LA NASCOSTA VERITA’ SULLA CREAZIONE DELL’UOMO E LE CINQUE ERE 

CAPITOLO 4

Tornando alla creazione dell’uomo, per gli esoterici i primi esseri popolarono la terra sotto la guida dei Signori di Venere, insediati in un posto polarizzato magneticamente, dove tuttora convergerebbe tutta la coscienza, un posto chiamato Shamballah. Sempre secondo gli esoterici, la prima razza umana sarebbe stata astrale, dal corpo fluido dei Pitri, o Signori Lunari; i Mani, o i vates di Agni il “fuoco”, coloro che divennero gli Angirasa e i Rishi fondatori della civiltà indo-ariana; “probabilmente quegli stessi esseri, o demoni pre-adamici di cui faceva parte anche la leggendaria Lilith”, e divisa in sette branche che si aprivano a fiore nella terra partendo da Shamballah, proliferando con la scissione dell’entità diafana, che più tardi diventerà l’uomo; in altre parole quei “grandi fantasmi” descritti da W. Scott Elliot nella “Storia della Lemuria Sommersa”. 

La seconda razza fu eterica, la terza fu la Lemuriana, che 21 milioni di anni fa iniziò a solidificare la propria forma ectoplasmica di gas liquidi e materia, fino a sviluppare la coscienza del corpo fisico, ora mosso dal sistema neuro-vegetativo, con loro convivevano i leggendari giganti e gli angeli, che allora comunicavano con l’uomo, gli iniziati di allora erano aiutati da esseri giunti da altre realtà, da altre sfere e praticavano l’hatha yoga, sostituito poi dal laya yoga che attivò alcuni centri del corpo eterico eccetto quelli della testa e della gola. Fu nel periodo lemurico che si scontrarono la Loggia Nera e la Loggia Bianca, secondo la cosmologia steineriana, si ebbe la separazione di Terra e Luna, e l’evento Lucifero, che oltre a separare i sessi, portò l’uomo alla malattia e alla morte. “La razza delle scimmie”, che probabilmente era di etnia munda chiamata dai dravidi “Vanara” perché inferiore, è chiamata esotericamente “il peccato dei senza mentale”, perché si sarebbe unita fisicamente con il regno animale, essendo fragile il confine e la differenza tra loro, peccato questo, che il fuoco purificatore tolse necessariamente ed inevitabilmente uscendo dai vulcani. In merito a questo tipo di eventi purificatori interessante ricordare uno scritto de Grandi Maestri sconosciuti che riporta queste parole: 

“La terra si impose e, inquinata e impura, tornò alla terra; così una vita cattiva insozzò e quindi il male penetrò nella primitiva purezza dell’antica madre. Il male sta sepolto nel suolo, e di tempo in tempo emerge nella forma; e solo il dolore ed il fuoco restituiranno alla madre la purità che i figli le hanno tolta”

Successivamente apparve la razza Atlantidea, che sviluppò il corpo emotivo portandosi in stretto contatto con le pratiche magiche, che usò per scopi egoistici. La quinta razza, l’attuale razza Ariana, starebbe sviluppando il corpo mentale o “Manas”. Noi ora, secondo gli esoterici, saremmo la quinta “sotto razza, delle sette sotto razze”, facenti parte della quinta razza Madre, in altre parole la razza Ariana, che Steiner divide in sette epoche culturali, dal 747 a.C. al 1413 d.C. e sono: antico-indiana, antico-persiana, egiziano-caldaico-babilonese e greco-latina. Dal 1413 sarebbe iniziata l’era del razionalismo. La sesta razza Madre, svilupperà l’amorevole corpo buddico, mentre la settima razza svilupperà la volontà, sarà la razza di Atma. Tale termine per lo Jaina diventa, “Atman”, il respiro, lo spirito, il Sé, ed indica l’anima individuale, mentre “Anatman” sarebbe, invece, la concezione buddista “dell’Io Tutto”. 

Ma a parte questa curiosità, è interessante sapere che anche per i Maya ci furono cinque Ere cosmiche, corrispondenti ad altrettante civiltà; le precedenti quattro Ere sarebbero state: dell’Acqua, dell’Aria, del Fuoco, della Terra e sarebbero tutte terminate con catastrofi ambientali, mentre ora anche per loro saremmo ancora nella quinta era, “l’Età dell’Oro”, che finirà nel 2012. Gli Aztechi suddividono così le cinque Ere: la prima Era nel segno della Terra e del dioTezcatlipoca che divenuto Sole creò una razza vegetariana di giganti terminata nel giorno “4Ocelot, giaguaro”, la seconda Era nel segno dell’Aria e della Scintilla divina di Quetzalcoatl che insegnò le arti e ebbe termine nel giorno “4Ehecatl, vento”, le odierne scimmie sarebbero gli uomini di allora, la terza Era nel segno del fuoco del dio della pioggia Tlaloc che creò una crudele razza di uomini acquatici e in quell’epoca scomparse la Lemuria nel giorno “4piuoggia di fuoco”, la quarta Era nel segno dell’acqua e della dea Chalchiuhtlicue sorella di Tlaloc, in quest’epoca la materia si raffinò e apparvero i primi uccelli fino al diluvio che distrusse Atlantide il giorno “4Ahau, pioggia”; la quinta Era è nata sotto il segno di Tonatiuh “l’aquila che vola in alto” e finirà con terremoti il giorno “4Ollin, movimento”, ogni 52 anni solari, un secolo indigeno, 52x365=18.980 giorni per la Terra, 292x65=18.980 giorni per Venere, cioè i 260 anni del Katun Ahu che porterà lotte e cambiamenti che apriranno la via all’Era dei pianeti e della comunicazione universale. Gli indiani, come i Maya, dividono l'età della Terra in cicli, anche per loro, infatti, questo sarebbe il quinto ciclo terrestre, stessa cosa la suddivisione ciclica separata da eventi catastrofici rilevabile nel Bhagavata Purana. 

Esiodo, poeta greco del VIII sec. A. C., nella sua opera “Le Opere e i Giorni” narrando il mito delle razze, afferma che gli dei dell’olimpo crearono una prima razza di uomini perituri, vissuti in un’epoca d’oro; poi, nell’età dell’argento né crearono una seconda inferiore di spirito e di corpo, una razza che Zeus trasformò successivamente in dei degli inferi; nell’età del bronzo crearono una razza crudele di uomini perituri terribile e potente; poi crearono una quarta razza di semidei ed eroi, giusta e divina; della quinta razza Esiodo dice: 

“Prego il cielo che io non abbia a mio turno a vivere a mezzo degli uomini della Quinta Razza; o che io fossi morto prima, o nato più tardi, poiché questa è la razza di ferro. Essi non cesseranno di soffrire di giorno fatiche e miserie, né la notte di essere consumati dalle anossie che loro invieranno gli dei. L’ora verrà in cui Zeus annienterà a suo turno questa razza di uomini perituri: questo sarà il momento in cui gli uomini nasceranno con le tempie bianche. Il padre allora non assomiglierà ai suoi figli, ed i figli non somiglieranno più ai loro padri. L’ospite non sarà più caro all’ospitante, né l’amico all’amico, il fratello al fratello…”

... e questo ci ricorda gli strani concepimenti di Noè, Melchisedec, ecc. . Gli yezidi concepiscono il nostro tempo come l’ultimo dei “settantadue Adami” vissuti diecimila anni ciascuno con un intervallo di assenza di altri diecimila anni tra l’uno e l’altro, curioso il fatto che queste cifre non sono “campate in aria”, ma corrispondono a cicli astronomici e precessionali. 

Ritornando alle origini di Shamballah, l’occultista Helena Blavatsky, una dei fondatori della società teosofica di New York, sorta nel 1875, afferma che Agharti, che lei chiama la “Loggia Bianca” è sorta sull’isola del Mar dei Gobbi, dove in tempi remotissimi sarebbero atterrati i “Signori della Fiamma”, semidei provenienti da Venere, essi avrebbero donato all’uomo, che aveva allora una mente animale, una mente razionale. Secondo le Upanishad, Sanat Kumara, “il sempre giovane”, chiamato anche Melquisedek che ricorda per certi versi il clemente “Signore delle milizie celesti”, che in Cabala si chiama “Metatron”, per i cristiani l’arcangelo Michele, sarebbe il signore del mondo, il Dio del nostro sistema, o uomo celeste che tiene in vita il nostro pianeta, è chiamato anche “L’Amico dei giorni” e vivrebbe in un corpo di energia che non invecchia; con lui sarebbero arrivati Sanadana, Sanaka e Sanatana ed insieme esprimono la triplice natura del Logos planetario, in altre parole il Verbo o la Parola, la ragione, ”l’Azione”, il Logos, la Manifestazione di Dio, l’espressione della Vita Cosmica. 

Esotericamente Il primo Logos incarna l’aspetto Vita e l’energia della Volontà o Potere, il secondo Logos incarna l’aspetto Coscienza e l’energia dell’Amore-Saggezza, il terzo Logos incarna l’aspetto Apparenza e l’energia dell’intelligenza e dell’adattamento. Il ricercatore Richard L.Thompson, afferma, che a quei tempi il cielo era navigato da dischi volanti chiamati “vimana”, quindi vi si poteva viaggiare da un mondo all’altro, come testimonierebbero anche i dischi di Bayan Kara Ula, pubblicati su riviste russe da Vinceslav Zaytsev; del resto il fatto che aeronavi rimangano sospese nella nostra atmosfera sembra possibile, infatti, gli scienziati del centro ricerche “dell’Avco Everet” negli U.S.A., A.N. Pirri e R.F.Weiss affermano che un fascio laser, basato su di un campo di tremila megawatt che pulsa a duecentocinquanta Hertz, può sostenere in cielo un veicolo. Inoltre tra le altre cose in loro potere, questi esseri semidivini potevano leggere il pensiero, spostare oggetti con la sola forza della mente e addirittura rendersi invisibili. Thompson inoltre afferma, che gli scritti vedici, “Purana”, raccontano di quattrocentomila razze simili all’uomo che risiederebbero in altri mondi. Alfredo Dissoni, insegnante di religione e scrittore di testi ufologici, fa notare che più volte, nelle sacre scritture, si accenna ad altri mondi, in (Cfr. Isaia, 66,22) si legge: 

“Quando Dio fece i nostri cieli e la nostra terra di oggi furono inoltre plasmati i nuovi cieli e la nuova terra e i centonovantaseimila mondi che Dio creò per la sua gloria”

L’antico scritto orientale, “Idra Sutra”, afferma l’esistenza di “trecentosessanta miriadi di mondi” e nella Mishnah, vi è un passo apocrifo che dice che Dio concederà ad ogni giusto trecentodieci mondi, affermazione confermata nei commentari Petirat Mosheh e nel Qetoret ha-Samim, e ciò può solo rivelare la possibilità che esistano altri esseri. Nel terzo capitolo del libro di Krsna si narra che sotto particolari corrispondenze cosmiche, circa 5.000 anni fa, nacque per l’appunto Krsna, si dice che gli abitanti dei pianeti Gandharva e Kimara si misero a cantare, e gli esseri di Siddhaloka e i Carapa, dai loro pianeti celesti gli angeli e le loro compagne, a cui erano unite le Aspara, aprirono le danze; al cap. 50 a pag. 391 si legge testualmente: 

“Mucukunda sapeva che ogni sistema planetario superiore è governato da un deva sovrano. Egli non era dunque nell’ignoranza come l’uomo d’oggi. Infatti l’uomo d’oggi crede che fra tutti i pianeti soltanto la Terra sia abitata”

Oltre ai fatti similari descritti nelle varie culture che questa mia opera mette a confronto, si noterà le somiglianze di alcuni termini che sembrano indicare la stessa manifestazione, o una manifestazione ciclica dello stesso Dio, degli stessi Dei, si noti ad esempio: Krsna - Cristo, Sidhe – Siddhaloka - Sidharta, An – Anu - Danu, Bel – Belial - Baal, Araham – Abrham, e molti altri ancora. 

A volte, invece, come avrete notato anche in questo testo, sono le storie stesse che si assomigliano, come per esempio nella mitologia greca la conquista del toson d’oro, spece all’inizio è paragonabile, per certi versi, ai primi capitoli del Libro di Krsna. Ammettere che le analogie siano solo delle casualità, a mio parere è improbabile dato il fatto che si ripetono troppo frequentemente; a mio parere, o sono gli stessi racconti rimaneggiati più volte nel tempo, o sono eventi che subiscono ripetizioni cicliche, magari proprio sotto l’egida di quel “orologio cosmico” che è il fenomeno precessionale degli equinozi causato dalle millenarie forze cosmiche che avvolgono il nostro pianeta. Quanto detto mi rievoca alcuni versi del cap. CX "Libro dei Morti" egizio in cui una descrizione conclude: 

“Io approdo al momento (...) sulla Terra, all'epoca stabilita, secondo tutti gli scritti della Terra, da quando la Terra è esistita e secondo quanto ordinato da (...) venerabile”.

GIUNSERO “I FIGLI DI DIO” E VOLARONO I CIELI DELLA TERRA 

Esseri provenienti dal cielo, come vedremmo anche più avanti, li ritroviamo in vari culti e miti antichi e come disse G.B.Vico, “
i miti nascondono sempre qualche verità”. Ad esempio, tra i testi Manusa dell’India antica, che descrivono fatti realmente accaduti, abbiamo il "Mahavira", nel quale fra le innumerevoli descrizioni, è possibile leggere: 

"Un carro volante trasporta molte persone verso la capitale Ahyodhya. Il cielo è pieno di macchine volanti sorprendenti; nere come l'oscurità, su cui spiccano gialli bagliori"

Nel libro di Krsna al capitolo 49 si legge: 

“Deciso ad attaccare Mathura, il re predispose ampie misure. Mobilitò migliaia di carri, elefanti, cavalli e soldati di fanteria; e con tredici legioni scese in campo e circondò Mathura, la capitale dei re Yadu, per vendicare la morte di Kamsa. Sri Krishna, nella parte di un uomo comune, vide la formidabile potenza di Jarasandha, un oceano di armi e di guerrieri, un oceano sul punto d’inondare tutta una spiaggia, vide il terrore degli abitanti di Mathura e rifletté sulla Sua missione di avatara come affrontare questa nuova situazione? Lo scopo della Sua missione era quello di ridurre il fardello dei popoli, ed ecco giunta l’occasione di affrontare in una sola volta tanti uomini, carri, elefanti e cavalli. La potenza militare di Jarasandha si schierava di fronte a Lui in tutta la sua imponenza ed Egli l’avrebbe annientata senza lasciare ai nemici il tempo di battere in ritirata e riorganizzarsi. 

Mentre Sri Krishna era assorto in questi pensieri, due carri da guerra, perfettamente equipaggiati di auriga armi stendardi e altri oggetti bellici, apparvero in cielo e scesero davanti a Lui

(in realtà quali carri potevano allora discendere dal cielo?) 

Krishna Si rivolse allora a Suo fratello Balarama, chiamato anche Sankarsana: “Mio caro fratello maggiore, Tu sei il migliore degli arya, il Signore dell’universo, e in particolare degli Yadu che sono ora terrorizzati di fronte all’esercito di Jarasandha. Prendi posto sul Tuo carro, che è là, ben armato, e proteggili; vai ad affrontare tutti quei guerrieri nemici e distruggi la loro potenza. Noi siamo scesi sulla Terra al fine di eliminare questi inutili spiegamenti di forze militari e proteggere i virtuosi bhakta. Ecco l’occasione di adempiere la Nostra missione. Andiamo dunque!” Così, Krishna e Balarama, discendenti di Dasarha, il re di Gadadha, decisero di annientare le tredici legioni di Jarasandha.

Krishna salì sul carro condotto da Daruka, e al suono delle conchiglie (in realtà cosa si intendeva per suono delle conchiglie?) uscì dalla città seguito da un piccolo esercito. Stranamente, benché il nemico fosse di molto superiore per numero e armamenti, quando il suono della conchiglia di Krishna giunse alle orecchie dei guerrieri di Jarasandha, il loro cuore tremò. Scorgendo Krishna e Balarama, Jarasandha fu preso da un sentimento di compassione perché quei due fratelli, in fondo, erano suoi nipoti; poi, rivolgendosi a Krishna, Lo chiamò Purusadhama, il più vile tra gli uomini, mentre le scritture vediche glorificano Krishna come Purusottama, il più elevato tra gli uomini: Jarasandha non intendeva certo chiamare Krishna Purusottama, ma grandi eruditi hanno messo in luce il vero significato del termine Purusadhama: “Colui che con la sua presenza fa scomparire ogni altra personalità”. In realtà, nessuno può uguagliare o superare Dio, la Persona Suprema” più avanti si legge: 

“Gli abitanti dei pianeti celesti, al colmo della gioia, offrirono i loro rispetti al Signore cantando le Sue glorie e lasciando cadere su di Lui piogge di fiori; mostrarono così la loro ammirazione per la Sua vittoria” 

e ancora: “Krishna impugnò il Suo arco, Sarnga. Sfilando una dopo l’altra le frecce dalla faretra, Egli tendeva l’arco e le scoccava contro il nemico con una mira così precisa che gli elefanti, i cavalli e i soldati di Jarasandha passarono ben presto al regno della morte. Quell’incessante pioggia di frecce pareva un turbine di fuoco che distruggeva tutte le armate di Jarasandha. Gli elefanti stramazzavano al suolo decapitati dalle frecce di Krishna, i cavalli crollavano travolgendo carri, stendardi e guerrieri, mentre la fanteria giaceva a terra, testa mani e gambe mozzate…“. 

Un antico testo tibetano narra: 

“Bhima volò via con il suo carro radioso come il sole e fragoroso come il tuono…..il carro volante splendeva come una fiamma nel cielo di una notte d’estate….avanzava maestosamente come una cometa…..era come se brillassero due soli. Quindi il carro saliva e tutto il cielo si illuminava”

. Anche l’Odissea di Omero ci propone alcune curiosità, Omero nacque a Chio o a Smirne e visse nell'VIII sec. a. C.; sulla vita di Omero le antiche fonti ci hanno lasciato numerose leggende che gli attribuiscono, oltre i due grandi poemi, anche una serie di poemi detti "Ciclici". Nel V sec. a. C venne scritta una biografia, attribuita ad Erodoto. Nell’Odissea di Omero, lungi da essere fantasia, come si sosteneva, dato che l’opera si è rivelata essere una realtà, con la scoperta archeologica dei resti di Troia, Ulisse viene più volte soccorso dagli dei attraverso Atena e l’alato Ermete che lo aiutano a neutralizzare gli incantesimi come quello della ninfa Calipso: il dio alato annuncia infatti alla ninfa la decisione degli dei di ridare la libertà a Ulisse. Giunto presso i Feaci e poi nel paese dei Ciclopi, tocca finalmente le rive di Itaca e teme di non riuscire a vincere i numerosi avversari, è ancora una volta aiutato da Atena. 

Nell’Odissea tradotta da Ippolito Pindemonte si leggono ambigui versi che possono essere interpretati sotto un’altra ottica: 

“Gli sorse incontro co' suoi monti ombrosi L'isola de' Feaci, a cui la strada Conducealo più corta, e che apparìa Quasi uno scudo alle fosche onde sopra. Sin dai monti di Solima lo scôrse Veleggiar per le salse onde tranquille Il possente Nettun, che ritornava Dall'Etïopia…”

più avanti si legge: 

“Molte allor de' Feaci in mar famosi Fur le alterne parole. “Ahi! chi nel mare Legò la nave che vêr noi solcava L'acque di volo, che apparìa già tutta”? Così, gli occhi volgendo al suo vicino, Favellava talun: ma rimanea La cagion del portento a tutti ignota…”

altri versi narramo: 

“Dimmi il tuo suol, le genti e la cittade, Sì che la nave d'intelletto piena Prenda la mira, e vi ti porti. I legni Della Feacia di nocchier mestieri Non han, né di timon: mente hanno, e tutti Sanno i disegni di chi stavvi sopra. Conoscon le cittadi e i pingui campi, E senza tema di ruina o storpio, Rapidissimi varcano, e di folta Nebbia coverti, le marine spume”

atri ancora raccontano: 

“Ma la fanciulla il piede alla secreta Movea sua stanza: e raccendeale il foco Eurimedusa, una sua vecchia fante, Nata in Epiro, e su le negre navi Condotta, e al prode Alcinoo offerta in dono Perché ai Feaci ei comandava, e lui, Qual se un dio favellasse, udìan le genti. Costei Nausica dal braccio di neve Rallevò nel palagio, ed ora il foco Raccendeale, e mettea la cena in punto.” 

i Feaci erano in grado di trasportare Ulisse dalla loro terra fino a Itaca, in Grecia e fare ritorno a Corfù nello stesso giorno, e ciò come potevano farlo? 

Fatti simili si riscontrano anche nel testo di Krsna, cap. 52 pag.410, dove il dio per rapire Rukmini, parte dal regno di Dvaraka nell’India occidentale per raggiungere a nord il regno di Vidarbha, percorrendo 1.600 chilometri in 12 ore, e lo fa con un carro trainato da 4 cavalli: uno di colore verde chiamato “Saivya”, uno con il riflesso del ghiaccio chiamato “Sorgiva”, uno con il color di una nuvola nuova chiamato “Meghapuspa” e uno color cenere chiamato “Balahaka”. Gli stessi viaggi li faceva il carro di Horo sapaenshu dall’egitto a Saba. Nel papiro di Ani, una versione del Libro egizio dei morti di Hunefer custodito nel Britisch Museum che racconta di strani avvenimenti, al capitolo LXXVII si legge: 

"io volo via e poi atterro (stando) dentro il falco; il suo dorso misura sette cubiti (3,7 metri), le sue due ali sono come di feldspato verde. lo esco dalla nave-sektet, il mio cuore va sulla montagna orientale.

 Probabilmente sono sempre le stesse interpretazioni date ad “areonavi” simili, citate anche nel Libro dei Re (Cap.2:11,12), dove si legge: 

“Ora, mentre essi camminavano discorrendo, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra di loro ed Elia salì in cielo nel turbine”

... i probabili nostri argentei ufo degli avvistamenti. 

I sacerdoti delle antiche civiltà mesopotamiche affermarono che la loro conoscenza, fu insegnata agli uomini da angeli discesi dal cielo. Nella Bibbia si accenna più volte ad esseri semi divini chiamati angeli, che oggi si potrebbero chiamare in tutt’altro modo, già nel 1950 l’astronomo Morris Jessup lo fece notare, scrisse addirittura un libro: “La Bibbia e gli UFO”, quest’idea poi fu ripresa da altri studiosi e ricercatori. Nella mia ricerca personale, ho notato varie, e interessanti descrizioni sulla figura degli ’”Angeli”. Nell’Apocalisse, Giovanni descrive gli angeli simili agli uomini, vestiti con lunghi abiti di lino puro, splendente e cinti al petto di cinture d’oro, Apocalisse (15, 6), descrive l’angelo messaggero, Apocalisse (1, 13, 14,16), con i capelli della testa candidi, simili a lana candida come la neve, gli occhi fiammeggianti come fuoco, i piedi con l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo, e il suo volto paragonato al sole quando splende in tutta la sua forza. Una cosa interessante è che nell’Apocalisse questi si ritengono solo servitori di Dio, nell’Apocalisse (22, 8, 9) si legge: 

Sono io Giovanni, che ho visto e udito queste cose. Udite e vedute che le ebbi, mi prostrai in adorazione ai piedi dell’Angelo che me le aveva mostrate. Ma egli mi disse:” Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. E Dio che devi adorare”

Nel Nuovo Testamento (Matteo 28: 3,4), anche l’angelo che apparve sulla tomba di Gesù aveva l’aspetto come folgore e la veste bianca come la neve; se andiamo poi a reinterpretare altri scritti come le visioni di Daniele ed Ezechiele, 584 a. C., vissuti durante la cattività babilonese, diventa facile supporre molteplici e possibili contatti con questi esseri, Daniele guardando nella visione notturna 

“Vede venire sulle nubi del cielo uno, simile a un figlio d’uomo” 

e scrive:

“E il ventiquattresimo giorno del primo mese…alzavo gli occhi e vedevo…un certo uomo vestito di lino, con i fianchi cinti di oro di Ufaz. E il suo corpo era simile al crisolito e la sua faccia simile all’aspetto del lampo e i suoi occhi simili a torce infuocate, e le sue braccia e il luogo dei piedi erano simili alla visione del rame forbito…”

(Daniele10-6). In Ezechiele si legge: 

“Nel trentesimo anno, al quinto giorno del quarto mese, mentre mi trovavo tra gli Esiliati sulle rive del fiume Kebar, il cielo si aprì e vidi quindi levarsi un possente vento proveniente da Nord, accompagnato da una grande nube e da una grande massa di fuoco: un abbacinante bagliore la circondava, in mezzo alla massa di fuoco pareva di intravedere del rame”

... poi Ezechiele parla di quattro corpi, ognuno con quattro volti e quattro ali e dei piedi come il "rame lucido", (notare qui la somiglianza con la visione di Giovanni nell’Apocalisse), di ruote che si muovevano e di una figura, e scrive: 

“E al di sopra della volta posta sulle loro teste, si scorgeva una specie di trono brillante come uno zaffiro, sul quale sedeva un essere simile ad un uomo: la sua figura emanava una grande luminosità, simile all'arcobaleno dopo il temporale; sentivo di trovarmi al cospetto della gloria del Signore, mi buttai quindi al suolo; e qualcuno prese a rivolgermi le seguenti parole: "Alzati, figlio dell'Uomo, perché io possa parlarti". Come sentii questa voce, la vita ritornò in me”

Ezechiele scrisse anche inequivocabilmente nel suo testo: 

"Essi sfavillavano come un globo di rame terso" 1: 7)…( "le loro ali erano unite l'una all'altra" 1: 9)…( "Sopra le teste degli animali c'era come una volta celeste con lo splendore del cristallo" 1:22)…( "Quando si muovevano io udivo il rumore delle loro ali simile al rumore di acque impetuose ... quando si fermavano le ali si abbassavano" 1: 24). "C'era un rumore sopra la cupola che era sopra le loro teste" 1:25)… (“Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori” 1:13)…(“Gli esseri andavano e venivano come un baleno”1:14)…(“Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota a loro fianco, di tutti e quattro”1:15)...("Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come topazio e tutt'e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo ad un’altra ruota” 1:16)…(“La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni d’occhi tutt’intorno" 1:18)...(“Guardai, ed ecco sul firmamento, che era sopra le teste dei Cherubini, si vedeva qualcosa simile a pietra di zaffiro, che all'aspetto aveva forma di toro. Disse all'uomo vestito di lino: «Entra fra le ruote, sotto i Cherubini, e riempi il cavo delle mani di carboni ardenti in mezzo ai Cherubini e spargili sulla città». Sotto i miei occhi, quegli entrò” 10:1-2)…(“lo sentii che le ruote venivano chiamate “Turbine” 10:13).

 Già nel libro di Giobbe, più antico dei testi giudaici al capitolo XXXVIII Dio parlava dal centro di un “turbine”, cosa che più tardi imitata dalla Genesi. In merito al termine “Turbine” ho letto che è la traduzione incerta del termine “Galgal” che potrebbe significare anche Carro. Del termine Ghilgal, nel libro dei Giudici 2,1 si legge: “Ora l’angelo di Yawe salì da Ghilgal a Bochin”, e qui Ghilgal assume anche il significato di esilio, allontanamento, passaggio da una dimensione all’altra. R. Steiner nel “I profeti di Dio” pag. 49, dice che è il rotare, il passare e vivere dell’anima entro un corpo fisico, il suo passare da un corpo fisico all’altro, infatti, non a caso quando si parla di alfabeto ebraico, c'è un termine ebraico similare “ghilgul” che significa reincarnazione e ha lo stesso contenuto di ghilgal, “il passare da una parte all’altra”. Galgal identifica anche la ruota celeste con i suoi 12 dei 36 Preposti del Drago “Teli”, che nel Corpus Hermeticum, si identificano nei “Vigili Custodi” dell’universo, identificabili nei 36 decani egizi e nei decani zodiacali greci. 

Le ruote sono state identificate nella “classificazione angelica moderna”, degli esoterici come Alice Baley, con i Troni, “Il Verbo Manifesto”, quegli Angeli che portano la giustizia di Dio e che in Kabbalah vengono chiamati Merkabah, Trono di Dio, o Carri trionfali. Notate adesso, il confronto che ho riscontrato con alcuni versi dell’antichissimo testo tibetano (Le Stanze di Dzyan, § V, vers.1-7), così tradotte: 

(“I primi Sette Aliti del Drago di Sapienza producono a loro volta, dai Santi Aliti Roteanti, l’Igneo Turbine. Essi fanno di lui il Messaggero della loro Volontà”)…(“ il Rapido Figlio dei Figli Divini, i cui figli sono i Lipika, corre incombenze circolari” )…(“ egli passa come un fulmine attraverso le ignee nubi; egli fa tre e cinque e sette passi attraverso le sette Regioni di sopra e le sette di sotto. Egli alza la sua Voce e chiama le innumerevoli scintille e le unisce insieme. Egli è lo Spirito che le guida e le dirige. Quando comincia a lavorare ei separa le Scintille del Regno Inferiore che ondeggiano e fremono di gioia nelle loro dimore raggianti, e ne forma i Germi delle Ruote. Egli colloca nelle Sei Direzioni dello Spazio ed Una nel mezzo – la Ruota centrale. Fohat traccia linee spirali per unire la Sesta alla Settima – la Corona. Un Esercito di Figli della Luce sta ad ogni angolo; i Lipika nella Ruota Mediana. Essi dicono: << Questo è buono>>. Il Primo Mondo Divino è pronto; il Primo, il Secondo”)…(“ Le ruote invigilano il Cerchio”)

I versi di questo testo, presentano stupefacenti analogie con molti altri testi, vedi i viaggi di Enoch e Baruk, con leggende celtiche, maya, ecc. Ad esempio nel cantico messianico di Abacuc che parla del Cristo che doveva venire si trovano frammenti che potrebbero essere interpretati sotto una diversa ottica, egli dice: 

“Innalzati sopra i cieli, o Dio, e su tutta la terra con la tua gloria”…” Il suo splendore è come la luce”…”Vi sono bagliori nelle sue mani”…”Salirai sui tuoi cavalli e la tua cavalcata è salvezza”…” Tu che effondi le acque nel tuo cammino”…”Nel balenare dello splendore delle tue armi”…”Hai lanciato nel mare i tuoi cavalli che agitavano molte acque”

Diviene facile pensare agli avvistamenti ufo, alla luce di questi versi, che con un’arcaica terminologia descrivono, apparizioni allucinanti di “esseri cosmici, figli della luce”, angeli con i loro compiti ben definiti. Nelle ricerche e rappresentazioni demonologiche ci si possono ricollegare le apparizioni, di Belial per esempio, che come si legge in uno dei rotoli di Qumram, 11QMelc, portò all’assassinio del sacerdote Melchisedec, si manifesterebbe come un angelo bellissimo sopra un carro di fuoco. Lo stesso Satana, il Drago Rosso, simile al demone pagano Pan, “il dio caprino dei Satiri cioè i “pieni” legati nel VI a. C. con Dionisio”, o meglio il suo nome da serafino, Lucifero, dal latino Lux infer “portatore di luce”, si manifesterebbe come un uomo bellissimo, capelli neri e tunica bianca, inoltre, come affermano i testi sacri, avrebbe la facoltà di apparire come uno lo immagina, in realtà sarebbe un essere putrido simile a un caprone, una concezione allegorica legata forse a qualche antico rituale di sacrificio risalente all’epoca precessionale dell’Ariete, probabilmente al mito greco di Pan che era così rappresentato nella sua qualità androgina di “Satiros” o meglio “Seth Aries” da cui deriverebbe per l’appunto la forma caprina. Nel Libro dei Re (Cap.2:11,12) come abbiamo visto prima si legge: 

“Ora, mentre essi camminavano discorrendo, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra di loro ed Elia salì in cielo nel turbine. Eliseo osservava e gridava: «Padre mio, padre mio; carro di Israele e suoi cavalli!». Quando non lo vide più, afferrò le proprie vesti e le stracciò in due pezzi”

In (Esodo,19,9) Yahweh afferma: 

“Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube”

... poi si legge: 

“Al terzo giorno, sul far del mattino, ci furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte Sinai ed un suono fortissimo di tromba. Tutto il popolo fu scosso dal terrore. Il monte Sinai era tutto fumante” (Esodo, 19, 16-17). Come gli antichi irlandesi “I Thuata Dè Danann arrivarono in Irlanda dal cielo avvolti in una nebbia”

... come Enoch viaggiava su una “nube” attraverso i sette cieli, portato dagli angeli, o come il dio celtico Taranis, simile a Giove per l’analogia del tuono il cui simbolo era la ruota, o Teutates analogo a Marte, divinità che guidavano e proteggevano le tribù in guerra, anche Yahweh viaggiava spesso in una nube sopra gli ebrei per proteggerli e guidarli nelle loro battaglie (Esodo 13, 21, 10-34-14). Sull’intraprendente personaggio “alchemico” di Maria Egiziaca, sorella di Mosè, contro la quale 

“divampò l’ira di Yahweh; la nuvola si ritirò di sopra la sua tenda ed ecco, Maria coperta di lebbra come neve” 

(Nu. 12, 9), “forse la bambagia degli odierni avvistamenti”. In un’antica moneta Cananea del IV secolo a. C., appare la scritta Yahu cioè Yahweh, ed è rappresentato in effige un vecchio dio barbuto su di un trono simile ad una ruota volante. In questi fatti, come si può notare, la somiglianza con gli “effetti” degli odierni avvistamenti UFO è alquanto sconcertante.

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