateuco) è l'unico testo che ci informa della natura spirituale e fisica dell'essere umano; nel libro di Genesi infatti, apprendiamo che D-o creò il Giardino di Eden affinchè l'uomo lo coltivasse e se ne prendesse cura, mangiando liberamente dei frutti di tutti gli alberi.

Anche la carne bianca fa male

CONFESSO di aver lavorato, nel periodo dell'Università, in 1 call-center conto terzi. Per conto degli allevatori di polli (gli allevatori di polli talvolta investono una parte del loro guadagno per cercare di estromettere dal mercato gli allevatori di carni rosse e finanziano anche ricerche mirate solo sui danni della carne rossa, quando basterebbe estendere anche alla carne di pollo queste ricerche per comprendere -testuali parole di un amico Medico- che i danni della carne rossa SONO GLI STESSI della carne bianca, perché alla base dei danni della carne vi è una sostanza chiamata (putrefina... non mi ricordo bene se ha detto così) che è appunto dovuta al processo di putrefazione in atto)...

...Dunque dicevo, per conto degli allevatori di polli (il committente non ci veniva comunicato, ma ci hanno fatto capire essere un'associazione di avicoltori) dovevo chiamare i medici, suddivisi in A e B a seconda del loro prestigio e della loro fama,...

dovevo quindi sottoporli ad un'intervista con la quale si saggiava la loro etica professionale e... solo se rispondevano in un certo modo ad alcune domande, dovevo proporre loro una "collaborazione economica".

In pratica, x ogni dieta che essi avrebbero redatto nella quale il POLLO fosse presente come componente fissa, questi Medici avrebbero preso un lauto compenso... sia in considerazione del maggior introito diretto (il paziente sarebbe stato costretto a comprare e mangiare solo pollo), sia in considerazione del maggior introito indiretto (ossia, per via del "passa-parola" che si sarebbe generato e di cui io stessa sono stata testimone).

Avete mai sentito le comari in autobus dire: "mio marito ha il diabete e gli hanno detto di mangiare pollo" e l'altra comare: "mio marito ha l'ipertensione e deve mangiare pollo 2 volte al giorno"; l'altra ancora: "mia suocera ha non so che cazzo di malattia e le hanno detto che deve mangiare pollo in quantità!!".

Il pollo risulterebbe pertanto, a seguito di tutti questi Medici che io stessa ho corrotto, come un "tocca-sana", ma ATTENZIONE: i polli raggiungono in soli 6 SETTIMANE il peso che raggiungerebbero in ben 7 ANNI di vita. Per raggiungere un tale peso vengono somministrati a questi pennuti sostanze dopanti, antibiotici, olio esausto delle macchine, e ogni schifezza, portando la MORTE nel piatto anche ad uomini sani come Eddie Guerrero, il quale non assumeva sostanze dopanti in quantità superiore agli altri, mentre assumeva POLLO in quantità superiore agli altri...

Mio zio (proprio per il suo egoismo e mancanza di una benché minima dose di compassione e umanità...) sta morendo di 1 tumore maligno perché, avendo sentito che la carne rossa faceva venire i tumori, si era buttato sulla carne di pollo. (Quella sì che è sana, eh? Ma non avete letto da me che il farmacista ha confermato il fatto che le ALLERGIE sono prodotte da appositi antibiotici che vengono somministrati, previo accordi con gli allevatori, proprio ai polli, in quanto è la carne più a buon mercato e che tutti mangiano, di modo che così TUTTE QUESTE FARMACIE (al giorno d'oggi ci sono quasi più farmacie che bar...) potranno riuscire a vendere il farmaco contro le allergie Gli accordi risalgono alla fine degli anni 70/80, proprio da quando si è verificato un boom di allergie,... ci avete mai fatto caso, carnivori? Comunque a me stanno sul cazzo gli animalisti (quelli "da TV, intendo). Ci tenevo a dirvelo. Mi riferisco a tutti quegli animalisti da TV che entrano all'UPIM a firmare la petizione x non indossare cadaveri e poi, magari, hanno la pancia piena di cadaveri!!

A me verrebbe da dire che la carne morta in via di putrefazione dovrebbe essere l'ULTIMO DEGLI ULTIMI cibi un attimo prima di morire di fAME, perché se io riuscissi a trovare dell'altro, qualsiasi cosa...,IO EVITEREI DI METTERE NELLO STOMACO DELLA CARNE MORTA, ANCHE X UNA QUESTIONE DI IGIENE!!

Per quanto riguarda i PENNUTI, sappi che qualsiasi pennuto (gallina o pappagallo che sia) ha un quoziente intellettivo almeno pari se non superiore a quello dei mammiferi.

Inoltre i polli utilizzano ben 25 vocalizzi, mentre il cane o il gatto ne utilizzano circa 5 o 7... Ma tanto Voi siete super-dotati e sapete giudicare senza ombra di dubbio l'intelligenza di un animale solo a guardargli una coscietta da sotto un cellofan al supermercato

LA CARNE PROVOCA IL CANCRO PIU' DEL TABACCO

"Tra le cause della mortalità per cancro il regime alimentare è al primo posto con il 35% di incidenza, superiore quindi anche al tabacco (Causes of Cancer - Doll, Peto)",

NOI ORA CHIEDIAMO che venga resa obbligatoria l'aggiunta, SU OGNI ETICHETTA DI CONFEZIONI DI CARNE, della dicitura: "ATTENZIONE: NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE".

Numerosi studi hanno evidenziato la stretta relazione esistente tra dieta a forte contenuto di grassi saturi di tipo animale e cancro all’intestino e al retto, inoltre ricerche dimostrano come i tumori del colon, del seno, della prostata, dell’utero e tanti altri abbiano minor incidenza nei vegetariani e come vi sia, in essi, una totale assenza di forme cancerogene all’apparato digerente. Anche il prof. Umberto Veronesi, il direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia e per molti anni alla guida dell’Istituto dei tumori di Milano è vegetariano. I vegetariani, inoltre, risultano essere soggetti all’ 80% in meno di malattie dei mangiatori di carne. E allora ... perché lo Stato NON VUOLE ADEGUATAMENTE INFORMARE i suoi cittadini? La lobby delle industrie di carne è davvero così forte da indurre lo Stato a farsi complice, per omertà, di tutti questi DECESSI?

LA CARNE FA MALE

E' ufficiale! Uno studio medico ha dimostrato che la carne fa male. E' pericolosa per la salute e fa venire il cancro al colon! Da quando la multinazionale Dupont (sviluppatasi negli anni ottanta grazie alla produzione del teflon) ha preso il mercato mondiale della soia, pare che i lavori scientifici (per modo di dire) di solerti scienziati contro la carne si stanno moltiplicando sempre più. Come già fatto negli anni '60 dalla Procter & Gamble per spingere gli oli vegetali a scapito di quelli tropicali (altro disastro), ci stanno sempre più lavando il cervello per spingerci a mangiare un alimento del tutto negativo per la salute umana: la soia.

La totale ascientificità di questi lavori è talmente pacchiana che rimaniamo allibiti nel vedere prestigiosi giornali di settore accettare e pubblicare tali stupidaggini. In qualsiasi lavoro, la carne è presa come soggetto unico e inalterabile. Già questo toglierebbe qualsiasi valore scientifico al lavoro. Se andaste a vedere il contenuto chimico della carne (ad es. bovina), vi rendereste subito conto che cambia totalmente a seconda dell'alimentazione dell'animale. Quindi non si può fare di tutta l'erba un fascio.

Dovete sapere che la carne è l'alimento principale per l'uomo da 2-3 milioni di anni e che gli uomini delle caverne, di cui è risaputa la buona salute, amavano mangiare più gli organi interni e portavano le ossa nella caverna per romperle in santa pace e usufruire dei preziosi grassi contenuti nel midollo. Tutto questo grazie all'alimentazione degli animali che conferiva alla carne un rapporto omega-6 : omega-3 di 4:1 quasi perfetto. Tenete presente che questo rapporto deve avvicinarsi il più possibile all'1:1. I nostri avi lasciavano i bovini al pascolo e aggiungevano al foraggio erba medica (!!!) e a volte semi di lino. Ora gli allevatori danno solo mangime a base di miscele innaturali di sostanze chimiche, farina di cereali e soia. Il rapporto omega-6: omega-3 di questa carne è di 20:1 che tutti sappiamo essere causa di problemi cardiocircolatori e tumori.

Quindi, diffidate di quello che dice la televisione e di scienziati poco rispettosi delle regole. La carne fa bene ma dobbiamo ricominciare a imparare che dobbiamo scegliere quella giusta. In Italia, fortunatamente, ci sono numerose aziende che allevano gli animali ancora "come una volta". Dedicate la scampagnata del fine settimana a ricercare queste fonti così importanti per la nostra salute.

Carne rossa: una bomba ad orologeria

Se i vegetariani lo sostenevano da tempo, adesso c’e’ anche la conferma scientifica: la carne rossa fa davvero male. Questa settimana infatti il governo britannico annuncera’ i risultati di una ricerca compiuta dallo Scientific Advisory Committee on Nutrition che sicuramente non renderanno molto felici i carnivori convinti.

Un esauriente studio ha appena concluso che la carne rossa, cosi’ come i suoi derivati, se consumata in dosi maggiori ai 500gr. a settimana, non solo potrebbe potenzialmente aumentare le probabilita’ di contrarre il cancro, ma il rischio e’ cosi’ alto da spingere il governo ad emettere un comunicato ufficiale in proposito.

Il World Cancer Research Fund gia’ nel 2007 aveva detto che per ridurre drasticamente il rischio di tumore all’intestino, stomaco, ovaie, seno e vescica sarebbe stato opportuno, per quanto riguarda i bambini, evitare totalmente il consumo di ‘processed meat’ - ovvero insaccati, salsicce, carne in scatola e simili - mentre agli adulti veniva consigliato di non superare i 70gr. giornalieri.

La nuova ricerca invece include anche la carne rossa non trattata, confermando che questo tipo di alimento contiene un pigmento capace di danneggiare il DNA delle cellule del sistema digestivo. Fattori che hanno in tempi moderni peggiorato la situazione includerebbero l’impiego di conservanti nei derivati ed il fatto che alcuni allevatori scelgano di gonfiare le mucche di ormoni. Sbruciacchiare la carne, cosi’ come gli altri cibi, invece causerebbe da sempre un ulteriore danno perche’ durante il processo si producono sostanze cancerogene. 

Sara’ interessante vedere come l’industria della carne reagira’ alla notizia: fino ad ora Meatinfo, nonostante sia un punto di riferimento per le persone nel settore, non ha riportato niente in proposito.

La British Nutrition Foundation ha invece messo le mani davanti settimana scorsa dicendo che non c’erano prove sufficienti per garantire con certezza un legame tra il consumo di carne e il cancro o le malattie cardiovascolari; bisogna pero’ ricordare che, nonostante le apparenze, questa fondazione potrebbe avere troppi interessi in gioco per essere obiettiva visto che parzialmente sovvenzionata dal British Pig Executive e dal English Beef and Lamb Executive.

Mangiar carne, un'abitudine indotta 

Qualcuno rivendica la naturalezza del mangiar carne tirando in causa l'uomo primitivo e il nostro essere 'onnivori', ma è davvero così? Andrea Romeo ci spiega di come mangiamo innanzitutto con le parole della nostra cultura. Quest'ultima gioca un ruolo fondamentale nell'acquisizione e accettazione di certe pratiche, come quella di mangiare alcuni animali e non altri.

di Andrea Romeo - 27 Luglio 2012

È un dato oggettivo e indiscutibile il fatto che nelle diverse culture del pianeta ci si alimenti di animali diversi 

Quo usque tandem abutere, homo, patientia nostra?

(Fin quando abuserai, o uomo, della nostra pazienza?)

Alfred Korzybsky era uno scienziato e filosofo polacco, famoso per aver sviluppato la teoria della general semantics (o semantica generale) secondo cui l'essere umano è limitato dalla struttura del suo sistema nervoso e da quella del suo linguaggio. Una visione sicuramente strutturalista che, seppur abbia dei limiti in quanto circoscrive fortemente ogni fattore 'decisionale' e 'l'autonomia' del 'soggetto' all'interno di un sistema strutturato, in generale porta con sé ineluttabili verità. 

La prova che la teoria di Korzybsky sia corretta può essere infatti dipinta attraverso un famoso aneddoto che vede come protagonisti lo stesso filosofo polacco durante una sua lezione ed i suoi studenti. L'aneddoto viene riportato sia sul sito di Wikipedia italiano che su quello inglese alla voce relativa al personaggio in questione, per cui ricopio lo stesso dal sito italiano:

“Un giorno, mentre teneva una lezione ad un gruppo di studenti, s'interruppe per prendere dalla sua borsa un pacchetto di biscotti avvolto in un foglio bianco. Borbottò che aveva solo bisogno di mandar giù qualcosa, e offrì i biscotti agli studenti seduti nella prima fila. Alcuni ne accettarono uno. – Buoni questi biscotti, non vi pare? – disse Korzybski dopo averne preso un secondo. Gli studenti masticavano vigorosamente. Poi tolse il foglio bianco mostrando il pacchetto originale. 

Sul quale c'era l'immagine di una testa di cane e le parole 'biscotti per cani'. Gli studenti videro il pacchetto e rimasero scioccati. Due di loro si precipitarono fuori dall'aula verso i bagni tenendo le mani davanti alle bocche. – Vedete signori e signore? – commentò Korzybski – ho appena dimostrato che la gente non mangia solo il cibo, ma anche le parole, e che il sapore del primo è spesso influenzato dal sapore delle seconde”. 

Con questo esperimento Korzybsky dimostrò che il pregiudizio, costruito attraverso i discorsi, assume un ruolo essenziale nel nostro rapportarci con la realtà, ovvero la nostra interazione con la realtà stessa è filtrata dal linguaggio e quindi dalla cultura (dato che, come affermano importanti studiosi di semiotica, 'non vi può essere cultura senza linguaggio'). 

Qualcuno rivendica la naturalezza del mangiar carne tirando in causa l'uomo primitivo e il nostro essere 'onnivori' 

Questo illuminante aneddoto ci dice molto sul rapporto tra uomo e realtà e ci aiuta anche a far luce su alcuni meccanismi che riguardano il consumo di carne. È difatti un dato oggettivo e indiscutibile il fatto che nelle diverse culture del pianeta ci si alimenti di animali diversi pur avendo queste, almeno virtualmente, a disposizione le stesse (o quasi) specie animali. Ad esempio, il cane vive sia in Italia che in Cina, eppure mentre nel primo paese questo essere vivente viene definito come 'il miglior amico dell'uomo' nel secondo è considerato 'una prelibata delicatessen'. 

In Italia ci si nutre di cavalli, maiali, vacche, pollame, pecore, tonni e conigli come se fossero acqua minerale, animali che in altri paesi invece sono visti come sacri o comunque non come cibo: mangiar carne di cavallo è ad esempio un atto barbarico per uno statunitense, mangiar coniglio una follia per un britannico mentre mangiar vacca un reato per un indiano. I giapponesi sono grandi consumatori di delfini, cosa che agli occhi di un occidentale sembra quasi un atto di cannibalismo. In Tailandia il ratto e le cavallette sono tra i piatti tipici, esseri orripilanti nel 'civile' occidente. L'India, a sua volta, vanta una millenaria tradizione vegetariana che coinvolge oggi trecento milioni di persone tali dalla nascita, dato che rinforza maggiormente l'idea che il mangiare (o il non mangiare) animali in generale sia una pratica del tutto culturale. 

Qualcuno affermerà che in condizioni estreme anche un italiano mangerebbe il cane e probabilmente un indiano una vacca. Questo fatto è indiscutibile. Infatti il caso del disastro aereo sulle Ande, dove i superstiti si nutrirono per mesi dei cadaveri degli altri passeggeri, dimostra come l'uomo in condizioni estreme possa nutrirsi perfino dei suoi stessi simili. Inoltre sappiamo di culture (come gli aztechi ad esempio) in cui il cannibalismo era una cosa naturalissima, ma non è questo il punto. 

Il punto è che se ad un italiano, in condizioni non estreme, viene servito al ristorante un cane, un piatto di cavallette o un topo, probabilmente (tranne che per alcuni casi sporadici o patologici e a meno che la cosa non gli venga nascosta come nell'esperimento di Korzybsky) questo reagirà disgustato, mentre per la stessa persona è cosa normale nutrirsi di conigli, cavalli, escargot e altri animali certamente disgustosi per gli appartenenti ad altre culture. 

I nostri parenti appena 50-60 anni fa avevano un consumo di carne molto irrisorio

La spiegazione a questa strana 'discriminazione' a prima vista del tutto arbitraria, seguendo la teoria di Korzybsky, avrebbe dunque natura endogena ovvero risiederebbe per l'appunto nell'abitudine indotta dalla cultura attraverso il linguaggio e, ovviamente, la pratica che col tempo diventa abitudine: l'uomo mangia innanzitutto con le parole della propria cultura. Ne consegue che l'uomo occidentale medio trovi ripugnante trovare un pelo di sopracciglio nel suo McBurger (dicono per motivi igienici), ma non il nutrirsi delle interiora (cotte ovviamente) di un altro animale proveniente da chissà dove e nutrito con chissà cosa (magari con immondizia).

Qualcuno rivendica la naturalezza del mangiar carne tirando in causa l'uomo primitivo e il nostro essere 'onnivori' (quindi saremmo biologicamente ed istintivamente mangiatori di muscoli alla brace e scatolette di tonno), rinnegando dunque l'evidente dato di fatto che la cultura in cui è immerso ha giocato (e gioca) un ruolo fondamentale nell'acquisizione e accettazione di certe pratiche (mangiare certi animali e non altri, selezionarne i pezzi commestibili attraverso l'uso di tecnologie per la lavorazione, la cottura etc.). 

In realtà ogni riferimento all'uomo primitivo per la difesa di queste pratiche appare soprattutto retorica e l'unica vera certezza che abbiamo è che - almeno stando alla decodificazione dei più antichi testi filosofici e religiosi - l'uomo predichi la compassione nei confronti degli altri animali e denunci l'uccisione inutile di questi almeno da quando esiste la scrittura e, viceversa, gli anatemi erano connessi a rituali ecatombici di tipo religioso di alcune culture. 

Il continuo aumento di vegetariani in Europa e negli USA desta preoccupazione alle industrie della carne

Infine, dato di fatto inconfutabile, è che prima dell'avvento dell'industrializzazione non era minimamente possibile consumare le quantità industriali di carne e derivati proprie dell'era industriale, anzi sappiamo che, senza andare tanto lontano nel tempo, i nostri parenti appena 50-60 anni fa avessero un consumo di carne molto irrisorio. 

La situazione attuale deriva dal mito antropocentrico occidentale che giustifica la reificazione della vita in nome di una presunta 'emancipazione' (da cosa? Dalla Natura? Ma questa è una amputazione!) dell'uomo, e raggiunge i suoi effetti massimi con le raffinate pratiche capitalistiche legate al processo industriale (un Sisifo che trasporta capitali) e attraverso i potentissimi media tecnologici che hanno stabilito l'accettazione e l'acquisizione da parte delle masse di questi devastanti modelli negli ultimi 40 anni: del resto extra Ecclesiam… 


Uno studio recente condotto da due sociologi (Cole e Morgan) che hanno analizzato la stampa britannica per un anno nel 2007,
studio pubblicato nel 2011 sul The British Journal of Sociology, ha mostrato come ben il 74,3 % degli articoli di giornale presi in esame (su un totale di 397) in cui viene discusso o soltanto citato il veganismo, affronti la questione in modo superficiale e derisorio concentrandosi soprattutto sugli 'stravaganti' stili di vita dei vegani (specie se famosi), sulla impossibilità di essere coerenti (e quindi sulla inutilità della causa – tanto vale continuare a mangiar costolette di maiale), su un ascetismo rivolto alla rinuncia (invece di parlare di scelta!), su una presunta aggressività, ma senza mai affrontare le vere ragioni sul perché essere vegani (violenza nei confronti degli animali, una economia aggressiva non sostenibile, l'inutilità della carne nella dieta, etc.). 

I media in modo diretto lanciano messaggi finalizzati alla persuasione della massa per il consumo di animali

Soltanto il 5,5 % degli articoli analizzati effettivamente tratta la tematica in modo approfondito, concentrandosi sugli argomenti portati dai vegani invece che sui pettegolezzi. La ricerca evidenzia altresì che il continuo aumento di vegetariani in Europa e negli USA desta preoccupazione alle industrie della carne, e da qui ne deriva questo tentativo di emarginare il 'problema', ridicolizzando il movimento (si parla di vera e propria vegafobia). 

Quindi si osserva come i media in modo diretto lancino messaggi finalizzati alla persuasione della massa per il consumo di animali (le pubblicità con le vacche felici per intenderci, o i consigli di attori mascherati da medici) legati soprattutto ad interessi economici, e indirettamente ghettizzino il 'diverso', mantenendo (o cercando di mantenere) di fatto coesa la massa verso un certo tipo di consumo mascherato da 'tradizione', e questo a prescindere da ciò che i vegani abbiano da dire realmente sulla questione animale legata anche alla salute dell'uomo e del pianeta. Anche in Italia assistiamo agli stessi teatrini. Il lavoro del linguaggio (e quindi dei media) in questo contesto è essenziale. 

In tutto ciò le uniche inconsapevoli e innocenti a rimetterci le penne rimangono le ignare vacche (et similia) che, se fossero capaci di esprimersi con il nostro linguaggio, tra un ciuffo d'erba e l'altro, probabilmente ci chiederebbero: “per quanto tempo ancora abuserete, umani, della nostra pazienza?”.



La produzione di bestiame mondiale è responsabile di più gas dell'intero sistema dei trasporti
Il consumo di carne raddoppierà entro il 2050, se non varieremo l'alimentazione
La bistecca fa male alla Terra. L'effetto serra ci cambia la dieta
di MARK BITTMAN

<B>La bistecca fa male alla Terra<br>l'effetto serra ci cambia la dieta</B>
NEW YORK - Un cambiamento epocale nell'uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità minori. La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d'allevamento. Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l'acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.

Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l'abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.

Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.

Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all'allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell'Istituto nazionale di scienze dell'allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell'equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l'energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.

Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un'implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all'università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l'agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l'Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell'acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d'acqua della nazione.

Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l'efficienza dell'allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.

Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L'esortazione americana quotidiana a consumare carne - del tipo "guai a te se non mangi la bistecca" - è negativa.

Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l'abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell'agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l'istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: "Occorrerebbe investire nell'allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne".

E poi c'è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo. Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l'insieme - la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali - a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali.
Nel suo studio del 2006 sull'impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato "La lunga ombra del bestiame", la Fao dice: "È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate". Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un'abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l'epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine. Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.

La produzione di bestiame mondiale è responsabile di più gas dell'intero sistema dei trasporti
Il consumo di carne raddoppierà entro il 2050, se non varieremo l'alimentazione
La bistecca fa male alla Terra. L'effetto serra ci cambia la dieta
di MARK BITTMAN

<B>La bistecca fa male alla Terra<br>l'effetto serra ci cambia la dieta</B>
NEW YORK - Un cambiamento epocale nell'uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità minori. La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d'allevamento. Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l'acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.

Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l'abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.

Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.

Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all'allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell'Istituto nazionale di scienze dell'allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell'equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l'energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.

Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un'implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all'università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l'agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l'Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell'acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d'acqua della nazione.

Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l'efficienza dell'allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.

Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L'esortazione americana quotidiana a consumare carne - del tipo "guai a te se non mangi la bistecca" - è negativa.

Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l'abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell'agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l'istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: "Occorrerebbe investire nell'allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne".

E poi c'è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo. Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l'insieme - la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali - a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali.
Nel suo studio del 2006 sull'impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato "La lunga ombra del bestiame", la Fao dice: "È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate". Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un'abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l'epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine. Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.

(Traduzione di Anna Bissanti) 

 

LA PUREZZA DELLE NOSTRE VIBRAZIONI DIPENDE DA QUELLO CHE MANGIAMO

13 agosto 2012

L'ing. francese Andrè Simoneton (gravemente ammalato e senza speranza di guarigione, riacquistò la salute con il vegetarismo) era un esperto in elettromagnetismo, e negli anni '30 e '40 collaborò allo studio della vibrazione degli alimenti utilizzando i lavori di altri importanti ricercatori. Ogni alimento, come ogni essere vivente, oltre ad avere un potere calorico (chimico-energetico) ha anche un potere elettromagnetico (vibrazionale). Servendosi di apparecchiature scientifiche, misurò la quantità di onde elettromagnetiche degli alimenti, classificandoli in base a queste.

PREMESSA Riassumiamo brevemente la costituzione delle cellule e la definizione del rapporto acido/basico. Per maggiori dettagli rimandiamo il lettore alla lettera "La salute del Corpo" n. 3. LE CELLULE Sono l'elemento fondamentale di cui sono composti tutti i tessuti di un organismo, sia esso umano, animale o vegetale. È una singola unità di materiale vivente capace di autoriprodursi. 

Una cellula assomiglia ad un uovo e si compone di:

1. Nucleo (es. il tuorlo): è la parte centrale adibita alla riproduzione e all'accrescimento della cellula.

2. Citoplasma (es. albume): è l'elemento che consente alla cellula di contattare ed interagire con l'ambiente esterno; è infatti in grado di irritarsi, contrarsi, assorbire, espellere e respirare. Nel citoplasma si trovano corpuscoli di varia forma e volume che fanno parte del sistema vivente della cellula (mitocondri, ecc.).

ACIDO/BASICO - IL COMPROMESSO VITALE Tutte le reazioni, che definiscono le condizioni essenziali di un ambiente in cui la “vita” sia possibile, si svolgono nell'ambito di determinati valori, tra questi il più importante è il rapporto acido/basico. All'interno del nostro organismo questo rapporto dovrebbe sempre rimanere costante, si possono però creare delle condizioni troppo acide (per eccesso di potassio) oppure troppo basiche (per eccesso di sodio). Per misurare il rapporto acido/basico viene utilizzato un termine di paragone chiamato “pH”. Nel campo medico, il pH viene utilizzato per misurare il liquidi organici ed in particolare il sangue, la saliva e l'urina.

Questi liquidi vengono definiti:

- ACIDI, quando il pH è compreso tra 0 e 7,06; 
- NEUTRI, quando il pH è uguale a 7,07; 
- BASICI o ALCALINI, quando il pH è compreso tra 7,08 e 14,14.

LE ENERGIE SEGRETE DEGLI ALIMENTI (1) La ricerca del Dr. A. George Wilson Intorno al 1960, il Dr. Wilson completò lo sviluppo di un'apparecchiatura elettrica molto sensibile che chiamò “Neuro-Micrometro”. Questo strumento, una volta collegato con elettrodi in contatto con la superficie del corpo di una persona, è in grado di registrare il flusso di elettricità che scorre nei suoi nervi.

Il Neuro-Micrometro è in grado di misurare:

- Rapporto acido/basico - Energia che scorre nei nervi 
- Energia funzionale 
- Ossidazione delle cellule 
- Riserva di energia organica 
- Tensione emotiva 
- Tossicità organica

Con l'ausilio del Neuro-Micrometro, si può ottenere un'indicazione abbastanza approssimata della condizione di alcuni organi interni oppure delle ghiandole endocrine. Queste misurazioni diventano possibili in quanto vi sono sul corpo dei punti riflessi (probabilmente sono gli stessi utilizzati nell'Agopuntura, N.d.T.). Cos'è la salute? Per definire la condizione di “buona salute”, la cosa migliora da fare è esprimersi in termini di energia funzionale, una forma di corrente nervosa, anche chiamata “bio-elettricità”, che fornisce gli impulsi necessari al movimento degli arti ed alla vitalità di tutte le cellule che costituiscono il nostro organismo. Va sottolineato il fatto che tale energia non potrà mai essere fornita da alimenti cotti, surgelati o provenienti da animali morti.

L'elettricità è definita come “un'onda di elettroni che sono costretti a muoversi da atomo ad atomo”. Vi sono molti modi per creare dell'elettricità, quella nel nostro organismo è causata da reazioni chimiche (come quando si carica una batteria) che avvengono nelle cellule; tale processo prende il nome di “ossidazione”. L'ossidazione avviene come conseguenza dell'assorbimento di ossigeno e nutrimento da parte delle cellule. Nel momento che l'ossigeno e gli elementi nutritivi giungono al loro nucleo e ne diventano parte integrante, viene a crearsi una minuscola corrente elettrica che ammonta a circa un 50-milionesimo di Volt. Questa corrente, anche se appare assai debole, è sufficiente per mantenere in vita una cellula e, quando si combina con quella di altre cellule (come accade nel cervello), diventa sufficiente per causare un flusso di energia nervosa che, qualora diretto verso una parte dell'organismo, prende il nome di “impulso nervoso” e può produrre un'azione.

Siccome sono gli alimenti che assumiamo che permettono la generazione di questa energia, spetta agli stessi il compito di mantenere l'integrità termica, chimica, strutturale e funzionale del corpo. Questi quattro fattori sono ugualmente importanti ma, purtroppo, solo i primi tre sono stati presi nella dovuta considerazione. Quanto il cibo, possa essere correlato alla generazione dell'energia che mantiene le attività funzionali del corpo, è stato infatti un argomento alquanto trascurato.

Le nuove considerazioni nel campo della dieta La prima cosa da fare, nella ricerca di una dieta ottimale, dovrebbe essere l'attenta considerazione dell'effetto che essa avrà sulle cellule dell'organismo, sul rapporto acido/basico e quanto potrà aumentare o diminuire l'energia nervosa disponibile.

Il Dr. Wilson enumera quattro modi nei quale una dieta scorretta può interferire nel buon funzionamento delle cellule:

1. Incapacità di provvedere il giusto nutrimento alle cellule, sia per i processi di ossidazione che per la creazione di nuove cellule.

2. Creazione di eccessiva acidità, che interferisce con i processi ossidativi delle cellule.

3. Incapacità di creare l'acidità sufficiente a creare la differenza di potenziale necessaria per permettere il fluire dell'energia lungo i nervi del corpo.

4. Eccessiva assunzione di alimenti che può ostacolare la circolazione dei fluidi all'interno dell'organismo. Se i fluidi non circolano liberamente i nutrimenti non possono giungere alle cellule nella dovuta quantità e non vi potrà neppure essere un'adeguata eliminazione dei rifiuti dovuti alla loro attività.

Entrambi questi fattori creano una malnutrizione delle cellule: l'unica fattore, secondo il Dr Wilson, che sta alla base di molte malattie, specialmente quelle croniche. La ricerca dell'Ing. Andrè Simoneton (2) L'ing. Simoneton, francese, ha speso ben 20 anni facendo ricerche sull'effetto che gli alimenti possono avere sul corpo umano. Poiché tutto ciò che vive, compreso il nostro organismo, emette radiazioni, egli si chiese quali radiazioni lo indeboliscono e quali lo fortificano. Per portare avanti le sue ricerche usò un contatore Geiger, una camera ionizzante di Wilson, il Biometro di Bovis (vedi La salute del Corpo n. 18, n.d.r.), che è graduato in Angstroms (A) e può misurare anche le onde che sono lunghe solo un decimilionesimo di millimetro. Con tali strumenti fu in grado di stabilire che ogni essere umano emette delle radiazioni attorno ai 6200/7000 Angstroms (questa lunghezza d'onda corrisponde al colore rosso dello spettro solare).

Constatò anche che al di sotto dei 6500 A l'organismo non può più mantenersi in buona salute e compare la malattia. Colore Lunghezza d'onda in Angstrom Infrarosso: 7601-9000 Radiazioni indispensabili per la vita Rosso: 6201-7600 Arancio: 5901-6200 Giallo: 5801-5900 Verde: 5201-5800 Radiazioni insufficienti per la vita Blu: 4501-5200 ma comunque utili Indaco: 4301-4500 Violetto: 3901-4300 Ultravioletto: 3001-3900 Raggi X: 600-3000 Radiazioni nocive per gli esseri umani.

Per mantenersi con vibrazioni ad una lunghezza d'onda superiore ai 6500 A (verso l'infrarosso) il nostro organismo deve continuamente adattarsi all'influenza di ogni specie di radiazioni, siano esse dovute a: pensieri, emozioni, alimentazione, medicamenti, radiazioni cosmiche, solari, terrestri, ecc. Un ruolo assai importante, per il mantenimento della buona salute, viene pertanto rivestito dagli alimenti, dalle bevande, dal modo di vita e dall'ambiente in cui si vive. Prove di laboratorio, effettuate su animali, hanno dimostrato che gli alimenti sintetici, pur fornendo un'alimentazione equilibrata dal punto di vista qualitativo e calorico, non è sufficiente per fornire uno sviluppo normale.

Questo significa che oltre ai consueti elementi (proteine, carboidrati, ecc.) gli alimenti devono anche possedere delle “vibrazioni energetiche”, capace di mantenere la vita. Una volta fatte queste considerazioni, l'Ing. Simoneton controllò un gran numero di alimenti che suddivise nelle 4 grandi categorie riportate qui sotto.

Le qualità vibrazionali e vitali dei cibi (3)

1 - ALIMENTI SUPERIORI con vibrazioni sopra i 6500 A: tutta la frutta fresca ben matura e relativi succhi (fatti in casa e subito ingeriti), quasi tutti gli ortaggi ed i legumi crudi o cotti con temperatura non superiore ai 70 gradi. Il grano, i farinacei, la farina ed il pane integrale; i dolci fatti in casa, tutta la frutta oleaginosa ed i loro oli essenziali, le olive, le mandorle, i pinoli, le noci, i semi di girasole, le nocciole, la noce di cocco e la soia, il burro freschissimo di giornata, i formaggi NON fermentati, la crema del latte e le uova di giornata.

2 - ALIMENTI DI APPOGGIO, con vibrazioni da 6500 a 3000 A: il latte fresco appena munto, il burro normale, le uova non di giornata, il miele, lo zucchero di canna, il vino, l'olio di arachidi e le verdure scottate in acqua bollente.

3 - ALIMENTI INFERIORI, con vibrazioni dai 3000 in giù: la carne cotta, i salumi, le uova dopo il 15 giorno, il latte bollito, il the, il caffè, le marmellate, il cioccolato, il pane bianco, tutti i formaggi fermentati. Questi alimenti sono quasi tutti proteici e basta una piccolissima deficienza del fegato o dell'apparato digerente, affinché diventino intollerabili per l'organismo.

4 - ALIMENTI MORTI, senza alcuna vibrazione: le conserve alimentari, le margarine, tutte le pasticcerie ed i dolci fatti con farina raffinata e prodotti industriali, i liquori e gli alcolici, lo zucchero raffinato (bianco). Anche la freschezza degli alimenti è un fattore di primaria importanza. Alcuni procedimenti, che normalmente vengono usati in cucina, alterano o distruggono alcune qualità dei nostri cibi, un esempio ce lo forniscono le pentole a pressione e la cottura in acqua bollente. I cibi cucinati a vapore conservano invece parte delle loro proprietà. Gli alimenti conservati mediante la “pastorizzazione”, NON contengono quasi più nulla delle loro qualità vibrazionali (irradianti); mentre quando sono trattati con processi disidratanti, le conservano in gran parte.

Tutti i cibi che hanno un elevato potere vitaminico, hanno pure ottime vibrazioni e possono essere classificati come “eccellenti”. Questi alimenti sono sufficienti al mantenimento della vita se assunti con un'alimentazione VEGETARIANA intelligente. Fra gli alimenti superiori, i frutti maturi hanno tutti una lunghezza d'onda tra gli 8000 ed i 10.000 A. Le loro vibrazioni vengono liberate nello stomaco, dando una sensazione di benessere. Affinché le mucose ne traggano il maggior profitto è opportuno mangiare la frutta a digiuno, cioè al mattino o nel tardo pomeriggio.

NON mangiate la frutta non matura, come spesso viene venduta, le sue vibrazioni non sono valide per l'organismo; lo prova il fatto che sono di difficile digestione. Quanto detto per la frutta è valido anche per le verdure. Le possibilità vibratorie degli alimenti non resiste oltre i 70 gradi, qualsiasi cottura che superi questi valori rende il cibo povero di elementi vitali. L'unica eccezione è la patata, che una volta cotta al forno o nell'acqua presenta ancora circa 6500 A. Ciò accade anche con altri tuberi, salvo la barbabietola, la carota, il ramolaccio che, quando sono maturi, misurano dai 7000 agli 8000 A. La stessa rilevazione si ottiene dai legumi freschi e maturi (fagioli, fave, piselli, lenticchie).

Questi, però, una volta essiccati, già dopo qualche settimana presentano una debole radiazione che scompare nel giro di qualche mese; ecco perché spesso sono indigesti. Il miglior modo di mangiare le insalate è quello di prepararle con molte qualità di verdure, ad es. insalata, carciofi, asparagi, carote, olive, barbabietole, cipolle, ecc. Gli spinaci, i carciofi, le zucchine ed i funghi possono essere consumati anche crudi tagliati a fettine. Queste mescolanze, se condite con olio extra vergine di oliva, forniscono ottime vibrazioni che vanno da 8000 a 11.000 A. Anche i funghi sono molto importanti in quanto emettono onde di 8500 A. Simoneton, ha rilevato che i prodotti vegetali venduti nelle città hanno già perduto da un terzo alla metà delle vibrazioni utili al corpo umano. Se a tutto ciò si aggiunge la cottura per bollitura, in essi NON rimane più NULLA di valido.

Qualcuno ha osservato che le verdure gonfiano lo stomaco: ciò è vero solamente quando si mangiano quelle con vibrazioni inadeguate; di quelle cotte nell'acqua, ad esempio, rimane solo la cellulosa. La base del nutrimento dell'uomo è il grano, questi occupa una posizione importante nella scala delle vibrazioni: 8500 A. Alcuni osservano che il grano è difficoltoso da masticare, basta macinarlo a grana grossa ed ecco risolto il problema. Un piatto contenente grano (chicco o grano spezzato, non farina) ha una vibrazione di 9000 o 10.000 A. Il grano germogliato rappresenta un alimento perfetto con vibrazione molto energetiche, tra gli 8000 ed i 10.000 A. È anche possibile mescolarlo con altri cereali preparando piatti assai gustosi. La pasta fatta in casa, cioè fresca, ha una radiazione uguale a quella del grano, mentre in quella seccata venduta in commercio le radiazioni sono quasi nulle. Gli oli hanno all'incirca le stesse vibrazioni del frutto da cui provengono. L'olio di oliva, ad es., misura 8500 A e, dopo 6 anni, arriva a 7500 A. Attenzione che quando l'olio di oliva è decolorato e deodorizzato, si abbassa a 4000 A circa e gli oli estratti con solventi dalle sanse, NON contengono più nulla. Se possibile è preferibile utilizzare gli oli vegetali che, come si è verificato, perdono solo dopo molti anni le loro proprietà. Sembra che nell'antichità il piatto base fosse pane integrale o semintegrale intriso nell'olio di oliva, il resto era companatico.

Gli studi del Simoneton hanno dimostrato che
il latte vaccino NON è un alimento adatto per la salute dell'uomo. Alla mungitura presenta 6500 A; dopo 6 ore 6000; dopo 14 ore 5000; dopo 18 ore 4000; dopo 48 ore 2000; dopo 56 ore 1000 A e dopo la pastorizzazione quasi 0 (zero) A. Il burro perde di giorno in giorno la sua vibrazione, dopo 40 giorni non ne ha più del tutto. Tuttavia la conservazione in frigorifero rallenta questo processo. Le uova appena deposte danno 6500 A, sono perciò identiche alle vibrazioni di una persona sana; la polvere d'uovo, invece, NON contiene più nulla: è solo cenere morta!. Utilizzate prodotti integrali, non raffinati dall'industria, la quale toglie al prodotto appena colto la parte migliore, per poi elaborarlo e rivenderlo nelle farmacie a prezzi vertiginosi.

Tutto ciò potrà sembrare stupido ma sono cose che avvengono nella realtà. Ricordate che la Natura produce tutto ciò di cui avete bisogno. Un detto antico, trasformato, vi aiuterà a regolarvi: “Cibi e buoi dei paesi tuoi”. Limitate la carne (anche salumi, pollo e pesce sono carne), come facevano i nostri nonni che l'assumevano solo a Natale, Capodanno, Pasqua, ai matrimoni, ai compleanni ed agli onomastici. Essere quasi vegetariani significa tenere sotto controllo ogni problema. Buona norma, al giorno d'oggi, è integrare una sana alimentazione, con prodotti naturali come le alghe, verdi o brune, a seconda dei casi.

Esse contengono oltre a tutto anche la Niacina che scioglie i grassi dai tessuti; inoltre le alghe aiutano l'eliminazione delle scorie in quanto equilibrano la flora intestinale, disinfiammano la mucosa gastro intestinale ed aiutano la normalizzazione dell'equilibrio acido/basico. È anche consigliabile utilizzare i seguenti prodotti: germe di grano, polline di fiori, propoli, miele, lievito di birra, yogurt naturale, acidulato (aceto) di mele, argilla per via orale, limone spremuto in acqua.

Sono anche assai validi: estratto di ortica, fieno greco grattugiato e mescolato ad un po' di miele. In certi casi può anche essere benefica 1 punta di cucchiaino da the, di Cloruro di Magnesio sciolto in mezzo bicchiere di acqua da bere al mattino a digiuno. Questo sale è contenuto in notevole quantità nel sale marino integrale, è un ottimo rinforzante del sistema immunitario e tonico del sistema nervoso e muscolare. È adatto in tutte le malattie cosiddette infettive in quanto aumenta notevolmente la potenza fagocitaria dei globuli bianchi. I Vegetali Frondosi (1) Fra le scoperte più importanti, emerse dalle ricerche con il Neuro-Micrometro, si pone la conoscenza dei grandi benefici ottenibili dalle fronde dei vegetali. Mentre è da sempre conosciuto che questi sono “cibi protettivi”, non si è mai considerato il loro apporto all'energia vitale dell'organismo. Tali vegetali, oltre a possedere un altissimo livello di energia, sono gli unici alimenti in grado di bilanciare in modo soddisfacente i pasti a base di proteine, facendo in modo che il corpo possa assimilare le medesime senza dover attingere alle energie di riserva.

Le misurazioni fatte, hanno mostrato come le foglie dei vegetali abbiano un valore energetico maggiore di quello dello stelo e delle radici. Ciò è dovuto al fatto che le fronde sono più interessate dai raggi del sole. Siccome la cottura riduce la vitalità dei vegetali il Dr. Wilson consiglia di assumere almeno due vegetali crudi insieme ad uno cotto. La barbabietola rossa, sedano, senape, kale, lattuga, indivia, rapa, carota ed erba medica offrono le foglie più cariche di energia.

CONOSCERE LE CALORIE

Cosa sono e come si misurano La dietologia ufficiale insegna che quando un cibo viene ingerito, viene dapprima triturato nella bocca, poi scomposto nei suoi elementi fondamentali e quindi assorbito dall'organismo. A questo punto subisce, ad opera dell'ossigeno, un'ulteriore trasformazione chimica (ossidazione) che produce calore, come se l'organismo “bruciasse” in tanti piccoli fuochi i prodotti ingeriti. Il calore (energia termica o calorie), che un alimento è in grado di produrre, può essere misurato con una speciale apparecchiatura di laboratorio. Tale misura viene espressa in “calorie” (unità di energia termica). Una caloria corrisponde alla quantità di calore capace di far aumentare di 1° C la temperatura di 1 litro d'acqua.

Le calorie fornite dai principi nutritivi sono le seguenti:

1 grammo di proteine produce circa 4,5 calorie, 1 grammo di grassi produce circa 9 calorie,

1 grammo di carboidrati produce circa 3,75 calorie,

1 grammo di alcool etilico produce circa 7 calorie.

Il concetto di caloria è incompleto ed ingannevole

Come abbiamo visto più sopra le calorie vengono misurate facendo bruciare gli alimenti in laboratorio. Questa misura, pertanto, NON prende affatto in considerazione l'energia che il corpo deve utilizzare per digerire ed assimilare gli alimenti. In altre parole la dieta ufficiale ci dice quante calorie vengono fornite da un certo alimento ma NON ci informa affatto di quante calorie il corpo deve consumare per poterlo digerire, assimilare e liberarsi dalle tossine derivate da tali processi.

Pertanto il concetto di caloria è incompleto e molto ingannevole. Un pezzo di carne, ad esempio, che teoricamente fornisce circa 4,5 calorie al grammo, ne consuma probabilmente altrettante nelle tre ore necessarie per la sua digestione ed assimilazione. Questo spiega perché alcune diete si basano sulla carne per far dimagrire. Il Dr. Wilson, ha verificato che un alimento introdotto nel corpo umano, si trova in un ambiente assai diverso da quello in cui viene “bruciato” per valutarne le calorie.

Questa verifica è stato fatta misurando il flusso di energia nervosa nel corpo prima e dopo pasti composti di vari tipi di alimenti. Si è così riscontrato che certi alimenti (vedi più sopra la classificazione per vibrazioni vitali) costringono il corpo ad un grande dispendio di energia per poterli utilizzare. Questa manifestazione energetica ha portato a credere che gli alimenti in oggetto accrescano l'energia corporea, mentre è vero il contrario: terminati i processi digestivi ed assimilativi il corpo si ritrova con le riserve energetiche diminuite.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

1) Dr. A. George Wilson, A New Slant to Diet, Standard Research Laboratories, 10th, Ave. and Jersey St., Dencver, Colorado (U.S.A.), 1960.

2) André Simoneton, Radiations des Aliments, Le Courrier de Livres, Paris.

3) A. Taum, G.P. Vanoli, Guida alla salute naturale, pagg. 243-246, Guide Vanoli, via A. Cesalpino 26/a, 20128 Milano, 1991.

Fonte: disinformazione.it - Tratto da: "Progetto caduceo"


The China Study - Libro

Lo studio più completo sull'alimentazione mai condotto finora. Sorprendenti implicazioni per la dieta, la perdita di peso e la salute a lungo termine.

 

IL TEOREMA VEGETARIANO, OVVERO: QUELLO CHE MANGI TI SALVA O TI UCCIDE

INTRODUZIONE

Questo manualetto vuole essere uno strumento di facile lettura per coloro che vogliono conoscere i principi basilari della cultura vegetariana, rimandando il lettore a più approfondite analisi in ordine alle tematiche affrontate di natura salutistica, antropologica, etica, ambientale, spirituale ecc. Un breve e sintetico compendio di risposte alle più consuete domande che generalmente vengono rivolge agli addetti ai lavori per superare visioni anacronistiche, ancorate a pregiudizi e tradizioni inesatte e spesso dannose per il raggiungimento del benessere integrale dell’individuo, mediante la volontà di suscitare negli interessati un sano senso critico dei fatti e capire che senza eliminare le cause e senza il cambiamento di errati stili di vita non è possibile guarire da nessuna malattia. A tale motivo l’AVA nel proseguire l’opera di diffusione del Vegetarismo ed in particolare del Veganismo, sostenuta dal prof. Armando D’Elia sul solco già tracciato da Aldo Capitini, da Ferdinando Delor e dai grandi uomini di spiritualità e di scienza di ogni tempo e paese, vuole dare alle persone interessate gli strumenti per conservare o recuperare la salute fisica, l’equilibrio mentale e la sfera morale, attraverso stili di vita ed abitudini alimentari conformi alla nostra natura di esseri pacifici e fruttariani e favorire lo sviluppo di una coscienza umana più giusta e solidale, una mentalità di pace e di disponibilità verso il prossimo. La dieta alimentare infatti è in grado di condizionare l’individuo sul piano fisico, mentale e spirituale e incidere in modo determinante sulla felicità personale e sul destino collettivo dei popoli. Da una nuova cultura umana, fondata sulla consapevolezza delle possibilità personali di essere artefici della propria condizione fisica, psichica e spirituale e da una nuova sensibilità umana aperta alla condivisione e al rispetto di ogni essere vivente è possibile porre le basi per un mondo libero dalle malattie, dalla violenza e dal dolore.

LA CARNE

- è incompatibile con il nostro organismo e con la nostra natura; - causa malattie e danni alla salute umana; - non contiene sostanze diverse dal mondo vegetale; - è un prodotto che contribuisce ad inquinare l’ambiente, a distruggere le foreste, a sperperare risorse economiche ed energetiche, a produrre fame nel Terzo Mondo;

- ostacola lo sviluppo etico e spirituale dell’individuo;

- è economicamente svantaggiosa; - rende l’essere umano più aggressivo e violento, insensibile al dolore e alla morte anche degli esseri umani; - abitua l’uomo a giustificare la legge del più forte; - lo inclina al disprezzo delle diversità e al valore della vita.

Inoltre genera:

1) stimolazione ed aumento innaturale del battito cardiaco e della temperatura corporale

2) eccitazione del corpo e successiva depressione

3) acidificazione del sangue e ossidazione cellulare

4) invecchiamento e senilità precoce

5) leucocitosi digestiva

AFFERMAZIONI COMUNI: MANGIO LA CARNE PERCHE ’…

“…è necessaria alla mia salute”

Se la carne fosse necessario alla nostra salute come spiegare l’eccellente salute di tutti coloro che non consumano questo prodotto? Per nessun essere umano, in nessuna parte del globo e in nessuna epoca storica la carne è mai stata necessaria alla salute dell’uomo. Questo è stato dimostrato dai più grandi uomini di cultura e spiritualità di ogni tempo e paese che hanno escluso dalla loro dieta la carne. Se la carne fosse necessaria alla nostra salute l’umanità si sarebbe estinta sul nascere. I soldati greci, spartani, gli antichi romani, gli eserciti di Cesare e interi popoli dell’area mediterranea erano vegetariani. Molti popoli per tradizione vegetariana, come gli Hunza del Kashmir, i russi del Caucaso, gli indiani del Toda (India), gli indiani dello Yucatan (centro America), i Vilcabamba nell’antico Perù, gli indigeni del Monte Hagen nella Nuova Guinea, i Carani Guarani dell’America del Sud, godono ottima salute fino ad un’età proibitiva per le attuali popolazioni carnivore. Inoltre, che la carne non è necessaria alla salute dell’uomo è stato affermato ultimante da molti prestigiosi istituti di ricerca scientifica, come l'American Dietetics Association, la più grande organizzazione di nutrizionisti americani e canadesi. Nella carne, nel pesce, come in tutti i prodotti di derivazione animale, non vi è nessun principio nutritivo che non sia presente in abbondanza nel mondo vegetale, con il vantaggio che è privo dei dannosi effetti collaterali tipici della carne. Mangiare la carne è ingiusto oltre che dannoso per la nostra salute. Ingiusto perché gli occidentali che vivono nell’opulenza non hanno bisogno di uccidere gli animali che come noi amano la vita, soffrono e hanno terrore della morte; dannoso perché la carne è portatrice di moltissime patologie che generano sofferenza e accorciano la vita dell’uomo.

“…contiene proteine ad alto valore biologico, cioè tutti gli aminoacidi essenziali”

Tutti gli aminoacidi essenziali sono presenti anche nei vegetali altrimenti come spiegare l’eccellente salute dei vegani? Da dove trassero i nostri progenitori i cosiddetti aminoacidi essenziali durante i milioni di anni di vita nella foresta in cui vissero da fruttariani? E’ dal mondo vegetale e non dalla carne che gli animali più forti, più resistenti, e più prolifici della terra (come il bue, il toro, il cavallo, il rinoceronte ecc.) traggono gli aminoacidi essenziali per costruire le loro possenti masse muscolari. Il corpo umano può ricuperare qualunque amminoacido assente o carente attingendo alle proprie riserve. Chiunque nell'arco della giornata consuma cereali e legumi fornisce al suo organismo tutti gli aminoacidi necessari senza introdurre colesterolo e grassi saturi, notoriamente deleteri perla salute. Gli aminoacidi di origine vegetale sono identici agli aminoacidi di origine animale e le proteine ottenute dalla combinazione di più alimenti sono più ricche e più assimilabili.

“…contiene il ferro eme”

Nel mondo 500 milioni di persone soffrono di carenza da ferro indipendentemente dalla dieta. Attraverso il riciclaggio delle scorie il nostro organismo è in grado di recuperare il 95% del suo fabbisogno di ferro ed è praticamente impossibile per i vegetariani (come dimostrano i dati statistici) accusare carenza di tale minerale in virtù della presenza di vitamina C, rame e cobalto di cui sono ricche frutta e verdura. I vegetariani infatti risultano meno soggetti a carenze da ferro e quindi ad anemie rispetto agli onnivori. Che il ferro-eme venga assimilato più velocemente dal corpo umano non è un vantaggio: l’impatto è traumatico, drogante e stimolante, non terapeutico. Le più avanzate ricerche sul ferro e sull’anemia evidenziano come il migliore ferro possibile sia quello del mondo vegetale, e che le anemie vengono provocate dalle carenze della vitamina C, E, P, Rame, Cobalto e dagli eccessi di B12 (antitetica col ferro e con la vitamina C ). Le anemie si verificano non per carenza ferrica ma per scarsa assimilabilità della stessa. Nell’organismo umano esistono processi che consentono di fabbricare globuli rossi partendo dai vegetali. Da dove traggono il ferro necessario gli animali erbivori? I sali minerali utili e assimilabili dal nostro organismo sono solo quelli delle verdure e della frutta, possibilmente crude: la cottura li rende inorganici cioè inassimilabili come succede per il ferro-eme dei derivati animali che devono essere necessariamente cotti per essere consumati.

“ La vitamina B 12 sta solo nella carne”

Non è vero che i vegani sono carenti di vitamina B12: sebbene abbiano spesso livelli di B12 più bassi rispetto agli onnivori, questi livelli sono sufficienti a mantenere regolare la produzione cellulare di globuli rossi. Alti livelli di B12 nei mangiatori di carne causano spesso non solo anemia perniciosa ma anche aggregazioni piastriniche con conseguente rischio di infarto e ictus, oltre ad esagerati livelli di omocisteina che comportano rischi aggiuntivi per il cuore. Più basso è il livello di B12 nei vegani e più alto è il livello di B9 (acido folico), vitamina che sostituisce validamente la B12 e che si assume facilmente mangiando foglie verdi, mentre è in contraddizione con la vitamina C e col ferro. Le minuscole percentuali di B12 presenti nel mondo vegetale sono sufficienti a scongiurarne la carenza. I vegani adulti in buona salute riassorbono quasi il 100% della B12 secreta nella bile, riuscendo così a ritardare la comparsa del deficit per 20 o 30 anni. Solo se i livelli sono veramente bassi, e se nel contempo ci sono sintomi di danni neurologici o di anemia perniciosa, allora si potrà dare come emergenza delle pasticche sottolingua o delle iniezioni di B12. E’ estremamente raro che la carenza di tale vitamina causi danni al sistema nervoso e quando ciò si verifica la causa non è da ricercare tanto nella carenza della singola vitamina quanto nel sistema chimico-fisiologico in sinergia con la stessa che sempre risiede in un cattivo stile di vita, che non è certo quello vegano. Ci sono molte ragioni e molte malattie per cui la B12 non è assorbita nell’intestino: malattia celiaca; psilosi tropicale (caduta capelli), enteriti e tubercolosi intestinale (lesione parete intestinale), operazioni chirurgiche riduttive degli intestini, diverticoliti al piccolo intestino, presenza di vermi. Uno studio recente del Dr. A. Mazofa, pubblicato nel numero di novembre 96 di New Century Nutyrition, ha dimostrato che tutte le piante contengono B12. In particolare quelle coltivate organicamente contengono 3-4 volte più B12 di quelle fertilizzate chimicamente. Alimenti vegetali che contengono vitamina B12 sono: piselli, rape, pane integrale, carote, avena, soia, mandorle, arachidi, asparagi, fichi, lenticchie, avocado, cavoli di Bruxelles, cavolfiore, susine, noci di tutti i tipi, funghi.

“Il pesce è raccomandato da tutti i nutrizionisti”

I pesci sono tra le sostanze più putrescibili esistenti in natura e gli alimenti sono tanto più dannosi quanto più rapida è la loro putrefazione. Sono ricchi di purine (sostanze azotate che fanno aumentare i livelli di acidi urici nel sangue) e di metalli pesanti dovuti all’inquinamento delle acque a causa degli scarichi industriali e fognari. Il 70% del pesce consumato in Italia viene dall’estero, il 40% da allevamenti. I pesci d’allevamento contengono enormi quantità di additivi chimici, di ormoni e farmaci che servono ad aumentare velocemente il peso dell’animale, oltre ad evitare epidemie. Uno studio condotto dall’Onu dimostra che ogni anno vengono versati in mare 900 mila tonnellate di fosforo, 200 milioni di tonnellate di azoto e 85 mila tonnellate di metalli pesanti, 200 mila di organocloruri, 47 mila di idrocarburi policiclici aromatici provenienti dalle aziende petrolifere, dall’industria chimica, metallurgica e dagli impianti per il trattamento delle acque fognarie. I grassi del pesce sottoposti a cottura perdono il loro enzima lipase, indispensabile per una loro parziale digetione-assimilazione. Il grasso cotto del pesce forma creatina, sostanza micidiale per il fegato. Nel pesce ci sono velenose concentrazioni di cloruro di sodio (che con la cottura diventano massa inorganica causante tumori gastrici, ritenzione idrica, gravi idropisie), diossine, ritardanti, alte concentrazioni di minerali tipo mercurio e cadmio. Il pesce contiene le stesse tossine delle carni e può causare, oltre i danni della carne, parassitosi, asma, eczema, prurito, allergie, malattie renali, danni al sistema nervoso, salmonella ecc. Oltre al mercurio deve preoccupare la presenza, nelle cozze, nelle ostriche e nei crostacei, del cadmio e del piombo. Spesso le cozze sono causa di epatite A. Il pesce, i molluschi ed i crostacei in genere, sono sostanze ad altissima velocità di putrefazione. Questo processo putrefattivo continua all’interno dello stomaco e poi dell’intestino. Nel pesce come in tutti gli animali uccisi violentemente dall’uomo e poi mangiati, vi è il terrore, l’angoscia, la paura dell’animale: più è lunga e dolorosa la morte di un animale più è pregna di vibrazioni negative. La morte del pesce è tra le più atroci che si possano immaginare, sia che vengano uccisi con la fiocina, l’arpione, il coltello o per asfissia nelle reti. Il dolore è ciò che accomuna tutti gli esseri viventi. Se noi umani potessimo udire il grido di dolore dei pesci agonizzanti nelle reti un uragano di terrore coprirebbe la faccia della terra e nessuno più oserebbe uccidere o mangiare le creature del mare. Non meno crudele è la sorte degli animali dotati di zampe: quando vengono immersi ancora vivi nell’acqua bollente, oppure arrostite sulla piastra, schizzano via come saette. Altrettanto tremenda e dolorosa è la morte per asfissia del pesce pescato con le reti: le convulsioni dell’animale sono la più palese manifestazione di dolore. L’amo che viene estratto dalla bocca del pesce che si contorce dallo spasimo e che lacera anche parte della testa è paragonabile ad un arpione conficcato nella bocca di un uomo che viene estratto fracassandogli le mandibole, la fronte ed il cervello. Molti pesci hanno intelligenza pari se non superiore a quella di molti animali terricoli. Il polpo ha un cervello molto sviluppato e l’intelligenza del delfino supera quella del cane. Se il pesce fosse necessario alla nostra buona salute come si spiega l’ottima condizione di coloro che non lo mangiano? Non esiste la purché minima prova scientifica che il fosforo contenuto nel pesce possa aumentare, anche minimamente, le facoltà intellettive della persona. Anzi pare sia vero il contrario dal momento che gli Eschimesi, che si nutrono quasi esclusivamente di pesce, consumato per la maggior parte crudo, oltre ad avere la vita media più bassa in assoluto (circa 30 anni) hanno anche il più basso quoziente intellettivo. Non sarà colpa del pesce che questo popolo non si è mai distinto in nessun campo culturale, artistico, scientifico o spirituale?

“Mangio il pesce perché contiene gli Omega 3”

Nessuna generazione che ci ha preceduto si è mai preoccupata di procurarsi l’Omega 3 dal pesce. Se fosse necessario alla nostra salute come avrebbero potuto sopravvivere i nostri antenati nella foresta intertropicale? Come fanno a godere di ottima salute i vegetariani? Il pesce non contiene solo gli Omega 3 ma anche moltissime sostanze dannose per la nostra salute: diossine, mercurio, cadmio, piombo, purine. La popolazione mondiale è afflitta da eccesso di PG II-negative, ovvero da eccesso di Omega-3 da carne e da pesce, nonché da carenza di PG I-III-positive, ovvero da Omega-3 da verdure e frutta di cui il corpo umano ha bisogno. Le PG 1 e 3 sono positive e ottime purchè crude: la cottura rompe i doppi legami insaturi e li ritrasforma in saturi. Le PG 1 e 3 sono vasodilatatrici, regolano la coagulazione, abbassano il colesterolo LDL, svolgono azione antinfiammatoria e mantengono il bilancio elettrolitico. Le PG 2 hanno invece effetti opposti, causano: ritenzione idrica, aggregazione piastrinica, infiammazioni, aumento di pressione nel sangue. Studi clinici sull'uso di pesce ed olii di pesce nei sopravvissuti da infarto miocardico mostrano una riduzione della mortalità tra il 15 ed il 30%. Per contro l'uso di diete a base di cibi vegetali, che includono olii vegetali ad elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi ed Omega-3, mostrano una riduzione della mortalità del 50-70%.

LIBRO: Latte e Formaggi Killer

Bere latte è come succhiare le mammelle alla mucca. L’uomo del paleolitico non usava latte vaccino eppure aveva ossa robustissime. Studi condotti in molte parti del mondo su miglia di persone per decine di anni hanno evidenziato che il più alto tasso di osteoporosi è riscontrabile dove è maggiore il consumo di latte e latticini. L’uomo è il solo animale che prende il latte (di un altro animale) dopo lo svezzamento, anche se dopo i primi tre ani di vita perde gli enzimi (rennina e lattasi) preposti per la digestione del latte. Il latte della mucca è adatto al vitello che ha una velocità di crescita 3 volte superiore a quella del bambino ed una necessità proteica quasi 4 volte maggiore. Solo il 25-30% del calcio presente nei latticini viene assimilato, il resto precipita sotto forma di fosfato di calcio e viene eliminato con le feci perché i latticini non contengono la vitamina K fondamentale per il corretto assorbimento del calcio. Tre quarti di tutte le allergie e metà dei problemi digestivi del bambino sono causati dal latte vaccino. Oltre a casi di asma, di insonnia e di affezioni, il latte vaccino provoca nel bambino carenza di ferro. I reni di un bambino nutrito con latte vaccino arrivano ad essere un terzo più grossi di quelli di un bambino nutrito al latte di donna: l’ipertrofia è determinata dal superlavoro cui sono sottoposti i reni. L’eccesso proteico del latte vaccino oltre ad oberare i reni ed il fegato, arreca danni all’ipofisi, alla tiroide e al surrene. Il fosforo presente nel latte vaccino è circa 6 volte maggiore che nel latte umano, questo blocca l’assorbimento del calcio provocando nel lattante una tendenza alla ipocalcemia. Il latte produce una quantità di catarro e di muco che si fissa sulle pareti dello stomaco impedendo l’assorbimento delle sostanze alimentari. Anche la caseina del latte, base di una delle più potenti colle per il legno usata per la costruzione delle navi, si deposita sulle pareti dello stomaco impedendo l’assorbimento delle sostanze alimentari. Al latte e alle uova sono da attribuire almeno la metà di tutti i cancri maschili e a più di due terzi dei cancri femminili. Un quinto dell’umanità vive benissimo senza usare latte vaccino: Cinesi, Giapponesi e Coreani... Il latte vaccino contiene circa 59 tipi di ormoni (pituitari, steroidei, adrenali, sessuali etc.) tra cui il piú importante l’ormone della crescita veloce dei vitelli. Il latte può anche essere contaminato da prodotti chimici, ormoni, antibiotici, pesticidi, pus proveniente dalle mastiti, virus, batteri, prioni...; viene comunemente arricchito con additivi, vitamine e minerali sintetici, semi, piante, frutti, proteine, acidi grassi...

Nei formaggi vi è un’alta concentrazione di farmaci, di diserbanti ed additivi. I nitrati (conservanti) si trasformano facilmente in nitrosammine potenzialmente cancerogene. I formaggi stagionati contengono molte proteine, grassi saturi e colesterolo.

Il calcio assimilabile e adatto al nostro organismo per quantità e qualità è solo quello dei vegetali, ortaggi, legumi secchi, verdure, frutta secca e fresca. L’assenza di latte vaccino non provoca carenza di calcio: al contrario blocca 7 volte su 10 lo sviluppo dell’osteoporosi.

Omogeneizzazione, pastorizzazione, sterilizzazione uht, distruggono gran parte delle sostanze nutritive. La pastorizzazione disgrega calcio, magnesio e fosfati indispensabili per la formazione delle ossa, oltre a causare parziale coagulazione delle proteine

MALATTIE CORRELATE AL CONSUMO DI LATTE:

anemia ferropenica, artrite reumatoide e osteoartrite, asma, autismo, cancro allo stomaco, alla mammella, all’ ovario, al pancreas, alla prostata, al polmone, al testicolo, cataratta, colite ulcerosa, diabete mellitus tipo 1, dolori addominali, malattia di Crohn, malattie coronarie, sclerosi multipla, stitichezza, fatica cronica, incontinenza urinaria, intolleranza al lattosio, linfomi, emicrania, orecchie, naso, gola, reazioni allergiche, emorragie gastrointestinali, sindrome di cattivo assorbimento, problemi di sonno, ulcera peptica, difficoltà di apprendimento nei bambini…

“E le uova? Non mangiate neppure le uova”?

Le uova possono essere contaminate da salmonelle e dalle tossine degli stafilococchi, per il fatto che residui fecali rimangono sul guscio e, a causa della sua porosità, possono penetrare all’interno dell’uovo e contaminarlo. Inoltre le uova contengono i farmaci che vengono somministrati alle galline per prevenire o curare malattie, ma anche per aumentarne la resa. L ’albume dell’uovo è difficilmente digeribile e scarsamente assimilabile, mentre, il tuorlo di un solo uovo ha la stessa quantità di colesterolo di 300 grammi di carne. Non va dimenticato il modo crudele in cui vengono tenute per tutta la loro breve esistenza le galline ovaiole e che, una volta sfruttata al massimo la loro capacità produttiva, vengono barbaramente uccise. Nel mondo 20 miliardi di galline ogni anno vengono uccise. In Italia 40 milioni di galline producono 12 miliardi di uova. Nuovi studi, pubblicati dall’American Journal of Clinical Nutrition, e Circulation confermano che il consumo di 1 o più uova al giorno aumenta il rischio di morte di circa il 25% in confronto a chi consuma meno di un uovo alla settimana. L'entità del rischio raddoppia nei diabetici. Anche il rischio di insufficienza cardiaca è risultato superiore del 28% nei soggetti che consumano 1 uovo al giorno. L’uovo è carne liquida e chi mangia l’uovo partecipa all’uccisione dell’animale. Chi consuma uova di gallina, anche se queste sono cosiddette ruspanti o da allevamenti biologici, non evita l’uccisione dei pulcini maschi o di una moltitudine di polli. Le uova, nella preparazione di alcune pietanze, non essendo un alimento né necessario né adatto al nostro organismo, possiamo sostituirle con: farina di soia, fecola di patate, amido di mais, tofu bianco, banana, patata schiacciata, briciole di pane inumidito, farina di ceci, maizena, lievito di birra, malto…

“L’uomo l’ha sempre mangiato la carne”

Anche le guerre e gli omicidi sono stati sempre compiuti dall’uomo, non per questo si possono giustificare e perpetuare tradizioni sbagliate. Per milioni di anni i nostri progenitori nella foresta vissero da vegetariani. I cambiamenti climatici di circa due milioni di anni fa li costrinse a includere nella loro dieta anche porzioni di carne nella misura del 20-30%. Da allora si svilupparono le maggiori malattie e si ridusse la lunghezza della vita umana. Negli ultimi millenni la carne è stata un bene accessibile solo alle classi abbienti che però venivano colpite dalla cosiddetta putredine reale e dalla gotta, mentre il popolo consumava la carne solo in circostanze rituali o festive. Nei tempi recenti la popolazione, per colmare la fame ancestrale di un prodotto considerato status simbol di benessere economico, consuma alimenti carnei e derivati come nessuna generazione precedente restando vittima delle peggiore patologie ad essa correlate.

“L’uomo e’ un animale onnivoro”

Se fosse onnivoro avrebbe un organismo fisiologicamente strutturato per metabolizzare la carne. L ’anatomia comparata, la fisiologia comparata, l’embriologia, lo studio degli istinti, la immunologia ecc. dimostrano chiaramente che l’uomo, come gli animali folivoli-fruttariani, è strutturato a mangiare frutta, germogli e semi. Questa è stato affermato anche da: Baron Gorge Cuvier (1769-1832), uno dei maggiori naturalisti: “L’uomo sulle basi della propria struttura, è un mangiatore di frutta, della parte succosa dei vegetali e delle radici”. Dr. Richard Lehne, anatomista: “L’anatomia comparata prova che la dentatura umana è totalmente frugivora e ciò è confermato dalla paleozoologia con documenti vecchi milioni di anni”. Carolus Linnaeus (1707-1778), celebre botanico: “La frutta è il cibo più adatto alla bocca, allo stomaco, alle stesse mani dell’uomo, disegnate appositamente per raccogliere e mangiare frutta”. Sylvester Graham (1794-1851): “Esiste un rapporto definito tra la costituzione fisica di un animale e il suo alimento naturale”. Le recenti scoperte sui geni e la mappatura completa del genoma umano hanno confermato la caratteristica fruttariana del genere umano. Antropologi, anatomisti, gastroenterologi, biologi, cardiologi, cancerologi, sono concordi sulla struttura fruttariana del corpo umano. La morfologia umana evidenzia la differenza strutturale tra noi e gli animali carnivori: forma del cranio arrotondata, formula dentale diversa, movimenti laterali e antero-posteriori della mandibola, incisivi adatti ad addentare la frutta, molari piatti idonei a triturare semi, canini poco sviluppati, scarsità di acido cloridrico per la disgregazione delle proteine, assenza di enzima uricase per la disintegrazione degli acidi urici, pollice opponibile adatto a raccogliere frutti e semi, sedere grosso, intestino saccoluto adatto alla fermentazione di cibi vegetali. L’uomo come le scimmie antropoidi ha due mani e due piedi, niente coda, occhi che guardano in avanti, ghiandole mammarie sul petto, milioni di pori sudoripari nella pelle, ghiandole salivari ben sviluppate, saliva ed urina alcalina, lingua liscia, stomaco con duodeno, intestino sacculato lungo 12 volte la lunghezza del tronco, cioè a zone che servono alla fermentazione degli alimenti vegetali, placenta discoidale, colon convoluto. Il fatto che le scimmie antropoidi siano vegetariane indica chiaramente che l’essere umano non sia stato strutturato dalla natura a mangiare la carne, e che non è, come alcuni sostengono, un animale onnivoro. L’animale onnivoro, infatti, ha 4 zampe, coda, occhi che guardano di lato, mammelle sull’addome, incisivi assai sviluppati, molari possenti, formula dentale differente dalla nostra, saliva ed urina acida, fondo dello stomaco arrotondato, canale intestinale 8 volte la lunghezza del tronco, placenta non caduca.

“E’ necessario mangiare un po’ di tutto”

Se l’essere umano dovesse mangiare di tutto per stare in salute sarebbe la sola specie nell’universo a doverlo fare: ogni specie mangia solo ciò che ha stabilito la natura. Cosa significa mangiare di tutto? Consumare oltre a carne, pesce, latticini e uova anche insaccati, affettati, fritti, burro, sostanze nervine, zuccheri raffinati e bibite gasate? E non è forse questa la causa scatenante le peggiori patologie umane: quello di mangiare ANCHE cibi incompatibili con il nostro organismo? Ogni organismo vivente (come ogni macchina) è programmato per funzionare con un suo specifico propellente: sbagliare alimentazione è come mettere gasolio nel serbatoio di un’automobile costruita per funzionare a benzina: avrà certo un’esistenza breve e problematica. “Mangiare di tutto” non è la soluzione del problema ma il problema della salute umana.

“La carne è necessaria ai bambini e ai giovani”

I bambini non hanno bisogno della carne allo stesso modo degli adulti e delle persone anziane. Nel periodo dell’allattamento, in cui il bambino compie il suo massimo sviluppo corporeo e cerebrale, viene nutrito esclusivamente con il latte materno, che ha un contenuto proteico dello 0,9%, cioè circa 20 volte inferiore a quella della carne e 3,5 volte minore a quello del latte vaccino. La carne e il latte vaccino sono “bombe proteiche” che costringono gli organi emuntori ad un lavoro eccessivo che predispone a ipertrofia renale e obesità. La composizione chimico-biologica più vicina al latte materno è la frutta e la verdura. Come i genitori impediscono al bambino di seguire abitudini malsane e pericolose come il fumo, la droga o l’alcol, dovrebbero indirizzarlo sulla via della salute fisica, mentale e spirituale. In questo modo sarà un bambino privilegiato, una “consacrato” alla non violenza, una bambino che non avrà sulla coscienza l’uccisione di molti suoi fratelli animali, che spontaneamente dimostra di amare, e per questo sarà un bambino sensibile, intelligente, sano e felice.

“… perché mi piace”

La carne può piacere alla lingua ma non al fisico e alla coscienza. Diceva Seneca “Uccide più lo stomaco della spada”. L’indifferenza verso il dolore altrui è la madre di tutti i delitti. Non è forse lo stesso motivo che muove il ladro, il criminale o lo stupratore, quando cerca il suo piacere, incurante della sofferenza che causa il suo gesto? Se bastasse il piacere a giustificare le nostre azioni tutto sarebbe lecito e il mondo sarebbe un inferno. Un tempo la nostra società giustificava lo schiavismo, ma se fossimo noi dalla parte degli oppressi sicuramente ci ribelleremmo a questo ingiusto e crudele destino. Quando una persona considera più importante il piacere del suo palato della sofferenza e della vita degli animali che sacrifica, non ragiona con il cuore ma con lo stomaco ed è quindi come cercare di sensibilizzare o indurre a saggezza una statua di marmo. Se coloro che mangiano la carne dovessero uccidere con le proprie mani un animale, forse cambierebbero opinione.

“Come sostituisco la carne”?

E’ come dire: “Se non fumo più come sostituisco la nicotina ed il catrame”? La carne non va sostituita, va semplicemente eliminata al pari dell’alcool, delle droghe o del tabacco: oltre a causare dipendenza, genera malattie all’organismo. Non vi è nessun nutriente nella carne, che non sia presente negli alimenti di origine vegetale, con il vantaggio che, questi ultimi, sono privi di tutte le sostanze dannose della carne, come: le tossine cadaveriche (es: putrescina, la cadaverina, ptomaine ecc.), i grassi saturi e il colesterolo, i pesticidi (contenuti negli alimenti destinati agli animali in maggior misura, perché di scarto), farmaci di varia natura (somministrati agli animali per immunizzarli alle varie malattie, dovute al disumano modo di allevarli, o per farli ingrassare più in fretta), o additivi per dare alla carne il colore e la consistenza desiderata. Nei cereali, legumi, frutta fresca e oleosa, ortaggi freschi e biologici sono in grado di assicurare al nostro organismo tutti i nutrienti necessari.

“I medici consigliano di mangiare carne e pesce”

Un medico che consiglia di mangiare carne o pesce se fosse a conoscenza delle statistiche relative ai danni causati dalle carni, probabilmente non la consiglierebbe. Lo scopo della medicina allopatica è quello di curare e non di far guarire le persone dalla malattie. Il medico che consiglia la carne è vittima dello stesso meccanismo propagandistico delle grandi multinazionali dell’alimentazione. La salute non rende, mentre la malattia dà sostentamento ad un esercito sconfinato di medici e paramedici. Se la gente non si ammalasse più, i medici, gli infermieri, gli istituti di ricerca e le industrie chimico- farmaceutiche resterebbero senza lavoro.

“Non mangiare la carne è una scelta come un’altra”

Mangiare la carne non è come scegliere di mangiare pasta o patate: c’è di mezzo la sofferenza e la vita d un essere fatto come noi per il quale (come per noi stessi) vivere o morire non è la stessa cosa. E’ forse la stessa cosa lasciar vivere un vitello, un coniglio, un capretto o spaccagli il cuore con un coltello? E’ forse la stessa cosa lasciare nel suo ambiente marino un’aragosta o gettarla viva nell’acqua bollente? Rispettare la scelta di chi mangia la carne è come rispettare l’idea di chi giustifica lo schiavismo, il razzismo, la tortura o la pena di morte. Se in gioco vi fosse la vita di una persona a noi cara certo non saremmo così concilianti verso il rispetto delle idee altrui.

“Una bella bistecca mi da la carica”

La carne è un falso apportatore di energia. La carne agisce sul sistema nervoso come un eccitante che genera dipendenza e, specialmente nel bambino, induce irrequietezza ed aggressività perché causa caduta del tasso di calcio. Per digerire un pasto a base di carne c’è un dispendio di energie pari a 5 km di corsa, mentre le energie consumate per un pasto a base di frutta sono quasi nulle. Gli alimenti che danno energia all’organismo sono i carboidrati. La carne è un alimento adatto agli animali predatori, a cui serve una carica immediata, per rincorrere la preda: dopo un primo attacco, risultano stremati. Al contrario degli animali erbivori hanno una resistenza alla fuga notevolmente superiore. Osservando la natura si può notare che, gli animali più forti, oltre che miti, pacifici e socievoli, sono vegetariani come il gorilla, il bue, il cavallo, l’elefante, ecc. mentre gli animali più aggressivi e solitari sono carnivori.

“La carne rende aggressivi”?

I cibi ad alto contenuto proteico, di provenienza animale, apportano notevoli quantità di tiroxina, dopamina e noradrenalina e carenza di triptofano e serotonina, con conseguente disposizione alla competizione, alla lotta, a comportamenti aggressivi, autoritari e violenti. Dalla demolizione delle proteine animali si ha la liberazione di alcuni aminoacidi, a partire dai quali si formano importanti neurotrasmettitori, che generano aggressività, come la dopamina. Gli alimenti contenenti triptofano in abbondanza (legumi, nocciole, mandorle, patate, spinaci, cavoli, zucchine, pomodori ecc.) producono nel cervello il neurotrasmettitore serotonina che, attivando le encefaline, induce alla socievolezza, al comportamento pacifico, alla calma e alla distensione neuromuscolare. Questo favorisce l’azione delle onde encefalografiche di base, “alfa”, tipiche di un cervello vigile e cosciente, che predispone l’individuo, oltre che alla creatività e all’intuizione, ad un rilassamento nervoso, simile alla condizione che si manifesta durante la meditazione e la preghiera. La visione antropocentrica tende a spegnere la naturale repulsione dell’essere umano verso la violenza, reprime la compassione dell’animo umano e preclude all’uomo lo sviluppo della sfera emotiva, il sentimento più nobile dell’animo umano che può consentire la realizzazione di un mondo migliore.

“E’ un sacrificio rinunciare alla carne”

Diventa un sacrificio solo per coloro che vedono in questa scelta la rinuncia ad un piacere. Ma la consapevolezza di risparmiare sofferenza e dolore a migliaia di vittime innocenti, che sono in grado di soffrire e temere la morte, che con il nostro cibo non abbiamo contribuito all’inquinamento dell’ambiente, alla distruzione delle foreste e alla fame nel mondo ricompensa ogni improbabile rinuncia. Inoltre la cucina vegetariana è molto più ricca, buona, nutriente, salutare e varia di quella convenzionale.

“Gli animali si moltiplicherebbero a dismisura”

Più si alleva e più si massacra. Gli animali che vengono sistematicamente uccisi non sono quelli allo stato naturale, ma quelli d’allevamento. La natura non ha bisogno della violenza della specie umana, per conservare il suo ordine ed il suo equilibrio tra le specie. Nessuna specie può svilupparsi in modo esponenziale: superato il limite consentito meccanismi naturali fanno diminuire i suoi componenti.

“Non bisognerebbe uccidere neppure le zanzare”?

Non fare al altri (uomini ed animali) ciò che non vorresti ti fosse fatto, questa è la legge dell’amore universale, comune a tutte le grandi dottrine teologiche e filosofie di ogni tempo e paese. Il rispetto per un animale non può dipendere dalla sua mole fisica, altrimenti un elefante avrebbe più diritto dell’uomo ad essere rispettato: è la vita, presente in ogni creatura, che dà valore ad ogni essere vivente. L’uomo non ha alcun diritto di uccidere un altro animale, a meno che questo non minacci direttamente la sua vita. Nell’universo c’è posto per tutti. E’ più saggio e più giusto evitare di essere molestati, piuttosto che dover uccidere un animale. Tutto ciò che esiste, risponde ad un piano preciso ed ha una sua armonia. Disprezzare e uccidere un animale, ritenuto fastidioso, significa disconoscere l’ordine del Creato. Il livello di rispetto degli uomini nei confronto degli animali, dipende dal grado evolutivo della coscienza e dall’intelligenza dell’individuo. Più è vasta e profonda la sensibilità di un individuo e più ingloba nel suo amore tutti gli esseri.

“Senza animali non ci sarebbe progresso”

La vera evoluzione umana è quella morale e spirituale. Sacrificando gli animali per egoismo, l’uomo preclude a se stesso la vera evoluzione. Una società che non esita a sterminare milioni di animali, che brucia le foreste per gli allevamenti o per le monocolture delle industrie agroalimentari; una società che sacrifica 300 milioni di animali all’anno, per sperimentare i suoi prodotti farmaceutici e le armi di distruzione, è una società senza valori morali ma che paga il suo tributo con la violenza, la disperazione individuale, la fame, la guerra. Sfruttando gli animali come schiavi, sterminandoli per suo uso e consumo, l’uomo ha dimenticato la sua coscienza, la sua sfera spirituale; questo si ripercuote sulla sua salute fisica, mentale e morale e sull’intero pianeta.

“L’uomo non rispetta neppure il suo simile…”

E’ proprio l’abitudine a sfruttare, a violentare il diverso, a considerare legittima la sofferenza e l’uccisione degli animali, a non dar valore alla vita degli altri esseri, ad essere indifferenti al loro dolore, a disprezzare il valore delle diversità, ciò che preclude all’uomo lo sviluppo di quelle qualità morali e spirituali che possono consentirgli di rispettare il suo stesso simile e di realizzare un mondo migliore. Come potrebbe l’uomo nuocere al suo simile se fosse educato alla dolcezza verso ogni essere vivente?

“Anche la pianta soffre”

Questo vuol dire che se la pianta soffre quando viene tagliata è inutile avere pietà degli animali? In realtà spesso chi non vuole fare il suo dovere tira in ballo la violenza naturale. La sensibilità dei vegetali fu studiata dallo studioso indiano Jagadish Chandra Bose ed accertata poi sperimentalmente mediante elettrodi collegati alla pianta. Per questo dobbiamo rispettare non solo gli animali, ma anche le piante, perché tutto ciò che vive, vuole vivere e non morire. Senza la capacità di accusare il dolore ogni essere vivente si lascerebbe uccidere, senza reagire. Non si può porre sulla stessa bilancia la vita del cavolfiore con quella della mucca: sarebbe come considerare uno schiaffo alla stessa stregua di un massacro. C’è una differenza notevole tra la sofferenza di una lattuga, che viene recisa e quella di un cavallo, che viene ucciso: il cavallo, la mucca, il maiale ecc. hanno i nostri stessi meccanismi fisici, chimici e biologici, i nostri stessi ricettori del dolore, per questo uccidere un animale è come uccidere un uomo.“Ma allora dobbiamo vivere d’aria”? Niente affatto! Dobbiamo nutrirci secondo la nostra vera natura di esseri fruttariani, cioè dei frutti della pianta, non della pianta, di semi e cereali, solo in questo modo la nostra alimentazione è eticamente compatibile e nello steso tempo conforme alle nostre vere esigenze chimico-biologiche-energetiche del nostro organismo.

“Se non mangiamo neppure le piante ci nutriamo di aria”?

I vegani non si nutrono di piante, ma del frutto della pianta e godono ottima salute. In realtà, basta escludere dalla propria dieta i cespi di insalata, i finocchi, il cavolfiore, la verza ecc. per essere coerenti nella scelta della non violenza. Il pomodoro, le melanzane, i peperoni, il carciofo e tutta la frutta, non sono la pianta, ma il frutto della pianta, di cui si nutrono i veganiani. Esserne consapevoli è diverso dall’essere indifferenti alla sofferenza ed alla morte di altre creature. Esiste una scala di valori che la morale ci impone di rispettare. Il rispetto per la vita dipende dal livello spirituale raggiunto dall’individuo, dalla capacità di percepire e condividere il dolore dell’altro, chiunque esso sia, uomini, animali o piante. Ci sono persone insensibili e crudeli, che percepiscono solo il proprio dolore e ci sono persone che, oltre al proprio dolore, percepiscono e condividono anche il dolore degli altri, umani e non umani.

“Ci sono problemi più importanti”

La cosa più pressante per la nostra società e che gli esseri umani abbiano una coscienza più sensibile e giusta, più capace di condividere le esigenze vitali dell’altro: allora tutti i problemi svaniranno. Il problema più importante dell’animale è conservare la propria vita e sfuggire alla reclusione, alla tortura e all’uccisione da parte dell’uomo. C’è forse un problema più pressante e drammatico della vita di miliardi di esseri innocenti, che ogni giorno vengono uccisi? Certo l’interesse del boia non coincide con quello della vittima. Rimandare il rispetto degli animali a quando saranno risolti i problemi umani significa infischiarsene dell’inferno a cui l’uomo li ha condannati. Ma tutto è interconnesso: le guerre ci saranno finché ci sarà gente disposta ad uccidere e finché ci saranno i mattatoi vi saranno le guerre, le malattie umane, la fame nel mondo.

“E’ la legge della natura: il più forte domina il più debole"

Considerare giusta tale legge significa accettare di buon grado i soprusi, le violenze e le ingiustizie di chi è più forte di noi. La legge del più forte va bene quando i deboli sono gli altri. Se fossimo noi la preda considereremmo ingiusta questa legge. Se degli extraterrestri che ci trattassero come noi trattiamo gli animali; se allevassero noi e i nostri figli per divorarci; se costringessero le nostre donne a partorire, perché avidi del loro latte e delle tenere carni dei nostri bambini; se ci torturassero, per sperimentare su di noi le loro armi e le loro medicine; se ci costringessero a ucciderci a vicenda nelle arene per loro divertimento, allora non saremmo tanto propensi a giustificare la legge del più forte. Se ci comportiamo da tiranni verso chi consideriamo più in basso, come possiamo sperare nell’aiuto di chi sta più in alto di noi?

“L’uomo è superiore agli animali"

Cosa significa essere superiori? Avere capacità organizzative? Le capacità extrasensoriali di molti animali superano di gran lunga le qualità intellettive di ogni genio umano. Ammirevoli sono le dighe dei castori, le tele dei ragni tessitori, le organizzazioni sociali delle api o delle formiche. Se è l’intelligenza a rendere l’uomo superiore allora un computer, più di un essere umano, ha diritto al rispetto e alla vita. La vera superiorità sta solo nel bene che si può compiere, nella disposizione a condividere la condizione dell’altro, nella volontà di amare, non solo l’uomo, ma ogni essere vivente, nel capire che tutte le cose sono intimamente legate, come note della stessa sinfonia. L’uomo non è superiore agli animali, è solo diverso. E’ forse l’intelligenza a rendere l’essere umano una creatura speciale? Aristotele, Leonardo da Vinci, Einstein all’età di un anno non avevano pensieri più sublimi di quelli di un cane. Le capacità dei primati antropoidi non si trovano in persone artistiche o cerebrolese. In molti esperimenti è stata dimostrata la capacità di molti animali a compiere operazioni complesse: l’intelligenza manifestata è pari a quella di un bambino di 2-4-6 anni. Non vi sono esseri superiori o inferiori, ma diversi gli uni dagli altri, che si integrano e si compensano. Per la conservazione della vita sul pianeta, la scomparsa degli insetti non sarebbe meno grave della scomparsa dell’uomo.

“Gli animali non capiscono, non soffrono”

Quando non si vuole accusare sensi di colpa ci si convince che la vittima non è in grado di soffrire. La stessa convinzione sostenuta per millenni nei confronti degli schiavi. Affermare che gli animali non siano in grado di percepire il dolore, l’angoscia della morte, la sofferenza emozionale significa negare la realtà della vita. La sofferenza è ciò che accomuna tutti gli esseri: la percezione del dolore serve a spingere ogni essere vivente a fuggire la morte e a conservare se stesso, altrimenti la vita si spegnerebbe nell’universo. Gli animali sono creature semplici: si lasciano, come bambini, condurre al patibolo perché non riescono a capire che l’essere umano, animale non predatore, possa ucciderli. Le urla di terrore degli animali durante la macellazione, il loro tremore e spesso il loro pianto disperato, pesano come macigni sulla coscienza collettiva. Ma gli uomini preferiscono ignorare le somiglianze con gli animali, per paura di dover concedere loro dei diritti e dover rinunciare al loro sfruttamento e al “vantaggio” economico che ne deriva.

“Anche gli animali si aggrediscono tra di loro”

E’ come se la razza bianca giustificasse i suoi massacri a danno dei neri, per il fatto che questi usano aggredirsi tra di loro. L’uomo usa violenza agli animali perché si sente superiore, ma si comporta peggio degli stessi, dal momento che non agisce per necessità di sostentamento, a differenza degli animali che si aggrediscono solo per motivi di sopravvivenza. L’animale fugge spontaneamente ogni pericolo e se avesse l’abbondanza del cibo di cui dispone l’essere umano sicuramente non aggredirebbe mai altri animali.

“Gli animali sono fatti per l’uomo”

Un tempo si credeva che gli schiavi erano fatti per i padroni, i deboli per i forti, i neri per i bianchi le donne per gli uomini. Secondo la cultura cattolica occidentale gli animali sono stati creati da Dio per le necessità dell’uomo. Questa concezione, però, non trova giustificazione né sul piano della logica, né su quella della giustizia divina. L’idea, più o meno diffusa, che gli animali siano “fatti per l’uomo” nasce dai brani biblici Gen. 9,3 in cui il Signore dopo il Diluvio, e dopo 10 generazioni di vegetariani, da Adamo a Noè, consente all’uomo di mangiare anche la carne: “Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo come già vi diedi le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue”. Mangiare la carne significa accettare di vivere la condizione di ribellione al patto con Dio non quella originale prima del Peccato. E ancora in Gen. 2,18 Dio crea gli animali non come schiavi, né tanto meno come oggetti a disposizione dell’uomo, ma come compagni di vita. “Non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia SIMILE…”. In questo contesto viene usata la parola “BARA’”, cioè creazione diretta, sia per la creazione dell’uomo, che per gli animali e la parola “NEFESCH”, per indicare l’unico spirito che viene infuso sia negli uomini che negli animali. La licenza a mangiare anche la carne viene data temporaneamente ai sopravvissuti dell’Arca finché la terra restò coperta dalle acque, cioè per 150 giorni. E in effetti sarebbe un controsenso per un Dio buono e giusto legittimare l’uso di alimenti carnei, e quindi l’uccisione di creature innocenti, in un contesto in cui l’uomo può nutrirsi senza spargimento di sangue.

“Gli animali non hanno un’anima”

Nessuno è in grado di dimostrare che l’uomo sia dotato di anima e gli animali no. L’anima è qualcosa di cui sono in possesso tutti gli esseri viventi oppure nessuno, altrimenti la sua presenza dovrebbe evidenziarsi in particolari attitudini dell’uomo, invece non solo ogni caratteristica umana è presente nel mondo animale ma facoltà eccezionali sono disseminate in ogni specie. Anche nei testi biblici il sostantivo pneuma è usato per indicare lo spirito degli uomini come quello degli animali. In Sap.II 23-26 troviamo: “Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.” In Gb.12,7-10: “Egli ha in mano l’anima di ogni vivente ed il soffio di ogni carne umana”. “Se Egli richiamasse il suo spirito e a se ritornasse il suo soffio ogni carne morirebbe all’istante”: Gb. 34,14. “Dio, Dio degli spiriti di ogni essere vivente”: Num. 16,22. San Bernardo chiama “spirito” l’anima degli animali. Anche S. Giovanni Crisostomo parla dell’immortalità dell’anima degli animali, mentre S. Giustino afferma che l’anima dell’uomo appartiene alla stessa natura di quella del cavallo e dell’asino. Diceva Montaigne : “La presunzione è la nostra malattia originaria. La più calamitosa e la più fragile delle creature è la più orgogliosa. E’ per vanità che egli si uguaglia a Dio, si attribuisce prerogative divine e separa se stesso dalla folla dei viventi”.

“Solo l’uomo è ad immagine di Dio”

Cosa significa essere ad immagine di Dio se non capacità di libero arbitrio? Gli animali non decidono forse delle loro azioni? Se essere ad immagine di Dio significa vivere in armonia con l’ordine naturale della vita, allora una farfalla più dell’uomo è ad immagine di Dio. L’uomo è forse ad immagine di Dio perché capace di comporre sinfonie, costruire grattacieli o di far funzionare un computer? Ogni specie elabora i processi utili al suo sviluppo integrale. Al cavallo non serve scrivere libri, come all’uccello non serve saper dipingere. L’uomo sa fare questo, ma non sa fare ciò che fanno molti animali e nessuno è superiore o inferiore ad altri. La diversità delle cose ci fa capire che l’esistenza di ognuno dipende dall’armonica coesistenza con il tutto.

“Anche Gesù mangiava il pesce”

E’ probabile, ma erano altri tempi, tempi di grande fame, miseria, olocausti, crocifissioni, schiavitù. Nulla di ciò che viene insegnato e tramandato ha valore imperituro, altrimenti non vi sarebbe evoluzione. Il solo episodio in cui Gesù mangia del pesce arrostito, per dimostrare agli apostoli increduli della sua resurrezione, è riportato da Luca il quale ha scritto il vangelo su indicazioni di S. Paolo: ma nessuno dei due erano presenti all’evento. I cronisti del tempo, della prima tradizione cristiana (S. Girolamo, S. Benedetto, Tertulliano, Eusebio, Plinio, Papas, Cipriano, Pantano ecc.) asserivano che Gesù e gli Apostoli non solo insegnavano misericordia per gli animali, ma che erano vegetariani come molte sette religiose del tempo come gli Ebioniti, i Nazorei, i Terapeuti, gli Gnostici, i Montanisti ed altri. Si presume poi che i vangeli siano stati in parte manomessi, prima, nel tempo di Costantino, più tardi, da Gregorio VII ed infine da Sisto V. Sia i vangeli apocrifi che gli scritti originali dell’antica cristianità indicano chiaramente che il consumo di carne non era permesso fino al 4° secolo. Anche le pergamene del Mar Morto, scoperte del 1947 sono chiaramente a favore del vegetarismo. In queste Gesù dice: “Siate compassionevoli non solo verso i vostri simili ma verso tutte le creature poste sotto la vostra tutela. Sono venuto a porre fine ai sacrifici e ai banchetti di sangue e se non smetterete di offrire e di mangiare carne l’ira divina non si allontanerà da voi. Forse che i pesci vengono a voi a chiedere la terra e i suoi frutti”? Nel Vangelo Esseno della Pace Gesù dice: “Colui che uccide, uccide suo fratello... e colui che mangia la carne degli animali abbattuti mangia un corpo di morte. Io vi chiederò di ogni animale ucciso come pure vi chiederò delle anime di tutti gli uomini uccisi.”. S. Girolamo dice: “Dopo che Cristo è venuto non è più consentito mangiare la carne”. S. Pietro: ”Il consumo innaturale di carne è contaminante quanto la pagana adorazione dei demoni”. Porfirio: “Gesù ci ha portato il cibo divino, il cibo carneo è nutrimento per demoni”. S. Ambrogio: “La carne fa cadere anche le aquile che volano”. Inoltre Gesù ha istituito l’Eucaristia con il pane e il vino, non con la carne e il vino e vuole ristabilire l’antica alleanza con Dio, prima del Peccato originale, in cui gli uomini, nel Paradiso terrestre, erano vegetariani. Cristo fosse stato indifferente al dolore egli animali allora sarebbe legittimo dubitare che fosse il Figlio di Dio dal momento che altri grandi Iniziati, pur non essendo di origine divina, hanno dimostrato amore e compassione per gli uomini come per gli animali.

“E il miracolo dei pani e dei pesci e della pesca miracolosa”?

In realtà sembra che i pesci fossero una sorta di polpette, un cibo diffuso ancora oggi in Palestina, fatto con una pianta marina conosciuta come “pianta del pesce”, più probabile da conservarsi nella cesta fino al tramonto del pesce crudo. Infatti nei manoscritti del Vangelo si fa riferimento al pesce solo dal IV secolo in poi, prima di tale periodo, per il miracolo, si parla di pane e di frutta. Ache se Gesù avesse moltiplicato realmente i pesci morti, Egli moltiplica la materia non la vita, quindi non causa sofferenza agli animali. Mentre l’episodio della “pesca miracolosa” appare incomprensibile dal momento che si verifica dopo che Gesù, incontrando per la prima volta gli apostoli pescatori disse loro: “Lasciate le reti e seguitemi, farò di voi pescatori di anime”.

“Le vostre argomentazioni sono estremiste”

E’ forse estremismo avvisare qualcuno del pericolo che corre la sua salute e la sua vita quando consuma cibi che causano dolore e malattie che gli abbreviano la l’esistenza almeno di 20 anni? E’ forse estremismo evidenziare gli effetti della carne che rendono l’uomo più aggressivo e violento? Far capire che gli allevamenti contribuiscono a suscitare tensioni tra i Paesi che spesso sfociano in conflitti armati? Mostrare le correlazioni esistenti tra alimentazione carnea e fame nel Terzo Mondo? Tra consumo di prodotti animali e inquinamento dell’ambiente? Tra allevamenti e distruzione delle foreste? Tra industria zootecnica e sperpero di acqua potabile e risorse energetiche? Se è estremismo parlare dell’immane tragedia che subiscono miliardi di animali a causa dell’uomo, dell’inferno cui sono condannati negli allevamenti e nei mattatoi in cui trovano solo sofferenza e disperazione nella loro breve esistenza; se è estremismo denunciare la tortura che subiscono nei laboratori di sperimentazione, quando vengono barbaramente trucidati per divertimento nei boschi con la caccia, con la pesca e in qualunque altra attività umana; se invitare alla responsabilità e alla consapevolezza degli effetti prodotti dalle scelte di ognuno; se è estremismo condannare questo perenne olocausto, allora tutto è lecito e l’umanità non ha né il diritto di lamentarsi delle sue sventure né di sperare in un mondo migliore. Nell’accusa di essere estremisti o intolleranti verso le scelte altrui spesso si cela l’avvilente tentativo di giustificare se stessi quando l’accusa suscita sensi di colpa. Se fosse un nostro parente ad essere violentato o ucciso e cucinato per il piacere del palato di qualcuno, certo non saremmo così indulgenti e propensi ad invocare rispetto per le scelte degli altri. Ribellarsi contro lo schiavismo, la tortura o la pena di morte degli umani, lottare contro gli oppressori, non è considerato estremismo ideologico. Quindi il problema si pone solo perché le vittime sono animali, considerati cose a disposizione dell’uomo. Quando in ballo è la vita e la sofferenza degli altri, essere vegetariani non è una scelta come un'altra: la scelta è tra vita e la morte, tra giustizia e la sopraffazione, tra l’amore e il disprezzo, tra la civiltà e la barbarie. Essere vegetariani oppure mangiatori di animali non è affatto la stessa cosa. Sono due realtà agli antiodi: l’una è per la vita, l’altra per il piacere del palato ad ogni costo. Dobbiamo essere accorti, misurati per non urtare la suscettibilità di coloro che non dimostrano sensibilità verso il dolore e la vita dei più deboli e indifesi? Noi siamo la voce di coloro che non hanno voce. Se io considero criminale chi avesse deciso di ridurre a te lo stipendio tu non mi accuseresti di estremismo; ma se dico che è ingiusta e crudele una persona che fa a pezzi una creatura, fatta come noi, tu non mi accusi di essere estremista. E’ questione di saggezza e sensibilità. A mio avviso nessuna espressione è sufficientemente estremista per denunciare il danno fisico, mentale, morale, spirituale, economico, sociale, ambientale dell’uso di mangiar carne.

Che cosa mangiano i vegetariani?

Alimentarsi in modo vegetariano non richiede affatto essere a conoscenza del valore nutrizionale degli alimenti, saper calcolare le calorie, il quantitativo proteico, dei minerali o delle vitamine necessarie: nessuna specie animale ha bisogno che qualcuno gli insegni cosa, come e quando mangiare. Chi suggerisce di rivolgersi a dei nutrizionisti probabilmente vuole sostituirsi al medico. Nella filosofia vegetariana non è importante ciò che si mangia ma ciò che si esclude dalla propria dieta, cioè tutti quei prodotti incompatibili con la nostra natura di esseri frugivori come carne, pesce, latte, latticini formaggi e uova e consumare semplicemente tutto ciò che offre il mondo vegetale, possibilmente prodotti locali, biologici e di stagione. Naturalmente ognuno avrà il buon senso di non consumare un solo tipo di alimento, se non altro per variare il gusto ed evitare la monotonia. Ma se un individuo non fa mancare alla sua tavola una bella insalata mista a pranzo e a cena, frutta fresca di stagione, cereali integrali; legumi, tuberi, semi oleaginosi e frutta essiccata, avrà dato al suo organismo tutto ciò che serve per restare in ottima salute.

Franco Libero Manco - Associazione Vegetariana Animalista 

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"L'unico problema che i bambini vegani hanno è che non si ammalano e questo è un dramma per le industrie farmaceutiche. Io ho due figlie, le ho cresciute senza proteine animali, mia madre mi criticava ma loro non si ammalavano mai, a differenza delle figlie di mio fratello. Quanto a me, non prendo un antibiotico da 15 anni" 

> (Red Ronnie) A.L.

"Su un ettaro di terra, nello stesso periodo di tempo, si possono produrre: 1.000 kg di ciliegie, 2.000 kg di fagiolini, 4.000 kg di mele, 6.000 kg di carote, 8.000 kg di patate, 10.000 kg di pomodori, 12.000 kg di sedano, oppure... 50 kg di carne di manzo. Per produrre un solo kg di carne di manzo vengono consumati e d...istrutti: 50.000 litri di acqua, 9 litri di petrolio, 15 kg di cereali, 12 mq di foresta".

> Meat the truth - Carne, la verità sconosciuta - Documentario

LIBRI SULLA DIETA VEGAN: LINK

LIBRI TOP: The China Study - Guarire con il Metodo Gerson - Il Sistema di Guarigione della Dieta senza Muco

LIBRI CONSIGLIATI: Toxic - Mc Nudo - CIbo Tossico - Super Size Me - Fast Food Nation

MASSACRO FOCHE

CACCIA ALLE BALENE

VIVISEZIONE ANIMALI