L'ARMA DI PAPA BENEDETTO XVI

Credo che un’approfondita disamina dell’arma, volgarmente definita stemma, appartenente all’attuale papa, Benedetto XVI, potrebbe rivelare significati degni di nota. Preciso che la mia analisi è suscettibile di correzioni e di ulteriori approfondimenti, perché, quando ci s’inoltra nel dedalo dei simboli, non sempre è facile trovare l’uscita: infatti carattere dei simboli è spesso la bivalenza e, in taluni casi, la polisemia. In primo luogo occorre chiedersi che cos’è il simbolo, anche se la risposta a tale domanda in parte esula dai fini di questo studio. Bisogna ricordare che ciascun emblema, di per sé, non è né positivo né negativo, poiché assume una risonanza luminosa od oscura, secondo il contesto e chi lo usa. Orbene, si potrebbe affermare, con una certa approssimazione, che il simbolo è un’immagine primordiale che tende a radicarsi nell’inconscio in cui lascia tracce pressoché indelebili. Il simbolo è anche uno strumento sintetico di comunicazione che associa ad un’icona un particolare significato. Tale valore tuttavia tende a creare attorno a sé, a causa di condizioni culturali e psicologiche, una galassia di possibilità semantiche a tal punto che molti emblemi risultano inesauribili. 

Alla luce di questa premessa, è forse possibile cogliere la dimensione occulta celata dietro l’apparente convenzionalità ed innocenza delle figure e dei colori che caratterizzano lo stemma di Benedetto XVI.

Analizziamo dunque il blasone papale: esso consta dell’arma vera e propria, lo scudo, e degli elementi che indicano il grado, la dignità, il titolo etc.

Nello stemma adottato da Benedetto XVI lo scudo, del tipo a calice, è rosso cappato d’oro: presenta cioè il campo principale rosso con due campiture laterali color oro negli angoli superiori, a mo' di cappa. Quest'ultima è un simbolo religioso che si riferisce alla spiritualità monastica, in particolare quella benedettina. 

Figurano poi i simboli già impiegati da Joseph Ratzinger nel suo stemma come arcivescovo di Monaco e Frisinga e come cardinale, anche se risultano ordinati in maniera diversa. 

In basso è una grande conchiglia d'oro dalla triplice simbologia: in primo luogo ricorda una visione di Sant'Agostino con un bambino intento a svuotare il mare con una conchiglia. Quando il santo gli chiese se ci sarebbe mai riuscito, il bambino rispose: "Certo, prima che tu abbia capito l'essenza di Dio", in riferimento all'inutile sforzo di Agostino di tentare di far entrare l'infinità di Dio nella limitata mente umana e, al tempo stesso, invito ad attingere all'insegnamento teologico. La conchiglia è poi uno degli attributi del pellegrino, un simbolo che si riferisce a Giovanni Paolo II di cui Benedetto XVI vuole mantenere lo spirito di pellegrino nel mondo. 

Infine, la conchiglia figura nello stemma del Monastero di Schotten in Baviera, presso Ratisbona, cui papa Ratzinger è molto legato. Sempre dalla Baviera provengono le due immagini che compaiono nella "cappa": a sinistra è una testa di moro coronata, antico simbolo della diocesi di Frisinga; a destra è invece un orso con un fardello, legato ad un episodio della vita di San Corbiniano, primo Vescovo di Frisinga, che riuscì ad ammansire l'animale e a farsi accompagnare, caricandolo dei suoi bagagli, fino a Roma. L'orso addomesticato dalla grazia di Dio è lo stesso vescovo di Frisinga, mentre il fardello rappresenta il peso dell'episcopato da lui portato. Tradizionali sono le due chiavi, una d'oro e una d'argento, simboli del potere spirituale e del potere temporale, in ricordo della consegna delle chiavi del regno dei cieli da parte di Cristo a San Pietro, “primo pontefice” (sic).

La tiara, il copricapo papale, è sostituita con la mitra, decorata con tre fasce d'oro simbolo dei tre poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero. Una novità è costituita dall'introduzione del "pallio", tipica insegna liturgica del sommo pontefice, che indica l'incarico di essere il pastore del gregge che Cristo gli ha affidato (sic): un nastro di lana bianca, intessuto con pura lana di agnelli allevati per tale scopo che il papa dona agli arcivescovi metropoliti. Fra novità e tradizione, dunque, lo stemma propone un insieme d’immagini che fanno riferimento agli ideali, alle tradizioni e ai programmi di Benedetto XVI.”(1) 

Questa è la descrizione dell'insegna araldica papale: "Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all'orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero". 

La descrizione sopra riportata è piuttosto precisa, ma esterna. Per mezzo di una “doppia visione”, è possibile intuire gli aspetti reconditi del blasone pontificio: in primo luogo consideriamo gli smalti, ossia i colori ed i metalli. Nello stemma ricorrono il rosso ed il nero: entrambi i colori, nell’ambito di una interpretazione esoterica, evocano significati luciferini. Da non dimenticare la strana predilezione per il rosso dimostrata da questo papa in più occasioni, soprattutto nell’abbigliamento. Se da un lato, per una nota regola araldica, certi smalti sono sempre abbinati, dall’altro risulta un po’ sospetta questa ossessiva dicromia rosso-nero. Inquietanti poi sono le altre figure: l’orso, la testa di moro e la conchiglia. L’orso, infatti, “quale animale pericoloso personifica anche il potere del diavolo. La lotta del giovane David contro un orso, narrata nella Bibbia, rappresenta il prototipo della vittoria di Cristo sulle forze delle tenebre.”(2)

La testa di moro pare adempire la celebre profezia secondo cui Benedetto XVI sarebbe il “papa nero”, il che non si riferisce, com’è evidente, al colore della pelle, ma ad una probabile inclinazione di Ratzinger per la necromanzia, l’occulto ed i riti luciferini. La conchiglia nell’antichità era associata alla dea Afrodite che, a sua volta, è un’ipostasi di dee medio-orientali dalle accentuate valenze erotiche. Il prototipo di queste divinità è costituito da Ninlil, la dea sumera i cui attributi erano il serpente, la montagna celeste, le stelle. (3) Nella valva è forse possibile scorgere al centro, almeno in alcune riproduzioni dell’arma, una testa, per la precisione, il teschio di un capro… E’ noto che dal capro il diavolo ha preso molti tratti del suo terrifico aspetto. (4) 

Si consideri che la mitra, nel nome e nel significato profondo, richiama la religione solare di Mitra, di cui il cattolicesimo è, in parte, una filiazione o meglio una metamorfosi. Certi studiosi hanno poi notato che il copricapo e le chiavi in decusse adombrano il teschio con le tibie incrociate, emblema in non pochi casi dal valore sinistro. (5) Insomma, immagini pagane e mefistofeliche sembrano connotare lo stemma dell’attuale vescovo di Roma. 

Penso che l’attenta osservazione di questi elementi araldici consenta di avvalorare l’ipotesi secondo la quale Benedetto XVI potrebbe essere un influente membro della sinarchia, il governo occulto della Terra, come si evince d’altronde pure da certi suoi discorsi inneggianti al famigerato “nuovo ordine mondiale”. Inoltre, nell’ambito delle sue omelie, egli ha sovente introdotto argomentazioni sovrapponibili a quelle del presidente statunitense G.W. Bush,(6) laddove, ad esempio, ha tuonato contro il terrorismo e contro le religioni che, in nome di Dio, compiono massacri. Tali convergenze ideologiche difficilmente possono essere casuali, anzi denunciano l’appartenenza del papa alla “Confraternita” che, mentre esibisce un linguaggio incentrato sui valori quali democrazia, giustizia, libertà, opera per instaurare una dittatura planetaria. In tal senso, il nome Benedictus XVI (in tutto 13 segni tra lettere e numeri) (7) potrebbe essere letto, attraverso l’inversione semantica, tipica delle sette sataniche, come… Maledictus.

Ai lettori le conseguenti riflessioni.

Note:

1) D. Marchioro. Lo stemma di papa Ratzinger. 
2) H. Biedermann, Enciclopedia dei simboli, Milano, 1991, s.v. orso.
3) P. Monaghan, Dizionario delle dee e delle eroine Figure di donna nei miti e nelle leggende, Milano, 2004, s.v. Ninlil. 
4) Id. , ibid., s.v. caprone. 
5) Cfr , ad esempio, D. Icke, Il segreto più nascosto, Cesena, 2001. 
6) E’ notorio che Bush è affiliato alla società segreta Skull and bones. 
7) Sul significato del numero 13 non occorre indugiare.

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