VERSO UN NUOVO ORDINE MONDIALE


COME OPERA LA DINASTIA ROTHSCHILD

Il segreto è il segno distintivo della dinastia ebraica dei Rothschild. Ma io, Fratello Natanaele Kapner, un ex Ebreo, sono intento a far scoppiare la “bolla-Rothschild.” Sto facendo questo perché percepisco che i Rothschild, (che sono ebrei), sono i capi, (segreti), nel distruggere la civiltà cristiana in tutto il mondo.

Ecco una lista dei membri di spicco della famiglia ebraica della dinastia dei Rothschild e le loro funzioni principali:

Jacob Rothschild: Nato nel 1936 in Inghilterra. Dopo aver acquisito rilievo nella banca di famiglia, ‘NM Rothschild & Figli’ a Londra, ha istituito nel 1988, la società di investimenti ‘Rothschild Investment Trust’, ora nota come ‘RIT Capital Partners’ la quale detiene il controllo degli interessi di investimeni della compagnia petrolifica ‘Royal Dutch Shell Oil’.

~ Jacob Rothschild è il presidente di Yad Hanadiv, un società Caritativa sionista dei Rothschild qui, che ha dato a Israele la Knesset e la Corte Suprema.

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Nathaniel Rothschild: Nato nel 1971 in Inghilterra. È il figlio e l’erede apparente di Jacob Rothschild. Ha iniziato la sua carriera nel 1994 presso la ‘Lazard Brother’s di Londra, banca gemella dei Rothschild.

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Al momento, Nathaniel Rothschild è nell’organo esecutivo (dove altro avrebbe potuto essere?) con la ‘Gleacher Partners’, di New York, fusioni e acquisizioni (M & A), impresa di consulenza fondata da Eric Gleacher, ex capo di M & A, un altra sorella ebrea della banca dei Rothschild , la Lehman Brothers.

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Va osservato che entrambi i fratelli, Lazard e Lehman, ‘NM Rothschild & Figli’, detengono quote insieme ai principali titolari di azioni nella banca ebraica tenuta in privato, nota come il “Federal Reserve System” qui in America.

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Evelyn Rothschild: Nato nel 1931 in Francia. Ha iniziato la sua carriera come direttore della sede a Parigi della banca ‘Frères de Rothschild’. Tra il 1976 e 1982 è diventato presidente della ‘NM Rothschild & Figli’ in Inghilterra, e della banca ‘Banca Rothschild’ di Zurigo. Egli è anche il direttore onorario della ‘De Beers Miniere’ e della ‘IBM Regno Unito Holdings Limited’.

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Evelyn Rothschild è un uomo di propaganda dai molti cappelli. Ha servito in direzione di fama internazionale, ‘The Economist’, e giornali di proprietà di Lord Beaverbrook, che comprendevano il ‘London Evening Standard’ e il ‘Daily Express’. Egli ha anche servito come direttore del Signor Nero nel ‘Daily Telegraph’.

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René David Rothschild: Nato nel 1942 a New York. È attualmente il Partner Senior della ‘Rothschild & Cie Banque de Franc’ qui. Egli ha assunto la Presidenza della ‘NM Rothschild & Figli’ di Londra, dal “pensionamento” di Evelyn Rothschild nel 2003.

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Benjamin Rothschild: Nato nel 1963 in Francia. Sostituì suo padre, Edmound Rothschild, in qualità di presidente qui del Gruppo LCF Rothschild in Francia. Il Gruppo LCF Rothschild, centrato a Parigi con una succursale a Tel Aviv, ha qui una rete globale di istituzioni finanziarie, con un patrimonio oltre i € 100 miliardi di euro.

La dinastia dei Rothschild controlla la politica sionista

LO STATO DI ISRAELE non esisterebbe se non fosse per la Dinastia dei Rothschild. Shimon Peres, l’attuale Presidente di Israele, circa i Rothschild, ha recentemente affermato quanto segue:

“Mai una famiglia ha donato così tanto della propria ricchezza e benessere per la realizzazione dello Stato di Israele.”

Tra il 1890 e il 1924 Edmound Rothschild attraverso il suo co-finanziamento del Fondo nazionale ebraico qui, aveva stabilito molti insediamenti in Palestina. Più tardi suo figlio, James, stabilì Yad Hanadiv, per finanziare l’entità sionista di Israele. Oggi, Jacob Rothschild è il direttore di Yad Hanadiv.

A causa della donazione di Yad Hanadiv di 6 milioni di Sterline israeliane per la costruzione del palazzo della Knesset e altri milioni in più per la Corte suprema israeliana, e a causa della sua continua beneficenza, Jacob Rothschild è stato nominato ‘mebro onorario di Gerusalemme’ (Honorary Fellow of Jerusalem). In altre parole, la Dinastia dei Rothschild è la sottoscrizione dello Stato sionista di Israele.

Come si può fermare la dinastia ebraica dei Rothschild?

Qui ci sono 3 opzioni:

1) Aprire una banca e competere con la dinastia dei Rothschild.

2) Scrivere una lettera al “Londra Evening Standard” protestando il sionismo internazionale.

3) Pregare che un consenso cristiano si sviluppi ancora una volta in tutto il mondo!

Solo allora potremo vedere conquistato il sionismo internazionale dei Rothschild, una volta e per tutte!

Brother Nathanael Kapner

I Protocolli dei Savi di Sion

Dai fumi delle nebbie gettate sopra la verità dell’9/11 emergono nuove conferme per le teorie cospirative o forse, ennesime nuove disinformazioni o depistaggi.

La cosa è, che se si va alla ricerca della verità e al vaglio degli elementi di prova, diventa ben presto evidente che il sionismo e dei suoi fautori sembrino rappresentare una minaccia cinica e virale per tutti coloro che non appartengono a loro stessi.

L’evidenza per il coinvolgimento sionista israeliano nell’ 9 / 11 è così chiara e prevalente che la conclusione è inevitabile e senza concorrenti, razionali argomenti o di fatto, per chiunque altro, ovunque e comunque. Si potrebbe inserire qui la famosa citazione di Sherlock sull’improbabile. Potremmo inserire le regole di indagine scientifica. Si potrebbero inserire tutti i tipi di cose utili, ma non sono necessarie. È evidente dove la verità ci porta e questo è il motivo per cui la verità è anti-semita.

Questo è il motivo per cui non vi è stata alcuna reale inchiesta sull’9 / 11. Questo è il motivo per cui Bush & Co. sono stati contrari a qualsiasi inchiesta per così tanto tempo e poi han rigirato le responsabilità di una indagine farsa a qualcuno come Philip Zelikow. Essi han prima cercato di fare un paragone con un omicidio, Henry Kissinger, l’uomo di David Rockefeller sulla scena. Questo è stato troppo scandaloso anche per i Nimrod in mezzo a noi.

Perché il presidente degli Stati Uniti sarebbe stato così irremovilmente contrario ad un inchiesta? Questo è abbastanza schiacciante. Dobbiamo guardare oltre. Lungo la strada tante cose sono venute fuori. La BBC si è sparata ai piedi con la sua vicenda del WTC7, dove Madame Cleo commenta la caduta dell’edificio prima che accada.

Quasi tutti ormai sanno che l’ 9 / 11 è stato un avoro fatto ‘in casa’, un colpo sionista dei neo-con. Ma lì non si può andare perché la verità è anti-semita’. effedieffe.com

Questo ci porta inevitabilmente ai “Protocolli dei Savi di Sion” quale libro ispiratore del movimento sionista dell’arte segreta di comandare i popoli del mondo.

Richard Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da Mons Marcel Lefebvre, ha detto ieri all’ Herald Cattolico, che il documento - che presumibilmente rivela un complotto ebraico per dominare il mondo (I Protocolli dei Savi di Sion)- è autentico. Fin ora non veniva ritenuto tale, o comunque veniva messo in dubbio, vedi it.wikipedia.org/wiki/Protocolli_dei_Savi_di_Sion . Ha anche detto che gli ebrei si battono per la dominazione del mondo “per preparare il trono dell’Anti-Cristo in Gerusalemme”. catholicherald.co.uk

Dopo una genuflessa Angela Merkel questa settimana in un osceno spettacolo di gratuito e servile strisciamento in fronte allo Stato bandito di Israele, una ‘nazione’ nata in un mare di sangue e edificata sopra i cadaveri dei palestinesi e sui secolari aranceti dissacrati, che ha detto “che esistiamo solo per arricchire loro, o parole in tal senso” rense.com/general82/goy.htm, è ora di saperne di più.

Qui sotto vi riporto un trascritto dei protocolli e un paio di video a riguardo che mi sembrano molto interessanti. Lo scopo è di perseguire una maturazione di coscienza collettiva che ci aiuti a trovare, aprire e percorrere insieme, una strada comune in consapevolezza, amore e unità.

Capire come siamo finiti in questa totale disarmonia non significa trovare dei colpevoli e addossargli le responsabilità di noi tutti, ma sbrogliare la matassa di ignoranza che ci divide, e assumersi insieme, consapevolmente, le responsabilità e la libertà di coo-creazione della nostra realtà.

I Protocolli dei Savi di Sion

La prima edizione in lingua russa del 1905 porta sul frontespizio la scritta: “II grande nel piccolo, e l’anticristo come possibilità immediata di governo”. II testo raccoglie i processi verbali delle riunioni segrete del congresso sionista svoltosi in Bale nel 1897. I Protocolli parlano di “un piano ‘messianico’ di governo dell’umanità, per assicurarne il benessere sotto la direzione vigilante e saggia del ’sovrano universale ebreo’ “.

PROTOCOLLO #1

.. Sto per esporre .. il nostro sistema dai due punti di vista, quello nostro e quello dei goyim (cioè bestiame umano = non-ebrei). Si deve notare che gli uomini con dei cattivi istinti sono più numerosi di quelli con dei buoni, e quindi per governarli, si ottengono i migliori risultati con l’uso della violenza e della terrore. .. Qualunque uomo mira al potere, chiunque vorrebbe diventare un dittatore, se solo potesse, e rari davvero sono gli uomini che non sacrificherebbero volentieri il benessere di tutti per il proprio.

.. La libertà politica è un’idea ma non è un fatto. Si deve sapere come .. utilizza[r]la come esca per attirare le masse di gente al proprio partito allo scopo di abbattere un altro potere. Questo compito è reso più facile se l’avversario .. per l’amore di un’idea è disposto a cedere un poco del suo potere. .. Le redini allentate del governo sono subito afferrate e raccolte [dalla] nuova autorità [che] non ha che da accomodarsi nel posto della vecchia che è già stata indebolita dal Liberalismo.

Ai nostri tempi, il potere .. è il potere dell’Oro. Ci fu un tempo nel quale la Fede comandava. Non è possibile realizzare l’idea della libertà, perché nessuno sa come usarla con moderazione. t sufficiente concedere l’auto-determinazione ad un popolo per un certo periodo per vederlo trasformarsi in una folla disorganizzata. Da quel momento in poi, abbiamo un conflitto micidiale che presto si allarga in battaglie tra le classi. .. Sia che uno Stato si esaurisca nelle sue proprie convulsioni sia che il suo disaccordo interno lo metta sotto l’autorità di nemici esterni, in ogni caso, si può considerarlo una perdita irreparabile: è nel nostro potere. Il dispotismo del Capitale, che è completamente nelle nostre mani, gli stende una cannuccia che lo Stato, volente o nolente, deve afferrare: per non scendere nell’abisso.

Se c’è qualcuno di tendenza liberale che dice che tali considerazioni come quelle qui sopra sono immorali, gli farò le seguenti domande: .. è possibile [avere] la minima speranza di guidare le masse con dei consigli e degli argomenti ragionevoli, quando si può fare qualsiasi obiezione o contraddizione, per quanto possa essere insensata, e quando una tale obiezione può essere maggiormente apprezzata dalla gente, i cui poteri di ragionare sono superficiali? Gli uomini nelle masse, .. che sono motivati solo dalle passioni meschine, dalle convinzioni misere, dai costumi e dalle tradizioni; .. cadono in preda al dissenso di parte, che impedisce qualunque forma di accordo, anche in base ad un’argomentazione perfettamente ragionevole.

Ogni decisione presa da una folla dipende o dal caso o da una maggioranza plebiscitaria, la quale, del tutto ignara dei segreti della politica, avanza qualche risoluzione, che semina il seme dell’anarchia nell’amministrazione.

La politica non ha niente in comune con la morale. Il governante che si lascia guidare dalla morale non è un politico abile, e quindi, il suo trono è precario. Colui che desidera governare deve far ricorso all’astuzia ed alla finzione. Le grandi qualità nazionali, come la franchezza e l’onestà, sono dei difetti in politica. .. Il nostro diritto sta nella forza. La parola “diritto” è un pensiero astratto, e non è dimostrata da nulla. La parola vuol dire nient’altro che: Datemi quello che voglio che lo possa dimostrare che sono più forte di voi: .. attaccare col diritto dei forti, e gettare ai venti tutte le forze esistenti di ordine e di controllo, per ricostruire tutte le istituzioni e per diventare il capo supremo di quelli che ci hanno lasciato i diritti del loro potere, avendoli, con il loro liberalismo, volontariamente deposti.

Il nostro potere .. sarà più invincibile di qualunque altro, perché rimarrà invisibile finché non abbia acquistato una tale forza che nessun’astuzia potrà più indebolirlo.

Dal male temporaneo che, per ora, siamo costretti a fare, emergerà il vantaggio di un dominio saldo. .. Il risultato giustifica il mezzo. Che dirigiamo, comunque, .. non tanto a quello che è buono e morale, ma piuttosto a quello che è necessario ed utile. Abbiamo un piano davanti a noi, con una strategia dalla quale non possiamo deviare, senza correre il rischio di vedere fallire il frutto di tanti secoli di lavoro.

.. Si deve capire che la forza della folla è cieca, stupida e irragionevole, sempre alla mercé di un suggerimento da dovunque esso venga. 1 ciechi non possono guidare i ciechi senza portarli nell’abisso. .. E’ possibile che le masse di persone si facciano un’opinione con calma e senza gelosie meschine, che si occupino degli affari del paese, tenendo fuori i loro interessi personali? .. E’ solamente sotto un governante dispotico che i piani possono essere elaborati in modo esauriente e chiaro, tale da distribuirli bene tra i vari settori della macchina dello stato: l’inevitabile conclusione è che una forma soddisfacente di governo per qualsiasi paese è un governo in cui un’unica persona è responsabile. Senza un dispotismo assoluto la civilizzazione non esisterebbe, poiché non sono le masse che la fanno, ma le loro guide, chiunque esse siano. .. Guardate le bestie alcolizzate, confuse dal bere, il cui uso eccessivo viene insieme alla libertà. .. I popoli dei goyim sono confusi dagli alcolici.

.. Il nostro contrassegno è la forza e la finzione. Solamente la forza vince nelle questioni politiche, soprattutto se è nascosta. .. La violenza deve essere la norma, e l’astuzia e la finzione la regola per i governi che non vogliono consegnare le loro corone ai piedi degli agenti di qualche nuovo potere. Questo male è l’unico mezzo con il quale si può raggiungere la meta, ossia il bene. Dunque, non dobbiamo fermarci davanti alla corruzione, alle falsità e al tradimento, se possano servire al raggiungimento dello scopo. In politica, si deve sapere come conquistare la proprietà degli altri senza esitazione, se serve per assicurarsi la sottomissione e la sovranità.

Il nostro Stato, proseguendo sulla via della conquista pacifica, ha il diritto di scambiare gli orrori della guerra con delle condanne a morte meno appariscenti e più soddisfacenti, che sono necessarie per il mantenimento del terrore, il quale tende a produrre una cieca sottomissione. Una severità giusta e senza quartiere è il più importante fattore di potere dello stato: .. dobbiamo mantenere il programma della violenza e della finzione. .. Non è tanto coi mezzi quanto con la dottrina della severità, che trionferemo e che assoggetteremo tutti i governo al nostro supergoverno. E’ sufficiente per loro sapere che siamo spietati per far cessare la disubbidienza.

Nei tempi degli Antichi, fummo i primi a gridare tra le masse di popolazione le parole “Libertà, Uguaglianza, Fraternità”. .. I sedicenti saggi dei goyim, gli intellettuali, non capivano nulla delle parole nella loro astrattezza: non notavano la contraddizione del loro significato e della loro interrelazione; non vedevano che nella natura non c’è nessuna uguaglianza, che non ci può essere la libertà: che la natura in sé aveva stabilito una disuguaglianza nelle menti, nei caratteri e nelle capacità, esattamente come, immutabilmente, aveva stabilito una subordinazione alle sue leggi. .. In tutti gli angoli del mondo le parole “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza” portavano, grazie ai nostri agenti, intere legioni nei nostri ranghi, e sventolavano le nostre bandiere con entusiasmo. .. Queste parole erano dei tarli al lavoro che foravano il benessere dei goyim, e .. ci davano la possibilità, tra l’altro, di prendere possesso della carta vincente la distruzione dei privilegi, cioè della vera esistenza dell’aristocrazia goyim, quella classe che fu l’unica difesa che i popoli ed i paesi avevano contro di noi. Sulle rovine dell’aristocrazia naturale e genealogica dei goyim abbiamo fondato l’aristocrazia della nostra classe educata, guidata dall’aristocrazia del denaro. Abbiamo stabilito che i requisiti per quest’aristocrazia sono la ricchezza, che dipende da noi, e la conoscenza, per la quale i nostri anziani eruditi provvedono la forza motrice.

.. Noi abbiamo sempre lavorato sui tasti i più emotivi della mente umana, .. sulla cupidigia, sui bisogni insaziabili dell’uomo; ed ognuna di queste debolezze umane, presa da sola, è sufficiente a paralizzare qualunque iniziativa, poiché mette la volontà degli uomini a disposizione di colui che ha comperato le sue attività.

L’astrazione della libertà ci ha permesso di persuadere la marmaglia di tutti i paesi che il suo governo non è altro che il maggiordomo delle persone alle quali appartiene il paese, e che si può sostituire il maggiordomo come un guanto consumato.

Questa possibilità di sostituire i rappresentanti dei popoli è quella che li ha messi a nostra disposizione, e, come dire, dato la possibilità di fare delle nomine.

PROTOCOLLO #2

E’ indispensabile per il nostro scopo che le guerre, nei limiti del possibile, non debbano concludersi con degli aumenti territoriali: così la guerra si svolgerà nel campo dell’economia, dove le nazioni non mancheranno di percepire nella nostra assistenza data, la potenza del nostro predominio. Questo stato di cose metterà ambedue le parti alla [nostra] mercé. ..

Gli amministratori, che sceglieremo tra il pubblico con una severa attenzione per le loro capacità di ubbidire con animo servile, non saranno delle persone addestrate nelle arti del governare, e quindi diventeranno facilmente delle pedine nel nostro gioco, nelle mani degli uomini colti e geniali che saranno i loro consiglieri, degli specialisti tirati su dall’infanzia per tenere in pugno gli affari del mondo intero. .. Questi nostri specialisti [prendono] le informazioni di cui [hanno] bisogno per prepararsi a regnare .. dalle lezioni della storia, dalle osservazioni fatte sugli avvenimenti di tutti i momenti mentre succedono. I goyim non sono guidati dall’uso pratico delle osservazioni storiche senza pregiudizi, ma da una routine teorica senza nessuna attenzione critica per i risultati conseguenti. .. Li abbiamo convinti ad accettare i dettami della scienza (teoria), [ed] è con quest’idea in testa che stiamo costantemente stimolando una fiducia cieca in queste teorie attraverso la nostra stampa. Gli intellettuali dei goyim si gonfieranno con la sua conoscenza. .. Pensate attentamente ai successi che noi abbiamo raggiunto con il darwinismo, il marxismo, il nietzscheismo.

.. C’è una grande forza che crea gli spostamenti di opinione della gente, a disposizione degli stati odierni - la Stampa. La Stampa svolge la funzione di indicatore dei bisogni che sembrano essenziali, di dare voce alle rimostranze della gente, di esprimere e di creare lo scontento. .. Attraverso la Stampa, abbiamo guadagnato il potere di influenzare, mentre noi rimaniamo nell’ombra. [Alcune osservazioni sulla situazione odierna: la maggior parte delle agenzie di stampa nel mondo sono controllate dal vincolo “Trilateral Commission CFR”.]

PROTOCOLLO #3

.. Per incitare chi cerca il potere ad un abuso di potere, abbiamo messo tutte le forze in opposizione l’una contro l’altra. .. A questo scopo, abbiamo mobilitato ogni genere d’impresa, abbiamo armato tutte le parti in questione, abbiamo costituito l’autorità come un bersaglio per ogni ambizione. Abbiamo fatto degli Stati delle arene di gladiatori dove una miriade di problemi confusi si contendono … ancora un po’, e i disordini e la bancarotta saranno universale. I chiacchieroni, instancabili, hanno trasformato le sedute del Parlamento e dei Consigli d’Amministrazione in gare dell’arte oratoria.

.. La povertà condanna saldamente i popoli ai lavori forzati più di quanto lo fossero stati dalla schiavitù. Da essa potevano anche liberarsi, ma non dalla miseria. .. I diritti repubblicani per un uomo povero non sono altro che un boccone amaro di ironia, poiché la sua necessità di lavorare duramente quasi tutto il giorno ne toglie qualsiasi bisogno attuale, ma d’altra parte lo deruba di tutte le garanzie di un guadagno certo e regolare, rendendolo dipendente dagli scioperi dei suoi compagni o dalle serrate dei suoi padroni. .. Oggigiorno .. i popoli sono caduti nella morsa dei farabutti spietati avidi di denaro che hanno creato un dominio alle spese dei lavoratori. .. Il nostro potere sta nella mancanza cronica di cibo e nella debolezza fisica del lavoratore, perché ne deriva la sua assoggettazione alla nostra volontà, e non troverà dalla parte delle sue autorità né il potere, né la forza, per contrastare la nostra volontà. La fame dà al capitale il diritto di comandare il lavoratore. .. Dal bisogno, dall’invidia e dall’odio che genera, mobiliteremo le folle tumultuanti, e con le loro mani cancelleremo tutti quelli che ci ostacolano la via.

.. I goyim hanno perso l’abitudine di pensare a meno che siano spinti dai suggerimenti dei nostri specialisti. .. I popoli, che ciecamente credono nelle cose stampate, nutrono un odio cieco per le condizioni sociali superiori a loro, grazie ai suggerimenti appositamente fatti per deviare e grazie alla loro propria ignoranza, poiché non hanno nessuna comprensione del significato di classe e di condizione sociale. Quest’odio crescerà ancora per gli effetti della crisi economica, che fermerà le transazioni in Borsa e ridurrà le industrie all’inazione. Creeremo .. una crisi economica universale con cui getteremo sulle strade delle orde di lavoratori in tutti i paesi europei allo stesso tempo. Queste marmaglie si getteranno con piacere a far scorrere il sangue di quelli che hanno invidiato dalla loro nascita, con la loro ignoranza ingenua, e la cui proprietà potranno saccheggiare. .. Ricordatevi la rivoluzione francese ..: i segreti della sua preparazione ci sono ben conosciuti, poiché fu un lavoro tutto nostro. Da allora in poi, conduciamo i popoli da una disillusione all’altra, .. in favore di quel Re-Despota del sangue di Sion, per il quale stiamo preparando il mondo.

.. I popoli goyim soffrono pazientemente sotto i dittatori-premier di oggi, e sopportano abusi tali che per il più piccolo avrebbero tagliata la testa a venti re. .. E così, la gente condanna i giusti ed assolve i colpevoli. .. Quest’orda di bestie, è vero, si addormenta ogniqualvolta fa il pieno di sangue, e in queste occasioni può essere facilmente incatenata. Ma se non gli si dà del sangue, non si addormenta e continua a lottare.

PROTOCOLLO #4

[Dalla] democrazia .. nasce l’anarchia, che conduce inevitabilmente al dispotismo, non più legittimo e evidente, e quindi responsabile; ma a quello invisibile e segretamente nascosto, ma nondimeno un dispotismo nelle mani di una qualche organizzazione segreta, gli atti del quale sono ancoro più privi di scrupoli, giacché lavora dietro uno schermo, dietro le spalle di vari tipi di agenti, il cambio dei quali non solo non incide in modo dannoso, ma .. aiuta il potere segreto, risparmiandolo la necessità di usare le sue risorse per premiare i lunghi servizi datigli. Chi e che cosa è nella posizione di rovesciare una forza invisibile? La nostra è precisamente tra quelle. .. Il piano d’azione della nostra forza, e addirittura il suo luogo di dimora rimane per tutti un mistero sconosciuto.

Però, anche la libertà potrebbe .. avere il suo posto nell’economia di stato senza mettere in pericolo il benessere dei popoli, se si basasse sul fondamento della fede in Dio, sulla fratellanza dell’umanità, senza legame col concetto di uguaglianza, negata dalle stesse leggi della creazione. .. Con una tale fede un popolo potrebbe essere sotto tutela delle parrocchie, e camminerebbe contento e umile sotto la mano sicura del suo pastore spirituale, sottomettendosi alle disposizione di Dio sulla terra. Questa è la ragione per cui è indispensabile per noi di minare ogni fede, di strappare dalle menti dei goyim lo stesso principio di dio e dello spirito, per sostituirlo con dei calcoli e con dei bisogni materiali. Per non dare tempo ai goyim di riflettere e prendere nota, le loro menti devono essere dirottate verso l’industria ed il commercio. Così, tutte le nazioni saranno inghiottite dalla ricerca del profitto e nella corsa verso di essa, non si accorgeranno del loro nemico comune. .. E poi suonerà l’ora in cui, non per raggiungere il bene, e neanche per guadagnare la ricchezza, ma solamente per l’odio verso i privilegiati, le classi basse dei goyim seguiranno la nostra guida contro i nostri rivali, gli intellettuali dei goyim.

PROTOCOLLO #5

Quale forma di governo amministrativo può essere dato alle comunità in cui la corruzione è diffusa, alle comunità dove la ricchezza si ottiene solo con delle tattiche di furbizia e d’inganno; dove regna il lassismo: dove la moralità si mantiene con misure penali e leggi severe e non con principi accettati volontariamente? .. Creeremo un governo centrale ancora più forte per tenere strette nelle nostre mani tutte le forze della comunità. Regoleremo la vita politica dei nostri sudditi in modo automatico con delle nuove leggi. Queste leggi toglieranno una per una tutte le libertà e tutte le concessioni che i goyim hanno per­ messo, e il nostro regno si distinguerà per un dispotismo di una entità tale che, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, sarà in grado di eliminare qualunque goyim che ci si opponga.

.. Nei tempi in cui i popoli guardavano ai re sui loro troni come ad una manifestazione pura della volontà di Dio, si sottoposero senza fiatare al potere dispotico dei re: ma dal giorno che insinuammo il concetto dei loro diritti nel loro animo, cominciarono a considerare gli occupanti dei troni dei comuni mortali. .. E quando e noi li privammo anche della fede in Dio, la forza del potere fu gettata nelle strade in luogo pubblico e ce ne impadronimmo.

.. Forse, per un po’ di tempo una coalizione dei goyim di tutto il mondo potrebbe affrontarci con successo: ma .. non c’è uno Stato che riceverebbe del sostegno se dovesse prendere le armi, poiché ognuno di loro deve tenere presente che qualsiasi alleanza contro di noi sarebbe per sé senza profitto. Siamo troppo forti - non c’è limite al nostro potere. Le nazioni non possono nemmeno accordarsi su questioni di poco conto senza che noi abbiamo una parte segreta in essa.

.. Se ci fosse del genio dalla parte opposta, si batterebbe ugualmente contro di noi, ma comunque, un nuovo arrivato non tiene testa ad un colono stabilitosi da molto tempo: la lotta contro di noi sarebbe spietata, una lotta tale che il mondo la deve ancora vedere. Sì, il genio dalla loro parte sarebbe arrivato troppo in ritardo. Tutte le ruote delle macchine degli Stati vanno con la forza del motore, che è nelle nostre mani, e quel motore della macchina dello Stato è - Oro. .. Il capitale, per operare senza impacci, deve essere libero di instaurare il monopolio dell’industria e del commercio. [Ciò] darà influenza politica a quelli che si occupano dell’industria, ed aiuterà nell’oppressione del popolo.

.. Per consegnare l’opinione pubblica nelle nostre mani, dobbiamo ridurla ad uno stato di perplessità, dando la parola a tutte le parti con delle opinioni contraddittorie, e per tutto il tempo necessario per far perdere la testa nel labirinto ai goyim, e si vedrà che la cosa migliore è di non aver nessun opinione di alcun genere sulle questioni politiche, cosa che non è dato a capire al pubblico, perché solo colui che guida il pubblico lo capisce. Questo è il primo segreto. Il secondo requisito segreto per il successo del nostro governo è il seguente: moltiplicare i fallimenti nazionali, le abitudini, le passioni, .. al punto che sarà impossibile per chiunque sapere dove sta nel caos che ne risulta, sicché la gente, di conseguenza, non possa comprendersi. Questa misura ci sarà utile anche .. per seminare il disaccordo da tutte le parti, per ostacolare tutte le forze collettive che non sono ancora disposte a sottomettersi a noi, e per scoraggiare qualunque tipo d’iniziativa personale. .. Non c’è nulla di più pericolosa dell’iniziativa personale. Se dietro di essa c’è del genio, tale iniziativa può creare più danni di quelli che possono fare i milioni di persone tra le quali abbiamo seminato il disaccordo. Noi dobbiamo indirizzare l’educazione delle comunità goyim in modo che, quando capita una questione che richiede un’iniziativa, le cadano le braccia nell’impotenza disperata. .. Con tutti questi mezzi stancheremo in modo tale i goyim che saranno obbligati ad offrirci il potere internazionale, [e ciò] ci permetterà .. di assorbire gradualmente tutti gli Stati del mondo e di formare un super-Governo. Al posto dei governanti odierni, metteremo un fantasma che chiameremo l’Amministrazione del super-Governo [”Il grande fratello”, ndJB]. Le sue mani si stenderanno in tutte le direzioni, e la sua organizzazione sarà di una dimensione talmente colossale che non potrà che assoggettare tutte le nazioni del mondo -
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The1phoenix.net

L’esperienza ebraica contemporanea

di Gilad Atzmon

Per più di mezzo secolo coloro che hanno cercato di contrapporsi alle forze che sottendono il paradigma israeliano hanno identificato la politica e la pratica israeliane con il sionismo e con l’ideologia sionista. Temo di dover dire che si sono completamente sbagliate. Certo, il progetto sionista impone di depredare la Palestina nel nome delle aspirazioni nazionali ebraiche. Ed è anche corretto affermare che Israele è stato alquanto efficiente nel tradurre la filosofia sionista in una devastante pratica repressiva e omicida. Tuttavia gli israeliani, o più precisamente la grande maggioranza degli ebrei laici nati in Israele, non sono motivati né invigoriti dall’ideologia sionista. Il suo spirito o i suoi simboli sono per loro praticamente privi di significato. Per quanto strano possa sembrare, per la maggior parte degli ebrei laici nati in Israele il sionismo è una nozione straniera o semplicemente arcaica.

Dato che la grande maggioranza di israeliani è confusa dalla nozione di sionismo, buona parte delle cosiddette critiche anti-sioniste hanno avuto scarso effetto su Israele, sulla politica israeliana e sul popolo israeliano. In altre parole, negli ultimi sessant’anni coloro che hanno usato il paradigma del sionismo e il suo opposto non hanno fatto altro che predicare ai convertiti.

Va ora rivisto completamente il complesso amalgama composto da Israele, sionismo ed ebraismo.

Viaggio interiore

Una volta all’anno, in occasione della Pasqua, la mia famiglia mi lascia a Londra per due settimane. Mia moglie Tali e i nostri due bambini Mai (12) e Yann (7) partono per Israele. Mia moglie la chiama visita di famiglia, insiste che i bambini devono vedere i loro parenti stretti e che le mie idee su Israele, identità ebraica e sionismo globale non devono mettersi in mezzo o interferire con gli affari di famiglia. Per ovvi motivi, io non vado mai in Israele. Ho deciso dieci anni fa che, a meno che Israele non diventi lo stato di tutti i suoi cittadini, io lì non ho niente da fare.

Nei nostri primi anni a Londra come genitori Tali e io abbiamo avuto un po’ di discussioni sulla sua scelta di Israele come meta pasquale. All’inizio la disapprovai. Insistevo sul fatto che trascinare dei bambini innocenti nell’apartheid dello “Stato per soli ebrei” avrebbe contribuito ben poco alla loro futura serenità, e che avrebbe anzi potuto distorcere il loro senso etico. In quegli anni da genitori alle prime armi Tali liquidava le mie paure, diceva che i nostri figli andavano trattati come esseri umani liberi. Avevano il diritto di vedere la loro famiglia e sarebbe spettato a loro decidere quando sarebbero stati pronti a farlo.

Quando i nostri figli erano molto piccoli trovavo molto difficile argomentare la mia posizione. Mai e Yann non certo interessati alle complessità politiche o etiche. Tuttavia, mentre i miei figli crescevano, i loro ripetuti soggiorni nello shtetl ebraico diventavano un importante capitolo educativo per me più che per chiunque altro. Assistere alla trasformazione dei miei figli in blandi filo-israeliani mi ha aperto gli occhi. Mi è accaduto di comprendere l’impatto di Israele e del sionismo attraverso gli occhi dei miei bambini britannici. Ho imparato ad ammettere quanto sia facile innamorarsi di Israele.

I miei figli adorano quel posto. Amano il cielo blu, il mare, le spiagge sabbiose. Penso che amino anche l’hummus e il falafel. Non bisogna essere un genio per capire che tutto ciò che ho appena citato appartiene alla terra, cioè alla Palestina, e non allo Stato di Israele. Ma non finisce qui. Adorano anche parlare ebraico circondati da persone che lo parlano, ridere e perfino addolorarsi in ebraico. Amano la chutzpah ebraica che è intrinsecamente unita alla schiettezza israeliana. In fin dei conti, l’ebraico è la loro lingua materna.

Quando Tali e i bambini fanno ritorno nella nuvolosa Londra si sentono confusi e spaesati per un po’. Tali diventa lievemente nostalgica al pensiero della fortunata carriera teatrale che si è lasciata alle spalle. E questo è normale. Il caso dei miei figli è leggermente più complesso. Loro sono britannici. Anche se l’ebraico è la loro lingua materna, l’inglese è la loro prima lingua. A Londra sentono la mancanza di alcune libertà celebrate laggiù: vorrebbero continuare a giocare nei campi, godersi il glorioso sole mediterraneo inebriati dai fiori di una primavera secca. Però l’aspetto più percettibile è che Israele risolve quello che sembra essere il loro inevitabile complesso identitario. Quando vivono qui a Londra sono turbati dalla loro identità etnica, non sanno decidere chi sono, se ex-israeliani, ex-ebrei, ebrei laici, di cultura cristiana, discendenti di un palestinese di lingua ebraica, figlio e figlia di un famigerato personaggio che odia se stesso e fiero di farlo e via dicendo. In Israele, soprattutto quando sono circondati dai loro familiari, non si pongono nessuna di queste domande. Gli israeliani tendono ad accettarti come fratello, sempre che tu non sia arabo. Mentre nella Londra multietnica i miei figli si trovano spesso ad affrontare ovvie domande che riguardano le loro origini, domande cui fanno molta fatica a rispondere a causa mia e della mia posizione, in Israele quelle domande sono inesistenti.

Quando i miei figli ritornano a Londra, per una settimana o due mi fanno sentire come se fossimo io e la mia pazzia a imporre loro queste condizioni di esilio invernale. In fondo al mio cuore so che hanno assolutamente ragione. ‘È dura’, è tutto quello che posso dire in mia difesa.

Per una settimana o due dopo il loro ritorno i miei figli diventano leggermente sionisti. Non che siano in disaccordo con quello che dico della Palestina, non che sviluppino una qualche aspirazione nazionale ebraica, e non è neanche che i miei figli siano ciechi alle sofferenze del popolo palestinese. Anzi, il mio figlio più piccolo, che ha sette anni, è sconvolto da quel muro gigantesco e non fa che domandare delle persone che ci vivono dietro. Ma c’è qualcosa che sperimentano in Israele, qualcosa che ha fatto del sionismo la storia di maggior successo tra gli ebrei della diaspora per più di due millenni. Non è l’ideologia a rendere così attraente il sionismo, ai miei figli non interessa l’ideologia e probabilmente non sanno neanche cosa significhi questa parola. E non è neanche la politica, i miei figli non sanno molto di politica. È tutta una questione di appartenenza. Il sionismo è un identificatore simbolico e offre agli ebrei della diaspora un ordine simbolico. Dà un significante a ogni possibile apparenza, crea un mondo logico e coerente. Dà un nome al mare, al cielo, al sole, alla terra, alla fratellanza, al desiderio e all’amicizia. Ma dà anche un nome al nemico, ai gentili (goyim) e perfino agli ebrei che odiano se stessi. Il sionismo è un lucido ordine mondiale, purtroppo anche spietato e omicida.

Attraverso gli occhi dei miei bambini ho l’occasione di studiare il significato di Israele più che la sua politica o le sue azioni. Grazie a loro posso capire cosa offre Israele e quanto efficace sappia essere. Analizzando il rapporto empatico dei miei figli con Israele ho compreso che l’esperienza ebraica contemporanea si fonda su due sistemi dialettici. L’uno si basa su Eretz Yisrael e la Diaspora, l’altro può essere formulato come “ama te stesso quanto odi tutti gli altri”.

Eretz Yisrael e la Diaspora

“Sono un essere umano, sono ebreo e sono israeliano. Il sionismo è stato uno strumento che mi ha fatto passare dalla condizione di ebreo alla condizione di israeliano. Credo che sia stato Ben-Gurion a dire che il movimento sionista era l’armatura necessaria per costruire la casa, e che dopo la fondazione dello stato doveva essere smantellato”. (Avraham Burg, ‘Leaving the Zionist ghetto’ in un’intervista con Ari Shavit, 25 luglio 2007)

Per gli ebrei laici nati in Israele il sionismo significa ben poco. Se il sionismo serve ad affermare che gli ebrei hanno diritto a una patria in Sion, l’ebreo laico nato in Israele questa realtà la vive. Per lui/lei, il sionismo è un capitolo storico remoto collegato a una vecchia fotografia che ritrae un uomo con una gran barba nera, Theodor Herzl. Per gli israeliani il sionismo non è una trasformazione in attesa di realizzarsi ma piuttosto un capitolo storico noioso, tedioso e datato, poco più che chiacchiere senza senso. È molto meno interessante delle buste piene di denaro di Olmert o della conversione di Obama in portavoce di Israele. Di fatto, per i nuovi israeliti la parola Galut (Diaspora) ha delle connotazioni negative. È associata ai ghetti, alla vergogna e alla persecuzione, e non ha niente a che fare con Manhattan o con il quartiere londinese di Soho. In altre parole, gli israeliani non tendono a identificare la loro emigrazione da Israele come un ritorno alla Diaspora. Come altre popolazioni migranti, cercano semplicemente una vita migliore. Va detto che per la maggioranza degli israeliani Israele è lungi dall’essere un luogo glorioso ed eroico. È naturale, dopo sessant’anni passati con la stessa donna capita che non si apprezzi più la sua bellezza.

Il cosiddetto “israeliano”, vale a dire l’ebreo laico nato in Israele, il riuscito prodotto del sionismo post-rivoluzionario, è ora così abituato alla propria esistenza in quella regione che ha perso il suo istinto di sopravvivenza ebraico. Adotta invece la più edonistica interpretazione dell’individualismo illuminato occidentale che abolisce le residue reminiscenze del collettivismo tribale. Questo può spiegare perché Israele sia stato sconfitto nell’ultima guerra del Libano. Il nuovo israeliano non vede alcun valido motivo per sacrificarsi su un altare ebraico collettivo. È molto più interessato a esplorare gli aspetti pragmatici della filosofia della “bella vita”. Questo può anche spiegare come mai l’esercito israeliano non riesca a far fronte alla crescente minaccia dei razzi Qassam. Per farlo, i generali israeliani dovrebbero ricorrere ad audaci tattiche di fanteria. Apparentemente hanno imparato la lezione in Libano: la società edonistiche non producono guerrieri spartani e senza veri guerrieri a disposizione è meglio combattere da lontano. Invece di mandare a Gaza reparti speciali di fanteria all’alba, sembra che sia molto più semplice sganciare bombe su quartieri popolosi oppure affamarne gli abitanti per costringerli alla sottomissione. Inutile dire che i palestinesi, i siriani, Hezbollah, gli iraniani e tutto il mondo islamico lo sanno benissimo. Giorno dopo giorno assistono alle codarde tattiche israeliane e sanno che Israele ha i giorni contati.

Per quanto possa sembrare allarmante, gli israeliani non sono troppo preoccupati da questa fatale e inevitabile realtà, almeno non consapevolmente. Dato che il loro istinto di sopravvivenza tribale è stato sostituito dall’individualismo illuminato, i giovani israeliani si preoccupano più della sopravvivenza individuale che di progetti collettivi. L’israeliano può arrivare al punto di pensare “come diavolo faccio a andarmene di qui?” Il nuovo ebreo laico israeliano è un artista della fuga. Non appena termina la leva obbligatoria, corre all’aeroporto o impara a disconnettersi da tutti i canali di informazione. Il numero di israeliani che lasciano la madrepatria cresce giorno per giorno. Gli altri, quelli condannati a restare, sviluppano un’apatica cultura di indifferenza.

Beaufort e Sderot

Di recente ho visto Beaufort, un pluripremiato film israeliano di guerra. Anche se le sue qualità cinematografiche non mi hanno affatto colpito, la pellicola è una sorprendente denuncia della stanchezza e del disfattismo israeliani. Il film narra la storia di un reparto speciale della brigata Golani dell’Esercito di Difesa Israeliano in un bunker all’interno di una fortezza bizantina in cima a una montagna del Libano meridionale. L’azione si svolge nei giorni che precedono la prima ritirata israeliana da quella zona, nel 2000. Fatto sta che i soldati israeliani sono circondati dai guerriglieri di Hezbollah. Trascorrono giorni e notti in trincea, si nascondono in rifugi di cemento armato e sono sottoposti a una pioggia incessante di razzi e missili. Nonostante i loro progetti per il futuro, in una vita lontana da quell’inferno in cui sono intrappolati, muoiono uno dopo l’altro per mano di un nemico che non vedono nemmeno.

Gli israeliani hanno molto amato questo film, il resto del mondo era un po’ meno convinto dei suoi pregi artistici. Se vi state chiedendo perché sia piaciuto così tanto agli israeliani, questa è la mia risposta. Per gli israeliani, la trama di Beaufort è l’allegoria di uno stato che giunge a rendersi conto della temporalità e della futilità della propria esistenza. Così come i soldati israeliani sognano di scappare più lontano possibile, andando a vivere a New York o sballandosi a Goa, la società israeliana sta facendo i conti con il proprio fatale destino. Come i soldati del film, gli israeliani vogliono diventare americani, parigini, londinesi e berlinesi. Il numero di israeliani in coda per ottenere un passaporto polacco aumenta ogni giorno che passa. Beaufort è la metafora di una società che si sa assediata. Una società che si sta accorgendo che potrebbe non esserci una via d’uscita, né fisica né attraverso una crescente indifferenza. Il film può essere interpretato come la parabola di una società che sta facendo i conti con la drammatica nozione della propria temporalità.

È curioso che, mentre i soldati di Beaufort e gli abitanti reali di Sderot o Ashkelon sentono che niente più li trattiene in quei luogi e vogliono confusamente lasciarsi alle spalle tutto e scappare per salvarsi la pelle, per l’ebreo della Diaspora Israele è un luminoso modello di gloria. Israele è sia il significato che il significato nel suo farsi. Per l’ebreo della Diaspora Israele è la trasformazione simbolica che mira alla liberazione e perfino alla redenzione dalla sofferenza ebraica. Israele è tutto ciò che l’ebreo della Diaspora non è. È ricco di chutzpah, è energico, è militante, lotta per quello in cui crede. Dunque per un giovane ebreo di Golders Green o di Brooklyn emigrare in Israele o arruolarsi in quello che erroneamente considera l’eroico esercito israeliano è ben più glorioso che fare l’avvocato, il dentista o il commercialista nello studio di papà.

Essendo terrorizzato dalla remota possibilità che i miei figli un giorno possano sorprendermi con la scelta di trascorrere del tempo in Israele da soli, senza il controllo materno, negli ultimi tempi ho cercato di capire quello che Israele ha da offrire agli ebrei del mondo. Di fatto, non sono molti i genitori ebrei che vieterebbero ai propri figli di entrare nell’esercito israeliano. E perché dovrebbero? L’esercito israeliano è molto sicuro, evita gli scontri sul campo, uccide da lontano e tiene in considerazione i propri soldati almeno quanto ama infliggere sofferenza estrema agli altri. Ogni genitore ebreo deve accettare l’utilità che suo figlio impari a guidare un carro armato o un elicottero e a sparare con un MK 47. Diversamente dai combattenti palestinesi scandalosamente male equipaggiati che muoiono tutti i giorni in gran numero, è difficile che i soldati israeliani rischino la vita. Ecco dunque che l’eroismo dell’emigrazione e perfino dell’arruolamento sembrano essere un’avventura sicura, almeno per ora.

Benché sia chiaro che la maggioranza dei giovani ebrei della Diaspora scelga di continuare la propria vita evitando di raccogliere la sfida dell’aliyah (lett. ascesa, l’immigrazione ebraica nella terra di Israele), il sionismo comunque fornisce loro un identificatore simbolico. Il sionismo e i suoi “aliyah operators” offrono loro la possibilità di identificarsi con i pochi che sono arrivati a tanto o di diventare essi stessi soldati di uno degli eserciti più forti del mondo.

Il nuovo ebreo errante

Il sionismo inventò il popolo ebraico e pose il suo Stato, Israele, in un conflitto devastante che sta ora assumendo proporzioni globali, trasformandosi in una pericolosa minaccia mondiale. Ma per gli israeliani, cioè coloro che si trovano nell’occhio del ciclone, “sionismo” significa molto poco. Gli israeliani si arruolano nell’esercito israeliano non perché sono sionisti ma perché sono ebrei (in contrapposizione con i musulmani che li circondano). Questa fondamentale constatazione può dare un nuovo significato al concetto dell’“ebreo errante”. La dialettica instauratasi tra la Diaspora e Eretz Yisrael porta a un flusso incrociato di migrazione, aspirazione e speranza. Gli ebrei della Diaspora si sentono attratti da Israele alla luce della fantasia sionista, mentre gli ebrei israeliani sono decisi a fuggire dallo stato di assedio in cui si trovano. La Diaspora si sta dirigendo verso Eretz Yisrael, mentre buona parte degli ebrei israeliani cerca disperatamente di uscirne.

Questo flusso incrociato di attrazione/emigrazione non è fortuito, ma il prodotto diretto delle sacre scritture. Come ho esplorato nel mio articolo “Esther to AIPAC” [1], sono sempre più numerosi gli studiosi della Bibbia che mettono in discussione la sua storicità. Apparentemente la Bibbia sarebbe stata scritta prevalentemente “dopo l’esilio babilonese e le sue pagine rielaborano (e in gran parte inventano) la storia israelita precedente facendo sì che rifletta e reiteri le esperienze di coloro che ritornarono da quell’esilio”.

Questo fa sì che la Bibbia, essendo un testo sull’esilio, conduca a una realtà frammentata nella quale l’ebreo della Diaspora anela al “ritorno”, ma una volta consumato questo ritorno l’ideologia perde la sua attrattiva. Il caso del sionismo è incredibilmente simile: è riuscito ad attirare alcuni ebrei a Sion, ma una volta lì l’ideologia non offre loro l’avventura sperata.

Possiamo chiaramente rilevare nel progetto ebraico una tensione dialettica tra il sionismo, l’identità dell’ebreo della Diaspora e l’israelianità. Il sionismo e Israele sono i due poli che insieme formano l’esperienza ebraica contemporanea.

Ama te stesso quanto odi tutti gli altri

Una volta compresa l’opposizione dialettica tra Eretz Yisrael e la Diaspora, passiamo a riflettere sui rapporti speciali tra i due.

Mentre Eretz Yisrael e la Diaspora instaurano un flusso incrociato di attrazione ed emigrazione, Israele stabilisce una coerente e logica interpretazione simbolica della supremazia e dello sciovinismo ebraici. Israele converte la massima “ama te stesso quanto odi tutti gli altri” in una devastante realtà in cui l’ebreo che ama se stesso si rivela capace di infliggere dolore estremo a coloro che lo circondano.

Per comprendere il concetto ebraico dell’amore di sé, dovremmo prima riflettere su ciò che rende possibile questa forma particolare di coscienza personale emotiva: l’appartenenza al “popolo eletto”.

Mentre l’interpretazione ebraica religiosa vede la condizione di “eletto” come un fardello morale con cui Dio ordina agli ebrei di essere un esempio di comportamento etico, l’interpretazione ebraica laica si riduce a una banale forma sciovinista di supremazia etnicamente orientata. Incoraggia chiaramente coloro che sono abbastanza fortunati da avere una madre ebrea ad amare se stessi ciecamente. È importante precisare a questo punto che nella maggioranza dei casi la supremazia ebraica è solita produrre un certo livello di disprezzo dei diritti fondamentali dell’altro. In molti casi conduce all’animosità e perfino all’odio, latente o manifesto.

Alla base della rivendicazione sionista della Palestina a spese dei suoi abitanti autoctoni c’è proprio questa supremazia. Ma ovviamente non si limita alla Palestina, e un altro caso è rappresentato dalla radicale manifestazione del gruppo di pressione ebraico per l’estensione della “Guerra al terrore”, come espressa, per esempio, dall’American Jewish Committee. Lungi da me affermare che questo genere di bellicismo sia caratteristico degli ebrei (come popolo); tuttavia è purtroppo sintomatico del pensiero politico tribale ebraico di sinistra, destra e centro. Dunque non dovrebbe sorprenderci che in prima linea nella lotta per l’umanesimo e i valori etici universali ci siano ebrei come Gesù, Spinoza e Marx, che fecero di tutto per introdurre un principio di fratellanza opponendosi in primo luogo alla supremazia tribale che trovavano in sé e nel loro patrimonio culturale. Protestarono soprattutto contro quello che era loro familiare e vi preferirono la fratellanza e l’amore.

Tuttavia va notato che Gesù, Spinoza e Marx non riuscirono a trasformare gli ebrei (come collettività), anche se riportarono un certo successo con alcuni di essi. Tutto fa pensare che lo spostamento dal tribalismo monoteista dogmatico all’universalismo pluralista tollerante sia quasi impossibile. Di fatto, molti ebrei sono riusciti a lasciarsi alle spalle Dio, altri sono diventati marxisti, ma in qualche modo molti di questi sono rimasti fedeli alla loro filosofia monoteista esclusiva e tribale “solo per ebrei” (Bund, Jews Agains Zionism). Altri si sono spinti a diventare una “nazione come le altre nazioni” (lo slogan del sionismo), solo che si sono preoccupati di epurare e uccidere tutti coloro che non rientravano etnicamente nelle loro visione di se stessi (la Nakba del 1948). Alcuni sono diventati così liberali e cosmopoliti da riuscire a ridurre il conflitto mondiale contemporaneo a una questione di bibite. “Quelli che bevono Coca-Cola non si fanno la guerra”, ci hanno detto. Sarà anche vero, ma a quanto sembra i bevitori di Coca-Cola hanno recentemente assassinato un milione e mezzo di iracheni nel nome della “democrazia”.

È estremamente importante ricordare che molti ebrei sono riusciti ad assimilarsi e a lasciarsi alle spalle le loro caratteristiche tribali, e ora si comportano come normali esseri umani. Non hanno niente a che fare con il Bund, con i neo-conservatori, con il sionismo. A quanto pare questi esseri umani davvero emancipatisi non sono oggetto del mio studio, e posso solo augurare loro fortuna e successo.

Tuttavia, anche se gli ebrei sono tra loro divisi su molte questioni, sono però uniti nella lotta contro quelli che identificano collettivamente come i loro nemici. Ci ho messo un po’ a capire che chi opera sotto l’esclusiva bandiera ebraica nei movimenti di solidarietà con la Palestina e contro la guerra si preoccupa innanzitutto di combattere qualsiasi riferimento alla lobby ebraica o al potere ebraico.

Una spiegazione è già stata fornita. Il sionismo in sé ha poco a che fare con Israele, è un discorso interno alla Diaspora ebraica. Ne consegue che il dibattito tra sionisti e anti-sionisti ebrei non ha alcun effetto su Israele o sulla lotta contro le azioni israeliane. Serve a mantenere la discussione all’interno della famiglia e a creare più confusione tra i gentili. Permette all’attivista etnico ebreo di affermare che “non tutti gli ebrei sono sionisti, anzi, ci sono al mondo circa due dozzine di ‘anti-sionisti ebrei’”. Per patetico che possa suonare, questo argomento ottuso è comunque riuscito a mandare in frantumi qualsiasi critica rivolta negli ultimi quarant’anni al lobbismo etnocentrico ebraico. A quanto pare (e purtroppo), quando si tratta di “azione” i sionisti e i cosiddetti “anti”-sionisti ebrei agiscono come un solo popolo. E perché agiscono come un solo popolo? Perché lo sono. Lo sono davvero? Non importa, finché lo credono o si comportano come se lo fossero. E cos’è che li rende un solo popolo? Probabilmente odiano chiunque altro almeno quanto amano se stessi.

C’è un vecchio detto ebraico: “Dimmi chi sono i tuoi amici e ti dirò chi sei”. Per una lettura ben più attenta della politica tribale contemporanea ebraica, sarebbe appropriato correggerlo così: “Basta che tu mi dica chi odi e ti dirò chi sei”. Se, per esempio, odi Finkelstein, Atzmon, Blankfort, Mearsheimer & Walt e così via, sei ebreo. Se ti limiti a non essere d’accordo con loro puoi essere chiunque.

L’odio e l’avversione personale sono tristemente sintomatici della politica tribale ebraica, probabilmente per il fatto che la politica ebraica è marginale e si definisce attraverso la negazione. Va notato che Israele è riuscito a perfezionarla e a darle nuovo significato. Se l’ebreo della Diaspora ha il diritto di amare se stesso, il suo odio per l’altro è ampiamente soffocato. Per quanto alcuni ebrei amino seguire alla lettera i loro dettami religiosi e sputare sulle chiese [2] o semplicemente distruggere le vite di illustri accademici e artisti, l’odio e la violenza non sono tollerati nel discorso occidentale contemporaneo. Ed è qui che entra in gioco Israele. Gli israeliani amano se stessi ma sono capaci di odiare chiunque altro. Sono capaci di affamare milioni di palestinesi, di uccidere quando ne hanno voglia. Israele ha trasformato lo slogan “ama te stesso/odia tutti gli altri” nella pratica di tutti i giorni. Ha risolto la tensione ambivalente insita nell’amare se stessi quando si è in mezzo agli altri. Israele non si limita a odiare il professor Finkelstein, è anche capace di arrestarlo e deportarlo. Israele non si limita a odiare i palestinesi, è ugualmente capace di affamarli, di imprigionarli tra muri e filo spinato, di bombardarli e perfino di attaccare con armi nucleari gli irriducibili, quando il momento è propizio.

Questo è l’aspetto più spaventoso della complementarità tra Eretz Yisrael e la Diaspora. È la materializzazione di una società guidata dall’odio. Dopo due millenni di vita errante, l’ebreo nazionale recentemente riformato è capace non solo di odiare ma anche di infliggere l’estrema sofferenza a coloro che odia.

Esplorare la questione ebraica

Una volta all’anno, in occasione della Pasqua, la mia famiglia mi lascia a Londra per due settimane. Mia moglie Tali e i nostri due bambini Mai e Yann partono per Israele. Vedo chiaramente quanto adorino andarci. Capisco benissimo cos’è che amano laggiù. Per fortuna posso dire che almeno per ora i miei figli non sono follemente innamorati di sé e non si vedono come parte di una collettività tribale. E dunque non odiano nessuno.

Però attraverso la loro esperienza posso capire cosa ha da offrire Israele, soprattutto a coloro che non ci abitano. Posso capire quanto appaia attraente l’avventura israeliana vista da lontano. Attraverso la loro esperienza apprendo la dialettica tra Israele e l’aspirazione sionista della Diaspora. Il rapporto di negazione e di complementarità tra i due è l’essenza dell’esperienza ebraica contemporanea.

Se vogliamo combattere i crimini commessi da Israele e il male promosso dalle lobby sioniste globali, faremmo bene ad avviare uno studio approfondito della questione ebraica e dell’esperienza ebraica. Non si tratta solo di Israele e o del sionismo, ma dell’amalgama complesso e devastante formato da entrambi. A meno di interrogarci sull’esperienza ebraica, siamo destinati a sprecare il nostro tempo continuando a impiegare una terminologia ottocentesca irrilevante e arcaica che non ha niente a che fare con il conflitto.

Se saremo abbastanza coraggiosi da esplorare la questione ebraica e l’identità ebraica potremo essere in grado di capire che l’apartheid israeliano non è solo dovuto a circostanze politiche ma è di fatto l’esito naturale di una filosofia tribale orientata etnicamente. Il muro israeliano non è una misura politica ma piuttosto la manifestazione di un atteggiamento razzista esclusivo che sta alla base del concetto ebraico di segregazione. Quando saremo in grado di affrontare la questione ebraica esaminando le differenze tra israeliani e sionisti della Diaspora potremo capire anche perché il senatore Obama è corso alla conferenza dell’AIPAC tre ore dopo essersi assicurato la candidatura per il Partito Democratico. La serie di promesse fatte da Obama, Clinton e McCain all’AIPAC pochi giorni fa è un riflesso concreto dell’esperienza ebraica contemporanea. I senatori offrono ai lobbisti ebrei americani proprio quello che vogliono. A spese dei palestinesi, degli iracheni, dei siriani, degli iraniani e di miliardi di musulmani, i politici americani promettono apertamente che l’America continuerà a essere favorevole a Israele. A quanto pare l’America preferisce assecondare la sua piccola minoranza ebraica invece di essere un credibile mediatore internazionale e un vero negoziatore.

Tenendo conto dei crimini commessi dallo stato ebraico in nome del popolo ebraico, credo che abbiamo il pieno diritto di mettere in dubbio la filosofia e la prassi dell’esperienza ebraica. Non dobbiamo farci intimidire dagli attivisti etnici ebrei e dalle campagne di diffamazione sioniste.

Visto che gli ebrei non costituiscono una razza ma soccombono ampiamente a diverse forme di politica collettiva ed etnicamente orientata, non dovremmo temere di toccare questo argomento. Una volta dato per scontato che gli ebrei non costituiscono una razza, lo studio dell’identità e della politica ebraica non è né razzismo né essenzialismo. Al contrario, è una lettura critica dell’ideologia razzista e della sua inerente supremazia.

Quelli di noi che considerano Israele e il sionismo un grave pericolo per la pace mondiale devono insistere in questo studio. Invece di concentrarci separatamente sul sionismo o su Israele, dobbiamo apprendere l’amalgama unico e complesso formato da entrambi. Questo composto dialettico plasma la nozione contemporanea di esperienza ebraica. Il sionismo in sé non è altro che un diversivo che serve ad attirare la nostra attenzione e a distrarci. Sembra proprio che i nostri attacchi contro il sionismo non abbiano alcun effetto su Israele, la sua politica e la sua gente. Al massimo disturbano alcuni ebrei sionisti.

Se lo studio dell’esperienza ebraica può aiutarci a salvare le vite di milioni di palestinesi, di iracheni, di siriani e di iraniani, è anche nell’interesse collettivo ebraico comprendere la vera natura dell’esperienza e della politica ebraica. In fin dei conti è la politica ebraica (più che la religione) quello che potrebbe demonizzare l’intera collettività degli ebrei per il prossimo millennio. È nell’interesse della collettività ebraica arrestare la bestia politica prima che sia troppo tardi.

Lo devo ai miei fratelli e alle mie sorelle palestinesi, lo devo a me stesso, lo devo a Yann e a Mai: voglio essere sicuro che quando verrà il momento, per loro, di protestare contro la mia “esperienza anti-ebraica”, sarò abbastanza intelligente da discuterne con loro in maniera aperta e ponderata.

NOTE

[1] http://www.counterpunch.org/atzmon03032007.html

[2] Secondo il Dr. Israel Shahak, nel suo libro Jewish History, Jewish Religion, questa pratica ha radici antiche ed è diventata sempre più diffusa: disonorare i simboli religiosi cristiani è un antico dettame religioso dell’Ebraismo. Sputare sulla croce, in particolare sul Crocifisso, e sputare quando un ebreo passa accanto a una chiesa, sono obbligatori per gli ebrei devoti fin dal 200 d.C. circa. In passato, quando il pericolo dell’ostilità anti-semita era concreto, i rabbini raccomandavano agli ebrei devoti di sputare in modo che non ne fosse chiaro il motivo o di sputarsi sul petto, non direttamente sulla croce o apertamente davanti a una chiesa.

Traduzione di Manuela Vittorelli per Eurasia, rivista di studi geopolitici

> THE ARRIVALS: L'ARRIVO DELL'ANTICRISTO <

 

Wolf White > Alcuni nobili feudali di antico lignaggio a partire da Carlo Magno mutando di volta in volta denominazione sono arrivati fino a noi. Sono estremamente ramificati e si riuniscono in gruppi religiosi chiusi, hanno come caratteristica comune le gerarchie, l'obbedienza silenziosa. Sono, esseri che di umano hanno solo l’ aspetto che guidano la storia la quale viene presentata alle masse di nonpensanti (secondo la definizione di G.Orwell in 1984), per indurle a vivere secondo il loro volere. L’emblema portato dai membri dell’ordine su un mantello sulla spalla sinistra (questo cerchio stretto sono i membri della rosa rossa a capo degli illuminati). Una sottile linea rossa unisce i manifesti rosacrociani alla Golden Dawn, tramite Alisteir Crowley e l'O.T.O. Ordo Templi Orientis, un ordine neotemplare fondato in Germania, nel 1898 ,tale tradizione sarebbe infine pervenuta al NOVO Ordo Vril (N.O.V.), che con affiliati, soltanto di sesso femminile, distribuiti tra Germania, Austria, Francia ed Italia Grecia starebbe portando avanti in modo silenzioso e tranquillo il progetto politico-religioso e sociale iniziato nell’egitto prefaraonico. Gli adepti della Vril continuano ad agire a livello esoterico, col nome di Die Kette (La Catena), indicando con questo termine l'anello, l'uroburo, che univa medianicamente le loro menti. Tra l'altro, vi sarebbe un preciso collegamento tra questo Ordine e un altro Ordine Occulto, Causa Nostra, anche denominato Causa Nostra Vril, se non addirittura una completa identità e comunanza di intenti, persone e mezzi. Si tratta di una organizzazione molto ramificata e molto segreta che richiamandosi ai culti della dea madre (iside-isthar-semiramide ecc.) è finalizzata al recupero della misteriosa energia Vril (raggio verde), che sta progettando una nuova razza umana per una diversa civiltà (una razza umana schiava totalmente).  In rete circola la foto di una (presunta) leader della Nuova Vril chiamata Vera, i cui lunghi capelli farebbero riferimento alla tradizione magico-esoterica delle medium della Vril Gesellschaft. Hanno fortissimi poteri telepatici. Tuttavia il loro programma controllo presenta una falla: funziona solo con le masse, dirigendo le quali si condizionano anche gli intelligenti che essendo minoranze prive di potere non possono reagire in alcun modo e sono costrette a subire.

 

 

Il segreto occulto degli Illuminati e del loro simbolo

Sempre più spesso, grazie a libri e pubblicazioni, sentiamo parlare della setta degli Illuminati, degli Illuminati di Baviera, del Nuovo Ordine Mondiale e di tutte quelle politiche mondialiste che hanno lo scopo di rendere schiavi al Sistema le popolazioni del pianeta.  Ma pochi, per non dire nessuno, dicono chiaramente chi sono questi “signori” che avrebbero nelle mani un tale potere. Vengono elencati i nomi di potentati ricchissimi come gli imperi dei Rockefeller, dei Rothschild, o dei gruppi elitari molto influenti come lo statunitense C.F.R., il transeuropeo Bilderberg, il britannico R.I.I.A., ecc.

Questi sarebbero i veri Padroni del mondo: coloro che hanno nelle mani non solo le industrie, le multinazionali, la creazione stessa della moneta, i governi e interi Stati.  Ma possiamo veramente credere che persone in carne ed ossa che hanno ricchezze incommensurabili e potere inaudito, possano fare tutto quello che stanno facendo, senza alcun intervento esterno e solo per brame personali? E’ ipotizzabile che degli esseri viventi stiano distruggendo sistematicamente il pianeta dove vivono loro stessi?

Certamente si è liberi di crederlo, ma in questa visione c’è qualcosa che alla logica non torna proprio! Non torna infatti - nonostante la potenzialità autodistruttiva insita nell’essere umano - che poche centinaia di persone, quasi tutte con particolari legami di sangue, possano avere lo scopo di distruggere lo stesso ambiente nel quale vivono loro stessi e i loro figli!

Abbiamo a che fare con pazzi kamikaze plurimiliardari, o c’è invece dell’altro? 

Molte persone, per questo motivo, trovano o cercano la spiegazione nelle teorie più incredibili, dall’interferenza aliena esterna, da quella di presunti abitatori sotterranei che vivrebbero qui da miliardi di anni, per arrivare alle orde di rettiliani e/o draconiani.  Tutti questi, in una maniera o nell’altra, interferirebbero nelle politiche internazionali e avrebbero il controllo dell’intero sistema globale. Un’altra possibile interpretazione può essere cercata invece indagando i mondi spirituali! 

In questa sede ci occuperemo proprio di quest’ultima strada. 

Ora è di fondamentale importanza aprire la mente e lasciare da parte la visione scientifico-materialista-riduzionista inculcataci. Solo così facendo, sarà possibile una parziale comprensione di qualcosa che non appartiene a questo mondo.

Per coloro che invece credono ciecamente nella visione scientista del mondo e della Vita, che vedono l’essere umano come un semplice ammasso di cellule e organi, che vive più o meno ottant’anni solo per lavorare, dormire, mangiare e infine morire, la lettura potrebbe essere un po’ difficile. Le persone che invece sentono la Vita come un qualcosa di estremamente sacro e complesso, assolutamente incomparabile e inconciliabile con una banalissima macchina proteica sviluppatasi per puro caso sulla Terra, forse potranno trovare questo articolo interessante.

Senza minimamente perdere di vista la scopo di questo articolo, e per comprendere il quadro generale, è necessario entrare nel funzionamento dei mondi spirituali.  Questo passaggio è assai delicato perché vi sono centinaia di teorie dalle più semplici alle più strampalate e devianti. Come allora orientarsi?  Per questo, ci baseremo sulle conoscenze lasciateci da una delle poche persone al mondo che ha avuto la preparazione di investigare i mondi spirituali e il coraggio di divulgare a tutti queste conoscenze esoteriche (…e per questo hanno tentato diverse volte di assassinarlo!). Mi riferisco a
Rudolf Steiner, il padre della Scienza dello Spirito, chiamata anche Antroposofia.

Questo grande “indagatore dei mondi soprasensibili”, espose la sua Scienza dello Spirito ad indirizzo antroposofico in numerosi scritti e in circa seimila conferenze pubbliche, lasciando un’opera immensa, sia per il contenuto che per vastità: si è occupato infatti di pedagogia, arte, medicina, filosofia, agricoltura, astronomia, ecc. ecc.  Fatta questa premessa obbligatoria, apriamo la mente e il cuore e partiamo tornando indietro di qualche secolo, per la precisione all’anno 1413.  Questa data segna - secondo la Scienza dello Spirito – il passaggio dell’umanità dalla quarta alla quinta epoca postatlantica, cioè alla nostra epoca attuale!

L’umanità avrebbe nel corso dei millenni passato varie epoche (non in senso archeologico) che corrispondono anche a varie fasi evolutive dell’uomo, dove l’uomo appunto, aveva non solo una evoluzione ma anche una costituzione differenti.  Questo passaggio, conosciuto a livello occulto, è di fondamentale importanza perché segna anche il ‘cambio di gestione’ di alcune forze spirituali che operavano allora sulla Terra.  Con forze spirituali s’intendono veri e propri esseri (ovviamente non umani) provenienti dai mondi soprasensibili, cioè dai mondi non visibili e intangibili, se non a quelle persone con alcuni sensi sviluppati, come i veggenti.  E’ necessario partire da questo lontano passato, perché ciò che si sta verificando oggi, è l’esatta immagine speculare di quello che accadde all’epoca. Mi spiego meglio.

Prima del secolo Quattrocento, alcune forze Spirituali (che possiamo definire come Spiriti di Luce) avevano lo scopo di regolare i rapporti umani secondo vincoli di sangue, razza, popolo, etnia; altre forze Spirituali (che possiamo definire Spiriti delle tenebre) si proponevano, l’esatto contrario (questo è il motivo per cui vengono definite anche “forze di opposizione”), cioè di operare contro tutto quello che era ereditarietà di sangue. Queste ultime forze volevano anch’esse il massimo bene degli uomini, plasmandoli (nonostante l’immaturità dell’uomo dell’epoca) a un’assoluta libertà, dotando l’umanità di impulsi che avrebbero reso ogni individuo un essere autonomo! 

Si potrebbe anche erroneamente pensare che questa sia una cosa positiva, ma in questo modo l’uomo poggiando solo su sé stesso, si sarebbe rapidamente spiritualizzato (ma) in condizioni d’immaturità! A cosa serve infatti elevarsi spiritualmente se non si è adeguatamente pronti, se si è ancora immaturi? Non si rischia in questa maniera di bruciarsi anzitempo? E infatti era proprio quello il loro intento! La linea di sangue, la discendenza, la razza, era molto importante per l’umanità antecedente alla nostra epoca, perché allora aveva senso, oggi non più!  Il popolo eletto ebraico e la loro ‘divina missione’, aveva senso migliaia di anni fa, quando determinate forze lavoravano proprio per questo. 

Dall’anno 1413 in poi le cose sono cambiate, seppur gradatamente: le stesse forze di luce che prima lavoravano per mantenere una linea di sangue (popolo, razza, etnia), hanno lentamente modificato la loro azione (anche perché l’umanità cambiando epoca cambiava anche di costituzione) puntando alla libertà individuale.  Le ‘forze di opposizione’ invece, rispettando questa nomea, hanno iniziato ad agire al contrario puntando sulla linea di sangue, proteggendo tutto quanto cercava di liberarsi dai legami della consanguineità! Ma dal 1413 l’Uomo stava cambiando e quindi questo fu ed è tuttora un grosso ostacolo all’evoluzione stessa.

Lo stesso Rudolf Steiner dice che «chi invece parla oggi dell’ideale di appartenenza a razze, nazioni, stirpi, lo fa mosso da un impulso di decadenza dell’umanità»[1], non solo, «nulla porterà tanto l’umanità alla decadenza quanto il diffondersi degli ideali di razza, di popolo, di sangue»[2]  Un fortissimo impulso che ha dato maggior vigore a questa lotta e soprattutto a questa inversione di azione, sarebbe avvenuto intorno alla fine del XIX secolo. Tra l’autunno del 1840 e l’autunno del 1879 - sempre secondo la Scienza dello Spirito - una lottafuribonda nei mondi spirituali tra le forze di Luce e quelle di Tenebra, avrebbe fatto precipitare sulla Terra forze di opposizione come non era mai successo prima.

«Così a partire dall’ultimo terzo del secolo diciannovesimo abbiamo in effetti una inversione totale della situazione. Gli spiriti della luce che continuano a operare in senso regolare hanno ormai agito a sufficienza per rinsaldare i vincoli di sangue, di stirpi, di razza e così via, perché nell’evoluzione ogni cosa ha il suo determinato tempo. (…) A partire da questa nuova epoca gli spiriti della luce si trasformano, e ora sono essi a ispirare negli uomini lo sviluppo di idee libere, di sentimenti, di impulsi di libertà. Invece gli spiriti delle tenebre, affini per natura agli altri più antichi, hanno ora il compito di operare nel senso dei vincoli di sangue» [3] 

«Quel che in un antico passato era un bene (…) viene per così dire ceduto agli spiriti delle tenebre»[4]

Questo provocò, proprio a causa della massiccia presenza di potenze arimaniche (si parla di forze o schiere arimaniche e luciferiche) sconfitte nei mondi superiori e cadute direttamente nel regno degli uomini, la nascita della concezione materialistica. In pratica questi impulsi spirituali entrarono di prepotenza e divennero propri degli uomini, facendo sorgere ambizione e la tendenza a spiegare il mondo in maniera assolutamente materialistica!  Non a caso, questo secolo vede la presenza di personaggi e accadimenti molto indicativi, che solo ora possiamo individuare come il lavoro di alcune forze:

- Nascono i principali attori dell’elité dominante: John D. Rockefeller (1839), il Barone Edmond de Rothschild (1845), ecc.;

- Avvenne il primo Congresso Sionista (1897) a Basilea dove si ufficializzò la nascita dello Stato ebraico in Palestina, con le conseguenze che possiamo vedere ancora oggi;

- Nasce l’eugenetica moderna, cioè la strada al perfezionamento della razza;

Oggi parlare di ‘razza ebraica’ di ‘popolo eletto’ o di eugenetica è un crimine contro l’evoluzione spirituale dell’uomo. Crimine questo voluto e portato avanti con ogni mezzo da alcune forze ispiratrici specifiche… 

Ecco il motivo per cui oggi i principali personaggi dell’élite dominante mantengono una linea di sangue, sposandosi e incrociandosi tra di loro. Non si tratta però, come molti autori vanno affermando, del Sang Real (Santo Graal), cioè del Sangue Reale discendente direttamente dalla linea di sangue del Cristo, come pure c’entrano poco i Merovingi, queste sono disinformazioni per non dire deviazioni. Questo è semplicemente il risultato dell’impulso di alcune forze ben precise!

Un esempio per tutti. 

Secondo lo storico Miroslav Rechcigl, George Walker Bush junior e John Forbes Kerry (lo sfidante alle passate presidenziali) oltre ad essere ‘fratelli massoni’ della potente loggia Skull & Bones con sede all’università di Yale, sono pure cugini di sangue: discenderebbero da Edoardo I vissuto tra il 1239 e il 1307. Non solo, ma secondo la ricerca pubblicata dal quotidiano britannico “The Times”, risulterebbero pure cugini dell’attuale Regina Elisabetta II.

Se si ricercasse attentamente, si scoprirebbe che quasi tutte le famiglie che contano sono, anche lontanamente, imparentate tra loro. 

Il nonno dell’attuale presidente statunitense, Prescott Sheldon Bush (membro pure lui della Skull & Bones e socio in affari con Adolf Hitler) si è sposato con Dorothy Wear Walker, figlia del ricchissimo industriale George Herbert Walker. Vedete come pure i nomi vengono mantenuti? Il padre dell’attuale presidente USA, conosciuto come George Bush senior, il cui nome completo George Walker Herbert Bush, ha mantenuto proprio il nome del nonno (George Herbert Walker). Si tratta di rispetto per le famiglie o anche i nomi, le parole hanno la loro importanza e funzione?

E’ d’obbligo a questo punto precisare che la storia dell’umanità ha visto diverse volte il passaggio e l’interferenza di queste potenze spirituali. Un esempio per tutti, la fine del diciottesimo secolo avvennero degli accadimenti storici fondamentali per comprendere il tutto: 

- Nasce ufficialmente la setta degli Illuminati di Baviera (1776); 

- Nascono gli Stati Uniti d’America (1776); 

- Rivoluzione Francese (1789), esattamente 13 anni dopo quella americana.

Molto si è scritto sugli Illuminati di Baviera, forse anche troppo, mentre pochissimo si sa sulla vera origine dell’Indipendenza Americana e della Rivoluzione francese.

Rivoluzione Americana 

La colonizzazione inglese del Nuovo Continente fu una emigrazione di massa Puritana (dal 1630 in poi). I Puritani erano portatori di una precisa mentalità: erano infatti l’ala destra del Protestantesimo Calvinista, nati dalla Riforma Protestante. Essi basavano la loro vita solamente sul Vecchio Testamento, il quale, se viene interpretato alla lettera e non come testo simbolico quale è, trasmette un messaggio alquanto deviante: la ricchezza materiale è segno della predilezione divina! I Puritani infatti non erano poveri ma bensì tutti ricchi, emigrati in America non alla ricerca della libertà religiosa, come dicono gli storici, ma per arricchirsi ulteriormente.

Furono infatti mandati dalla Corona inglese a colonizzare l’America settentrionale per via del Mercato d’Oriente ( la Cina ). All’epoca per il Mercato d’Oriente c’erano due rotte di navigazione: quella classica circumnavigando l’Africa, e quella verso Occidente, cercando il Passaggio a Nord-Ovest, proprio nel Nord America.

[5]

La Guerra d’Indipendenza del 1776 non fu dovuta dal desiderio di libertà delle colonie, ma di nuovo al Mercato d’Oriente. Nel 1763 il Trattato di Parigi, dopo un periodo di ostilità, decretò la vittoria della Gran Bretagna e la proprietà dell’Ohio Territory (circa Ohio, Indiana, Kentucky, Illinois). Visto che il tanto cercato Passaggio a Nord-Ovest non esisteva, era d’importanza vitale per i mercanti puritani, proprio l’Ohio Territory perché avrebbe permesso loro di giungere ai porti sul Pacifico, e da lì partire verso la Cina. Gli oligarchi locali, i ricchissimi latifondisti, iniziarono allora a fomentare la rivolta ‘popolare’ (dirigendo i media, e assoldando interi eserciti mercenari), nonostante la maggior parte dei coloni era contraria alla guerra Riuscirono a forzare la situazione e la storia ce lo ricorda! 

La guerra civile del 1861 fu pianificata nella City di Londra, perché i banchieri internazionali non avevano avuto successo nei loro sforzi di istituire una banca centrale privata in America.[6]  Alcuni banchieri strinsero un accordo secondo il quale una filiale parigina di un gruppo avrebbe sostenuto e finanziato il Sud e la filiale britannica dello stesso gruppo avrebbe finanziato il Nord. Un’abile propaganda mediatica avrebbe sollevato il problema della “schiavitù”… La nascita degli Stati Uniti d’America ha le proprie radici in un ‘principio’ ispiratore di tipo materialista, basato sul commercio e sul mercato.  Oggi queste radici originarie, nonostante la missione divina di democratizzazione del mondo a suon di bombe, sono sotto gli occhi di tutti.

La Rivoluzione Francese

(nata dalla grande rivoluzione industriale che ha partorito le ideologie e i modelli conseguenti industrial-capitalismo e industrial-marxismo) è stata un grandioso tentativo di abbattere le monarchie e di sostituire il Cristianesimo con una nuova visione totalizzante della realtà, che poneva al centro l’uomo concepito però in termini di antropocentrismo e razionalismo. 

Il risultato apparente della Rivoluzione fu l'abolizione della monarchia assoluta e dei privilegi feudali: la servitù, i tributi e le decime furono soppressi; i grandi possedimenti vennero frazionati e si introdusse un principio equo di tassazione. Ma la conclusione degli eventi fu un colpo di stato (1799) ideato da Napoleone che fece diventare la Francia (1804) un Impero. Napoleone poi istituì la Banca centrale di Francia! Anche il famosissimo motto "Liberté, egalité, fraternité", altro non era che il motto coniato dal conte di Cagliostro (il cui nome era Giuseppe Balsamo) per le sue logge massoniche, e infatti era presente nella loggia di Parigi decenni prima del 1789. 

Quindi la Rivoluzione Francese è stata un’operazione massonica, funzionale in senso anticristiano, per abbattere le monarchie, e ‘liberare‘ l’uomo in veste però antropocentrica, il tutto condito da un razionalismo scientista (chiamato illuminismo). Queste Rivoluzioni straordinarie infatti, rientrano nel cosiddetto ‘Secolo dei Lumi’ o ‘Età dell’Illuminismo’, periodo che, guarda caso, ha visto nascere anche il capitalismo! Lumi e Illuminismo hanno la medesima radice di Illuminati. 

«A parte il fatto che appena inalberata quella bandiera egualitaria e libertaria le democrazie occidentali si sono messe a schiavizzare gli altri popoli (il colonialismo sistematico è dell’Ottocento)»[7] 

Veniamo adesso al nocciolo della faccenda e cerchiamo di spiegare cosa significa il simbolo della Piramide, detto anche Simbolo degli Illuminati.  Lo troviamo un po’ ovunque, ma quello più rappresentativo e indicativo è stampato nella banconota più diffusa al mondo:
il dollaro!  Ad un osservazione molto superficiale si tratta di una semplice piramide, nel cui vertice è disegnato un occhio radiante. Entrando nei dettagli più sottili si può notare che la piramide è disegnata in tre dimensioni (altezza, larghezza e profondità), e l’ombra alla sua sinistra indica che la fonte luminosa arriva da destra.

Le tre dimensioni della parte terrestre, corrispondono alla triarticolazione dell’essere umano: Corpo, Anima e Spirito. 

La Chiesa Cattolica

di Roma con l’ottavo Concilio (quarto tenuto a Costantinopoli) nell’869 d.C. ha definitivamente eliminato (pena l’eresia) la parte spirituale, marcando e sottolineando l’Unicità dell’anima: «l’Antico e il Nuovo Testamento insegnano che l’uomo ha una sola anima razionale e intellettuale e tutti i padri e dottori della chiesa divinamente ispirati sostengono la stessa dottrina, alcune persone, dedite all’invenzione del male, arrivarono a un tal grado di empietà da affermare spudoratamente come dogma l’esistenza di due anime nell’uomo, cercando di provare la propria eresia»[8] 
Eliminando appositamente la parte spirituale, l’essenza spirituale o fiamma divina, la chiesa ha in pratica definito l’Uomo come un semplice animale avente SOLO UNA ANIMA, oltre al corpo!

Questa divagazione serve perché anche le chiese in generale, cioè le religioni monoteiste, partecipano attivamente, essendo influenzate dall’interno, al gioco di queste forze che non appartengono certo alla Luce. L’islam per esempio, secondo il famoso medievalista e teologo domenicano Padre Théry, è in definitiva la religione postmessianica spiegata agli arabi dal rabbino capo della Mecca! Il Corano primitivo - smarrito guarda caso dopo Maometto - era la traduzione e compendio arabo del Pentateuco di Mosè, redatto da un rabbino ebreo, mentre l’attuale Corano non contiene la storia sacra d’Israele, è soltanto un libro di aneddoti.

Rimane il giudaismo o ebraismo che avrebbe dato origine alle Sacre Scritture (come l’Antico Testamento, la Torah cioè la Legge), diede la base, preparando il terreno, alle altre religioni.

Il punto nodale è che si sta parlando e pregando - soprattutto per il giudaismo – per una religione, un insegnamento, un linguaggio, che ha migliaia di anni. L’uomo allora, non era per evoluzione e per costituzione, come quello di oggi!  Se poteva avere senso allora, non può certo più aver senso oggi. E invece dopo migliaia di anni si continua pregare Yahvé (tetragramma Yhwh, Geova, Jehova), Allah, Dio, o qualche altro. Perché è di estrema importanza il discorso della triarticolazione dell’essere umano, e del fatto che le chiese non considerino l’Uomo come composto da un corpo fisico, corpo animico e spirituale, o più semplicemente: corpo, anima e spirito?

Semplicemente perché le forze spirituali di opposizione (che lavorano all’interno delle chiese) non potendo toccare la nostra essenza spirituale, il nostro Spirito, vanno a colpire dove possono e cioè sugli altri due ‘corpi’, quello fisico e quello animico! Questi sono i punti per così dire sensibili o deboli, che possono subire (non è detto che lo subiscano) attacchi dall’esterno:

- il corpo fisico à Ecco l’importanza di una sana alimentazione. La costituzione materiale del corpo (cellule, organi, ecc.) dipende anche da quello che mangiamo, beviamo e respiriamo. 

La spinta economica enorme delle lobbies agroalimentari - senza alcuna apparente giustificazione - verso cibi industriali e/o transgenici, segue proprio questo scopo: l’attacco al corpo fisico delle persone! In questa strategia (non per interessi economici) rientrano anche tutte quelle politiche che hanno lo scopo di creare esseri malati: farmacodipendenza, psicofarmaci e droghe, vaccinazioni di massa, patologie inventate di sana pianta (ADHD, osteoporosi, ecc.).

- il corpo animico à Sede delle tre parti dell’essere umano: pensare-sentire-volere. In questo corpo si sviluppano i sentimenti, le emozioni, le paure, e tutto quello che ha a che fare con il mondo dell’anima. Ecco l’importanza di una vita sobria, priva se possibile dei dannosissimi eccessi emozionali (vedi traumi nella Nuova Medicina di Hamer).

I media - tutti nelle mani dell’élite – e le politiche dei governi partecipano attivamente alla creazione di terrore e paure totalmente infondate ma estremamente funzionali, perché questi sentimenti bloccano, per così dire, paralizzano la coscienza, impedendo di agire (e non reagire). Inutile ricordare i gravissimi danni provocati dalla televisione, dai film, dai videogiochi violenti, ecc.

Fatta questa divagazione, torniamo al Simbolo degli Illuminati. 

La piramide è illuminata da destra, come è stato detto, e questo è testimoniato dall’ombra proiettata sulla sinistra; l’occhio dentro il triangolo invece, è illuminato da sinistra (per noi che osserviamo) e non è tridimensionale, ma in due dimensioni, esattamente come uno schermo televisivo!  A livello occulto (in contesto spirituale), tutto ciò che arriva da destra (come impulso) è arimanico, mentre quello che arriva da sinistra (sempre come impulso) è luciferico.  Nel grafico qui a destra sono state rappresentate, per meglio comprendere, in forma di croce greca l’uomo nel suo contesto di forze e/o impulsi.

L’essere umano al centro, nella verticale superiore l’Io, inteso come essenza spirituale (da non confondere con l’Ego), nella verticale inferiore il ‘doppio’, il ‘lato oscuro’, ‘l’ombra’, ecc. A destra gli impulsi arimanici e a sinistra quelli luciferici. 

L’Uomo, nella sua essenza spirituale (Io), si trova al centro (equilibrio) tra le forze esterne (destra e sinistra) e quelle inferiori interne (il doppio, il lato oscuro, ecc.). 

Nel simbolo che gli Illuminati hanno appositamente fatto stampare nel dollaro, la piramide (cioè la parte materiale, fisica, gli esseri umani, ecc.), essendo illuminata da destra, (vedi ombra sulla sinistra) indicherebbe che noi, e come pure gli apparenti burattinai (burattini a loro volta), veniamo influenzati da potenze arimaniche: proprio quelle forze che spingono l’uomo alla materialità più becera.

L’occhio dentro il triangolo, al contrario, essendo illuminato da sinistra (vedi il riflesso nella pupilla), starebbe a indicare che le potenze invisibili (i veri e unici Illuminati) sono forze di tipo luciferico. Trattandosi però dell’occhio destro (arimanico) per noi che osserviamo dal mondo fisico, e sinistro (luciferico) per coloro che ci guardano dai mondi superiori, si deduce che gli Illuminati Superiori (potenze totalmente invisibili che non appartengono a questo mondo) sono le potenze luciferico-arimaniche! 

La piramide inferiore ha una caratteristica molto particolare: è tronca. 

Questa può sembrare una cosa superflua, ma invece è sostanziale, perché la parte tronca (a 13 livelli di mattoni) è in tre dimensioni, quindi rappresenta la parte terrestre, tangibile, materiale; il triangolo con l’occhio dentro è invece a due dimensioni perché rappresenta la parte non-terrestre, intangibile e non-materiale.

Questo per dire che il triangolo e l’occhio NON sono di questo mondo, ma del mondo spirituale. Gli Illuminati non si possono vedere perché non esistono nella realtà fisica: sono entità spirituali, che però tramite l’occhio ci osservano!

Interpretazione del simbolo della Piramide del Potere 

Gli Illuminati, cioè le potenze spirituali di tenebra (arimaniche, luciferiche viste prima), osservano dall’alto in maniera invisibile (NON possono per questo essere viste) e controllano il mondo rappresentato dalla piramide sottostante, attraverso esseri umani (iRothschild, i Rockefeller, i Warburg, i Bush, ecc.) che siedono nei gradini più alti della società e del potere. Burattinai è il termine perfetto! 

A differenza di quello che si è sempre pensato e sostenuto, le marionette, i burattini, non siamo noi (base inferiore della piramide) ma i grandi signori dell’economia, della finanza, ecc. 

Questi signori, che per diversi motivi (brame di potere, di ricchezza, ecc.) hanno perduto una parte della loro anima, vengono sistematicamente manovrati e pilotati da potenze spirituali non visibili (triangolo radiante). 

Di fatto i controllori diventano i controllati! 

Tali conoscenze occulte permettono, una volta per tutte, di far luce nell’oscurantismo simbolico e di comprendere chi (o meglio, quali forze) realmente sta (stanno) ‘lavorando’ sulla Terra. In tale visione esoterica perde di significato odiare il burattino, perché esso è strumento di controllo, come pure odiare tali forze, perché non essendo di questo mondo si rischia di dare loro nutrimento.

Cosa possiamo fare? 

In una simile visione, giusta o sbagliata che sia, come è stato detto prima, non ha alcun senso odiare i burattini di turno (ci sarà sempre qualcuno pronto e disponibile a sostituirli) né tanto meno contrapporsi a queste forze: sarebbero vani tentativi di contrastare qualcosa che non è contrastabile in termini terrestri, in termini umani. Anzi, lo scontro fisico è proprio quello che queste forze stanno desiderando con ardore, perché chi ne pagherebbe le conseguenze saremo soltanto noi. 

Se non possiamo contrapporsi su questo piano allora è necessario alzare il livello, e per alzarlo l’unica strada percorribile è intraprendere un percorso di tipo evolutivo-spirituale!  Con questo non si vuole assolutamente affermare che bisogna diventare antroposofi, piuttosto che buddisti, piuttosto che cristiani delle origini, piuttosto che dervisci, giudei, musulmani, ecc.  Ognuno deve trovare la strada che più è consona, più risonante con la propria natura, MA che ovviamente conduca all’Evoluzione dello Spirito! Solamente una crescita evolutiva, ovviamente in senso di Crescita Spirituale, può fare da contraltare a queste forze, il resto è pura illusione.

Se cambiamo modo di pensare (iniziando soprattutto a pensare fino in fondo), se equilibriamo la Triarticolazione animica dell’Uomo: PENSARE – SENTIRE – VOLERE, vivendo con Partecipazione e Compassione (non in senso cattolico!), cioè accettazione di tutto quello che accade senza giudizio e senza ego; se impariamo ad auto-osservarci dall’esterno nelle questioni di tutti i giorni (anche le più banali), difficilmente potremo essere toccati o peggio ancora attaccati dall’esterno, ma soprattutto avremo la forza interiore per superare ogni ostacolo e ogni difficoltà.

I cambiamenti interiori sono certamente le cose più difficili da mettere in pratica, perché necessitano una buona dose di umiltà e soprattutto voglia di mettersi in discussione, accettando anche il fatto che ognuno di noi ha un lato oscuro, chiamato anche “doppio”.  Come non dar ragione al grande psichiatra svizzero Carl
Carl Gustav Jung quando dice che “accettare se stessi senza riserve è una delle cose più difficili che l’uomo possa fare”! 

E’ certamente molto più facile girarsi dall’altra parte, far finta di niente e cambiare strada di fronte alla propria natura: ma l’accettazione totale delle parti più sottili del nostro essere e di quelle di Luce e di Tenebra (di noi stessi e del mondo spirituale), comporta sempre un cambiamento interiore che si rifletterà di conseguenza anche all’esterno (“come dentro, così fuori”, “come sopra, così sotto”). 

Certamente per quanto detto è necessario un lavoro costante e continuo, ma il risultato non ha prezzo.

 

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