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PERCHE' I PIPPISTRELLI VOLANO DI NOTTE

Tanto tempo fa, gli animali e gli uccelli avevano cominciato a non andare d'accordo. Litigavano e si facevano spesso i dispetti. I pipistrelli, in tutta questa confusione, non sapevano da che parte stare. Visto che simpatizzavano per gli uccelli, i pipistrelli si misero dalla loro parte. Ma gli uccelli non li volevano vicino, perche' li consideravano animali. "Abbiamo le ali" sostenevano i pipistrelli. Dopo alcune insistenze, gli uccelli li accettarono. Purtroppo gli animali ebbero la meglio, in quella guerra che si era scatenata. Quindi, i pipistrelli volarono da loro . "Voi non siete animali" risposero leoni ed elefanti. "Guardate i nostri denti", replicarono i pipistrelli e mostrarono i piccoli canini. Gli animali li cacciarono e gli uccelli non vollero dalla loro dei traditori. Senza nessun gruppo al quale aggregarsi, i pipistrelli cominciarono a evitare di mostrarsi durante il giorno e a volare e cacciare di notte.

 

   

LA REGINA DELLE ROSE

La Regina delle rose viveva un tempo in un giardino segreto. Elegante e profumata, la sovrana aveva tutte le caratteristiche piu' belle dei fiori dai quali prendeva il nome. Viveva su una collina circondata da un roseto ricco e in perenne fioritura. Tutti gli abitanti del luogo le volevano bene e le riconoscevano molta saggezza. Le chiedevano consigli e la invitavano alle feste, dai matrimoni ai party di compleanno. La sua vita scorreva tranquilla, si godeva le belle giornate e stava al sole quando non scottava troppo, per non sciupare la pelle perfetta. Non aveva mai sentito il bisogno di uscire dal suo giardino incantato, perche' li' c'era tutto quello che la faceva felice. Oggi, ormai anziana, e' sempre stupenda e ricorda con orrore l'anno nel quale si innamoro'. Il suo cuore puro di fiore fu catturato dalla bellezza di un giovane suddito. Lui andava a trovarla tutti i giorni, insime parlavano e sognavno il futuro. Un giorno il ragazzo le disse che avrebbe voluto sposarla, ma non poteva presentarla agli amici. Lei era troppo bella,troppo perfetta, diversa da tutti. "Dovrai cambiare" disse il giovane, "e adattarti a noi". "Se cercherai di essere meno buona e gentile, meno solare e vivace, gli altri non mi faranno notare quanto siamo diversi". La Regina delle rose fu molto colpita e non riusciva a spiegarsi come poteva essere una buona cosa, diventare meno gentile e bella. Un giorno chiamo il suo innamorato e gli disse "Se tu mi ami, devi avere il coraggio di accettare tutto quello che sono. E se sono diversa dai tuoi amici,forse loro mi apprezzeranno per questo. Altrimenti non vale la pena di conoscerli. Non cambiero' per te, non rinneghero' quello che sono". Da allora i due non si sono mai piu' visti e la sovrana e' contenta di non aver accettato di diventare qualcun altro pur di essere accettata.

 

   

IL GATTO BURICCHIO 

C'era una volta un gatto che si chiamava Buricchio e che era molto famoso per le sue stragi di topi. Un giorno che era andato in campagna a caccia di passerotti, i topi superstiti fecero una riunione in cantina. "Bisogna trovare un rimedio - disse il topo piu' vecchio -Secondo me si dovrebbero tagliare le unghie e strappare i denti al gatto e cosi' non avremmo piu' fastidi". La proposta non ebbe molto successo. Allora un altro topo anziano prese la parola: "Ho visto che il cagnolino della signora del piano di sopra porta attaccato al collo un campanellino, che suona non appena il cagnolino corre o cammina". E cosi' dicendo tiro' fuori da una borsa il collare e il sonaglio che aveva portato via dalla cuccia. "Mettiamo il collare al gatto - aggiunse il topone - e cosi' lo sentiremo quando si avvicina e riusciremo a metterci in salvo in tempo ". Queste parole furono accolte con grida e applausi di approvazione. Al vecchio topo gia' promettevano un monumento di formaggio, quando un topetto domando': "E chi di noi attacchera' il collare a Buricchio?". Si levo' un coro, nessuno si sentiva tanto coraggioso da avvicinarsi al gatto. E cosi', confusi e impensieriti, i topi sciolsero la riunione senza aver deciso nulla.

   

IL DRAGO INGANNATO

Tanto tempo fa, quando esistevano ancora fate e cavalieri, in un piccolo paese austriaco, gli abitanti avevano un gran brutto vicino di casa. Infatti, ai margini del bosco, c'era la grotta nella quale vivena un drago ferocissimo. Naturalmente tutti ne erano terrorizzati, perché quando il drago era affamato, e succedeva molto spesso, attaccava il bestiame, come le pecore e le mucche, ma anche le persone. Per questo motivo, la gente decise di ucciderlo. Si rendevano però conto che non sarebbe stato assolutamente facile. Visto che non potevano batterlo con la forza, perché il drago era molto più grande e potente di loro, lo avrebbbero eliminato con l'inganno. Costruirono una enorme scatola di legno con due entrate, una piu' grande dell'altra. Misero la scatola all'entrata della caverna del drago, dalla parte dell'entrata più grande. Dall'altra parte misero un vitello. Il drago annusò la presenza dell'animale e per raggiungerlo, entrò senza accorgersene nella costruzione. Non riuscendo ad arrivare al l'animale, cercò di uscire, ma era rimasto intrappolato. Tutti gli abitanti del villaggio si fecero coraggio, si avvicinarono e riempirono la scatola con della paglia. Poi appiccarono il fuoco. Il drago morì bruciato e la gente festeggiò la liberazione dalla tirannica presenza. 

   

ISTINTO CACCIATORE

C’era una volta una gatta si innamorò di un giovanotto bello e gentile. L'animale allora chiese a una fata di trasformarla in una ragazza. La fata acconsentì alla richiesta e la tramutò in una dolce e meravigliosa. In questo modo, il ragazzo vedendola non avrebbe potuto ignorarla e anzi si sarebbe sicuramente innamorato di lei. Le avrebbe subito chiesto di sposarlo e così i due sarebbero stati felici per sempre. La gatta-ragazza aveva avuto dalla fata anche molti bel lissimi abiti e una casetta piccola ma molto accogliente. Un giorno, i due giovani erano nella casa della gatta. La fata volle fare un tentativo, per vedere se la gatta si fosse meritata il regalo che le era stato fatto. Fece quindi apparire un topolino proprio nel salotto di casa. La gatta-ragazza fece un balzo e dal divano piombò sul topo, con l'intenzione di mangiarlo. Si era comple tamente dimenticata della sua nuova condizione e delle promesse che aveva fatto. La fata, che si accorse allora di avere fatto un errore, e visto che la gatta non era pronta a diventare umana, annullò l'incantesimo.

   

IL TOPO DI CITTA' E IL TOPO DI CAMPAGNA

Un giorno il topo di citta' ando' a trovare suo cugino il topo di campagna, un tipo dai modi semplici ma affettuoso che per pranzo gli offri' lardo, fagioli, pane e formaggio. Il topo di citta' storse il naso, e disse al cugino: "Non capisco come tu possa sopportare questo cibo e di vivere in questo modo . Vieni con me in citta' e ne scoprirai tutti i vantaggi". Cosi' i due topi si misero in viaggio e arrivarono a casa che era gia' notte fonda. Nella sala da pranzo trovarono i resti di un banchetto e subito iniziarono a divorare dolci, marmellata e tutto quello c'era di buono sulla tavola, finche' udirono dei latrati. "Non aver paura - disse il topo di citta' - sono soltanto i cani di casa". Non aveva ancora finito di parlare che la porta si spalanco' ed entrarono due enormi mastini. I due topi ebbero appena il tempo di saltar giu' dal tavolo e scappare fuori. "Addio cugino - disse il topo di campagna: meglio mangiare lardo e fagioli in pace che dolci e marmellata nell'angoscia".

   

LA SORGENTE MAGIKA

C'era una volta in un solitario paese del Trentino, un bellissimo cervo. Nessuno sapeva dire quanti anni avesse. C'erano mamme e papa' che ricordavano di averlo visto gia' adulto quando loro erano bambini. In molti pensavano che questo splendido esemplare fosse immortale. Cacciatori senza pieta' raccontavano di averlo inseguito piu' volte nel bosco e molti di loro affermavano di averlo colpito, ma nessuno era riuscito a catturarlo. Il nobile animale spariva senza lasciare traccia e ricompariva dopo qualche giorno,misteriosamente illeso. I cacciatori, ma non solo loro,non sapevano spiegare questa strana caratteristica. Un giorno, durante una battuta di caccia, alcuni uomini videro il cervo e i tiratori piu' bravi gli spararono. Certi di averlo colpito, cominciarono a correre dietro all'animale che si inoltrava sempre piu' nella foresta. I cacciatori arrivarono a una radura e videro alcune macchie di sangue in terra. Gli uomini si aspettavano di vedere l'animale morto, ma il cervo si stava bagnando in una sorgente di acqua termale, per farla guarire. Da allora, in quella zona molte persone hanno goduto degli effetti benefici delle acque della salute scoperte dal cervo misterioso. 

   

IL FOLLETTO DELL'ACQUA

Vive nei fiumi, nei laghi, negli stagni ed e' un nanerottolo dalla marsina verde e dai pantaloni rossi sfilacciati. Il folletto dell'acqua non si trova dappertutto, anzi. Gli piacciono molto ruscelli e grotte dell'est Europa. Ha il cappellino verde o rosso sui verdi capelli tramati di piante acquatiche. Verdi sono anche gli occhi rotondi come piattini. Gli piace molto attirare le ragazze nel suo nascondiglio, ma deve stare attento a non spingersi troppo lontano dall'acqua. Infatti il folletto deve avere sempre la coda della giacca bagnata, altrimenti diventa debole e indifeso e rischia di essere catturato dalla gente. Di solito partecipa alle fiere e sui banchi vende variopinti bottoni, specchietti, pettinini fiocchi e nappe e cerca di ammaliare le fanciulle. Un giorno in un villaggio ungherese, uno degli omini dell'acqua si era spinto fino alla piazza del paese per sedurre una giovane fornaia. La ragazza, bionda come un angelo,aveva capito il trucco del folletto e si voleva vendicare. Lo attiro' fino al negozio e lo chiuse dentro."Venite a vedere il folletto dell'acqua, l'ho catturato da sola!" grido' la giovane. Molti accorsero e vollero vederlo. Appena aprirono la porta, l'omino sgattaiolo'fuori come un furetto e cerco' disperato un po' di acqua, perche' la sua giacca era quasi asciutta. Vide una fontana, si getto' di corsa e poi prese la via del bosco, per tornare nella sua tana sul fondo del fiume. Si spavento' cosi' tanto che per un po' non oso' avvicinare nessuna ragazza.

 

   

LA GIRAFFA VANITOSA

In una foresta viveva una giraffa dal collo molto lungo. Era bellissima, agile e snella. Tutti gli animali l’ammiravano e le facevano molti complimenti. Ma la giraffa aveva il difetto :era molto vanitosa cosi’ passava tutto il suo tempo ad ammirarsi negli specchi d’acqua senza stare mai in compagnia degli altri animali. E quando questi avevano bisogno di un favore, era troppo intenta a guardarsi allo specchio per aiutarli. Cosi’ un giorno una scimmietta decise di darle una lezione e le disse: "Esiste un albero che ha dei frutti che sono dolci come il miele. Con il tuo collo potresti mangiarli. Vieni e ti faccio vedere qual' e’". La giraffa si mise sotto l’albero ma era talmente alto che neppure allungando il suo collo, gia’ lungo, riusciva a mangiare i frutti. La scimmietta allora le salto’ sul dorso, poi le sali’ sul collo fino alla testa e con le sue piccole mani prese il frutto e glielo regalo’. Ma le disse anche queste parole: "Vedi cara giraffa, nella vita per tutti arriva il momento di aver bisogno di un amico". E la fu in questo modo che la giraffa vanitosa imparo’ la lezione.

   

L'ORSO CON LA CODA MOZZA

In un freddo giorno d'inverno, un orso incontrò una volpe che se ne andava quatta quatta con una lunga sfilza di pesci rubati in bocca. "Dove hai preso questi pesci?" chiese l'orso. "Sono andata a pescare e li ho catturati" rispose la volpe. " Insegnami come si fa a pescarne così tanti" la pregò l'orso. "Devi andare sul ghiaccio, scavare un buco, infilarci la coda e tenerla lì il più a lungo possibile. Non preoccuparti se ti fa male, sono i pesci che la mordono. Più starai lì, più pesci prenderai. "Poi, all'improvviso, tirala fuori con uno strattone" spiegò la volpe. L'orso obbedì e anche se gli faceva male, tenne la coda nell'acqua ghiacchiata per molto tempo. La tenne finchè non si congelo', ma lui non se ne accorse. Quando la tirò su con uno strattone, si spezzo' ed è così che da quel giorno gli orsi hanno la coda mozzata. 

 

   

L'ASINO PIGRO

C'era una volta un uomo che aveva molti asini. Ogni giorno, sceglieva uno di loro e lo carica con le merci da vendere al mercato. Arrivati al villaggio, l'uomo scaricava l'asino e aspettava i clienti interessati all'acquisto della merce che aveva portato. Un giorno Kandi e il suo asino si erano fermati in un villaggio per comprare un carico di sale. Poi si erano rimessi in cammino per il mercato. Kandi infatti aveva notato che nessuno vendeva sale e quindi sareb bero andati tutti a comprarlo da lui. Prima di arrivare al mercato, pero', dovevano attraversare un piccolo ruscello. L'asino era scivolato ed era caduto nell'acqua. E prima che Kandi lo aiutasse a uscire, quasi tutto il sale si era sciolto. Quella notte gli asinisi erano messi a discutere nel recinto di Kandi. L'asino che era caduto nel ruscello aveva raccontato quello che era successo al fiume. "Strano," disse l'asino. "Quando mi sono alzato, il carico che portavo era molto più leggero di prima. Cadrò nell'acqua apposta anche la prossima volta che attraversero' quel fiume." Gli altri asini avevano deciso che quella era un'ottima idea. Il giorno seguente Kandi scelse un asino e lo carico' di pacchi. Passando da un villaggio, Kandi comprò delle spugne da vendere al mercato. Quando fu il momento di attraversare il fiume cerco' di stare attento all'asino, che pero' volle assolutamente fare il giro largo, per immergersi nell'acqua profonda. Ma le spugne, completamente piene d'acqua, pesavano così' tanto che l'asino non riuscì ad alzarsi.

 

   

LA TARTARUGA FURBA

Un giorno una volpe affamata vide una rana sulla riva di un lago e decise di mangiarsela. Ma una tartaruga capi' la brutta idea che aveva in mente e le diede un morso sulla coda. La volpe si arrabbio' talmente che decise di mangiarsi anche la tartaruga, ma si fece solo un gran male ai denti che non riuscirono neppure a scalfire il guscio del piccolo animale. Allora la volpe disse: "Ora ti butto nel fuoco" e la tartaruga: "Grazie, ho un gran freddo, cosi' posso scaldarmi". La volpe cambio' idea: "Allora ti butto in aria cosi' morirai cadendo". "Grazie - rispose la tartaruga - cosi' finalmente potro' giocare con le nuvole" . "Allora ti butto in acqua". "No - grido' la tartaruga - non so nuotare, non uccidermi cosi'". La volpe allora la butto' nel lago. Ma la tartaruga, in realta', sapeva nuotare molto bene e cosi', sghignazzando, raggiunse la sua amica rana. Cosi' insieme iniziarono a prendere in giro la volpe che, invece, non sapendo nuotare, non le avrebbe mai raggiunte...

 

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