LE ENTITA’ CREATRICI DI DIO DISCESE SULLA TERRA 

CAPITOLO 3

Secondo le concezioni esoteriche, tratte da molti antichi scritti, la creazione dell’uomo dipende dai sette pianeti che regolarono il benefico flusso cosciente del fuoco d’amore, che è il nostro “Logos, Verbo o Parola, la ragione”, che in un certo tempo formò l’insieme delle coscienze umane. Il nostro pianeta sotto l’egida cosmica, secondo gli esoterici, cominciò a condensarsi lentamente e nel tempo tentò con gerarchie creatrici impreparate spiritualmente alla creazione dei primi esseri, e ci furono i primi risultati creativi, che l’uomo ricorda come “mostri e chimere”, io credo s’intendano quegli ectoplasmi, draghi e mostri mitologici delle varie leggende sulla creazione: sumere, egizie, celtiche, vichinghe, maya, ecc., oggi rapportabili ai famigliari dinosauri, riportati virtualmente in vita, con i nuovi mezzi tecnici messi a disposizione dalla scienza. Ma questo non so quanto possa essere tenuto in considerazione, in quanto esistono tuttora varie specie animali veramente strane e la criptozologia ogni tanto ne riscopre ancora qualcuna. I cabalisti, invece, raccontano che Dio ha creato il mondo gradualmente, la luce divina della creazione sarebbe scesa dalla trascendenza eterea di Dio, verso una materialità tangibile, occultando inevitabilmente l’infinito e rivelandone il finito, che doveva essere anch’esso rivelato a Dio, in un processo graduale chiamato “Seder hishtalshelùt”. 

L’uomo, a quanto pare, diventa “l’occhio di Dio” sulla terra, con il compito di svilupparsi sempre più interiormente, rivelando i vari gradi di finito, necessari alla conoscenza di Dio, questo fino a diventare l’uomo stesso un Dio; ecco perché più volte, il Signore e Gesù Cristo rivelano nelle sacre scritture che noi stessi procedendo in divenire, diverremmo degli dei. Quanto detto, però, potrebbe far sospettare un Dio limitato come l’uomo, inconsapevole del “micro-mondo” che lo compone, che lo fa sussistere, in quanto non necessario “all’essere senziente superiore” che riflette per natura il “meccanicismo creativo” in uno stadio superiore, verso il macrocosmo”. Ma se fosse così, anche i nostri compagni animali sono da considerarsi, “l’occhio di Dio”, per logica non potrebbe essere altrimenti, del resto lo confermano anche gli antichi testi, nella Genesi fu sempre Dio a creare gli animali, sono loro i primi ad’essere divisi sessualmente, nel testo di Ezechiele, il profeta vede tre volti d’animali assieme ad un volto d’uomo, e questo dovrà pur significare qualcosa? 

Questa concezione cabalica sull’occultamento dell’infinito, rievoca la teoria sui buchi neri, di Roger Penrose, che suggerisce l’ipotesi da lui chiamata “Censura Cosmica”; teoria in cui le singolarità prodotte dal collasso gravitazionale si verificherebbero solo in luoghi nascosti da osservatori esterni ai buchi neri, chiamati anche azzardatamene e non a caso: “tunnel Spazio-temporali”, che probabilmente generano quelle strabilianti forze di “controrotazione stellare” di recente osservate. Quanto detto sembra legare perfettamente, ma c’è di più, ora voglio proporre alcuni sconcertanti versi dell’apocrifo “Libro dei Vigilanti” anteriore di 150 anni del libro apocrifo dei Giubilei, dove, a mio parere, Enoch sembra essere davanti a un buco nero, nel testo (XXI,7) si legge: 

“E di colà io andai in un altro luogo più tremendo di questo e vidi una cosa tremenda: un grosso fuoco colà ardente e fiammeggiante e, in esso, una spaccatura la cui fine era fino in fondo, pieno di grandi colonne di fuoco che vi si facevano discendere ed io non potetti osservarne n, le misure n, la grandezza e fui incapace di vederne l’origine”

……. Più avanti del capitolo (XXI,10) si legge: 

“E mi disse: “questo luogo E’ la prigione degli angeli e qui, essi saranno tenuti in eterno”

Nel capitolo (XXXVI,2-3) si legge: 

“E di là andai verso est, ai confini della terra e lì vidi tre porte del cielo, aperte verso oriente e, su di esse, porte più piccole. Da ognuna di quelle piccole porte passavano le stelle de cielo e andavano a occidente, per la via che ad esse appariva innanzi”

Nel capitolo (XXIII,1-3) si legge: 

“ E di là andai in un altro luogo, verso occidente, fino ai confini della terra e vidi un fuoco ardente che correva senza nè, fermarsi nè, rallentare, notte e giorno, proprio così. E Chiesi: “che è questo, che non ha riposo? Allora Raguel, uno degli angeli santi che stava con me, mi rispose: “Questo fuoco ardente, di cui tu vedi la corsa verso occidente, E’ tutte le luci del cielo”

. Raguel, secondo gli scritti ufficiali, era uno dei Medianiti, era padre di Hobab, colui che vide umiliarsi innanzi a sé persino Mosè, il profeta di Yaheweh. Non a caso i Medianiti e i Canaaniti erano conosciuti anche come i discendenti dei Serpenti. Qui Enoch sembra essere trasportato da Raguel e i compagni “Vigilanti” nello spazio, fino ad oltrepassare la “singolarità”, e vedere di là dal buco nero, perfino la sorgente delle stelle, o sembra allegoricamente descrivere una scorribanda di oggetti luminosi. 

Oltre ad Enoch anche nell’odissea spaziale del profeta Baruk vi si possono trovare descrizioni che ci ricordano, ad una certa interpretazione, i buchi neri, le potete trovare, dettagliatamente, alla fine del testo. D’altro canto già gli egizi nel Libro dei Morti cap. XCIX riportano: 

“Man mano che io mi approssimo verso la zona maledetta, nella quale sono cadute, precipitate verso l’Abisso, le stelle…”

Non a caso, come alcune antiche credenze orientali narrano, la scienza oggi teorizza, che l’universo sia nato da una “Singolarità”, un’esplosione, il “Big Bang”; quindi anche per gli scienziati, come i cabalisti, l’energia è comparsa prima della materia che successivamente condensandosi ha dato origine al “Creato”. Lo scrittore Paolo Bergamo nel libro “Gli Occhi di Dio” ricorda che nel 1985 alcuni studiosi con Harold Kroto scoprirono una struttura sferoide basata sul carbonio che viene prodotta dalle stelle Giganti rosse, come Aldebaran nella costellazione del Toro e Beltegeuse in quella di Orione, questa struttura attirerebbe altri atomi divenendo così il “Mattone Cosmico” che nel 1990 fu artificialmente riprodotto dagli studiosi W. Kretscemer e D. Uffman. 

Da questa scoperta che l’autore collega ai tentativi per la costruzione dei cyborg giunge a confermare il fatto che l’uomo è un Entità elettrobiologica sotto l’egida dei fullereni che sono delle molecole a gabbia uniche nella loro specie per la loro molteplicità legata alla dimensione, forma, peso molecolare e per la forma simmetria icosaedrica cioè come una gabbia sferica a facciate triangolari. Ciò mi ricorda il pensiero che oggi alcuni studiosi alimentano, cioè l’idea che nel rapporto sessuale uomo-donna, gli “atomi pensanti” che vivono nei livelli di energia plasmica hanno la possibilità di scendere nella materia densa e fissarsi in un corpo fisico per accumulare esperienze. Per “atomo pensante” intendo la base delle informazioni possedute che regolano il “gene” e l’agire stesso, in altre parole, un movimento energetico analogo o similare al singolo essere umano nei confronti del divenire della collettività, cioè che è una rielaborazione del “pensiero” di Epicureo e Democrito. 

In alcune credenze e mitologie si parla della creazione dell’uomo dall’argilla, dal fango o dalla polvere, per i Greci popolo di origine preceltica molto simile agli Arya, cioè “della distesa Iraniana”, è Prometeo, prima del tempo, per gli Egiziani era il dio ariete Khnum, venerato ad Elefantina, per i maya furono gli dei che mischiarono il loro sangue con il mais dopo due tentativi falliti con il fango ed il legno, per i babilonesi furono degli dei che usarono il fango, in una leggenda vichinga, sulla creazione si racconta che Audumla cibandosi, leccando le pietre salate coperte di brina, in tre giorni modellò l’uomo, Buri il generante, nonno del leggendario Odino, nel culto di Zarathustra, Mithra nasce dalla roccia che in persiano significa anche cielo. Per le genti del Titicaca fu Viracocha che plasmo l’uomo con l’argilla e vi soffiò la vita, come per gli ebrei fece il Dio di Abramo; la stessa parola Adamo, anzi Adama, significherebbe: “colui che viene dalla terra”, in Cabala significa sia unigenito che terra rossa cioè “adamah”, percui in ebraico Adamo significa sia “rosso che vivente”, infatti si attribuisce ad Adamo una pelle rossa e questo rende difficoltosa la credenza che sia anche il progenitore dei neri dai capelli lanati. 

L’origine di Adamo nel libro della Genesi rievoca probabilmente le antiche reminiscenze fenice ed egiziane di Mosè, non a caso un papiro egiziano di tarda epoca diviso in tre sezioni, rappresenta il mondo degli dei in alto, il mondo degli uomini capovolto in basso e nel mezzo un gruppo di babbuini che adorano il sole nascente, nella forma del capro Knun, il Vasaio dei Vasai, colui che creò l’uomo proprio con l’argilla. In India, la stessa storiella brahmana di Adimo e Procriti, che molto prima della stesura della Genesi, assumono lo stesso significato dell’Adamo ed Eva fenici, cioè rispettivamente “il generatore figlio della terra” e “la vita”, come evidenziato nel Ezour-Veidam degli indiani, uno dei libri sapienziali più antichi del mondo, citato nel dizionario filosofico di Voltarie e ritenuto però, da alcuni anche un apocrifo realizzato dalle missioni gesuite. In Cabala l’ebraico Adam composto dalle lettere Alef, Dalet, Mem, significa “uomo”; il valore di tale termine è 45, valore numerico che equivale alla parola Mah, “Cosa?”, e al tetagramma di Dio Y.H.V.H. con i suoi riempimenti di Alef, che rappresenterebbe la forza operativa del “Mondo della Rettificazione”, l’Olam ha tikkun, dove Olam significa per l’appunto il “misteriosamente nascosto” che ci riporta al concetto della “Creazione” e ancora all’unico elemento atomico essenziale. Gli esoterici affermano che fu solo il quinto raggio, “una forma o entità di intelligenza cosmica”, che stabilizzandosi, creò le condizioni per il manifestarsi dell’umanità e così la gerarchia planetaria prese posto sulla terra. 

I RICORDI CATASTROFICI 

Bisogna ricordare che la terra, circa 200 milioni di anni fa, come si denota dall'odierna conformità, era un unico continente che viene chiamato Pangea. Questo continente avrebbe subito molte trasformazioni e catastrofi dovute a scorrimento della crosta terrestre sotto il peso dei ghiacciai, o al magnetismo solare su quello terrestre, o alla caduta di lune, o di asteroidi, di cui, a quanto pare, sono rimaste tracce anche nella mitologia, vedi per esempio l’interpretazione data al mito di “Orfeo”; di questi ultimi ne sarebbero prova alcuni enormi crateri individuati di recente con la nuova ricerca fotografica satellitare, vedi il cratere formato dalle isole Aleutine e quello a nord dello Yucatan. Il geologo Charles Hapgood già nel 1955, studiando le rocce che registrano i poli magnetici al momento della solidificazione, dimostrò che i poli geografici avrebbero modificato la loro posizione almeno duecento volte, dall’inizio della storia geologica. 

Oltre ai diluvi provocati da questi particolari eventi sembra, che si sia spostata addirittura la rotazione dell’asse terrestre di 23° - 30°, che avrebbe provocato repentini spostamenti climatici distruggendo la vita dove prima era vegeta e rigogliosa; ne sarebbero prova alcuni mammut congelati di 12.000 anni fa ritrovati ancora con l’erba in bocca. A parte l’argomentazione sul diluvio che commenterò in seguito, prove di questi cataclismi si possono trovare in numerosi scritti ed eventi ormai persi nella notte dei tempi, in un antico papiro egiziano, per esempio, noto con il nome di "Papiro di Harris", si legge: 

"Il Sud divenne Nord, e la Terra si rigirò"

Nell’Apocalisse di Giovanni si legge: 

”Non c’è più mare: io vidi un nuovo cielo ed una nuova terra, poiché dal cielo era scomparsa l’immensa minacciosa luna”

. Nell’antico libro apocrifo di Enoch si accenna ancora alla scomparsa della luna non più attratta magneticamente dalla Terra, egli dice: 

"... e ogni volta che gli uomini peccheranno, gli anni sembreranno più corti. I semi daranno frutti tardivi sulle terre e i campi e tutte le cose cambieranno sulla Terra e non appariranno al loro tempo giusto e la pioggia sarà trattenuta su in cielo. Allora i prodotti della terra saranno tardivi e non matureranno in tempo. E i frutti degli alberi saranno acerbi. E la Luna muterà il suo corso e non apparirà puntualmente. E in quei giorni il Sole sorgerà al tramonto in Occidente, invertendo il suo corso e brillerà di una luce più intensa di quella normale… i pilastri della Terra vengono smontati in un solo giorno…"

Una leggenda Inca, riferita all'etnologo americano L.Taylor Hansen, racconta di una catastrofe avvenuta nel tempo dell’oscurità, quando si adorava “Ka-Ata-Killa”, la Luna Calante, sarebbe allora che l’oceano si ritirò e gli abitanti, “forse quei bianchi venuti dalle stelle”, furono costretti ad andarsene. Tale racconto e i seguenti studi stratigrafici rivelarono il mistero della costruzione delle città morte sulla cordigliera delle Ande, a 3.500 metri di altitudine. Città queste, citate anche da Peter Kolosimo nel suo libro: “Non è Terrestre”, dove affronta il mistero di Marcahuasi, con le sue mistiche sculture, che appaiono nella loro magnificenza solo con il solstizio d’estate e dove menziona anche le impresse raffigurazioni d’animali preistorici, risalenti da 185 a 130 milioni d’anni or sono. 

Sono molti i ricordi arcaici che conducono ad una catastrofe, ma l’uomo nonostante tutti questi cataclismi sarebbe sempre riuscito a sopravvivere agli eventi, lasciandocene le tracce come allora poteva; è probabilmente per tali motivi, che esistono antichissime similitudini tra le antiche civiltà, lecita opinione solo facendo retrocedere l’evoluzione umana, confermata tra l’altro da parecchi strani reperti come il “dito fossile del cretaceo”, le raffigurazioni delle pietre di Ica, ecc. che fanno presupporre l’esistenza di una primordiale razza prim'Eva ormai dimenticata. Sarebbe logico ammettere anche una comunicazione prediluviana tra i continenti, che spiegherebbe anch’essa, in ugual modo le similitudini tra le civiltà antiche conosciute. Su quest’ultima ipotesi, esisterebbero delle prove, come le tracce di cocaina e tabacco trovate nei corpi mummificati dei sacerdoti e faraoni egizi, che insieme alle costruzioni piramidali, fanno pensare ad un contatto della civiltà egizia con le civiltà precolombiane; del resto alcuni studiosi hanno riscontrato anche una reciproca somiglianza di alcuni geroglifici.

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