|
GLI SCHIAVI
E' un'evidenza venuta alla luce durante la rivoluzione francese. Nella battaglia erano imprigionati individui molto pericolosi. Condannati al carcere a vita. I loro ceppi non dovevano essere più rimossi: avrebbero dovuto restare con loro per sempre, solo alla morte sarebbero stati tolti.
I rivoluzionari sfondarono i muri della prigione e portarono i prigionieri fuori dalle loro celle.
Questi avevano abbandonato ogni speranza di uscire; alcuni erano prigionieri da vent'anni, altri da trenta, qualcuno da cinquanta. Erano diventati praticamente ciechi. Le loro catene facevano ormai parte del loro corpo: si può dire che non ne fossero più separati. Non esisteva più spazio tra i loro corpi e le catene.
Forse pensi che le catene ai polsi, dopo cinquant'anni, restino separate? E'inevitavile che diventino parte delle mani.
Una persona si dimentica che le catene non fanno parte del suo corpo. Se ne prende cura allo stesso modo delle mani: le pulisce e le lucida ogni mattina, come fa con il proprio corpo. Dopotutto, quelle catene devono restare con lei per tutta la vita. Visto che le cose stanno così, non si può fare altrimenti.
Per cui quando i rivoluzionari cominciarono a segare le catene, di questi prigionieri, molti si opposero. Dissero ai rivoltosi che, senza catene, si sarebbero sentiti a disagio all'esterno. Ma i rivoluzionari sono sempre molto testardi: non hanno ancora imparato che non si può essere ostinati con la gente: se la forzi ad abbandonare le proprie catene, se ne metterà di nuove.
Per cui, i rivoluzionari tagliarono a forza le catene e liberarono i prigionieri. Ciò che seguì fu incredibile: nottetempo più della metà dei prigionieri fece ritorno in cella, dicendo che il mondo esterno a loro non piaceva, e che si sentivano nudi senza catene. E' come se avessero levato tutti gli ornamenti d'oro a una donna: questa si sarebbe sentita nuda e più leggera. Avrebbe avuto la sensazione di aver perso qualcosa, come se avesse perso peso.
Quei prigionieri dissero: "Ridateci le nostre catene. Non siamo riusciti a farci un sonnellino nel pomeriggio. Senza quelle catene su di noi, come potremmo farlo?". Perfino il suono di quelle catene era diventato parte di quella psiche. Il peso aggiuntivo delle catene era entrato a far parte della loro mente, del loro subconscio, a tal punto che lo avvertivano anche mentre si voltavano nel sonno.
L'uomo diventa così legato a ciò che gli è familiare, che si sente male anche se sono le proprie catene a essere spezzate. Sono prigionieri di ciò che ci è familiare, di quanto pensiamo possa essere la vita.
E a causa del dominio del familiare che abbiamo tanta paura della morte. In primo luogo, noi non abbiamo alcuna conoscenza della morte, e la prima regola del risveglio è la consapevolezza dell'infelicità, in modo di poter sapere di essere separati dal corpo.
|