UN VIAGGIO NELL'IGNOTO

Tratto da:
Giorgio Pastore - "DEI DEL CIELO, DEI DELLA TERRA" - Eremon Edizioni

Prefazione. 

Siamo nel 2001, ma ancora molte sono le cose cui l’uomo non riesce a dare una spiegazione esauriente. Misteri insoluti che da sempre ci affascinano e ci spingono a pensare che forse, in tutto l’universo, possano esistere altre forme di vita intelligente. Qual è la prima cosa che pensate quando vi capita di vedere su qualche rivista foto raffiguranti le gigantesche piramidi dell’Egitto o del centro America, i testoni dell’isola di Pasqua o i disegni del deserto di Nazca? Non potrete negare che qualche interrogativo invaderà la vostra mente, ma non stupitevi più di tanto, perché anche gli scienziati sono sempre discordi nel dare soluzioni a questi enigmi e spesso restii nel dare certezze. D'altronde, è difficile immaginare migliaia di egiziani che per tutta la vita non fanno altro che lavorare alla costruzione delle piramidi (e i loro figli dopo di loro, per centinaia d’anni!). Si è calcolato, ad esempio, che per costruire la grande piramide di Cheope occorsero 8.000.000 di operai e circa vent’anni di lavoro! Va bene, non c’era ancora la televisione, ma non vi sembra un po’ esagerato? 

Nella maggior parte dei casi, gli scienziati sono concordi nell’affermare che le piramidi possano essere state le magnifiche tombe dei faraoni, ma questa sembra piuttosto una soluzione di comodo. Perché, in effetti, raramente si trovano sarcofagi all’interno delle piramidi. E allora? Ma allora, perché vennero costruite? Nessuno ancora può dirlo con certezza. Questi, come molti altri siti nel mondo, sono ancora avvolti dal mistero. 

Non ci sono certezze, ma ognuno di noi è libero di formulare ipotesi. Per quanto mi riguarda, molti di questi misteri planetari potrebbero anche essere “complementari”; così, si spiegherebbero le affinità tra le piramidi egiziane, quelle americane e quelle cinesi (scoperte di recente, come anche altre nel resto del mondo), o le affinità tra le diverse lingue, tradizioni e miti mondiali, di cui tratterò in abbondanza. Ma prima di iniziare il nostro viaggio vorrei premettere un’ultima cosa. Innanzitutto, voi che leggete, dovrete aprire le vostre menti ed uscire per un momento da questa realtà che ci circonda, che ci ha lobotomizzato il cervello e insegnato solo ciò che gli faceva più comodo. So che è difficile, ma ciò sarebbe utile per vedere nella giusta prospettiva gli eventi che mi accingo a narrarvi che, benché basati solo su ipotesi e scarse prove, potrebbero anche rispecchiare la realtà. Sicuramente, durante la lettura, rimarrete più perplessi che realizzati, specie coloro che non hanno mai letto nulla del genere.

E’ normale, ma anche il più scettico dovrà ammettere che niente si può dire impossibile al 100%. Soprattutto, devo chiarire che parlerò molto di Dio, ma c'è da fare una distinzione: non del nostro Dio, quello che ognuno di noi ha in sé, che ci accompagna sempre e che sa tutto, perché egli è la natura e la stessa umanità, ma del Dio descritto dalla Bibbia, quello più umanizzato, a volte terrificante e vendicativo, il quale invece, potrebbe essere tutt'altro. La chiesa di Roma, da sempre, ci ha impedito di fare questa giusta distinzione, imponendoci spesso con la forza le sue false verità. Ma ora, finalmente, è giunto il momento di mettere in chiaro molte cose. Tengo comunque a precisare che non ho niente contro la chiesa. Probabilmente, se non ci fosse stata, ci sarebbero state molte più guerre e inutili spargimenti di sangue. Questa è stata un freno alla follia degli uomini per moltissimi anni, anche se, imponendoci i suoi dogmi, ha impedito un maggior sviluppo culturale e ostacolato il normale progresso umano, tant'è che se non fosse stato per uomini come Martin Lutero, Giordano Bruno, Cristoforo Colombo, Niccolò Copernico, Galileo Galilei (etc.) o per società e sette segrete come i Massoni, i Carbonari ed i Rosacroce, saremmo ancora fermi in un eterno medioevo. Molte di queste persone pagarono con la vita la loro sete di verità e, probabilmente, se avessero avuto la fortuna di vivere in quest'era, senza troppe censure o senza la terribile inquisizione, ci avrebbero dato molto di più, ma ormai è storia. L'importante è che l'uomo sia riuscito ad uscire da quell'oscurantismo che troppo a lungo rischiò di sommergerlo ed a giungere dopo tante peripezie in quest'era di relativa libertà culturale per poter risolvere molti enigmi secolari, da sempre causa di ignoranza ed eterne paure. 

Iniziamo ora il nostro viaggio nell’ignoto risalendo a ritroso nel tempo fino ad arrivare in un’epoca in cui l’uomo non aveva ancora fatto la sua comparsa e il mondo era un vero e proprio paradiso terrestre. 

Era l'età dell'oro, quando ancora si viveva in un'eterna primavera, non esistevano le stagioni e non si doveva lavorare la terra, perché i frutti crescevano abbondanti. Non si tratta di pura fantasia. Questo potrebbe davvero essere stato il passato della Terra, probabilmente fino a circa 12.000 anni fa, quando venne il Diluvio Universale, descritto nelle cronache antiche di tanti popoli del passato, come egiziani, sumeri e perfino indiani d'America. Ma cosa scatenò questo diluvio? Molte sono le ipotesi a riguardo. Tuttavia, è probabile che un tempo l'asse di rotazione terrestre fosse perpendicolare al suo piano orbitale. Attualmente, l'asse terrestre è inclinato di circa 23 gradi, ed è questo che comporta il susseguirsi delle stagioni, ma un tempo, se dobbiamo credere alle leggende di tutti i popoli, non esistevano stagioni. Cosa causò allora l'inclinazione dell'asse? Potrebbe essere stato l'effetto della collisione di un grande asteroide con la Terra. Tale impatto provocò lo spostamento d'asse terrestre già descritto, e un rallentamento della sua velocità di rotazione. In tal caso si spiegherebbe perché i precisi astronomi del passato (che tra le altre cose conoscevano già dell'esistenza di Urano, Nettuno e Plutone) avessero calcolato la durata del loro anno pari a 360 giorni e non ai nostri 365 (astronomi del centro America, dell'Egitto e della Mesopotamia). E, se la velocità di rotazione era maggiore rispetto a quella di oggi, anche la durata dei giorni era inferiore, calcolata di meno di 20 ore. Percui, quel cataclisma fu la causa dell'origine del mondo come noi lo conosciamo oggi, fatto di un anno di 365 giorni e di un giorno di 24 ore, e con l'alternarsi delle stagioni. 

L'impatto dell'asteroide con la Terra, provocò onde gigantesche (anche di 100 metri d'altezza) che sommersero coste e isole; provocò terremoti violenti e si liberò nell'atmosfera una nube di polvere nera che impedì l'irradiazione solare sulla superficie terrestre per molto tempo. Lo spostamento dell'asse provocò il drastico cambiamento di clima in molte zone, così che i ghiacci si sciolsero e lì dove c'era un clima tropicale, iniziò per la prima volta a nevicare ed in poche ore, ogni cosa si congelò, compresi certi mammut in Siberia, ritrovati ancora in piedi, congelati nei letti ghiacciati dei fiumi, nell'atto di attraversarli. E nel loro stomaco, ancora da digerire, si sono trovate erbe e fiori tropicali (a prova del fatto che un tempo lì c'era un clima più caldo dell'attuale). Anche l'Antartide, ormai ricoperto dai ghiacci, un tempo era una terra verdeggiante e popolata. Il Sahara non fu sempre un deserto, infatti è risaputo che un tempo era un paradiso verdeggiante. E, nell'Oceano Atlantico, c'era un isola. Una grande isola su cui si era sviluppata una civiltà ormai dimenticata. Quest'isola era Atlantide, e il diluvio la cancello per sempre in una notte sola. Comunque, l'ipotesi dell'asteroide non è l'unica. Ne proporrò altre nel prossimo capitolo. 

Continenti e civiltà perdute. 

“A grande profondità sotto l'oceano Atlantico, si estendono le vestigia di un continente (...)" 

Così lo scrittore Charles Berlitz iniziava il suo "Atlantide, l'ottavo continente", un libro di gran successo. Molti, infatti, sono i film, i racconti, i libri scritti su Atlantide, il continente sommerso, e molte le persone che invano, per anni ed anni, lo hanno cercato, tentando di svelare un così grande mistero. Il mistero della sua scomparsa, di ciò che una volta fu. Atlantide. . . Anche se in molti ne hanno parlato, questo nome riecheggia nella mente di alcuni come una lontana reminiscenza, magari perché ne hanno sentito parlare nell'infanzia, o distrattamente attraverso i mass media. Ma cosa si sa realmente di Atlantide? Che fu un’isola situata oltre le Colonne d’Ercole e che ne parlarono il grande filosofo Platone e, prima di lui, Solone e Dionisio di Mileto. Questi ultimi (dai quali attinse Platone) vennero a conoscenza dell’isola attraverso delle tavole conservate in Egitto, nel tempio di Sais (oramai andate perdute). 

Una trascrizione di queste tavole sarebbe stata conservata anche nella grande biblioteca di Alessandria, centro del sapere classico (di cui non si hanno più tracce). La leggenda racconta di un’isola situata nel mezzo dell’Oceano Atlantico (anche se altri la collocano in Antartide o la identificano con l’isola di Santorini, nell’Egeo, sommersa da un cataclisma intorno al 1450 a.C.). Molti hanno sempre veduto tale racconto come di pura fantasia, attribuendogli erroneamente solo significati simbolici o esoterici. Questi sono i San Tommaso della scienza, quelli che se non vedono e non toccano con le proprie mani qualcosa, non credono nella sua realtà fisica. Eppure, non sarebbe la prima volta che, alla luce di nuove scoperte, la storia viene riscritta. Famoso è il caso dell'archeologo Heinrich Schliemann che nel 1871 scoprì le vestigia di ciò che un tempo fu la mitica Troia, ritenuta fino ad allora solo una leggenda nata dalla fantasia di Omero. 

Nel “Timeo” e nel “Crizia”, Platone ci parla di Atlantide come di un’isola molto estesa, di cui forse l’arcipelago delle Azzorre, al largo del Portogallo, potrebbe essere l’ultima traccia. 

" (…) Infatti, a quel tempo, era possibile attraversare quel mare (l'Atlantico, n.d.a.), perché davanti a quella foce chiamata Colonne d'Ercole (l'attuale stretto di Gibilterra, n.d.a.), c'era un'isola. Tale isola, poi, era più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e a coloro che procedevano da essa si offriva un passaggio alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente che stava dalla parte opposta, intorno a quello che è veramente mare. (…) In questa Isola Atlantide, dunque, si era formata una grande e mirabile potenza di re, che dominava tutta quanta l'isola, e molte altre isole e parti del continente, e inoltre, dominavano anche su regioni da questa parte dello stretto sulla Libia fino all'Egitto e sull'Europa fino alla Tirrenia. (…) In tempi successivi però, essendosi verificati terribili terremoti e diluvi, nel corso di un giorno e di una brutta notte, tutto il complesso dei vostri guerrieri (ateniesi) di colpo sprofondò sotto terra, e l'Isola di Atlantide, allo stesso modo sommersa dal mare, scomparve." [dal "Timeo" di Platone] 

Un’isola su cui fiorì una grande civiltà. Una civiltà avanzata, di cui ormai si è perduto il ricordo. Conquistatrice, padrona del globo, ma che scomparì in una notte sola! La causa? Un cataclisma inaudito. Forse l’eruzione di un vulcano sottomarino, forse l’impatto di un asteroide con la Terra o maremoti causati da uno spostamento dell’asse terrestre. . . C'è chi sostiene l'ipotesi che un tempo esistessero due lune gravitanti intorno al nostro pianeta; una di esse potrebbe essere stata attratta dalla Terra fino a spezzarsi e precipitare sul globo, dando inizio alla fine di un era. In effetti, anche l'attuale Luna, lentamente, anno dopo anno, si avvicina sempre più alla Terra. Per il momento non c'è da preoccuparsi, ma chissà che tra qualche migliaio d'anni non possa accadere lo stesso che accadde in quel periodo. Una grande civiltà scomparve, all’incirca 12000 anni fa, ma alcuni sopravvissero. 

I superstiti partirono in diverse direzioni in cerca di nuove terre da abitare. Un gruppo potrebbe essere arrivato in America (e da questo sarebbero discesi gli Aztechi, i quali affermavano di provenire da una terra di nome Aztlan), un altro in Italia (l’origine degli Etruschi è tuttora solo ipotizzabile…), in Inghilterra (questo spiegherebbe una certa affinità tra le leggende celtiche e quelle greche della creazione, in cui compaiono sempre 12 dei ma con nomi diversi…), e un altro gruppo potrebbe essere arrivato in Egitto, dove troviamo geroglifici che raccontano di “sette saggi” che dopo un grande diluvio arrivarono in quelle terre e diedero vita ad una civiltà. E se questo fosse vero l’Egitto, con la sua Sfinge e le sue piramidi, potrebbe davvero aver rappresentato parte dell'eredità di quella civiltà perduta. Furono questi saggi a riportare la storia di Atlantide e del cataclisma che l’aveva distrutta sulle tavole custodite nel tempio di Sais? Potrebbe essere. 

Ma non si hanno prove certe. L’enigma rimane irrisolto. 

Qual' era la scienza di Atlantide? Probabilmente era hi-tech più avanzata della nostra attuale. Probabilmente conoscevano il laser e tecniche antigravitazionali a noi ancora sconosciute. Ciò avrebbe sicuramente permesso loro una più facile realizzazione di piramidi, templi e statue così imponenti, sparsi per tutto l’Egitto e non solo. Così si potrebbe spiegare l’affinità architettonica che avvicina le piramidi dell’Egitto a quelle del centro America; così imponenti, così perfette, così simili. Ma anche tali conoscenze, in parte, andarono perdute in quell’immane cataclisma che cancellò una grande civiltà, relegandola per sempre nel profondo degli abissi. Grandi meraviglie, si pensa, potrebbero ancora riposare laggiù, in fondo all'oceano, forse sulla dorsale medio atlantica, in attesa che qualcuno possa riportarle alla luce. In effetti, una delle zone più misteriose del mondo è senza dubbio il triangolo di mare compreso tra le Bermude, le Bahamas e Porto Rico, ovvero il triangolo delle Bermuda; ricordato, da più di mezzo secolo, come "il triangolo della morte". Sono infatti numerosissimi i casi di inspiegabili sparizioni di aeromobili ed unità navali proprio mentre sorvolavano o navigavano in questa zona. C'è chi pensa che i fatti che avvengono nel triangolo delle Bermuda possano essere attribuiti a qualche sorta di apparecchiatura a noi sconosciuta, ancora in attività nelle profondità marine, tra le rovine del continente perduto. Molte sono le teorie e le storie legate ad Atlantide. Ad esempio c’è chi sostiene che l’isola possa non essersi mai inabissata, e la identifica con l’isola di Cipro nell’Egeo, con l’isola di Santorini, come abbiamo visto in precedenza, o con l’Antartide, ormai ricoperto dai ghiacci (ma non lo fu sempre). Altri le attribuiscono solo un significato simbolico, dubitando della sua reale esistenza. 

C’è ancora da scoprire riguardo ad essa. Una sorte simile a quella che toccò ad Atlantide colpì anche il continente/isola di Mu, o Lemuria. Sotto certi aspetti simile alla prima, questa civiltà, un tempo situata nell’Oceano Pacifico, scomparì pressappoco nello stesso periodo di congiuntura che colpì gli atlantidi. Anzi, visto che le cause di tale catastrofe di portata mondiale non sono ancora chiare, si potrebbe supporre che tale potenze si annientarono a vicenda, vittime di una guerra forse causata dal desiderio di egemonia totale del globo. Una recente scoperta, effettuata da archeologi giapponesi, ha destato l'attenzione di numerosi studiosi di tutto il mondo. A pochi chilometri dall'isola di Yonaguni, ad alcuni metri sotto il livello marino, sono state rinvenute rovine di ciò che si pensa potesse essere una grande città, con templi e piramidi simili a quelle sud americane. Potrebbero essere le rovine di una città lemuriana? Gli scienziati ci stanno ancora lavorando, tra qualche anno potremo di certo saperne di più. Ma che tipo di armi usarono? Armi capaci di distruggere interamente due isole, causare uno spostamento di qualche grado dell’asse terrestre sconvolgendo così il clima mondiale. Alcune specie animali si estinsero, altre risorsero come la fenice dalle ceneri di quella catastrofe e, in un certo senso, lo stesso capitò all’uomo.

E, fatto sorprendente, tutto ciò accadde in un istante. Infatti, negli anni '90 del XX secolo, vennero ritrovati mammut completamente ibernati, sommersi sotto i ghiacci dell'attuale Siberia. Un team di scienziati li esaminò in laboratorio e scoprì dei resti di piante tropicali nel suo stomaco, come se fossero state da poco deglutite (quindi non ancora digerite). Ora, questo non può che portare ad una sola conclusione. La Siberia cambiò drasticamente il suo clima nel giro di poche ore, da uno tropicale ad uno ghiacciato. Potrebbe sembrare inverosimile, ma è così. Un disastro simile potrebbe essere stato causato dallo spostamento di qualche grado dell'asse terrestre, ma causato da cosa? Guerra atomica preistorica? Impatto di un asteroide con la Terra? Basta osservare la Luna per vedere i numerosi crateri provocati dal continuo impatto di asteroidi sul suolo del corpo celeste. In passato, ciò è avvenuto anche sulla Terra e potrebbe ancora capitare. Ricordiamo a riguardo il cratere costituito dalle isole Aleutine e quello a nord dello Yucatan, due dei più noti. Si è calcolato che l'impatto dell'asteroide caduto nello Yucatan deve aver avuto un'intensità equivalente a cinque miliardi di bombe come quelle lanciate su Hiroshima nel 1945. Ma ora, cercheremo di capire chi vivesse sulla Terra prima del disastro e chi fossero gli abitanti di Atlantide e di Mu. 

La vera Genesi. 

L’uomo, ormai schiavo e non più padrone dell’universo che lo circonda, ha perduto molte cognizioni appartenenti ad un lontano passato, quando egli era la natura e questa era l’uomo. Basti pensare che, oramai, riesce ad utilizzare solo il 10 % del suo cervello, lasciando inutilizzato il restante 90 %. 
Non vi siete mai chiesti a cosa serve la restante parte? In essa vi sono nascosti segreti, nozioni ed energie che nemmeno sogniamo. L’uomo è un animale, un mammifero. L’unica cosa che lo differenzia rispetto alla bestia ha un cervello più dotato (capace di assimilare più input e di ragionarci sopra) e un corpo che favorisce svariati movimenti. Ma non vi siete mai domandati perché solo e unicamente l’uomo possiede questi requisiti pur essendoci svariate forme di animali sul globo? Perché l'uomo ad un certo punto si è messo a costruire capanne, poi case, poi grattacieli e si è messo a fare politica ed a viaggiare nello spazio, mentre tutte, e sottolineo "tutte" le altre specie animali sono rimaste tali e quali per milioni d'anni? Perché solo l'uomo ha avuto la necessità di coprirsi con degli indumenti o di costruirsi dei ripari? Quasi come se questo mondo non fosse il suo e, per questo, su di esso si sentisse scomodo, voglioso di cambiarlo, di adattarlo sempre più a sé. La risposta a queste domande è conservata nel passato. Un passato molto remoto che non ha lasciato molte tracce, solo ombre. Perciò risulta naturale che tutto possa essere stato dimenticato. Troppe guerre, troppi periodi d’ignoranza, troppi libri andati bruciati. . . Siamo solo minuscole pedine di carne e ossa in un grande gioco che ha come scacchiera tutto l’universo e forse oltre. L’uomo è l’esperimento vivente per eccellenza ed è nelle mani di una mente molto più grande della sua. E’ impensabile che l’uomo possa uccidere, fare guerre, sterminare per denaro quando in realtà dovrebbe elevarsi e capire che se uccide un suo simile uccide se stesso, un suo compagno, qualcuno che è dalla sua stessa parte della barricata, proprio come lui, in orbita su questo gigantesco cumulo di materia che usiamo chiamare Terra, perché è così, ogni uomo, che sia bianco, nero o giallo, ha poco a che fare con ogni altra forma animale esistente sulla Terra. 

Il concetto di vita è relativo come lo è ogni altra cosa. La Terra è situata su una tale orbita ad una certa distanza dal Sole, e questo potrebbe aver permesso la nascita della vita come noi la intendiamo. 
Ma non è da escludere che possano esistere altre forme di vita differenti dalla nostra anche su altri pianeti del Sistema Solare, posti quindi su orbite diverse, più o meno distanti dal Sole rispetto alla Terra. Se pensiamo alle massime o alle minime temperature del nostro pianeta ci accorgiamo come questo sia vero; esseri viventi propriamente terrestri, simili a noi, umanoidi, non dovrebbero esistere a distanze poco minori o maggiori, ma questo non esclude che altre forme di vita possano essersi adattate ad altre condizioni climatiche modificando anche il loro codice genetico nel corso dei millenni. Con la mente dell’uomo di oggi potrebbe risultarci impossibile, ad esempio, immaginare forme di vita magari invisibili o gassose, fatte di luce, etc. Cioè, di forma non umanoide, differenti dai così troppo commerciali E.T. o “Grigi” della fantascienza. Queste forme di vita potrebbero già essere tra noi, invisibili ai nostri occhi “umani”. Riguardo la vita sulla Terra, gli scienziati affermano che è nata semplicemente "per caso". Questa è la teoria ufficiale (ma in mancanza di meglio). Probabilmente coloro che affermano ciò non se ne rendono conto, ma le probabilità che un evento del genere possa essersi verificato sono quasi nulle, qualcosa come un'unica probabilità contro una cifra rappresentata da un 10 seguito da 300 zeri. Ma allora come nacque la vita sulla Terra? 

Ora, immaginiamo d’essere parte di un grande progetto intergalattico con il compito di diffondere la nostra civiltà sui pianeti compresi nella nostra ipotetica "rete" planetaria in modo da permettere il più possibile la continuazione della specie. Immaginiamo di essere colonizzatori umanoidi provenienti da un altro pianeta, magari colpito da una crisi di sovrappopolazione o prossimo a morire. La nostra razza potrebbe essere in via d’estinzione e noi, ormai evoluti fino al punto di muoverci liberamente nel cosmo, saremmo propensi a cercare un nuovo pianeta abitabile su cui continuare la nostra esistenza. Troveremmo a tale scopo la Terra, terzo pianeta del Sistema Solare e con le caratteristiche giuste ad ospitare la vita. Con qualche accorgimento scientifico, per la nostra razza evoluta sarebbe uno scherzo dare una "spinta vitale" a questo pianeta. Su questo c'è l'acqua, elemento fondamentale per la vita, così come l'ossigeno ed il calore del Sole. Nasce la vita, elementare… espressa in varie forme animali. L’unico modo per continuare la nostra specie risulterebbe quello di fonderci con un’altra razza, geneticamente più forte perché terrestre, sviluppatasi sulla Terra, simile alla nostra ma con un futuro davanti a sé di migliaia d’anni, una specie indigena, ancora selvaggia, scimmiesca e priva di intelletto, ma umanoide come la nostra. La scimmia è l'animale prescelto per l'esperimento. 

Questo spiegherebbe molte cose, ad esempio l’origine dell’uomo come noi lo conosciamo, unico animale differente dagli altri. Intelligente come nessuno dei suoi simili (geneticamente e fisicamente l’uomo è molto vicino agli animali, ma nello stesso tempo distinto da questi). 

Potrebbe essere accaduto questo in un passato remoto, sulla vetta del più alto monte di Atlantide. Era il Paradiso terrestre. Il monte "Meru" della tradizione induista, l'Alborj della tradizione persiana o il Qâs degli Arabi. Lì, dove, secondo le leggende (testimonianze di popoli come i Sumeri), la Signora della Montagna (o Lilith, secondo altre versioni), avrebbe creato (geneticamente) l’uomo, incrociando i geni della propria razza con quelli dei primi ominidi terrestri. A prova di questo, c’è da dire che da sempre sono stati riscontrati dei “buchi” nella teoria evolutiva di Sir Charles Darwin, naturalista inglese della fine del 1800. Gli archeologi non hanno mai trovato i resti degli ominidi “di transizione”, ovvero, quelli attraverso cui si sarebbe dovuti passare dagli uomini Sapiens Neanderthalensis ai più moderni uomini Sapiens Sapiens o dai precedenti Australopithecus ai successivi uomini Sapiens Steinheimensis, come se ogni stadio fosse stato un “perfezionamento” indotto da un'altra intelligenza superiore. In poche parole, manca il dato essenziale rappresentato da resti che testimoniano il passaggio dallo stadio "scimmia" allo stadio "uomo"(il cosiddetto "anello mancante"). Certo, i primi tentativi andarono storti, generando esseri mostruosi. 

Gli stessi mostri che affollano le leggende e i miti degli antichi; dai ciclopi ai centauri, dalle sirene ai meno conosciuti uomini volanti, dagli Oannes (i misteriosi uomini pesce mesopotami) ai giapponesi Kappas (esseri mostruosi, bipedi con arti palmati e muniti di tre dita terminanti ad uncino...), dagli Emishi (uomini ragno giapponesi) al “piccolo popolo” (gnomi, elfi e fate della tradizione britannica). Ma i mostri più temuti dai “creatori” erano i giganti, di cui tratteremo in seguito. Piuttosto, chi era la Signora della Montagna? Cosa si sa di lei? Era una sorta di manipolatrice genetica, probabilmente proveniente da un altro pianeta, incaricata di condurre esperimenti sui primi ominidi abitanti della Terra, in modo da fondere al meglio le due razze, con lo scopo di permettere una continuazione della sua razza aliena su questo nuovo mondo. Secondo certe tradizioni viene identificata con Lilith, la prima donna dei vangeli apocrifi, mentre secondo i Sumeri, ella è Isthar, nemica del semidio sumero Gilgamesh.

 Lei sarebbe la principale artefice di questi esperimenti che portarono alla nascita dei mostri visti in precedenza e dell’uomo Sapiens Sapiens, il nostro più recente antenato. Anche la dottrina di Platone e, più recentemente, dei filosofi della scuola di Chartres del XII sec. descrive, forse inconsapevolmente, la creazione dell’uomo per opera di intelligenze aliene, che qui sono chiamate entità astrali o angeli, intermediari tra Dio e l’uomo. Questi, per fare ciò, fusero insieme l’ “Altro” e il “Medesimo” di cui era costituito il mondo stesso, e li fusero insieme “incrociandoli” a forma della lettera greca X (chi). Se prestiamo per un momento maggiore attenzione, notiamo la somiglianza tra questo segno e il simbolo con cui in genetica, i biologi odierni rappresentano i cromosomi umani, le doppie eliche del DNA. Potrebbe essere solo un caso? Probabilmente, andò così: esseri alieni crearono l’uomo come noi lo conosciamo; un essere diverso dagli altri mammiferi, dotato di un tocco divino, di un intelletto che lo distingue dall’animale. E, per l’esattezza, questi esseri alieni crearono Adamah (gli uomini) ed Evah (le donne). 

Ma, chi erano questi esseri alieni, e da dove venivano? La loro provenienza non è certa, ma ci sono varie possibilità. Potrebbero essere arrivati qui da: 

- Venere (In centro America vi è la Porta del Sole, realizzata in pietra in tempi remoti; su di essa vi sono incisi geroglifici raffiguranti il calendario di Venere!); 

- Marte (Solo quando l’uomo vi poggerà piede verranno risolti molti enigmi riguardanti il pianeta rosso, dai numerosi canali alla famosa maschera egizia fotografata sul suolo del pianeta); 

- qualche satellite del sistema solare (Ad esempio da Europa o da Io, due satelliti di Giove su cui potrebbe esserci dell’acqua, elemento necessario perché possa svilupparsi la vita); 

- il decimo pianeta del Sistema Solare (Per noi ancora sconosciuto, ma non per i Sumeri: 

questi sapevano già della sua esistenza, così come degli altri nove pianeti del sistema; essi lo chiamarono Nibiru. È impressionante come un popolo dell’antichità potesse già essere a conoscenza di simili nozioni astronomiche; ad esempio, Plutone, l’ultimo pianeta del Sistema a noi noto, sarebbe stato “riscoperto” solo in tempi moderni); 

- i pianeti orbitanti intorno a Proxima Centauri o Alpha Centauri (Le stelle più vicine a noi oltre il Sistema Solare, distanti dal Sole rispettivamente “solo” 4,2 e 4,3 anni luce); 

- il sistema relativo alla stella Sirio (Distante dal Sole 8,8 anni luce, famosa perché venerata dai Dogon, una tribù africana che vede la stella come il luogo da cui in tempi remoti provennero i loro dei, i quali insegnarono loro certe nozioni scientifiche.); 

- la costellazione d’Orione (Specialmente dalle tre stelle formanti la “cintura”, Mintaka, Alnilam e Alnitak, la quale posizione nel cielo ricalcherebbe esattamente la posizione delle tre piramidi di Giza: Cheope, Chefrem e Micerino); 

- altrove, da un posto che non conosciamo o che nemmeno potremmo immaginare. 

E, non dobbiamo dimenticare che già Plutarco, 1600 anni prima di Copernico, credeva che l'universo fosse infinito e formato da molti mondi animati e che la Terra non fosse il centro dell'universo, e neppure del Sistema Solare. 

Com’erano fatti questi esseri alieni? Erano sicuramente umanoidi, probabilmente di alta statura e dalle qualità sovrumane. Come alcuni ipotizzano, potrebbero essere stati biondi e dalla pelle chiara (caratteri somatici che sarebbero rimasti meno alterati laddove in passato si ebbero meno contatti tra i diretti discendenti di questi dei e gli ominidi terrestri, cioè nelle regioni del nord Europa. Infatti, testimonianze antiche ci raccontano che dopo il grande diluvio che sconvolse per intero il pianeta, parte dei superstiti di Atlantide si diressero nella Terra di Votan, ovvero Wotan, cioè il dio nordico Odino). I loro diretti discendenti sarebbero stati gli abitanti di Atlantide. Questi dei, possedevano facoltà telecinetiche, una forza sovrumana e la capacità di muoversi a grande velocità, nonché di poter alterare la costituzione degli elementi e di vincere la gravità terrestre. Facoltà che riuscirono sicuramente a trasmettere agli atlantidi e ai loro discendenti, ma che col tempo, nei secoli a venire, gli uomini persero, forse a causa di un ritorno alla loro originale natura. L’energia che permetteva loro di realizzare tutto ciò, secondo la tradizione orientale, è detta Vril e risiederebbe ancora nell’uomo come un “serpente addormentato”, in attesa di essere ridestato. In effetti gli scienziati pensano che l’uomo del futuro sarà sempre più basso, sempre più simile a come era un tempo, come se fosse in corso un suo ritorno alle origini. Ma, tale ritorno non sarà generale. Contemporaneamente perderà sempre più peli e si ritroverà con un cervello sempre più grande. La logica ci porta a pensare che questi dei preistorici fossero privi di peli e con un cervello molto sviluppato.

In Asia, questi si unirono geneticamente con una razza di ominidi presente lì solamente. Da questa unione sarebbero discesi gli orientali, in maggioranza giapponesi e cinesi, dai caratteristici occhi a mandorla e dai capelli scuri, che inizialmente avrebbero abitato il continente Mu, dal quale poi si sarebbero diffusi fino alla Turchia e all’America del sud. Resoconto di questi avvenimenti si trova in un libro antico, semi-dimenticato, il libro etiopico di Enoc, un apocrifo rinnegato dalla chiesa ufficiale, ma di fatto non dissimile dagli altri libri formanti le tradizionali Scritture. Qui, leggiamo: 

"Dopo che i figli degli uomini si furono moltiplicati, nacquero loro in quei giorni belle e amabili figlie. Ma quando gli angeli del cielo le videro, furono presi dal desiderio per esse e parlarono fra loro: -Orsù, scegliamoci delle mogli tra le figlie degli uomini e generiamoci dei figli-." [Enoc VI, 1-2] Quindi, leggiamo chiaramente che degli angeli, ovvero degli esseri alieni si unirono a delle femmine terrestri. Questi angeli sono, per così dire, dipendenti del Signore, o degli dei. Furono loro a distruggere, dal cielo, Sodoma e Gomorra (forse bombardandole con armi nucleari). Quindi si tratta di emissari di Dio, portavoce e, in certi casi, il suo braccio armato. Anch'essi quindi di origine aliena e, di fatto, fisicamente identici agli dei, loro superiori. Si doveva solo trattare di una formale gerarchia militare, proprio come nel sistema militare odierno, formata da comandanti e soldati semplici. 

I "comandanti" (detti "dei") potrebbero essere stati 12 di numero. Il 12 è un numero particolarmente simbolico, ricorre spesso in diverse tradizioni. 12 erano gli dei sumeri, ittiti ed egiziani; 12 erano i grandi dei dell'antica Grecia (i sei figli di Crono e Rea e i sei figli di Zeus), così come quelli di Roma e dell'India antica (descritti nei Veda, le scritture sacre indiane, in cui Zeus diviene Dyaus, Urano diviene Veruna e così via); 12 sono i segni dello zodiaco, gli apostoli, le fatiche di Ercole, i cavalieri di re Artù, i Titani (sei maschi e sei femmine), i mesi dell’anno, le parti in cui era diviso l'Aldilà egizio e ancora, gli anelli dell'originazione dipendente nel Buddismo Thervada, le riflessioni del Giainismo, le porte di Gerusalemme, le tribù d'Israele, gli scudi degli Indiani delle pianure americane, gli Imam dell'Islam, i profeti della tradizione giudaico-cristiana, etc. 

Inoltre, le caratteristiche e la genealogia degli dei sono sempre le stesse per ogni tradizione. Ma cosa potrebbe rappresentare veramente il numero 12 ? Perché compare così numerose volte in ogni tradizione e cultura? Una spiegazione potrebbe essere contenuta nel "regno dei cieli", il regno dove risiedevano gli dei, ovvero lo spazio. Il sistema solare è composto da 9 pianeti conosciuti: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone. Questi pianeti erano già conosciuti nell'antichità, dai Sumeri così come dagli altri popoli. A questi si aggiungevano un decimo astro, il Sole e un undicesimo, la Luna. Ma, nei bassorilievi dissotterrati negli scavi archeologici in Mesopotamia, troviamo raffigurato un dodicesimo astro. Un
dodicesimo pianeta? Sì. Quel pianeta che gli antichi chiamavano Nibiru e da cui, secondo queste tradizioni, sarebbero discesi gli dei. Un pianeta così lontano dal Sole che debolmente ne è attratto. Così debolmente che per compiere un'intera rivoluzione impiega migliaia d'anni (forse 3.600). Forse questi dei approfittarono del momento in cui il loro pianeta si trovava nel punto più vicino alla Terra (afelio) per discendervi, e forse ritorneranno quando ciò avverrà di nuovo. Nel 1971, la Nasa spedì nello spazio una sonda Voyager con l'intento di esplorare il Sistema Solare per poi proseguire oltre, nello spazio profondo, fino all'inevitabile esaurimento della sua energia. Essa venne provvista di una placca d'oro su cui è raffigurato il nostro Sistema Solare con evidenziata la Terra e la rotta compiuta dallo stesso satellite. Sulla stessa targa vi è l’immagine di due corpi umani, uno maschile e l’altro femminile. La sonda contiene inoltre registrazioni di voci da tutto il mondo in diverse lingue e qualche brano di musica classica (il concerto Brandeburghese di Bach). Alla fine degli anni '90, sorprendendo le aspettative degli scienziati, la sonda continuava ancora a funzionare e, passata l'orbita di Plutone, si accingeva ad inoltrarsi nello spazio profondo. Ma, alla fine dell'anno 2000, successe qualcosa di anomalo. La sonda iniziò a comportarsi come se fosse entrata nell'orbita di un altro pianeta. Attraverso canali clandestini iniziarono a girare su internet foto di questo pianeta. Un corpo di color biancastro, un po’ sfocato. Ancora oggi, febbraio 2001, la Nasa non ha ancora diffuso alcun comunicato riguardante la scoperta di un ultimo pianeta del Sistema Solare, anche se da sempre gli astronomi hanno sospettato della sua esistenza, a causa di certe anomalie gravitazionali riguardanti Urano, Nettuno e Plutone. Forse questo avverrà al più presto. Comunque, per concludere, mi chiedo: come poteva, un popolo antico come i Sumeri e privo di strumenti scientifici come li abbiamo ora, aver scoperto molto tempo prima della scienza ufficiale, i pianeti oltre Saturno, invisibili ad occhio nudo? Furono gli dei a riferire a questo popolo dell'esistenza di questi astri? Sembra l'unica soluzione ammissibile. 

Questi esseri alieni, unendosi con esseri terrestri, generarono semidei, e per semidei, intendiamo uomini della prima generazione, molto simili ai loro creatori, dotati in pieno degli stessi poteri dei loro padri. I giganti, o eroi dell’antichità. Infatti nel libro di Enoc leggiamo: 

"(…) Ma essi rimasero incinte e generarono giganti alti tremila cubiti che consumarono il prodotto degli uomini." [Enoc, VII-2] 

Testimonianze simili si trovano nel libro dei libri, la Bibbia. Noi ne conosciamo solo la versione filtrata dalla chiesa medievale, detta "Vulgata". Una versione priva delle originali contraddizioni e "stranezze". La versione originale fu quella tradotta dal greco o dall'ebraico da Lutero nel XVI secolo e poi da altri protestanti. Qui, prenderemo in considerazione la versione ufficiale, quella propria della chiesa di Roma. Perfino in essa, molti sono ancora i punti oscuri, soggetti a svariate interpretazioni. Qui, sono contenute cronache di un passato remoto che si fondono con i miti e le leggende di altri popoli distanti tra loro anche migliaia di chilometri. 

Per iniziare, prendiamo in considerazione il libro della Genesi, in particolare certi capitoli: 

“Il Signore Dio disse allora: - Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. (…)” [Genesi 3,22]; 

“E Dio disse: - Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, (…)” [Genesi 1,26]; 

Leggendo questi due frammenti si leggono chiaramente le parole “noi” e ”nostra”. Ma il Dio dei cristiani non era uno? Di chi si parla allora nel testo? Forse di una razza aliena superiore? 

In effetti, la chiesa, per non creare confusione, tradusse quasi allo stesso modo i nomi "Elhoim" e "Yhavè" (ovvero "Signore" e "Dio"). Ma, di fatto, si doveva trattare di due entità diverse. 

Tratto da:
Giorgio Pastore - "DEI DEL CIELO, DEI DELLA TERRA" - Eremon Edizioni

“Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Seth. (…) L’intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.” [Genesi 5,3-5]; 

“Seth aveva centocinque anni quando generò Enos;” [Genesi 5,6]; 

“Noè aveva seicento anni quando venne il diluvio, cioè le acque, sulla Terra.” [Genesi 7,6]; 

“Mosè aveva centoventi anni quando morì; (…)” [Deuteronomio 34,7];

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