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Con “The
Meatrix” c’impegnamo a educare consumatori e cittadini del mondo intero sulle questioni di “sostenibilità”, specie in termini di produzione e consumo alimentare. La presente “pagina d’azione” ci permette di comunicare con le persone interessate all’argomento in Italia e vuole informare e incoraggiare i consumatori ad impegnarsi a livello locale. Inoltre, il sito “The Meatrix” con le sue varie pagine paese per paese intende fornire una piattaforma per scambiare informazioni ed esperienze anche a livello internazionale.
Nelle pagine d’azione troverete informazioni sulla situazione agricola nei vari paesi, su organizzazioni e associazioni che si occupano dell’argomento sul territorio e che i visitatori potranno contattare. Inoltre il sito “The Meatrix” spiega anche com’è nata la serie e a cosa è dovuto il suo successo costante.
Per commenti o per aggiungere ulteriori informazioni alla pagina italiana o al sito in generale,
contattare: gpagano@fwwatch.org
In Italia:
Comunità numerosa di contadini. Politica di sviluppo o resistenza?
Antonio Onorati – Centro Internazionale Crocevia
Con una superficie agricola utilizzata (SAU) che assomma quasi alla metà di quella francese, l’Italia presenta un numero di aziende agricole1 3,2 volte più alto. Un miracolo di resistenza. Quanto potrà durare se non ci sarà un cambiamento radicale nella politica agricola?
Estensione SAU
e numero di aziende per paese
Paese SAU,
ha Numero
di aziende
Spagna 25,
596.000 1.287.000
Francia 27,
856.000 664.000
Italia 15,
355.000 2.152.000
Fonte: Eurostat 2000
Tra il 1982 e il 2000, l’Italia ha perso il 20% delle proprie aziende agricole e 4 milioni ha di SAU. Invece, tra il 2000 e il 2003 soltanto, il paese ha già perso il 13% di aziende. Di questo passo, fra 20 anni il numero di aziende agricole si ridurrà di più dell’85% e ne rimarranno solamente 400.000 in tutto. Le aziende con meno di 20 ha saranno condannate – a restare e prosperare saranno quelle di 50 ha e più, a vincere sarà il dictat della concentrazione delle aziende e della risorsa terra.
Sono invece le aziende con meno di 20 ha quelle che concentrano su di sé la quasi totalità di lavoro e occupazione. La loro “sparizione” comporterà quindi inesorabilmente un processo di desertificazione economica, sociale ed ambientale del “bel paesaggio agricolo italiano”. Sarà annientata anche la capacità di produrre quella “qualità italiana” del cibo che trova le sue fondamenta nel territorio, nella diversità dei sistemi agrari e nella decentralizzazione della trasformazione industriale.
Anche se non paragonabile alla crescita registrata nel Regno Unito o nei paesi dell’Europa dell’Est, è comunque importante ricordare che, durante lo stesso periodo (1982 – 2000), in Italia la dimensione media delle aziende agricole è cresciuta del 10,6%, passando da 5,6 ha a 6,2 ha. Questa crescita è però distribuita in maniera disuguale nel paese, con le regioni del Nord che registrano una crescita media del 17,5%, quelle del Centro del 16,5%, mentre una crescita più modesta si registra al Sud (7,6%), Questo è il risultato di una politica che mira a “rafforzare la competitività” delle aziende agricole. Si tratta però di politica che ha, in massima parte, considerato l’efficienza economica produttiva, mentre le peculiarità e la complessità del sistema agroecologico e produttivo italiano è stato troppo spesso trascurato.
Se confrontiamo questi dati con la dimensione economica2 globale delle aziende agricole, rileviamo una crescita significativa a livello nazionale (2,0%), dovuta principalmente alle regioni del Centro e del Sud (5,0% e 9,5% rispettivamente). Le regioni del Nord, invece, registrano una riduzione del 4,9%. In altri termini, le aziende del Nord aumentano la loro dotazione di terra del 17,5%, ma riducono la loro dimensione economica del 4,9%. Questo significa che le aziende del Nord accumulano terreni per accumulare i premi derivanti dalla Politica Agricola Comune (PAC), senza al contempo valorizzare il potenziale produttivo addizionale: aumenta soltanto la loro parte di rendita fondiaria. Queste sono le “imprese” competitive e moderne che sopravvivranno alla mattanza dei prossimi dieci anni.
Occupazione
Anno Totale Agricoltura
1993 20.765 1.363
1994 20.393 1.290
1995 20.240 1.217
1996 20.328 1.164
1997 20.384 1.132
1998 20.591 1.091
1999 20.847 1.029
2000 21.210 1.014
2001 21.604 1.018
2002 21.913 990
2003 22.241 967
Fonte: ISTAT
Fino alla più recente riforma della PAC e finché esistevano delle alternative al dominio assoluto del cosiddetto “accordo di filiera”, le aziende di piccole e medie dimensioni riuscivano a sopravvivere senza il sostegno di politiche d’appoggio (mai esistite in Italia). Questo era possibile grazie agli interstizi presenti nel mercato (a livello locale, nazionale e talvolta anche internazionale, specie per frutta e verdura), ma grazie anche alla possibilità di riorganizzare la produzione (riducendo la capitalizzazione) e di aumentare l’uso della forza lavoro (del contadino, della sua famiglia o del lavoratore stagionale).
Si è ora però inaugurata una nuova fase, caratterizzata da una ridotta capacità di vendere sul mercato agro-alimentare interno: le nostre abitudini alimentari comportano una fornitura di prodotti alimentari sempre più spesso d’origine esterna al paese. Le imprese agro-alimentari nazionali perdono parti del mercato interno, a vantaggio della grande distribuzione internazionale. Inoltre, se non vi saranno politiche di sostegno per i giovani, il salto generazionale porterà ad una fuga consistente di contadini e di aziende agricole, il ché a sua volta comporterà l’impoverimento dei territori rurali. Questo priverà i piccoli e medi agricoltori della possibilità di cercare fonti di guadagno extra-agricolo che giocano un ruolo fondamentale nella resistenza contadina. Un’agricoltura ricca di contadini - fino ad oggi sicuramente al livello più alto tra i paesi industrializzati - non sarebbe più possibile in Italia.
Nel 1993, il tasso di occupazione nel settore agricolo era del 6,5% dell’occupazione totale. Nel 2003, rappresentava soltanto il 4,4%, mentre l’occupazione totale era cresciuta del 7%.
Senza politiche appropriate e finalizzate esclusivamente al sostegno delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, anche l’Italia si troverà presto ad avere un’agricoltura senza contadini.
Sources:
Secondo i dati UE che già escludono le aziende più piccole.
La dimensione economica delle imprese agricole è misurata in Unità di Dimensione Economica (UDE) europea.L’UDE equivale a 1’200 Euro di Reddito Lordo Standard (RLS) totale.
“In riferimento alla dimensione economica di azienda, il 44,6% delle imprese agricole italiane con un RLS inferiore alle 2 UDE detiene appena il 4,0% del RLS nazionale, mentre le imprese di maggiore dimensione economica (100 UDE e più) rappresentano appena l’1,4% delle imprese classificate, producendo il 31,2% del RLS nazionale, con una media di 220.9 UDE per impresa.” (ISTAT - SPA, 2003)
Fonte: www.themeatrix.com/intl/italy/
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tel. 06.7022863 – 333.9633050
di Franco Libero Manco
www.vegetariani-roma.it/
www.universalismo.it/
-Noi abbiamo un sogno, quello di un’umanità libera da condizionamenti mentali esercitati da millenni dai centri di potere politico, economico e religioso; un’umanità libera dalle malattie, dal dolore e dalla violenza; un’umanità in cui ogni individuo ha gli strumenti per essere artefice del proprio destino, della propria salute fisica, del proprio equilibrio mentale e della propria sfera spirituale.
-Noi siamo consapevoli che una società migliore è possibile solo se migliori saranno le coscienze di coloro che la compongono: più giuste e sensibili verso le esigenze vitali di ogni essere vivente, aperta alla fratellanza biologica universale in cui i codici del diritto alla vita, alla libertà e al rispetto sono estesi dall’uomo ad ogni creatura. Siamo consapevoli che i sistemi politici ed economici cambieranno solo se cambierà il cuore e la mentalità della gente che li fa e li gestisce.
-Riteniamo il vegetarismo l’anello mancante alla cultura umana per poter superare il lungo periodo storico dell’uomo dell’ingiustizia, della violenza, della guerra, del dolore, della malattia.
-Noi siamo consapevoli che educare a rispettare e a valorizzare il piccolo sia la soluzione di gran parte dei problemi del genere umano. Infatti come potrebbe l’uomo nuocere al suo simile se fosse educato alla gentilezza verso ogni essere vivente?
-Chi dice “io sono verde” oppure “io sono bianco” è in errore: chi guarda in una sola direzione esclude dal suo orizzonte tutto il resto. Chi dice “io sono arcobaleno”, questi è nel vero.
-Noi sosteniamo la cultura delle cause e del senso critico, non la cultura sintomatologica.
-La filosofia universalista del vegetarismo valorizza le diversità formali e sostanziali della vita.
-Ci opponiamo all’arcaica quanto perniciosa visione antropocentrica alla quale contrapponiamo la vitale filosofia del biocentrismo.
-Consideriamo una vergogna per un popolo civile convivere, tollerare, giustificare l’esistenza dei campi di sterminio dei mattatoi, come ciò che preclude l’evoluzione civile, morale e spirituale di un popolo.
-Nessuna malattia può essere debellata senza considerare l’individuo nella sua interezza e senza neutralizzare le cause che l’anno generata che sempre risiedono nel modo di essere e di alimentarsi dell’individuo.
-Nessun vero benessere è possibile se l’individuo non cura simultaneamente le 4 componenti fondamentali dell’essere: quella fisica, quella mentale, quella emozionale e quella spirituale.
-Il cibo influisce sulla
mente, sul corpo, sulla sfera morale, e sulla dimensione spirituale dell’individuo.
-La tossiemia è l’effetto di una moltitudine di cause che porta a tutte le malattie.
-I cibi cotti sono la causa della debilitazione dell’uomo.
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-L’alimentazione carnea è correlata ai 7 problemi più gravi del mondo: (la violenza, la malattia, la fame nel mondo, la distruzione delle foreste, l’inquinamento generale, la carenza di acqua potabile e di risorse energetiche).
-La carne e i derivati animali hanno causato più morti di tutte le guerre messe assieme del secolo scorso.
-Non è vero che occorre mangiare di tutto: se così fosse dovremmo imbandire le nostre tavole anche con i lombrichi e la cicuta: l’uomo deve mangiare ciò che è compatibile con la sua natura di essere fruttariano.
-Non è vero che per stare bene in salute è necessario mangiare carne o derivati animali: se così fosse coloro che non mangiano queste sostanze dovrebbero accusare carenze nutrizionali invece godono di una salute migliore degli onnivori.
-Non è vero che le proteine della carne sono di “alto valore biologico” perché contengono tutti gli aminoacidi essenziali: l’accoppiata di due o più diversi alimenti dà come risultato proteine di qualità migliori perché più assimilabili e più digeribili.
-Non è vero che per assicurasi il calcio è necessario mangiare latticini: è vero il contrario: l’alto contenuto di calcio dei latticini uniti alle proteine animali aumentano la calciuria riducendone la fissazione del calcio nel tessuto osseo. Il calcio del latte è scarsamente assimilabile perché legato alla caseina, base di una delle più potenti colle per il legno delle navi.
-Non è vero che ci può essere carenza di ferro nella dieta vegetariana: nel mondo 500 milioni di persone soffrono di carenze di ferro indipendentemente dalla dieta ed è molto più facile trovare una persona anemica tra gli onnivori che tra i vegetariani perché ciò che consente l’assimilazione di questo minerale è la presenza di vit C, Rame e Cobalto, presenti nei vegetali.
-Non è vero che l’uomo è un animale onnivoro: se così fosse sarebbe strutturato anatomicamente come gli animali predatori: dovrebbe avere artigli, zanne, velocità per rincorrere la preda, insensibilità di squartarla e divorarla palpitante.
-Non è vero che l’uomo ha sempre mangiato la carne: per milioni di anni è vissuto da fruttariano nella foresta e quando per necessità di sopravvivenza ha dovuto includere nella sua dieta anche la carne nella misura del 20% c’è stato un calo a picco della vita media e lo sviluppo di molte malattie umane.
-Non è vero che per essere vegetariani occorre farsi seguire da un nutrizionista: nessuna generazione che ci ha preceduto ha avuto bisogno di nutrizionisti: ogni animale riconosce per istinto il cibo adatto alla sua dieta e gli animali liberi e allo stato naturale non si ammalano mai a differenza dell’uomo che è flagellato da diverse centinaia di terribili malattie.
-Non è vero che gli animali sono fatti per l’uomo (come i neri erano fatti per i bianchi, le donne per gli uomini, gli schiavi per i padroni).
-Non è vero che gli animali non hanno un’anima, o che il loro dolore o la loro vita hanno meno valore della nostra: se così fosse il Creatore sarebbe un dio ingiusto e crudele, dalla parte dei forti, dei predatori e non degli ultimi e dei deboli come affermava Gesù.
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