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LE DONNE DEI PRETI DELLA CHIESA CATTOLICA
storie vere di amori in Vaticano M. Fumagalli Premessa Donne che amano, riamate, sacerdoti. Storie segrete tra le mura delle canoniche. Perpetue "in adorazione" dei loro prevosti. Signorine timorate di Dio che si invaghiscono del confessore. Vedove inconsolabili che finalmente si consolano, inebriate dall'incenso e illuminate dalla luce delle candele. Mi hanno raccontato di una di queste una quarantenne, attratta dal prete della sua parrocchia fin dall'adolescenza. Sposata con un figlio, dopo la morte del marito, avvenuta qualche anno fa, ha realizzato il suo sogno proibito. Adesso, però, vive nella morsa della gelosia. Perché "lui, il parroco", la trascura. Diviso com'è tra i doveri del ministero - messe, confessioni, funerali e conferenze - e l'amante segreta. In Italia sono circa ottomila i sacerdoti che hanno compiuto il " grande passo " del matrimonio O forse qualche migliaio in meno, stando alle fonti ufficiali vaticane della Congregazione del clero. Comunque sia, la "trasgressione" è diffusa, e non certo da oggi. La legge del celibato obbligatorio (sancita dalla Chiesa) è vissuta sempre di più come un peso. Di cui, forse, ci si potrebbe liberare. Poiché - e sono in molti a sostenerlo (anche tra i teologi) - è possibile essere contemporaneamente buoni sacerdoti e buoni mariti. E padri di famiglia. Il dibattito è aperto. Si vedrà se avranno ragione coloro che profetizzano la caduta, tra dieci vent'anni (magari col prossimo Papa), del vincolo celibatario; o coloro che ritengono che la Chiesa Cattolica Romana non tornerà sui suoi passi. L'idea di approfondire e far conoscere gli amori dei preti mi ha, colto quasi di sorpresa. Nel settembre del '94 fui mandata dal "Corriere della Sera" a Riccione, dove si teneva un convegno di Vocatio, l'associazione più rappresentativa dei sacerdoti sposati italiani. Si era sparsa la notizia che, nel corso del meeting, le donne dei preti - mogli e amanti - avrebbero annunciato la nascita di un loro movimento. Sull'esempio di Claire Voie, l'associazione fondata dalla francese Odette Desfonds. Che ha organizzato più di una manifestazione in Vaticano, davanti a San Pietro. A Riccione, in verità, l'associazione femminile non è nata. Ma durante quel convegno ho avuto occasione di intrattenermi a lungo con, alcune mogli di sacerdoti. Ho ascoltato tante storie. Testimonianze personali e racconti indiretti. Donne che sapevano di altre donne... Ho conversato con ex parroci, ora mariti più o meno "perfetti". E sono rientrata a Milano, con l'idea che l'argomento avrebbe meritato ben più ,di un articolo sul "Corriere". Così, per alcuni mesi, con la collaborazione dei sacerdoti di Vocatio e delle loro mogli, sono andata cercando per l'Italia le coppie "fuorilegge". Volevo capire, meglio questa realtà e raccontarla, dando voce soprattutto alle donne. Ho privilegiato, infatti, le testimonianze femminili. Senza pregiudizi. Senza moralismi. Senza a spirito di crociata. Non è stato facile far parlare le protagoniste di questo libro, Soprattutto. le amanti, coloro che vivono relazioni sentimentali con preti ancora nell'esercizio del ministero ecclesiastico. Le clandestine mi hanno chiesto di cambiare i loro nomi, ,cioè di non farle riconoscere. Pur avendo impresso nel magnetofono le voci, pur conoscendo generalità e indirizzi, ho rispettato l'impegno preso. A Lina, Graziella, Paola... Ognuna con una testimonianza diversa, ma con un dramma comune: l'essere diventate, per la Chiesa, 1e rivali di Dio. "I chierici sono tenuti all'obbligo di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli, perciò sono vincolati al celibato, che è un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso e sono messi in grado di dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e degli uomini.
"I chierici si comportino con la dovuta .prudenza in rapporti con persone la cui familiarità può mettere in pericolo l'obbligo della continenza oppure suscitare lo scandalo dei fedeli. " Se questo oggi non è materialmente possibile, né pastoralmente consigliabile, come andrà a finire?" La vita affettiva e trasgressiva del clero è antica quanto l'istituzione della Chiesa. Ma ora, a inquinare il profumo d'incenso, ad alimentare la fuga dalla castità sacerdotale ci si mettono anche i costumi spregiudicati dei nostri tempi. I mass media, la promiscuità diffusa, la minigonna, denuncia don Fiorenzo. E. perché non aggiungere: il disuso della tonaca, il fatto che baldi e prestanti parroci e cappellani, in jeans, camiciola e pullover, con folte capigliature (la " tonsura" è in declino da un pezzo), si confondano sempre di più tra i giovanotti che a Dio non sono consacrati? Ma se il mondo va così, è sempre più difficile stabilire se è lei a sedurre lui o viceversa. Eppure il mito di Circe resiste. "In una società in cui i divieti e i valori sono diminuiti, una donna ritiene (lei tutto normale manifestare i sentimenti che prova, anche nei confronti di un prete. Io stesso", annota Valerio Albisetti, piscoanalista cattolico, "ho raccolto gli sfoghi e.le sofferenze di tanti sacerdoti, pressati dai corteggiamenti femminili. " Un prete ora felicemente sposato che, a sentirlo parlare, sembra più un ex playboy in disarmo piuttosto che un ex ministro di Dio, mi confida di aver intrattenuto varie relazioni occasionali durante le sue trasferte di padre predicatore nei paesi della Penisola. L'approccio delle " pie donne tentatrici" spiega - avveniva per lo più dietro la grata del confessionale. "Signore e signorine, prima in modo velato, poi palese, dichiaravano di desiderarmi", ricorda l'ex sacerdote. "La mia reazione? Ero sconcertato, ma anche lusingato. E difficilmente, lo ammetto, riuscivo a resistere alle loro avances. I rapporti erano brevi, non più di tre o quattro incontri con la stessa donna. Poi, mi defilavo. Un po' perché non intendevo correre rischi, e un po' perché mi pesava vivere in peccato mortale. E Dio ci liberi dalle smaliziate, quelle che vogliono avere rapporti sessuali con un prete per verificare se è un buon amante. Le pare strano? Succede, glielo garantisco. Donne seduttrici di "tonache"? Sacerdoti vittime delle tentazioni femminili? Non generalizziamo. Descrivere un mondo di signore a caccia di parroci disponibili è fuorviante, eccessivo, falso. Ad ogni modo, le cronache - spia parziale di un fenomeno certamente più diffuso - registrano casi sempre più numerosi che riguardano le trasgressioni del clero. Sui giornali finiscono soprattutto gli episodi più scandalosi. Dal sacerdote sorpreso dalla polizia in una casa d'appuntamenti, al prelato settantenne stroncato da un infarto in albergo, mentre è in compagnia di una prostituta. Le relazioni sessuali e sentimentali dei ministri di Dio alimentano fantasie e morbosità, ispirano romanzi, film, sceneggiati televisivi (chi non ricorda La moglie del prete o Uccelli di rovo?), suscitano ironici apprezzamenti. Raramente, invece, ci si interroga sui drammi vissuti dai sacerdoti innamorati e dalle loro compagne. Insomma, il fenomeno, nella sua complessa e sfaccettata "normalità", è ancora poco conosciuto. Tuttavia, qualche cosa sta cambiando. I preti che si sposano e che fanno figli, oggi, rispetto al passato sono più disponibili a rompere il muro del silenzio. Spesso sostenuti dalle mogli. Per chi vive storie d'amore nella clandestinità, invece, tutto è più complicato. Le coppie di amanti, tra le mura della canonica, sono destinate, se la situazione non esplode, se non c'è una svolta, a portarsi tormenti e segreti fino alla tomba.. Il dramma del sacerdote che abbandona la Chiesa per seguire una donna viene erroneamente paragonato al divorzio; ma è qualcosa di molto più profondo e personale. "Perché qui non si tratta di cambiare partner, ma tutto: posizione sociale, ambiente e... mentalità", spiega monsignor Giovanni Pignata, già vicario episcopale per la formazione permanente del clero di Torino. " Il prete che, ha fatto o medita di fare il "grande passo" vive una crisi molto più lacerante di qualsiasi altra crisi familiare, economica o di prestigio; anzi, una crisi che coinvolge tutti questi aspetti e in più quello molto importante 'dei suoi rapporti coi Signore.". " In alcuni casi", continua Pignata, " la decisione di lasciare il compito sacerdotale può diventare l'inizio di una resurrezione spirituale." E ricorda la confidenza fattagli da un sacerdote dopo la dispensa e il matrimonio religioso con la sua compagna: " io non ero un buon prete. Adesso mi sentirei di esserlo, ma non mi lasciano più > E la donna del sacerdote? Soffre quanto e più di lui. Gli sta accanto, nell'ombra, talvolta per lungo tempo, a volte per sempre. E non è raro che 1ui pur nella comprensibile lacerazione, la illuda, le faccia promesse che poi non mantiene; in altre parole, la tratta come un'amante per il tempo libero, usando e abusando di quell'ascendente e persino di quel carisma che gli derivano dal suo particolare status di ministro di Dio. è giusto rimanere preti per paura?" A fronte di tante rinunce, sono però in aumento i sacerdoti che lasciano il ministero per seguire la vita di coppia. Ormai non si sposano più "con discrezione", come avveniva un tempo. Molti lo fanno pubblicamente, a testa alta, con una cerimonia festosa e talvolta fastosa. E, persino tra i cittadini cattolici praticanti, cresce la tolleranza, se non addirittura la benevolenza nei confronti dei preti che scelgono di sposarsi. Le società occidentali. sembrano ormai mature per accettare un eventuale mutamento di rotta nelle leggi ecclesiastiche. Anche i cattolici italiani si stanno avvicinando alle posizioni dei correligionari centroeuropei e statunitensi. Un sondaggio contenuto nel volume La religiosità in Italia (Mondadori, 1995), che raccoglie i risultati di una ricerca realizzata dall'Università Cattolica in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana indica con chiarezza la nuova tendenza: il 45 per cento del campione intervistato, infatti, si dichiara contrario al celibato dei preti, il 20 per cento non sa esprimere un'opinione al riguardo e solo un terzo si pronuncia per il suo mantenimento.
I dati ufficiosi registrano nel nostro Paese circa 8000 sacerdoti sposati (quelli ufficiali qualche migliaio in meno); ma, al momento, non sono certo le statistiche a far retrocedere la Giovanni Paolo II non perde occasione per riaffermare la regola del celibato. Eppure, nonostante le ricorrenti esortazioni del Papa "Guardate alle donne come sorelle e come madri". Lottate per mantenervi fedeli alla vostra vocazione....", scriveva in una mini-enciclica diffusa il giovedì santo del 1994), il richiamo del sesso è fortissimo per molti dei 55 mila tra preti e religiosi italiani. Negli uffici "affari riservati" delle 229 diocesi si moltiplicano le denunce (spesso anonime) di relazioni clandestine e perfino di abusi sessuali. Ma talvolta è lo stesso interessato a rivolgersi al vescovo, confidando il suo dramma di sacerdote innamorato. La reazione? Meno severa di quanto si possa immaginare. Un sacerdote di un paese della Lucchesia mi racconta la sua esperienza: "Ho chiesto di essere ricevuto, con la mia donna, dal vicario generale del vescovo. Gli abbiamo confidato la nostra tormentata vicenda sentimentale. No, non si è scandalizzato. Ci ha ascoltato, ha capito il nostro dramma, alla fine ci ha consigliato: se proprio non riuscite a lasciarvi andate in Brasile. Lontananza e tolleranza? Lorenzo Fioretti, ex parroco, ha affidato la storia del suo "strappo" alle pagine di un libro: Un prete allo specchio (Perugia, 1992). A proposito delle tentazioni carnali, fra l'altro, annota: "Ho fatto domande a sacerdoti di tutte le età. Nessuno mi ha detto di non sentire stimoli sessuali, nessuno ha negato scappatelle saltuarie o legami affettivi di durata più o
meno lunga, sia con donne nubili, sia, e più frequentemente, con donne sposate. Ma ho trovato anche una regola comune a tutti: mai ammettere pubblicamente i propri sentimenti e i propri rapporti.
E' stato un sacerdote più anziano di me a ricordarmelo: avventure si, ma con cautela: retaggio di un insegnamento che avevo dimenticato. Chi non rispetta questa regola è immediatamente soggetto a provvedimenti disciplinari, come il trasferimento o la sospensione, se non la scomunica con la conseguente riduzione allo stato laicale". Fioretti, tuttavia, spiega come la punizione sia l'extrema ratio. Più spesso - se certe cose non sono state fatte con cautela - vige la prassi: D'altronde, il celibato ecclesiastico quale condizione per l'ingresso nel ministero ordinato, e mezzo per far osservare finalmente la lex continentiae (largamente e pubblicamente disattesa nelle epoche passate; basti dire che ci sono stati sette papi sposati, di cui cinque con figli; tredici papi figli di papi " Non certo come una legge obbligata >> Anzi. Nella Prima Lettera a Timoteo, Paolo, parlando dell "episcopo" lo esorta ad avere una sola moglie. Ed è un buon consiglio; poiché chi dirige bene la famiglia può dirigere bene una Chiesa "Purtroppo, dagli anni Sessanta-Settanta in poi", spiega il teologo, " si è avviato un processo di secolarizzazione. Con il Concilio Vaticano II, nella Chiesa il linguaggio mistico ha perduto quota in favore del linguaggio sociale. E in quest'ottica anche il celibato perde valore. Ma se cade questa regola", avverte Baget Bozzo, "il sacerdote cattolico finisce col trasformarsi in operatore sociale, in una sorta di funzionario di Stato: figura tipica di altre Chiese, come la protestante e l'ortodossa. Credo, invece, che fino a quando il Papa sarà infallibile, fino a quando il prete resterà celibe, resisterà anche il Cattolicesimo. Poi, non so. Anche se le vie del Signore sono infinite." Il dibattito, comunque, è più che mai aperto. Oggi le associazioni dei preti sposati che chiedono l'abolizione dello stato celibatario (o almeno la non obbligatorietà) si incontrano, organizzano convegni, prendono pubbliche posizioni. Sia dalle colonne della loro stampa militante sia, sempre più spesso, attraverso i mass media. Romeo Fabbri, a chiosa di una ricerca storica sull'introduzione del celibato nella Chiesa cattolica (" Sulla strada ", 1994, n. 31), così conclude: " Ciò che si può sperare, alle soglie del terzo millennio, è che Giovanni Paolo Il, dopo aver riabilitato Galileo e Campanella a distanza di quattro secoli, tolga definitivamente quel nefasto obbligatorio legame tra celibato e ministero ordinato che è stato introdotto all'inizio del secondo millennio; legame che, dopo quella data, non è stato osservato dalla maggior parte dei preti e che ha procurato troppi misfatti nella vita personale dei ministri e in quella pubblica delle comunità cristiane... E' ora di riconoscere un celibato-carisma credibile agli occhi del mondo e delle comunità ecclesiali può essere solo quello liberamente scelto per amore del regno dei cieli... " Ma il teologo Sergio Quinzio (scomparso nell'inverno del 1996), pur riconoscendo il realismo di certe argomentazioni, smorza gli entusiasmi: "La Chiesa di Roma procede a piccoli passi, poi torna indietro. Lascia cadere qualcosa, qualcos'altro no, dovendosi districare fra dottrina tradizionale e problemi della vita attuale Insomma, non cambia mai radicalmente rotta E credo che in ciò stia la sua forza e la sua tenuta millenaria Colloquio con Petr Zivn È una donna in cerca di guai quella che decide di amare un. sacerdote " dice Petr Zivn Petr Zivn trentasettenne, di nazionalità ceca, laureato in Teologia e Psicologia presso l'Università Carlo di Praga. Prima di trasferirsi nel nostro Paese, ha svolto la sua attività nella ex Cecoslovacchia. Oggi Zivn dirige l'Istituto di Psicologia della Religiosità dell'Università Internazionale di Milano. E' ormai da un quindicennio si dedica, come consulente e psicoterapeuta ai vescovi, ai sacerdoti cattolici e alle loro mogli. Studia inoltre il rapporto tra formazione religiosa e salute mentale. Prosegue Zivn "Il prete è destinato a rimanere un eterno adolescente. Il suo sviluppo praticamente si ferma ai quindici anni... Inoltre, l'educazione repressiva ricevuta smorza la sua spontaneità, e, al contrario, enfatizza l'autocontrollo. A controllarlo, del resto, ci pensano i fedeli. Che seguono, passo passo; le sue azioni e i suoi comportamenti. Conclusione? Il marito-sacerdote nella coppia e nella famiglia rischia fortemente di caratterizzarsi come elemento di squilibrio. Ciò detto, non bisogna generalizzare. In molti casi le eventuali difficoltà vengono appianate e, dunque, anche questo tipo particolare di unione funziona". Per me, vale il contrario. E' meglio un sacerdote equilibrato realizzato con moglie e figli (se lo desidera), che dedica magari meno tempo alla catechesi, ma lo fa con preparazione e competenza, piuttosto che un celibe poco preparato. Insomma, privilegio la qualità, non la quantità.
Oggi, per esempio,si fa un gran parlare di crisi delle vocazioni occidentali, contrapposta all'incremento delle chiamate a Dio nei paesi del Terzo Mondo. Ebbene, non esito a dire che molte vocazioni africane o sudamericane non sono di qualità. La Chiesa offre cibo,alloggio, affrancamento dalla povertà, privilegi….. e non è difficile capire perché in certe regioni del mondo i preti non mancano.
Del resto molti di loro non si preoccupano del celibato e vivono in totale promiscuità>> " La Chiesa cattolica è una monarchia assoluta. Ed è per lo più circondata da forze che vogliono distruggerla. Dunque, dal suo punto di vista, occorre serrare i ranghi; occorrono soldati fanatici che difendono gli interessi della grande azienda vaticana. Permettere ai sacerdoti di sposarsi, significherebbe rivedere tutta la loro formazione. Significherebbe non riu scire più a incidere sulla loro psiche, sullo sviluppo emotivo e sessuale. I preti-mariti verrebbero influenzati, invece, dalle mogli; distratti dagli interessi familiari ed economici; meno assorbiti dalla spiritualità. Immagini i problemi! Per la Chiesa è molto più conveniente avere alle dipendenze dei robot che obbediscono ciecamente e non creano ostacoli. " Scendiamo nel concreto", osserva Zivn " Prendiamo la contraccezione. Come è noto, i pronunciamenti della Chiesa cattolica sono contrari alla pillola e a tutti i metodi non naturali. La Gerarchia come la metterebbe allora con i sacerdoti sposati? Il loro dovere è di diffondere la parola di Cristo e le direttive del Papa; ma essi stessi si troverebbero a vivere tutte le contraddizioni delle coppie cattoliche praticanti. Usare contraccettivi o fare troppi figli? Per non parlare della cultura laica della separazione e del divorzio, affermatasi nelle società contemporanee. Paradossalmente, sarebbe stato più semplice per la Chiesa chiudere col celibato obbligatorio cent'anni fa, quando l'istituzione del matrimonio era più forte. Oggi, rompere gli argini significherebbe mettere in pericolo l'autorità dei ministri di Dio. E se crolla tutto, si entra nel protestantesimo. La Chiesa, quindi, preferisce non correre rischi. "D'altra parte", aggiunge Zivny "non mi convincono neppure le soluzioni di compromesso. Penso, per esempio, alle regole della Chiesa cattolica di rito orientale.
Qui, anche gli uomini già sposati possono essere ordinati sacerdoti. Ma sono perplesso perché essi, rispetto ai celibi, vengono considerati preti di serie B. Se la moglie muore, infatti, al sacerdote è proibito prenderne un'altra. E inoltre nessun vescovo può essere sposato."
. "La Chiesa di Roma", lamenta Zivny "è la Chiesa dei vergini. Si comincia dalla Sacra Famiglia di Nazareth: vergine Maria, vergine Giuseppe, vergine Gesù. I santi? La maggioranza sono vergini. Da psicoanalista, dico che così la Chiesa di Roma dimostra grande immaturità. E non vuole crescere! " C'è un filo che le unisce? "Il sentimento d'amore per un prete attecchisce se il terreno è fertile. Voglio dire che, di solito, colpisce solo un certo tipo di donne: le deluse, le idealiste, le romantiche. O, talvolta, coloro che hanno un forte (e a volte perverso) gusto del proibito. Infine, le situazioni-limite: non di rado accade che la relazione sessual-sentimentale sia imposta alla donna, attraverso una sorta di plagio, dal prete-tiranno. " " Sì. Cominciamo con una storia collettiva. Protagoniste,una quindicina di donne, tutte invaghite del parroco del paese. Lui, convinto fino in fondo della regola del celibato, non si sognerebbe mai di fidanzarsi con nessuna.
Ma accetta la corte delle parrocchiane. Loro gli scrivono, gli telefonano, gli mandano regali. E il prete ne è lusingato. Concretamente, si lascia andare solo a qualche carezza, forse a qualche bacio. "Be' qui, oltre all' evidente gusto del proibito scatta il desiderio di entrare nelle grazie di un uomo carismatico una star, a modo suo. E l'essere prescelta da lui significa ottenere una sorta di riconoscimento, sentirsi privilegiata. In un. certo senso, migliore delle altre... <A questo proposito", puntualizza il professor Zivn " mettere un prete celibe in parrocchia, secondo me, determina il rischio di situazioni patologiche. Molte donne, infatti, sono portate a riconoscere in lui o il figlio o il padre. Se tenesse famiglia, invece, i vari elementi di tensione verrebbero disinnescati. " Ricordo il caso di una quarantenne", continua, " nubile, ma con alle spalle una movimentata e insoddisfacente vita sessuale e sentimentale. S'innamora, ricambiata, di un sacerdote di sessant'anni, vergine. Un uomo all'antica, di quelli che portano ancora la tonaca e il cappello nero. Tra i due il rap porto clandestino va avanti un paio d'anni, poi lui muore. Pensi che, in pubblico, si davano formalmente del lei, in privato erano due amanti appassionati. Si vedevano in automobile, lui praticamente nudo sotto la tonaca. Poi andavano a fare l'amore nei boschi. "Ero innamoratissima", mi ha confidato la donna. "L'avrei anche sposato. " Adesso si sente vedova, e sola. Spesso va al cimitero a pregare sulla tomba del suo parroco. "Conosco anche la storia di una diciassettenne, vergine. Sedotta dal sacerdote tra le mura della canonica. Un giorno la ragazza era su una scala e stava sistemando la tenda di una finestra, quando lui, all'improvviso, l'ha abbracciata e portata a letto. Poi, voleva obbligarla a vivere in parrocchia. Il padre di lei è intervenuto e gliel'ha letteralmente portata via, strappandola dal destino di serva-amante. Ma è finita molto peggio per un'altra giovane..." Racconti "Un prete di quarant'anni aveva al suo servizio una perpetua vedova, con una figlia trentenne. Il terzetto viveva assieme in canonica. A farla breve,il parroco intrecciò una relazione con la giovane. Non so quanto lei l'avesse desiderata o sùbita. Fatto sta che, morta la madre, fu costretta a restare presso il sacerdote. Ma, dopo qualche tempo, non riusciva più a sostenere la situazione: di fronte alla gente, lui e lei si trattavano con distacco formale; in privato erano amanti .La giovane avrebbe voluto andarsene, rompere il legame. Ma aveva paura ed era soggiogata dalla personalità del parroco. Sa com'è finita? Con un ricovero in ospedale psichiatrico. Lei è morta, lui vive ancora. " Vogliamo parlare delle mogli? "La situazione, qui, effettivamente è diversa. A parte gli ostacoli familiari e ambientali che generalmente incontra una donna che decide di sposare un sacerdote, una volta fatta la scelta tende a vivere un normale rapporto di coppia. Attenzione: tende, tuttavia non è così facile. La moglie, infatti, si troverà sempre a fare i conti con i sensi di colpa di un uomo che non riesce mai a cancellare quel giuramento: tu es sacerdos in aeternum. -. E spesso finisce che anche lei si sente una traditrice. Conosco coppie che, ogniqualvolta hanno rapporti sessuali, chiedono perdono a Dio. Che non usano la contraccezione, perché ancora fortemente influenzati dalle leggi della Chiesa. Che, insomma, per tutta l'esistenza, non riescono a cancellare quel "peccato originale"... Chi solitamente riesce a vivere con minore angoscia il rapporto matrimoniale è il prete che ha dato un taglio netto con il passato. Fino, in qualche caso, a diventare ateo. A volte non lo rivelano neppure ai figli. E la più grande offesa che la moglie può arrecare al marito (non è insolito che ciò accada) è, durante le liti, l'apostrofarlo ironicamente con frasi del tipo: si vede proprio che sei rimasto un prete! "Un soggetto a parte", spiega Zivny "è la moglie del sacerdote che non solo non nasconde la realtà, ma ne fa persino una ragione d'onore. Al punto da impegnarsi costantemente, assieme al marito, a testimoniare nella società, con i comportamenti, un modello di coppia e di famiglia. Dall'educazione dei figli, all'impegno nelle opere sociali, allo stile di vita nel suo complesso, possiamo definire questa moglie "esemplare". Lui è il tipo che, contrario al celibato obbligatorio, anche dopo sposato continua serenamente a sentirsi prete, al punto da celebrare frequentemente la messa, in privato o davanti a una piccola comunità. Consacra il pane e il vino, distribuisce l'eucarestia. E lei lo assiste, acquisendo quasi il ruolo di chierichetta. Un esempio estremo? Una coppia formata da un sacerdote cattolico e una sacerdotessa protestante. La conosco personalmente. Lui, privato forzatamente del ministero ecclesiastico, si realizza collaborando con la moglie. "La donna e il direttore spirituale si uniscono in matrimonio. E la "voce" le indica la strada maestra: dedicarsi alla battaglia in favore dei preti sposati. Così, ormai da molti anni, la signora, assieme al marito, si batte con accesa convinzione contro il celibato. E lui, per la causa, ha anche fondato un movimento, chiamando a raccolta altri sacerdoti ammogliati. " Continua . . . Scarica la continuazione sul file word
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