LA TERRA E' CAVA

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Da più di novanta anni - ma non molto di più -, ci viene insegnato che la Terra è una specie di boccia massiccia, con una successione di nuclei incandescenti composti di silicio e ferro, un altro di nichel e ferro, un manto o crosta silicica, eccetera.. Ma quella teoria, esposta dal 1907 in ogni manuale scolastico e nei documentari cinematografici e televisivi, non è altro che una grossolana teoria. 

Questa affermazione non è un'opinione personale, ma per insegnare qualcosa come una verità assoluta ed indiscutibile, è necessario avere le prove sufficienti, o per lo meno - per difendere una tesi - questa deve essere ragionevole da tutti i punti di vista possibili. La teoria della terra massiccia è dimostratamente impossibile dal punto di vista della fisica e dell'astrofisica, perché avrebbe una massa tale che attrarrebbe tutti i pianeti del sistema, e sarebbe più pesante del sole. 

Ma gli astrofisici con più possibilità di divulgare queste cose al pubblico, si trovano compromessi con gli interessi che maneggiano l'economia e la politica. Quegli interessi non desiderano che l'uomo di questa civiltà trovi altre alternative di vita, altre forme politiche che non siano basate sul dominio di pochi, altre società dove non esista il denaro come punto di forza di quel dominio, e meno ancora desiderano che l'uomo prenda in considerazione che esistono altri uomini - siano intra o extraterrestri - coi quali convenga riferirsi, smettendo di obbedire ai governanti e politici terrestri. In Europa i mercanti conoscevano l'America da molti millenni, ma stavano in silenzio per mantenere il monopolio dei legnami, come il palo Drassil o Urundaí (da lì proviene il nome del Brasile) che è il legno più duro. Lo si impiegava per costruire tanto edifici come le barche. Già nel 1583, l'esploratore del legno Ignacio de La Tagliata si lamentava in "Memoria di Andares" che "gli indi locali o i barbari che vennero prima, prelevarono tutto il legno buono dalla riva del mare, allora mi adoperai per arrivare fino a dove altri non abbiano disboscato drasiles". Va aggiunto che le mappe collegate a queste cronache abbracciano quasi tutta la costa caraibica dallo Yucatan fino alla Guyana. E quando menziona i barbari, non si sta riferendo loro con un aggettivo, bensì come sostantivo gentilizio. 

In quell'epoca i barbari, vichinghi, ostrogoti e galli, conoscevano l'America, non l'occultavano espressamente, ma chi divulgava le loro conoscenze (avevano seminato grandi estensioni con viti), era trattato come pazzo delirante e blasfemo. I Templari conoscevano l'America e quello era il loro Gran Segreto. Crescevano finanziariamente in un modo spettacolare, perché condividevano con alcuni altri "eletti" quella conoscenza ed il suo contenuto in metalli, legni ed ogni tipo di ricchezza. Ma non creda il lettore che si stia divagando dalla questione. Al contrario, le grandi e le piccole cose possono stabilirsi molte volte mediante analogie, ma se tali analogie sono obbligate per una causa comune, il panorama è più chiaro. 

La questione è che l'America esisteva e molti la conoscevano, ma si nascondeva la sua esistenza alla massa europea per vari motivi relativi ed un motivo assoluto. Vediamo: I Templari l'occultavano perché era la loro segreta fonte di oro ed argento, poiché gli Inkga Virgötch, vichinghi o Inkas, cambiavano loro buone spade spagnole con quei metalli che nell'economia imperiale Inka - come in quella degli Imperi mesoamericani, europei ed asiatici antichi - non avevano più valore che quello dell'utilità pratica. Ma più che occultare l'esistenza dell'America come origine delle sue ricchezze, quella che dovevano occultare all'Europa post-romanica, era la realtà che un'altro continente viveva senza necessità alcuna di denaro! Che era già lo strumento di potere, imposto con secoli di sacrifici dai banchieri che maneggiavano segretamente la politica, la religione e propiziavano l'oscurantismo scientifico. L'economia degli Imperi americani era basata sulla produzione ed il tributo. Cioè i paesi apportavano per l'Impero tutto quello che producevano, lasciando per il proprio consumo interno quello di cui avevano bisogno. Ma tale tributo era ripartito tra gli altri paesi secondo le necessità ed abitudini di consumo. 

Così, si assicurava l'abbondanza di beni. Ma in Europa e Medio oriente, esisteva già la finanza, cioè l'economia di mercato maneggiata da piccoli gruppi, dei quali i Templari erano lo strumento politico-militare. Qualcosa come i caschi blu, ma con motivi religiosi, politici ed economici. Oggi i poteri militari sono in apparenza differenziati, con pretesti umanitari per i loro interventi. A quei tempi - fino a solo cinque secoli fa - si diffondeva una teoria "scientificamente" accettata, ed alcune che la contraddicevano, al fine di togliere gli occhi dal tema reale. La teoria "ufficiale" era che la Terra era una specie di gran meseta cilindrica che emergeva del Maremagnum Infinitum, un oceano infinito abitato da mostri giganteschi delle cui proprietà ed acque si discuteva profusamente. Per qualche meccanismo artesiano, l'acqua sorgeva dal Mediterraneo e si rovesciava negli oceani, e da questi, al maremagnum. Allora, addentrarsi negli oceani era avvicinarsi all'abisso dal quale nessuno ritornava. 

Questa idea, per secoli, non fornì altro effetto se non quello di arricchire poche persone a comprovare che quella era verità. Temerari ci furono, ma non bastava l'idea bugiarda inculcata, bisognava scomunicare, assassinare o bruciare per stregoneria chi parlasse di questi temi. Se si lasciava parlare della terra sferica, i marinai avrebbero scoperto molte terre e sarebbe finito il segreto ed il monopolio. I frati temevano che finisse la Chiesa, se si scopriva che aveva contribuito tanto grandemente all'inganno, condannando gli scienziati che attentavano ai principi teologici. Nient'altro - e niente meno - attentavano agli interessi meschini. Nel frattempo, la Terra come un vassoio sostenuto da tre elefanti - o da quattro, o la Terra con forma di disco in mezzo all'Universo, con l'Inferno sull'altra faccia (così che nessuno si azzardi ad avvicinarsi ai bordi), etc., aggregavano condimento alla divertente discussione. Qualunque cosa era considerata ufficialmente come possibile, eccetto la stupida, infondata, assurda e blasfema idea che fosse sferica e stesse galleggiando nello spazio, girando attorno al sole. 

I successori di oggi non possono avventurarsi apertamente alla scoperta dell'interno terrestre per varie ragioni di gran peso. Ancora una volta vengono applicate le stesse strategie. A ciò sono servite milioni di immagini della terra massiccia, in libri, riviste, diari, documentari televisivi, eccetera. Così, la questione passa per realtà politiche, più che per discussioni scientifiche. È difficile che uno scienziato più o meno completo, come un fisico con nozioni di chimica, astronomia, topografia e geologia, abbocchi all'amo della terra massiccia, ma se lo mette pubblicamente in dubbio, la "cospirazione" del silenzio - denunciata già in molte pubblicazioni - lo mette per strada, ridicolizzato, chiudendogli le porte in tutte le Università, osservatori, progetti, eccetera. Ma è peggiore ancora la reazione della famiglia perché, ugualmente lo considererà pazzo. 

Chi abbia letto i libri di Héctor Picco - Argentino, Raimond Bernad - Statunitense, Eduardo Elías - Peruviano, per nominare alcuni dei più completi ricercatori riferiti al tema, comprenderà che abbondano elementi referenziali, storici, fisici, chimici, astronomici, oceanografici e geologici per accettare la realtà della Terra Vuota, mentre gli argomenti suppostamente scientifici della terra massiccia, soffrono di contraddizioni che saltano agli occhi per un giovane studente di fisica. Un altro elemento di distrazione, è quello degli extraterrestri che benché esistano e vengano a visitarci molto spesso, viene usato dai governi affinché guardiamo solo sopra o "fuori", e non vediamo quello che si nasconde sotto, cioè "addentro" del nostro proprio pianeta. Tutto si ripete: mentre ci intratteniamo con la lucentezza multicolore dei cartelli, la televisione, internet, la pornografia, gli scandali del jet-set ed il calcio, succede che le realtà importanti - la cui conoscenza sposterebbe i nostri pensieri in una direzione più libera ed ampia - rimangono nel terreno della cosa incredibile, la cosa ridicola. Molti aborigeni si salvarono dai massacri della conquista perché sparirono. I conquistatori trovarono grandi città vuote, recentemente abbandonate. Se li divorò la terra? 

Per incominciare ad avere un'idea di come sono queste cavità, analizziamo questo: gli ultimi macuxíes del nord dell’ Amazzonia, raccontano che entravano per una caverna fino all'anno 1907 e camminavano dai tredici ai quindici giorni, fino ad arrivare all'interno. Lì, "dall'altro lato del mondo", vivono gli "uomini grandi", che misurano tra 3 e 3,5 metri. Sono molto buoni ma bisogna rispettarne le indicazioni. La consegna dei macuxíes del posto, era di custodire l'entrata della caverna, ostacolando l'accesso ad ogni altro essere che non fosse autorizzato dalla tribù. Quando il gran vento, che percorreva l'enorme tunnel, incominciava a soffiare verso fuori, (aveva ritmi di cinque giorni verso fuori ed altrettanto verso dentro), potevano cominciare a discendere le scale, di 82 cm di alzata, che finivano al terzo giorno. Lì lasciavano anche i breos (torce fatte con pali inzuppati di catrame da affioramenti petroliferi vicini) e continuavano con un'illuminazione data da luci che semplicemente stavano collocate lì, grandi come un'anguria e chiare come una lampada elettrica.

Man mano camminavano più rapidamente, dato che continuavano a portare meno peso e continuavano a perdere peso. Attraversavano cinque posti, molto ben delimitati, in mezzo ad alcune cavità enormi il cui soffitto non era visibile. Lì avevano - in una delle sale - quattro luci come soli, impossibile guardarli, ma che sicuramente non erano tanto alte come il sole. In quel settore crescevano alcuni alberi dai frutti buoni, come cajúes, noci, banane e piante più piccole. Incontravano anche dei ruscelli di mercurio che i macuxíes conobbero nel presente secolo per il suo uso nell'amalgamare la polvere d'oro. Dopo queste cinque grandi cavità, dovevano aggrapparsi a delle pareti, e con attenzione spingersi, perché "volavano", cioè erano leggeri come un astronauta. Il vento che aveva cominciato a soffiare verso fuori, non era di ostacolo iniziando la discesa, ma se percorrevano il tragitto alla rovescia, la violenza del mulinello poteva trascinarli nell'abissale tunnel. Rispettando questo ciclo, iniziando la marcia con vento a favore, scendevano tre giorni per le scale; dopo due giorni di marcia nel tunnel angusto, già senza scale, il vento girava verso dentro. Ancora con vento a favore - già nel settimo od ottavo giorno di marcia - arrivavano alla zona "dove tutto vola", cioè nel mezzo della crosta del pianeta, magneticamente parlando non è il centro geometrico della Terra, bensì qualunque punto in mezzo allo spessore della crosta.

A volte il vento era molto forte, ed invece di appendersi alle pareti per spingersi, dovevano farlo per frenarsi e non essere sbattuti. Generalmente la traversata senza gravità durava da poco meno di un giorno fino ad un giorno e mezzo. A volte dovevano afferrarsi alle sporgenze pietrose o a ferri che avevano "da prima" inchiodato nella roccia, ed aspettare due giorni che il vento cessasse. Quindi seguivano la strada caratterizzata da ruscelli con acque molto fredde che attraversavano la caverna, ed entravano in una specie di grande vuoto, maggiore dei precedenti, dove c'erano alcune cose brillanti, di forma simile ai favi delle api, di circa dieci metri di diametro, ritte come un tronco d'albero, ad un'altezza imprecisabile per la memoria degli ultimi macuxíes che vivono ricordando questo, ancora con un certa paura delle rappresaglie "degli uomini grandi". 

I viaggiatori continuavano a recuperare peso, ma non arrivavano a recuperarlo totalmente, perché sbucavano nella terra dell'altro "lato", dove tutto è un po' più leggero, il sole è rosso ed è sempre giorno, senza notte e luna. Lì rimanevano alcuni giorni, godendo di alcune spiagge vicine, diventando più giovani. Il tutto ricorda Apollo che andava all'Olimpo per ringiovanire. "I giganti" davano loro alcuni pesci molto buoni e grandi, la cui carne non si decomponeva fino a due o tre mesi. Con quel prezioso carico, mele più grandi di una testa e uva dal volume di un pugno, oltre a molta energia corporale, giravano accompagnati da alcuni giganti che li aiutavano con l'enorme peso. Il viaggio di ritorno incominciava con vento a favore, per tornare ad averlo anche nell'ultima tappa, salendo i tre ultimi giorni per le scale (gli ultimi resti esistono ancora). La credenza - o conoscenza - dei macuxíes, è che se rispettano i modelli dati dai giganti, dopo la morte in superficie, nasceranno tra di essi, là dentro.

 Raccontano che alcuni macuxíes non morivano, ma si trasformavano, (trasfiguravano?) in "quasi-giganti" e rimanevano nell'interno. Questo richiedeva principalmente di non avere dei figli qui fuori. La tragedia per i macuxíes accadde nel 1907. Tre esploratori inglesi arrivarono a nome della loro regina, cercando diamanti. La zona macuxí è ancora un po' diamantífera, ma è già stata abbondantemente sfruttata dal 1912, tanto che non è più redditizia. Quando arrivarono gli inglesi, sfruttando i nativi, uno di quei "viaggiatori autorizzati al Centro della Terra" commise la terribile imprudenza di violare la consegna del segreto, ed indicò il posto di entrata agli stranieri. Uno di essi inviò una lettera a Sua Maestà, ripetendogli una narrazione come questa, con alcuni dettagli in più. Nelle sabbie delle spiagge interne, abbonda il diamante, come in alcuni enormi blocchi carboniferi di minerale di serpentina, di antichi paioli vulcanici, che oggi sono, giustamente, quei tunnel verso l'interno del mondo. 

I tre uomini uscirono - o per meglio dire entrarono - per una spedizione, ma non ritornarono mai. Al loro posto uscirono i giganti che rimproverarono i macuxíes e proibirono loro, per sempre, l'entrata all'interno. Dopo due anni di angoscia, decisero di tentare un nuovo contatto coi giganti, nonostante la proibizione. Viaggiarono speranzosi per due giorni, ma arrivarono ad un punto della strada dove il vento veniva da un'altra caverna che essi non conoscevano. La strada originale era interrotta. Alcuni uscirono immediatamente, ma altri decisero di seguire il nuovo e sconosciuto tunnel. Vari mesi dopo, uno di essi ritornò e disse al resto che potevano entrare; i giganti li autorizzavano, ma sarebbe stato per non ritornare mai più fuori, perché altri inglesi sarebbero arrivati al loro territorio, danneggiandoli. Alcuni si rifiutarono di partire, altri accettarono di andare e non ritornarono mai più. 

Alcuni anni dopo, cominciarono ad arrivare garimpeiros, ad intorbidare i fiumi con setacci e mercurio, ed a intorbidare i cervelli dei macuxíes che rimasero "fuori", con canna, caipiriña, macoña e droga. Li intorbidavano anche alle spalle - con fruste - e la razza, violando le loro donne. Nel giugno o luglio del 1946 si ebbe un enorme crollo nel tunnel e quasi tutta la scala cadde. Oggi, rimangono solo alcuni scalini dell'inizio, ed un enorme precipizio non percorribile, dove il vento soffia con ritmi differenti. Alcuni vecchi macuxíes che si salvarono dalla frusta inglese e vivono ancora contando la loro età con i cicli lunari, non si rassegnano totalmente a dimenticare il Paradiso Perduto. Mai meglio espresso, perché essi lo conobbero.... E lo persero. 

Ma non finisce lì questa tragedia. Un uomo chiamato Alone Moore, fu inviato dal governo inglese nel 1909 per compiere due obiettivi. In primo luogo, assicurarsi che la narrazione ricevuta dalla regina fosse vera. Il secondo: "Tacere tutta la cosa relativa a grandi quantità di diamante e, se se ne fosse trovata un'eccessiva quantità, macinarlo tutto ed assicurarsi che si perdesse per sempre". Le verifiche di Moore furono molto metodiche e scrupolosamente delicate: torturò in primo luogo alcune donne e dopo i pochi bambini che erano rimasti "fuori". Voleva sapere dove stavano gli altri aborigeni, i tre esploratori, e soprattutto dove stavano quelle grandi quantità di diamante che preoccupavano la regina. Questo secondo obiettivo mi rimase per molto tempo poco chiaro.... 

Ma un buon giorno raccontai la storia ad un amico gioielliere, ed egli mi disse quanto segue: "Ti immagini quello che succederebbe ai gioiellieri di tutto il mondo, alle banche, ai governi, al Sindacato del Diamante, se così, da un giorno all'altro, appare uno sconosciuto con tonnellate di oro e diamanti? Non varrebbero niente, perché il loro valore si riferisce alla sua scarsità o la sua rarità". Credo che lì - finalmente un po' meno ingenuo - compresi perché non sappiamo mai realmente quello che succede. In quel momento compresi definitivamente perché, finché esiste l'attuale ordine economico mondiale, non potremo mai avere scambi con extraterrestri né con intraterrestri. Finisce il valore, finisce il mercato e tutto quello che il lettore immagina possa finire. Quello che sta finendo è questa civiltà che a furia di sbagliarsi su se stessa, rimane ora senza argomenti per continuare ad ingannare. Un'altra civiltà nascerà, dietro la caduta delle borse. Tutti crederanno che il mondo del controllo finanziario sia più massiccio e solido che mai. Raffreddandosi si spaccherà, come ogni cosa rigida! 

Ma ormai non "posso credere" semplicemente, perché ci sono molte prove materiali e i miei occhi hanno visto molto, benché ciò non sia oramai la cosa importante. La cosa importante è trasformare la nostra propria "civiltà" e ciò incomincia in ognuno di Noi.

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