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BENEDETTO XVI° - ILLUMINATO DI
BAVIERA?
Marcello Pamio - 12 gennaio 2007
Ho ricevuto dall’amico Ettore, delle interessanti immagini di Papa Benedetto XVI°. Interessanti non per il soggetto rappresentato, ma per i particolari simbolici che si possono cogliere.
Sulla stola papale (quella specie di sciarpa) che ricopre le spalle appaiono per esempio delle croci a bracci uguali, simbolo di unificazione, tra cielo e terra, spirito e materia, tagliate però trasversalmente da quello che all’apparenza sembra essere una specie di stiletto.
Ad una osservazione più attenta invece, quello che sembrava uno spadino, è invece essere una fiaccola, la cui torcia ‘accesa’ è rappresentata da una pietra preziosa color giallo paglierino
Cosa ci fa la torcia sopra la croce?
La torcia illumina il cammino, ed è per questo che viene considerata universalmente come il simbolo di illuminazione vero e proprio.
A proposito di Luce, viene in mente il nesso mitologico-illuminatico tra Lucifero e Prometeo.
Lucifero, l’angelo del male cacciato dal Paradiso dall’Arcangelo Michele, porta la luce della conoscenza, gnosi, agli uomini, ed il suo nome è sinonimo infatti di ‘portatore di luce’, ‘dispensatore di luce’.
Prometeo, figlio di Giove (Zeus) possessore della folgore che illumina, rapisce il fuoco e lo porta anch’esso all’uomo. Anche in questo caso si tratta della luce della gnosi!
Statua di Prometeo, voluta dall'elite, davanti al Rockefeller Center di New York!
Il simbolo che Benedetto XVI° porta con fierezza sopra la stola papale, rappresenta quindi la Luce illuminatica! Questa Luce però taglia, o meglio sovrasta la Croce: simbolo sacro del cristianesimo. La ‘fiaccola’, ‘illumina’ la chiesa. Fin qui, apparentemente, nulla di strano.
Ma se a questo aggiungiamo le origini di Joseph Alois Ratzinger, il quadro che esce è molto intrigante!
Il Papa è nato a Marktl am Inn, diocesi di Passau (Germania), in bassa Baviera, il 16 aprile del 1927 (Sabato Santo). Benedetto XVI° quindi è bavarese.
Se la lingua non è un optional, la fiaccola che illumina e le sue origini bavaresi portano alla logica conseguenza che Papa Ratzinger è, o si considera, un “Illuminato di Baviera”.
Un illuminato doc, visto che anche il nome della città natale: Marktl am Inn, in lingua inglese ricorda stranamente: 'Io sono il Marchio', 'Io sono il contrassegno': I am Marktl! Ovviamente si tratta di una coincidenza...
Gli Illuminati di Baviera sono una setta nata il primo maggio del 1776 proprio in Germania da Adam Weishaupt (inizialmente
gesuita), e anche se ufficialmente è stata sciolta per editto nel 1784, molti sono gli autori che attestano la sua influenza nel mondo della politica e dell’economia, continuando per secoli, in maniera sotterranea, fino ai nostri giorni.
Ma se anche non appartengono agli Illuminati di Baviera, quelli che oggi lavorano nell’ombra controllando e manovrando le economie del pianeta, sono membri di una elite, composta da logge massoniche apparentate che portano avanti il medesimo obiettivo: controllo mondiale, sotto la luce divina (luciferina).
La loro missione è illuminata e tenuta sotto controllo dall’occhio. (Per questo si fanno chiamare Illuminati).
Il simbolo della piramide con l’occhio nel vertice è proprio il simbolo degli Illuminati. Il disegno, assieme all'aquila reale (Great Seal, Grande Sigillo) furono fatti da alcuni massoni nel 1782, e consegnati a Thomas Jefferson il 17 giugno dello stesso anno.
Il 15 settembre 1789, anno della 'Rivoluzione Francese', il Congresso degli Stati Uniti accettò il Gran Sigillo (l'aquila con le 13 stelle che formano l'esagramma o stella a sei punte o Sigillo di Salomone: due triangoli contrapposti e compenetrati), mentre la piramide con l'occhio venne stampata sul dollaro solo nel 1933 per volere del presidente Franklin Delano Roosevelt (massone anch'egli del 32° grado del R.S.A.A., Rito Scozzese Antico e Accettato).
Sempre nel dollaro, sotto la piramide appare la data 1776 in numeri romani, che non indica il 4 luglio 1776, anno dell'Indipendenza, ma l’anno di nascita degli Illuminati di Baviera!).
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Dollaro: Piramide con l'occhio formata da 13 livelli di mattoni.
Data MDCCLXXVI = 1776 |
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Great Seal, Grande Sigillo: aquila reale, 13 frecce, 13 stelle, 13 bande nello scudo. Le stelle in alto formano l'esagramma: Sigillo di Salomone, Stella di David. |
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La piramide simbolicamente è un triangolo e rappresenta il numero 3, la Trinità, ma anche l’anima. Con il vertice tronco è il simbolo alchemico dell’Aria…
L’occhio divino che dall’alto osserva è l’occhio di Horus, Osiride o Lucifero stesso (per loro il vero e unico portatore di
luce…=
Weishaupt stesso definiva la piramide con l'occhio dentro, "The Insinuating Brethren", il cui significato è: "l'occhio gnostico di Lucifero rappresenterebbe la guida di un governo mondiale che avrebbe dominato ogni altro gruppo sulla terra". Una guida molto particolare...
Dal punto di vista simbolico quindi il Papa è un “Illuminato” di “Baviera”; ma il Papa è il monarca assoluto dello Stato del Vaticano e capo supremo della chiesa di Roma.
Sorge spontanea la domanda: gli Illuminati (torcia) oggi controllano la chiesa (croce) cattolica? Espressione simbolica di un "Lucifero", come portatore di luce, che controlla la Chiesa?
In effetti qualche dubbio è più che legittimo. Se infatti sentiamo proprio Giovanni Paolo II, durante il quarantesimo anniversario della "Pacem in terris", dire che "la consapevolezza della necessità di un 'nuovo ordine mondiale' da costruire...". A cosa si riferiva esattamente? Per non parlare di Papa Ratzinger: cosa intendeva quando nell'omelia dell'Epifania ha ripetuto il mantra (detto più volte anche dai personaggi chiave della politica come George Walker Bush, Kofi Annan,ecc.) "dell'esigenza di elaborare un 'nuovo ordine mondiale' politico ed economico"? E soprattutto a quale dio si riferiva quando ha detto: che "un nuovo ordine sociale politico sociale economico non funziona se non c'è un rinnovamento spirituale, se non ritroviamo dio"? Tutti continuano a osannare questo "nuovo ordine", i media lo amplificarlo a dismisura. Che ci stiano preparando all'avvento di un ordine nuovo (che nuovo non è) illuminato dalla "luce divina"? Sicuramente sì! Ma per quanto riguarda il tipo di luce (divina), le cose si complicano non poco, osservando le foto qui sotto, dove si vede una stranissima sedia usata proprio da Giovanni Paolo Giovanni II
La fessura verticale che divide in due la parte alta di una specie di trono, sembra rappresentare una croce rovesciata: simbolo usato spesso e volentieri da satanisti e occultisti.
E' risaputo infatti nel mondo esoterico che una delle metodologie del satanismo è proprio quella di rovesciare i simboli cristiani, dandogli così una connotazione negativa: croce cristiana (la croce gammata, detta svastica, del nazismo è stata volutamente rovesciata rispetto al simbolo solare millennario), preghiere come il padrenostro e l'avemaria vengono lette e/o registrate al contrario da gruppi rock, località usate per rituali (vedi Cogne che si trova vicino a Gran Paradiso...), ecc. Per quanto riguarda proprio i backmasking (messaggi rovesciati registrati all'interno di canzoni), lo stesso capo del satanismo moderno, Aleister Crowley, adorato e osannato proprio da moltissime star della musica, affermava che la lettura al contrario di preghiere cristiane per esempio, (possibilmente per TRE volte consecutivamente), è una delle forme più potenti di evocazione....maligna!

IL CODICE B16
Il presente articolo è, per alcuni versi, simile ad un testo di Marcello Pamio, intitolato
Benedetto XVI: Illuminato di Baviera? Anche il mio contibuto è scaturito da alcune preziose informazioni dell'amico Ettore, che ringrazio, nonché da notizie che ho raccolto nei mesi scorsi. Come si noterà, formulo l'ipotesi (per me è una certezza) che non è la Massoneria a controllare la Chiesa di Roma, ma viceversa.
L’attuale papa, “Benedetto” XVI, al secolo Joseph Alois Ratzinger, è nato a Marktl am Inn, il 16 aprile del 1927. Marktl am Inn è un villaggio della Baviera, non lontano dal confine con l’Austria.
Benedetto XVI è stato indagato negli U.S.A. per aver ostacolato il corso della giustizia. L'allora cardinale Joseph Ratzinger ha, infatti, chiesto, tramite l'epistola De delictis gravioribus, datata 18 maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del pianeta, di non testimoniare in tribunali civili, pena la loro scomunica. Ciò ha riguardato anche casi di molestie sessuali che furono perpetrati da parecchi sacerdoti negli Stati Uniti (molti dei quali su minorenni).
Nel documento, Ratzinger scrisse che «nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore» ribadendo che «le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio» e che si sarebbero dovuti attendere 10 anni, da quando le vittime avessero compiuto la maggiore età, per rivelare le accuse (ottenendo in questo modo la prescrizione dei reati, a quel punto non più perseguibili). Tale documento quindi, appariva essere un aggiornamento del discusso Crimen sollicitationis datato 1962.
A questa imputazione, le gerarchie vaticane hanno risposto che le norme contenute nel documento Crimen sollicitationis non hanno più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto canonico. Rimane aperta la questione del come mai si fosse quindi sentito il bisogno di emettere un documento ad hoc ben dopo il 1983. Il 20 settembre 2005, comunque, il Dipartimento di Stato ha accolto la richiesta di concedere al Santo Padre l'immunità diplomatica, in quanto capo in carica di uno Stato sovrano.
Tale richiesta era stata inoltrata dalla nunziatura apostolica direttamente al presidente statunitense George W. Bush il 16 agosto 2005, dopo che il papa non si era presentato in uno dei processi nel quale fu chiamato a rispondere del reato di ostruzione alla giustizia della contea di Harris nel Texas (nell'ambito del processo a Juan Carlos Patino-Arango, seminarista colombiano accusato di abusi sessuali su minori).
Un papa Benedetto XVI è il protagonista di un racconto di fantascienza scritto nel 1977 da James Herbert Brennan, Il dilemma di Benedetto XVI, pubblicato nell’ambito della collana Urania n. 745. Nel testo uno psichiatra è chiamato ad indagare se il papa è mentalmente sano.
Il sommo orefice ha recentemente riscoperto alcuni abiti e copricapo pontifici che risalgono al Rinascimento. È il caso del camauro, cioè un copricapo di velluto rosso orlato di pelliccia d'ermellino bianco, che era stato portato dai papi fino al XVIII secolo, per poi essere ripreso da Leone XIII e successivamente da Giovanni XXIII, fino ad arrivare ai giorni nostri, quando, dopo più di quarant'anni il camauro è stato indossato da Benedetto XVI nel corso delle udienze generali del 21 e del 28 dicembre 2005. Un altro antico abito papale recuperato dal papa è la mozzetta di velluto rosso, bordata di ermellino bianco. In occasione dell'udienza generale del 6 settembre 2006, Benedetto XVI ha indossato il cappello "Saturno" a tesa larga: un copricapo rosso così chiamato per la sua vaga somiglianza con il pianeta, noto per la cintura di anelli che lo circonda.
Il 24 luglio 2000 l’allora alto prelato Ratzinger spedì, da Santiago de Compostela, una cartolina ad un albergatore spagnolo, Alfredo Alvarez, proprietario di una locanda dove il cardinale aveva soggiornato, a Molinaseca, nel Leon (Spagna settentrionale). La cartolina, il cui timbro è autentico, è firmata
“futuro papa Benedetto
XVI”. Perizie calligrafiche hanno appurato che la scrittura è proprio quella del “pastore tedesco”.
Alcuni aspetti delle notizie riportate meritano delle riflessioni: papa Ratzinger è originario della Baviera, il Land tedesco in cui fu fondato, nel 1776, l’Ordine degli Illuminati da Adam Weishaupt, ex(?)
gesuita. È lecito ipotizzare un legame tra i vertici della Chiesa e tale confraternita segreta di orientamento massonico: è noto che molte logge furono create o infiltrate da prelati cattolici affinché agissero come strumenti di un’occulta politica vaticana, salvo poi condannare ufficialmente la Massoneria. La situazione è raffrontabile a quella che lega la C.I.A. ad Al Qaeda. Al Qaeda è una creatura della Criminal Infamous Agency: a questa organizzazione di terroristi sono continuamente attribuiti attentati ed azioni nefande, per distogliere l’attenzione dai veri mandanti di tali atrocità.
È singolare che il racconto del 1977 scritto da Brennan anticipasse il nome dell’attuale papa; inoltre la somma di 745, il numero progressivo del volume pubblicato all’interno della collana Urania, dà 16, numero che corrisponde, nei tarocchi, alla Torre, simbolo di rovina.
Circa gli abiti ed i copricapo indossati in certe occasioni dal vescovo di Roma, si deve notare che sono tutti rossi
(Vedi Le rouge et le
noir). Il cappello denominato Saturno evoca, almeno sul piano fonico, Satana.
Dalle notizie raccolte emergono i seguenti dati: il cardinale Ratzinger quasi certamente sapeva che sarebbe salito al soglio pontificio nell’ambito di un piano ideato dal papa nero,
Hans Peter
Kolvenbach, generale superiore dei Gesuiti, piano volto a controllare la politica internazionale per mezzo della sua controfigura, il papa rosso, forse un uomo controllato mentalmente che sfoggia simboli massonici e luciferini sia per provocazione sia per esibire una precisa appartenenza.
Fonti:
Cronologia dei papi, Milano, 1995
Luca Caioli, La metamorfosi di papa Ratzinger
by Zret
Paolo VI era massone? Il « fumo di Satana » in Vaticano
di Francesco Lamendola - 15/02/2008
È noto che la ragione fondamentale per cui un forte movimento tradizionalista cattolico ha visto con preoccupazione e sgomento l'indirizzo preso dalla Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II non è stata di tipo strettamente teologico o liturgico, bensì spirituale e ideologico, nel senso più ampio del termine. Da monsignor Lefebvre, giù giù fino a un certo numero di semplici parroci di campagna, la diffidenza e, a volte, l'ostilità mostrata nei confronti delle "aperture" di Giovanni XXIII e di Paolo VI verso le istanze del mondo moderno, era originata dal sospetto, che tali pontefici, a giudizio di alcuni, stessero conducendo, in maniera più o meno consapevole, un'opera di sottile distruzione del genuino nucleo della tradizione cristiana, e che dietro tale manovra vi fossero i potenti tentacoli della Massoneria.
Uno di questi umili parroci, sconosciuti al grande pubblico, è stato il friulano don Luigi Cozzi, autore di alcuni libri nei quali non solo sosteneva questa tesi, ma si spingeva assai oltre, disegnando uno scenario internazionale del tipo che oggi (ma non allora, cioè trenta o quaranta anni fa) si definirebbe complottista. Egli, cioè, ipotizzava che esista una congiura mondiale di poteri occulti, volta a favorire l'avvento del regno di Satana mediante la distruzione dell'autentica fede in Dio, in Gesù Cristo e nella Vergine Maria, nonché per mezzo dell'indebolimento programmatico dell'autorità e credibilità del magistero ecclesiastico; e che il Concilio Vaticano II fosse stato un episodio significativo, ma non l'unico, di una tale strategia.
In vastissimo affresco storico, che rivelava sia l'ampiezza straordinaria delle sue letture, sia la sua limitata capacità critica e una chiara tendenza a ingigantire i fatti per dimostrare certe tesi precostituite, egli delineava anzi l'intera storia della modernità, dal Rinascimento in poi, come frutto di una congiura di quello che definiva "il potere sinarchico", un centro occulto di cospirazione globale formato da potentissime lobbies finanziarie ebraiche e dalle svariate logge della Massoneria internazionale, tra le quali quella degli Illuminati; le prime solo apparentemente in lotta con le seconde, ma, in realtà, miranti entrambe a un obiettivo comune: la distruzione del cristianesimo e l'instaurazione di una dittatura mondiale israelita che vorrebbe asservire i popoli e le nazioni. Don Cozzi, inoltre, individuava. nei banchieri ebrei del XVII secolo i principali finanziatori del colonialismo britannico e poi, via via lungo i secoli, del capitalismo finanziario americano e, da ultimo, anche del comunismo sovietico.
I burattinai di questo gigantesco complotto, finalizzato alla conquista del potere mondiale, sarebbero stati i ricchi ebrei askhenaziti, mossi dall'implacaile razzismo talmudico e capaci di gettare nel baratro della distruzione i loro correligionari cassidici dei ghetti dell'Europa orientale. Secondo don Cozzi, non solo i maggiori esponenti della finanza di Wall Street e del regime staliniano insediato al Cremlino, ma anche moltissimi capi del nazismo, i più implacabili nel loro odio antisemita, sarebbero stati ebrei, da Heydrich a Rosenberg in giù; ma lo stesso antisemitismo nazista non sarebbe stato che l'esasperazione paranoica dell'unico razzismo mondiale veramente indomabile: quello del Talmud, basato sul dato meramente biologico del sangue e della stirpe. Egli non negava la realtà storica dell'Olocausto (per quanto ne riducesse drasticamente le cifre), ma sosteneva che la lobby ebraica mondiale si era servita delle ceneri di Auschwitz sia per creare, con spietata violenza, lo Stato di Israele, sia per stringere i fili della propria congiura mondiale, volta a ridurre i goym, gli infedeli, allo stato di servi, dopo aver scatenato una serie di disastrose guerre mondiali, destinate a culminare in una finale battaglia di annientamento contro l'Islam.
Si dirà - ed è stato detto - che non sono affatto tesi nuove; anche se, recentemente, hanno ricevuto un rinnovato impulso sia dalla storiografia revisionista relativa al nazismo (Faurisson, Irving e, in parte, Nolte), sia dal filone neo-complottista capeggiato da David Icke e da altri spregiudicati scrittori contemporanei, a metà strada fra ufologia, antimodernismo ed esoterismo paganeggiante, i quali, in fondo, altro non fanno che raffazzonare i più vieti e screditati motivi della propaganda antisemita di un Goebbels o di un Giovanni Preziosi se non, addirittura, dei falsi Protocolli dei savi anziani di Sion.
Noi non vogliamo soffermarci, per adesso, sull'opera complessiva di questa singolare figura di vecchio prete tradizionalista, che pubblicava i suoi libri a proprie spese, fra una ricerca archeologica e l'altra, ignorato e anzi guardato con crescente disapprovazione dai suoi superiori. Ci proponiamo di farvi ritorno in una apposta ricerca, perché il defunto parroco di Solimbergo (scomparso nel 2001, all'età di ottantasette anni) è rappresentativo, a nostro avviso, del disagio che gli indirizzi conciliari e post-conciliari della Chiesa cattolica hanno provocato all'interno di un fondo conservatore in essa presente da sempre e che, per le mutate condizioni storiche, si è trovato improvvisamente nella scomoda posizione di essere riguardato come in odore di eresia, pur considerandosi l'ultimo baluardo del vero messaggio evangelico.
Sta di fatto che altri autori, molto più "politicamente corretti", ma anche più agguerriti dal punto di vista storico-critico, in questi ultimissimi anni hanno ripreso, sia pure solo in via di ipotesi di lavoro, alcune delle tesi care a questi settori della Chiesa che, per comodità, potremmo chiamare "tradizionalisti".
A volte si tratta di sacerdoti, come quel don Luigi Villa, bresciano, che afferma di aver ricevuto un mandato personale da Padre Pio da Pietralcina per denunciare e combattere l'infiltrazione massonica in Vaticano e nella Chiesa, e che ha pubblicato numerosi libri ed articoli per sostenere come tale infiltrazione abbia raggiunto, appunto col Concilio Vaticano II, un successo sorprendente, quale mai prima avrebbe osato sperare.
Secondo don Villa, sia Giovanni XXIII che Paolo VI erano affiliati alla Massoneria; e i cardinali e i vescovi che più si adoperarono per il Concilio e per indirizzarlo in senso "modernista" erano tutti massoni, di grado più o meno elevato.
Egli ha sostenuto queste tesi, fra l'altro, nei volume Paolo VI, beato?, e Paolo VI, processo a un Papa?, per contrastare le spinte alla canonizzazione di papa Montini. A suo giudizio, esistono prove che dimostrano l'affiliazione massonica di Paolo VI, tra le quali un bassorilievo sulla porta di bronzo della Basilica di San Pietro, a Roma (poi modificato), in cui appaiono i simboli massonici sul dorso della sua mano (la stella a cinque punte); mentre altri simboli massonici (la squadra e il compasso, sovrastati da un triangolo) sono ben visibili nel sacello della madre di Montini a Verolavecchia, in provincia di Verona: opera disegnata dal suo stesso figlio. Inoltre, Paolo VI ricevette il capo della P2, Licio Gelli, in Vaticano, nel 1965, e sotto il suo pontificato venne concessa al capo virtuale della Massoneria italiana la nomina a commendatore Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae.
Quali sarebbero stati, secondo don Villa, gli obiettivi che la Massoneria, saldamente insediata in Vaticano, si riproponeva di raggiungere mediante il Concilio Vaticano II?
Li possiamo così riassumere (seguendo l'ordine dei capitoli del libro Paolo VI, processo a un papa?: preparare l'instaurazione di una "Nuova Religione", destinata a sostituire gradualmente il cristianesimo e tutte le altre religioni attualmente esistenti; "aprire" la Chiesa cattolica alla cultura e alla prassi del mondo moderno; aprire le porte della Chiesa al "modernismo" e alla stessa Massoneria; favorire l'instaurazione di una Democrazia Universale (antico progetto della sinarchia occulta, ora ripreso da forze quali il gruppo Bildberg, la Commissione Trilaterale, ecc., in vista, appunto, di un "N.W.O.", Nuovo Ordine Mondiale); favorire tolleranze e complicità con istituzioni e gruppi finanziari, politici, culturali, destinate a snaturare l'autentico patrimonio spirituale cristiano; aprire le porte al comunismo internazionale; adoperarsi in vista di una "Messa ecumenica" che svuoterebbe di senso la più importante cerimonia liturgica e il più importate sacramento della religione cristiana:l'euacarestia.
Nel 2007 le tesi di don Luigi Villa sono state riprese all'interno della vasta ricerca di Ferruccio Pinotti, Fratelli d'Italia, dedicata a uno studio complessivo sul "peso" attualmente esercitato dalla Massoneria nella società italiana, nella politica, nell'economia e nella Chiesa stessa (Milano, Rizzoli). Di questo libro ci siamo già occupati in un nostro recente articolo, intitolato Licio Gelli proconsole americano e le trame atlantiche della P2, sempre sul sito di Arianna Editrice. Adesso desideriamo tornare a parlarne, concentrando l'attenzione sulle pagine dedicate alla presenza massonica all'interno delle alte gerarchie ecclesiastiche.
È doveroso precisare che Pinotti, da buon giornalista, non sposa nessuna causa precostituita e non si pronuncia in maniera definitiva sull'argomento, lasciando al lettore il compito di trarre da sé le proprie conclusioni dalla vasta mole di dati e di indizi da lui raccolti, ivi compresi i documenti presentati da don Villa e i contenuti di una intervista a lui rilasciata dal solitario e battagliero sacerdote bresciano.
Per inciso, forse i nostri lettori ricorderanno che ci eravamo già occupati, poco più di un mese fa, di un argomento analogo e, anzi, ancora più scottante, ossia la possibile presenza di satanisti nelle alte sfere del Vaticano (nell'articolo Alla società secolarizzata sfuggono gli indizi della presenza diabolica, sito di Arianna). Inoltre, avevamo già sfiorato il tema della presenza massonica ai vertici della Chiesa cattolica, riportando un brano di un ampio documento anonimo, redatto da un gruppo di prelati del Vaticano che nascondono la loro identità dietro la sigla "I Millenari", intitolato Via col vento in Vaticano (Milano, Kaos Edizioni, 1999, pp. 226:
"Nel 1987 il giornalista massone Pier Carpi ,confermando l'assunto del 'fratello' Fulberto Lauro secondo il quale alla Loggia P2 aderiscono anche cardinali e vescovi in incognito, specificava che si chiama 'Loggia Ecclesia' ed è in contatto diretto con il gran maestro della Loggia Unita d'Inghilterra, il duca Michele di Kent. Tale loggia opera in Vaticano dal 1971. Vi appartengono più di cento fra cardinali, vescovi e monsignori di curia. Riescono a mantenere il più assoluto segreto, ma non al punto da sfuggire alle indagini degli uomini della potente 'Opus Dei'.
"Infine, la rivista messicana Processo (n. 832 del 12 ottobre 1992), informava che la massoneria ha diviso il territorio vaticano in otto quartieri, dove sono in funzione quattro logge massoniche del rito scozzese i cui adepti, alti funzionari del piccolo Stato, standovi in forma indipendente non si conoscerebbero fra loro, neanche battendo i tre colpi col polpastrello del pollice [il segnale convenzionale di riconoscimento tra massoni]. Esse all'occorrenza prendono contatti con altre logge massoniche delle singole nazioni; anzi, là dove la Chiesa opera in clandestinità a causa del Corano, le relazioni con la Chiesa locale passano segretamente attraverso tale rete settaria, che così rende un servigio religioso in favore dei loro fratelli di stanza in Vaticano.(…)
"Paolo VI si avide della presenza massonica in Vaticano, e lo disse al mondo: la chiamò fumo di Satana. Egli sapeva che attraverso la fessura massonica quel fumo era penetrato e annebbiava il tempio del Signore. La politica massonica del secolo scorso [cioè dell'Ottocento]era più per lo scontro frontale con la Chiesa cattolica, ma in questo modo creava solo steccati. Col tempo, ai primi di questo secolo [del Novecento], ha cambiato metodologia: ha compreso che era molto più proficuo infiltrarsi negli alti vertici della Chiesa. Inerpicarsi su attraverso i suoi intricati bastioni per scalare fino in vetta non è impresa da poco, occorre armarsi di tempo e pazienza al fine di selezionare gli elementi più adatti e utili a raggiungere lo scopo. Per fare questo l'organizzazione massonica destina immense riserve e sceglie il fior fiore tra il suo personale massonico più qualificato, che sia all'altezza di fare, con circospezione e costanza, la cernita di quei futuri ecclesiastici da destinare alla carriera e ai posti più elevati."
Dicevamo che Pinotti ha incontrato personalmente don Villa, lo ha ascoltato, ha letto i suoi libri ed articoli. Il risultato di questo lavoro di ricerca è contenuto nella quinta parte del suo grosso volume, intitolata Chiesa e Massoneria, e precisamente nel capitolo La Massoneria alla conquista della Chiesa, da cui riportiamo uno stralcio che ci è parso particolarmente significativo, alla luce di quanto detto più sopra.
Precisiamo fin da subito che non siamo in grado di esprimere una valutazione sicura e definitiva circa l'attendibilità delle tesi di don Villa, anche se alcuni degli elementi da lui addotti inducono a riflettere seriamente.
Riportiamo questo brano, pertanto, con tutte le dovute cautele, consapevoli della estrema delicatezza che riveste l'argomento. Né lo facciamo per amore di facile scandalismo o per insinuare dubbi su circostanze delle quali non è possibile stabilire, al momento, l'incontrovertibile certezza, quanto piuttosto per sollecitare quanti fossero interessati al problema, ad approfondirlo per proprio conto (da F. Pinotti, Fratelli d'Italia, cit., pp. 647-653):
"il 12 settembre 1978 il settimanale OP diretto da Mino Pecorelli, giornalista iscritto alla P" e poi assassinato, pubblicò in un articolo dal titolo La grande loggia vaticana un elenco di ben 121 nominativi di esponenti vaticani e di alti prelati indicati quali affiliati alla massoneria. Ha scritto Alfio Caruso (in la Stampa, 22 agosto 2006): «Una mano anonima aveva inserito l'articolo nella rassegna stampa sfogliata ogni mattina dal papa. Questi aveva subito chiesto al cardinale Felici se la lista potesse essere veritiera. Verosimile, era stata la risposta. L'elenco faceva impressione: comprendeva Villot, monsignor Agostino Casaroli, ministro degli Esteri della Santa Sede, il cardinale Ugo Poletti, vicario di Roma, il cardinale Sebastiano Baggio, Marcinkus, monsignor Donato De Bonis, dello Ior, don Virginio Levi, vicedirettore dell'Osservatore Romano, padre Roberto Tucci, direttore della Radio Vaticana, monsignor Pasquale Macchi, segretario di Paolo VI. Con il disincanto tipico del vecchio habitué di Curia, Felici osservò che liste simili circolavano da sempre e che la prassi era di non prenderle in considerazione. D'altronde, aggiunse con un pizzico di malizia, paolo VI aveva varato un comitato per cancellare la scomunica che da secoli veniva comminata ai massoni e il cardinale Villot ne era apparso entusiasta. Sentimento non condiviso da Luciani: per lui la massoneria incarnava il nemico di Roma. Pur intuendo che il suo amato Montini avesse aperto le porte delle mura leonine a una schiera di piduisti - Gelli, Ortolani, Sindona, Calvi - era contrarissimo a quell'insana commistione rivolta soltanto al profitto».
"Don Villa, nel libro Paolo VI beato?, afferma che l'elenco era veritiero.
"Potenti massoni, secondo il sacerdote, sarebbero stati influenti collaboratori di papa Montini. Don Villa ne cita alcuni: monsignor Pasquale Macchi, segretario personale del pontefice, il cardinale Jean Villot, segretario di Stato di paolo VI, di Giovanni Paolo I e di Giovanni Paolo II, fino alla morte avvenuta nel 1979; il cardinale Agostino Casaroli, della cui appartenenza alla massoneria sarebbe stato a conoscenza anche papa Wojtyla, stando alla testimonianza resa a don Villa da un arcivescovo, stretto collaboratore del pontefice polacco.
"Ma sarebbero stati massoni anche il vescovo Annibale Bugnini, cui paolo Vi affidò la 'rivoluzione liturgica' del concilio, nonostante il precedente allontanamento del Bugnini da parte di Giovanni XXIII. E ovviamente il vescovo Paul Marcinkus.
"Don Villa è anche convinto che papa Luciani, il papa dei 233 giorni (il 33 è il numero simbolico per tutti i massoni), volesse fare 'pulizia' all'interno del vaticano, avendo individuato la forte presenza massonica. E questa sarebbe stata la causa della sua improvvisa morte.
"I documenti proposti da don Villa sono stati spesso censurati dai giornali, come lamenta lo stesso prete bresciano. Denunce ai suoi danni? Nessuna. Però sembra che sia stato oggetto di diversi attentati e aggressioni, una delle quali a Parigi, dove si trovava a indagare proprio su alcuni cardinali in odore di grembiulino massonico. Ma don Villa tira dritto per la sua strada, continuando a combattere la massoneria come indicato da Padre Pio. Ha ultimato un terzo volume su Paolo VI e ha avviato una battaglia contro lo 'scandalo' della nomina di don Francesco Marchisano ad arciprete della basilica vaticana e vicario generale del Pontefice. Marchisano era arcivescovo titolare della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa e della Pontificia commissione di archeologia sacra, quando il papa lo nominò successore del cardinale Virgilio Noé. Ma il neonominato, stando alle tesi di don Villa, sarebbe l'autore di tre lettere inviate da un certo 'Frama' al venerabile Gran maestro del Grande Oriente di palazzo Giusiniani.
"Si potrebbe pensare che don Villa sia un prete su posizioni conservatrici, funzionale alle forze più tradizionaliste. Ha invece parole severe anche nei confronti dell'Opus Dei, una forza per la quale simpatizzavano anche i suoi protettori Ottaviani e Palazzini. Dell'Opus Dei Don Villa dice senza esitazione: «È una massoneria bianca». Il prete bresciano contesta anche le modalità di beatificazione di Escrivà de Balaguer, canonizzato nel
2002. Al tema ha dedicato anche un numero di Chiesa viva intitolato Una beatificazione sbagliata?
"Il sacerdote commenta: «Il professor Vittadini dell'Università laterarense e presidente della camera di beatificazione aveva fatto un rapporto terribile contro Escrivà santo. Allora il cardinale della Congregazine dei santi disse che sarebbe stato necessario parlarne al Papa. E lo fece. Ma Wojtyla lo ricevette, lo guardò e gli disse: Il papa sono io, lo voglio santo!»
"Villa non fa sconti neanche ai politici. «Che Berlusconi facesse parte della P2 è cosa nota. Oggi lui può anche dire che è 'in sonno', che è un massone 'dormiente', ma obbedisce a quegli interessi: quando uno è dentro non scappa più. Anche Prodi è massone, solo che appartiene al circolo degli Illuminati».
"Pochi si salvano dalla 'caccia' del sacerdote bresciano. La sua conclusione è amara, ma battagliera: «La massoneria ha in mano la Chiesa e lo Stato. Ma il loro punto debole è la superbia. Prima o poi i loro giochi di potere verranno alla luce».
"Su un fronte opposto a quello di don Villa - confermandone però le supposizioni - si pone un altro sacerdote paolino Rosario Esposito, che da molti anni è uno strenuo sostenitore delle grandi 'concordanze' tra Chiesa e massoneria. Una simpatia decennale, quella di padre Esposito per i liberi mutatori, che viene ricambiata con calore. (…)
"Tanta è la simpatia per la 'fratellanza' del sacerdote napoletano che il 2 dicembre 2006 padre Esposito è stato proclamato Gran maestro onorario della Loggia nazionale d'Italia. Non so è trattato di un'iniziazione in senso 'tecnico', ma di un'ammissione bilaterale del rapporto di grande simpatia e 'fratellanza' esistente fra alcuni qualificati esponenti della Chiesa e la libera muratoria. Il sacerdote ha accettato volentieri e ha ringraziato in un discorso ufficiale."
Sono, lo ripetiamo, elementi seri, che danno molto da pensare; anche se, al momento, non esistono certezze definitive in proposito.Forse non esisteranno mai, come - ad esempio - sulle reali circostanze della morte di papa Giovanni Paolo I.
Si tratta di pagine di storia che tutto fa pensare rimarranno sigillate per sempre, continuando a sfidare la legittima curiosità di quanti credono poco alle coincidenze, specialmente considerando il contesto politico e finanziario italiano degli ultimi tre o quattro decenni.
Del resto, se lo storico incontra tali e tante difficoltà nel cercare di stabilire fino a che punto l'influenza di Gelli, Ortolani, Calvi e Sindona si spingeva, a quell'epoca, nel tessuto della Chiesa cattolica e dello Stato italiano, si può solo immaginare a quali muraglie invalicabili si trovi davanti il ricercatore che tenti di spingere lo sguardo nelle pieghe del tempo a noi più vicino, e addirittura ai nostri giorni.

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