MISSIONE IMPOSSIBILE?

ARTICOLO N°17

Premessa

Poiché molti oggi tendono, nonostante la loro buona volontà, ad essere “diretti” da schemi di pensiero provenienti dai poteri del “divide et impera,” ho voluto riprendere dai pensieri comuni con un buon fratello e scrivere questo pezzo per cercare di “riunire” quegli spiriti ancora infettati dell'Ego e dal Sé voluti da chi manipola le coscienze da millenni. Spero che questi umili pensieri che accomunano tutti coloro che hanno lo spirito giusto e buono, possano essere indicazione per quelli che ancora, pur vedendo la vera luce, brancolano ancora nel crepuscolo delle tenebre.

Molti confondono la spiritualità con religiosità ed il Cristianesimo con cristianità. Inoltre il termine “religione” è stato spesso mal-compreso e male associato ad eventi negativi che nulla hanno a che fare con la “radice pura” del termine stesso. Infatti un gruppo che appartiene ad un determinato pensiero che proviene in genere da una “persona” in qualche modo connessa con la divinità (es.: Confucio, Buddha, Krishna, Maometto, il papa, Moon, R. Hubbard, etc. fino ad arrivare ad Abramo e a Gesù il Cristo) forma una “religione”. Ma “non è” questo il vero senso del termine, perché è qualcosa di più profondo e connesso con le parti più nobili ed elevate dell'uomo, cioè quella componente invisibile ai macchinari diagnostici, ma che dovrebbe determinare le scelte e l'evolversi dell'uomo verso le sublimi vette di pace, abbondanza, felicità, comprensione ed Amore. In altre parole: “Lo spirito universale domina la materia grezza e la modella verso la perfezione”. Al contrario, da secoli, accade l'opposto (pur con qualche intermezzo) e cioè che la materia grezza domina lo spirito umano con i risultati di cui tutti, nel corso dei secoli, hanno potuto essere testimoni.

«È giunto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Queste testuali parole del Cristo riportate da Giovanni (IV, 23-24), sono rivolte, senza alcun dubbio, a qualsiasi confessione religiosa del pianeta e, in particolare, a quel tardo fico perché «ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie».

Sono trascorsi ormai 20 secoli dalla scomparsa di questo eccezionale Maestro della via di verità ed il mondo è esattamente come lo ha lasciato. Nessuna levatura si è notata nell’umanità. Anzi, la maggioranza dell’umanità non sa ancora chi era Cristo, né quale immenso tesoro possedeva e in che modo lo ereditò dalle mani del Padre. Questa incresciosa situazione non è da addebitarsi a coloro che si sono impegnati a diffondere il suo insegnamento? Cioè a coloro che compongono la colossale fetta umana chiamata “Cristianità”? In buona parte sì..., ma non tutti coloro che si sono fatti e si fanno chiamare cristiani lo sono veramente! In quanto è lo spirito che spinge il loro modo di essere ed operare nella vita e che determina chi sono veramente questi!

Noi viviamo nel “tempo” dei figli del Padre con la loro delicata missione da svolgere… «Quaggiù, sulla Terra».

«Ci sono tiranni che negano la libertà dell’uomo, ideologi che modellano la mente umana, preti con i loro secoli di tradizioni e di fede che rendono l’uomo schiavo di riti e usanze vuote, politici che, con le loro continue promesse, portano corruzione e divisione. Quaggiù l’uomo viene catturato da conflitti, da dolori interminabili e dalle accecanti luci del piacere. È tutto così assolutamente privo di significato: la sofferenza, il lavoro e le parole dei “saggi”. Morte, infelicità e duro lavoro, uomo contro uomo». Questa è la Verità!

Nella nostra epoca l’uomo può, con tutti i suoi mezzi tecnologici a disposizione, produrre un benessere strabiliante e globale, eppure non riesce a risolvere l’enorme problema della povertà, delle malattie, della violenza, della guerra e infine della morte. ''La natura dell’uomo - scrive Canseliet - lo spinge volontariamente verso il male ed il peggio. Assai spesso quelle cose che potrebbero procurargli benessere vanno verso il suo svantaggio e, in definitiva, diventano lo strumento della sua rovina. I metodi di guerra moderna sono la più sconcertante e triste prova di questo funesto stato d’animo''.

Homo homini lupus. [l'uomo è un lupo per gli uomini (Plauto, II Asinaria, cap. IV, v. 28)].

L’uomo spirituale è un pensatore in azione e non un politicante. Infatti, se coloro che hanno la pretesa di governare i popoli, che hanno sete di potere, fossero più edotti di alta conoscenza spirituale, oggi come ieri, l’umanità avrebbe già ritrovato parte della sua armonia e dei suoi equilibri fondamentali. Ma ciò non si è mai verificato a causa del vecchio adagio “dividere per imperare”». «Probabilmente nel mondo non ci sarebbero povertà, divisioni e guerra se “tutti gli uomini”, nessuno escluso, diventassero spirituali, si riunissero e decidessero di risolvere questi problemi sulla base della condivisione e dell'Amore, esulando da qualsiasi forma di governo umano». Li potrebbero risolvere certamente. Ma sono divisi da nazionalismi, dalle organizzazioni sociali, dalle false religioni, dalle finte ideologie e vanagloriose saggezze umane.

Così il mondo intero rifiuta ogni genere di azione che trascende tutti i nostri nazionalismi e religioni e che aiuta realmente, con lo sforzo comune, a risolvere tutti questi problemi. Nessuno vuole fare questo. Abbiamo provato a parlare ai politici, a gente che occupa posti importanti, ma non sono interessati a queste “stupide utopie”. E tutto continua come da sempre.

Una buona allegoria la troviamo nella fiaba delle tre sorelle, appartenente al gruppo de Le mille e una notte. Qui un vegliardo, personificazione ermetica dell’illuminazione, cerca di dissuadere il cavaliere che vuole porsi sulla strada della sacré quête. «Altri signori, che non avevano né minor ardire né minor coraggio di quello che possiate avere voi, sono passati di qui e mi hanno fatto la stessa domanda. Benché non avessi trascurato nulla per distoglierli, non hanno voluto credermi. A malincuore ho insegnato loro la strada, arrendendomi alle loro insistenze e posso assicurarvi che sono morti tutti, poiché non ne ho rivisto neppure uno. Tuttavia, giacché non posso ottenere che diate ascolto e che profittiate dei miei consigli, prendete il sentiero della montagna. Salendo, vedrete a destra e a sinistra una quantità di grandi pietre nere. Badate sopra ogni altra cosa di non voltarvi indietro, perché se lo faceste sareste istantaneamente trasformato in una pietra nera, simile a quelle che vedrete e che sono signori al par di voi, che non sono riusciti nella loro impresa».

La pietra nera, lo sappiamo, è il geroglifico della materia grezza, il soggetto grossolano dell’opera, la psiche che non ha ancora ricevuta la luce. La fiaba mette in evidenza il genere di persone che si avventurano sul sentiero della conoscenza; e quel sentiero, per usare le parole di Fulcanelli, «è causa di disperazione e di rovina per i vaganti, i presuntuosi; per coloro che si mettono in viaggio e rischiano l’avventura senza uno studio serio, senza solidi e morali principii».

Così, ognuno reca un vaso, ma uno è pieno di terra e l’altro pieno d’oro. Come fare a distinguerli per poter scegliere quello d’oro? Grazie al lavoro sapienzale o al risveglio dell’intelligenza Spirituale consigliato anche dal Cristo. Ma l’uomo moderno non è propenso per la grande fatica o Opera dei Saggi, così sceglie il consiglio più facile, quello di non fare più nulla e di non seguire più nessuno e, abbandonato tutto, se ne torna con i suoi vecchi amici al bar. Venendo così meno alla raccomandazione del vegliardo di non voltarsi assolutamente indietro. Il Vangelo di Luca (IX, 62) conferma: «Chiunque mette mano all’aratro e poi si volta indietro, non è adatto per il Regno di Dio». Pertanto, essendosi voltato indietro, è diventato, o è rimasto, una di quelle pietre nere che costeggiano il sentiero della conoscenza [Come narrato anche nella Bibbia della moglie di Lot quando, fuggendo dalla distruzione di Sodoma e Gomorra, essa voltandosi indietro divenne una statua di sale - ndr].

Il filatterio che sottolinea questo motivo contiene un avvertimento rivolto a coloro che orgogliosamente si sentono “conoscitori”, mentre sono impazienti con quelli che non gli danno sempre ragione ed egocentrici:
.SIC. PERIT. INCO(N)STANS.

Così perisce l’incostante. ''Come la lanterna senza luce, la fede cessa di brillare; vinta con facilità, incapace di reagire, costui cade e cerca invano, nelle tenebre che lo circondano, quel chiarore che non riesce a trovare in se stesso''. La gente è disposta ad aggrapparsi a qualsiasi cosa pur di sentirsi sicura e protetta. Perciò si fida di qualche guru disonesto che succhia il suo spirito. I guru, con il loro fascino a buon mercato, ingannano i loro seguaci e li convincono che è possibile sfuggire al dolore ed alla paura con vari mezzucci. I guru, essendo incapaci di scoprire la verità, si accontentano di parole e di simboli e non esitano a rassicurare ed a ingannare i loro seguaci, se questo torna a loro vantaggio personale. Proprio come i politici che non sono migliori. Non offrono alcuna vera sicurezza alla gente comune. Perciò ogni cosa fasulla può funzionare. La gente tenta di sfuggire ai suoi problemi elementari per mezzo dello sport e di tutte le altre attività del divertimentificio globalizzato. ''Lo sport, che avrebbe dovuto semplicemente essere l’espressione felice della festosità umana, oggi è diventato una grossa industria, volta a tenere le masse addormentate e ignoranti”.

Una leggenda ermetica popolare riguardante la figura di San Pietro, dove è rappresentato come un inguaribile e simpatico lavativo, immagine dell’umanità pigra, indolente, non molto propensa a lavori impegnativi (o filosofali), dice che un giorno il Cristo, avendo deciso di salire su una collina, ordinò che ciascuno dei suoi discepoli raccogliesse una pietra e la portasse in cima. San Pietro, prontamente, scelse la pietra più piccola che c’era e s’avviò con gli altri su per la china. Una volta arrivati in cima, il Cristo trasformò tutte quelle pietre in pane ed il “povero” San Pietro si ritrovò con un pezzetto di pane assolutamente irrilevante. L’uomo comune, giunto a capo dell’esistenza, si ritrova con quel poco con il quale era partito. La leggenda narra ancora che, in un altro giorno, il Cristo ripropose ai suoi discepoli di prendere una pietra e risalire su una collina. In quell’occasione, San Pietro scelse un enorme macigno che, con gran fatica, riuscì a trasportare in cima. Una volta arrivati, però, il Cristo ordinò di buttare tutte le pietre oltre la collina e, un’altra volta, il nostro eroe restò gabbato per causa sua.

La morale di questa iperbole la troviamo nel Vangelo di Luca (XII, 21): «Così accade a chi accumula ricchezze solo per sé e non si arricchisce davanti a Dio».

Perché non ci dimostriamo reciproco affetto? Perché ci combattiamo, lasciando crescere l’inimicizia e le differenze? Non ci rendiamo conto dell’infelicità che tutto questo provoca. Se non si riesce a convincere, si tende ad imporre le proprie idee con la forza. Chi ha il diritto di insegnare agli altri? I governi degli uomini hanno forse il diritto di insegnare ai popoli? Mettiamo completamente da parte l’intero pensiero di riforma, eliminiamolo dal nostro DNA. Dimentichiamo assolutamente quest’idea di voler essere “NOI” a riformare il mondo.

Un’enorme rivoluzione deve avvenire solo dentro di noi. Noi dobbiamo aiutare tutti i nostri fratelli umani [compresi coloro che ci governano – ndr] ad intraprendere un nuova strada… quella della condivisione dei nostri averi, dell'aiutarsi in ogni campo e dell'Amore Universale. Siamo una sola vera famiglia… siamo tutti fratelli nel tutto. QUESTA E' LA SOLA VERA RIVOLUZIONE!

Ma c’è dentro di voi una completa rivoluzione interiore? Se non c’è e tuttavia volete solamente una riforma esteriore, dell'apparire e non dell'essere, allora non farete che portare altro caos nel mondo. E il caos nel mondo già ESISTE ed anche troppo. Ogni sorta di rivoluzione fisica esteriore, politica, economica, sociale, si risolve sempre in un genocidio, in una dittatura, in burocrati idealisti o in qualche conquistatore. L’idealista, che è anche un rivoluzionario, sebbene possa parlare convincentemente della libertà, inevitabilmente genererà una dittatura dei pochi e dei molti. Voi volete cambiare la superficie delle cose, senza andare al nocciolo della questione.

Il nocciolo della questione è l’educazione della coscienza di ognuno in senso spirituale. Tutti gli entusiasti del cambiamento esterno ignorano i problemi fondamentali. Potranno esserci istituzioni politiche, economiche, religiose, accuratamente realizzate, ma in qualunque modo queste funzionino, se la nostra coscienza interiore non è completamente in ordine, il disordine ed il male che ci portiamo dentro avranno sempre la meglio su quanto esiste esternamente a noi.

Milioni e milioni di uomini sacrificati a qualche ideologia prettamente umana e questo accade dappertutto. Non è il modo giusto di considerare l’umanità. L’uomo dev’essere capito a livello individuale. Se si trattano gli esseri umani come fossero un gregge e li si usa per uno scopo politico o economico o comunque egoistico, si fa loro torto. Se si tratta l’uomo all’interno del collettivo, non vi può essere né comprensione né gentilezza. Si diventa indifferenti e duri. Se sono convinto che la mia coscienza è la coscienza di tutti gli esseri umani, riesco a trattare una persona come essere umano e non come parte della massa. Ecco perché dico di essere l’umanità. Quando si scopre questa verità che voi siete l’intera umanità, in essa c’è un incredibile senso di compassione, di Amore profondo e vero. E quando c’è questo, voi agite secondo la Suprema Intelligenza».

«Impero, Repubblica, Federazione, Lega, semplice alleanza o niente di tutto ciò» scrive Michele Scozzai ''qualunque ne sia la forma, il governo mondiale è un’utopia sempre più concreta''. “I presupposti per un governo mondiale già ci sono” osserva Guido Lombardi, direttore dell’International council for economic development di New York e membro della World future society. “Esistono decine di accordi in tema di commercio, sanità, finanza, fisco o cooperazione e nessun Paese, ormai, può dirsi completamente autonomo. I vantaggi per un governo mondiale sarebbero: soluzione dei problemi ecologici planetari. Fine degli eserciti nazionali e delle guerre. Libera circolazione delle persone sul pianeta. Ogni cittadino del mondo avrà uguali possibilità di vivere dignitosamente”.

Sembra giusto e bello, ma anche questa è opera di uomini che vogliono dominare altri uomini, come già accaduto nei secoli. “Qualcuno” pensa di risolvere i problemi secolari dell'umanità con “rivoluzioni esteriori globali”. Ovviamente sarebbe molto meglio, se tutto questo non avvenisse assolutamente. Ma purtroppo è proprio l'uomo che con le sue divisioni sta dando linfa vitale a questo spettro globale, che porterà l'umanità verso il suo ultimo atto: “l'annichilimento finale”.

Dietro alle “grandi religioni” organizzate sono all’opera “potenti forze”. Hanno denaro da spendere e non esiterebbero ad usare le maniere forti. I media non le criticano “veramente” e non parlano delle loro attività nascoste. Perché dovrebbero criticare le religioni organizzate? Le religioni ed i ''guru'' politici, economici, scientifici e medici hanno interesse solo ad aumentare la forza delle loro istituzioni ed il numero dei loro seguaci. Questo è forse religione, politica, economia, scienza, medicina? O è semplice fanatismo? E qual è la differenza fra la grandi religioni e la politica? C’è corruzione dovunque e la cosiddetta “gente religiosa” vi contribuisce.

Ma la religione vera (che è spiritualità intrinseca ai modi di pensare, comportamenti e scelte di vita - ndr), la mente, la vita, l’amore e gli altri sono “una sola cosa”. Tutti siamo “uno” se lo vogliamo veramente, come un corpo che collabora, ogni membro ha una sua propria funzione non disgiunta dalle altre membra. Questo è il corpo o ecclesia del Cristo in funzione delle sue parole.

Quando la mente è completamente conscia, diventa straordinariamente silenziosa, calma, non addormentata, ma sveglia e vigile in quel silenzio. Solo una mente simile è una “mente spirituale”, perché si è lasciata dietro tutto il passato. La spiritualità, dunque, è qualcosa che è assolutamente impossibile tradurre in parole; non può essere misurata con il metro del pensiero. In questo modo si può uscire dal mondo della guerra, dell’odio, dello sproloquio, dell’invidia e della violenza.

Questo atto di uscire dalla vita religiosa e politica organizzata per come ci è stata insegnata, è un vero atto di liberazione. Questa nuova vita di spiritualità non ha nessun credo umano, “perché ha un futuro”. L’egocentrismo e l'egoismo, con tutte le loro attività, devono naturalmente e facilmente morire in noi stessi.

Soltanto in questa morte c’è l’inizio della Nuova Vita Spirituale. L’uomo è convinto che il bene sia l’opposto del male. Ma con quali parametri si giudica ciò che è bene da ciò che è male? Con il metro del “vostro” schema mentis? Perché allora questo bene ha in sé il germe del male e più tardi si rivelerà essere male in un contesto diverso. Il “Vero Bene” è al di là di ciò che noi definiamo bene e male.

L’uomo che riesce a scoprire questo bene autentico è veramente buono. In lui non vi sono conflitti. Una persona veramente buona è un tutto senza divisioni. “Non dirà una cosa per poi farne un’altra e pensare in un modo ancora diverso. Quello che pensa lo dice e quello che dice lo fa”.

Ogni bene che il pensiero umano ha originato avrà in sé i germi del male. Solo se ci “sottoponiamo” umilmente al fatto che NON siamo veramente capaci di fare “sempre” le cose giuste e ci appoggiamo ad un “indirizzo” Superiore che conosce meglio di noi come siamo fatti dentro, allora… e solo allora riusciremo a realizzare il nostro bene e quello di tutti i nostri fratelli umani ed universali.

Non esiste “interpretazione” della vera bontà. Se essa vuol fare qualcosa, lo fa senza pensare alle conseguenze e senza preoccuparsi di ciò che pensano gli altri. La bontà si rivela nel comportamento, nell’azione e nei rapporti. In essenza, il comportamento buono è l’assenza del Sé. Si mostra nella gentilezza, nel rispetto verso gli altri, sottomettendosi senza perdere integrità.

Che cos’è l’intelligenza? La vera intelligenza non è intelletto, non è un fatto intellettuale. Tuttavia si tende a considerare intelligenza ogni attività del pensiero. La capacità di andare nello spazio, costruire ponti, macchine e computer è un’altra cosa. L’accumulo di conoscenza e la capacità che ne deriva non sono il risveglio dell’intelligenza. L’intelligenza di cui parlo nasce dall’introspezione e, assieme a lei, nasce la comprensione. Tutte le altre capacità dovranno agire d’accordo con la comprensione. La comprensione ha un’intelligenza di suo. È un tipo diverso di intelligenza che non è limitata, che è fuori dal cervello fisico. C’è una intelligenza dell’amore e della comprensione che non ha nulla a che fare con il pensiero razionale.

Vivere insieme, lavorare, collaborare è una delle cose più difficili. Ciascuno vuole realizzarsi, diventare questo o quello e in questo sta la rottura di ogni collaborazione. Come succede spesso anche nei forum, nei blog e in tutte le community. Ognuno vuole apparire più “intelligente” ed “informato” degli altri. Ma questo è sbagliato e porta alla divisione.

Collaborare è come imparare insieme, in cui c’è solo la funzione “senza alcun rango”.

“Bisogna avere questa reale comprensione dello spirito di collaborazione”.

Questo spirito collaborativo non vuol dire che ciascuno contribuisce, da parte sua, al bene della comunità, ma che ciascuno ha quella vitale scintilla di comprensione. Ogni “personale motivo” o profitto mette fine alla vera qualità di collaborazione».

Lo stesso senso traspare nei Vangeli: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti; se uno vuole essere grande, sia vostro servo; e chi tra voi è il più grande diventi come il più piccolo; e chi governa diventi come quelli che servono».

Io stesso ho partecipato negli anni a vari gruppi “impegnati”, pensando che nel confronto diretto con vari interlocutori, avrei potuto arricchire e rendere più semplici, o comprensibili, le rivelazioni che dovevo e “devo” fare. Purtroppo non ho trovato nulla di ciò. Gli interlocutori si mostrano ben presto stizziti e pronti a difendere i propri pregiudizi. Ora, le rivelazioni stanno in questo blog (Zret) e nel mirror (Intermatrix), alla portata di tutti e senza essere imposte a nessuno, nell’umiltà che le è propria, come è sempre stata per millenni la scienza spirituale. Allo stesso modo del Padre Eterno di cui scrive Jean Cocteau, «E’ visibile agli uni ed invisibile agli altri» e, aggiunge Krishnamurti, «senza mai chiedere e pretendere alcunché. Lentamente, mitemente, quasi mendicando venne e riempì la Terra».

«Il Padre del tutto non apre a tutti, indistintamente, la porta del santuario». Scrive Fulcanelli «Ahimé ognuno ha la sua fissazione, ognuno si appiglia alla sua idea, e qualsiasi cosa noi possiamo dire non prevarrà contro un tenace pregiudizio. Ma non ha importanza; poiché è nostro dovere, prima di tutto, aiutare coloro che non si nutrono di chimere, scriveremo solo per costoro, senza preoccuparci degli altri, perché non ignoriamo quanto tenaci siano i pregiudizi, e quanto sia grande la forza delle prevenzioni».

«Io non mi aspetto mai nulla» diceva Krishnamurti «Non mi esalto e non mi deprimo, siano due o duemila le persone che vengono ad ascoltarmi. Il mio distacco è totale. Questo è vero Sanyasa.

I pregiudizi hanno qualcosa in comune con gli ideali politici, i credi personali, le teorie scientifiche... sono duri a morire. Ma noi dobbiamo essere capaci di pensare insieme; ma proprio i nostri pregiudizi e i nostri “credi” ci privano della capacità e dell’energia necessarie per pensare, per osservare, per indagare insieme e scoprire così per conto nostro che cosa c’è dietro tutta la confusione, l’infelicità, il terrore, la rovina e la tremenda violenza che esistono al mondo.

Per capire i fatti non solo in superficie, ma nel loro significato profondo, dobbiamo essere capaci di osservare insieme. Non serve che voi guardiate in una direzione e chi vi parla guardi in un’altra: “dobbiamo osservare insieme la stessa cosa”.

Pensare insieme è enormemente importante, perché dobbiamo affrontare un mondo che sta andando rapidamente in rovina, che sta degenerando, che sta perdendo ogni senso morale, un mondo dove non c’è nulla di sacro, dove non c’è rispetto reciproco. Per capire tutto questo, non superficialmente, distrattamente, dobbiamo penetrare a fondo la questione e scoprire cosa c’è dietro.

Dobbiamo chiederci perché, dopo millenni di storia l'uomo, cioè voi e il mondo intero, è sempre così violento, insensibile, senza vero amore, distruttivo, pronto a fare la guerra, a costruire e lanciare bombe su persone inermi, a sostenere un progresso tecnologico sempre più avanzato, ma insensato. E proprio questo progresso tecnologico è uno dei fattori che stanno facendo ulteriormente peggiorare l’uomo in uno stato di Golem psico-meccanizzato. Così, per favore, pensiamo insieme, cioè non a modo mio o a modo vostro, ma semplicemente usando la capacità di “PENSARE INSIEME”.

''A causa della molteplicità delle conquiste scientifiche" -scrive Fulcanelli- ''l’uomo vive in un ambiente dall’attività ansiosa, forsennata e malsana '. Ha creato la macchina che ha centuplicato i suoi mezzi e la sua possibilità d’azione, ma ne è diventato lo schiavo e la vittima: schiavo in pace, vittima in guerra. Le distanze non sono più un ostacolo per lui; si reca da un punto all’altro del globo per via aerea, marittima o terrestre. Comunica con persone dall'altra parte del globo seduto sulla sua poltrona.

Non ci sembra, però, che queste facilitazioni negli spostamenti e nelle comunicazioni ci abbiano reso migliori, più uniti e felici. Tali mezzi “avanzati” non contribuiscono a consolidare i legami di concordia e di fratellanza che dovrebbero unire i popoli. Infine, non diremo niente di nuovo dicendo che la maggior parte delle scoperte, dapprima orientate verso l’accrescimento del benessere umano, sono assai spesso deviate dal loro scopo ed indirizzate specificatamente verso la distruzione. Gli strumenti di pace si mutano in macchine di guerra e sappiamo abbastanza bene qual è il ruolo preponderante che la scienza occupa nelle conflagrazioni e nelle disgrazie moderne.

Questo è l’inganno finale, lo sbocco della ricerca scientifica e questa è anche la ragione per cui l’uomo, che la persegue con questa criminale intenzione, richiama su di sé la Giustizia Divina e s’accorge d’essere necessariamente da essa condannato. Stiamo affrontando una crisi tremenda. Questa faccenda deve essere affrontata con estrema serietà, perché siamo veramente di fronte a un momento tremendamente pericoloso per il mondo. Tutti noi dobbiamo essere consapevoli di questa situazione.

Bisogna essere estremamente seri, non superficiali e distratti, ma veramente interessati. Una crisi come questa i politici non potranno mai risolverla, perché anche loro sono stati programmati a pensare in un determinato modo. Nemmeno gli scienziati potranno capire e risolvere questa crisi; e neanche lo potranno gli uomini d’affari ed il mondo economico.

La sfida, la svolta decisiva, la decisione da prendere, non è in politica, in religione o nel mondo scientifico: è nella nostra coscienza.

Nel teatro tragico greco, al culmine dell’azione, c’era l’intervento improvviso della divinità che con proclami e rivelazioni risolveva le fasi più ingarbugliate dello spettacolo. Tuttora l’espressione deus ex machina viene impiegata per indicare colui che, in un baleno, fornisce la soluzione provvidenziale ed insperata di un caso apparentemente insolubile.

È il Cavaliere mistico preannunciato nel Libro dei Morti (LXIV): «Nell’ora della disfatta del demonio ecco che io giungo quale trionfatore». È il nostro Cristo che fa eco dalla Bibbia: «Allora ho detto: “Ecco, io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto, che io faccia il tuo volere». E al quale il Padre Eterno risponde: «Io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra.

Ringraziamenti:

Ringrazio il fratello Ermando D. per la sua profonda e amorevole condivisione di pensiero comune da cui ho tratto spunto ed attinto, e ll'amico Ivo N., prezioso divulgatore del pensiero spirituale.

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