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L'UNIVERSO
MAYA 
La matematica e l’astronomia erano le scienze nelle quali i Maya eccellevano. L’Universo era rappresentato dalla "Ceiba", l’"Albero Cosmico": al di sopra dell’Albero vi era il Cielo, simboleggiato da un uccello-serpente piumato che regolava l’ordine della natura e del cosmo; la corona dell’Albero segnava il punto di contatto tra gli uomini e gli Dei; all’altezza del tronco si trovava la terra e tutto ciò che riguardava le vicende umane, mentre le radici affondavano nell’Inframondo (Xialba), abitato dai nove Signori della Notte (Bolon-ti-ku).
Ai quattro punti cardinali, ognuno caratterizzato da un colore (bianco per il nord, giallo per il sud, rosso per l’est e nero per l’ovest) veniva aggiunto un quinto punto, quello centrale, di colore verde o blu. Secondo la genesi del Popol Vuh, il Dio-creatore unico Hunak-Ku pose sui quattro angoli del mondo i suoi quattro figli, i Bacab, per sorreggere l’universo. La terra, invece, veniva rappresentata da un guscio di tartaruga.
IL CALENDARIO MAYA
Per misurare il tempo i Maya utilizzavano tre sistemi calcolati tramite le osservazioni delle ricorrenze cicliche degli equinozi, dei solstizi, delle eclissi, del passaggio zenitale del sole, della posizione degli astri e delle fasi lunari. Su questa base avevano elaborato un Calendario Rituale (tzolkin) di 260 giorni, composto da cicli di 20 giorni rappresentati da glifi e da 13 cifre, e un Calendario Solare (haab) di 365 giorni, suddivisi in 18 mesi di venti giorni ciascuno, più un breve periodo di 5 giorni nefasti (uayeb), chiamati "giorni sospesi" o "perduti". La combinazione di questi due calendari veniva incisa con glifi e segni numerici su una ruota calendaria.
Inoltre i Maya utilizzavano il cosiddetto Conto Lungo, probabilmente inventato dagli Olmechi e perfezionato dai matematici maya. La base del sistema numerico era vigesimale con l’ausilio dello zero. Le cifre inferiori a 20 erano rappresentate da pallini fino al numero 5, che era invece designato con una barra, mentre il 20 era raffigurato da un glifo a forma di conchiglia o di fiore stilizzato. Tuttavia i numeri da 0 a 20 erano rappresentati anche da glifi a forma di volti, mentre i 18 mesi e i cinque giorni eccedenti del ciclo annuale - ognuno designato con un nome proprio - venivano trascritti con glifi di immagini stilizzate.
I periodi del Conto Lungo - che copriva 5125 anni, cioè l’intero ciclo della storia secondo il punto di vista maya - erano sempre raffigurati da glifi e suddivisi in Tun (l’intero anno solare, senza però calcolare i cinque giorni sospesi), composto a sua volta da diciotto Uinal (il ciclo di 20 giorni). Sommando 20 Tun veniva raggiunta l’unità di un Katun che, moltiplicato ancora una volta per venti, diventava un Baktun (400 anni maya).
Un’era maya era composta da 13 Baktun e gli epigrafisti - trascrivendo i glifi con i loro coefficienti in numeri arabi - hanno potuto calcolare che, secondo il Conto Lungo, i Maya stabilirono l’inizio della loro storia l’11 agosto del 3114 a.C. e pensavano che sarebbe terminata il 21 dicembre dell’anno 2012 della nostra era. La fine di quella grande e antica civiltà arrivò però prima del previsto: nell’anno 1517 sbarcarono sulle coste dello Yucatán i primi spagnoli.
Purtroppo nulla o quasi della vasta produzione letteraria, scientifica e storica dei Maya si è salvato dalle distruzioni seguite alla conquista spagnola e i loro geroglifici (glifi) restano in parte ancora un mistero. Ciò che sappiamo è frutto di ipotesi elaborate sull'interpretazione del ricchissimo patrimonio archeologico, sui dati contenuti negli unici tre manoscritti giunti fino a noi, sui testi scritti dai conquistadores e sulle notizie rintracciabili nelle tradizioni. Le nostre conoscenze sull'antica civiltà e storia dei Maya sono quindi approssimative, incerte e lacunose.

 

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