CAPITOLO 5

L’effige rappresentativa di Yahweh sulla moneta citata, può ricordarci anche la descrizione di quella razza bianca di uomini barbuti che appare straordinariamente, anche nei miti delle civiltà precolombiane vedi: il tolteco Quetzalecoatl, “il Serpente Piumato”, il maya Cuculcan, Gucumatz, il dio lucertola Itzamana, Viracocha, Pacal Votan, “cioè colui che appartiene alla stirpe dei serpenti”; in altre parole i famosi “bianchi venuti dalle stelle”. Raffigurazioni simili alle rappresentazioni di Aura Mazda, come si evince anche dalle affermazioni dello storico Erodoto di Alicarnasso, che lo assimila alle raffigurazioni degli dei vedici, vedi Veruna “l’Urano greco”, una delle tante divinità, assieme a Mithra (il sole), Mah (la luna), Atar (il fuoco), Apam Napat (l’acqua), Vaju (il vento), Ardvi Sura Anahita (la pioggia), a quanto pare “uno degli Elohim simile a Yahweh”. Infatti, nei Rig. Veda X 168 leggiamo di Vayu o Vata: 

“Correndo sulle vie d’aria, egli non riposa alcun giorno. Amico delle Acque, del primo nato, del beato (Agni) in cui la preghiera nacque, d’onde venne egli al mondo? Animo degli dei, germe del mondo, dio che girovaga come gli pare. Si fa sentire col suono, ma la sua forma non è vista. A questo Vata noi dedicheremo la nostra devota oblazione”

Per comprendere meglio su cosa volava Vata, un altro verso dei Rig. Veda dice chiaramente: 

“L’aereo di Vata era enorme! Creando mulinelli di polvere, si alzava nell’aria emettendo un fragoroso rumore. Volando nel cielo emetteva una scia di fumo e un accecante sfolgorio rossastro”

Si manifestava proprio ciò che accadeva con le nuvole di Yahweh. Descrizioni similari le ritroviamo, come vedremmo, anche in altri antichi testi, per esempio nel Libro etiopico di Enoch scritto in ge’ez, abbiamo queste descrizioni degli antichi esseri, nella piena manifestazione dei loro poteri: 

"Essi camminano su lingue di fuoco, sono vestiti di bianco e il loro volto brilla come il cristallo”

... e ancora: 

"Io Enoch stavo benedicendo il Signore, quando gli angeli mi chiamarono e mi presero. E mi portarono in un mondo i cui abitanti erano come fuoco fiammeggiante e, quando lo desideravano, apparivano come uomini". 

Nel Libro dei Vigilanti (XVII,1), si legge la stessa versione:

 “Mi portarono in un luogo dove (quelli che c’erano) erano come fiamma ardente e quando volevano, apparivano sotto sembianze umane”. 

Nel primo capitolo del libro dei segreti, così Enoch descrive chiaramente questi esseri: 

“In quel tempo, disse Enoc, quando ebbi compiuto 365 anni, nel primo mese, nel giorno solenne del primo mese, ero solo nella mia casa: piangevo e mi affliggevo con i miei occhi. 

Mentre riposavo nel mio letto dormendo, mi apparvero due uomini grandissimi come mai ne avevo visti sulla terra. Il loro viso (era) come sole che luce, i loro occhi come lampade ardenti, dalle loro bocche usciva un fuoco, i loro vestiti una diffusione di piume, e le loro braccia come ali d'oro, al capezzale del mio letto. Mi chiamarono col mio nome. Io mi levai dal mio sonno e gli uomini stavano presso di me realmente. Io mi affrettai, mi alzai e mi inchinai loro ; il mio viso si coprì di brina per il terrore. Gli uomini mi dissero: "Coraggio, Enoc, non avere paura. Il Signore eterno ci ha mandati da te ed ecco, tu oggi sali con noi al cielo. Dì ai tuoi figli e alle genti della tua casa tutto quello che faranno sulla terra e che nella tua casa nessuno ti cerchi, finché il Signore ti abbia fatto ritornare da loro". Obbedii loro e andai. Chiamai i miei figli Matusalemme e Rigim e raccontai loro tutto ciò che i due uomini mi avevano detto”. 

Nel misticismo ebraico della Merkabah, del “Carro Celeste”, o “Trono di Dio”, descritto da Ezechiele, questi esseri vengono chiamati le:
“Hayot ésc memallelòd”, cioè le “Creature di fuoco parlanti”, o gli “Ittim hashoth ve-“ittim memallelòd”, cioè “Coloro che a volte tacevano e a volte parlavano”, la “classificazione angelica moderna li definisce Troni, o ruote” e sarebbero i portatori della giustizia di Dio, “forse coloro che risvegliano il nostro inattivo campo magnetico, “illuminandoci”, risvegliando quell’energia che gli orientali chiamano Vril, “il serpente addormentato” che è in noi; del resto è risaputo che usiamo solo il 10% della nostra potenzialità mentale. Questi Esseri possono solo essere identificati come coloro che sono una superiore manifestazione del Logos”, o meglio “di ragione”; quei Serafini, cioè “ardenti”, oggi rietichettati “Alieni parafisici”. Oggi si sa che esiste “vita microbica” anche a 130° centigradi, quindi è provato che la vita esiste anche ad alta temperatura, anzi si potrebbe pensare ad un suo manifestarsi come energia pura, per l’appunto quei stessi “Corpi di Luce” che sono anche noti come i “Corpi di Gloria cristiani”. 

Tutto ciò motiverebbe anche le molte apparizioni di alcune tipologie aliene, o “fantasmi”, etimologicamente quelle “entità che si mostrano, o quelle presenze che si manifestano”, lungi da essere materici, ossia, al contrario dotati di una duplice natura, o capacità di movimento ultra dimensionali. Nello Zand Avesta Zoorastriano sta scritto: 

“L’incarnazione distingue l’uomo dagli Dei spirituali, poiché questi sono Signori, ma non incarnati”;

 nell’Avesta l’uomo simboleggia il microcosmo fatto a immagine del dio figlio di Zurvan, “Dio del Fato”, il primo Creatore di tutte le cose, ed è per questo che ogni parte dell’uomo corrisponde alla conformità dell’universo. Zoroastriani e zurvaniti credono alla razza dei daeva ossia i “Vigilanti” giunti intorno al 9.600 a. C. ad Airyana Vajah, “il Paradiso”. Chissà se è vero, come teorizzano alcuni, che sono questi gli esseri, con il potere della “trasfigurazione” e servi di Dio, che ci fecero a loro somiglianza, come si legge nella Genesi, in plurale (1,26): Poi Iddio disse:

 "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza..."

Nel libro apocrifo dei Giubilei dettato “dall’Angelo della Faccia” a Mosè se ne parla espressamente, affermando che tra le opere di Dio del primo giorno della creazione ci furono anche gli Spiriti e gli Angeli. 

Leggiamo, per l’appunto, dell’“Angelus Faciei”, cioè l’Angelo che era sempre accanto al Signore, che spiegò a Mosè il patriarca nato in Egitto, il processo della creazione, infatti nel testo apocrifo dei Giubilei o “Piccola genesi” si legge:

”Nel primo giorno creò i cieli che sono in alto, la terra, le acque e ogni spirito che serviva al Suo cospetto, gli "angeli faciei", gli angeli della santità, gli angeli dello spirito del fuoco e quelli dello spirito del vento, delle nuvole per la tenebra, la grandine e la neve; gli angeli degli abissi, dei tuoni e dei fulmini; gli angeli degli spiriti del gelo, del forte calore, della stagione delle piogge, della primavera, dell’estate e dell’autunno, e gli angeli di tutti gli spiriti riuniti che sono in cielo, in terra e in tutti gli abissi, nella tenebra, nella luce, nell’alba e nella sera, i quali Egli preparò con la sapienza del Suo cuore”

Anche nel testo di Giobbe 38:7, un testo più antico di qualsiasi libro giudaico, si afferma che gli angeli esistevano prima della creazione dell’uomo, perché quando furono gettate le fondamenta della terra: 

“Le stelle del mattino cantavan…. e tutti i figli di Dio davan in gridi di giubilo”

... probabilmente sono quegli stessi angeli che la dottrina esoterica segreta vede portatori del seme che risveglia, portatori dello “Spirito Santo”, della supercoscienza che illumina lungo il percorso che gli esoterici chiamato “Omeopatia Karmica”, ossia illuminare l’individuo attraverso l’esperienza con piccole dosi di quello che chiamiamo “male”. Ritornando ad Agarthi, secondo la tradizione braminica del Mahabarata, “Paradesha”, (in sanscrito Paese supremo, da cui Paradiso, l’ebraico Pardès, la terra estrema, Il “Giardino di Giustizia” di Enoch, l’iperborea greca o Paràdeisos, la terra del nord cioè lo “spazio recintato”, dalla radice persiana, pairi, “attorno” e daeza, “muro”) è denominata dai miti, il regno dell’”Età dell’Oro”, “probabilmente lo stesso regno che gli egizi chiamavano “Tep zepi”, regno in cui avrebbe governato Atum Rà, o Osiride e che secondo I Testi delle Piramidi rinvenuti nella tomba dei faraoni Unas, Teti, Pepi I, Merenre, Pepi II, Kakare, Ibi ecc. fu colui che avrebbe inizialmente dato vita a “Gli Inerti” nel Oceano Primordiale; fu sempre Atum-Rà figlio di Ptah “il corpo”, che apparse al re di Menfi sul suo carro celeste e gli impose di annoverare l’anniversario del suo regno per “sei volte centomila anni”, la stessa figura divina che in Grecia prende il nome di Hephaistos colui che si fuse con Sokaris il dio dei morti rappresentato con la testa di falco. L’Età dell’Oro assieme alle Età dell’Argento, del Bronzo e del Ferro, l’attuale era, sono paragonabili, sempre nella tradizione indiana, al ciclo completo di Maha Yuga 12000 anni, cioè l’insieme del Krita Yuga di 4800 anni, il Treta Yuga di 3600 anni, il Dvapara Yuga di 2400 anni e l’attuale Kali Yuga di 1200 anni. 

Invece Secondo il calendario Maya, l’Età dell’Oro è l’attuale ed è la quinta dopo le ere dell’Acqua, dell’Aria, del Fuoco e della Terra, essa sarebbe governata dal dio Quetzalcoatl e terminerebbe, come ho già detto, nel 2012. L’antica Età dell’oro probabilmente era l’Atlantide primitiva, impregnata di sapienza, purezza e benessere, forse quella terra dove regnava la “Primavera Eterna” dei longevi “Iperborei”, Protoari o “Uomini Trasparenti”, dove la terra produceva da sé, citata da Ovidio, Virgiglio, Esiodo, Erodoto e Diodoro Siculo, quest’ultimo tra l’altro racconta una strana storia che vede una regina delle Amazzoni alleata con Horus e in lotta contro gli Atlantidi. Sono probabilmente quegli stessi abitanti di Agarthi, chiamati anche “Maestri Sconosciuti”, che avrebbero avuto origine dall’antichissimo continente di Gondwana che secondo i Geologi includeva un tempo anche Africa, Arabia, India, Ceylon, Australia, Nuova Zelanda e Sud America. Alla fine del Giurassico questo continente che non conosceva stagioni iniziò a smembrarsi, e durante il Terziario (circa 20 milioni di anni fa), circa l’era dell’arrivo dei Kumaras, I'Antartide si sarebbe distaccata completamente dall'America Meridionale. Questa catastrofe per alcuni avrebbe origine dallo spostamento dell’asse terrestre dovuto alla caduta di una luna, o di un corpo celeste sulla terra, che nel suo percorso orbitale avrebbe disegnato una spirale, che l’avrebbe portata a disintegrarsi in prossimità della terra. 

A prova di ciò, ci sarebbero i disegni a spirale trovati in modo sparso nelle più antiche costruzioni e sulle rocce delle caverne, che potrebbero simboleggiare altri concetti, ma che a dire di alcuni studiosi, trasmetterebbero quest’antico monito di pericolo, riscontrabile, come abbiamo visto, anche negli antichi testi sacri come l’Apocalisse, un monito che anticiperebbe una catastrofe che potrebbe ancora ripetersi, dato che abbiamo ancora un satellite lunare e numerose comete che circolano in prossimità del nostro pianeta. Dopo che Gondwana scomparì, a causa di questa catastrofe da loro prevista misurando le maree attraverso il “Candelabro delle Ande”, questi per salvarsi si sarebbero ritirati in vaste gallerie sotterranee che illuminarono con una “luce” che farebbe perfino germogliare i semi. Una similare e antica tradizione persiana parla di Rustam simile al greco Eracle, o Senmurv, il catastrofico uccello primordiale che provocò una glaciazione che costrinse l’umanità s a ripararsi in una caverna sigillata, miti che nella tradizione araba vennero raccolti in un testo di favole noto con il nome “Mille e una notte”. 

Molte culture citano l’esistenza di una civiltà sotterranea meta di un “Paradiso Terrestre”, relazionato oltre che agli umani, a dei e a semidei: per i mesopotamici era la Terra di Asar, per i tibetani era Erdemi, per i celti era la Terra dei Misteri di Dananda, per i cinesi era la Terra di Chivin “Città dei Dodici Serpenti”, per i germani era il Valhalla, per i persiani Aryana Vaejah, “la distesa Iraniana” e Alberdi, per gli egizi era l’Amenti, per i parsi Eranvej. Era la Città dei Sette Re di Edom, era l’Eden, la Colchide, Avalon, Asgard, che nella mitologia vichinga è il “recinto dei celesti”, quegli dei che sconfissero la razza dei giganti. Era la Città dei Sette Petali di Visnu, per l’appunto Shamballah, l’inviolabile capitale di Agarthi che esisterebbe simultaneamente sia sul piano fisico che mistico, i cui inaccessibili ingressi si troverebbero in India, Nepal, Borneo e nella Comunità degli Stati Indipendenti. A provare l’esistenza di queste città, oltre alle antiche città di: Marajiò, Ugarit, Tiahunaco, i ritrovamenti del Cigeo, Bimini, Yonaguni ed altri ancora, che forse un tempo fecero parte di questo regno, ci sarebbero le misteriose e numerose gallerie ritrovate in Asia, Africa, Malta, America meridionale, Haway, le grotte in Azerbaigyan di “Son et Lumières”, le grotte di Quinghai in Cina, ai piedi del monte Baigong con i misteriosi tubi che escono in superficie, chiamati dalla gente locale “i relitti degli extraterrestri”, i chilometri di grotte sotterranee in Kurdistan, e il tunnel Lima Cuzco, dove si racconta, che nel tunnel, già conosciuto dagli Inca, ci sarebbe una tomba reale inaccessibile per la pericolosità dei trabocchetti. Il ricercatore e studioso polacco Ferdinand Ossendowski, in “Bestie, Uomini, Dei”, 1923, riguardo ad Agarthi, riporta le parole di un lama mongolo secondo il quale il regno fu fondato dal primo Guru intorno al 380.000 a.C., e divenne sotterraneo per sfuggire al male, con il nome di Agharti, “l’inaccessibile”, più di seimila anni fa, all’inizio del Kali Yuga della tradizione indù, cioè “l’Età Nera”, il periodo in cui viviamo. Questo regno che si ramificherebbe in tutto il mondo sarebbe introvabile per coloro che non sono Arhat, “Illuminati”; forse consapevole di tutto ciò S. Paolo scrisse:

 “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Filippesi 2, 10-11).

 La capitale Shamballah, sarebbe la mitica “Città di Smeraldo” nominata dai viaggiatori medioevali e ricercata invano da Sven Hedin i cui viaggi sono descritti in “Im Herzen von Asien”, 1902. 

Il cuore del regno risiederebbe sotto l’Asia e sarebbe centro spirituale e meta di forze di energia che dallo Zed centrale, (un’antenna), condizionerebbero tutta la superficie del pianeta, esso sarebbe governato come ho già detto, da una potente triade, il Brahatma, (colui che ha il potere di parlare con Dio) ovvero il Chakravarti, (il re del mondo), che regnerebbe assieme al Mahatma, (colui che conosce il futuro) e al Mahanga, (colui che procura le cause per gli eventi), per il periodo di un Manvatara, una delle quattordici ere da cui è composto un ciclo cosmico. Ora saremmo nell’era del “Cinghiale Bianco” e Vaivaswata, figura analoga al “Khidr”, l’uomo verde dei nomadi, al egizio Mina o Menes, al Menw celtico, al Minos greco, al Metraton cabalico e al cristiano Arcangelo Michele; sarebbe il settimo e attuale re del mondo e farebbe sì che la storia segua un preciso andamento secondo un piano divino. Egli, infatti, potrebbe mettersi in comunione di pensiero con i precedenti re e con tutte le menti degli uomini, controllandone l’agire, favorendo o fermando ogni iniziativa, che non coincide sempre e necessariamente con i nostri canoni di valutazione; su questo punto voglio ricordare che secondo gli studiosi Gilbert e Cotterell esistono connessioni tra il campo magnetico astrale e il carattere umano che ne verrebbe per l’appunto condizionato. 

L’ultima apparizione del Vaivaswata sulla terra sarebbe avvenuta nel 1923 in India e in Siam, dove sarebbe apparso benedicendo la folla, assiso in un trono sopra un carro d’oro, trainato da elefanti bianchi. Sarebbe apparso reggendo in mano una mela d’oro sormontata da un anello con inciso l’emblema ariano della svastica, che si ritiene rappresenti il sole rotante. Vi si dice, che il Re del Mondo si serva di “Goro e Pandita”, gerarchie celesti provenienti dalle stelle, per alcuni versi simili alle creature della mitologia indhù e greca. Gli studiosi Saint Yves d’Alveydre e Jaques Weiss sostengono che oltre al sovrano vi sarebbero per l’appunto: 5.000 Pundit (sapienti), 365 Bagwanda (ministri del culto) e 12 Membri Supremi che sovrintendono alla vita pubblica. Le biblioteche, che si trovano nelle gallerie più profonde, sarebbero inaccessibili ai profani, e custodiscono tutte le verità delle arti e delle scienze. Ad Agarthi sarebbero conservati anche studi sulle energie della natura, sulla matematica e sulla chimica, studi ai quali si erano già dedicati gli antichi abitanti di Gondwana, forse gli stessi atlantidei di Nettuno che sfuggiti al Diluvio s’inoltrarono nelle terre di Wotan, fino stabilirsi nel mondo sotterraneo del deserto del Gobbi e nelle americhe dove realizzarono il noto “Candelabro delle Ande”, forse per prevenire le catastrofi diluviane future. Un altro ricercatore, l’ufficiale brittanico James Curchward che fu in India nel 1868, venne a contatto con un Rishi del monastero di Brahmaputra in Tibet che, a quanto pare, gli mostrò delle iscrizioni su tavolette d’argilla che apparterebbero alla civiltà Mu comparsa 50.000 prima nell’Oceano Pacifico e inabissata 13.000 anni fa per una catastrofe, qualche millennio prima di Atlantide cui toccò la stessa sorte. Queste tavolette sarebbero state effigiate dalla stirpe dei Nacaal, “I Santi Fratelli”, le cui colonie avrebbero originato il popolo Mayax in America, il popolo Uighur in Asia centrale ed est Europa, e il regno Naga in Asia meridionale. 

Curchward che dedicò la sua vita a tradurre le iscrizioni e a ricercare prove su questa civiltà afferma: che la genesi dei Nacaal tramanda che la potenza auto-esistente “Il Serpente dalla Sette Teste”, modulò sette ordini per creare i mondi. I gas plasmarono la Terra nello spazio, l’atmosfera e le acque; infine la luce solare dardeggiò nelle liquide profondità e il fango partorì le uova cosmiche, il glifo corrispondente mostra, infatti, il disco del Sole percorso da un piccolo e sinuoso serpente piumato; quel serpente piumato, la cui leggenda narrerebbe l’influenza del sole, da esso rappresentato, sulla vita terrestre, un simbolo diventato centro focale per la civiltà Maya. Probabilmente sono questi i racconti alla base del concepimento della teoria della “Panspermia”, che afferma che la vita nel nostro pianeta si sarebbe formata a seguito di materiale cosmico giuntoci da una collisione con una cometa; Chandra Wickramasinghe, il primo scienziato a dimostrare l’origine organica della polvere cosmica ne ha fatto un libro intitolato “I Draghi dell’Universo”. Nella cosmogonia indiana, è la stessa cosa, Vishnu riposa sul serpente sesha, “Durata” o Ananda “l’Infinito”, sogna la creazione dell’Universo e con un gesto di volontà, o “desiderio”, sparge il suo seme nelle acque cosmiche che muta in un uovo d’oro splendente come il sole e germe di ogni creatura vivente. 

Seme in sanscrito e in egiziano è bja e richiama il ferro meteorico della Fenice che torna ciclicamente sulla Terra per inumare il padre dentro un uovo, proprio come Sesha che con un suo sbadiglio provoca un fuoco rigeneratore che si abbatte sulla Terra; storie simili alla greca lotta tra Zeus e i Titani, o alla leggenda di Fetonte che pare raccontare la caduta d’una meteora sulla foresta, che divenuta poi il deserto del Sahara, forse la stessa “Pietra Nera” degli arabi, o il dio meteorico giapponese Susanò, o la celtica pietra sonora del destino, “la Pietra di Fal, o di L’a Fàil”, tra l’altro proprio i celti coniavano monete con impresse delle stelle comete, o meteore, come lo statere d’oro di Tincomminus coniato tra il 20 e il 5 d. C, che rappresenta in effige un cavallo con cavaliere con sopra un corpo celeste con la coda, o un'altra moneta ritrovata in Bretagna che in effige mostra una cometa, o una meteora posta tra due stelle, chissà cosa rappresentano realmente? Forse ciò che in Giudea si affermava, cioè che il diluvio fu causato dallo spostamento di due stelle, cosa che pare confermata anche nei testi caldei, o ciò che affermavano gli astrologhi Maya, cioè che anticamente era Venere a illuminare il pianeta Terra e che successivamente un asteroide fu catturato e attratto dalla stessa, o al contrario sia stata la terra a “partorire” un asteroide. 

Pensando alle grandi scomparse di specie animali che raggiunsero un elevata densità nel nostro ‘pianeta, vedi per le ammoniti, i dinosauri, scomparse probabilmente avvenute per catastrofi operate da meteore, si può per logica meditare ad una ciclica rigenerazione di specie, anche se c’è sempre un’autodecimazione di controllo all’interno della specie per la sopravvivenza della stessa, causata da guerre e dalle pandemie provocate da quei virus che intaccano le nostre cellule, come fu “la Peste Nera, la “Spagnola nel 1918, l’Ebola, la Sars ecc.”, ma queste decimazioni non allontanano gli eventi catastrofici cosmici dei grandi cicli vitali, ma controllate da chissà quale mente equilibrano le forse della terra mantenendola in vita; sia essa per essa o chi per essa. Basti pensare alle cinque ere ricordate nelle varie culture antiche tutte terminate con mitiche catastrofi, del resto l’uomo non impara mai dagli errori degli altri e sembra che ci voglia 10 -15.000 anni di rielaborazioni per raggiungere uva meta evolutiva più elevata. A mio parere, sembra quasi di parlare della fecondazione della donna, ma non si parla di spermatozoi, portatori del “concepimento”, sono forse meteoriti o distruzioni provocate dai serpenti giunti dalle profondità siderali che incendiano con il solo respiro, come Takasaka, uno dei Naga. Forse sono questi concetti che reinterpretati, nel Vangelo apocrifo di Tommaso verso 10, fecero dire a Gesù:

 “Ho appiccato il fuoco sul mondo, ed ecco, lo custodisco finché esso arda”.

I Naga sarebbero divinità serpentiformi, molto simili nelle rappresentazioni, alle antiche deità egizie di Iside ed Osiride, non che correlati ai riti sciamanici in cui si adorava anche Shiva Pasupati, il "Signore degli esseri", ossia pastore di animali e di esseri umani, che rappresenta il principio di astrazione-soluzione, quindi l’atto di "consapevolezza" che lo esprime e in cui si verifica e la coscienza pura onnipervadente senza modificazioni.

>>> CLIKKA QUI <<<

> STONEHENGE CONSTRUCTION IN 1954 - (108 PICS)

INDIRIZZO AMICO/A: