ANGELI E SERPENTI NELL’EDEN 

CAPITOLO 2

Ricordo che nella Genesi è “l’Elohim ribelle”, il Serpente, l’avversario di Dio dell’eden a tentare Eva, volendo farle mangiare il frutto dell’albero della sapienza del bene e del male, che le avrebbe fatto aprire gli occhi. La parabola evangelica in (Gi.12, 24), afferma che il grano di frumento non può germogliare, se prima non putrefà, questo può alludere alla possibilità di raggiungere evolutivamente il potere dei creatori, del serpente, cioè degli Elohim, causa del peccato creativo Adamitico, oppure vuole far capire, che il peccato è necessario ed entra attraverso il cibo di cui uno si nutre, Ipocrate diceva: 

“Fai del cibo la tua medicina, e della medicina il tuo cibo”

, del resto l’uomo è fatto per forza di ciò che si nutre, e quindi può diventare per le altre creature più o meno velenoso, come del resto lo erano le stesse Potenze, gli Elohim ribelli che si accoppiarono con le figlie degli uomini, quelle figlie di Eva, contaminando quel puro popolo di uomini voluto da Yahweh per la terra; come si apprende dalla Tanhuma Buber Genesi, la Genesi Rabba e il Bereshit Erubin. Una favola caldea conservata da Ferecide e citata da Origene nel suo libro “Contro Celso”, narra di una lite tra Dio e il Serpente, forse lo stesso rappresentato nelle processioni in onore di Baco, o nei petti degli imperatori cinesi. 

Una leggenda vuole che i Merovingi siano dicendenti da Meroveo, il “dubbio figlio” di Faramondo, re pescatore e nipote di Boaz discendente di Giosuè; e figlio di Argotta che fu violentata da un dio Serpente. I Merovingi erano iniziati alla magia e alle scienze, perciò venivano chiamati anche re taumaturghi, che s’identificavano in quella setta d’ebrei guaritori, come i Giudei d’Alessandria, che operavano con erbe, muffe, radici e minerali polverizzati, ed avevano, per l’appunto, come simbolo un bastone con attorcigliato un serpente, che probabilmente rappresentava il potere degli Elohim e la conoscenza attribuiti al rettile; una cosa curiosa avveniva quando uno di loro moriva, infatti, pare che si praticasse uno strano rito nel quale veniva forato il cranio del defunto. Secondo il Midrash, lo stesso Dio, o Elohim, Yahweh, assumeva forma di serpente per compiere le sue vendette, In Esodo (4, 24) è Yahweh ad assalire, in forma di rettile, Mosè, nella sua dimora deserta, di notte, ingoiandolo fino ai lombi. Del resto i Medianiti e i Canaaniti sono ricordati anche come i discendenti dei Serpenti, forse per questo motivo godevano la protezione di Yahweh, forse per questo Mosè si umiliò innanzi a Hobab figlio di Raguel, “uno degli angeli santi”, come lo chiama Enoch. 

Il movimento Cataro, di matrice cristiana, in voga nel XIII secolo, sosteneva che Yahweh fosse il diavolo e la terra un pianeta punitivo, fu per questo che la chiesa reagì con le crociate, che portarono solo massacri come quello francese di Simone di Monfort ad Albi nel 1229. Nel testo apocrifo, tardo medievale, di Giovanni evangelista, si parla degli uomini creati dal diavolo e delle anime, gli angeli decaduti, che entrano nella materia a corrompere, riferendosi forse a quei angeli Cherubini caduti con Satana. La tradizionale storiella del “Peccato originale” della Genesi 3.1, dove si racconta che Sama’el trovò il serpente in sembianza di cammello e lo montò andandosene poi a tentare la donna, viene stravolta; qui Il diavolo sarebbe entrato nel serpente del Giardino dell’Eden per sedurre l’angelo del corpo di Eva, versando la lussuria su Adamo, Eva poi avrebbe generato “i figli del serpente”, in pratica i figli del diavolo, l’Elohim ribelle, “forse per questo gli dei hanno preteso dagli uomini sempre tanta malvagità”. In effetti nel folklore ebraico, Eva è anche la generatrice dei Nefilim, o awwim, i “Serpenti distruttori”, nel testo di Enoch, cap. 69, è l’angelo Gabriel, uno degli angeli caduti, che fa errare Eva. 

I kurdi yarezan riferiscono che Azazel, trasformato in un bellissimo angelo, con l’aiuto del “Serpente e del Pavone”, entrò nel Paradiso Terrestre per tentare Adamo ed Eva, facendogli mangiare il grano proibito; una variante della stessa, giuntaci dagli ebrei kurdi del Kurdistan, afferma che Azazel avrebbe tentato Adamo non Eva, e che già da prima egli abitava il Paradiso Terrestre. Un testo kurdo degli yaresan del tredicesimo secolo “Ajaveb ol-makhluqat”, narra che i djinn sono una specie di animali che hanno il potere di cambiare forma, proprio come accade nei pleniluni dei miti indiani delle americhe spesso legati al lupo, e agli spiriti; questi sarebbero stati creati duemila anni prima di Adamo, si afferma, che erano esseri affini agli angeli ed erano capeggiati da Ebilis; questi per aver rifiutato di inchinarsi dinanzi ad Adamo sarebbero stati scacciati dal cielo e condannati a vagabondare in terra come demoni, proprio come accade a Lilith, la prima moglie di Adamo che a lui non voleva sottomettersi. Sono esseri associabili ai vampiri “Edimmu” degli antichi assiro-babilonesi, giganti violenti che divorano le carni degli uomini svuotandone le vene, demoni piumati, umanoidi, che abitavano un regno sotterraneo, “la 

Casa delle Tenebre” del dio Irkalla, visitato anche da Ishtar. Forse era il regno della regina della magia nera e degli inferi mesopotamici “Erekigal”, “colei che registra e giudica coloro che giungono tra le ombre” nel Regno delle Tenebre, “dell’Arallù”. Quel mondo sotteraneo identificato da alcuni studiosi nella Capadocia nella Frigia terra d’origine dei cabiri, come afferma Plutarco e Stradone, in prossimità dei camini dei Peri, anzi degli “djinn”. Quei luoghi sotterranei ricovero di alcuni esseri sopravissuti all’ultima Era Glaciale avvenuta all’incirca, tra il 9.500 e il 9.000 anni a. C.; quegli stessi esseri che nell’antico Giappone dimoravano nelle buche, chiamati Emisi, Kuzu, Kappas, o meglio “uomini dei canneti”. Forse quegli stessi esseri dell’antica leggenda egizia, nella quale, la Dea leonessa egizia, Sekhmet, o Hattor era incaricata a distruggere l’umanità per suoi peccati, con il suo terribile “occhio”, per ordine dello stesso dio Rà, che pentendosi, la fermò, incaricando nello stesso tempo Geb, il dio della terra, a sorvegliare i serpenti che lo hanno indotto a colpire e che si trovano nel suo territorio, e che la “luce” di Geb dovrà trovare nelle loro buche e caverne sotterranee; forse gli stessi Naga, i serpenti velenosi che Krsna volle distruggere, bruciando la foresta di Kandhava, come descritto nel Mahabharata, quei serpenti tanto odiati, che amati dagli stessi dei vedici, vedi Arjuna sposa di Ulupi figlia di re Naga. 

Una leggenda degli Ofiti, da “Ojiv”, Serpente, una setta greca risalente al V sec. a. C., ricordata dai gnostici “Maestri della Libera Muratoria”, racconta: “Che camminando sulle fluttuazioni del Chaos, la Grande Luce fece discendere nella profondità la goccia irradiante di Sofia. Lo spazio fu percorso dal fremito della vita e scorsero le acque, mentre in alto prendeva il Settenario delle Potenze. Ma per necessità di mistero, quell'unico Potere si lacerò indefinitivamente e dalla oscillazione delle “Forze” emerse il “Nous, ossia il Serpente”. Egli raccolse, riscaldò ed alimentò nelle sue spire le forme visibili, la prima fu lo Spirito, la seconda l'anima e la terza l’irrefrenabile sequela dei corpi. Quando Jadalbaoth si nominò Dio e richiese obbedienza all'uomo terrestre, nel cui corpo stesso sulla terra aveva soffiato l'alito vitale, questi si chiamò Adamo, e restò chiuso nell'illusione della solitudine. Le Potenze allora diedero vita alla Donna terrestre, Eva, ed ambedue erano nel giardino di Jadalbaoth, ignari della loro origine. Essi furono quindi illuminati, per volontà di Sofia, da Nous, mostratosi ancora serpente. Banditi dall'ira del loro Padre illusorio, essi presero su di sé le immagini fisiche, e l'Uomo cinse il primo grembiule di pelle per assolvere al “Lavoro” che lo rendeva egualmente schiavo e libero. Fino a quando la sapienza di Sofia invocò dalla Grande madre il prodigio, e questo fu il Cristo. Egli attraversò il cielo per raccogliere le Sette Luci e le portò sulla terra, in congiunzione alla Sapienza. 

Gesù il Cristo rivelò il Padre ignoto ai discendenti di Adamo, consacrò il grembiule del Lavoro dalla schiavitù alla Libertà, portò egli stesso la veste da carpentiere fino a trenta anni e compì le più alte opere della trasmutazione. Infine, quando le potenze terrene lo crocifissero, egli diede l'esempio di essere il primo ritornato dai Morti, e questa fu la massima opera della “Trasmutazione”. “Siate candidi come colombe e saggi come serpenti…”. Alcuni antichi versi gaelici affermano chiaramente: 

“Non del seme di Adamo siamo, né è Abramo nostro padre. Ma del seme dell’angelo fiero cacciato dal cielo”

... e così la pensava anche il profeta zoastriano Mani che, informato del sapere di Enoch, vedeva il mondo e i prim’evi adamitici, un’opera del Potere delle Tenebre; del resto c’è veramente da chiederci quale dio può volere che la vita sia una sanguinosa lotta per la sopravivenza tra esseri viventi; inoltre la fisica moderna ha spesso rivelato che esiste più “luce nell’oscurità” che nella materia percepita; più conoscenza, più interazioni meccanicistiche, in altre parole proprio quel sapere “del bene e del male” o meglio del Serpente. 

Del resto anche Gesù non ha mai detto di essere venuto a salvare l’uomo dal peccato di Adamo, l’idea è nata con S. Paolo, anzi l’apocrifo di Tommaso ci riferisce,

“Gesù disse: gli Uomini probabilmente pensano che io sia venuto per gettare pace sul mondo ed essi non sanno che sono venuto per gettare divisione sulla terra, fuoco, spada e guerra. Perché saranno cinque in una casa: tre saranno contro due e due contro tre, il padre contro il figlio e il figlio contro il padre, ed essi staranno come solitari”

. Nel Physiologus II-IV sec. si legge:

”La scimmia è un immagine del demonio: essa ha infatti un principio, ma non fine, cioè una coda, così come il demonio in principio era uno degli arcangeli, ma la sua fine non si è trovata.” 

Mosé forgiò un serpente di rame nel deserto per guarire l’epidemia di serpenti dannosa agli israeliti, nel Vangelo, Giovanni fa dire a Gesù: 

“E come Mosè inalzò il serpente nel deserto, così deve essere innalzato il figlio dell’uomo, affinché chi crede in lui avrà la vita eterna”

Sempre sull’importanza dei rettili e dei serpenti, una leggenda orientale narra che una delle opere mistiche più antiche, “Paramartha”, fu data al grande Arhat (illuminato, degno) dai Naga Sarpa, la “razza dei serpenti”, nome dato allora, agli antichi iniziati, che si potrebbero identificare con i “Serafini Sarapa”, in sanscrito Sarpa sta per serpentiforme, per cui il resto del termine può derivare da Sera, “il nome del serpente citato nel poema sumero di Gilgamesh, da cui Noè, probabilmente, trasse la sua storia”, e saraph “ardere”, e quindi aggiungendo il significato etimologico del termine Serafini, vale a dire il mesopotamico “Seraphim”, che sta per “serpente alato del deserto”, ossia Sera+ Elohim cioè “Serpenti-Dei”, si deduce la descrizione seguente: “Serpenti alati ardenti”, gli Elohim, i nati dal fuoco, non dall’argilla come Adamo; quegli “Esseri caduti” come Nahash, il “Serpente biblico”, o i Naga orientali.

 Probabilmente gli stessi Kumaras di Venere, che nella “classificazione angelica” si possono individuare al grado più alto, assieme a quegli angeli fatti d’amore, luce e fuoco. Quegli angeli che sono stati descritti con sei ali e si potrebbero benissimo identificare con quegli angeli che per gli esoterici e i massoni sono portatori di quel seme che favorisce l’unione tra l’energia materiale e spirituale, cioè “le Nozze Alchemiche”, risvegliando il “serpente che dorme in noi”, il Vril, probabilmente la “Supercoscienza”, lo stesso “Spirito Santo” che scende a illuminare nel momento evolutivo di rottura, come quando l”’acqua naturalmente gela”, cambiando così forma, nel nostro caso lo stato cosciente. Ciò ci porta a ricordare il mito greco di Trittolemo, che per ordine di Cerere fu condotto da serpenti alati a portare i frumenti sulle terre incolte. Da Seraph deriva anche Seraphel che però, al contrario, è parte di quella schiera di demoni chiamati “Corvi della morte” diretti da Baal. Originalmente questa tipologia d’esseri è descritta da Sanconiatone di Berito nella sua “Storia Fenicia”, che li descrive come veicoli spaziali “lucescenti”, che emettono fiamme e brillano velocissimi nella notte. 

ANGELI E SERPENTE NELLE AMERCHE 

Gli angeli Serafini ricordano anche Quetzalcoatl, per l’appunto il “Serpente Piumato” degli Olmechi, poi passato ai Toltechi e Aztechi che personificava il leggendario dio barbuto dalla pelle chiara (come Jawe), della creazione e del sapere. Quetzalcoatl, giunto anch’esso sulla terra da Venere, “la stella dell’alba”, assieme a Tezcatlipoca, “la stella della sera”; fu colui che insegnò i rudimenti basilari della civiltà all’uomo, che aveva creato spruzzando il suo sangue sulle ossa prese nella “terra dei morti”. Qetzalcoatl, il “serpente piumato”, si sarebbe poi opposto al feroce Tezcatlipoca chiamato anche “scudo giacente, o specchio fumante” e lo costrinze ad andarsene promettendo però, che sarebbe tornato a instaurare una nuova era. Sembra proprio di parlare della solita biblica caduta angelica. Il significato di Qetzalcoatl, nome di questo dio, che è descritto esteticamente come una sorta di “Gesù”, significa “serpente ornato di belle piume”, o “serpente delle nubi”, egli sarebbe nato come tutti gli Avatar o Avatara, “il soffio vitale divino di coloro che discendono”, dal dio del cielo “Mixcoatl” e dalla madre Chipalaian detta anch’essa “scudo giacente”, dopo che aveva ingerito uno smeraldo. 

Qui ci si può ricollegare ad una grossolana descrizione dello stesso intervento genetico che ha fatto emergere l’uomo dalla bestialità scimmiesca, intervento apportato da alieni, citato anche nell’antropogenesi dell’antichissimo testo tibetano le “Stanze di Dzyan” e nel “Vecchio Testamento”, interpretando la caduta angelica, e la creazione di Adamo come una clonazione, per l’appunto dal greco “kloon”, ramoscello; quindi ricollegabile anche all’albero del giardino dell’Eden; e ai citati scritti di Enoch, dove si parla dell’unione dei figli di Dio con le figlie degli uomini. Se invece fosse reale descrizione, “lo smeraldo ingerito” si ricollegherebbe all’essenziale elemento carbonico e alla formazione degli inorganici individui cristallini dei cristalli che avviene per una disposizione regolare delle particelle come accade anche ai semplici individui organici quali le cellule e le “monere”, quegli organismi dove alcuni generi si rivelano senz’organi e si presentano solo come un grumo amorfo albuminoide del carbonio; quindi quegli esseri sarebbero sempre i nostri vigilanti “Costruttori”. Se si collega quanto detto alla recente scoperta del “Diamante Cosmico” distante circa 50 anni luce dalla terra, il quale sarebbe soltanto il “fine” di una stella simile al nostro Sole che da sempre è ritenuto creatore della “Vita”, diventa facile credere alla leggendaria origine dell’Avatar, e anche al significato di leggende come quella egizia che racconta di dodici camere sotterranee rappresentanti lo zodiaco che nasconderebbero “il Cristallo Creatore”, o meglio “l’Uovo Cosnico”, o la camera sotterranea che sarebbe locata a livello del Nilo, citata da Erodoto nelle “Storie”, in cui si accenna anche all’esistenza di un sarcofago nella Grande Piramide posto sopra un “isola artificiale”. 

Il “Serpente Piumato” è stato interpretato, dal “contattista” Eugenio Siragusa, come “l’Avatar Adoniesis”, il nostro “spirituale progenitore” voluto dagli “Elohim”, coordinatori dei “Geni Solari,” fautori dei “corpi astrali intellettivi”, coloro che diedero “l’Ego Sum”, la scintilla della mente all’uomo, l’animale primitivo. Questi esseri, “serpenti o archeorniti infuocati”, ricordano “Jarapiri”, il serpente primordiale degli aborigeni australiani, che ricordano l’antica “era del sogno” in cui i coccodrilli si unirono con i serpenti dalla testa nera, che li resero uomini; ed ricordando questa origine praticano un rito nel quale si fanno incidere la pelle a scaglie, a forma di squame, rito che li rende “uomini coccodrillo”. Curioso è il fatto che proprio in Australia, oltre al ritrovamento di impronte fossili di scarpe e piedi giganti, vi sono pitture rupestri che mostrano esseri con scafandri, tuniche, caschi, guanti e scarpe nere. 

“Questi serpenti ardenti” ricordano anche “l’Araba Fenice”, anch’esso simbolo alchemico della trasformazione e della creazione, che per gli egizi procurava il soffio che animava il dio Shu o sahu (anima corporale), in effetti Atum – Rà simbolo di vita e salvezza assume le sembianze dell’uccello “Bennu”, che volò sul Benhen. Inoltre si possono ricollegare ai sopra citati miti anche alcune delle “visioni ardenti” narrate nel libro di Enoch e “nell’ Odissea spaziale” di Baruk. 

Il Dio del Sole Quetzalcoatl, il “Serpente Piumato” delle civiltà precolombiane, a fianco figure rupestri Australiane e la foto di un’ Impronta di scarpa, completa di cuciture, impressa in una roccia del Triassico. ritrovamento di W.H. Ballou in Nevada; 1922 

ANGELI E SERPENTE NELL’INDIA 

Lo stesso Rama, sarebbe arrivato sulla terra da Venere con la “Razza dei Serpenti”, a bordo dei vimana, quei mitici “dischi volanti”, descritti nel “Ramayana”, nel Mahabharata collocato intorno al settimo millennio a. C., nel trattato scientifico “Samara Sutradhara” e in particolare nel documento “Vaimanika Sastra”, scritto in sanscrito, “la lingua degli dei”, (una lingua artificiale di origine dravidica, vedi il bahui del Beluchistan, documento che la tradizione orale fa risalire intorno al III-VI sec a. C.) dall’illuminato Bharadvajy e rinvenuto in un antico tempio indiano nel 1875. Rama, giunto sulla Terra, avrebbe fondato le sette grandi città a nord dell’India, nel Pakistan, ove ancora oggi affiorano rovine di antiche città sconosciute risalenti a circa 15.000 anni fa. 

Quindi anche la tradizione dell’India ci dimostra che il sapere e la creazione, un tempo erano molto legati ai rettili, specie al serpente, quindi una motivazione ci dovrà pur essere e a noi il compito di intuirla fra le mille possibili. Tralasciano al momento l’importanza dei rettili, ricordo che nel mondo antico, tra gli scritti indù, di fondamentale importanza, tra quelli citati, vi troviamo i Sacri Veda, “testi sacri Veda, cioè della Conoscenza, o della sapienza”, che contengono le antiche e famose “Uphanishad” e il poema epico indù “Mahabharata” contenente la famosa “Bhagavad Gita”, la disciplina dell’azione, o meglio il “Canto del Signore,” che insegna ancor oggi saggi comportamenti ai suoi seguaci, ad esempio che per ogni azione compiuta non bisogna esigerne il frutto, in essa c’è scritto: 

“Come le acque entrano nell’oceano che se ne riempie eppure resta fermo e immobile, così l’uomo che si domina ottiene la pace sebbene in lui penetrino tutti gli oggetti dei desideri”

Alcuni studiosi fanno risalire alcuni di questi scritti addirittura a più di cinquemila anni fa, e per quanto se ne sa, fu la fratellanza Jainista, da Jaina, “vittorioso sul corpo”, una delle più antiche scuole dei misteri, che insegnò ad amare, a “vivere e lasciar vivere”, sempre nel rispetto dell’infinito ripetersi ciclico naturale. Fu lo Jainismo, la religione Brahamana e la Buddista di Siddhartha Gautama contemporaneo dello Jainista Mahavira, che insieme soddisfarono gli antichi indù nella loro via delle “illuminazioni”.

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