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“Furibondi perché Zeus aveva confinato nel Tartaro i Titani, loro fratelli, certi altissimi e terribili Giganti, con lunghi capelli inanellati e lunghe barbe e code di serpenti in luogo dei piedi, complottarono per dare l’assalto al Cielo. All’improvviso esseri afferrarono massi e tizzoni ardenti e li scagliarono verso l’alto, dalle vette delle loro montagne, cosicché gli olimpi si trovarono a mal partito.” La guerra tra gli dèi e i Giganti fu cruenta e si concluse con la vittoria degli olimpi, grazie al determinante ausilio di Eracle. Graves osserva che” i Giganti non sono esseri di carne ed ossa, ma spiriti nati dalla Terra, come provano le loro spire di serpente e possono essere vinti solo da chi possiede un’erba magica… Si trattava probabilmente dell’ephialton, uno specifico contro gli incubi notturni. Efialte, il nome del capo dei Giganti, vale letteralmente “colui che balza sopra” (incubus in latino).” (13)
Il racconto, che si potrebbe interpretare come la memoria di un conflitto tra differenti razze aliene, attira il nostro interesse, poiché alcuni autori asseriscono che i Draconiani controllano alcune persone, a somiglianza dei demoni della tradizione romana, gli incubi, ma soprattutto in analogia con le entità maligne che possiedono le loro vittime.

“Per vendicarsi dell’eccidio dei Giganti, la Madre Terra si giacque col Tartaro nella grotta di Coricia in Cilicia e generò il più giovane dei suoi figli, Tifone, il mostro più grande che mai vedesse la luce del sole. Dalle cosce in giù era tutto un groviglio di serpenti e le sue braccia… avevano innumerevoli teste di serpenti in luogo di mani.” Il mostro riuscì pure “ad avvolgere Zeus nelle sue mille spire e dopo avergli reciso i tendini delle mani e dei piedi lo trascinò nella caverna di Coricia. Zeus è immortale, ma ormai non poteva più muovere un dito e Tifone aveva nascosto i tendini in una pelle d’orso presso la quale montava la guardia Delfine, sua sorella, un mostro dalla coda di serpente”. Il padre degli dei, salvato da Hermes e da Pan (o da Cadmo secondo altre fonti), “ritornò sull’Olimpo e, salito su un carro trainato da cavalli alati, inseguì di nuovo Tifone scagliando folgori… Tifone raggiunse poi il Monte Emo in Tracia e, accatastando le montagne una sull’altra, le fece rotolare verso Zeus che, protetto da una cortina di folgori, riuscì a salvarsi, mentre le montagne rimbalzavano indietro su Tifone, ferendolo in modo spaventoso… Il mostro volò in Sicilia dove Zeus lo schiacciò sotto il Monte Etna, che da quel giorno sputa fuoco.”(14)
La leggenda che, ancora una volta, sembra rievocare guerre tra “dèi”, nell’epilogo, accostando Tifone al Mongibello, ci porta alla mente l’osservazione di Rhodes, secondo il quale i Rettiliani vivono spesso in siti caratterizzati da rocce vulcaniche quali il tufo.(15)
Gli Aloadi, figli di Poseidone e di Ifimedia, erano dei giganti che all’età di nove anni decisero di assalire gli dèi. Le loro tracotanti imprese attirarono sui due fratelli la collera dei numi: ora si racconta che Zeus li fulminò; ora che Artemide ne causò la morte; i due, infatti, si uccisero a vicenda, cercando di colpirla dopo che la dea si era tramutata in cerva. Furono infine precipitati nel Tartaro dove furono legati ad una colonna con vipere vive.(16)
Il Tartaro, cinto da mura di ferro, immerso nelle tenebre e nello squallore, luogo in cui scendono le anime degli
Aloadi, è simile all’oscuro piano interspaziale, in cui albergano le entità
anguiformi.(17) Tale dimensione è dipinta nelle Tavolette di smeraldo come un “regno delle tenebre”, popolato da “uomini appartenenti ad un’altra vibrazione… Nelle epoche passate essi furono vinti dai Signori e ricacciati giù da dove provenivano.”(18)
Borea che, nella mitologia greca, è la personificazione del gelido vento settentrionale, ha il corpo che termina in un serpente ed abita sul Monte Emo in una caverna dai sette meandri.(19) Tale dio dev’essere considerato omologo al demiurgo Ofione; dunque il suo probabile significato, in ambito ufologico, è il medesimo. In più, la grotta dai sette cunicoli fa quasi pensare all’ipotesi della Terra cava: certi autori opinano che sotto la superficie del nostro pianeta si estendano non solo gallerie, ma pure città illuminate da un sole interno in cui vivono, sin da tempi immemorabili, creature ad uno stadio evolutivo superiore a quello conseguito dall’homo sapiens sapiens. Secondo la teoria della Terra cava delle antichissime civiltà, denominate Agartha, Shamballa, Thule…, si sarebbero sviluppate all’interno della litosfera. Gli accessi al mondo ipogeo si troverebbero in corrispondenza di orridi, fondali di specchi d’acqua, ma soprattutto ai poli. I sostenitori di questa teoria affermano che, essendo maggiore la gravità nel mondo sotterraneo rispetto a quella della superficie, le creature che vi abitano sono di statura gigantesca.(20) È un caso se, nel folclore ellenico, ai Titani ed ai Giganti, figli della Madre Terra sono sempre attribuite delle dimensioni abnormi? (21)
Per Richard Shaver, attuale portavoce della teoria, all'interno della Terra dimorano entità malvagie, i Deron, che si impadroniscono mentalmente degli umani. Altri, invece, dichiarano che in fantastiche città di cristallo, tra verdeggianti foreste, ampi laghi, limpidi ruscelli illuminati da un chiarore perenne, abitano sagge creature che dirigono o hanno diretti i destini del mondo.(22)
Ancora un mito, quello di Cadmo, il cui significato è simile a quello della leggenda di Apollo. Cadmo, eroe del ciclo tebano, in seguito al rapimento della sorella Europa, partì alla sua ricerca. Dopo lunghi e vani tentativi, l’uomo interpellò l’oracolo di Delfi, che gli ordinò d’interrompere la ricerca di Europa e di fondare una città. Per sceglierne il sito, avrebbe dovuto
seguire una giovenca fino a che l’animale non si fosse accasciato a terra. Mentre attraversava la Focide, vide una vacca, le tenne dietro sino in Beozia finché essa sfinita si adagiò sul luogo della futura città di Tebe. Cadmo comprese che l’oracolo era adempiuto e volle sacrificare la giovenca alla dea Atena. Ma i suoi compagni, mandati a cercare acqua alla fonte Castalia, furono uccisi da un drago, figlio di Ares, che custodiva la sorgente. Cadmo allora si vendicò schiacciando la testa al serpente con una pietra. Su consiglio della dea, l’eroe seminò i denti del mostro. Subito dal suolo uscirono degli uomini armati, che furono chiamati Sparti (letteralmente “uomini seminati”). Cadmo scagliò contro di loro delle pietre: gli Sparti, ignorando chi li stesse colpendo, si accusarono reciprocamente e si massacrarono. Soltanto cinque sopravvissero: Echione, (vipera) Udeo (della terra), Ctonio (del suolo), Iperenore (uomo che si alza), Peloro (serpente). (23) I nomi degli Uomini Sparti sono caratteristici degli eroi oracolari.(24) Quest’ultimo particolare richiama una caratteristica evocata da alcuni esoteristi, la presenza nei regni sotterranei di esseri in possesso di conoscenze segrete, che sono all’origine di insigni e venerande tradizioni, quali, ad esempio, la religione dei druidi ed il Buddhismo tibetano.
O. de Rouvroy menziona le specie che si sono rifugiate nell’interno di Gaia: i Lemuriani, i Pleiadiani, i Grandi grigi, che sono esseri molto belli, dalla pelle azzurra, i Draconiani ed i Grigi di Zeta Reticuli. Queste due ultime specie sono dominatrici e negative. L’elenco dello studioso evidenzia due aspetti: alcuni dei popoli ipogei sono terrestri, altri, come i Grigi piccoli di Zeta Reticuli, provengono, invece, da lontanissime costellazioni; inoltre, mentre certe razze sono malvagie, altre sono amichevoli. In particolar modo, sono benevoli e saggi gli uomini dall’epidermide celeste che rappresentano gli esecutori diretti della Volontà del Padre in seno al nostro universo.(25)
Asclepio, nel mito greco, è il dio della medicina, arte che apprese dal centauro Chirone. Asclepio, forse divinità sotterranea, imparò così bene la medicina che cominciò a resuscitare i morti. Zeus, temendo che in questo modo potesse essere sconvolto l’ordine del cosmo, lo fulminò. Asclepio fu tramutato nella costellazione del Serpentario. Gli attributi ordinari del dio sono la verga ed il serpente, inoltre pigne e ghirlande d’alloro. Uno dei suoi epiteti era Alessanore, cioè colui che difende gli uomini.(26) Graves ritiene che la forma serpentina di Asclepio nel firmamento, come pure quella di Erittonio, cui pure fu dato da Atena il potere di resuscitare i defunti con il sangue della Gorgone, dimostra che egli era un eroe oracolare.(27)
Il racconto di Asclepio connesso al simbolo del serpente concepito in senso positivo, potrebbe avvalorare, sempre accolto il legame implicito tra la mitologia ellenica e l’ufologia contemporanea, la tesi secondo la quale esistono degli uomini-lucertola benefici.(28) Si pensi pure a Cadmo ed Armonia, che ormai vecchissimi, trasformatisi in neri serpenti screziati d’azzurro, Zeus mandò nelle isole dei Beati. Da morti i due sposi continuarono ad agire come divinità generose nei pressi del loro sepolcro.
Un drago figura anche nella leggenda degli Argonauti: si tratta di un’immane mostro, dal collo smisurato e dalle spire gigantesche ricoperte di dure squame. Giasone, con l’aiuto di Medea, figlia del re della Colchide, riuscì ad impadronirsi del vello d’oro custodito dall’animale.(29) L’aspetto terribile del serpente è qui abbinato alla conoscenza suprema, simboleggiata dal vello d’oro.(30) È questo un aspetto significativo che ricorda il legame tra un sapere straordinario e presunti abitanti della Terra interna, non esclusa una specie dei tanti temuti e vituperati Rettiliani, stando ad alcune assai controverse testimonianze.(31)
Il medesimo nesso è evidente nel racconto dell’undicesima fatica di Eracle. L’eroe uccise Ladone, drago dalle cento teste, che sorvegliava i pomi d’oro (simbolo della conoscenza) nel giardino delle Esperidi. Era collocò il serpente tra le costellazioni.(32)
Al termine di questa rapida rassegna dei principali miti ellenici che hanno per protagonisti i serpenti, si può concludere sostenendo che gli indizi rintracciati nella cultura greca relativi alla presenza di una stirpe rettiliana, trovano riscontri e paralleli presso altri popoli. Anzi, tale sinistra razza pare abbia lasciato, in modo occulto e cifrato, le sue tracce nell’iconografia e nel simbolismo dall’antichità (si pensi al cobra, attributo dei faraoni egizi), al Medioevo, (numerose furono le casate che raffigurarono nei loro stemmi draghi e serpenti) (33), fino ai giorni nostri (si veda l’aeroporto di Denver, decorato con draghi alati).
Ammesso che i Rettiliani esistano, rimane da appurare se sono esseri extraterrestri, interdimensionali o creature che già popolavano il nostro pianeta nella preistoria e in epoca antica. Bisognerebbe poi stabilire se, in che misura e con quali fini operano all’interno della nostra società: forse i Draconiani possiedono basi ipogee dove cooperano con i vertici militari di alcuni paesi.
A prescindere comunque dai Rettiliani, sembra che esistano delle installazioni sotterranee aliene, come si evince da varie testimonianze tra le quali mi sembra plausibile quella di Charles Hall, osservatore meteorologico al Poligono di Indian Springs, nell’ambito della giurisdizione della base Nellis (Area 51). Hall asserisce che una razza di visitatori alti e di carnagione bianca vive in costruzioni permanenti ricavate sotto le montagne al confine settentrionale della valle di Indian Springs. (34)
Fig. 1 Il caduceo, il simbolo associato al dio greco Hermes, raffigura un’asta attorno alla quale si attorcigliano due serpenti.

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BARBARA
BUSH
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REGINA
ELISABETTA |
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DICK
CHENEY
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DONALD
RUMSFELD |
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BILL
CLINTON
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BILL
CLINTON ANOMALIE |
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REPTILIAN
BRIDGE
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RETTILIANO |
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STATUA
RETTILE
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ADORAZIONE
SATANA |
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STATUA
ANNUNAKI
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DIVINITA'
RETTILE
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Si distinguono dallo
sguardo spento, assente, vuoto, privo di sostanza. Gli occhi non
sono lucidi e non rispecchiano. Essi risiedono nelle più
alte cariche di potere, oltre che
di celebrità.
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La scritta ALFA ROMEO.
Essa è formata da Nove lettere. Secondo il libro “Numeri: Il
Loro Potere Occulto e Virtuosità Mistiche” di W. W. Wescott, il
Nove è un numero davvero molto importante in molti ordini
massonici e società segrete, infatti si legge che “[…] c’è un
Ordine massonico detto dei Nove Cavalieri Eletti in cui Nove
Rose, Nove Luci e Nove Colpi vengono usati.” Infatti il numero
Nove è il numero della “Terra sotto le influenze del male”. La
corona definisce chiaramente di che stirpe fa parte il Serpente
raffigurato: esso è Reale e governa sugli uomini per diritto
Divino. Nella storia di questo simbolo, quella ufficiale ma
ritengo necessario approfondirla, si dice che: “Il simbolo, che
rinvia alla forza, alla sagacia e alla potenza, appartiene alla
tradizione dei Longobardi, presso i quali il serpente in campo
azzurro era considerato un portafortuna e utilizzato sulle
bandiere di guerra. Nel 1295 Matteo Visconti - diventato signore
di Milano - chiede agli scrittori di corte di creare una “saga
dei Visconti” che nobiliti un passato non particolarmente
brillante. La scelta cade sul retaggio longobardo e il serpente
diventa l’emblema dello stemma trecentesco.” In questa piccola
descrizione però, manca totalmente la spiegazione di come mai un
umano si trovi dentro la sua bocca. Quella che erroneamente
viene definita da molti come l’elsa di una spada conficcata tra
le sue fauci, è davvero un essere umano che poverino si sbraccia
per chiedere aiuto. Ritengo che la rassomiglianza con un Elsa
sia chiaramente voluta, in modo da tenere lontani curiosi
decifratori un pò troppo zelanti, ma nella foto qui sotto i
dubbi vengono definitivamente fugati.

Questa che vedete è
nientedimeno che la Villa di Berlusconi a Macherio, ex proprietà
dei Visconti (come mi fa notare giustamente un amico) in una
rarissima ripresa aerea. Come potete vedere il simbolo è lo
stesso, disegnato con un’altro tipo di stile, ma rappresenta
sempre un rettile che sta inghiottendo un uomo e a Berlusconi
non è nemmeno passato di mente di levarlo da lì.
continua..


Interessante vero? Il simbolo di Mediaset
non è altro che un Serpente che divora un…
Fiore?! Proprio così. Per evitare
che si confondesse troppo con la simbologia
malefica del blasone Visconteo, si è pensato
di sostituirlo con un fiore, ma in questo
caso, il fiore non è altro che la
rappresentazione stilizzata di un
girasole. Il girasole nella simbologia
Inca, era il Dio del Sole che guarda caso
era anche il Dio del popolo Egizio nonché
del popolo Maya! Ora che centrano i Maya,
gli Egizi e gl’Inca con Berlusconi? Tutti
sono adoratori dei serpenti e adorano il Dio
Sole!
Per molti non avrà senso questa cosa, ma
probabilmente ritengo che tutto questo ha a
che fare con un certo tipo di Conoscenza
a cui Berlusconi è stato iniziato mentre
frequentava la loggia a certi livelli.
Continua.. |
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L’occhio di Sauron nel film Lord of The Rings

Il
nuovo Stadio Olimpico Cinese. L’occhio di un rettile?
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PICCOLO STRALCIO SUI
MISTERI DEL PASSATO: Si parla per l’appunto dei “Nove Re Cobra di Brahma”, il Ramayana li fa risalire a 870.000 anni fa, il libro tibetano “Le Stanze di Dzyan” racconta di loro come “i Serpenti che ridiscesero, che fecero pace con la quinta razza, che l’ammaestrarono, che l’istruirono, esseri che ricordano molto quei mitici Dei, “Serafini, Serpenti Piumati”, adorati dalle civiltà precolombiane, dalla civiltà
sumera, egizia e celtica, esseri che intervenirono geneticamente sull’uomo evoluto precedentemente dagli “Elementi primari” che probabilmente loro stessi avevano seminato sulla terra favorendo l’inizio della vita, che poi evolse nei primordiali animali costretti a divenire lentamente sempre più senzienti. Le antiche cronache del Mahabharata elencano addirittura alcuni nomi dei re Serpenti: “O Sauti, non hai ancora rivelato i nomi dei primi Naga che abitavano Terra. Sono ansioso di conoscere i loro nomi. Sauti disse rispose: ora ti rivelerò i nomi dei loro Re:
Il primo fu Sesha, a lui seguì
Vasuki, poi Airavata, Takshaka, Karkotaka, Dhananjaya, Kalakeya, il serpente Mani, Purana, Pinjaraka, Elapatra, Vamana, Nila, Anila, Kalmasha, Savala, Aryaka, Ugra, Kalasapotaka, Suramukha, Dadhimukha, Vimalapindaka, Apta, Karotaka, samka, valisikha, Nisthanaka, Hemaguha, nahusha, Pingala, Vahyakarna, Hastipada, Mudgarapindaka, Kamvala, Aswatara, Kalyaka, Vritta, Samvartaka, Padma, Mahapadma, Sankhamukha, Kushmandaka, Kshemaka, Pindaraka, Karavira, Pushpadanshtraka, Vilwaka, Vilwapandara, Mushikada. sankhasiras, Purnabhadra, Haridraka, Aparajita, Jyotika, Srivaha, Kauravya, Dhritarashtra, Sankhapinda, Virajas, Suvahu, Salipinda, Prabhakara, Hastipinda, Pitharaka, Sumuksha, kaunapashana, Kuthara, Kunjara, Kumunda, Kumudaksha, Tittri, Halika, Kardama, Vahumulaka, Karkara, Akarkara, Kundodara e
Mahodara.
Ti ho rivelato i nomi dei più importanti tra i Re Serpenti. Per non essere noioso, non rivelerò i nomi di tutti gli altri. I figli di questi Naga, insieme con i loro nipoti, sono senza numero. Rifletti sopra questa cosa (…) sappi o migliore tra gli asceti, che in questo mondo, esistono migliaia di milioni di uomo-serpente". Addirittura è descritta la loro dimora in alcuni versi: “Utanka camminava lungo una strada, quando accaldato decise di fermarsi per bagnarsi in un fiume. Quando vide uno strano essere che privo di vestiti gli si avvicinava. Questo, come fosse fatto di vapore, appariva e spariva in continuazione. All’improvviso quell’essere rubò degli oggetti preziosi che Utanka portava con sé. Uscito dall’acqua, inseguì il ladro. Lo raggiunse, lo afferrò, ma improvvisamente, questo lasciò il corpo umano ed assunse la sua vera forma, egli era un uomo-serpente. Senza perdere tempo quell’essere entro in una grotta e si diresse verso la propria dimora. Utanka, deciso ad afferrare il ladro, lo seguì e nel sottosuolo, scorse l’estesa regione dei Naga, vide centinaia di palazzi, torri, case con il tetto a cupola, portali, archi, strade e luoghi di ritrovo e divertimento”.
Sembra assurdo ma lo stesso James Churchard, uno studioso di antichi continenti scomparsi, afferma che alcune tavolette da lui trovate in un monastero indiano rivelano che esseri serpentiformi, “i Naga”, vissero realmente in Tibet e in Asia, ed è per questo probabilmente che anche la storia cinese attribuisce alla Dea Nu Kua, metà drago, metà donna, forse la stessa madre dei Naga, Kadru, la creazione dei primi uomini. Lo stesso antichissimo testo cinese dell’I King, rivela che draghi e uomini un tempo vivevano in armonia fino ad accoppiarsi tra loro. Michael Mott in un suo libro riporta, a proposito, questo strano racconto:
“Mimoto non vide mai più il suo amante-drago ma diede alla luce un bimbo ibrido che chiamò Akagire Taro, o Figlio Screpolato. Questo nome era dovuto al fatto che la sua pelle era spaccata, rugosa e squamosa come quella di un rettile. Da qui l'antica leggenda si fonde con la storia poiché un diretto discendente di Akagire Yataro, nome con il quale il figlio divenne noto in età adulta, era un membro del clan Genji chiamato Saburo Ogata, che si vantava di avere squame sul corpo, come ce le avevano avute i suoi antenati prima di lui”.
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