REMO

I due fratelli affidarono alla sorte il vanto di dare il nome alla nuova città consultando il volo degli uccelli. Romolo avrebbe fissato come punto di osservazione il colle Palatino; Remo l'Aventino e, pel primo, ne avrebbe visto partire sei avvoltoi, mentre Romolo dodici. Sarebbe sorta allora fra loro una contesa se si dovesse tener conto della priorità del volo o del numero dei volatili: e inaspritasi la discussione, Romolo avrebbe ucciso il fratello. Per cancellare dalla leggenda l'ombra odiosa del fratricidio, alcuni mitologi posteriori diedero credito ad una variante, secondo la quale Remo, non potendo andar d'accordo col fratello autoritario, dalla patria sarebbe passato nelle Gallie, e vi avrebbe fondato, col suo nome, la città di Reims.

ROMOLO

Presunto figlio? col fratello Remo, di Marte e della vestale Rea Silvia. La ben nota favola vorrebbe che, esposto, col fratello, sulle rive del Tevere. fosse tratto in salvo da Fàustolo. ed allattato da una lupa: e per popolare la nuova città, costruita sul colle Aventino, avesse chiamato ad abitarla ogni sorta di fuorusciti e, col ratto delle Sabine, avesse provvisto alla loro discendenza. Ne sarebbe derivata una guerra coi Sabini. che l'intromissione di Ersilia, la sabina che Romolo s'era scelta per moglie, avrebbe presto composta, favorendo l'unione dei due popoli in uno solo. La leggenda immaginò che il padre Marte rapisse, poi, Romolo e lo portasse con sì nell'Olimpo. I Romani ne fecero un dio, che si confuse con l'antico dio romano Quirino, il quale pare fosse un epiteto di Marte.

SIRENE

Supposte figlie del dio fluviale Achelòo e della Musa Calliope - o, secondo altri mitografi, di Fòrchi e di Chèto - adescavano. col loro dolcissimo canto. i naviganti, per farli, poi, naufragare. La leggenda diceva bellissime e maestre nel suono del liuto, ma quando esse tentarono di sedurre gli Argonauti. Orfeo sarebbe entrato in gara con loro e le avrebbe fatte ammutolire. Quando Ulisse, coi suoi compagni, s'imbatté nelle Sirene, per sottrarli al pericoloso incanto della seduzione, seguendo il consiglio datogli da Circe. otturate con la cera le orecchie dei compagni, si fece da loro legare solidamente all'albero della nave; e così le Sirene. visto che le loro lusinghe non avevano sortito l'effetto desiderato, scomparvero, deluse, sotto le onde. Le Sirene erano raffigurate con la testa e il corpo di giovani donne sino alla cintola, e, nel resto, come uccelli, o pesci; con uno specchio in mano.

TELEMACO

Figlio di Ulisse e di Penèlope, nei lunghi anni di assenza del padre, si vide invadere la reggia sperperare le sostanze dai Proci' pretendenti alla mano di Penèlope. Minerva. apparsagli nelle vesti di Mènte re dei Tafi legato ad Ulisse da antichi vincoli di ospitalità, lo consigliò di recarsi da Nestore, a Pilo, e da Menelào, a Sparta, per attingere notizie del padre da questi che avevano, con lui, partecipato alla guerra di Troia. Telemaco parti, incurante delle ostili diffidenze dei Proci: e, tornando dai viaggio, dopo di esser riuscito, con l'aiuto di Minerva, a sventare una mortale insidia da loro tesagli s'incontrò, nel podere del porcaro Eumeo, con Ulisse che, nel travestimento di un mendicante, gli si palesò e concertò con lui il modo d'affrontare e sterminare i Proci. Nell'ardua impresa, combatté virilmente a fianco del padre, ed impetrò da lui che fosse risparmiato dal fiero eccidio il divino cantore Fèmio, e l'araldo Medonte, che aveva sempre avuto amorosa e fedele cura di lui.

TRITONE

Semidio marino, figlio favoleggiato di Nettuno d'Anfitrite secondo alcuni; della ninfa Salàcia, secondo altri: o di Ocèano e Tèti; comunque, appartenente al mito latino era comunemente rappresentato come un uomo vigoroso, nella parte superiore del corpo sino alle reni, nell'atto di nuotare. La parte inferiore, invece, finiva nel corpo d'un pesce, terminato da una doppia coda, come quella del delfino, ma di straordinaria lunghezza. Più tardi, gli furono aggiunti anche il petto e le zampe davanti del cavallo. La sua funzione era di precedere, come trombettiere, Nettuno col suo cocchio, annunziandone l'ardivo, allo stridulo suono assordante d'una ritorta conchiglia marina, che Nettuno gli aveva lasciata, in riconoscente ricordodell'importante servizio da lui resogli, durante la guerTa contro i Giganth ch'erano stati volti in fuga dal fragore, rimbombante alle loro orecchie, di quella specie di corno guerriero.