LA DANZA SULL'ORLO DELL'ABISSO

Pascal, nei “Pensieri", faceva la seguente considerazione: La sensibilità dell’uomo per le cose futili e l’insensibilità per quelle importanti, segno di uno strano pervertimento. Parole sempre attuali quelle dello scienziato e filosofo francese, oggi più che mai.

In Indonesia incendi apocalittici divorano le foreste, mentre grigie ed acri nubi di fumo si addensano sulle città, gli Stati Uniti preparano un attacco forse nucleare contro l’Iran (Vedi L’accerchiamento dell’Iran e l’impasse dell’Europa di Giulietto Chiesa), anticipato da qualche “utile” attentato, il prezzo del petrolio sale paurosamente giorno dopo giorno, in Italia e in molti altri stati la recessione economica è ormai un dato di fatto, nonostante il fittizio e strumentale dato sull’aumento del prodotto interno lordo strombazzato in questi giorni dai media, nuove epidemie si diffondono in Estremo oriente, la situazione politica, economica ed ambientale dell’intero pianeta è al limite del collasso...

Eppure, malgrado questo scenario fosco ed inquietante, quali sono i pensieri degli Italiani e, più in generale, della masse inebetite dalla televisione con i suoi guitti, dai quotidiani con i loro Zucconi? La nuova edizione del “Grande fardello”, dell’”Isola dei fumosi”, il campionato di calcio con il suo carnascialesco corollario di “Professo del lunedì”, "Domenica tedio", "Controscampo”... Tutta l’attenzione si concentra sulla ripresa dei telemanzi e di simile paccottiglia. Nel migliore dei casi, qualcuno, mentre prende il sole sull’asciugamano e risolve un cruciverba, potrà, per qualche istante, prospettarsi le solite scaramucce tra Prodi paladini e il Cavaliere, con tutte quelle bizze, quei gridolini da bimbi discoli. 
Molti, poi, incuranti della crisi economica prevista e temuta da alcuni analisti per il 2006 e di cui si notano già sinistri prodromi, progettano vacanze in località esotiche per la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. 

Non ci si può augurare di riuscire a sopravvivere, anche se il clima è sempre più soffocante e non solo in senso meteorologico, ma mi sembra che l’umanità stia danzando allegramente sull’orlo di un abisso. Lo spensierato festino continua tra celie e libagioni, ma quanto potrà ancora durare?

Temo che, allorquando l’umanità avrà preso coscienza del tragico destino incombente, sarà troppo tardi: chi sapeva non ha agito per criminale connivenza o per superficialità. 

Gli altri, del tutto ignari, hanno passato il tempo per dirla con Pascal ad “inseguire una palla o una lepre”, salvo poi accorgersi, quando non si potrà più tornare indietro, che le lepri inseguite per essere impallinate sono proprio loro.