Il calcio affaristico finito nel "sistema truffa" modello vincente della finanza speculativa.

Per poter ripristinare il giuoco del calcio non basta cambiare le poltrone bisogna smantellare il sistema calcistico da cima a fondo.

Disertare gli stadi mangiasoldi. Rifiutare le pay-TV.

Praticare il calcio libero e spassionato

Lo scandalo sul calcio, esploso con l'indagine giudiziaria avviata dalla Procura di Napoli sul campionato 2004-2005, rende opportuna una nostra presa di posizione, che assumiamo subito, articolandola per punti.

1º) La "cupola" della frode calcistica

I P.M. di Napoli Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, occupandosi dei maneggi combine e partite truccate del campionato di Serie A e B 2004-2005, stanno indagando su nove Club: Juventus, Lazio, Fiorentina, Udinese, Siena, Messina (di serie A); e Arezzo, Crotone, Avellino (di serie B). Dalle intercettazioni telefoniche, che vengono rese pubbliche dalla regia degli indaganti, emerge che l'andamento del campionato era condizionato da un grumo di potere, facente capo alla GEA e al dirigente della Juve Luciano Moggi, che influenzava le partite (e non solo le partite ma tutto l'ambiente calcistico e mediatico) con pressioni corruzioni e gli arbitri (designatori e di partita). Allo stato gli indagati sono 41: 13 sono accusati di associazione per delinquere; 24 per frode sportiva; 2 per violazione di segreti di ufficio, due per peculato. Dei 13 accusati di associazione per delinquere ai fini della frode sportiva 6 sono ritenuti promotori e sono: Luciano Moggi e Antonio Giraudo (amministratore delegato bianconero); Innocenzo Mazzini (vicepresidente della Figc); Paolo Bergamo e Pier Luigi Pairetto (designatori arbitrali); Massimo De Santis (arbitro). 

A carico di Moggi vengono elevate altre accuse particolari come quella di avere rinchiuso negli spogliatoi l'arbitro Paparesta dopo la partita Juve-Reggina, di avere indotto il moviolista di Biscardi, Fabio Baldos di accorciare a 20 cm la distanza di 50 cm di Trezeguet in fuorigiuoco e di avere minacciato l'allenatore Zeman. Tra gli indagati figurano: Franco Carraro l'inamovibile della Federcalcio ora dimissionario; Alessandro Moggi (responsabile della GEA World figlio di Luciano); i presidenti di Messina (Pietro Franza), Lazio (Claudio Lotito), Fiorentina (Diego Della Valle); Leonardo Meani (dirigente del Milan); Gennaro Mazzei (capo degli arbitri toscani); Gabriele Contini (assistente); Claudio Puglisi (guardialinee); Fabio Basili e Pierluigi Vitelli (agente della questura di Roma) per avere trasportato Moggi con le vetture di servizio; due ufficiali del G.d.F., il capitano Giuseppe Lasco e il generale Francesco Attardi per avere rivelato a Moggi notizie sul doping amministrativo. L'indagine coinvolge quindi la Serie A e la B in tutte le sue strutture gerarchiche e strumentazioni: società di compravendita calciatori, manager calcistici, presidenti di Club, direttori sportivi, arbitri, giornalisti, calciatori, moviolisti, grilli parlanti televisivi del dopo partita, ecc.

2º) Il calcio un sistema di corruzione, prepotenza, speculazione finanziaria

Le partite truccate (qui non ci occupiamo del doping) ci sono sempre state nel calcio professionistico sin dagli albori. Sono una conseguenza della competizione mercatistica dei Club, in cui ognuno cerca di prevalere sull'altro pur di raggiungere il successo. Sono il frutto proprio della cultura di mercato. Tuttavia, finché il pallone è rimasto nelle mani dei Club, i trucchi si limitavano a singole partite ed arbitraggi. Da quando, invece, il calcio è uscito dalle mani dei Club ed è entrato nel dominio delle società finanziarie si è trasformato in un affare di lucro, in un settore di rendita crescente, in un campo di speculazione finanziaria. Ed è diventato un sistema di corruzione, di prepotenza e di truffa, in cui hanno le mani in pasta non solo le figure professionali prima esemplificate, ma tutti gli addetti ai lavori. Nei dodici anni, in cui è stata retta dalla cosiddetta triade (Moggi, Giraudo, Bettega), la Juventus ha totalizzato ben 7 scudetti (compreso quello ottenuto ieri 14 maggio)! Col suo abituale cinismo Moggi ha sottolineato di avere adempiuto al mandato ricevuto che era quello di vincere quanti più titoli possibili. A dire il vero l'imperativo del calcio affaristico non è solo quello di fare successo ad ogni costo; ma quello di far quattrini a ogni costo e con qualunque mezzo, piegando a questa logica l'intero mondo calcistico. Ed è questo il verminaio, che si dipana dall'indagine, per i tifosi che non vogliono vedere o anche se vedono fa lo stesso.

Juventus-Milan super boss del calcio business
La GEA WORLD emporio privilegiato di transazioni calcistiche e finanziarie.
La spartizione dei "diritti TV" sull'imbroglio di tifosi e spettatori


3º) I gestori del calcio-mercato

Ufficialmente il giuoco del calcio rappresenta la quinta industria nazionale con un fatturato annuo di 5 miliardi di euro. Partecipano a questo affare 20 squadre di serie A e 20 di serie B, a parte i gironi minori. A tirare però le fila degli affari calcistici sono soltanto poche super-squadre di serie A. Il resto svolge compiti subalterni di contorno e materasso. Sopra queste squadre svettano i network televisivi (Mediaset e Sky) che fanno soldi sullo spettacolo del calcio. Accanto a queste squadre (a parte gli organi associativi, Federcalcio e Lega; e l'apparato arbitrale) orbita uno stuolo di mediatori e di gestori del calcio-mercato. Questo stuolo di particolari imprenditori, dedito alla compravendita e gestione di calciatori e allenatori, è cresciuto di importanza via via con gli anni novanta ed il baricentro del giuoco del calcio è diventato l'elemento finanziario. 

Attualmente le stesse licenze UEFA, necessarie a disputare le competizioni europee, sono subordinate ai quattrini in quanto non vengono concesse alle società calcistiche che non hanno i bilanci a posto. Così, negli ultimi tempi, con lo sviluppo dei maxi-ingaggi delle operazioni di compravendita estero su estero dell'appannaggio di carriera sicura, il commercio e gestione degli attori del calcio sono diventati crocevia di speculazioni finanziarie, canale riservato di truffe calcistiche. I mediatori-gestori degli attori del calcio (calciatori e allenatori), agenti e/o procuratori, sono circa 200 iscritti in un apposito albo. Cinque gruppi o società operano attualmente nel calcio-mercato. Il gruppo più grosso, che sovrasta gli altri quattro, è costituito dalla Gea World SpA sorta formalmente nel 2001 a Torino. Esso gestisce più di 200 calciatori e 20 allenatori. A capo della società ci sono tre personaggi significativi: il figlio di Moggi, il figlio di Lippi (commissario tecnico della nazionale), la figlia di Geronzi (manager di Capitalia). Molti giuochi del calcio e non poche prestigiose carriere passano, o sono passate, da questo emporio. Quindi solo a dare uno sguardo a questo canale si afferra la trama finanziaria che regge il calcio professionistico.

4º) La torta infinita dei "diritti-TV"

Il business del pallone attinge a fonti varie: raccolta fondi, finanziamenti, abbonamenti, caro biglietti negli stadi, schedine totocalcio, contratti pubblicitari, sponsorizzazioni, diritti-TV. Qui posiamo lo sguardo sui diritti-TV. I diritti televisivi rappresentano la torta infinita del calcio finanziario. Torta ambita e spartita dalle super-squadre. I diritti-TV furono regolati con legge dal governo D'Alema nel 1999, che si rifece al primato del mercato con la trita spiegazione che questo avrebbe fissato la capacità effettiva delle società calcistiche. In pratica dal 1999 il campionato è stato vinto sempre dalle stesse squadre. E a mettere le mani sui proventi dei diritti-TV sono sempre Juve e Milan. La spettacolarizzazione del calcio (trasformazione del calcio in spettacolo) ha poi trasformato i diritti-TV in una manna fantastica: in un potere enorme per comprare arbitri calciatori truccare partite e fare più quattrini senza risanare i bilanci.

 Rispondendo il 15 maggio ai P.M. di Napoli, Moggi ha dichiarato che i diritti televisivi costituiscono il 90% degli introiti. Egli ha però negato che fosse la Juve a fare la parte del leone in quanto questa non disponeva di TV. Sul punto, precisando la propria posizione il 16 maggio, il presidente della Lega e vice del Milan, Galliani, ha ammesso che l'alleanza con la Juve riguardava i diritti-TV (e più in generale il far fronte alle rivalità delle altre squadre). Per cui, al di là delle proporzioni in cui veniva suddivisa, Juve e Milan si spartivano la torta, il potere di comando e di ricatto, le occasioni per fare più soldi. Quindi i diritti-TV hanno rotto ogni relazione non solo tra calcio e TV ma tra calcio e lucro, tra lucro e tifoserie.

Il franamento del pallone:
un crack finanziario spettacolare
Truffati piccoli azionisti, abbonati, tifosi

5º) Il crollo dei titoli

Il calcio è un settore dell'industria dello spettacolo; un'industria che ha il suo core business nella spettacolarità. Per cui lo scoppio del pallone ha effetti particolarmente spettacolari. Assomiglia a una eruzione: ai boati alle camere e fumo che precedono il magma. Lo scandalo dapprima tocca le passioni e le infatuazioni di una miriade di persone; poi colpisce la tasca di milioni di spettatori, di sostenitori, di tifosi. La caduta degli dei del calcio spettacolo non mostra soltanto la sporcizia dell'apparato calcistico, apre anche il sipario sui bilanci gonfiati ("doping amministrativo"), sulle plusvalenze fittizie, sulle tasse non pagate; in breve sui metodi truffaldini finanziari impiegati da manager dirigenti amministratori per far quattrini sulle tasche degli azionisti, degli abbonati e dei tifosi. Le partite non vengono aggiustate, come abbiamo visto, per vincere lo scudetto, bensì per fare soldi. Diamo quindi un'occhiata a questo aspetto.

I club calcistici hanno tutti una struttura societaria; ma solo tre sono quotate in borsa: Lazio, Roma, Juventus. La Lazio entra in borsa nel maggio del 1998 sotto la gestione di Sergio Cragnotti. Viene valutata 150 milioni di euro, di cui due terzi coprono debiti, un terzo va a finanziare la Cirio. Attira 45.000 investitori (piccoli risparmiatori). La Roma si quota nel maggio del 2000 con un valore capitale di quasi 300 milioni di euro, di cui una parte sottoscritta da 13.000 tifosi. La Juventus si quota nel 2001 con la regia occulta degli Agnelli che, come per qualsiasi grosso affare di Torino, lucrano 80 milioni di euro. La società vale 286 milioni di euro e si trascina 40.000 piccoli azionisti che sottoscrivono una quota minima di 6.000 euro al prezzo di 3,7 euro per azione. La Juve lancia due progetti: l'acquisizione del diritto di superficie dello stadio Delle Alpi e il centro sportivo di Vinavo. I titoli delle tre società hanno oscillato tendenzialmente verso il basso. Ma con lo scoppio del pallone il titolo della Lazio è crollato quasi del 100%; quello della Roma del 70%; quello della Juve in quattro sedute ha perso più di metà del proprio valore (l'11 maggio il 10%; il 15 il 14,26%; il 16 il 18% e altrettanto il 17); ed è in caduta libera. Le tre società calcistiche, quotate in borsa, sono quindi sull'orlo del crack finanziario. E non si vede come possono sfuggire al fallimento se non viene inventato un altro marchingegno tipo decreto salva calcio che il 27 febbraio 2003 salvò Lazio Roma Inter Milan scoperte di 900 milioni di euro.

6º) La tosatura del solito "parco buoi" e lo sconquasso delle "passioni"

Come in tutte le truffe finanziarie del 21º secolo anche in quella del pallone a pagare senza scampo è la massa popolare. Prima di tutto sono colpiti nel portafoglio i piccoli azionisti e risparmiatori che hanno investito nelle società travolte dallo scompiglio di Borsa. E, unitamente a questi, anche gli azionisti delle altre società che non possono scampare alla bufera. Le 20 squadre di serie A hanno chiuso i loro bilanci nel 2005 accusando perdite per 600 milioni di euro e debiti accumulati per 1.540 milioni di euro. Per cui tutte hanno fame di soldi. In secondo luogo colpisce i milioni di scommettitori che, giuocando con le schedine del totocalcio, puntano sui risultati delle partite ignari dei risultati truccati. In terzo luogo colpisce gli abbonati e gli spettatori, che affluiscono negli stadi; nonché quelli che seguono le partite attraverso le Tv a pagamento. Infine colpiscono i tifosi, in particolare quelli più accesi che seguono le squadre negli incontri, in quanto la truffa li investe due volte: nel portafoglio e nella passione. Questa, grosso modo, è l'immensa massa di persone buggerate dal pallone franato. Pertanto, se mossa da calcolo economico questa massa di turlupinati si facesse avanti per chiedere il risarcimento dei danni, non resterebbe in piedi né una briciola dell'impalcatura calcistica né una briciola dei patrimoni accumulati dagli industriali del calcio.

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