L'AMBIGUITA' DEL SACRO

Ci si interroga, ogni giorno di più, sull’origine delle contrapposizioni, degli scontri tra “civiltà”. Credo che responsabili siano sopratutto quelle persone che sono convinte di possedere la Verità. Costoro, per quanto provino ad essere tolleranti ed aperti alle idee altrui, sono inevitabilmente dei dogmatici, esposti al rischio del fanatismo. Non stupiamoci se un Bush, essendo persuaso di agire in conformità con i precetti biblici, si sente investito del ruolo messianico di lottare contro il “male”, quello che egli, nella sua aberrante, distorta visione del mondo, reputa il male. Bush ha perfettamente ragione: il suo atteggiamento, per quanto perverso, è consequenziale. Non stupiamoci se un imam fanatico istiga i musulmani al gihad, l’impegno sulla via di Dio che può sfociare nella “guerra contro gli infedeli”. Tuttavia, se ci si attiene al Corano, gli infedeli sono solo gli idolatri e non gli Ebrei né i Cristiani né i Mandei, che sono popoli del Libro. La realtà, invero, è molto diversa, perché sia il cristiano fanatico sia il maomettano accecato dall’odio, sono due burattini della sinarchia, ma questo è un altro discorso. 

Orbene, sia il crociato sia il mujahid hanno perfettamente ragione: ambedue si appellano ad un testo sacro, ispirato da Dio o scritto dal dito di Allah. Che cosa dicono questi testi che, in quanto sacri, sono oggetto di infinita venerazione, poiché custodiscono la Verità? È possibile, richiamandosi ai Vangeli, giustificare la violenza, coonestare un sanguinoso conflitto? Certo: è possibile, è lecito. Non si trovano forse nei Vangeli affermazioni bellicose? “Sono venuto per portare la spada…" 

Ovviamente i teologi si cimentano in spericolate, acrobatiche interpretazioni allegoriche per conciliare il “porgi l’altra guancia”, “ama il prossimo tuo come te stesso” con il “sono venuto per portare la spada.” Simili ad azzeccagarbugli, distinguono cavillosamente, sotto l’egida del sottile, capzioso Agostino, tra guerra giusta e guerra ingiusta, tra esortazione al perdono e giustificazione della pena di morte. D’altronde devono trovare una conciliazione dell’aporia, poiché è impossibile che Dio, che ha ispirato gli autori dei Vangeli, si contraddica. Costoro non possono né vogliono ammettere che la Bibbia è un libro umano, troppo umano, che tutte le espressioni dei Vangeli infuocate devono essere ascritte al Messia di David, Giovanni di Gamala, figlio di Giuda il Galileo, mentre gli insegnamenti improntati a valori quali l’amore, il perdono, la fratellanza presumibilmente provengono dal Messia di Aronne, quel maestro di cui, in un antichissimo documento, poi censurato, è citato il nome per esteso, ossia… Yeshua bar Abba, Gesù figlio del Padre. Sembra in ogni caso che anche Yeshua bar Abba fosse favorevole ad un’insurrezione armata contro gli invisi Romani ed i Giudei collaborazionisti. Insomma, non si vuole accettare che i Messia furono due e si tenta, inutilmente, di far quadrare il cerchio. 

Se solo si riconoscesse che la Bibbia ed il Corano sono libri umani, forzieri che custodiscono diamanti veri ma anche diamanti falsi, in cui a sublimi ammaestramenti si mescolano superstizioni ed errori (sebbene molti errori siano causati da traduzioni inesatte), se si riconoscesse che furono composti da uomini con tutti i pregi ed i limiti, la loro aura di sacralità si dissolverebbe e nessuno potrebbe, col pretesto di un libro sacro, imporre comandamenti o legittimare le azioni più diaboliche, stringendo tra le mani insanguinate quei volumi divini. 

Purtroppo non è così e, citando la Bibbia ed il Corano, è possibile compiere qualsiasi atto, è possibile giustificare tutto ed il contrario di tutto: la guerra e la pace, l’inimicizia e la fratellanza… Dio lo vuole, Dio lo comanda: diventa solo una questione d’esegesi. I teologi ed i loro degni indegni allievi (Socci, Fallaci, Magdi Allam…) diventano dei causidici che si arrovellano per convincere il giudice della loro interpretazione estensiva o restrittiva di questo o quell’altro comma o articolo. “A saper maneggiare le gride, nessuno è reo e nessuno è innocente”; a saper maneggiare i testi sacri, io ho sempre ragione, anche quando ho torto, mentre gli altri hanno sempre torto. 

Gott mit uns. 

Disobbedire ai rappresentanti di Dio diventa disobbedire a Dio stesso. La schiavitù dell’anima, l’asservimento agli spregiudicati esponenti del clero sono gabellati per fede o, peggio, per spiritualità. Le vittime sono, a volte, i carnefici o, più o meno involontari e consapevoli, sicari degli aguzzini: sindrome di Stoccolma. 

“L’albero si vede dai frutti”: nonostante ciò, miliardi di fedeli in tutto il pianeta, si nutrono di quei pomi velenosi e li offrono agli altri. Evidentemente non vedono né l’albero né sentono il sapore dei frutti. Che cosa si può sperare da un’umanità che, se non è completamente, prigioniera del materialismo, si pasce di pseudo-credi e di aborti di spiritualità? 

Dall’ambiguità del sacro dunque proviene il carattere totalitario delle religioni che si basano su un testo sacro, infallibile, perfetto. Eppure i Romani avevano inconsciamente compreso tale pericolosa ambiguità, dal momento che sacer in latino significa certamente venerando, santo, ma anche esecrando, maledetto.