RATZINGER, MERCANTE NEL TEMPIO

Pare che Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II siano apparsi a Ratzinger, chiedendogli di far valere i diritti d'autore su ogni parola da essi pronunciata. 

Così Ratzinger - che ha la mano di papa Wojtyla sempre sulla testa - si è affrettato a mettere sotto chiave i discorsi dei suoi predecessori, nonché i suoi, naturalmente (che pare ben poco interesse suscitino, rispetto a quelli dei papi precedenti). 

Questa è la notizia, tratta da La Gazzetta del Mezzogiorno online: 

Le parole del Papa hanno un prezzo 

Vaticano: «Sottoposti a copyright tutti gli scritti, i discorsi e le allocuzioni del Papa. Sia di quello regnante che dei predecessori, fino a 50 anni addietro» 

CITTA’ DEL VATICANO - Le parole e gli scritti del papa da ora in poi sono merci a pagamento: le più care quelle scritte solennemente nelle encicliche, le meno costose quelle pronunciate nei discorsi (Angelus, catechesi del mercoledì, allocuzioni varie). Qualunque testo che ha per autore il Papa o un qualsiasi dicastero della Santa Sede d’ora in poi è protetto da un rigido copyright e può essere pubblicato solo dalla Libreria Editrice Vaticana. 

Le parole del Papa hanno un prezzo

Vaticano: «Sottoposti a copyright tutti gli scritti, i discorsi e le allocuzioni del Papa. Sia di quello regnante che dei predecessori, fino a 50 anni addietro» 

CITTA’ DEL VATICANO - Le parole e gli scritti del papa da ora in poi sono merci a pagamento: le più care quelle scritte solennemente nelle encicliche, le meno costose quelle pronunciate nei discorsi (Angelus, catechesi del mercoledì, allocuzioni varie). Qualunque testo che ha per autore il Papa o un qualsiasi dicastero della Santa Sede d’ora in poi è protetto da un rigido copyright e può essere pubblicato solo dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev). 

Nessuna casa editrice potrà più pubblicare il testo di un’enciclica e di un discorso papale senza previo contratto a pagamento con la Lev. E’ l’effetto del decreto firmato lo scorso 31 maggio dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Angelo Sodano, decreto che affida alla Libreria Editrice Vaticana i diritti d’autore su tutte le parole del papa. 

«Sono affidati alla Libreria Editrice Vaticana, quale Istituzione collegata alla Santa Sede - recita il decreto, che ha decorrenza immediata e retroattiva -, l’esercizio e la tutela, in perpetuo e per tutto il mondo, di tutti i diritti morali d’autore e di tutti i diritti esclusivi di utilizzazione economica, nessuno escluso od eccettuato, sopra tutti gli atti e i documenti attraverso i quali il Sommo Pontefice esercita il proprio Magistero». 

«Nell’assolvimento di tale incarico - prosegue l’atto del card. Sodano - la Libreria Editrice Vaticana, in persona del direttore e legale rappresentante pro tempore, agisce nel nome e nell’interesse della Santa Sede, con il potere di compiere qualsiasi atto di disposizione dei diritti medesimi, di adire le vie legali e giudiziarie, di proporre qualsiasi azione volta alla piena protezione e alla realizzazione dei diritti stessi, di resistere a qualsiasi pretesa o domanda di terzi, in conformità alle norme dei trattati e delle convenzioni internazionali cui ha aderito anche la Santa Sede». 

Secondo l’agenzia Adista, espressione del cattolicesimo di base, con tale decreto, uno dei suoi primi atti amministrativi da Papa, Ratzinger, «oltre che per salvaguardare da subito ogni suo scritto, ha voluto mettere subito mano al marasma che si era creato attorno alle opere del suo immediato predecessore, Karol Wojtyla». «La domanda che circolava in Vaticano e fuori - aggiunge -, durante gli ultimi anni di interregno per la malattia di Wojtyla, era: chi amministra, come e a beneficio di chi gli ingenti proventi economici piovuti dalle altissime tirature mondiali dei libri firmati da Giovanni Paolo II?». 

Solo in lingua inglese sono 2.770 i titoli di libri che portano la sua firma, oltre mille in lingua spagnola, intorno ai 370 quelli in italiano. Per queste innumerevoli edizioni e traduzioni, chi ha redatto, firmato e gestito gli aspetti economici del diritto d’autore? In Vaticano, a quanto pare, nessuno lo sa o nessuno vuol dirlo. Il decreto voluto da Ratzinger, che ha lo scopo di mettere ordine sul passato e sul futuro dei copyright sugli scritti dei papi, ha però provocato una gran levata di scudi dagli editori che contestano la rigidità delle norme e, ancora più, la loro retroattività. In Germania, per esempio, numerose case editrici hanno pubblicato opere di Ratzinger con l’acquisizione dei diritti dietro pagamento. Ora, però, secondo quanto riferisce Adista, la Santa Sede pretende che quei diritti vengano restituiti. E non solo quelli sulle opere che Ratzinger scrive e scriverà da Papa, ma anche quelli sulle pubblicazioni precedenti, scritte da professore o da cardinale, decretando unilateralmente la non validità dei contratti stipulati a suo tempo. 

Nei giorni dal 13 al 16 dicembre, i dirigenti della Lev hanno convocato una riunione a porte chiuse presso la Domus Sanctae Marthae (l’hotel dentro il Vaticano voluto da Giovanni Paolo II per ospitare i cardinali durante il conclave) con gli editori italiani ed internazionali dei libri di Joseph Ratzinger. Il presidente della Lev, monsignor Giuseppe Scotti, e il direttore, il salesiano don Claudio Rossini, sostenuti dalle relazioni di due esperti in materia di copyright (l’avvocato Carmine Stingone e il padre gesuita Joseph Fessio) hanno spiegato agli editori il contenuto del decreto e gli aspetti legali e giuridici della tutela del diritto d’autore. 

Secondo la sintesi riservata dello stesso don Rossini, resa nota da Adista, «sono sottoposti a copyright tutti gli scritti, i discorsi e le allocuzioni del Papa. Sia di quello felicemente regnante che dei predecessori, fino a 50 anni addietro. Così pure anche i documenti degli organismi della Santa Sede (Congregazioni, Consigli).

Il copyright è normalmente gestito dalla Lev tranne pochi casi gestiti dall’Apsa (edizioni tipiche in latino, Cic, Ccc e relativo compendio) e altri, ancora più rari, di Dicasteri che gestiscono direttamente i diritti di qualche loro documento. Ordinariamente, quando un Dicastero vuole far pubblicare documenti suoi presso altri (non studi predisposti da qualche superiore o officiale), compete alla Lev gestire i rapporti editoriali e concedere l’uso dei testi». 

Quanto al magistero scritto di Papa Benedetto (encicliche, esortazioni) si opererà così: «la Lev cura immediatamente la stampa e la diffusione del testo tramite i suoi abituali distributori o altri che ritiene idonei ai suoi fini; l’editrice interessata presenta un progetto di edizione e invia il testo con commento, guida alla lettura o altro; il rapporto fra testo dell’enciclica e commento dovrebbe essere di 1 a 2. La Lev concederà l’approvazione e determinerà i tempi di uscita del commento più enciclica. Riguardo alle Catechesi del mercoledì, Angelus che seguano linee tematiche ecc., la Lev di volta in volta si riserva la diffusione. Eventualmente può concedere ad altri sempre in via non esclusiva; l’accordo, dal punto di vista economico, oscillerà tra il 3 e il 5% del prezzo di copertina, con anticipo da concordare caso per caso in base alla tiratura. Documenti e allocuzioni dei papi precedenti sono disponibili per la pubblicazione sia singolarmente che in raccolte, previa richiesta alla Lev e conseguente accordo».


21/1/2006

A dir la verità non mi è mai passato nemmeno per la testa di pubblicare una sola parola dei discorsi di Ratzinger (non sempre molto edificanti, purtroppo). Ma sarei curiosa di sapere con quale diritto si appropri delle parole di chi l'ha preceduto, parole che tanto bene hanno fatto e continuano a fare all'umanità. 

Arriverà ad accampare i diritti d'autore anche sui Vangeli? Tutto sommato, pure Gesù Cristo è stato un suo predecessore! (anche se un po' lontano come idee...) 

Oppure Ratzinger non ha altri sistemi per rimpinguare le casse del Vaticano? Evidentemente, troppo preso dalle sue elucubrazioni dottrinali, non ha mai letto l'episodio dei mercanti nel tempio. 

Io invece, nonostante il suo divieto, mi ritengo libera di trascrivere e pubblicare a mio piacere le parole degli altri papi, a cominciare da queste di Giovanni XXIII: 

"Sono nato povero, sono sempre vissuto povero e così voglio morire". 

Capisco che per Ratzinger non sia conveniente che certe frasi, che aprono il cuore, vengano divulgate senza impedimenti. Meglio commerciarle... Provi però a chiedermi i diritti d'autore! 

Per quanto riguarda i suoi discorsi ed omelie, c'è un modo molto semplice per non incappare nelle grinfie dei suoi avvocati: basta non citarlo mai. E tanto meno comprarne i libri. Non ci si perde nulla, anzi ci si guadagna. 

Diverso è per i papi precedenti. I loro messaggi appartengono all'umanità intera, poiché essi - a differenza di Ratzinger - hanno donato a piene mani: parole, esempi e vita. Perciò nessuno può appropriarsene, o accampare alcun diritto. 

Ratzinger ricordi che il Papa non è un dittatore che emana leggi a suo uso e consumo. Un Papa è servo di Dio, servo d'ogni essere vivente. Un Papa, però.